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Contributi impianti natatori 2026: domande fino al 9 novembre, requisiti e importi
Al via le domande per i contributi a fondo perduto destinati alle associazioni e società sportive dilettantistiche che gestiscono impianti natatori.
Il Dipartimento per lo Sport ha pubblicato l'avviso datato 8 ottobre che disciplina l'accesso alle risorse stanziate per il 2026, pari complessivamente a 4,4 milioni di euro.
Le richieste possono essere presentate dalle ore 12 del 9 ottobre fino alle ore 12 del 9 novembre 2026, attraverso l'apposita piattaforma informatica. Il contributo ordinario varia da 25mila a 60mila euro, in base alle caratteristiche degli impianti, con ulteriori maggiorazioni nei casi previsti dall'avviso.
La misura è prevista dall'articolo 1, comma 252, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, che ha incrementato il Fondo unico per il sostegno al potenziamento del movimento sportivo italiano per sostenere i gestori di impianti natatori, particolarmente colpiti dalle misure emergenziali e dall'aumento dei costi per l'approvvigionamento energetico.
I criteri e le modalità di accesso al contributo sono stati individuati con il decreto del Ministro per lo Sport e i Giovani, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, dell'8 maggio 2026.
Chi può richiedere i contributi per gli impianti natatori
Possono presentare domanda le associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e le società sportive dilettantistiche (SSD) che soddisfano tutti i requisiti indicati nell'avviso.
In particolare, i richiedenti devono:
- essere iscritti al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD) alla data del 31 dicembre 2025.
- essere in regola con l'affiliazione presso Federazioni sportive, Enti di promozione sportiva o Discipline sportive riconosciute dal CONI o dal CIP.
- avere come oggetto sociale la gestione di impianti destinati allo svolgimento dell'attività natatoria.
- disporre di un titolo giuridico che legittimi la gestione esclusiva dell'impianto, come proprietà, contratto di affitto o concessione amministrativa.
- gestire un impianto natatorio con le caratteristiche tecniche previste dall'avviso.
- avere almeno 30 tesserati presso Federazioni sportive, Discipline sportive o Enti di promozione sportiva alla data dell'8 maggio 2026.
Quali piscine sono ammesse al contributo
L'avviso distingue tra piscine coperte o convertibili e piscine scoperte riscaldate.
Per le piscine coperte o convertibili, ossia scopribili e copribili con modalità certificata, sono richieste una lunghezza minima della vasca di 20 metri e una superficie di almeno 150 metri quadrati.
Per le piscine scoperte, invece, è necessario che la vasca sia dotata di un impianto di riscaldamento, abbia una lunghezza minima di 25 metri e una superficie di almeno 400 metri quadrati.
In quest'ultimo caso è inoltre richiesto che nell'impianto si sia svolta almeno una competizione di un campionato nazionale, in una disciplina e distanza olimpica, riconosciuta e certificata dalla Federazione sportiva nazionale competente, tra il 1° gennaio 2023 e l'8 maggio 2026.
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Quanto spetta: contributi da 25mila a 60mila euro
L'importo del contributo è determinato sulla base della tipologia e della superficie della piscina.
Tipologia di impianto Contributo Piscina coperta o convertibile da 150 a 249 mq 25.000 euro Piscina coperta o convertibile da 250 a 399 mq 40.000 euro Piscina coperta o convertibile con superficie superiore a 399 mq 60.000 euro Piscina scoperta riscaldata in possesso dei requisiti previsti 60.000 euro Le maggiorazioni previste dall'avviso
Oltre agli importi ordinari, il Dipartimento per lo Sport prevede ulteriori contributi per specifiche categorie di beneficiari.
Ai soggetti che gestiscono più di un impianto natatorio, dotato di vasca coperta di almeno 250 metri quadrati e situato in sedi o località differenti, è riconosciuto un contributo aggiuntivo pari al 50% degli importi previsti per le fasce da 40mila e 60mila euro.
Un ulteriore contributo, pari a quello ordinariamente previsto per la tipologia di impianto, è riconosciuto alle associazioni e società sportive con atleti tesserati nelle discipline olimpiche basate sul nuoto e sull'utilizzo delle piscine, che abbiano partecipato, nel periodo indicato dall'avviso, a Giochi Olimpici, Giochi Paralimpici, Campionati del Mondo o Campionati Italiani Giovanili o Assoluti.
L'avviso precisa che gli importi potranno essere proporzionalmente ridotti o aumentati in relazione al numero delle domande pervenute, nel rispetto delle risorse complessivamente disponibili.
Come presentare domanda entro il 9 novembre 2026
Le domande devono essere trasmesse esclusivamente attraverso la piattaforma informatica del Dipartimento per lo Sport, disponibile all'indirizzo:
- https://avvisibandi.sport.governo.it/ e
- e la procedura è aperta dalle ore 12.00 del 9 ottobre 2026 e fino alle ore 12.00 del 9 novembre 2026.
Le richieste presentate oltre il termine previsto saranno considerate inammissibili.
I soggetti interessati devono compilare tutti i campi richiesti dalla piattaforma. Le istruzioni operative relative alle procedure informatiche saranno pubblicate sul sito istituzionale del Dipartimento per lo Sport.
L'avviso specifica che il corretto inserimento dei dati è responsabilità esclusiva del richiedente. Eventuali inesattezze o discordanze riscontrate durante le verifiche possono determinare l'esclusione dalla procedura.
Quali documenti allegare alla domanda
Per accedere al contributo è necessario allegare alla domanda, a pena di inammissibilità, i seguenti documenti:
- Statuto dell'associazione o della società sportiva richiedente.
- Dichiarazione asseverata da un professionista abilitato relativa alle dimensioni della vasca o delle vasche per le quali si richiede il contributo.
- Atto giuridico che attesta la gestione dell'impianto, come contratto di locazione o affitto, atto di concessione, contratto di affitto d'azienda oppure atto di proprietà, in corso di validità e debitamente registrato presso l'Agenzia delle Entrate secondo le disposizioni del DPR 131/1986.
Il Dipartimento per lo Sport svolgerà l'istruttoria amministrativa per verificare il possesso dei requisiti, previa verifica da parte delle rispettive Federazioni sportive, Discipline sportive ed Enti di promozione sportiva attraverso la piattaforma.
Non saranno ammesse le domande presentate oltre la scadenza, prive degli allegati obbligatori, presentate da soggetti non ammissibili oppure non validate dagli organismi sportivi competenti.
Come saranno erogati i contributi
Il Dipartimento per lo Sport provvederà all'erogazione delle risorse ai beneficiari in possesso dei requisiti attraverso bonifico bancario, per il tramite della Banca Nazionale del Lavoro.
Il pagamento avverrà su un conto corrente indicato dal beneficiario e intestato allo stesso.
Il Dipartimento potrà inoltre effettuare controlli, anche a campione, per verificare la veridicità delle dichiarazioni presentate.
FAQ sui contributi per gli impianti natatori 2026
Quando scadono le domande per i contributi alle piscine?
Le domande devono essere presentate entro le ore 12 del 9 novembre 2026, tramite la piattaforma informatica del Dipartimento per lo Sport.
Qual è l'importo massimo del contributo?
Il contributo ordinario massimo previsto dall'avviso è di 60.000 euro. Sono previste ulteriori maggiorazioni per i beneficiari che soddisfano specifici requisiti, fermo restando il possibile adeguamento degli importi alle risorse disponibili.
Le piscine scoperte possono ottenere il contributo?
Sì, purché siano riscaldate, abbiano una vasca di almeno 25 metri e una superficie minima di 400 metri quadrati e soddisfino gli ulteriori requisiti sportivi previsti dall'avviso.
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RUNTS, dal 15 ottobre stop alla firma digitale: le nuove regole per gli enti
Dal 15 ottobre 2026 gli enti del Terzo settore possono inviare le pratiche al RUNTS senza firma digitale. Bastano SPID, CIE o CNS, ma sono previste due eccezioni. Ecco cosa cambia.
Dal 15 ottobre 2026 gli enti del Terzo settore possono presentare le pratiche al Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS) senza doverle sottoscrivere digitalmente.
A comunicarlo è il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con avviso del 15 ottobre che annuncia una semplificazione delle modalità di presentazione delle istanze.
Per inoltrare una pratica sarà sufficiente autenticarsi sul portale Servizi Lavoro tramite SPID, Carta d'identità elettronica (CIE) o Carta nazionale dei servizi (CNS), compilare la pratica e procedere all'invio.
La nuova modalità riguarda tutte le tipologie di pratiche, con due specifiche eccezioni.
RUNTS senza firma digitale: cosa cambia dal 15 ottobre
La novità consente agli enti di trasmettere le pratiche direttamente in sessione autenticata, senza necessità di firmare digitalmente la distinta.
L'accesso avviene attraverso gli strumenti di identità digitale ammessi dal portale ministeriale:
SPID, Sistema pubblico di identità digitale;
CIE, Carta d'identità elettronica;
CNS, Carta nazionale dei servizi.
Una volta effettuata l'autenticazione, l'utente può compilare e inviare la pratica attraverso la piattaforma RUNTS.
La semplificazione interessa tutte le tipologie di pratiche, fatte salve le esclusioni espressamente indicate dal Ministero.
Firma digitale RUNTS: i due casi in cui resta necessaria
Il Ministero precisa che la nuova modalità di presentazione non si applica a due categorie di pratiche:
- Pratiche presentate dal notaio ai fini dell'acquisizione della personalità giuridica, ai sensi dell'articolo 22 del D.Lgs. 117/2017, Codice del Terzo settore.
- Pratiche per le quali è stata conferita una delega alla "Compilazione e invio previa sottoscrizione del delegante".
In quest'ultimo caso, la procedura non cambia: il delegato, dopo aver compilato la pratica, deve inviare la distinta al delegante affinché venga sottoscritta digitalmente.
Successivamente, il delegato deve caricare il documento firmato sulla piattaforma RUNTS e procedere all'invio della pratica.
RUNTS: le novità previste dal decreto dell’8 ottobre 2026
La semplificazione è conseguente all'adozione del decreto direttoriale n. 249 dell'8 ottobre 2026, con cui il Ministero del Lavoro ha aggiornato gli allegati tecnici A e B al DM n. 106 del 15 settembre 2020, che disciplina il funzionamento del Registro unico nazionale del Terzo settore.
L'aggiornamento degli allegati consente l'invio delle pratiche attraverso l'accesso autenticato alla piattaforma, mediante SPID, CIE o CNS, senza obbligo di sottoscrizione digitale della distinta, ad eccezione dei casi espressamente esclusi.
Per gli enti del Terzo settore si tratta quindi di una semplificazione operativa nella trasmissione delle pratiche al RUNTS, fermo restando il mantenimento della firma digitale nelle ipotesi individuate dal Ministero.
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Contributi sport 2026: fino a 283 mila euro, domande entro il 15 ottobre
Il Dipartimento per lo Sport ha pubblicato un nuovo Avviso destinato agli Enti di Promozione Sportiva nazionali (EPS) per finanziare progetti dedicati alla promozione dell’attività sportiva, dell’uguaglianza e dell’inclusione. Le risorse disponibili ammontano complessivamente a 4.251.386 euro e ogni progetto potrà ottenere un contributo massimo di 283.425,73 euro.
La scadenza è fissata alle ore 12.00 del 15 ottobre 2026. La domanda deve essere presentata esclusivamente tramite PEC, utilizzando il formulario predisposto dal Dipartimento.
Chi può richiedere il contributo sport 2026?
Possono presentare domanda esclusivamente gli Enti di Promozione Sportiva nazionali che, al momento della candidatura e per tutta la durata del progetto, risultino riconosciuti dal CONI o dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP).
Ogni EPS può presentare una sola proposta progettuale. Per la realizzazione delle attività è però possibile coinvolgere le articolazioni territoriali dell'ente e le Associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e Società sportive dilettantistiche (SSD) affiliate.
Quali progetti vengono finanziati?
L'Avviso punta a finanziare iniziative nelle quali lo sport diventi uno strumento di inclusione, pari opportunità e coesione sociale.
In particolare, i progetti possono riguardare:
- promozione dell'uguaglianza e contrasto alle discriminazioni;
- accesso alla pratica sportiva per persone e territori in condizioni di fragilità;
- coinvolgimento delle scuole e del sistema educativo;
- iniziative intergenerazionali rivolte, in particolare, a giovani e anziani;
- abbattimento di barriere economiche, fisiche e sociali all'accesso allo sport.
È previsto anche il possibile coinvolgimento di enti locali, amministrazioni pubbliche, enti del Terzo settore e altri soggetti attivi nei settori educativo e sociale.
Quali spese sono ammesse?
Il progetto deve essere accompagnato da un budget analitico. Tra le spese ammissibili figurano l'acquisto di beni non durevoli e attrezzature sportive, il noleggio di beni e mezzi, i servizi necessari al progetto e i costi del personale.
Il costo complessivo del personale interno ed esterno non può superare il 20% dei costi diretti, mentre le spese generali sono ammesse fino al 10% dei costi diretti.
Non sono invece ammessi, tra gli altri, l'acquisto di beni durevoli, liberalità, rimborsi generici e spese non direttamente riconducibili al progetto. Le spese sostenute prima della stipula della convenzione non sono ammissibili.
Quanto spetta e come viene pagato il contributo?
Il contributo richiesto per ciascun progetto può arrivare fino a 283.425,73 euro. I progetti possono avere una durata massima di 12 mesi e le attività devono iniziare nel primo semestre 2027.
L'erogazione avverrà in tre tranche:
Tranche Percentuale Primo pagamento 30% Stato di avanzamento 50% Saldo finale 20% Per le tranche successive alla prima sono previsti specifici obblighi di rendicontazione. I documenti contabili relativi al progetto dovranno inoltre riportare il CUP assegnato.
Come e quando presentare la domanda?
La candidatura deve essere compilata tramite il formulario disponibile sul sito del Dipartimento per lo Sport e trasmessa esclusivamente via PEC all'indirizzo progettisport@pec.governo.it entro le ore 12.00 del 15 ottobre 2026.
La domanda deve comprendere sia la documentazione amministrativa sia quella tecnica ed economica, compresa la scheda progetto e il budget analitico. Le domande tardive o presentate con modalità differenti sono inammissibili.
Come vengono valutati i progetti?
La Commissione può attribuire fino a 100 punti. Pesano soprattutto qualità e innovatività del progetto, finalità educative e sociali, capacità di creare reti territoriali e attività di comunicazione.
Per risultare ammissibile al finanziamento occorre raggiungere almeno 60 punti su 100; le risorse saranno assegnate ai progetti con il punteggio più alto fino al loro esaurimento.
FAQ
Le ASD possono presentare direttamente la domanda?
No. La domanda può essere presentata esclusivamente dagli EPS nazionali riconosciuti da CONI o CIP. Le ASD e SSD affiliate possono essere coinvolte nella realizzazione del progetto.Qual è il contributo massimo ottenibile?
Il contributo massimo richiedibile per ogni progetto è pari a 283.425,73 euro.Quando scade il bando?
La domanda deve arrivare tramite PEC entro le ore 12.00 del 15 ottobre 2026. -
Ausili sportivi disabili 2026: ASD e SSD via alle domande dal 1° ottobre
Dal 1° ottobre 2026 ASD e SSD possono presentare domanda per ottenere i contributi destinati all’acquisto di ausili sportivi da assegnare gratuitamente alle persone con disabilità.
Il Fondo dispone di 1,5 milioni di euro e le richieste sono valutate in ordine cronologico fino a esaurimento delle risorse.
Il Dipartimento per lo Sport ha pubblicato l’Avviso 2026 per l’erogazione di ausili destinati all’avviamento alla pratica sportiva delle persone con disabilità.
Per il 2026 sono disponibili 1,5 milioni di euro, nell’ambito del Fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo italiano.
Le risorse sono destinate all’acquisto di ausili sportivi da mettere gratuitamente a disposizione delle persone con disabilità che intendono avvicinarsi alla pratica sportiva.
La pubblicazione dell’Avviso è stata annunciata dal Dipartimento per lo Sport il 28 settembre 2026, che ha confermato l’apertura della piattaforma dalle ore 12.00 del 1° ottobre 2026.
Ausili sportivi disabili 2026: a chi spetta il contributo?
La domanda non viene presentata direttamente dalla persona con disabilità.
Possono infatti accedere al Fondo esclusivamente le Associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e le Società sportive dilettantistiche (SSD) presso le quali il destinatario dell’ausilio risulta tesserato.
L’ASD o SSD richiedente deve essere:
- regolarmente affiliata a una Federazione sportiva riconosciuta ai fini sportivi dal Comitato Italiano Paralimpico;
- iscritta al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche.
Il singolo beneficiario può richiedere un ausilio tramite una sola ASD o SSD e per una sola disciplina sportiva. Non può inoltre ottenere un nuovo ausilio chi ha già beneficiato dei contributi previsti dagli avvisi delle annualità precedenti.
Quali requisiti deve avere la persona con disabilità?
I destinatari finali degli ausili devono essere persone fisiche:
- residenti in Italia;
- con una disabilità considerata “eleggibile” secondo le determinazioni dell’International Paralympic Committee;
- tesserate presso una ASD o SSD affiliata a uno degli organismi paralimpici previsti dal Regolamento;
- che non abbiano mai partecipato al Campionato nazionale assoluto della disciplina per la quale viene richiesto l’ausilio;
- in possesso di un certificato di idoneità alla pratica di attività sportiva non agonistica, valido alla data della domanda.
I requisiti confermano quindi che la misura è destinata soprattutto all’avviamento allo sport, e non al finanziamento dell’attività di atleti già inseriti nei massimi livelli agonistici nazionali.
Quante domande può presentare una ASD o SSD?
Ogni associazione o società sportiva può richiedere il contributo:
per un massimo di 2 beneficiari negli sport individuali e di 4 beneficiari negli sport di squadra.
Per le ASD e SSD polisportive, i limiti sono cumulabili per ciascuna disciplina praticata.
Quanto spetta per l’acquisto degli ausili?
Il Fondo complessivamente disponibile per il 2026 ammonta a 1,5 milioni di euro.
Per ciascun ausilio deve essere presentato un preventivo di spesa, predisposto dall’operatore economico autorizzato alla costruzione o alla commercializzazione dell’ausilio e intestato alla ASD o SSD richiedente.
Il preventivo deve riportare il costo complessivo della fornitura, IVA compresa, che non può superare il prezzo massimo stabilito per il singolo ausilio nell’Allegato 3 del Regolamento.
Non esiste quindi un unico importo massimo valido per tutti: il limite dipende dalla tipologia di ausilio richiesto.
Come e quando presentare domanda
Le domande possono essere trasmesse dalle ore 12.00 del 1° ottobre 2026 attraverso la piattaforma:
ausiliperlosport.sportesalute.eu
Prima dell’invio è necessaria la registrazione del soggetto richiedente e devono essere compilati tutti i campi previsti dalla procedura telematica
Il bando non stabilisce una scadenza ordinaria con una data finale. Le richieste possono essere presentate fino a esaurimento delle risorse disponibili. Il Dipartimento precisa infatti che, raggiunto il limite del Fondo, la piattaforma viene chiusa e non è più possibile inoltrare ulteriori domande.
Questo aspetto assume particolare rilievo anche alla luce dell’esperienza precedente: nel 2025 le risorse furono interamente utilizzate e la piattaforma venne chiusa il 24 ottobre.
Come vengono assegnati i contributi?
Le domande vengono esaminate da una Commissione nominata dal Capo del Dipartimento per lo Sport.
La valutazione avviene secondo l’ordine cronologico di presentazione delle richieste, verificando il rispetto dei requisiti amministrativi del soggetto richiedente e del beneficiario.
Sono finanziate le domande ammissibili entro il limite delle risorse disponibili.
Ne consegue che la tempestività nell’invio della domanda assume un ruolo concreto ai fini dell’accesso alla misura.
Quando la domanda viene esclusa?
L’Avviso individua alcune cause specifiche di esclusione.
Non possono accedere al contributo le ASD o SSD che abbiano già richiesto o ottenuto da enti pubblici un'altra forma di sostegno per l’acquisto del medesimo ausilio.
Sono inoltre esclusi:
- i beneficiari che abbiano già ottenuto il contributo negli anni precedenti, anche per una disciplina diversa;
- le domande presentate dopo l’esaurimento delle disponibilità finanziarie.
Durante l’istruttoria la Commissione può inoltre richiedere chiarimenti o integrazioni documentali. La mancata trasmissione entro il termine assegnato determina la decadenza della domanda, considerata come rinuncia al contributo.
Ausili sportivi 2026: le risposte rapide per le ASD e SSD
Quando partono le domande per gli ausili sportivi 2026?
Dalle ore 12.00 del 1° ottobre 2026.Chi può presentare la domanda?
Le ASD e SSD presso le quali è tesserata la persona con disabilità destinataria dell’ausilio.Quanto è finanziato il Fondo?
Per il 2026 sono disponibili 1,5 milioni di euro.Il contributo viene versato direttamente alla persona con disabilità?
No. La procedura passa attraverso la ASD o SSD e riguarda l’acquisto dell’ausilio destinato gratuitamente al beneficiario.C’è una scadenza per presentare domanda?
Non è prevista una data finale ordinaria: le domande possono essere presentate fino a esaurimento del Fondo.Come vengono valutate le domande?
Secondo il criterio cronologico di arrivo, previa verifica dei requisiti previsti dal bando.Chi ha già ottenuto un ausilio negli anni passati può richiederne un altro?
No. Il beneficiario di un precedente avviso è escluso anche se chiede l’ausilio per una disciplina differente. -
Terzo settore, garanzia pubblica fino all’80% sui finanziamenti: via alle domande
Diventa operativa la nuova Sezione speciale del Fondo di garanzia per le PMI dedicata agli enti del Terzo settore non iscritti al REA e agli enti religiosi civilmente riconosciuti.
A disposizione 10 milioni di euro. La garanzia è gratuita e può coprire fino all’80% dell’operazione.
Nuove possibilità di accesso al credito per gli enti del Terzo settore.
Dal 21 settembre 2026 è operativa la Sezione speciale enti del Terzo settore del Fondo di garanzia per le PMI, lo strumento che permette anche agli enti iscritti al RUNTS ma non al REA e agli enti religiosi civilmente riconosciuti di beneficiare della garanzia pubblica.
La misura può intervenire su finanziamenti fino a 60.000 euro, senza applicazione del modello di valutazione ordinariamente utilizzato dal Fondo. Per i beneficiari, inoltre, l’accesso alla garanzia è gratuito.
La nuova Sezione dispone di una dotazione complessiva di 10 milioni di euro e completa l’apertura del Fondo di garanzia a una platea di soggetti che, proprio per l'assenza dell'iscrizione al Repertorio economico amministrativo, non potevano utilizzare in precedenza le modalità ordinarie previste per gli enti del Terzo settore.
Chi può accedere alla nuova garanzia
La Sezione speciale si rivolge in particolare a due categorie di soggetti:
- gli enti iscritti al Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS) che non risultano iscritti al REA, il Repertorio delle notizie economiche e amministrative presso il Registro delle imprese;
- gli enti religiosi civilmente riconosciuti, non iscritti al RUNTS e al REA.
Per gli enti religiosi, nella domanda di accesso alla garanzia devono essere indicati anche gli estremi del provvedimento di riconoscimento e la Prefettura presso il cui Registro delle persone giuridiche risulta iscritto l'ente.
La Sezione è stata istituita nell'ambito del Fondo di garanzia per le PMI attraverso l'accordo sottoscritto il 29 maggio 2026 tra Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ministero dell'Economia e delle Finanze e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
Scarica il dpf con la sintesi delle regole.
Garanzia terzo settore: finanziamenti fino a 60.000 euro
Uno degli aspetti centrali della misura riguarda la dimensione delle operazioni ammesse.
La garanzia può infatti essere richiesta in relazione a operazioni finanziarie di importo non superiore a 60.000 euro.
Per queste operazioni non viene applicato il modello di valutazione previsto dalle disposizioni operative del Fondo. Si tratta quindi di un meccanismo specificamente costruito per rendere accessibile la garanzia anche a organizzazioni con caratteristiche differenti rispetto alle tradizionali imprese beneficiarie.
Scarica il dpf con la sintesi delle regole.
Garanzia gratuita per gli enti beneficiari
Un altro elemento rilevante riguarda i costi.
Per gli enti ammessi alla Sezione speciale, infatti, la garanzia è concessa gratuitamente.
I premi che, sulla base delle disposizioni operative del Fondo, sarebbero normalmente dovuti dal beneficiario vengono sostenuti direttamente dalla stessa Sezione speciale.
La misura può quindi ridurre uno degli ostacoli all'accesso al credito per organizzazioni che, pur svolgendo attività di interesse generale, possono avere maggiori difficoltà nel fornire agli intermediari finanziari le garanzie richieste per ottenere un finanziamento.
Copertura fino all'80%
La nuova Sezione può intervenire attraverso le diverse modalità già previste dal Fondo di garanzia.
In caso di garanzia diretta, la copertura è pari all'80% della singola operazione finanziaria.
Per esempio, su un finanziamento di 60.000 euro, la garanzia pubblica può quindi arrivare fino a 48.000 euro.
Anche per la riassicurazione la percentuale prevista è dell'80% dell'importo garantito dal soggetto garante per la singola operazione. Resta fermo che la garanzia concessa dal soggetto garante al finanziatore non può superare l'80% dell'importo dell'operazione.
La controgaranzia, invece, opera secondo le modalità previste dalle vigenti disposizioni operative del Fondo.
Cosa cambia per il Terzo settore
L'avvio della Sezione speciale rende pienamente operativo un intervento previsto dalla riforma del Fondo di garanzia introdotta dal decreto-legge n. 145 del 2023.
La disciplina aveva già aperto l'accesso al Fondo agli enti del Terzo settore, prevedendo per le operazioni fino a 60.000 euro una specifica disciplina. Per gli enti non iscritti al REA e per gli enti religiosi civilmente riconosciuti, tuttavia, l'accesso era subordinato all'utilizzo di una sezione speciale dedicata.
Con l'operatività della nuova Sezione dal 21 settembre 2026, anche questa platea può ora accedere concretamente allo strumento.
La novità interessa quindi soprattutto associazioni, fondazioni e altri enti iscritti al RUNTS che non esercitano un'attività tale da comportare l'iscrizione al REA, oltre agli enti religiosi civilmente riconosciuti.
Per questi soggetti si apre la possibilità di ottenere finanziamenti bancari assistiti dalla garanzia pubblica, entro il limite di 60.000 euro per ciascuna operazione, con una copertura che può arrivare all'80% e senza il costo del premio di garanzia.
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ASD e SSD: chiarimenti ADE su profili fiscali
L'agenzia delle Entrate con la Circolare n 7/2026 ha fornito chiarimenti per associazioni e società sportive dilettantistiche (ASD e SSD).
In particolare, si forniscono indicazioni sull’applicazione della nuova disciplina fiscale in materia di sport e lavoro sportivo (D.lgs. n. 36/2021).
Viene precisato che il documento risponde a numerosi quesiti su:
- soglie di non imponibilità per dipendenti e co.co.co.,
- trattamento dei rimborsi forfetari ai volontari,
- clausole statutarie,
- regime per i proventi esenti e raccolte fondi,
In premessa le Entrate ricordano che l’articolo 5 della legge 8 agosto 2019, n. 86, ha delegato il Governo ad adottare
uno o più decreti legislativi per il riordino e la riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché di lavoro sportivo.
In attuazione della predetta delega è stato emanato il decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36, recante la riforma degli enti sportivi professionistici e dilettantistici e della disciplina del lavoro sportivo, che ha introdotto una complessiva revisione del quadro normativo di settore, incidendo, tra l’altro, sulla qualificazione fiscale dei compensi percepiti nell’ambito dell’attività sportiva dilettantistica e sul regime tributario applicabile agli enti sportivi.Disciplina IVA e agevolazioni per le raccolte fondi degli ETS
In materia di Iva, la Circolare n 7/2026 si precisa che le prestazioni esenti (36-bis, d.l. n. 75 del 2023) rese dagli enti sportivi dilettantistici possono beneficiare della dispensa dagli obblighi di fatturazione e registrazione (art. 36-bis del D.P.R. n. 633/1972), previa comunicazione all'Ufficio.
Invece non usufruisce del regime di esenzione Iva la cessione del contratto di prestazione sportiva di un atleta da parte di una ASD/SSD a favore di una società professionistica.
In tal caso, infatti, l'operazione ha natura finanziaria e commerciale e resta pertanto assoggettata all'imposta con aliquota ordinaria.
Viene confermata infine la piena applicabilità della detassazione dei proventi commerciali connessi e delle raccolte pubbliche di fondi (fino a 2 eventi all'anno e nel limite di 51.645,69 euro) a favore di tutti gli enti sportivi dilettantistici in regime ex L. n. 398/1991, compresi quelli costituiti in forma societaria.
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Vendita immobile ETS prima dei 5 anni: cosa accade?
Secondo la Risposta n. 134/2026 dell'Agenzia delle Entrate, un ente del Terzo settore che vende un immobile acquistato con i benefici fiscali dell'art. 82, comma 4, CTS non decade dall'agevolazione se la cessione avviene dopo che il bene è stato effettivamente destinato, anche solo per un periodo, all'attuazione diretta degli scopi istituzionali. Il termine di cinque anni previsto dalla norma non è un vincolo di possesso minimo, ma il limite massimo entro cui deve iniziare l'utilizzo diretto.
Immobile di fondazione: quando si può perdere l’agevolazione fiscale ex CTS
Le entrate con la risposta a interpello n 134/2026 hanno chiarito il termine entro il quale un immobile deve essere destinato all'utilizzo diretto, in attuazione degli scopi istituzionali o dell'oggetto sociale dell'ente: Articolo 82, comma 4, del CTS per l'agevolazione fiscale.
Una fondazione ETS iscritta al RUNTS acquista nel 2022 un immobile a Genova, fruendo delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa (200 euro ciascuna) previste dall'art. 82, comma 4, CTS.
L'immobile viene subito adibito a ufficio per l'attività istituzionale.
Nel 2026, per esigenze organizzative, la Fondazione deve trasferire le proprie attività in un nuovo fabbricato e valuta due strade per l'immobile originario:
- venderlo a terzi prima che siano trascorsi cinque anni dall'acquisto;
- mantenerne la proprietà e concederlo in locazione, destinando i canoni alle attività istituzionali.
La Fondazione chiede all'Agenzia se, in entrambi gli scenari, conservi il diritto alle agevolazioni originariamente fruite.
Perché la vendita entro il quinquennio non fa scattare la decadenza
L'art. 82, comma 4, CTS individua solo due cause di decadenza dal beneficio:
- la dichiarazione mendace resa in atto
- il mancato utilizzo diretto del bene entro cinque anni dal trasferimento.
La norma non richiede che l'ente mantenga la proprietà per l'intero quinquennio: richiede solo che, entro quel termine, il bene sia stato effettivamente impiegato per gli scopi istituzionali.
Nel caso della Fondazione ALFA, l'immobile è stato utilizzato direttamente fin dal giorno dell'acquisto e la destinazione è proseguita senza interruzioni fino alla vendita.
Questo basta a "cristallizzare" il beneficio: la cessione successiva, anche se avviene prima dei cinque anni, non fa venir meno l'agevolazione già maturata.
In pratica: se avete già avviato l'utilizzo diretto e lo interrompete solo per vendere il bene in un momento successivo, l'agevolazione resta acquisita. Diverso sarebbe il caso di un immobile mai utilizzato per gli scopi istituzionali e ceduto prima di qualunque utilizzo diretto: qui la decadenza scatterebbe.
L'Agenzia fonda la propria interpretazione richiamando la disciplina, ora abrogata, prevista per le ONLUS dall'art. 1 della Tariffa, parte prima, allegata al TUR (ante riforma 2011), che imponeva l'utilizzo diretto entro due anni dall'acquisto.
Su quella norma, le circolari n. 168/1998 e n. 18/E/2013 avevano già chiarito che la decadenza si verificava solo per dichiarazione mendace o mancato utilizzo nel biennio, senza che la successiva alienazione del bene rilevasse. L'Agenzia estende oggi lo stesso principio interpretativo alla disciplina CTS, sostanzialmente analoga nella struttura.
Attenzione però alla plusvalenza: la vendita entro 5 anni è comunque tassata
Il mantenimento dell'agevolazione di registro non significa esenzione totale.
Ai fini delle imposte sui redditi, la vendita di un immobile posseduto da meno di cinque anni rientra tra i redditi diversi ai sensi dell'art. 67, comma 1, lett. b), TUIR.
La plusvalenza imponibile è calcolata, secondo l'art. 68 TUIR, come differenza tra il corrispettivo incassato e il prezzo di acquisto, maggiorato dei costi inerenti al bene. Questo aspetto va sempre verificato prima di procedere alla cessione, perché incide sul regime fiscale complessivo dell'operazione, anche quando l'immobile sia stato utilizzato per finalità non commerciali.
Utilizzo indiretto (locazione a terzi): stessa soluzione
Il secondo quesito riguarda l'ipotesi alternativa: mantenere la proprietà e locare l'immobile a terzi, destinando i canoni alle attività istituzionali. L'Agenzia applica gli stessi principi del primo quesito: poiché l'immobile era stato comunque destinato, sin dall'acquisto, all'utilizzo diretto per un periodo significativo, il successivo passaggio a un utilizzo indiretto (locazione con destinazione dei proventi agli scopi istituzionali) non compromette l'agevolazione già maturata.
Agevolazione per ETS su immobili per scopi istituzionali
Tabella di riepilogo
Situazione Agevolazione registro/ipotecaria/catastale Utilizzo diretto avviato subito, poi vendita entro 5 anni Mantenuta Utilizzo diretto avviato subito, poi locazione a terzi con proventi a fini istituzionali Mantenuta Nessun utilizzo diretto entro 5 anni Decadenza (imposta ordinaria + sanzione 30% + interessi) Dichiarazione mendace in atto Decadenza -
Fondi impianti natatori 2026: regole per le domande
Il DPCM 8 maggio è stato pubblicato sul sito del Dipartimento dello sport e reca le regole per l'assegnazione delle risorse 2026 per gli impianti natatori.
In particolare, il presente decreto regola l’utilizzo delle risorse contenute nel “Fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo italiano”, disponibili sul capitolo 846 del CdR 17 “sport” del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Occorre evidenziare che lo stesso decreto riguarda varie misure quindi occorre prestare attenzione all'art 4 e seguenti. Vediamo a chi spetta e come fare domanda.
Fondi impianti natatori 2026: regole per le domande
Le risorse stanziate nel “Fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo italiano”, per l’anno 2026 per una somma pari ad euro 31.543.069,00 sono ripartite per le finalità e gli importi indicati nella tabella di seguito riportata:

Al fine di sostenere le Associazioni e le Società sportive dilettantistiche che gestiscono impianti natatori, particolarmente colpite dalle misure emergenziali e dall’aumento dei costi per l’approvvigionamento energetico, è prevista l’erogazione di contributi a fondo perduto a favore delle stesse, per un totale di 4,4 milioni di euro.
Attenzione le richieste di accesso al beneficio devono essere presentate dalle Associazioni e dalle Società Sportive tramite apposita piattaforma dedicata, entro 30 giorni dalla pubblicazione di apposita notizia sul sito
istituzionale del Dipartimento per lo Sport.
Gli organismi sportivi di cui all’articolo 4.2, comma 4, devono validare le domande pervenute sulla piattaforma entro i successivi 30 giorni dalla scadenza dei termini.Fondo impianti natatori 2026: chi può fare domanda
I soggetti che possono accedere al contributo a fondo perduto di cui all’articolo 4.1, sono le Associazioni e le Società Sportive che alla data del 31 dicembre 2025 risultavano iscritte nel Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive dilettantistiche, che siano alla data di pubblicazione del decreto affiliate alle Federazioni Sportive, alle Discipline Sportive o agli Enti di Promozione Sportiva e che abbiano per oggetto sociale la gestione di impianti per l’attività natatoria.
Il contributo a fondo perduto non spetta, in ogni caso, ai soggetti la cui attività risulti cessata alla data di pubblicazione del presente decreto. I soggetti di cui al comma 1 del presente articolo presentano la richiesta di erogazione del contributo in modalità telematica tramite apposita piattaforma messa a disposizione dal Dipartimento per lo Sport.
Possono avere accesso al contributo i soggetti che soddisfino i seguenti presupposti oggettivi:
a. gestione, in virtù di un titolo di proprietà, di un contratto di affitto, di una concessione amministrativa o di altro negozio giuridico che ne legittimi il possesso o la detenzione in via esclusiva, di un impianto sportivo natatorio dotato di piscina (vasca) coperta o convertibile, cioè scopribile-copribile con modalità certificata, oppure di piscina (vasca) scoperta se dotata di impianto di riscaldamento e nella quale si sia svolta almeno una competizione di un campionato nazionale in una disciplina e distanza olimpica, riconosciuta e certificata dalla Federazione sportiva nazionale di competenza, nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2023 e la data di emanazione del presente decreto;
b. la piscina (vasca) coperta o convertibile, cioè scopribile-copribile, dovrà detenere una lunghezza minima pari a 20 metri e una superficie minima pari a 150 metri quadrati, mentre nel caso di piscina (vasca) scoperta e riscaldata, la stessa dovrà detenere una lunghezza minima di 25 metri e una superficie minima di 400 metri quadrati;
c. presentazione di una dichiarazione asseverata da tecnico abilitato con la quale si attesti che le misure della piscina (vasca) oggetto della richiesta di contributo siano conformi a quanto dichiarato;
d. presentazione dei documenti, debitamente registrati presso l’Agenzia delle Entrate, attestanti il possesso e la validità del titolo di cui all’articolo 4.2, comma 1;
e. avere un numero di tesserati, presso gli enti di cui all’articolo 4.2, comma 1, alla data di pubblicazione del presente decreto, pari ad almeno 30 unità. -
SSD: non basta l’iscrizione CONI per l’agevolazione per i collaboratori
La Pronuncia n 7217/2026 della Cassazione ha statuito che:
- l’iscrizione al Coni,
- il riconoscimento formale di società sportiva dilettantistica,
non sono sufficienti per accedere al regime fiscale agevolato previsto dal combinato disposto degli articoli 67, comma 1, lett. m), e 69, comma 2, del Tuir i compensi ai collaboratori devono essere erogati nell’esercizio di un’effettiva attività sportiva dilettantistica, non commerciale.
SSD: non basta l’iscrizione CONI per l’agevolazione per i colloboratori
La Cassazione con la pronuncia di cui si tratta ha stabilito che, ai fini della agevolazione fiscale per le ssd, i compensi per le prestazioni devono essere erogati da un’associazione di tipo sportivo-dilettantistico nell’ambito di tale attività e non di quella commerciale.
Inoltre è esclusa l’applicabilità della disciplina prevista dall’articolo 35, comma 8-quater, del Dlgs n. 36/2021, che presuppone anch’essa lo svolgimento di un’attività non commerciale.In particolare nel caso di specie, accadeva che a seguito di un verbale redatto dagli ispettori di vigilanza dell’Enpals, l’Agenzia delle entrate emetteva nei confronti di una società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata un avviso di accertamento e un avviso di contestazione per recuperare a tassazione le ritenute sui compensi erogati a sedici collaboratori autonomi.
La lettera m) dell’articolo 67 Tuir, nel testo applicabile dal 2004, includeva espressamente tra i redditi diversi “le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi […] erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche da parte di Coni, federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva e società/associazioni sportive dilettantistiche”.
L’articolo 69, comma 2, Tuir stabiliva, invece, che tali compensi non concorrevano a formare il reddito per un importo non superiore a 7.500 euro annui.
Si contestava l’inapplicabilità del regime agevolato previsto per le associazioni e le società sportive dilettantistiche per un importo complessivo pari a 25.029,34 euro.
La CTP riteneva l’attività praticata dalla società simile a quella svolta da una palestra, con gestione di diverse attività di fitness.
Pertanto la ricorrente non potesse godere del relativo regime agevolativo e i compensi dei collaboratori andassero assoggettati a ritenuta, difettando anche di prova dell’occasionalità e marginalità delle prestazioni.
L'appello veniva respinto, confermando la natura commerciale dell’attività svolta dalla contribuente e l'attività continuativa svolta dai collaboratori.
Ai fini del riconoscimento delle agevolazioni fiscali, l’iscrizione al Coni e al registro delle associazioni e società sportive dilettantistiche veniva pertanto considerato irrilevante.
La contribuente proponeva ricorso per Cassazione basandolo su tre motivi:
- violazione dell’articolo 67, comma 1, lettera m), Tuir in relazione al carattere dilettantistico dell’attività
- violazione dell’articolo 67, comma 1, lettera l), Tuir e dell’articolo 2697 cc quanto alla non abitualità delle prestazioni dei collaboratori
- violazione dell’articolo 69, comma 2, Tuir per la mancata applicazione della soglia di esenzione fino a 7.500 euro.
Inoltre, la contribuente invocava lla novità legislativa riguardante il lavoro sportivo introdotta dal Dlgs n. 163/2022.
La Corte ha rigettato il ricorso nella sua interezza, confermando l’orientamento consolidato secondo cui, ai fini del regime di non imponibilità, i compensi devono essere erogati da un’associazione di tipo sportivo-dilettantistico nell’ambito di tale attività e non di quella commerciale, essendo insufficiente il mero riconoscimento, da parte del Coni, della qualifica di società sportiva dilettantistica.
In sintesi le motivazioni sono state poggiate sui seguenti aspetti:
- il giudice d’appello ha desunto la finalità imprenditoriale dell’attività svolta dalla società da plurimi elementi quali la gestione di diverse attività di fitness articolate nell’arco della giornata e rivolte alla clientela, la promozione attraverso canali pubblicitari quali il sito internet e la creazione di un vip center;
- la violazione dell’articolo 2697 cc si configura solo quando il giudice di merito attribuisce l’onere della prova a una parte diversa da quella che ne è gravata, non quando il ricorrente contesta la valutazione delle prove acquisite, come nel caso di specie.
La CTR, sulla base degli elementi presuntivi dedotti dall’ufficio aveva ritenuto il rapporto lavorativo continuativo e non meramente occasionale, senza violare il disposto dell’articolo 2697 cc.
Il terzo motivo è stato giudicato infondato, poiché l’esenzione fino a 7.500 euro prevista dall’articolo 69, comma 2, del Tuir, nella formulazione vigente al tempo della vicenda esposta, presuppone anch’essa che i compensi siano erogati nell’ambito di un’effettiva attività sportiva dilettantistica e non di quella commerciale.
La Corte ha escluso l’applicabilità della disciplina sopravvenuta invocata dalla ricorrente in quanto l’esenzione prevista dall’articolo 35, comma 8-quater, del Dlgs n. 36/2021 presuppone anch’essa lo svolgimento di un’attività dilettantistica o sportiva, e non commerciale, come accertato nel giudizio.
Le istanze dell’Agenzia delle entrate vengono accolte dalla Cassazione e quelle della contribuente sono respinte.
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Iscrizione tardiva al RUNTS delle ONLUS: chiarimenti ministeriali
Il Ministero del Lavoro ha pubblicato la nota n 6665 del 28 aprile 2026 con le regole per l'iscrizione delle ONLUS al RUNTS Registro del terzo settore, post 31 marzo.
Si tratta di chiarimenti per quelle ONLUS che hanno presentato l'iscrizione tardivamente e quindi dal 1° aprile.
Ricordiamo che il 31 marzo era la data ultima per le ONLUS per l'iscrizone al RUNTS nei termini, dopo l'abolizione del registro nazionale.
Vediamo i dettagli.
Iscrizione al RUNTS delle ONLUS dal 1° aprile
La nota ministeriale ricorda che le Onlus iscritte nella Anagrafe, al fine di continuare a operare come enti del Terzo settore avrebbero dovuto presentare istanza di iscrizione nel RUNTS entro e non oltre il 31 marzo 2026 (ai sensi dell’articolo 34, comma 3, D.M. 15 settembre 2020, n. 106). Leggi anche: Iscrizione ONLUS al RUNTS entro il 31 marzo
Entro il medesimo termine, le Onlus intenzionate ad acquisire la qualifica di impresa sociale avrebbero dovuto avanzare istanza di iscrizione all’ufficio del Registro delle imprese territorialmente competente (secondo quanto previsto dall’articolo 5, comma 2, del D.lgs. n. 112/2017).
Tanto premesso, si evidenzia che gli enti che:- non avendo rispettato la scadenza del 31 marzo 2026, hanno perso la qualifica di Onlus,
- e che hanno presentato o intendano ugualmente presentare istanza di iscrizione nel RUNTS a partire dal 1° aprile 2026,
sono tenuti, in ragione della perdita della predetta qualifica, a devolvere l’eventuale patrimonio incrementale ad altro ente con finalità analoghe ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. f) del D.lgs. 460/1997, previa richiesta obbligatoria di parere al Ministero, secondo quanto ricordato anche dall’Agenzia delle Entrate nella recente circolare n. 1/E del 19 febbraio 2026.
In proposito, deve evidenziarsi che per tali enti l’adempimento dell’obbligo devolutivo non è prescritto dalle norme, né di fonte primaria né di fonte subordinata, quale requisito necessario ai fini dell’iscrizione dell’ente nel RUNTS, né gli Uffici in indirizzo sono onerati della relativa verifica.
Pertanto, le istanze presentate tardivamente ai sensi dell’art. 47 del Codice del Terzo Settore provenienti da enti ex Onlus privi di personalità giuridica o che non intendano acquisirla mediante l’iscrizione
al RUNTS potranno essere istruite analogamente a quanto avviene per le ordinarie istanze da parte di enti privi di tale qualifica, trovando applicazione la procedura prevista dagli articoli 8 e 9 del già citato D.M. n. 106/2020.Per le istanze presentate, sempre tardivamente, ai sensi dell’articolo 22 del Codice, da enti ex Onlus già in possesso di personalità giuridica o che intendano acquisirla con l’iscrizione al RUNTS, ferma restando l’inconfigurabilità dell’avvenuta devoluzione quale condizione di procedibilità, deve considerarsi la potenziale incidenza che la devoluzione del patrimonio incrementale può assumere sulla quantificazione del patrimonio minimo, normativamente prescritto e da attestare ai fini dell’iscrizione al RUNTS.
Per tale motivo:
- da un lato sarà cura del notaio incaricato della presentazione di un’istanza di iscrizione riguardante un’ex Onlus constatare preliminarmente che la sussistenza di un patrimonio minimo, ai sensi dell’articolo 22, comma 4, CTS, quale requisito di legge ai fini dell’iscrizione nel RUNTS non sia compromessa dalla presenza di una quota destinata alla devoluzione;
- dall’altro, l’attività istruttoria degli Uffici RUNTS, nei limiti propri di tale peculiare procedimento porrà attenzione nel verificare la regolarità formale, sotto il profilo della completezza dell’istanza e della documentazione ad essa allegata, appurando se l’attestazione notarile di sussistenza del patrimonio minimo, presentata unitamente alla documentazione contabile di supporto, sia stata rilasciata tenuto conto di quanto sopra espresso.
Ne deriva, specifica la nota che, qualora dall’attestazione notarile non emerga con chiarezza tale profilo, gli Uffici RUNTS avranno cura di rivolgere al notaio una richiesta di chiarimenti e di eventuale integrazione documentale, ai sensi dell’art. 16 del D.M. n. 106/2020.
Iscrizione ONLUS al RUNTS: il perimetro delle tardive
La nota chiarisce anche che, con riferimento alle istanze presentate ex articolo 22 del Codice successivamente al 31 marzo 2026, si ricorda che le stesse sono da considerarsi tardive anche qualora il notaio abbia ricevuto la delibera ai fini dell’iscrizione prima del 31 marzo 2026 e abbia provveduto a depositarla entro i venti giorni successivi.
In tal senso, fermi restando i termini assegnati al professionista dall’articolo 22, comma 2 del
Codice del Terzo settore per concludere le operazioni finalizzate al deposito degli atti nel RUNTS, la scadenza del 31 marzo 2026 è da considerarsi termine ultimo di avvio del procedimento di iscrizione al RUNTS previsto per tutte le domande di iscrizione di ex Onlus, incluse quelle degli enti già dotati di personalità giuridica, di cui al comma 7 del citato articolo 34 del D.M. n. 106/2020, a carico dei quali resta in ogni caso l’onere di tener conto di tutte le tempistiche necessarie ai fini del rispetto dei predetti termini indicati nel medesimo articolo 34.
Al fine di verificare il rispetto dell’adempimento devolutivo del patrimonio incrementale da parte
degli enti ex Onlus che non abbiano conseguito l’iscrizione nel RUNTS o che, pur risultando iscritti, abbiano presentato tardivamente la relativa istanza, gli elenchi prodotti dal gestore informatico del RUNTS e integrati periodicamente da questo Ministero con le richieste di parere devolutivo al medesimo formulate saranno resi disponibili periodicamente all’Agenzia delle Entrate.Indebita spendita della qualifica di ONLUS: vigilanza del Ministero
Infine si pone l'attenzione sul caso in cui gli enti già in possesso della qualifica di Onlus, sia in occasione dell’attuale fase di iscrizione al RUNTS come nell’ipotesi in cui gli stessi si siano iscritti prima dell’intervenuta abrogazione del d.lgs. n. 460/1997, abbiano conservato l’acronimo Onlus nella propria
denominazione.
Pur rappresentando che l’indebita spendita dell'acronimo non è più soggetta al divieto di illegittimo utilizzo e alle sanzioni connesse, specifica il Ministero, appare opportuno tutelare, in linea di principio,
l’affidamento della generalità dei cittadini rispetto ad una qualifica – e ad un correlato regime – non più
esistenti.
Pertanto se gli Uffici, riscontrassero sia in sede di iscrizione come nell’ambito delle ordinarie attività di verifica, il perdurare dell’acronimo Onlus nella denominazione degli enti, avranno cura di rivolgere ai soggetti interessati l’espresso invito ad apportare alla prima occasione utile le opportune modifiche alla denominazione, senza che tale verifica abbia implicazioni ulteriori ai fini dell’iscrizione e/o permanenza di tali enti nel RUNTS.