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Canone unico, scadenze per i Comuni: entro il 14 ottobre invio delibere
Canone unico, per i Comuni arrivano le scadenze da segnare in calendario.
Entro il 14 ottobre 2026 devono essere trasmesse le delibere relative all’anno in corso, mentre per gli atti degli anni 2021-2025 il termine è fissato al 31 ottobre.
Ecco cosa cambia e quali sono gli adempimenti previsti.
Si avvicinano le scadenze per la trasmissione delle delibere sul canone unico da parte dei Comuni.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha attivato, all’interno dell’applicazione “Gestione altri tributi comunali” del Portale del federalismo fiscale, la sezione dedicata al canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria per le annualità dal 2021 al 2025.
L’apertura della procedura si affianca agli adempimenti già previsti per il 2026 e porta con sé un calendario preciso che gli enti locali devono tenere sotto controllo.
Le due date principali sono:
- 14 ottobre 2026, per l’invio delle delibere regolamentari e tariffarie relative al 2026;
- 31 ottobre 2026, per l’inserimento delle delibere relative agli anni dal 2021 al 2025.
A queste si aggiungono i termini entro i quali il Dipartimento delle Finanze provvederà alla pubblicazione degli atti.
Scarica qui il caldendario per i Comuni
Canone unico 2026: delibere da inviare entro il 14 ottobre
Per il 2026, i Comuni devono trasmettere le deliberazioni regolamentari e tariffarie tramite il Portale del federalismo fiscale utilizzando l’apposita sezione dedicata al canone unico.
Il termine da rispettare è il 14 ottobre 2026.
Una volta ricevuti gli atti, il Dipartimento delle Finanze dovrà provvedere alla loro pubblicazione sul proprio sito internet entro il 28 ottobre 2026.
Il rispetto della procedura assume particolare rilievo alla luce delle novità introdotte in materia di pubblicazione delle delibere, alle quali viene attribuita efficacia secondo le modalità previste dalla normativa.
Scarica qui il comunicato MEF del 18 agosto.
L’apertura della procedura per tali annualità si inserisce nel quadro delle novità introdotte dall'art 30 del decreto legislativo n. 147/2026, che ha disciplinato la pubblicazione con efficacia costitutiva, sul sito del dipartimento delle Finanze, delle deliberazioni riguardanti il canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria, comunemente noto come “canone unico”.
Canone Unico 2021-2025: invio delibere entro il 31 ottobre
La novità riguarda in particolare le annualità pregresse.
La procedura consente infatti ai Comuni di inserire sul Portale del federalismo fiscale le deliberazioni regolamentari e tariffarie relative al canone unico per gli anni dal 2021 al 2025.
Il termine per l’inserimento è fissato al 31 ottobre 2026.
Gli atti dovranno poi essere pubblicati dal Dipartimento delle Finanze entro il 30 novembre 2026.
La disciplina interessa il canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria, introdotto dalla legge n. 160/2019 e operativo dal 1° gennaio 2021.
Attenzione: si possono inviare solo delibere già approvate
Il MEF ha chiarito un punto importante.
La possibilità di utilizzare la nuova procedura per le annualità dal 2021 al 2025 riguarda esclusivamente deliberazioni regolamentari e tariffarie già approvate per ciascun anno di riferimento.
Non è quindi possibile approvare nel corso del 2026 nuovi atti con effetto retroattivo sulle annualità precedenti.
I termini ordinari per l’approvazione delle delibere riferite agli anni interessati sono infatti già scaduti.
Delibere già inviate nel 2026: niente nuovo adempimento
Non tutti i Comuni dovranno procedere a un nuovo caricamento.
Il MEF ha specificato che le deliberazioni già trasmesse nel corso del 2026 tramite il Portale del federalismo fiscale, seguendo le indicazioni contenute nella circolare n. 1/DF/2026, non devono essere inviate nuovamente.
Sarà il Ministero a provvedere d’ufficio all’inserimento degli atti nelle rispettive annualità di riferimento.
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Sostegno Editoria 2026: tutte le misure per le imprese
Nuovi aiuti per edicole e rivenditori di giornali: contributi fino all'80% delle spese sostenute nel 2025 e risorse per 57 milioni di euro a sostegno dell'editoria.
Ecco chi può beneficiarne, quali costi sono coperti e cosa manca per presentare domanda.
Arrivano nuovi sostegni economici per le edicole italiane. Il Bonus editoria 2026 prevede contributi fino a 4.500 euro per le spese di gestione, oltre a un'ulteriore agevolazione fino a 500 euro per le attività che hanno effettuato consegne a domicilio di giornali e riviste.
Le misure sono contenute nel DPCM del 30 luglio 2026, che destina complessivamente 57 milioni di euro alla filiera editoriale.
Gli incentivi non riguardano soltanto le edicole: sono previsti finanziamenti anche per i punti vendita non esclusivi, le imprese di distribuzione e gli editori di quotidiani e periodici.
Attenzione, però: le modalità per richiedere i contributi devono essere definite dai provvedimenti attuativi. Per alcune misure è necessaria anche l'autorizzazione della Commissione europea.
Bonus edicole 2026: fino a 4.500 euro per le spese sostenute
Per le imprese che gestiscono punti vendita esclusivi di giornali e riviste è previsto un contributo pari all'80% delle spese ammissibili sostenute nel 2025, fino a un massimo di 4.500 euro.
Tra le spese che possono essere coperte rientrano:
- Affitto dei locali e tributi come IMU, TASI, CUP e TARI;
- Bollette dell'energia elettrica;
- Spese telefoniche e collegamento a Internet;
- Acquisto o noleggio di registratori di cassa e POS;
- Investimenti nella digitalizzazione e nell'ammodernamento tecnologico;
- Assicurazioni legate all'attività;
- Servizi di assistenza fiscale e contabile.
Per chi nel 2025 ha aperto una nuova edicola oppure rilevato un'attività già esistente, il contributo calcolato è incrementato del 20%, senza superare comunque il limite massimo di 4.500 euro.
A questa misura sono destinati 9 milioni di euro.
Altri 500 euro per le edicole che consegnano giornali a domicilio
Il decreto prevede un ulteriore sostegno per le edicole che nel corso del 2025 hanno effettuato consegne a domicilio documentabili di quotidiani e periodici.
In questo caso è previsto un contributo aggiuntivo fino a 500 euro, per il quale è stato stanziato un milione di euro.
Le risorse complessivamente destinate alle edicole raggiungono così 10 milioni di euro.
Leggi qui Bonus edicole 2026: domande dal 24 ottobre, cosa offre
Aiuti anche ai negozi che vendono giornali nei comuni senza edicole
Il Bonus editoria 2026 interessa anche le attività commerciali che vendono giornali e riviste come attività non prevalente.
Il sostegno è riservato ai punti vendita situati in comuni privi di edicole.
Anche in questo caso il contributo copre fino all'80% delle spese ammissibili del 2025, con un tetto massimo di 4.500 euro.
L'importo viene però calcolato tenendo conto della quota di ricavi derivanti dalla vendita di quotidiani e periodici rispetto ai ricavi complessivi dell'attività.
Per questa misura sono disponibili 500.000 euro.
Bonus editoria 2026: contributi anche per distributori ed editori
Il DPCM introduce incentivi specifici anche per le imprese che distribuiscono o pubblicano giornali.
Per i distributori è previsto un contributo di:
- 600 euro per comune servito, se ha meno di 5.000 abitanti e ricorrono le condizioni previste dal decreto;
- 800 euro per comune nei territori con meno di 5.000 abitanti classificati come Aree Interne.
La misura riguarda le forniture effettuate nel 2026 e dispone di 1,5 milioni di euro.
Per le imprese editrici, invece, è previsto un contributo pari a 8 centesimi per ogni copia cartacea venduta nel 2024, comprese quelle acquistate tramite abbonamento.
Sono escluse le copie vendute in blocco. Le risorse complessive destinate agli editori ammontano a 45 milioni di euro.
Entrambe queste misure sono subordinate all'autorizzazione della Commissione europea.
Quando si possono presentare le domande per il Bonus editoria 2026?
Il DPCM del 30 luglio 2026 individua le agevolazioni e ripartisce le risorse disponibili, ma non stabilisce direttamente le date di apertura delle domande.
Per le edicole e i punti vendita non prevalenti, le modalità operative devono essere definite da appositi provvedimenti del Dipartimento per l'informazione e l'editoria entro 45 giorni dall'entrata in vigore del decreto.
Per distributori ed editori, i provvedimenti attuativi sono invece collegati all'autorizzazione della Commissione europea.
Chi intende richiedere i contributi dovrebbe quindi verificare la documentazione relativa alle spese sostenute e seguire le comunicazioni ufficiali per conoscere requisiti definitivi, procedure e termini di presentazione.
Il riferimento normativo è il DPCM 30 luglio 2026, relativo agli interventi straordinari a sostegno della filiera editoriale per il 2026.
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Regime forfettario 2026: i limiti da rispettare per non perdere le agevolazioni
Ricavi fino a 85.000 euro, uscita immediata oltre 100.000 euro e soglia di 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente: ecco requisiti, cause di esclusione e regole da controllare nel 2026.
Il regime forfettario 2026 consente a professionisti, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori di beneficiare di una tassazione agevolata al 15%, ridotta al 5% per le nuove attività in possesso di specifici requisiti.
Per mantenere il regime è però necessario rispettare precisi limiti di ricavi e compensi e verificare l'assenza di cause di esclusione.
La soglia principale resta fissata a 85.000 euro, mentre il superamento di 100.000 euro determina la fuoriuscita immediata dal regime. Per il 2026 è inoltre confermato il limite di 35.000 euro relativo ai redditi da lavoro dipendente percepiti nell'anno precedente.
In attesa di eventuali novità dalla Legge di Bilancio 2027, riepiloghiamo le regole da conoscere.
Regime forfettario 2026: requisiti e limiti da rispettare
Possono accedere o permanere nel regime forfettario i contribuenti che nell'anno precedente hanno contemporaneamente:
- conseguito ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro, ragguagliati ad anno. In presenza di più attività con codici ATECO differenti, occorre considerare la somma dei ricavi e compensi;
- sostenuto spese non superiori a 20.000 euro lordi per lavoro dipendente, collaboratori e altre prestazioni di lavoro rilevanti ai fini della normativa.
Anche chi avvia una nuova attività può adottare il regime, dichiarando di presumere il possesso dei requisiti richiesti.
Quando si perde il regime forfettario: attenzione alle soglie
Uno degli aspetti più importanti riguarda il superamento del limite di ricavi e compensi.
Le conseguenze cambiano a seconda dell'importo raggiunto nel corso del 2026.
Ricavi o compensi nel 2026 Cosa succede Fino a 85.000 euro Il limite è rispettato e il regime può essere mantenuto, se sussistono gli altri requisiti. Oltre 85.000 e fino a 100.000 euro Il contribuente mantiene il regime per il 2026, ma ne esce dal 2027. Oltre 100.000 euro Fuoriuscita immediata dal regime nel 2026, con applicazione delle regole ordinarie. Attenzione: il superamento di 85.000 euro non comporta la perdita immediata del regime. Questa conseguenza si verifica soltanto quando si superano 100.000 euro.
In quest'ultimo caso, ai fini delle imposte sui redditi si applica il regime ordinario per l'intero anno, mentre l'IVA è dovuta a partire dall'operazione che determina il superamento della soglia.
Esempio pratico
Un professionista in regime forfettario incassa nel 2026 compensi per 92.000 euro.
Potrà continuare ad applicare il regime agevolato per il 2026, ma dal 1° gennaio 2027 dovrà passare al regime ordinario.
Se invece i compensi superano 100.000 euro, la fuoriuscita avviene già nel 2026.
Redditi da lavoro dipendente: soglia di 35.000 euro nel 2026
La Legge di Bilancio 2026 ha confermato, anche per quest'anno, l'innalzamento da 30.000 a 35.000 euro del limite relativo ai redditi da lavoro dipendente e assimilati.
Per verificare la possibilità di applicare il forfettario nel 2026 bisogna quindi considerare i redditi percepiti nel 2025.
Se questi superano 35.000 euro, il regime non è generalmente applicabile, salvo le eccezioni previste dalla normativa per i rapporti di lavoro cessati.
Per il 2027, in assenza di ulteriori proroghe, tornerebbe applicabile il limite ordinario di 30.000 euro.
Regime forfettario: quali sono le cause di esclusione
Il rispetto dei limiti economici non è sufficiente. La normativa prevede ulteriori cause di esclusione.
Non possono applicare il regime, tra gli altri:
- i contribuenti che utilizzano regimi speciali IVA o altri regimi forfettari di determinazione del reddito;
- i soggetti non residenti, salvo specifiche eccezioni per residenti UE o SEE;
- coloro che effettuano prevalentemente cessioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi;
- i contribuenti con partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, oppure che controllano società a responsabilità limitata con attività riconducibili alla propria, alle condizioni previste dalla legge;
- chi esercita prevalentemente l'attività nei confronti di datori di lavoro attuali o dei due precedenti periodi d'imposta, o di soggetti riconducibili a essi, salvo le eccezioni previste.
Occorre inoltre verificare il rispetto del limite sui redditi da lavoro dipendente.
Come si calcola l’imposta nel regime forfettario 2026
Nel regime forfettario il reddito imponibile viene determinato applicando ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività previsto per l'attività esercitata.
Dal reddito così calcolato si deducono i contributi previdenziali obbligatori ammessi dalla legge.
Sul risultato si applica l'imposta sostitutiva del 15%.
Per le nuove attività che rispettano specifici requisiti è prevista invece un'aliquota ridotta al 5% per i primi cinque periodi d'imposta.
L'agevolazione richiede, tra le altre condizioni, che il contribuente non abbia esercitato attività d'impresa, artistica o professionale nei tre anni precedenti e che la nuova attività non rappresenti una mera prosecuzione di quella precedentemente svolta, fatte salve le eccezioni normative.
Cosa controllare entro fine 2026 per non perdere il forfettario
In vista della chiusura dell'anno, i contribuenti dovrebbero verificare:
- l'ammontare complessivo dei ricavi e compensi;
- l'eventuale superamento delle soglie di 85.000 e 100.000 euro;
- le spese sostenute per dipendenti e collaboratori;
- i redditi da lavoro dipendente e assimilati;
- eventuali partecipazioni societarie e rapporti con precedenti datori di lavoro.
Controllare questi elementi prima della fine del 2026 permette di valutare per tempo il rischio di fuoriuscita dal regime e le conseguenze fiscali dell'eventuale passaggio alla tassazione ordinaria.
Per il 2027 sarà inoltre necessario verificare le eventuali modifiche introdotte dalla prossima Legge di Bilancio.
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CPB 2026-2027, acconti: niente maggiorazione per chi rinnova
La Circolare n. 8/E del 6 ottobre riepiloga le regole per il calcolo degli acconti nel Concordato preventivo biennale e recepisce le novità del decreto Omnibus: per chi rinnova il CPB non si applicano le maggiorazioni del 10% e del 3%.
Possibile anche la rateizzazione senza interessi di saldo e acconti.
CPB 2026-2027, acconti: niente maggiorazione per chi rinnova
Con la Circolare n. 8/E del 6 ottobre 2026, l'Agenzia delle Entrate ha riordinato in un unico documento la disciplina del Concordato preventivo biennale (CPB), recependo anche le modifiche introdotte dal decreto Omnibus, D.Lgs. n. 148/2026.
Tra gli aspetti sui quali il documento fornisce un quadro aggiornato figurano le regole per la determinazione degli acconti, tema sul quale l'Agenzia era già intervenuta attraverso diverse FAQ.
Vediamo quindi come cambiano gli acconti del CPB e, in particolare, quali vantaggi sono previsti per chi rinnova l'adesione per il biennio 2026-2027.
CPB e acconti: le regole generali
La disciplina di riferimento è contenuta nell'articolo 20 del decreto CPB.
Come regola generale, l'acconto delle imposte sui redditi e dell'IRAP relativo ai periodi d'imposta oggetto del concordato viene determinato secondo le regole ordinarie, tenendo però conto del reddito e del valore della produzione netta concordati.
Per il primo periodo d'imposta di adesione al CPB, in caso di utilizzo del metodo storico, è prevista una specifica maggiorazione.
In particolare:
- per le imposte sui redditi, la maggiorazione è pari al 10% della differenza positiva tra il reddito concordato e quello d'impresa o di lavoro autonomo dichiarato per il periodo precedente, opportunamente rettificato;
- per l'IRAP, la maggiorazione è pari al 3% della differenza positiva tra il valore della produzione netta concordato e quello dichiarato per il periodo precedente.
Le maggiorazioni sono versate entro il termine previsto per la seconda o unica rata dell'acconto.
Se invece viene utilizzato il metodo previsionale, per il primo anno di adesione la seconda rata è determinata considerando l'acconto complessivamente dovuto sulla base del reddito e del valore della produzione concordati, al netto di quanto già versato con la prima rata.
Acconti 2026: cosa succede con il metodo storico
Nel corso del 2026 l'Agenzia delle Entrate era già intervenuta con alcune FAQ per chiarire come gestire il passaggio tra un periodo concordato e quello successivo.
Uno dei principi ribaditi è che, nel calcolo dell'acconto con il metodo storico, per il periodo precedente soggetto a concordato non assume rilievo il reddito effettivamente realizzato.
Il riferimento deve essere invece all'imposta determinata considerando il reddito e il valore della produzione netta concordati.
Il principio conferma la particolare natura del CPB: durante il periodo oggetto dell'accordo con il Fisco, ai fini delle imposte interessate, il parametro fiscale di riferimento è rappresentato dal valore concordato e non dalle variazioni del reddito effettivamente conseguito, fatte salve le ipotesi espressamente previste dalla normativa.
Rinnovo CPB 2026-2027: niente maggiorazione degli acconti
La principale novità riguarda però i contribuenti che rinnovano il concordato per il biennio immediatamente successivo.
Il D.Lgs. n. 148/2026 ha inserito nell'articolo 20 il nuovo comma 3-bis, secondo il quale, in caso di rinnovo, non trovano applicazione le regole speciali previste per il primo periodo d'imposta di adesione.
Di conseguenza, il contribuente che ha aderito al CPB 2024-2025 e rinnova per il 2026-2027, utilizzando il metodo storico, non deve applicare la maggiorazione del 10% sulle imposte sui redditi né quella del 3% sull'IRAP.
La Circolare 8/E spiega la novità considerando il primo anno del rinnovo come una naturale prosecuzione del concordato sottoscritto per il biennio precedente.
Non si tratta quindi, ai fini degli acconti, di un nuovo primo anno di accesso al CPB.
La regola è particolarmente rilevante perché dà veste normativa a un orientamento che l'Agenzia aveva già anticipato nei chiarimenti forniti nel giugno 2026.
L’esclusione vale solo in caso di rinnovo consecutivo
Occorre però prestare attenzione al concetto di rinnovo.
L'esclusione dalle maggiorazioni riguarda il passaggio al biennio immediatamente successivo.
È quindi diversa la posizione del contribuente che, dopo aver aderito a un biennio, interrompe il CPB e aderisce nuovamente in un periodo successivo.
In quest'ultima situazione non si avrebbe una prosecuzione senza soluzione di continuità e tornerebbero quindi rilevanti le regole previste per il primo periodo di adesione.
Saldo e acconti rateizzabili senza interessi
Il decreto Omnibus introduce per chi rinnova anche un'altra agevolazione relativa ai versamenti.
La novità, distinta dalle modalità di determinazione dell'acconto, riguarda la possibilità di rateizzare senza applicazione di interessi le somme dovute a titolo di saldo e acconto delle imposte relative ai periodi oggetto del concordato.
Il beneficio è previsto per i contribuenti che rinnovano l'adesione al CPB e si aggiunge agli altri vantaggi riconosciuti per favorire la prosecuzione dell'accordo con il Fisco.
In concreto, quindi, il rinnovo per il 2026-2027 comporta un duplice vantaggio sul fronte dei versamenti: da un lato viene eliminata la maggiorazione prevista per il primo anno di adesione e, dall'altro, viene consentita la rateizzazione senza interessi.
CPB e acconti: cosa cambia rispetto ai precedenti chiarimenti
Il quadro che emerge dalla Circolare 8/E conferma parte dei chiarimenti forniti dall'Agenzia negli ultimi due anni, ma incorpora anche le modifiche normative intervenute nel frattempo.
Per chi aderisce per la prima volta restano quindi centrali le regole del primo anno di CPB e le relative maggiorazioni.
Per chi rinnova, invece, il decreto Omnibus introduce un trattamento più favorevole: il nuovo biennio viene considerato una prosecuzione del precedente concordato e non comporta l'applicazione delle maggiorazioni previste per il primo accesso.
La distinzione tra prima adesione e rinnovo diventa quindi essenziale anche per calcolare correttamente gli acconti dovuti.
In sintesi
Situazione Acconti Prima adesione al CPB con metodo storico Maggiorazione del 10% sulle imposte sui redditi e del 3% sull'IRAP, se emerge una differenza positiva Rinnovo per il biennio immediatamente successivo Nessuna maggiorazione del 10% o del 3% Rinnovo CPB Possibile rateizzazione di saldo e acconti senza interessi Metodo storico dopo un periodo concordato Rilevano le imposte determinate sulla base dei valori concordati, secondo le regole applicabili La Circolare 8/E del 2026 offre quindi un'occasione per fare il punto sugli acconti CPB alla luce delle FAQ intervenute nel corso dell'anno e, soprattutto, delle modifiche introdotte in agosto dal decreto Omnibus.
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POS e scontrini: tolleranza del 5% per gli errori, Carbone conferma
Durante un recente convegno il Diretto ADE Carbone ha confermato che per le operazioni di controllo su POS e RT lo scostamento verrà preso in considerazione se supera la soglia del 5%.
Tale limite di tolleranza per gli errori formali è stato previsto dal decreto legislativo 148/2026 pubblicato in GU n 185 del giorno 11 agosto.
Tra gli interventi in esso contenuti trova appunto spazio una modifica destinata ad avere un impatto concreto sulle attività commerciali e sugli operatori che certificano i corrispettivi mediante registratori telematici.
Il legislatore introduce infatti una soglia di tolleranza che esclude l’applicazione delle sanzioni nei casi in cui le differenze tra i pagamenti elettronici effettuati e quelli trasmessi telematicamente rimangano entro un limite fisiologico.
Di fatto si vuole evitare che mere anomalie tecniche o disallineamenti di modesta entità possano dar luogo a contestazioni, distinguendo gli errori occasionali dalle violazioni realmente significative.
POS e scontrini: l’integrazione tra corrispettivi e pagamenti elettronici
La novità si inserisce nel più ampio processo di digitalizzazione avviato dalla legge di Bilancio 2025, che a decorrere dal 1° gennaio 2026 ha previsto la piena integrazione tra gli strumenti utilizzati per accettare i pagamenti elettronici e quelli impiegati per certificare i corrispettivi.
In pratica, il dispositivo (POS) con cui vengono incassati i pagamenti mediante carte, bancomat o altre modalità elettroniche dovrà dialogare costantemente con il registratore telematico o con il software utilizzato per la memorizzazione e la trasmissione dei corrispettivi.
Il sistema sarà quindi chiamato a trasmettere:
- non solo i dati relativi ai corrispettivi giornalieri, ma
- anche quelli riferiti ai pagamenti elettronici effettuati nel corso della giornata,
consentendo all’Agenzia delle Entrate un controllo sempre più puntuale della coerenza tra gli incassi e le certificazioni fiscali.
L’obbligo riguarda tutti gli operatori tenuti alla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, compresi coloro che utilizzeranno le future soluzioni software autorizzate dall’Agenzia; restano invece esclusi i dispositivi utilizzati esclusivamente nell’ambito di attività già esonerate dagli obblighi di certificazione dei corrispettivi.
POS e scontrini: il regime sanzionatorio attualmente previsto
La disciplina vigente prevede specifiche sanzioni quando la trasmissione dei corrispettivi o dei dati relativi ai pagamenti elettronici risulta omessa, tardiva o inesatta, purché tali irregolarità non incidano sulla corretta liquidazione dell’imposta: in tali ipotesi è prevista una sanzione amministrativa pari a 100 euro per ogni trasmissione irregolare, entro il limite massimo di 1.000 euro per ciascun trimestre.
A ciò si aggiunge il possibile ricorso alle sanzioni accessorie previste per le violazioni ripetute degli obblighi di certificazione dei corrispettivi, applicabili anche quando l’inosservanza riguarda la comunicazione dei dati relativi ai pagamenti elettronici.
Si tratta di un sistema che, almeno fino ad oggi, non distingueva tra errori di lieve entità e anomalie di maggiore consistenza – vista l’assenza di importi minimi entro i quali le sanzioni non andavano irrogate.
Pos e scontrini: arriva la franchigia del 5% per i lievi errori
È proprio su questo aspetto che interviene il Decreto Omnibus, introducendo una soglia di tolleranza destinata a escludere l’applicazione delle sanzioni quando lo scostamento tra il numero delle operazioni registrate come pagamenti elettronici e quello dei pagamenti effettivamente incassati non supera il 5%.
Pertanto, in presenza di differenze contenute entro tale limite l’irregolarità viene considerata fisiologica e non determina conseguenze sanzionatorie.
La modifica appare ispirata a un criterio di proporzionalità, riconoscendo che nella gestione quotidiana delle attività commerciali possono verificarsi piccoli disallineamenti dovuti a problematiche tecniche, errori operativi o temporanei malfunzionamenti dei sistemi informatici.
In questo modo il legislatore evita che difformità marginali possano essere trattate alla stregua di violazioni sostanziali.
Attenzione al fatto che la tolleranza riguarda esclusivamente le ipotesi in cui le difformità tra pagamenti elettronici e dati trasmessi non producano effetti sulla determinazione dell’imposta; diversamente, quando l’irregolarità incide sulla corretta liquidazione dell’IVA o determina un’alterazione dell’imponibile, continueranno a trovare applicazione le ordinarie disposizioni sanzionatorie, senza alcuna franchigia quantitativa.
La distinzione conferma come il legislatore abbia voluto alleggerire il trattamento delle violazioni esclusivamente formali, mantenendo invece inalterato il presidio sanzionatorio nei confronti delle irregolarità suscettibili di arrecare un concreto pregiudizio alle entrate erariali.
Carbone conferma la strada delle verifiche in base a quanto previsto dall'Omnibus per tutti i controlli 2026.
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Investimenti sostenibili 4.0 PMI: chiusura sportello per fondi esauriti
Il decreto 7 agosto del MIMIT ha disposto la chiusura dello sportello per l'agevolazione transizioni 4.0 PMI.
Il MIMIT con un comunicato del 20 maggio 2026 aveva comunicato 'avvio della nuova misura nota come Transizione 4.0 PMI.
La misura entra nel vivo con la pubblicazione del decreto direttoriale del 5 agosto 2026 che definisce finalmente termini, documentazione e scadenze per l'accesso alle agevolazioni:
- apertura procedura dal 10 settembre,
- invio domande dal 6 ottobre. (v. i dettagli all'ultimo paragrafo)
La misura è volta a rafforzare la crescita sostenibile e la competitività delle piccole e medie imprese nei territori delle Regioni meno sviluppate, dando attuazione agli obiettivi di sviluppo perseguiti nell’ambito dell’obiettivo specifico 1.3, azione 1.3.2 del Programma Nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027”. Con Decreto 18 marzo erano state le modalità di sostegno per la realizzazione di programmi di investimento rispettosi dei principi e della disciplina in materia di tutela dell’ambiente e coerenti con il piano Transizione 4.0.
Vediamo chi può presentare le domande per quali spese e come fare domanda.
Investimenti innovativi PMI 2026: che cos’è
Con Decreto 18 marzo 2026 erano state le modalità di sostegno per la realizzazione di programmi di investimento rispettosi dei principi e della disciplina in materia di tutela dell’ambiente e coerenti con il piano Transizione 4.0.
Le agevolazioni disciplinate dal decreto sono concesse a favore di programmi di investimento proposti da PMI rispettosi dei principi e della disciplina in materia di tutela dell’ambiente e coerenti con il piano Transizione 4.0. Priorità è assegnata ai programmi che, in aggiunta alle predette caratteristiche, sono in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali definiti dall’Unione europea e perseguiti dal PN RIC 2021 – 2027.
Investimenti innovativi PMI: risorse e ripatizione per tipologia
Per la concessione delle agevolazioni sono disponibili risorse complessivamente pari a euro 447.595.808,76 così articolate:
a) quanto ad euro 81.661.219,19 a valere sulle economie afferenti ad interventi già attuati nell’ambito della Priorità 1 “Ricerca, innovazione, digitalizzazione, investimenti e competenze per la transizione ecologica e digitale” del PN RIC 2021 – 2027;
b) quanto ad euro 223.294.635,52 a valere sulle risorse derivanti dalla restituzione delle rate dei finanziamenti agevolati nell’ambito dei Programmi Operativi “Impresa e Competitività 2014-2020”, “Energie rinnovabili e Risparmio energetico 2007-2013”, “Attrattori culturali, naturali e turismo 2007-2013” e “Ricerca e Competitività 2007-2013”;
c) quanto ad euro 564.379,56 a valere sulle risorse derivanti dalla restituzione delle rate delle sovvenzioni parzialmente rimborsabili concesse ai sensi del decreto del Ministro dello sviluppo economico 29 luglio 2013;
d) quanto ad euro 6.951.872,78 a valere sulle risorse finanziarie disponibili provenienti dagli interessi maturati sui fondi rotativi relativi al Programma Operativo “Energie rinnovabili e risparmio energetico 2007-2103”;
e) quanto ad euro 135.123.701,71 a valere sulle risorse resesi disponibili nell’ambito della Priorità 1 “Ricerca, innovazione, digitalizzazione, investimenti e competenze per la transizione ecologica e digitale” del PN RIC 2021 – 2027.Investimenti innovativi PMI: requisiti dei soggetti beneficiari
Per beneficiare delle agevolazioni le PMI, alla data di presentazione della domanda, devono essere in possesso dei seguenti requisiti:
- a) essere regolarmente costituite, iscritte e “attive” nel Registro delle imprese. Le imprese non residenti nel territorio italiano devono essere costituite secondo le norme di diritto civile e commerciale vigenti nello Stato di residenza e iscritte nel relativo Registro delle imprese e, fermo restando il possesso, alla data di presentazione della domanda di agevolazione, degli ulteriori requisiti previsti dal presente articolo, devono dimostrare la disponibilità dell’unità produttiva oggetto del
- programma di investimento nei territori delle Regioni meno sviluppate, alla data di presentazione della prima richiesta di erogazione dell’agevolazione;
- b) essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non essere in liquidazione volontaria e nonessere sottoposte a procedure concorsuali aventi finalità liquidatorie;
- c) trovarsi in regime di contabilità ordinaria e disporre di almeno due bilanci approvati e depositati presso il Registro delle imprese ovvero aver presentato, nel caso di imprese individuali e società di persone, almeno due dichiarazioni dei redditi;
- d) essere in regola con le disposizioni vigenti in materia di normativa edilizia e urbanistica, del lavoro, della prevenzione degli infortuni e della salvaguardia dell’ambiente;
- e) aver restituito somme dovute a seguito di provvedimenti di revoca di agevolazioni concesse dal Ministero;
- f) non aver effettuato, nei 2 (due) anni precedenti la presentazione della domanda, una delocalizzazione verso l’unità produttiva oggetto dell’investimento in relazione al quale vengono richieste le agevolazioni di cui al presente decreto, impegnandosi a non farlo anche fino ai due anni successivi al completamento dell’investimento stesso
Investimenti innovativi PMI: investimenti ammissibili
Sono ammissibili alle agevolazioni le spese strettamente funzionali alla realizzazione dei programmi di investimento relative all’acquisto di nuove immobilizzazioni materiali e immateriali, come definite agli articoli 2423 e seguenti del codice civile, che riguardino:
- a) macchinari, impianti e attrezzature;
- b) opere murarie, nei limiti del 40 (quaranta) per cento del totale dei costi ammissibili;
- c) programmi informatici e licenze correlati all’utilizzo dei beni materiali di cui alla lettera a);
- d) acquisizione di certificazioni ambientali, secondo quanto specificato dal provvedimento di cui all’articolo 9, comma 2.
Le agevolazioni sono concesse nella forma del contributo in conto impianti e del finanziamento agevolato, a copertura di una percentuale nominale massima delle spese ammissibili pari al 75 (settantacinque) per cento, di cui il 35 (trentacinque) per cento dell’ammontare complessivo delle spese ammissibili in forma di contributo in conto impianti e il 40 (quaranta) per
cento delle medesime spese in forma di finanziamento agevolato.Ecco il decreto con i termini e modalità per la domanda
Con decreto direttoriale del 5 agosto 2026, il Direttore Generale per gli incentivi alle imprese del Ministeroha dato attuazione all'articolo 9, comma 2, del DM 18 marzo 2026, definendo termini, modalità di presentazione e documentazione necessaria per accedere alle agevolazioni "Investimenti sostenibili 4.0". Il provvedimento fissa finalmente le date di apertura dello sportello e i dettagli operativi attesi da imprese e consulenti per poter presentare le domande.
Le date da segnare in agenda
Fase Decorrenza Apertura compilazione domanda sulla procedura informatica dalle ore 12:00 del 10 settembre 2026 Apertura presentazione formale della domanda dalle ore 10:00 del 6 ottobre 2026 (fondi esauriti piattaforma chiusa al 7 ottobre) Orari di accesso alla procedura dalle 10:00 alle 17:00, dal lunedì al venerdì La domanda va presentata esclusivamente tramite la procedura informatica disponibile nella sezione "Investimenti sostenibili 4.0 – PN RIC 2021-2027" del sito di Invitalia (www.invitalia.it), che gestisce l'istruttoria per conto del Ministero.
Ciascuna impresa proponente può presentare una sola domanda, salva la possibilità di ripresentarla in caso di rigetto a seguito dell'istruttoria. L'accesso richiede identificazione tramite SPID, CIE o Carta nazionale dei servizi ed è riservato al legale rappresentante, o a un soggetto delegato, risultante dal certificato camerale; è inoltre necessario disporre di una PEC attiva e registrata al Registro delle imprese.
La documentazione da allegare
Tra i documenti richiesti come condizione di ammissibilità figurano: il modulo di domanda con le dichiarazioni sui requisiti e sugli impegni dell'impresa proponente; il piano d'investimento con la pianificazione temporale delle spese e degli stati di avanzamento lavori; una dichiarazione sostitutiva sui dati contabili degli ultimi due esercizi, controfirmata dal collegio sindacale, dal revisore o da un professionista abilitato; le dichiarazioni antimafia e antiriciclaggio; l'eventuale prospetto per il calcolo della dimensione d'impresa, se l'impresa è associata o collegata; il computo metrico estimativo firmato da un tecnico abilitato, qualora il programma preveda opere murarie. Per i programmi con un particolare contenuto di sostenibilità ambientale, utile ai fini del punteggio premiale, è inoltre richiesta perizia giurata (o documentazione equivalente) attestante il risparmio energetico conseguibile, il contributo agli obiettivi climatici UE oppure il possesso di certificazioni ambientali.
Come vengono valutate le domande
Le domande sono ammesse all'istruttoria secondo l'ordine cronologico giornaliero di presentazione. Qualora le risorse residue non siano sufficienti a coprire tutte le domande pervenute nello stesso giorno, si applica una graduatoria di merito basata sul punteggio ottenuto sui criteri "Caratteristiche del soggetto proponente" (indicatori di bilancio: copertura finanziaria delle immobilizzazioni, copertura degli oneri finanziari, indipendenza finanziaria, incidenza della gestione caratteristica sul fatturato) e "Sostenibilità ambientale del programma di investimento". La valutazione si considera positiva se il punteggio di ciascun criterio raggiunge la soglia minima prevista e il punteggio complessivo è almeno pari a 35 punti. Il possesso, alla data di domanda, del rating di legalità e della certificazione della parità di genere dà diritto a una maggiorazione di 3 punti ciascuno, attribuita in fase istruttoria ma non rilevante ai fini della graduatoria di ammissione. L'istruttoria si conclude, di norma, entro 60 giorni dal ricevimento della domanda, elevabili fino a 90 in caso di richieste di integrazione o chiarimenti.
Erogazione delle agevolazioni
Le agevolazioni sono erogate in non più di tre stati di avanzamento lavori, ciascuno per un importo almeno pari al 25% dell'investimento ammesso (ad eccezione dell'ultima richiesta), tramite conto corrente bancario ordinario a fronte di fatture quietanzate oppure, in alternativa, tramite conto corrente vincolato per il pagamento diretto dei fornitori a fronte di fatture non quietanzate. A seguito della presentazione della domanda, l'impresa riceve il Codice unico di progetto (CUP), da indicare su tutti i giustificativi di spesa collegati al programma agevolato. Il finanziamento agevolato deve essere restituito entro un periodo massimo di 7 anni.
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Visto conformità 2026: è attivo il nuovo servizio dell’Agenzia per i professionisti
L’Agenzia delle Entrate disciplina il nuovo servizio online “Vi.diCo.Web – Visto di conformità”, destinato ai professionisti che devono comunicare l’esercizio della facoltà di rilasciare il visto di conformità.
Dall' 11 gennaio 2027 la comunicazione dovrà essere effettuata esclusivamente attraverso il servizio telematico.
Con il provvedimento n. 259305 del 22 settembre 2026, l’Agenzia delle Entrate definisce regole e modalità di utilizzo di “Vi.diCo.Web – Visto di conformità”, il nuovo servizio disponibile nell’area riservata del sito dell’Amministrazione finanziaria.
Il servizio è stato attivato dal 5 ottobre e le entrate hanno anche pubblicato una guida
La procedura consente ai professionisti interessati di trasmettere telematicamente la comunicazione prevista dall’articolo 21 del decreto ministeriale 31 maggio 1999, n. 164, necessaria per esercitare la facoltà di rilasciare il visto di conformità. Attraverso lo stesso servizio sarà inoltre possibile comunicare variazioni, presentare integrazioni e trasmettere l’eventuale rinuncia.
Vi.diCo.Web: a cosa serve il nuovo servizio
Il nuovo servizio online rientra nell’attuazione delle disposizioni sul rafforzamento dei servizi digitali previste dall’articolo 22 del decreto legislativo 8 gennaio 2024, n. 1.
“Vi.diCo.Web – Visto di conformità” sarà accessibile dall’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate e consentirà di gestire telematicamente la comunicazione preventiva richiesta ai professionisti che intendono esercitare la facoltà di apporre il visto di conformità.
Secondo quanto indicato nel provvedimento, l’obiettivo è rendere più efficiente l’acquisizione e la gestione delle comunicazioni, razionalizzare i flussi informativi e semplificare le attività istruttorie degli uffici.
Chi può utilizzare Vi.diCo.Web
Il provvedimento fa riferimento ai professionisti individuati dall’articolo 35, comma 3, del decreto legislativo n. 241 del 1997, ossia ai soggetti tenuti alla comunicazione prevista per poter esercitare la facoltà di rilasciare il visto di conformità.
L’accesso avviene attraverso l’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, previa autenticazione digitale.
Il provvedimento indica, tra le modalità di accesso:
- SPID;
- Carta d’identità elettronica, CIE;
- Carta nazionale dei servizi, CNS;
- nei casi previsti, credenziali Entratel o Fisconline.
Come utilizzare Vi.diCo.Web per il visto di conformità
Attraverso il servizio il professionista deve inserire le informazioni e rendere le dichiarazioni previste dall’articolo 21 del decreto ministeriale n. 164 del 1999.
Nella comunicazione devono essere forniti anche:
- i dati relativi alle garanzie stipulate per l’esercizio della facoltà di apporre il visto di conformità;
- i dati delle eventuali strutture attraverso le quali il professionista intende effettuare la trasmissione delle dichiarazioni;
- la documentazione richiesta dall’articolo 21, comma 2, lettera a), del decreto ministeriale n. 164 del 1999.
Una volta compilata, la comunicazione viene inviata tramite Vi.diCo.Web alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente, individuata sulla base del domicilio fiscale del professionista.
Integrazioni e variazioni: cosa si può fare con Vi.diCo.Web
Il servizio non sarà utilizzato soltanto per la prima comunicazione.
Vi.diCo.Web consentirà infatti di presentare anche eventuali integrazioni relative a una comunicazione già trasmessa.
Le variazioni riguardanti dati, elementi o documenti precedentemente comunicati dovranno essere trasmesse attraverso il servizio online entro 30 giorni dalla data in cui si verificano.
Il professionista potrà inoltre comunicare attraverso un’apposita funzione la rinuncia alla facoltà di rilasciare il visto di conformità.
L’Agenzia delle Entrate attesterà tramite il servizio anche l’avvenuta protocollazione della comunicazione da parte della Direzione regionale competente.
Stato della pratica e verifica dell’iscrizione
Tra le funzionalità indicate nelle motivazioni del provvedimento, Vi.diCo.Web permetterà al professionista anche di:
- conoscere lo stato di lavorazione della comunicazione;
- verificare la propria iscrizione nell’elenco informatizzato dei professionisti abilitati ad apporre il visto di conformità;
- consultare l’elenco delle comunicazioni già inviate;
- segnalare variazioni relative a dati, elementi e documenti;
- comunicare l’eventuale rinuncia alla facoltà di rilasciare il visto.
Da quando sarà disponibile Vi.diCo.Web
È già fissata la data a partire dalla quale l’utilizzo della nuova procedura diventerà esclusivo ossia dall’11 gennaio 2027 la comunicazione relativa all’esercizio della facoltà di rilasciare il visto di conformità dovrà essere effettuata esclusivamente tramite Vi.diCo.Web.
In merito alla attivazione viene specificato che "il Servizio online “Vi.diCo.Web – Visto di conformità” è attivo dal 5 ottobre 2026, i professionisti possono inviare la comunicazione tramite il servizio online Vi.diCo.Web – Visto di conformità. Il servizio guida il professionista nella compilazione della comunicazione assicurando l’inserimento dei dati e dei documenti previsti dalla normativa vigente e consentendo l’invio alla Direzione regionale competente. Il professionista può inoltre monitorare lo stato di lavorazione della comunicazione, verificare la propria iscrizione nell’elenco informatizzato dei professionisti abilitati ad apporre il visto di conformità, consultare lo storico delle comunicazioni presentate e gestire successive variazioni o la rinuncia alla facoltà di rilasciare il visto di conformità."
Vi.diCo.Web e visto di conformità: cosa cambia per i professionisti
Il provvedimento interviene soprattutto sulle modalità di trasmissione e gestione della comunicazione.
La nuova procedura concentra in un unico servizio online la compilazione, l’invio e la successiva gestione delle informazioni relative all’abilitazione al rilascio del visto di conformità.
L’obiettivo dichiarato dall’Agenzia delle Entrate è potenziare i servizi digitali destinati ai professionisti e favorire gli adempimenti attraverso procedure telematiche più uniformi e integrate.
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Registro imprese, cambia Fedra: nuove regole per le pratiche e 60 giorni per adeguarsi
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 228 del 1° ottobre 2026 il decreto MIMIT del 23 settembre 2026 che aggiorna le specifiche tecniche per la predisposizione e la trasmissione telematica delle pratiche al Registro delle imprese.
Con il provvedimento viene approvata la versione 7.20 delle specifiche tecniche Fedra, che interviene in particolare sulla gestione delle comunicazioni relative alla titolarità effettiva, sui controlli automatici effettuati in fase di invio e sui tracciati XML utilizzati dal sistema.
Vediamo quali sono le principali novità e da quando saranno operative.
Fedra 7.20: cosa prevede il decreto del 23 settembre 2026
Il decreto MIMIT del 23 settembre 2026 modifica le specifiche tecniche approvate con il decreto ministeriale 18 ottobre 2013, da ultimo aggiornate con il decreto del 20 maggio 2026.
Le nuove specifiche disciplinano le modalità tecniche utilizzate dai programmi informatici per la compilazione e la presentazione telematica di domande, denunce e altri adempimenti destinati al Registro delle imprese.
Le modifiche previste dalla versione Fedra 7.20 riguardano in particolare aggiornamenti per:
- Tabella DOC;
- controlli automatici applicati in fase di spedizione delle pratiche contenenti il modulo TE;
- “Appunto n. 1685/A – Istruzioni modulo TE”;
- e nuovo tracciato XSD per la dichiarazione del titolare effettivo con controinteressato all’accesso;
- nuovi controlli automatici applicati ai tracciati XML.
Le novità interessano quindi soprattutto la predisposizione e la verifica delle pratiche relative alla titolarità effettiva.
Quando entra in vigore Fedra 7.20?
La pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale non comporta l’immediata operatività delle nuove specifiche.
Il decreto stabilisce infatti che Fedra 7.20 acquisterà efficacia dalla data che sarà individuata con un successivo provvedimento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, previsto dall’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 10 giugno 2026, n. 122.
Sarà quindi necessario attendere tale provvedimento per conoscere la data dalla quale imprese, professionisti e intermediari dovranno utilizzare le nuove specifiche.
Vecchie specifiche Fedra utilizzabili per 60 giorni
È previsto un periodo transitorio per consentire l’adeguamento dei software utilizzati per la compilazione delle pratiche.
A partire dalla data di efficacia di Fedra 7.20, il sistema informatico del Registro delle imprese continuerà ad accettare le pratiche predisposte utilizzando la versione precedente delle specifiche tecniche per un massimo di 60 giorni di calendario.
Trascorso tale periodo, le pratiche predisposte con programmi che non supportano Fedra 7.20 saranno respinte dal sistema.
Il termine dei 60 giorni, pertanto, non decorre dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, ma dalla futura data di efficacia delle nuove specifiche.
Titolarità effettiva: nuovi controlli sul modulo TE
Una parte rilevante dell’aggiornamento riguarda il modulo TE, utilizzato per le comunicazioni relative alla titolarità effettiva. Vedi il dettaglio nell'Allegato A al Decreto 23 settembre MIMIT
Fedra 7.20 aggiorna sia le istruzioni operative sia i controlli automatici effettuati al momento della trasmissione della pratica.
Viene inoltre introdotto un nuovo tracciato XSD destinato alla gestione della dichiarazione del titolare effettivo con controinteressato all’accesso, insieme a ulteriori verifiche automatiche sui file XML trasmessi al sistema.
Per professionisti, intermediari e software house sarà quindi necessario verificare l’aggiornamento degli applicativi utilizzati per predisporre e trasmettere le pratiche camerali.
Dove consultare moduli e specifiche Fedra 7.20
Il decreto stabilisce che la versione integrale dei moduli e delle tabelle aggiornati a seguito delle modifiche sarà pubblicata sul sito istituzionale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
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Contributi colf e badanti 2026: versamento in scadenza il 10 ottobre
Sono in scadenza i termini per il versamento della terza rata dei contributi per colf, badanti baby sitter, inquadrate con contratto di lavoro domestico, relativi al 2026.
Con la circolare n. 9 del 3 febbraio 2026, l’INPS ha comunicato gli importi dei contributi dovuti per l’anno 2026 per i lavoratori domestici, in conseguenza della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, pari al +1,4%.
Le nuove misure contributive si applicano ai rapporti di lavoro domestico (colf, badanti, baby sitter) per il periodo 1° gennaio – 31 dicembre 2026 e interessano sia i rapporti a tempo indeterminato sia quelli a tempo determinato, con specifiche differenze legate all’applicazione del contributo addizionale NASpI.
Di seguito le principali indicazioni e le tabelle aggiornate
Novità sui contributi lavoro domestico
La prima novità riguarda l’adeguamento delle fasce di retribuzione convenzionale, su cui vengono calcolati i contributi orari, in base alla rivalutazione ISTAT.
Restano confermati:
- gli esoneri CUAF previsti dalla normativa vigente;
- la minore aliquota ASpI per i datori soggetti a CUAF;
- l’esonero dal contributo addizionale per i rapporti a termine instaurati in sostituzione di lavoratori assenti.
Per i rapporti di lavoro a tempo determinato, continua invece ad applicarsi il contributo addizionale dell’1,40%, interamente a carico del datore di lavoro.
Incentivo per chi posticipa la pensione
La circolare richiama inoltre la disciplina dell’incentivo al posticipo del pensionamento, ricordando che, per i lavoratori domestici con i requisiti per la pensione che però esercitano la rinuncia all’accredito contributivo della quota IVS a proprio carico, il datore di lavoro non è tenuto al relativo versamento, e deve invece corrispondere la quota in busta paga.
Istruzioni operative e e tabelle importi
Contributi orari 2026 – Rapporti senza contributo addizionale
Retribuzione oraria effettiva Retribuzione convenzionale Contributo orario con CUAF Contributo orario senza CUAF Fino a € 9,61 € 8,52 € 1,70 (0,43) € 1,71 (0,43) Oltre € 9,61 e fino a € 11,70 € 9,61 € 1,92 (0,48) € 1,93 (0,48) Oltre € 11,70 € 11,70 € 2,34 (0,59) € 2,35 (0,59) Orario superiore a 24 ore settimanali € 6,20 € 1,24 (0,31) € 1,25 (0,31) Tra parentesi è indicata la quota a carico del lavoratore.
Contributi orari 2026 – Rapporti a tempo determinato (con contributo addizionale)
Retribuzione oraria effettiva Retribuzione convenzionale Contributo orario con CUAF Contributo orario senza CUAF Fino a € 9,61 € 8,52 € 1,82 (0,43) € 1,83 (0,43) Oltre € 9,61 e fino a € 11,70 € 9,61 € 2,05 (0,48) € 2,06 (0,48) Oltre € 11,70 € 11,70 € 2,50 (0,59) € 2,51 (0,59) Orario superiore a 24 ore settimanali € 6,20 € 1,32 (0,31) € 1,33 (0,31) I contributi devono essere versati trimestralmente utilizzando gli importi aggiornati, con riferimento: alla retribuzione oraria effettiva; alla fascia convenzionale INPS; alla presenza o meno del contributo CUAF; alla tipologia di rapporto (tempo determinato o indeterminato).
È fondamentale verificare correttamente la durata settimanale dell’orario di lavoro, poiché il superamento delle 24 ore comporta l’applicazione di una contribuzione specifica più favorevole.
Le scadenze per i versamenti. Come fare
Nel 2026 le scadenze di versamento dei contributi sono previste con cadenza trimestrale, come per gli anni precedenti, e il versamento deve avvenire entro il 10 del mese successivo alla chiusura di ciascun trimestre, come specificato nella tabella seguente
ATTENZIONE : se il giorno 10 cade in sabato, domenica o festività, la scadenza si sposta automaticamente al primo giorno lavorativo successivo.
1° trimestre (gen-mar) entro 10 aprile 2026 2° trimestre (apr-giu) entro 10 luglio 2026 3° trimestre (lug-set) entro 10 ottobre 2026 4° trimestre (ott-dic) entro 10 gennaio 2027 I versamenti contributivi devono essere effettuati tramite PagoPA o strumenti digitali messi a disposizione dall’INPS (portale pagamenti, App INPS Mobile, App IO), perché dal 2026 non vengono più inviati bollettini cartacei per la maggior parte dei datori di lavoro.
La comunicazione delle scadenze e degli importi è consultabile direttamente nell’area “Lavoratori domestici” del Portale dei Pagamenti INPS mediante accesso con SPID/CIE/CNS.
Nel caso di cessazione del rapporto
Se il rapporto di lavoro domestico termina prima della fine del trimestre, i contributi devono essere versati entro 10 giorni dalla data di cessazione, con riferimento alle ore effettivamente lavorate nel periodo.
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Imballaggi compostabili, nuove regole: cosa cambia per le imprese dal 7 ottobre
In GU n 232 del 6 ottobre è pubblicata la Legge n 173 di conversione del DL 143/2026 pubblicato in GU n 182/2026 .
con le regole per gli imballaggi compostabili.
In particolare, il Decreto-Legge 7 agosto 2026, n. 143, introduce specifici obblighi per alcune tipologie di imballaggi e interessa direttamente produttori e operatori delle filiere coinvolte.
Il provvedimento modifica il D.Lgs. 152/2006, Testo Unico Ambientale, introducendo il nuovo articolo 226-quinquies. L’obiettivo è coordinare la disciplina italiana con il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
Non tutti gli imballaggi, però, dovranno diventare compostabili.
La nuova disciplina riguarda categorie espressamente individuate dalla norma e prevede requisiti precisi per la loro immissione sul mercato. Vediamo cosa contiene il decreto e un box di confronto con le novità introdotte in fase di conversione in legge.
Le novità entrano in vigore dal 7 ottobre con precisazioni per le sanzioni per chi non si adegua.
Imballaggi compostabili: cosa prevede il D.L. 143/2026
Il decreto stabilisce che determinate categorie di imballaggi possano essere messe a disposizione per la prima volta sul mercato nazionale qualora siano certificate da organismi accreditati come biodegradabili e compostabili, in conformità alla norma UNI EN 13432 o a standard equivalenti riconosciuti a livello europeo.
Si tratta quindi di un requisito che non riguarda soltanto il materiale utilizzato: per le imprese diventa centrale anche la possibilità di dimostrare la conformità dell’imballaggio alle caratteristiche richieste.
La misura si inserisce nel quadro del Regolamento europeo 2025/40, che consente agli Stati membri di adottare specifiche disposizioni nazionali sulla compostabilità in presenza di adeguati sistemi di raccolta e trattamento della frazione organica.
Quali imballaggi sono interessati
Il nuovo articolo 226-quinquies del Testo Unico Ambientale individua diverse categorie.
Tra queste rientrano gli imballaggi di plastica monouso utilizzati per confezionare meno di 1,5 kg di prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati.
La disciplina interessa inoltre specifici imballaggi monouso per alimenti e bevande utilizzati nel settore alberghiero, della ristorazione e del catering.
Il decreto interviene anche su determinate confezioni monodose e su alcuni imballaggi flessibili monouso per cosmetici e prodotti per l’igiene utilizzati nel settore ricettivo, quando sono destinati a una singola prenotazione e a essere eliminati prima dell’arrivo dell’ospite successivo.
La norma contiene tuttavia condizioni ed esenzioni specifiche. Non è quindi corretto interpretare il decreto come un obbligo generalizzato di sostituire con materiali compostabili tutti gli imballaggi monouso.
Cosa cambia per produttori e imprese
Per gli operatori economici interessati, la novità richiede innanzitutto una verifica degli imballaggi utilizzati o immessi sul mercato.
Le imprese dovranno individuare quali prodotti rientrano nelle categorie previste dal nuovo articolo 226-quinquies e verificare che, nei casi interessati, gli imballaggi siano certificati secondo la UNI EN 13432 o secondo standard equivalenti riconosciuti a livello europeo.
Sul piano operativo diventa quindi opportuno controllare la documentazione dei fornitori, le caratteristiche tecniche degli imballaggi e le certificazioni disponibili.
Particolare attenzione è richiesta agli operatori delle filiere agroalimentare, Ho.Re.Ca. e ricettiva, oltre ai soggetti che producono o commercializzano le tipologie di imballaggio contemplate dal decreto.
Imballaggi alimentari: restano gli obblighi sulla sicurezza
La compostabilità non sostituisce gli altri requisiti previsti dalla normativa.
Il D.L. 143/2026 precisa infatti che rimangono fermi gli obblighi di conformità relativi ai materiali destinati al contatto con gli alimenti.
Un imballaggio alimentare, pertanto, non è conforme alla nuova disciplina per il solo fatto di essere compostabile: deve continuare a rispettare anche le norme europee applicabili ai materiali e agli oggetti destinati al contatto con gli alimenti.
Sanzioni fino a 25 mila euro
Prima di dettagliare le sanzioni occorre evidenziare che le novità sulle sanzioni entreranno in vigore dal 1 gennaio 2030 e il dl è stato convertito in legge e pubblicato in GU n 232 del 6 ottobre.
Il decreto interviene anche sull’articolo 261 del Testo Unico Ambientale introducendo un nuovo apparato sanzionatorio.
Salvo che il fatto costituisca reato, la violazione degli obblighi previsti dall’articolo 226-quinquies è soggetta a una sanzione amministrativa da 2.500 a 25.000 euro.
La disposizione prende in considerazione anche l’impiego di dichiarazioni di conformità o altre diciture ingannevoli o elusive.
Nei casi più rilevanti l’importo può crescere sensibilmente: se la violazione riguarda quantitativi di imballaggi il cui valore supera il 10% del fatturato del trasgressore, la sanzione può essere aumentata fino al quadruplo del massimo previsto.
Perché arrivano i nuovi obblighi
L’intervento italiano è strettamente collegato al nuovo Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR).
Il legislatore motiva infatti la misura con la necessità di introdurre obblighi di compostabilità per specifiche categorie per le quali il regolamento europeo permette agli Stati membri di prevedere una disciplina nazionale, quando esistono adeguati sistemi di raccolta e trattamento della frazione organica.
Per le imprese il nuovo quadro rende quindi necessario valutare la gestione degli imballaggi non soltanto sotto il profilo ambientale, ma anche in termini di conformità normativa, certificazione e gestione della supply chain.
Cosa verificare subito in azienda e cosa cambia con la conversione del decreto
Per gli operatori coinvolti, i primi controlli possono concentrarsi su quattro aspetti:
- mappare le tipologie di imballaggi utilizzate o immesse sul mercato;
- verificare quali rientrano nell’articolo 226-quinquies;
- acquisire e controllare le certificazioni di biodegradabilità e compostabilità richieste;
- verificare che documentazione e dichiarazioni di conformità siano corrette e non possano risultare ingannevoli.
Per gli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti occorre inoltre continuare a verificare il rispetto della normativa specifica sulla sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti.
ATRTENZIONE Aggiornamento del 7 ottobre 2026: cosa cambia con la conversione
Il DL 143/2026 è stato convertito, con modificazioni, dalla legge 5 ottobre 2026, n. 173, pubblicata nella GU n. 232 del 6 ottobre 2026. Le modifiche hanno efficacia dal 7 ottobre 2026 e riguardano quattro aspetti:
Ortofrutta: il nuovo comma 2-bis esclude dagli obblighi gli imballaggi di plastica monouso sotto 1,5 kg contenenti i prodotti freschi preconfezionati espressamente elencati dalla norma. L’esclusione opera nelle more dell’attuazione degli orientamenti della Commissione europea e comprende numerose tipologie di frutta e ortaggi, erbe aromatiche fresche, funghi coltivati e prodotti di IV gamma pronti al consumo.
Cosmetici e prodotti per l’igiene nel settore ricettivo: per gli imballaggi flessibili monouso interessati viene aggiunta la condizione che sia certificata anche la biodegradabilità e compostabilità del prodotto contenuto, compatibile con i processi di compostaggio.
Esenzioni: il comma 2 viene riscritto, distinguendo i richiami alle condizioni dell’allegato V, punti 2 e 4, e dell’articolo 25, paragrafo 4, del Regolamento (UE) 2025/40.
Tutela documentale: la sanzione amministrativa del primo periodo non si applica all’operatore che dimostri di aver acquisito gli imballaggi sulla base di idonea documentazione del fabbricante, importatore o distributore attestante la conformità, salvo che la non conformità fosse conosciuta o evidente.
Restano invariati gli importi delle sanzioni, da 2.500 a 25.000 euro, l’aumento previsto fino al quadruplo del massimo e l’applicazione del comma sanzionatorio dal 1° gennaio 2030.