• Accise

    Accise gasolio: taglio di 4,9 centesimi fino al 7 novembre

    Nuova riduzione temporanea delle accise sul gasolio dal 28 ottobre al 7 novembre 2026. 

    Il Decreto Mef datato 27 ottobre 2026 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 250/2026 dispone la novità.

    Il provvedimento ridetermina l'accisa sul gasolio utilizzato come carburante a 632,90 euro per mille litri, prevedendo una riduzione di 4 centesimi al litro, che sale a circa 4,9 centesimi al litro considerando l'IVA.

    La misura ha carattere temporaneo e sarà applicabile per undici giorni.

    Taglio accise gasolio: quanto si risparmia dal 28 ottobre

    Il decreto stabilisce la nuova aliquota dell'accisa sul gasolio per autotrazione, che passa da 672,90 a 632,90 euro per mille litri, la riduzione è quindi pari a 40 euro ogni mille litri, ossia 4 centesimi al litro, al netto dell'IVA.

    Considerando anche l'imposta sul valore aggiunto, il beneficio fiscale complessivo equivale a circa 4,9 centesimi per ogni litro di gasolio.

    Voce Importo
    Accisa ordinaria 672,90 euro/1.000 litri
    Accisa ridotta 632,90 euro/1.000 litri
    Riduzione dell'accisa 4 centesimi/litro
    Riduzione IVA compresa Circa 4,9 centesimi/litro
    Periodo di applicazione 28 ottobre – 7 novembre 2026

    La riduzione della tassazione non comporta necessariamente un'analoga diminuzione immediata del prezzo alla pompa, che dipende anche dall'andamento delle quotazioni e dalle politiche commerciali dei distributori.

    Attenzione al fatto che il nuovo intervento utilizza il meccanismo previsto dall'articolo 1, commi 290 e 291, della legge n. 244/2007, che consente di ridurre temporaneamente le accise sui prodotti energetici quando le variazioni del prezzo internazionale del petrolio generano maggiori entrate IVA rispetto alle previsioni.

    Il decreto specifica che le condizioni richieste dalla normativa si sono verificate nel periodo compreso tra il 1° e il 30 settembre 2026.

    In sostanza, una parte delle maggiori entrate IVA derivanti dall'aumento del prezzo del greggio viene destinata a compensare la riduzione delle accise sul gasolio. L'obiettivo è attenuare l'impatto fiscale dei rincari dei carburanti sui consumatori.

    Accise gasolio: fino a quando vale il taglio?

    La riduzione è in vigore dal 28 ottobre al 7 novembre 2026 compreso.

    Dall'8 novembre cesserà di applicarsi l'aliquota temporaneamente ridotta prevista dal decreto, salvo nuovi interventi normativi.

  • Successioni

    Rinuncia all’eredità, il Fisco può chiedere i debiti del defunto?

    Chi rinuncia all'eredità non risponde dei debiti tributari del defunto. E la possibilità di revocare la rinuncia entro il termine previsto per l'accettazione non è sufficiente a giustificare le pretese del Fisco. 

    A chiarirlo è la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 24651 del 14 agosto 2026, che affronta anche il tema dell'iscrizione ipotecaria a garanzia dei crediti erariali.

    Debiti fiscali del defunto e rinuncia all’eredità: il caso

    La vicenda esaminata dalla Cassazione riguarda un contribuente destinatario di un preavviso di iscrizione ipotecaria fondato su diverse cartelle di pagamento, alcune riferite a debiti tributari della madre deceduta e un'altra relativa a imposte di registro e successione richieste al contribuente personalmente.

    I giudici tributari di primo e secondo grado avevano accolto le ragioni del contribuente, riconoscendo che questi aveva formalmente rinunciato all'eredità e non poteva quindi essere considerato responsabile dei debiti fiscali della defunta.

    Quanto alla cartella relativa ai debiti personali, il giudice d'appello aveva evidenziato che l'importo, inferiore a 20.000 euro, impediva l'iscrizione ipotecaria.

    L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato la decisione, sostenendo, tra l'altro, che la rinuncia all'eredità poteva essere revocata e che, pertanto, l'Amministrazione doveva poter compiere atti idonei a interrompere la prescrizione dei propri crediti.

    La rinuncia all’eredità esclude la responsabilità per i debiti tributari

    Con l'ordinanza n. 24651/2026, la Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando il principio secondo cui la responsabilità per i debiti tributari del defunto presuppone l'acquisizione della qualità di erede.

    La rinuncia all'eredità, infatti, produce effetti retroattivi ai sensi dell'articolo 521 del Codice civile.

    Di conseguenza, il chiamato all'eredità che abbia rinunciato non risponde dei debiti fiscali del defunto, anche quando questi risultino da un avviso di accertamento notificato dopo l'apertura della successione e divenuto definitivo per mancata impugnazione.

    Il rinunciante può quindi far valere la mancata assunzione della qualità di erede anche in sede di opposizione alla cartella di pagamento.

    La rinuncia è revocabile: perché questo non basta al Fisco

    Uno degli aspetti centrali della pronuncia riguarda la possibilità di revocare la rinuncia all'eredità, prevista dall'articolo 525 del Codice civile.

    Secondo l'Agenzia delle Entrate, proprio tale possibilità avrebbe giustificato la necessità di notificare atti interruttivi della prescrizione durante il termine decennale previsto per l'accettazione dell'eredità.

    La Cassazione non ha condiviso questa impostazione.

    I giudici hanno osservato che la rinuncia può intervenire anche dopo il decorso del termine decennale per l'accettazione, con il solo effetto di confermare che non vi era stata una precedente accettazione.

    In tale prospettiva, la Corte ha ritenuto inutili le azioni finalizzate a interrompere i termini prescrittivi prospettate dall'Amministrazione finanziaria.

    Ha inoltre ricordato che i creditori dell'eredità dispongono di specifici strumenti di tutela, tra cui quello previsto dall'articolo 524 del Codice civile.

    Possesso dei beni ereditari e accettazione tacita: cosa precisa la Corte

    L'Agenzia aveva inoltre richiamato la disponibilità dei beni ereditari da parte del contribuente, ritenendola indicativa di un'accettazione tacita dell'eredità.

    La Cassazione ha però rilevato che tale questione non era stata sottoposta al giudice d'appello e non poteva essere introdotta per la prima volta nel giudizio di legittimità.

    La Corte ha inoltre escluso che una sentenza riguardante il possesso degli immobili ereditari da parte di un altro soggetto potesse essere utilizzata nei confronti del contribuente.

    La decisione della Cassazione

    La Suprema Corte ha quindi rigettato integralmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, dichiarando infondato il primo motivo e inammissibile il secondo, relativo alle spese processuali.

    L'Amministrazione finanziaria è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

    La pronuncia ribadisce così un principio importante: la sola possibilità di revocare la rinuncia all'eredità non consente di considerare il rinunciante responsabile dei debiti fiscali del defunto.

    Rinuncia alla eredità: documenti da conservare

    Il contribuente che ha rinunciato all’eredità deve conservare:

    • copia autentica dell’atto di rinuncia;
    • attestazione dell’iscrizione nel registro delle successioni;
    • certificato di morte;
    • eventuali atti fiscali notificati;
    • documentazione utile a dimostrare di non aver disposto dei beni ereditari;
    • ricorso e istanze presentati per contestare la qualità di erede.

  • Holding

    Conferimento di holding dinamica: neutralità fiscale ammessa dall’Agenzia

    Il conferimento di una holding dinamica può beneficiare del regime di neutralità fiscale previsto dall'articolo 176 del TUIR, anche quando le partecipazioni societarie rappresentano una componente rilevante del patrimonio trasferito. 

    È quanto chiarisce l'Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 193/2026, relativa a un'operazione di conferimento aziendale nell'ambito della liquidazione di una società holding.

    La possibilità di applicare il regime dipende dalla presenza di un complesso organizzato di beni, rapporti e risorse umane, idoneo a consentire la prosecuzione dell'attività d'impresa da parte della società conferitaria.

    Conferimento della holding dinamica: il caso esaminato

    L'interpello riguarda una società che svolge attività di holding operativa e di coordinamento strategico di un gruppo industriale multinazionale.

    La società non si limita alla detenzione delle partecipazioni nelle controllate, ma svolge una serie di attività a favore delle imprese del gruppo, tra cui servizi amministrativi, finanziari, commerciali, gestione dei marchi, coordinamento strategico e tesoreria accentrata.

    La holding dispone inoltre di una propria struttura organizzativa e di personale dedicato.

    A seguito dell'avvio di una procedura di liquidazione, i liquidatori intendono conferire il complesso aziendale a una società di nuova costituzione, per procedere successivamente alla cessione della partecipazione nella conferitaria a uno o più investitori.

    L'operazione prevede il trasferimento delle partecipazioni societarie, degli asset materiali e immateriali, delle attività finanziarie, dei contratti infragruppo, dei rapporti di lavoro e delle altre componenti funzionali alla prosecuzione dell'attività, con alcune esclusioni di beni ritenuti non strategici o non funzionali.

    La holding può essere considerata un'azienda?

    La società chiede all'Agenzia delle Entrate se il complesso oggetto del conferimento possa essere qualificato come azienda ai sensi dell'articolo 2555 del Codice civile e, conseguentemente, beneficiare del regime previsto dall'articolo 176 del TUIR.

    Il dubbio nasce dalla rilevanza delle partecipazioni societarie nel patrimonio della holding.

    La mera detenzione di partecipazioni, caratteristica delle cosiddette holding statiche, non è infatti generalmente sufficiente a configurare un'azienda.

    Secondo l'istante, tuttavia, il patrimonio trasferito costituisce un insieme unitario di beni e rapporti organizzati per l'esercizio dell'attività economica.

    La società richiama inoltre le conseguenze della qualificazione ai fini della successiva cessione della partecipazione nella conferitaria e dell'eventuale applicazione della participation exemption.

    La risposta dell’Agenzia: quando si applica la neutralità fiscale

    L'Agenzia delle Entrate richiama l'articolo 176 del TUIR, secondo cui i conferimenti di aziende effettuati tra soggetti residenti nel territorio dello Stato nell'esercizio di imprese commerciali non costituiscono realizzo di plusvalenze o minusvalenze.

    Per applicare tale disciplina occorre verificare che il compendio trasferito costituisca un'azienda e non un semplice insieme di beni.

    L'Amministrazione evidenzia che l'elemento qualificante è l'organizzazione dei beni e dei rapporti, funzionalmente collegati all'esercizio dell'impresa.

    Nel caso esaminato, nonostante le partecipazioni rappresentino circa la metà del valore dell'attivo patrimoniale e presumibilmente la componente prevalente del valore economico, assumono rilevanza l'attività di gestione attiva, la struttura organizzativa e la presenza di personale dedicato.

    Questi elementi consentono di riconoscere l'esistenza di un complesso aziendale autonomo, destinato a proseguire le medesime funzioni nella società conferitaria.

    L'Agenzia conclude quindi che il conferimento prospettato può beneficiare del regime di neutralità fiscale dell'articolo 176 del TUIR, alle condizioni previste dalla disposizione.

    I limiti del chiarimento dell'Agenzia

    Il parere riguarda esclusivamente la qualificazione del compendio trasferito come azienda o ramo d'azienda ai fini dell'articolo 176 del TUIR.

    Non costituisce quindi una conferma autonoma dell'applicabilità della participation exemption alla successiva cessione delle partecipazioni.

    Allegati:
  • Legge di Bilancio

    Affitti commerciali al 21 per cento: la norma della Legge di Bilancio 2027

    Il Consiglio dei Ministri del 28 ottobre ha approvato il DDL di Legge di Bilancio 2027.

    Parte quindi ufficialmente l'iter di approvazione che come ogni anni si concluderà entro il 31 dicembre con la pubblicazione in GU.

    Tra le misure più attese la cedolare secca al 21% per gli affitti commerciali.

    Leggi anche Legge di Bilancio 2027: il Governo approva il DDL.           

    Affitti commerciali al 21 per cento nei temi della Legge di Bilancio 2027

    La cedolare secca anche per i negozi prevista nel 2019 e poi non confermata ora viene riproposta dal Governo Meloni tra le misure per ridurre il carico fiscale delle locazioni.

    L’allargamento della tassa piatta anche agli affitti commerciali dovrebbe riguardare gli immobili fino a 300 metri quadrati. L’ipotesi approvata, si attende di visionare la bozza di DDL approva, sarebbe quella di introdurre un’aliquota al 21%, con una riduzione al 10% nei centri metropolitani.

    La misura sugli immobili commerciali ha visto l'attenzione di lunga data da parte di Confedilizia e Fimaa Confcommercio, che hanno più volte chiesto una maggiore attenzione del Fisco, per sostenere botteghe, bar, ristoranti e negozi di prossimità che, soprattutto nei piccoli centri, fanno sempre più fatica a sopravvivere.

    La misura sugli affitti commerciali, potrebbe realizzare quello che non era riuscito con la riforma fiscale. Nella legge delega era già stata prevista la possibilità, rimasta inattuata, di applicare un prelievo agevolato sugli immobili commerciali affittati da persone fisiche a soggetti esercenti un’attivita’ d’impresa, un’arte o una professione.

    Già la manovra del 2019 prevedeva un’aliquota al 21% per i redditi da locazione degli immobili classificati C/1, di superficie fino a 600 metri quadri.

    Il Governo però ora non ha replica l’assetto del 2019 introdotta per un solo anno, invece si prevede un tassa piatta al 21% per le locazioni di negozi fino a 300 metri quadrati

    La Meloni ha infatti dichiarato che: Estendiamo la cedolare secca anche agli immobili commerciali, aiutare chi affitta vuol dire tenere aperte le serrande, tenere vivi i nostri centri storici, i nostri quartieri. 

    Nella misura rientrano negozi di vendita al dettaglio, ma anche bar, ristoranti, locali di servizi alla persona (barbieri, parrucchieri)

    L'aliquota sostituisce solo l’Irpef, le addizionali regionali e comunali, l’imposta di registro e l’imposta di bollo sul contratto. 

    Si attende di visionare la norma del testo del DDL approvato.

  • Cedolare secca

    Cedolare secca al 5% sugli affitti concordati: cosa contiene il DDL di bilancio

    Il Cdm ha approvato la bozza di DDL di Bilancio 2027.

    Tra le norme anche il dimezzamento della cedolare secca sui contratti a canone concordato.  

    Dalla conferenza stampa post CdM è emerso al momento che è stato previsto che: "sugli affitti a canone concordato la cedolare scende al 5% ma per chi affitta a canone concordato a giovani fino a 35 anni è all'1%". 

    Scarica qui un riepilogo delle regole per i contratti concordati

    Per le altre anticipazioni leggi: Legge di Bilancio 2027: il Governo approva il DDL

    Cedolare secca al 5%: cosa cambia per i proprietari

    Attualmente, la cedolare secca prevede un'aliquota ordinaria del 21% per le locazioni abitative, mentre per i contratti a canone concordato che rispettano i requisiti di legge si applica l'aliquota agevolata del 10%.

    Con la proposta quest'ultima verrebbe ulteriormente dimezzata, passando al 5% resta da verificare il perimetro dei beneficiari della misura.

    Il regime della cedolare secca è opzionale e consente alle persone fisiche che affittano immobili abitativi al di fuori dell'attività d'impresa o professionale di sostituire l'IRPEF e le relative addizionali con un'imposta sostitutiva, evitando inoltre il pagamento delle imposte di registro e di bollo sui contratti interessati.

    Il canone concordato, invece, viene determinato sulla base di accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini, che stabiliscono fasce di prezzo tenendo conto della zona e delle caratteristiche dell'immobile.

    Quanto si risparmierebbe con la cedolare al 5%?

    Secondo le simulazioni riportate da ANIA Inquilini, il dimezzamento dell'aliquota potrebbe produrre risparmi significativi per i proprietari.

    Ecco due esempi di confronto tra tassazione attuale e quella ipotizzata:

    Canone annuo Cedolare 10% Cedolare 5% Risparmio
    8.400 euro (700 euro al mese) 840 euro 420 euro 420 euro
    12.000 euro (1.000 euro al mese) 1.200 euro 600 euro 600 euro

    Il Testo del DDL approvato dal Governo il 28 ottobre e ora in viaggio verso il Parlamento, prevede una riduzione del carico fiscale sui contratti di locazione. 

    Si concretizza il taglio dal 10 al 5% della cedolare sugli affitti residenziali lunghi a canone concordato e il ritorno della cedolare al 21% per i negozi sotto i 300 metri quadrati e a una nuova minicedolare che riguarderà le giovani famiglie a basso reddito.

    Quando gli affitti concordati riguarderanno giovani fino a 35 anni, scatterà un’aliquota una riduzione ulteriore rispetto al nuovo 5% previsto per gli affitti lunghi dalla stessa manovra. 

    L’aliquota di questa cedolare sarà dell’1 per cento. 

    Affitti concordati, il parere delle associazioni dei proprietari

    La riduzione della tassazione è stata accolta favorevolmente dalle associazioni della proprietà immobiliare, che sottolineano però la necessità di affiancare agli incentivi fiscali maggiori garanzie per i locatori.

    Il presidente nazionale di Confabitare, Alberto Zanni, ha evidenziato che un'aliquota al 5% potrebbe rendere più conveniente la locazione di lungo periodo rispetto agli affitti brevi, favorendo il ritorno sul mercato residenziale di immobili oggi destinati alle locazioni turistiche.

    Secondo l'associazione, tuttavia, la sola riduzione fiscale non sarebbe sufficiente senza interventi sui rischi di morosità e sui tempi necessari per ottenere la restituzione dell'immobile.

    Unioncasa ha invece sottolineato l'opportunità di riservare l'eventuale beneficio ai contratti a canone concordato, evitando di estenderlo indistintamente alle locazioni a canone libero.

    Si resta in attesa di visionare la norma contenuta del DDL di Bilancio 2027 approvata dal Cdm del 28 ottobre.

  • Legge di Bilancio

    Legge di Bilancio 2027: il Governo approva il DDL, sintesi delle misure

    Il Cdm ha approvato il DDL di bilancio 2027, che cominica il suo itere di approvazione in Parlamento.

    Dopo le tantissime anticipazioni, in attesa di visionare la bozza approvata, vediamo una sintesi delle misure confermate.

    Quanto anticipato dal vice Ministro Leo viene confermato dal testo del DDL approvato il 28 ottobre:

    1. l'ampliamento dell'aliquota irpef del 33% fino ai 60.000, la cosiddetta fascia reddituale del ceto medio, 
    2. la flat tax per i redditi dei giovani,
    3. l'aliquota al 21% per la cedelora secca per gli immobili commerciali.

    Leggi anche:

    Flat tax a 100.000 euro: come funzionerebbe il doppio binario IVA

    Una delle indicazioni di maggiore interesse fiscale riguarda il regime forfettario.

    Viene confermata l'aticipazione di Giorgetti di innalzare ulteriormente il limite di reddito per l’applicazione della flat tax, oggi fissato a 85.000 euro.

    La soluzione consentirebbe a professionisti, lavoratori autonomi e ditte individuali con ricavi o compensi fino a 100mila euro di continuare ad applicare l'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per le nuove attività in presenza dei requisiti previsti.

    La principale novità riguarderebbe i contribuenti che superano gli 85mila euro, per i quali verrebbe meno l'esonero dagli obblighi IVA, pur mantenendo il regime agevolato ai fini delle imposte sui redditi.

    In particolare, oltre la soglia di 85mila euro scatterebbero l'applicazione dell'IVA in fattura e i relativi adempimenti, comprese liquidazioni, versamenti e dichiarazione annuale, secondo modalità che dovrebbero essere definite dal legislatore.

    Il reddito continuerebbe invece a essere determinato forfettariamente, applicando ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività previsto per l'attività esercitata.

    La modifica prevista dal DDL di Bilancio 2027 crea un doppio binario che slega il trattamento del regime di vantaggio sulle imposte sui redditi, rappresentato dalla forfettizzazione dei costi in base ai codici Ateco di attività e all’applicazione di una tassa piatta (5% per le nuove attività e 15% per le altre), rispetto a quello sull’Iva.

    Bollo auto 2027: ampliamento previsto

    La legge di Bilancio 2027 trasforma lo sconto previsto per il solo 2027 a misura permanente. 

    L'esenzione del bollo auto sarà esteso e reso strutturale. 

    Non cambia la platea, la stessa del decreto di settembre ossia i beneficiari sono moto, ciclomotori e auto fino a 80 kW, circa il 70% dei veicoli in circolazione. 

    Cambia però l’orizzonte temporale che richiede circa 2,3 miliardi di euro ogni anno per compensare le Regioni e una parte della copertura potrà arrivare dalle targhe personalizzate, che costeranno 600 euro. 

    Banche ed extraprofitti: Giorgetti frena sul contributo del 5 per cento

    La proposta di nuovo contributo a carico delle banche prevede un contributo del 5 per cento a fronte degli utili realizzati dal settore, con l’obiettivo politico di recuperare 2-3 miliardi di euro da destinare al sostegno di famiglie e imprese e ad altre misure.

    In proposito la Presidente Meloni ha affermato: non c’era margine per un accordo preventivo. Spero che comprendano la situazione. L’imposta sul reddito sale al 30,5% per gli istituti e al 27% per le assicurazioni

    Il contributo al settore bancario e al settore assicurativo per il 2027 vale circa 5 miliardi.

    Inizia ora il percorso per capire se ci sarà un punto di equilibrio che possa rassicurare le banche o se queste si troveranno a subire le misure e a decidere eventuali impugnative. 

    Il dettaglio delle misure è stato illustrato dal vice ministro per l’Economia, Maurizio Leo, che ha confermato l'aumento dell’Ires, di 3 punti percentuali, ossia dal 27,5 al 30,5% per le banche, mentre l’aliquota passerà dal 24 al 27 per cento per le assicurazioni. 

    Legge di bilancio 2027: novità per l’Irpef

    Confermata la misura sull'irpef del ceto medio che dovrebbe prevedere risparmi fino a 500 euro con l’aliquota del 33% più ampia.

    Lo scaglione per la seconda aliquota sale da 50.000 a 55.000 euro di reddito per il 2027. 

    Platea potenziale oltre la soglia: può arrivare fino a 3,3 milioni di contribuenti. Resta l’esenzione per gli agricoltori

    Dopo gli interventi sul cuneo fiscale, il passaggio da quattro a tre aliquote con l’accorpamento del primo scaglione fino a 28.000 euro e la riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33%, arriva ora l’ampliamento del secondo scaglione Irpef

    In questo modo l’aliquota più alta scatterà solo al superamento dei 55.000 euro di reddito.

    La platea potenziale potrebbe arrivare quindi addirittura a 3,3 milioni di soggetti

    La premier ha sottolineato che se avessimo potuto avremmo fatto ancora di più, ma è un provvedimento che va letto con quelli già fatti precedentemente. Quando ci siamo insediati, chi aveva un reddito di 55mila euro pagava un’Irpef di 16.550 euro, al netto delle possibili detrazioni da lavoro dipendente o pensione, oggi paga 15.350 all’anno.

    DDL di Bilancio 2027: la conferenza stampa della Meloni

    La Meloni ha dichiarato: Il Consiglio dei Ministri ha approvato la Legge di Bilancio per il 2027. È la quinta di questo Governo, è una Legge di Bilancio che vale complessivamente circa 26 miliardi di euro. (…)

    Con questa Legge di Bilancio confermiamo tutti i provvedimenti inseriti nella precedente Manovra che sarebbero terminati alla fine di quest'anno. Quindi, un pacchetto di misure che già da solo vale circa 9 miliardi di euro, tra queste: il credito d'imposta per gli investimenti nella ZES Unica del Mezzogiorno, la tassazione all'1% dei premi di produttività, il bonus per le mamme lavoratrici, la super-deduzione del costo del lavoro al 120%, cioè il famoso “più assumi meno paghi”. Misure su pesca e agricoltura: l'azzeramento dell'IRPEF per gli agricoltori, le agevolazioni per il gasolio agricolo – anche qui misura che da sola vale circa un miliardo -, lo stanziamento di agricoltura 4.0, c'è anche il trattamento sostitutivo della retribuzione per i pescatori. Confermiamo la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali, misura che premia la contrattazione collettiva, che è stata fortemente richiesta dai sindacati e ovviamente dalle parti sociali. È un provvedimento che in questi anni ha incentivato il rinnovo dei contratti per oltre 4 milioni e 250 mila lavoratori, quindi circa mezzo milione in più rispetto alle stime iniziali. È segno che la misura chiaramente funziona e ha una efficacia. Abbiamo deciso di prorogarla perché sapete quanto teniamo al tema dell'aumento dei salari. 

    Quindi, con questa Legge di Bilancio, non togliamo nulla di quello che abbiamo fatto fino ad ora e aggiungiamo nuovi provvedimenti che quindi si sommano a quelli precedenti. Quali sono questi provvedimenti?

    Partiamo dal tema dell'IRPEF. Voi sapete che con le manovre precedenti avevamo reso strutturale il taglio del cuneo fiscale per i redditi medio-bassi, poi accorpato i due scaglioni IRPEF, poi abbassato l'aliquota tra 28.000 e 50.000 euro al 33%; misure con le quali complessivamente questo Governo ha scelto di far rinunciare allo Stato a circa 21 miliardi di euro, che con i Governi precedenti lo Stato introitava, e che invece ora rimangono nelle tasche dei cittadini. Con questa Manovra facciamo un altro passo in avanti e quindi alziamo la soglia del secondo scaglione di IRPEF, quella al 33%, fino a 55 mila euro. Si traduce in un beneficio massimo di circa 500 euro l'anno. Chiaramente qualcuno potrebbe dire che è ancora poco; se avessimo potuto, avremmo fatto ancora di più. Però anche qui, insisto, è un provvedimento che va letto insieme a quelli che abbiamo già fatto precedentemente: per capirci, quando noi ci siamo insediati chi aveva un reddito di 55 mila euro pagava un IRPEF di 16.550 euro, al netto delle possibili detrazioni da lavoro dipendente o da pensione, oggi paga circa 15.350 euro l'anno. Corrisponde a un beneficio netto annuale di 1.200 euro e quindi a un beneficio mensile di circa 100 euro, al netto chiaramente poi della detassazione dei premi di produttività che può valere da sola oltre 1.000 euro l'anno, l'intervento sui fringe benefit che da solo può valere anche altri 1.000 euro l'anno, l'esclusione della prima casa fino a una determinata soglia dal calcolo dell'ISEE, il potenziamento dell'assegno unico per i figli, e tutto quello che conosciamo. 

    Sempre in materia di tassazione IRPEF interveniamo anche sul regime forfettario degli autonomi, altra misura alla quale sapete che teniamo molto, fu uno dei nostri primi provvedimenti. Alziamo la soglia per accedere al regime da 85 a 100.000 euro. Per quello che riguarda il regime di esenzione IVA abbiamo un anno per negoziare con la Commissione europea, perché lì serve un'autorizzazione dalla Commissione europea.

    Rendiamo strutturale il bollo auto, secondo come lo avevamo licenziato in uno degli ultimi Consigli dei Ministri. Quindi niente bollo auto sulle auto di piccola e media potenza fino a 80 kilowatt e sulle moto – parliamo di circa, lo abbiamo già detto, il 70% dei veicoli in circolazione. In molti avevano tentato di sminuire questa misura, sostenendo che fosse una mancetta elettorale anche perché valeva solo per il 2027, verranno smentiti perché troveranno nero su bianco quello che avevamo ampiamente detto, e cioè che la misura è strutturale e definitiva – almeno fino a quando governa il centrodestra, perché al centrosinistra abbiamo scoperto che il bollo piace e quindi non possiamo dire per gli altri.

    Sempre a proposito di auto – nota che si potrebbe definire di colore -, introduciamo la possibilità per chi se ne vorrà avvalere di avere delle targhe personalizzate, cioè ci si potrà più o meno sbizzarrire come si ritiene, ovviamente sostenendo un costo e qualcosa mi dice che la creatività degli italiani qui potrebbe farsi vedere. 

    In questa Manovra, abbiamo destinato un capitolo specifico ai giovani. Queste settimane noi abbiamo visto scendere in piazza tanti ragazzi. Abbiamo anche assistito a inaccettabili immagini di violenza, di devastazione. Voglio essere chiara: noi non diamo risposte a chi sfascia le vetrine, noi vogliamo dare risposte ai tanti ragazzi che vogliono dimostrare il loro talento, che vogliono studiare, che vogliono lavorare, che vogliono poter affittare una casa, in una Nazione che troppo spesso si dimentica di loro nei fatti, salvo poi magari strumentalizzarli quando serve a scopo politico. E quindi qui c'è un pacchetto di misure.

    Punto primo, salario. Introduciamo un premio per i giovani lavoratori under 30: 2.500 euro tassati all'1%, che si possono ricevere tanto in 12 mensilità quanto in un'unica soluzione. Vogliamo che un ragazzo che inizi a lavorare in Italia senta che questa Nazione vuole spronarlo, e vogliamo fare tutto quello che possiamo perché i ragazzi italiani non ritengano che per costruirsi un futuro bisogna fare le valigie e andarsene da questa Nazione.

    Punto secondo, casa. L'aumento degli affitti lo sapete è un problema che affligge tutta l'Europa. Da Parigi ad Amsterdam, trovare una casa a prezzo sostenibile è diventato molto difficile, soprattutto per i giovani, soprattutto per chi lavora nelle grandi città. L’Italia non fa eccezione ed è la ragione per la quale abbiamo dato vita al  Piano Casa, come sapete, con l’obiettivo di liberare 100 mila alloggi sia di edilizia residenziale sociale, sia di edilizia a canone agevolato, nei prossimi dieci anni ma, per l'appunto, ci vuole tempo, perché il Piano è immaginato per durare dieci anni e qui delle risposte servono subito. Quindi la misura che c'è nella Legge di Bilancio prevede che, sugli affitti a canone concordato, l'aliquota della cedolare secca scende dal 10% al 5%, ma per chi affitta a canone concordato a un giovane fino a 35 anni la cedolare secca è all'1%. Significa che per il proprietario converrà affittare a un canone calmierato e converrà molto affittare a canone calmierato a un giovane, piuttosto che affittare a normale prezzo di mercato o piuttosto che tenere la casa, come vediamo spesso accadere, sfitta, non utilizzata o magari affittarla in nero. Quindi più case sul mercato, affitti più bassi e più giovani che possono uscire di casa e costruirsi una vita. 

    Per la prima volta estendiamo la cedolare secca anche agli immobili commerciali: per un negozio, una bottega, un'attività di vicinato, che sono per noi preziosissime. Sapete meglio di me che l'affitto è spesso la prima voce di costo; aiutare anche qui chi affitta, vuol dire aiutare a tenere aperte le serrande, tenere vivi i nostri centri storici, i nostri quartieri.

    Punto terzo, tornando ai giovani, abbiamo deciso di utilizzare una parte delle risorse della National Escape Clause, la parte energetica, per dotare tutte le scuole italiane di climatizzatori e pompe di calore, rendere così più vivibili le nostre aule. È una richiesta che, come sapete, arriva dalle famiglie, dagli insegnanti, dai ragazzi. È una questione oggettivamente di civiltà: nessuno dovrebbe studiare al freddo e a 35 gradi a giugno, e se in passato, invece di dedicare le risorse a comprare degli utilissimi banchi a rotelle, ci si fosse occupati anche di questo, oggi staremmo meglio.
    Ma con le risorse della NEC Energia finanziamo anche l'efficientamento energetico delle Università e quello degli ospedali. Sono misure che sono operative immediatamente, cioè dal 2027, che è l'anno però in cui si devono fare i bandi, e quindi le risorse vengono erogate a partire dal 2028.

    (…) 

    Il Sud. La Zes Unica per il Sud viene confermata. Cresce ancora: lo stanziamento sale a 2,4 miliardi. È una misura che, come sapete, sta dando ottimi risultati e vogliamo continuare a rafforzarla. 

    Energia e imprese. Ci siamo su questo impegnati: confermiamo l'Energy Release per le imprese energivore, introduciamo un nuovo Energy Release specificamente dedicato alle piccole e medie imprese, lo finanziamo con un miliardo di euro. Si tratta di una misura che può ridurre sensibilmente il costo dell'energia per queste aziende; quindi, chiaramente, energia a prezzi più sostenibili per chi tiene in piedi il nostro tessuto produttivo.

    E poi la sanità. Anche questa Legge di Bilancio, come tutte le precedenti, stanzia risorse importanti per aumentare la dotazione del Fondo sanitario nazionale. Aumentiamo il Fondo di 3,4 miliardi, portandolo a 146,3 miliardi nel 2027, quindi un altro record. Dopodiché, una quota di questo aumento viene vincolata al rafforzamento degli stipendi dei medici di pronto soccorso, che sono la prima linea e il luogo dove i cittadini misurano ogni giorno la risposta della sanità pubblica.

    E non è tutto, c'è un'altra misura alla quale pure teniamo molto. Introduciamo con questa Legge di Bilancio un voucher sociale di 300 euro per gli italiani over 75 con una pensione fino a 28 mila euro l'anno. Parliamo di 5 milioni e mezzo di persone. Il costo complessivo del provvedimento è di 1,6 miliardi di euro. Il voucher può essere utilizzato per spese sanitarie che non sono coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, per la spesa farmaceutica, per le visite specialistiche. Quindi sono un aiuto concreto, ma sono anche un modo per dire a milioni di anziani che non sono soli. Chiaramente anche queste sono risorse per la sanità. Quindi, tra i 3,4 miliardi di euro che mettiamo nel Fondo sanitario nazionale e 1,6 miliardi che costa questa misura, parliamo di 5 miliardi di euro in questa manovra spesi per la salute dei cittadini. 

    Infine, sulla Previdenza, c'è un Fondo da 850 milioni di euro con i quali rafforziamo i meccanismi di flessibilità in uscita per chi va in pensione col sistema contributivo. Poi, nel dettaglio, bisognerà lavorare e lavoreremo soprattutto durante il dibattito parlamentare. 

    (…)

  • Bonus fiscali e crediti d'imposta

    Tax credit librerie 2026: ultimi giorni per le domande

    Dal 14 settembre e fino al 30 ottobre è possibile inviare le domande per il tax credit librerie sulla piattaforma del Direzione generale Biblioteche e diritti d'autore.

    Si comunica che è possibile presentare domanda per l'anno 2026, per il riconoscimento del credito di imposta in conformità al decreto interministeriale repertorio n 215 del 24/4/2018, riferita ai dati economici dell'anno 2025, dalle ore 12:00 del 14 settembre 2026 fino al 30 ottobre 2026 alle ore 12:00, esclusivamente mediante questo portale:

    Si precisa che la dotazione finanziaria complessiva della procedura ammonta anche per il 2026 a ‪euro 8.250.000.

    Tax credit librerie 2025: domande entro il 31 ottobre

    A partire dalle ore 12 del 14 settembre 2026 è possibile presentare esclusivamente online le domande per il riconoscimento del credito d’imposta relativo al Tax Credit Librerie.

    Con l'occasione si avvisa che anche per l'anno in corso nella domanda dovrà essere specificata la dimensione dell'impresa (micro, piccola, media, grande).

    Si segnala inoltre che gli utenti che hanno presentato istanza o effettuato l'accesso al portale nell'anno precedente, devono comunque effettuare una nuova registrazione a partire dalla data suindicata.

    Per ogni dettaglio è possibile consultare la guida alla compilazione della domanda.

    Si fa presente che la guida, che ha il solo scopo esemplificativo, potrebbe lievemente differire, nella forma grafica e in alcune denominazioni, dalla release attualmente online.

    Eventuali richieste di informazioni potranno essere indirizzate a taxcreditlibrerie@cultura.gov.it

  • Antiriciclaggio

    Titolare effettivo: dal 10.07.2027 nuovi formati UE per comunicare i dati al Registro

    Nuove regole europee per la comunicazione dei dati sulla titolarità effettiva: il Regolamento UE 2026/2354 stabilisce informazioni obbligatorie, formati standardizzati e controlli per l'accettazione delle comunicazioni.

    Dal 10 luglio 2027 entreranno in applicazione le nuove disposizioni europee sui formati da utilizzare per comunicare le informazioni relative ai titolari effettivi ai registri centrali degli Stati membri.

    Le novità sono contenute nel Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2354 della Commissione del 16 ottobre 2026, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea del 22 ottobre 2026.

    Il provvedimento dà attuazione all'articolo 10, paragrafo 6, della direttiva (UE) 2024/1640, nell'ambito del nuovo quadro europeo antiriciclaggio, e punta a rendere più omogenee, complete e interoperabili le informazioni contenute nei registri nazionali.

    Vediamo quali dati dovranno essere comunicati e quali sono le principali novità per società e altri soggetti interessati.

    Titolare effettivo: quali informazioni devono essere trasmesse

    L'articolo 1 del regolamento individua i formati per comunicare i dati identificativi delle persone fisiche individuate come titolari effettivi.

    Tra le informazioni previste figurano:

    • nome e cognome completi;
    • luogo e data di nascita;
    • indirizzo e Paese di residenza;
    • cittadinanza o cittadinanze;
    • tipo, numero e Paese di rilascio del documento di identità.

    Accanto ai dati anagrafici occorre indicare la natura e la portata dell'interesse beneficiario, precisando se la proprietà sia diretta o indiretta.

    Per le società, la percentuale di partecipazione deve poter essere espressa con due cifre decimali.

    Il regolamento distingue inoltre diverse modalità di esercizio del controllo, tra cui diritti di voto, poteri di nomina, diritti di veto, accordi fiduciari e rapporti familiari.

    È prevista anche l'indicazione della data dalla quale il soggetto detiene l'interesse beneficiario.

    Società con partecipazioni indirette: come rappresentare la catena di controllo

    Una delle novità più rilevanti riguarda le strutture proprietarie complesse, nelle quali la titolarità effettiva è riconducibile a partecipazioni detenute attraverso più società o istituti giuridici.

    L'articolo 2 e l'allegato I prevedono che le informazioni sull'assetto proprietario e di controllo siano trasmesse mediante dati strutturati oppure attraverso il caricamento di un file.

    La rappresentazione grafica della struttura, o organigramma, deve consentire di individuare:

    • società e altri soggetti coinvolti;
    • eventuali rapporti fiduciari;
    • collegamenti diretti e indiretti;
    • percentuali di partecipazione;
    • persone fisiche che esercitano il controllo finale.

    L'obiettivo è rendere ricostruibile l'intera catena proprietaria, anche quando comprende più livelli societari.

    Trust e istituti giuridici: informazioni sul patrimonio e sui beneficiari

    Specifiche disposizioni, contenute nell'articolo 3, riguardano i trust e gli istituti giuridici affini.

    Le informazioni comprendono l'identificativo dell'istituto, gli atti costitutivi o equivalenti, il diritto applicabile, l'eventuale revocabilità e le finalità perseguite.

    È inoltre prevista una classificazione del valore delle attività detenute o amministrate attraverso fasce patrimoniali, da importi inferiori a 1.000 euro fino a valori superiori a 50 milioni di euro.

    Per i beneficiari, i formati distinguono i soggetti identificabili individualmente dalle classi di beneficiari non ancora identificabili singolarmente.

    Comunicazioni al Registro: controlli sui dati e decorrenza

    L'articolo 5 introduce una lista minima di controllo che gli organismi responsabili dei registri centrali devono rispettare prima di accettare le informazioni trasmesse.

    La comunicazione deve contenere i dati personali del titolare effettivo e quelli necessari a individuare la natura e la portata del suo interesse beneficiario.

    Per società e istituti giuridici sono richiesti anche i dati identificativi di base e, nei casi previsti, quelli relativi alla struttura proprietaria.

    Gli allegati tecnici stabiliscono inoltre regole uniformi di compilazione: le date devono seguire il formato aaaa-mm-gg, mentre gli indirizzi devono rispettare campi standardizzati.

    Le nuove disposizioni si applicano dal 10 luglio 2027, come stabilito dall'articolo 6.

    Per le registrazioni già effettuate prima di tale data non è previsto un adeguamento immediato e generalizzato ai nuovi formati; gli Stati membri potranno tuttavia richiederne l'utilizzo in occasione dei successivi aggiornamenti.

    Il regolamento disciplina quindi le modalità tecniche della comunicazione, senza introdurre autonomamente un nuovo termine generalizzato per la presentazione delle dichiarazioni in Italia.

  • Contenzioso Tributario

    Accertamento fiscale alla Srl: l’amministratore di fatto non può impugnarlo

    La Cassazione, con l’ordinanza n. 25997/2026, chiarisce che la semplice notifica dell’avviso di accertamento non attribuisce il diritto di ricorso se la pretesa tributaria riguarda esclusivamente la società.

    L’amministratore di fatto di una Srl non è legittimato a impugnare un avviso di accertamento intestato alla società, anche quando l’atto gli sia stato notificato personalmente. 

    Per presentare ricorso non basta infatti essere destinatari della notifica: occorre che dall’accertamento derivi una pretesa tributaria direttamente riferibile al soggetto che agisce in giudizio.

    È quanto stabilito dalla Corte di cassazione con l’ordinanza n. 25997 del 30 settembre 2026, che ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ribadendo la distinzione tra il destinatario materiale della notificazione e il soggetto effettivamente obbligato nei confronti del Fisco.

    Per la Cassazione la legittimazione all'impugnazione dell'atto impositivo non discende dalla mera circostanza materiale della sua notificazione, ma postula che il ricorrente sia destinatario della pretesa tributaria in esso recata.

    Accertamento alla Srl: il caso esaminato dalla Cassazione

    La controversia trae origine da un avviso di accertamento relativo al periodo d’imposta 2007, emesso dall’Agenzia delle Entrate di Caserta nei confronti di una Srl in liquidazione.

    A seguito di una verifica della Guardia di finanza, l’Amministrazione finanziaria aveva accertato maggiori imponibili ai fini IRES e IRAP, oltre a ricavi non dichiarati rilevanti ai fini IVA, procedendo al recupero delle imposte e all’irrogazione delle relative sanzioni.

    L’avviso era stato notificato anche a una persona fisica indicata come amministratore di fatto della società.

    Quest’ultima aveva impugnato l’atto davanti alla Commissione tributaria provinciale di Caserta, contestando, tra l’altro, la decadenza dell’ufficio dal potere di accertamento e l’attribuzione della qualifica di amministratore di fatto.

    La Ctp aveva accolto il ricorso, ritenendo tardiva la notifica dell’accertamento.

    Successivamente, la Commissione tributaria regionale, con sentenza n. 7841/2019, aveva parzialmente riformato la decisione, riconoscendo la tempestività dell’accertamento soltanto per alcuni rilievi.

    L’Agenzia delle Entrate aveva quindi presentato ricorso in Cassazione, contestando preliminarmente la legittimazione dell’amministratore di fatto a impugnare un atto rivolto esclusivamente alla società.

    Amministratore di fatto: quando può impugnare l’accertamento?

    La Suprema Corte ha accolto la posizione dell’Amministrazione finanziaria.

    Secondo i giudici, la legittimazione a impugnare un atto impositivo non deriva dalla semplice circostanza che l’avviso sia stato notificato a una determinata persona, ma richiede che questa sia effettivamente destinataria della pretesa fiscale.

    Per stabilire chi possa proporre ricorso occorre quindi esaminare il contenuto dell’accertamento e verificare quali effetti esso produca direttamente nella sfera giuridica del ricorrente.

    La Cassazione richiama, in particolare, i precedenti orientamenti espressi con le pronunce n. 26702/2022 e n. 12864/2025.

    La rappresentanza legale e processuale della società spetta agli amministratori formalmente investiti di tale potere, fatti salvi i presupposti residuali previsti dall’articolo 62 del Dpr n. 600/1973.

    Di conseguenza, la sola qualifica di amministratore di fatto non consente di agire in giudizio per contestare un debito tributario della società.

    La notifica dell’avviso non attribuisce automaticamente il diritto di ricorso

    Nel caso esaminato, l’avviso di accertamento riguardava esclusivamente la Srl.

    Non era stata formulata alcuna pretesa tributaria direttamente nei confronti dell’amministratore di fatto, né gli era stata attribuita un’obbligazione solidale o una sanzione personale.

    La semplice indicazione del suo nominativo nell’atto e la successiva notificazione non erano quindi sufficienti a renderlo destinatario della pretesa fiscale.

    La Corte ha inoltre chiarito che neppure l'eventuale erronea attribuzione della qualifica di amministratore di fatto può giustificare autonomamente il ricorso.

    L’interesse ad agire, ai sensi dell’articolo 100 del Codice di procedura civile, deve infatti corrispondere a un’utilità concreta derivante dalla decisione del giudice.

    Non è sufficiente chiedere l’annullamento dell’atto soltanto per contestare una qualifica attribuita dall’Amministrazione finanziaria, quando tale indicazione non determina conseguenze giuridiche immediatamente pregiudizievoli per l’interessato.

    La decisione: ricorso inammissibile e sentenza cassata senza rinvio

    Alla luce di questi principi, la Cassazione ha ritenuto erronea la decisione dei giudici tributari che avevano riconosciuto all’amministratore di fatto la possibilità di contestare l’accertamento.

    La Corte ha quindi accolto il primo motivo del ricorso dell’Agenzia delle Entrate, dichiarando assorbite le ulteriori questioni relative all’accertamento e al ricorso incidentale.

    La sentenza della CTR è stata cassata senza rinvio ed è stato dichiarato inammissibile il ricorso originario.

    L’amministratore di fatto è stato inoltre condannato al pagamento delle spese dei tre gradi di giudizio oltre alle spese prenotate a debito.

    La pronuncia conferma dunque che, nel contenzioso tributario, la possibilità di impugnare un avviso di accertamento dipende dalla titolarità della posizione giuridica direttamente interessata dalla pretesa fiscale, non dalla sola ricezione dell’atto.

  • PRIMO PIANO

    Pacchi extra UE: dal 1° novembre tassa di 2 euro, istruzioni ADM

    Dal 1° novembre 2026 entra in applicazione in tutta l'Unione europea un nuovo contributo doganale di 2 euro per articolo sulle vendite a distanza di beni importati.

    La Commissione europea pubblica una guida aggiornata che chiarisce le modalità di applicazione e il rapporto con il dazio temporaneo di 3 euro. In Italia, invece, il contributo nazionale di 2 euro per spedizione è stato rinviato al 1° dicembre.

    La Commissione europea, Direzione generale Fiscalità e Unione doganale (DG TAXUD), ha pubblicato il 7 ottobre 2026 la guida aggiornata The temporary EUR 3 customs duty and the Union handling fee – Guidance for Member States and Trade, nella versione del 5 ottobre 2026.

    Il documento fornisce indicazioni agli Stati membri e agli operatori economici sull'applicazione del dazio temporaneo di 3 euro, in vigore dal 1° luglio 2026, e della nuova tassa di gestione dell'Unione (Union Handling Fee – UHF) di 2 euro, applicabile dal 1° novembre 2026.

    La guida affronta, tra l'altro, l'individuazione delle merci soggette ai prelievi, il calcolo degli importi, gli obblighi dei dichiaranti doganali, le garanzie, i rimborsi e il trattamento IVA.

    Perché è stato introdotto il dazio di 3 euro

    La nuova disciplina nasce dalla riforma doganale europea sul commercio elettronico.

    Con il regolamento (UE) 2026/382 dell'11 febbraio 2026 è stata eliminata la precedente franchigia dai dazi doganali per le spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, prevista dagli articoli 23 e 24 del regolamento (CE) n. 1186/2009.

    In sostituzione, dal 1° luglio 2026 è stato introdotto un dazio temporaneo di 3 euro per articolo doganale, applicabile fino al 1° luglio 2028 alle spedizioni fino a 150 euro rientranti nelle condizioni previste dalla normativa.

    La misura riguarda, in particolare, le importazioni effettuate con il regime IOSS e determinate spedizioni postali, comprese quelle dichiarate attraverso regimi IVA alternativi.

    Nuova tassa europea di 2 euro: a cosa si applica in vigore dal 1 novembre

    L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con l’avviso del 23 ottobre 2026, ha fornito le prime indicazioni operative sull’applicazione della Union Handling Fee (UHF) e sull’introduzione degli identificativi di prodotto (PID) per le vendite a distanza di beni importati. Le nuove disposizioni si applicano dal 1° novembre 2026.

    Union Handling Fee: importo e ambito di applicazione

    Dal 1° novembre 2026 entra in vigore la Union Handling Fee (UHF), una tassa a importo fisso istituita dall’articolo 20 del nuovo Codice Doganale dell’Unione (nCDU), applicabile alle merci immesse in libera pratica nell’ambito delle vendite a distanza.

    L’importo, stabilito dalla Commissione europea in 2 euro per articolo, è indipendente dal valore della merce e riguarda sia le spedizioni di valore non superiore a 150 euro sia quelle di valore superiore. La misura è stata definita dal Regolamento UE n. 2026/2152 del 21 ottobre 2026, pubblicato il giorno successivo.

    La UHF costituisce una risorsa propria destinata a coprire i costi delle verifiche dei dati, dell’analisi dei rischi, delle infrastrutture informatiche e doganali e dei controlli, compresi i servizi dell’Autorità doganale dell’Unione europea.

    Chi è tenuto al pagamento

    Secondo l’articolo 20.5 del nuovo Codice Doganale dell’Unione, il pagamento della UHF è a carico del debitore dell’obbligazione doganale all’importazione. Qualora tale obbligazione non sorga, il pagamento compete al soggetto che ne sarebbe stato debitore.

    L’avviso precisa che il debitore principale è il dichiarante, individuato secondo un ordine gerarchico tra il titolare IOSS (o il suo rappresentato), il soggetto aderente agli Special Arrangements (o il suo rappresentante) e il rappresentante doganale indiretto.

    Per gli aspetti non espressamente disciplinati dall’articolo 20 si applicano, con i necessari adattamenti, le disposizioni relative all’obbligazione doganale.

    A differenza del dazio temporaneo di 3 euro, applicato secondo le regole in vigore dal 1° luglio 2026, la UHF ha carattere permanente, non prevede scadenze temporali e non è rimborsabile. L'importo è inoltre imponibile ai fini IVA.

    Le modifiche alle procedure doganali

    Per consentire l’applicazione della tassa nei sistemi dichiarativi nazionali, la Commissione ha previsto modifiche al Regolamento di esecuzione UE 2015/2447.

    Le novità riguardano, in particolare:

    La garanzia globale per i soggetti AEO: possibilità di riduzione al 30% dell’importo di riferimento della garanzia globale (CGU) relativa alle merci vendute a distanza.

    L’introduzione del codice F00: da utilizzare nel campo DE 14 03 039 000 “Tax Type” per identificare la UHF nei sistemi contabili e informatici doganali.

    Identificativi di prodotto obbligatori dal 1° novembre

    Sempre dal 1° novembre 2026 diventa obbligatorio l’utilizzo dei Product Identifiers (PID), finalizzati a rafforzare l’analisi dei rischi e i controlli sulle merci commercializzate attraverso vendite a distanza.

    L’Agenzia richiama l’introduzione dei nuovi codici documento C127, C128, C129 e Y081, da utilizzare a livello di articolo tra i documenti di supporto (supporting document).

    Per gli ulteriori dettagli operativi e dichiarativi, l’avviso rinvia ai documenti di orientamento della DG TAXUD e alla sezione Toolbox.

    La Commissione ha chiarito che il termine articolo (item) non coincide necessariamente con il singolo prodotto fisico contenuto nel pacco.

    Ai fini del calcolo rileva la voce merceologica della dichiarazione doganale, individuata in base alla classificazione tariffaria, alla descrizione e, quando richiesto, all'origine delle merci.

    In pratica, il dazio di 3 euro e la tassa di 2 euro vengono applicati per ciascuna riga della dichiarazione doganale, secondo le regole illustrate nella guida.

    Ad esempio, una spedizione del valore di 100 euro contenente due voci merceologiche soggette a entrambi i prelievi comporta 6 euro di dazio temporaneo e 4 euro di UHF, per un totale di 10 euro.

    Dal 1° novembre, inoltre, per le operazioni interessate, i dichiaranti devono utilizzare il codice TARIC Y126 nelle dichiarazioni H1, H6 e H7, che attiva l'applicazione della tassa UHF.

    Sempre dalla stessa data diventano obbligatori specifici identificativi dei prodotti (PID) per le vendite a distanza di beni importati in spedizioni fino a 150 euro.

    In Italia il contributo nazionale di 2 euro slitta al 1° dicembre

    Occorre distinguere la nuova tassa europea dal contributo nazionale introdotto dalla legge di Bilancio 2026.

    L'articolo 1, commi 126-128, della legge n. 199/2025 ha previsto un contributo amministrativo di 2 euro per ciascuna spedizione proveniente da Paesi extra-UE, di valore dichiarato non superiore a 150 euro.

    L'articolo 4 del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162 ne ha differito l'applicazione dal 1° ottobre al 1° dicembre 2026.

    Il rinvio è stato confermato dall'Agenzia delle Dogane con il comunicato del 23 settembre 2026.

    Si tratta dunque di due contributi distinti: quello europeo è calcolato per articolo doganale, mentre quello italiano è previsto per spedizione.

    Rimane da chiarire la compatibilità dell'eventuale cumulo dei due contributi, considerando che l'articolo 20, paragrafo 9, del nuovo Codice doganale consente agli Stati membri di applicare oneri nazionali per servizi specifici diversi da quelli già coperti dalla tassa europea.

    Dazio di 3 euro e contributi di 2 euro: tutte le differenze

    Caratteristica Dazio UE di 3 € Tassa UE di 2 € (UHF) Contributo italiano di 2 €
    Normativa Reg. UE 2026/382 Reg. UE 2026/2108, art. 20 Legge 199/2025, commi 126-128
    Decorrenza 1° luglio 2026 1° novembre 2026 1° dicembre 2026
    Ambito territoriale Tutta l'UE Tutta l'UE Italia
    Importo 3 € 2 € 2 €
    Calcolo Per articolo doganale Per articolo doganale Per spedizione
    Soglia di valore Fino a 150 € Nessuna soglia di 150 € Fino a 150 €
    Durata Temporaneo, fino al 1° luglio 2028 Permanente Non prevista una scadenza
    Finalità Prelievo doganale sulle importazioni interessate Copertura dei servizi doganali UE Copertura delle spese amministrative doganali nazionali

    Attenzione: le tre misure non devono essere considerate automaticamente cumulabili si atttendono chiarimenti in merito

    Per la tassa che scatta dal 1 novembre la guida della Commissione precisa che:

    La tassa di gestione dell'Unione (Union Handling Fee – UHF) è prevista dall'articolo 20 del nuovo Codice doganale dell'Unione, regolamento (UE) 2026/2108.

    L'importo di 2 euro è stabilito da un apposito regolamento delegato della Commissione.

    La tassa si applica dal decimo giorno successivo all'entrata in vigore del regolamento delegato.

    La data di applicazione prevista è il 1° novembre 2026.