-
Cambiale azzurra per imprese di pesca e acquacoltura: domande entro il 30 ottobre
Entro il 30 ottobre è possibile presentare le domande per la Cambiale Azzurra, il finanziamento a tasso zero gestito da ISMEA e destinato alle piccole e medie imprese della pesca e dell'acquacoltura.
La misura dispone di 10 milioni di euro per sostenere le esigenze di liquidità connesse al ciclo produttivo e alla gestione ordinaria aziendale.
Le richieste devono essere presentate entro il 30 ottobre 2026, secondo l'ordine cronologico di invio e fino a esaurimento delle risorse.
Cambiale Azzurra 2026: chi può richiedere il finanziamento?
Possono accedere le PMI della pesca e dell'acquacoltura che abbiano registrato ricavi nel 2025.
In particolare, le imprese devono:
- essere iscritte al Registro delle imprese con qualifica di impresa ittica
- svolgere attività riconducibili ai codici ATECO ammessi, appartenenti ai gruppi 03.11, 03.12, 03.21 e 03.22;
- essere state costituite e aver avviato l'attività agevolabile entro il 1° gennaio 2024;
- rispettare i requisiti economici, finanziari e le condizioni di ammissibilità del Prospetto informativo ISMEA.
Sono previste esclusioni, tra l'altro, per imprese in difficoltà e in presenza delle situazioni creditizie ostative indicate dal Prospetto.
Quanto si può ottenere con la Cambiale Azzurra?
Il finanziamento parte da 3.000 euro e non può superare il 50% dei ricavi risultanti dall'ultima dichiarazione fiscale disponibile. I massimali sono:
Beneficiari Importo massimo Pesca 20.000 euro per imbarcazione ammissibile Pesca con più imbarcazioni 60.000 euro complessivi Acquacoltura 20.000 euro per PMI Per la pesca rilevano le imbarcazioni identificate dal codice CFR e iscritte nel Registro della flotta UE.
Il prestito dura cinque anni, di cui due di preammortamento, con rimborso in 12 rate trimestrali costanti. Gli interessi sono azzerati mediante un contributo nel regime de minimis.
Quali ricavi considerare per calcolare il finanziamento?
Le FAQ ISMEA del 14 e 16 ottobre precisano che rilevano i ricavi 2025 riferibili alle attività ammissibili.
Il dato deve risultare dalla dichiarazione fiscale, se il modello Redditi non consente di identificare univocamente i ricavi, occorre fare riferimento alla dichiarazione IVA.
Per le imprese danneggiate da eventi calamitosi formalmente accertati, ISMEA può considerare i ricavi del primo esercizio precedente non interessato dall'evento, con adeguata documentazione.
Cambiale azzurra: come presentare domanda e quali sono le scadenze?
La procedura si svolge sul portale ISMEA e prevede accreditamento, compilazione, preconvalida e successiva convalida definitiva.
Le date sono:
- 13 ottobre 2026, ore 12: avvio della compilazione e preconvalida;
- 20 ottobre 2026, ore 12: apertura della presentazione delle domande;
- 30 ottobre 2026, ore 12: chiusura dello sportello.
Il portale è accessibile H24, mentre la presentazione segue gli orari previsti dall'avviso ISMEA.
La preconvalida non attribuisce priorità: ai fini dell'istruttoria rileva la presentazione definitiva.
La domanda deve essere firmata digitalmente in modalità PAdES.
Quali documenti servono e cosa chiariscono le FAQ ISMEA?
Tra i documenti richiesti figurano la dichiarazione fiscale con ricevuta dell'Agenzia delle Entrate e la visura della Centrale dei Rischi, oppure la relativa richiesta nei casi ammessi.
Le FAQ del 20 ottobre 2026 chiariscono inoltre che:
- eventuali irregolarità contributive alla domanda possono essere sanate durante l'istruttoria;
- per le cooperative con più imbarcazioni è prevista un'unica domanda;
- l'estinzione anticipata del finanziamento è consentita senza penali.
Cambiale Azzurra 2026: le FAQ con i chiarimenti ISMEA
Requisiti di accesso e regolarità contributiva
1. Il DURC deve essere regolare al momento della presentazione della domanda?
No. ISMEA chiarisce che la regolarità contributiva, previdenziale e assicurativa deve sussistere al momento della concessione del finanziamento e dell'erogazione.
Eventuali irregolarità presenti alla data della domanda possono essere sanate durante l'istruttoria. La concessione e l'erogazione restano subordinate all'esito positivo delle verifiche.
2. Un'impresa costituita prima del 2024, ma che ha iniziato l'attività dopo il 1° gennaio 2024, può accedere?
No. ISMEA specifica che devono essere rispettati entrambi i requisiti temporali: la costituzione dell'impresa e l'avvio dell'attività agevolabile.
Sono quindi escluse le imprese costituite dopo il 1° gennaio 2024 e quelle che, pur costituite prima, hanno avviato l'attività agevolabile successivamente a tale data.
3. Un'impresa con un precedente finanziamento ISMEA ancora in corso può richiedere la Cambiale Azzurra?
Sì, purché sia in regola con i pagamenti del finanziamento esistente e con eventuali altre posizioni aperte nei confronti di ISMEA.
Ricavi, dichiarazioni fiscali e documentazione
4. Quali ricavi devono essere considerati per calcolare il finanziamento?
ISMEA chiarisce che devono essere considerati i ricavi del 2025 relativi alle attività ammissibili, risultanti dalla documentazione fiscale.
Se il modello Redditi non permette di identificare univocamente tali ricavi, il riferimento è la dichiarazione IVA relativa allo stesso periodo d'imposta.
5. È necessario allegare sia la dichiarazione IVA sia il modello Redditi?
No. ISMEA conferma che i due documenti fiscali sono alternativi, tenendo conto delle indicazioni sulla corretta individuazione dei ricavi.
È però necessario allegare anche la ricevuta telematica dell'Agenzia delle Entrate che dimostri l'avvenuta presentazione della dichiarazione, quando richiesta. La sola dichiarazione di impegno del consulente all'invio non è sufficiente.
6. Come si documentano i ricavi delle imprese in regime di esonero IVA?
Per le imprese in regime di esonero IVA, ISMEA prevede un'autodichiarazione ai sensi dell'articolo 47 del DPR 445/2000.
Per le attività di acquacoltura che utilizzano il quadro RD del modello Redditi con reddito forfettizzato, ISMEA suggerisce invece di allegare la dichiarazione IVA.
7. È obbligatorio allegare la visura della Centrale dei Rischi della Banca d'Italia?
ISMEA ammette, in alternativa alla visura, la copia della richiesta presentata alla Centrale dei Rischi.
La richiesta deve essere stata effettuata prima della compilazione della domanda sul portale e deve riguardare le annotazioni relative agli ultimi tre mesi precedenti la data contabile di luglio 2026.
8. Le imprese danneggiate da eventi calamitosi possono utilizzare i ricavi di anni precedenti?
Sì, nei casi previsti. ISMEA chiarisce che, qualora eventi calamitosi formalmente accertati abbiano compromesso significativamente l'attività nel 2025, può essere considerato il primo esercizio precedente non interessato dall'evento.
È necessaria la documentazione fiscale e un provvedimento formale dell'autorità competente. Tra gli atti ammessi ISMEA richiama, a titolo esemplificativo, decreti ministeriali, provvedimenti regionali e ordinanze delle Capitanerie di porto.
Cooperative e imbarcazioni
9. Una cooperativa con più imbarcazioni deve presentare più domande?
No. ISMEA chiarisce che la cooperativa deve presentare un'unica domanda per tutte le imbarcazioni interessate.
Per determinare l'importo finanziabile si considerano i ricavi complessivi della cooperativa riconducibili all'attività agevolabile, mentre il numero delle imbarcazioni rileva per definire il massimale del prestito.
10. Chi può presentare domanda se l'imbarcazione è concessa in locazione?
L'armatore locatario, cioè il soggetto che ha preso in locazione l'imbarcazione e ne esercita l'attività.
ISMEA precisa che la domanda compete al locatario in quanto, con la locazione, l'esercizio della nave passa a quest'ultimo.
11. È possibile sostituire un'imbarcazione durante il finanziamento?
Sì, previa autorizzazione ISMEA. La sostituzione non comporta automaticamente la revoca dell'agevolazione, purché permangano i requisiti richiesti.
Per le cooperative armatoriali è ammessa, alle condizioni precisate da ISMEA, anche la sostituzione con un'altra imbarcazione già disponibile e regolarmente in armamento.
12. Cosa succede se l'impresa vende o demolisce l'imbarcazione finanziata?
La vendita prima dell'estinzione del finanziamento comporta la revoca delle agevolazioni.
ISMEA chiarisce inoltre che anche la demolizione dell'imbarcazione con cessazione dell'attività comporta la revoca, poiché il beneficiario deve mantenerne la piena titolarità o disponibilità per l'intera durata del finanziamento.
-
Agrivoltaico PNRR: via alle rendicontazione delle spese, scadenze e istruzioni GSE
Dal 15 ottobre 2026, alle ore 12, è attiva sul Portale Agrivoltaico del GSE la procedura per comunicare l'entrata in esercizio degli impianti e rendicontare le spese sostenute nell'ambito della misura PNRR Sviluppo agro-voltaico.
La funzionalità consente ai beneficiari ammessi agli incentivi di presentare la documentazione necessaria per il riconoscimento delle agevolazioni.
Le istruzioni sono contenute nella Guida operativa GSE di ottobre 2026, che chiarisce termini, modalità di comunicazione e condizioni per il mantenimento degli incentivi.
Agrivoltaico PNRR: chi può accedere e quali sono gli incentivi?
La misura, disciplinata dal DM 22 dicembre 2023, n. 436, e dalle successive modifiche, sostiene la realizzazione di sistemi agrivoltaici che integrano produzione di energia rinnovabile e attività agricole o pastorali.
Le agevolazioni comprendono:
- contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili;
- tariffa incentivante sull'energia elettrica netta immessa in rete.
La procedura riguarda gli impianti ammessi alle agevolazioni, per i quali sia stato sottoscritto l'Atto d'Obbligo a seguito della pubblicazione degli Atti di Concessione.
Il quadro normativo comprende anche le Regole operative Facility Agrivoltaico, adottate il 30 marzo 2026 nell'ambito della revisione del PNRR.
Quali sono le scadenze per comunicare l’entrata in esercizio?
La comunicazione deve essere presentata entro 30 giorni dall'entrata in esercizio dell'impianto.
Per gli impianti già operativi al 15 ottobre 2026, il termine decorre dall'attivazione della nuova funzionalità GSE.
Restano inoltre previsti due termini:
- tre mesi dalla pubblicazione dell'Accordo di Concessione per l'avvio dei lavori, salve le eccezioni previste;
- 24 mesi dalla pubblicazione dell'Atto di Concessione per l'entrata in esercizio dell'impianto.
Il mancato rispetto dei termini può determinare la decadenza dai benefici, secondo le condizioni applicabili.
In caso di comunicazione tardiva, il GSE attribuisce come data di entrata in esercizio commerciale il primo giorno del mese successivo alla comunicazione, con le conseguenze previste sul riconoscimento della tariffa.
Come funziona la rendicontazione delle spese agrivoltaico?
La rendicontazione avviene a costi reali, mediante l'inserimento sul portale dei contratti, delle fatture e delle attestazioni di pagamento.
Tra le spese indicate nelle linee guida sulla misura figurano:
realizzazione degli impianti agrivoltaici;
sistemi di accumulo e monitoraggio;
opere e costi di connessione alla rete;
progettazione, direzione lavori e collaudi, entro i limiti previsti.
L'ammissibilità delle spese e i relativi termini devono essere verificati secondo le Linee guida GSE per la rendicontazione e il controllo delle spese.
Quali documenti bisogna trasmettere al GSE?
La comunicazione di entrata in esercizio costituisce richiesta di riconoscimento degli incentivi e deve essere trasmessa esclusivamente attraverso il Portale Agrivoltaico.
È richiesta una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, secondo il modello previsto dalle Regole operative Facility, accompagnata dalla documentazione prescritta, compresi i giustificativi necessari alla rendicontazione.
Non sono accettate comunicazioni tramite PEC, e-mail o altri canali.
Quando si può richiedere l'anticipo del 30%?
Il GSE ha annunciato per novembre 2026 l'attivazione della procedura per richiedere un'anticipazione fino al 30% del contributo massimo concedibile.
La domanda dovrà essere trasmessa attraverso il portale PURS e sarà riservata alle iniziative con Atto d'Obbligo sottoscritto e avvio dei lavori comunicato.
Sono previste specifiche garanzie, mediante fideiussione bancaria o assicurativa oppure deposito cauzionale infruttifero.
Quali obblighi restano dopo l'entrata in esercizio?
I beneficiari devono garantire la continuità dell'attività agricola o pastorale per tutto il periodo di incentivazione.
Il monitoraggio decorre dall'entrata in esercizio e comprende la relazione agronomica asseverata, da trasmettere annualmente entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, secondo le modalità GSE.
-
Terreni agricoli e pascoli abbandonati, nuove regole: cosa cambia
Nuove indicazioni per il recupero dei terreni agricoli abbandonati, la gestione dei pascoli e la valorizzazione dei boschi nelle zone montane.
Il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) ha adottato il decreto n. 549622 dell'8 ottobre 2026, che contiene le linee guida per la valorizzazione dei pascoli e dei boschi montani, in attuazione dell'articolo 12 della legge n. 131 del 12 settembre 2025.
Il provvedimento, pubblicato sul sito ministeriale il 12 ottobre 2026, individua gli interventi per contrastare l'abbandono delle superfici agricole, sostenere allevatori e imprese forestali, promuovere il recupero dei terreni inutilizzati e favorire nuove forme di collaborazione tra proprietari.
Le linee guida interessano i Comuni montani individuati ai sensi della legge n. 131/2025 e possono rappresentare un riferimento per lo sviluppo di iniziative sostenute attraverso la Politica agricola comune (PAC), i fondi nazionali e regionali e altri programmi di finanziamento.
Vediamo che cosa prevede il decreto, chi riguarda e quando diventano operative le novità.
Decreto agricoltura dell’8 ottobre 2026: che cosa prevede
Il decreto attua l'articolo 12 della legge n. 131/2025, dedicata al riconoscimento e alla promozione delle zone montane.
L'obiettivo è contrastare il progressivo abbandono dei territori rurali e montani, che comporta la perdita di superfici produttive, il degrado dei pascoli e un maggiore rischio di incendi e dissesto idrogeologico.
Le nuove linee guida individuano tre priorità:
- Recuperare terreni agricoli, pascoli e boschi abbandonati, favorendone il ritorno a un utilizzo produttivo.
- Sostenere le attività agricole, zootecniche e forestali, anche attraverso forme di gestione associata e il rafforzamento delle filiere locali.
- Proteggere l'ambiente e il territorio, valorizzando la biodiversità, prevenendo incendi e dissesto idrogeologico e promuovendo la gestione sostenibile delle risorse naturali.
Il provvedimento riguarda anche la valorizzazione delle produzioni agroalimentari tradizionali, l'utilizzo sostenibile del legno e il mantenimento delle attività economiche nelle aree montane.
Recupero dei terreni abbandonati: le novità per proprietari e agricoltori
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il recupero dei terreni agricoli, forestali e pastorali non più utilizzati.
Le linee guida promuovono il censimento, la mappatura e la georeferenziazione delle superfici abbandonate o sottoutilizzate, comprese le proprietà silenti e quelle collettive.
Per favorirne il ritorno all'utilizzo produttivo potranno essere valorizzati strumenti già previsti dalla normativa nazionale e regionale, come le banche della terra.
Il decreto punta inoltre a superare la frammentazione delle proprietà fondiarie, incentivando forme di gestione condivisa.
Tra gli strumenti indicati figurano:
- cooperative e consorzi tra proprietari e conduttori;
- associazioni fondiarie;
- reti di imprese agricole e forestali;
- accordi di filiera per la gestione delle risorse territoriali.
L'obiettivo è rendere economicamente sostenibile la gestione di terreni che, singolarmente, potrebbero risultare difficili da coltivare o mantenere.
Attenzione: le linee guida non prevedono un trasferimento automatico della proprietà dei terreni abbandonati, né introducono un obbligo generalizzato per i proprietari di aderire alle forme associative.
Pascoli e allevamenti di montagna: cosa cambia
Un altro capitolo riguarda il recupero dei pascoli e il sostegno alle attività zootecniche nelle zone montane.
Il Ministero individua tra gli interventi prioritari il ripristino delle superfici pastorali abbandonate, anche quando siano state progressivamente occupate da arbusti o vegetazione forestale.
Le linee guida promuovono pratiche di pascolamento sostenibile, il mantenimento dei prati permanenti e la conservazione delle razze animali autoctone.
Particolare attenzione è dedicata agli agricoltori e agli allevatori che contribuiscono alla conservazione del territorio, delle varietà agricole tradizionali e delle risorse genetiche locali.
Sono inoltre previsti indirizzi per la manutenzione e la riqualificazione delle infrastrutture rurali, come malghe, alpeggi, terrazzamenti, strade forestali e sentieri.
Boschi montani: gestione sostenibile e prevenzione degli incendi
Le nuove linee guida intervengono anche sulla gestione delle superfici forestali.
L'obiettivo è favorire il recupero dei boschi, la certificazione forestale, la valorizzazione delle filiere del legno e la prevenzione degli incendi.
Il decreto promuove in particolare interventi di manutenzione, gestione forestale sostenibile e riduzione dei rischi ambientali.
Tra le finalità rientrano anche la tutela della biodiversità, il contrasto al dissesto idrogeologico e la valorizzazione dell'utilizzo energetico e termico sostenibile del legno.
Contributi e finanziamenti: quali strumenti sono previsti
Il decreto non introduce direttamente un nuovo bonus per i proprietari di terreni o per gli agricoltori, ma individua diversi strumenti finanziari utilizzabili per sostenere i progetti di recupero e valorizzazione.
Tra le principali opportunità richiamate dalle linee guida figurano:
Strumento Interventi sostenibili PAC e programmi regionali Investimenti agricoli, gestione dei pascoli, biodiversità e sostegno alle attività montane Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane Sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali e gestione sostenibile PNRR, Missioni 2 e 5 Transizione ecologica e interventi territoriali ancora attivi Fondo per lo Sviluppo e la Coesione Infrastrutture rurali e sviluppo delle aree interne Contratti di filiera e di distretto Rafforzamento delle produzioni agricole, zootecniche e forestali Finanza agevolata nazionale e regionale Nuove imprese, giovani imprenditori e ricambio generazionale Sono inoltre richiamati strumenti come i pagamenti per i servizi ecosistemici e i mercati volontari del carbonio.
Non sono previsti, nel decreto, nuovi importi di contributo, percentuali di finanziamento o termini per presentare domanda.
L'accesso alle singole agevolazioni resta disciplinato dalle misure e dai bandi di riferimento.
Decreto ambiente: da quando si applicano le nuove linee guida
Il decreto è stato firmato l'8 ottobre 2026 ed è stato pubblicato sul sito istituzionale del MASAF il 12 ottobre 2026.
Il Ministero ha precisato che il provvedimento è in corso di registrazione presso gli organi di controllo.
Lo stesso decreto prevede la successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Pertanto, alla data del 14 ottobre 2026, non è ancora possibile indicare una data certa di piena operatività delle nuove linee guida, che non stabiliscono comunque un calendario di adempimenti immediati per agricoltori e proprietari.
Le linee guida saranno soggette ad aggiornamento almeno triennale.
Chi è interessato e cosa fare adesso
I destinatari diretti delle linee guida sono i Comuni montani individuati ai sensi dell'articolo 2 della legge n. 131/2025.
Per agricoltori, allevatori, proprietari di terreni e imprese forestali il decreto rappresenta un riferimento per le future iniziative territoriali di recupero e valorizzazione.
In particolare, gli interessati possono verificare quali terreni risultano abbandonati o sottoutilizzati, valutare eventuali forme di gestione associata e monitorare i bandi regionali e le opportunità previste dalla PAC.
Le amministrazioni locali potranno favorire la conoscenza degli strumenti disponibili e il coordinamento tra imprese, proprietari e altri soggetti coinvolti.
Le nuove disposizioni puntano quindi a trasformare il recupero di pascoli e boschi montani in un'opportunità di sviluppo agricolo e ambientale, senza introdurre, per il momento, un contributo automatico o una nuova procedura di domanda.
FAQ – Decreto pascoli e boschi montani 2026
Il decreto prevede nuovi contributi per recuperare terreni abbandonati?
Non direttamente. Individua strumenti di finanziamento già previsti dalla PAC e da programmi nazionali e regionali, ai quali si potrà accedere secondo le rispettive condizioni.
I proprietari sono obbligati a recuperare i terreni agricoli abbandonati?
Il decreto non introduce un obbligo generalizzato di recupero. Promuove invece interventi di riutilizzo produttivo e forme volontarie di gestione associata.
Quando entrano in vigore le nuove disposizioni?
Il decreto è stato firmato l'8 ottobre e pubblicato sul sito MASAF il 12 ottobre 2026. Al 14 ottobre è ancora in corso di registrazione e non risulta definita una data certa di piena operatività.
-
Diritto di superficie su terreno agricolo: imposta di registro all’8%
La costituzione del diritto di superficie su un terreno agricolo non equivale a un trasferimento e, di conseguenza, non può essere assoggettata all’aliquota dell’imposta di registro prevista per il trasferimento di terreni agricoli.
È questo uno dei principi affermati dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza 10 settembre 2026, relativa a un contratto stipulato per la realizzazione e gestione di un parco eolico.
La Suprema Corte, pur ritenendo legittima la riqualificazione del contratto operata dall’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’articolo 20 del D.P.R. 131/1986, ha accolto il motivo di ricorso relativo alla misura dell’imposta: non è applicabile l’aliquota del 15%, ma quella inferiore dell’8%, vigente ratione temporis.
La decisione offre quindi indicazioni importanti sia sull’interpretazione degli atti ai fini dell’imposta di registro sia sulla distinzione tra trasferimento e costituzione di diritti reali immobiliari di godimento.
Il caso: terreno agricolo destinato a un parco eolico
La controversia nasce da un contratto di locazione e costituzione di diritti reali stipulato per l’installazione di impianti di generazione eolica.
L’Agenzia delle Entrate aveva riqualificato il contratto, ai sensi dell’articolo 20 del Testo unico dell’imposta di registro, come atto di costituzione del diritto di superficie, liquidando maggiori imposte di registro, ipotecarie e catastali per oltre 750 mila euro.
In particolare, dall’atto emergeva che:
- su alcune aree erano stati costituiti diritti reali di superficie per l’installazione delle pale eoliche;
- sulle aree circostanti gravavano servitù di elettrodotto, passaggio e proiezione dei rotori;
- le medesime aree erano comprese in una locazione trentennale.
La Commissione tributaria regionale aveva ritenuto che la locazione fosse sostanzialmente priva della sua funzione tipica, in quanto le servitù e i diritti reali costituiti limitavano in maniera significativa il godimento del fondo.
La Cassazione ha confermato la correttezza, sotto questo profilo, della riqualificazione dell’operazione.
Imposta di registro e articolo 20 TUR: quando è possibile riqualificare un atto
Un primo aspetto affrontato dall’ordinanza riguarda l’applicazione dell’articolo 20 del D.P.R. 131/1986.
Nella formulazione risultante dalle modifiche introdotte a partire dal 2017, la norma stabilisce che l’interpretazione dell’atto ai fini dell’imposta di registro deve avvenire considerando esclusivamente gli elementi desumibili dall’atto stesso, senza utilizzare atti collegati o elementi extratestuali.
La Cassazione ribadisce quindi che l’imposta di registro mantiene natura di “imposta d’atto”.
L’Amministrazione finanziaria può riqualificare il negozio, ma la riqualificazione deve avvenire “ab intrinseco”, sulla base delle clausole negoziali e degli effetti giuridici ricavabili dal documento sottoposto a registrazione.
Nel caso esaminato, secondo la Corte, questo limite è stato rispettato: la diversa qualificazione derivava direttamente dalla struttura del contratto e dalla contestuale presenza di diritto di superficie e servitù.
Diverso sarebbe stato il caso di una contestazione fondata sull’abuso del diritto, per la quale sarebbe stato necessario utilizzare la specifica procedura prevista dall’articolo 10-bis dello Statuto del contribuente.
Diritto di superficie: perché non si applica l’imposta di registro al 15%
Il passaggio di maggiore interesse fiscale riguarda però l’aliquota applicabile. L’articolo 1 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. 131/1986 distingue gli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari dai trasferimenti aventi specificamente ad oggetto terreni agricoli.
La disciplina prevede oggi, in via generale, l’aliquota del 9% per gli atti traslativi della proprietà immobiliare e per gli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento.
Per i trasferimenti di terreni agricoli e relative pertinenze a favore di soggetti diversi da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti alla relativa gestione previdenziale è invece prevista l’aliquota del 15%.
Secondo la Cassazione, proprio il termine “trasferimento” impedisce di applicare questa aliquota maggiorata alla mera costituzione del diritto di superficie.
Costituzione e trasferimento del diritto di superficie non sono la stessa cosa
La Corte richiama il principio già affermato dalla Cassazione con l’ordinanza n. 3461/2021 e successivamente ribadito con l’ordinanza n. 27293/2024.
Il concetto di trasferimento presuppone il passaggio da un soggetto a un altro della proprietà di un bene immobile o della titolarità di un diritto reale già esistente.
La costituzione del diritto di superficie produce invece un effetto differente.
Ai sensi dell’articolo 952 del Codice civile, il proprietario può costituire a favore di un altro soggetto il diritto di realizzare e mantenere una costruzione sopra il proprio suolo.
Il proprietario del terreno non perde quindi la titolarità del fondo. Il suo diritto di proprietà viene piuttosto compresso, perché il superficiario acquisisce il diritto di costruire e mantenere l’opera separatamente dalla proprietà del suolo.
La Cassazione sintetizza il principio in termini chiari: il diritto di superficie “si costituisce” e non “si trasferisce”.
Di conseguenza, l’aliquota speciale prevista per il trasferimento di terreni agricoli non può essere estesa anche alla costituzione del diritto reale.
Imposta di registro all’8% nel caso esaminato dalla Cassazione
La Commissione tributaria regionale aveva applicato l’aliquota del 15%, considerando l’operazione come una cessione del diritto di superficie relativa a un terreno agricolo. Per la Cassazione questa conclusione è errata.
Una volta qualificato il negozio come costituzione del diritto di superficie, devono essere applicate le regole previste per gli atti costitutivi di diritti reali immobiliari e non quelle speciali previste per il trasferimento dei terreni agricoli.
Nel caso oggetto della controversia, la Corte indica come corretta l’aliquota dell’8%, trattandosi della misura applicabile ratione temporis, ossia in base alla normativa vigente nel periodo cui si riferiva l’atto.
È importante quindi non leggere il riferimento all’8% come aliquota attualmente vigente: la stessa ordinanza ricorda che la disciplina attuale dell’articolo 1 della Tariffa prevede, per gli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, l’aliquota ordinaria del 9%.
Imposte ipotecaria e catastale: necessario ricalcolare il prelievo
La pronuncia interviene anche sulle imposte ipotecaria e catastale.
Secondo la Cassazione, anche queste devono essere determinate sulla base della corretta qualificazione giuridica dell’operazione.
La sentenza della Commissione tributaria regionale è stata pertanto cassata sul punto, con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria, in diversa composizione, affinché proceda alla rideterminazione delle imposte dovute.
Cosa cambia in pratica
La pronuncia assume particolare rilievo per i contratti aventi ad oggetto terreni destinati a impianti eolici, fotovoltaici o altre infrastrutture energetiche, nei quali convivono spesso locazione, diritto di superficie e servitù.
I principi da considerare sono due:
- ai fini dell’imposta di registro, l’Agenzia delle Entrate può riqualificare il contratto sulla base degli elementi contenuti nello stesso atto;
- la costituzione del diritto di superficie non può essere equiparata al trasferimento di un terreno agricolo ai fini dell’applicazione dell’aliquota del 15%.
La corretta individuazione della natura giuridica dell’operazione diventa quindi decisiva per determinare il relativo trattamento tributario.
FAQ
Quale imposta di registro si applica alla costituzione del diritto di superficie su un terreno agricolo?
La costituzione del diritto di superficie non rientra nella disciplina del 15% prevista per il trasferimento di terreni agricoli. Si applica il regime previsto per gli atti costitutivi di diritti reali immobiliari.
Perché la Cassazione applica l’aliquota dell’8%?
Perché l’8% era l’aliquota applicabile ratione temporis all’atto oggetto della controversia. La disciplina attuale richiamata dalla stessa ordinanza prevede l’aliquota ordinaria del 9%.
L’Agenzia delle Entrate può trasformare fiscalmente una locazione in diritto di superficie?
Può riqualificare l’atto ai sensi dell’articolo 20 del D.P.R. 131/1986 quando la diversa natura giuridica emerge dallo stesso contratto, senza utilizzare elementi esterni o altri atti collegati.
Il diritto di superficie comporta il trasferimento della proprietà del terreno?
No. Il proprietario conserva la titolarità del suolo. La costituzione del diritto di superficie determina una compressione del diritto di proprietà, consentendo al superficiario di realizzare e mantenere una costruzione separatamente dalla proprietà del terreno.
-
Contributi agricoltura per prodotti DOP e IGP: domande entro il 23 settembre
Oltre 3 milioni di euro per sostenere:
- valorizzazione,
- promozione,
- formazione e ricerca
legate ai prodotti DOP e IGP.
Il decreto ministeriale Masaf del 1 luglio, pubblicato il 24 agosto, stabilisce beneficiari, attività finanziabili, intensità degli aiuti e modalità per presentare le domande.
Nuove risorse per la valorizzazione e la salvaguardia dei prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP.
Il decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) del 1° luglio 2026 disciplina per l’annualità 2026 la concessione dei contributi destinati alle iniziative riguardanti prodotti agricoli e altri prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP, oltre alle bevande spiritose contraddistinte da indicazioni geografiche.
La dotazione finanziaria complessiva è pari a 3.011.726,01 euro e potrà essere incrementata dal Ministero con un successivo provvedimento.
Il contributo massimo concedibile è invece di 250mila euro per ciascun beneficiario.
Chi può richiedere i contributi DOP e IGP 2026
La misura non è rivolta direttamente alla generalità delle singole aziende agricole, ma possono presentare domanda:
- i Consorzi di tutela;
- gli organismi a carattere associativo dei Consorzi di tutela;
- le associazioni temporanee costituite tra uno o più dei soggetti precedenti;
- gli enti e organismi senza scopo di lucro che abbiano tra i propri soci Consorzi di tutela riconosciuti dal Masaf e/o associazioni di Consorzi riconosciute dal Ministero e il cui statuto preveda espressamente la valorizzazione delle Indicazioni Geografiche e/o dei prodotti agroalimentari DOP e IGP.
Ciascun richiedente può presentare una sola domanda, inoltre, Consorzi e relativi organismi associativi non possono contemporaneamente presentare una domanda individuale e partecipare alla richiesta di un’associazione temporanea.
Sono escluse, tra gli altri soggetti indicati dal decreto, le grandi imprese, le imprese in difficoltà — salvo le specifiche eccezioni previste dalla normativa europea — e i destinatari di un ordine di recupero pendente relativo ad aiuti di Stato dichiarati illegittimi e incompatibili con il mercato interno.
Quali attività sono finanziate
Il beneficio consiste in un contributo a rimborso dei costi ammissibili effettivamente sostenuti per realizzare iniziative di valorizzazione, anche internazionale, e di salvaguardia delle produzioni interessate.
Le domande possono comprendere una o più delle attività previste dal decreto: organizzazione e partecipazione a fiere, esposizioni e concorsi; pubblicazioni rivolte alla sensibilizzazione del pubblico; attività dimostrative, informazione, promozione dell’innovazione, scambi interaziendali e visite presso aziende agricole; formazione professionale, seminari, conferenze e coaching; progetti di ricerca e sviluppo, anche con riferimento alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Quanto spetta: contributi fino al 90% dei costi
La percentuale finanziabile cambia in funzione della tipologia di prodotto e dell'attività realizzat:
- per fiere, pubblicazioni e attività dimostrative, informative e di promozione dell'innovazione, l'intensità dell'aiuto arriva al 50% dei costi ammissibili per gli altri prodotti agricoli e alimentari e al 70% per i prodotti agricoli,
- per formazione professionale e progetti di ricerca e sviluppo, i limiti indicati dall'articolo 3 arrivano invece al 70%
- per gli altri prodotti agricoli e alimentari e al 90% per i prodotti agricoli, fermo restando il rispetto delle specifiche condizioni previste dalla disciplina europea richiamata dal decreto.
In ogni caso, il contributo effettivamente concesso non può superare 250mila euro per beneficiario.
Requisiti per presentare la domanda
I richiedenti devono dimostrare di possedere capacità tecnico-organizzativa, mezzi e strumenti adeguati alla realizzazione e gestione delle iniziative proposte, oltre a comprovare eventuali esperienze maturate o in corso nelle attività interessate dal finanziamento.
Tra gli altri requisiti richiesti figurano il pieno e libero esercizio dei propri diritti, l'assenza delle procedure concorsuali indicate dal decreto, il rispetto degli obblighi in materia di sicurezza e lavoro, la regolarità contributiva attestata dal DURC, la regolarità fiscale e l'assenza di contenziosi con la Pubblica Amministrazione. Devono inoltre essere state restituite eventuali somme dovute a seguito della revoca di precedenti agevolazioni pubbliche.
Il possesso dei requisiti e l'assenza delle cause di esclusione devono essere attestati con un'apposita dichiarazione resa ai sensi del Dpr 445/2000. In caso di associazione temporanea, la dichiarazione deve essere presentata da ciascun componente.
Come e quando presentare domanda
La richiesta deve essere inviata esclusivamente tramite PEC all'Ufficio PQA I, all'indirizzo aoo.pqa@pec.masaf.gov.it, entro le ore 23:59 del trentesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto sul sito del Ministero e quindi entro la mezzanotte del 23 settembre.
Se la scadenza cade in un giorno festivo, il termine slitta al primo giorno lavorativo utile.
Per le associazioni temporanee è necessario allegare anche un protocollo d'intesa che disciplini i rapporti tra gli associati. È ammessa la domanda anche da parte di un'associazione temporanea non ancora costituita, nel rispetto delle specifiche condizioni e degli impegni previsti dal decreto.
Come vengono assegnati i contributi
Le domande sono sottoposte a valutazione e ricevono un punteggio sulla base dei criteri riportati nell'Allegato A del decreto. Per essere ammissibile, il progetto deve ottenere almeno 30 punti, rispettando anche le soglie minime stabilite per la coerenza con le finalità della misura e per la misurabilità degli obiettivi.
Le risorse vengono quindi ripartite in misura direttamente proporzionale al punteggio ottenuto, nei limiti delle disponibilità finanziarie: essere giudicati idonei, precisa infatti il decreto, non garantisce automaticamente il finanziamento se le risorse disponibili non sono sufficienti.
È infine possibile ottenere, compatibilmente con le disponibilità di cassa, un anticipo pari al 50% del contributo richiesto, previa presentazione di una fideiussione bancaria o assicurativa. Le attività finanziate devono essere completate entro 12 mesi dalla notifica del decreto di concessione, salvo l'eventuale proroga prevista nei casi indicati dal provvedimento.
-
Caro fertilizzanti agricoltura: contributi in arrivo dall’UE, a chi spettano
Via libera della Conferenza Stato-Regioni allo schema di decreto sugli aiuti per il caro concimi: sostegni per gli agricoltori maggiormente colpiti dall’aumento dei costi, con importi differenziati per coltura. Pagamenti UE entro febbraio 2027.
Nuovi aiuti in arrivo per gli agricoltori colpiti dall’aumento del prezzo dei concimi.
La Conferenza Stato-Regioni, nella seduta del 10 settembre 2026, ha raggiunto l’intesa sullo schema di decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste che dà attuazione agli interventi previsti dai regolamenti europei adottati a seguito della crisi in Medio Oriente.
Il provvedimento riguarda in particolare l’attuazione del Regolamento UE 2026/1768 e del Regolamento di esecuzione UE 2026/1894, oltre agli aiuti concedibili nell’ambito del quadro temporaneo europeo sugli aiuti di Stato.
La quota europea destinata all’Italia è pari a circa 46 milioni di euro.
Il regolamento UE consente inoltre agli Stati membri di aggiungere un sostegno nazionale fino al 200% dell’importo europeo assegnato, aumentando quindi in maniera significativa le risorse potenzialmente disponibili.
Caro concimi: chi può avere gli aiuti
Il sostegno è destinato agli agricoltori maggiormente penalizzati dall’incremento dei costi dei fertilizzanti.
In base allo schema di decreto, rientrano nell’intervento gli agricoltori che, entro il 25 luglio 2026, abbiano presentato la domanda di aiuto relativamente a superfici per le quali l'aumento del costo dei concimi abbia avuto un'incidenza superiore all’1,5% del valore della coltura per ettaro.
Sono considerate le superfici:
- nella disponibilità dell’agricoltore al 15 maggio 2026;
- detenute sulla base di un valido titolo di conduzione;
- risultanti dal fascicolo aziendale.
Non dovrebbe essere necessaria una nuova domanda specifica per ottenere il contributo: la determinazione dei beneficiari avverrà sulla base delle informazioni già presenti nel sistema.
Gli importi per ettaro
Sarà AGEA a determinare gli importi effettivamente spettanti, nel limite delle risorse disponibili.
Lo schema di decreto individua comunque degli importi massimi per ettaro, differenziati in funzione della coltura interessata.
In particolare, l’aiuto massimo previsto è pari a:
- 64,30 euro per ettaro per il mais da granella;
- 41,55 euro per il mais da insilato ceroso;
- 36 euro per il girasole;
- 35,30 euro per la barbabietola da zucchero;
- 35,25 euro per i cereali diversi dal mais da granella e dall’insilato ceroso;
- 32,80 euro per gli altri seminativi a foraggere non leguminose;
- 30,25 euro per il nocciolo;
- 29,60 euro per colza e ravizzone;
- 25,55 euro per l’olivo.
Gli importi effettivamente riconosciuti potranno quindi dipendere anche dal numero degli aventi diritto e dalle risorse complessivamente disponibili.
Quando arrivano i pagamenti
Il Regolamento UE 2026/1894 stabilisce una precisa tempistica per l'erogazione.
I pagamenti finanziati con le risorse europee devono essere effettuati entro il 28 febbraio 2027.
Gli Stati membri possono affiancare al finanziamento UE un sostegno nazionale supplementare fino al 200% della rispettiva assegnazione europea; per questa quota il termine per il pagamento è fissato al 31 maggio 2027.
Aiuti anche sotto la soglia dell’1,5%
Lo schema di decreto prevede inoltre strumenti per gli agricoltori che abbiano subito un aumento dei costi dei concimi, ma con un'incidenza inferiore alla soglia dell’1,5%.
Per questi soggetti possono essere utilizzate ulteriori forme di sostegno, comprese le risorse collegate agli interventi FEASR.
Il contributo può arrivare fino al 50% dei maggiori costi sostenuti e può salire fino all’80% per gli agricoltori sottoposti a specifici impegni o obblighi di riduzione dell’utilizzo dei fertilizzanti.
Resta fermo il rispetto dei limiti previsti dalle norme europee sul cumulo degli aiuti e sulla sovracompensazione.
Anticipi PAC 2026
Il provvedimento interviene infine anche sulle tempistiche relative alla PAC.
Per il solo anno di domanda 2026 viene prevista la possibilità di modificare o ritirare alcune domande relative agli interventi sottoposti al sistema di monitoraggio delle superfici fino al 15 novembre 2026.
Sul fronte degli anticipi, viene inoltre prevista la possibilità di erogare:
- fino al 70% per gli interventi sotto forma di pagamenti diretti;
- fino all’85% per il sostegno concesso nell’ambito degli interventi di sviluppo rurale.
L’intesa della Conferenza Stato-Regioni rappresenta uno dei passaggi necessari verso l’adozione definitiva del decreto ministeriale. Occorrerà quindi attendere il testo definitivo per confermare modalità operative, importi e procedure applicative.
-
Bonus gasolio agricoltura: domande entro il 30 settembre, scarica il fac simile
Pubblicato il Decreto 24 luglio del Ministero dell'Agricoltura con le regole per il bonus gasolio agricoltura le cui domande scadono il 30 settembre prossimo.
In proposito, AGEA soggetto gestore della misura, ha pubblicato le regole operative per accedere al contributo Scarica qui le regole operative
Ricordiamo che il Decreto carburanti bis o DL n 42/2026 ha previsto tra le altre, una misura agevolativa per il settore agricoltura.
Si tratta del bonus carburante per le imprese agricole entra nella fase operativa.
L’agevolazione può riconoscere un credito d’imposta fino al 20% delle spese sostenute per gasolio e benzina, utilizzati per i mezzi impiegati nelle attività agricole e per il riscaldamento delle serre.
Prima dell'accesso alla misura, le imprese interessate dovrebbero quindi verificare fatture, requisiti e documentazione disponibile.
Bonus gasolio agricolo 2026: perché è importante
Il contributo nasce per aiutare il comparto agricolo a sostenere l’aumento dei costi energetici e dei carburanti.
La misura riguarda l’acquisto di gasolio e benzina destinati allo svolgimento delle attività agricole.
Il credito sarà calcolato sulle spese ammissibili documentate, considerate al netto dell’IVA, entro il limite delle risorse stanziate.
La percentuale indicata è fino al 20%: l’importo effettivamente riconosciuto potrebbe quindi dipendere anche dal numero delle richieste ammesse e dalle disponibilità finanziarie della misura.
Bonus gasolio agricoltura: a chi spetta
Potranno accedere all’agevolazione gli agricoltori attivi, persone fisiche o giuridiche, che:
- possiedono un’azienda situata in Italia;
- svolgono un livello minimo di attività agricola;
- rispettano i requisiti previsti per l’accesso ai contributi della Politica agricola comune;
- dispongono delle fatture relative agli acquisti di carburante agevolabili.
La gestione della misura è affidata ad AGEA, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, che ha pubblicato il fac simile per la domanda e il decreto con il via alle richieste entro il 30 settembre.
Di seguito tutto il necessario per accedere alla agevolazione.
Bonus gasolio agricoltura: per quali spese
Il credito riguarda il carburante acquistato per:
- alimentare trattori e altri mezzi utilizzati nell’attività agricola;
- eseguire lavorazioni nei campi;
- sostenere le attività produttive dell’azienda;
- riscaldare le serre.
Le spese dovranno essere comprovate da fatture d’acquisto regolarmente emesse. È quindi consigliabile separare fin da subito i documenti relativi ai carburanti agricoli da quelli riguardanti consumi personali o attività non ammesse.
La notizia originaria indica come periodo agevolato i mesi di marzo, aprile e maggio 2026. Tuttavia, alcune ricostruzioni normative relative specificamente al comparto agricolo fanno riferimento al solo mese di marzo. Il dato dovrà essere confermato dal testo definitivo del decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale e dalle istruzioni AGEA.
Bonus gasolio agricoltura: domande entro il 30 settembre, ecco il necessario
AGEA ha pubblicato tutte le regole per le domande del bonus gasolio agricoltura.
In particolare, gli interessati potranno presentare la domanda (scarica qui il fac simile) entro il 30 settembre procedento come segue.
Gli interessati per prepararsi devono:
- raccogliere le fatture degli acquisti di gasolio e benzina;
- verificare che nei documenti siano chiaramente identificati fornitore, acquirente, data e importo;
- calcolare la spesa sostenuta al netto dell’IVA;
- controllare la propria posizione di agricoltore attivo;
- verificare l’accesso ai servizi digitali AGEA e SIAN;
- seguire gli aggiornamenti pubblicati sul portale istituzionale.
Scarica qui tutte le regole e presenta la domanda
FAQ sul bonus carburante agricoltura 2026
A quanto ammonta il bonus carburante agricolo?
Il contributo consiste in un credito d’imposta fino al 20% delle spese ammissibili sostenute per l’acquisto di gasolio e benzina.
La domanda può già essere presentata?
No. Occorre attendere che AGEA comunichi le date e attivi la piattaforma telematica per l’invio delle richieste.
Quali documenti bisogna conservare?
È necessario conservare soprattutto le fatture d’acquisto del carburante, dalle quali devono risultare data, importo e soggetti coinvolti nell’operazione.
-
Decreto Omnibus e agricoltura: cosa cambia per reddito agrario e d’impresa
L’art. 4 del d.lgs.7.8.2026, n. 148, cd. Decreto correttivo della riforma fiscale 111 2023, recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha aggiornato il testo dell’art. 32 del d.p.r. 22.12.1986, n. 917 (e, dal 1.1.2027, l’art. 34, comma 2, lett. e), del d.lgs 19.6.2026, n. 117) allargando il concetto di “attività connesse a quella agricola".
La modifica consiste nell’ aggiunta dell’inciso “o tramite l’utilizzo di immobili di cui alla lett. b-bis)”.
In pratica, sono attratte nel reddito agrario – e, quindi, si applica il criterio di tassazione su base catastale – le attività di manipolazione, trasformazione, commercializzazione, ecc. che derivano dall’applicazione delle nuove tecniche di coltivazione che utilizzano immobili che sono destinati alla produzione di vegetali in serre o strutture mobili entro il limite del doppio della superficie agraria disponibile, ma sempre a condizione che sia rispettato il criterio di prevalenza.
Il reddito di impresa
E’ stato modificato il successivo art. 55 (e, dal 1.1.2027, l’art 34 del d.lgs. n. 117 citato) dove le “lettere b) e c)” sono state sostituite con le “lettere b), b-bis), b-ter) e c)”.
Sostanzialmente sono state classificate come “reddito d’impresa”, limitatamente alla parte eccedente i limiti di tassazione catastale, le attività:
- di allevamento di animali (lett. b);
- di produzione di vegetali con strutture fisse e/o mobili, anche provvisorie (lett. b) , e degli immobili utilizzati per le tecniche di coltivazione più evolute (lett. b-bis);
- dirette alla produzione di piante, allevamento e silvicoltura e di cura dell’ambiente (lett.b-ter);
- connesse a quella agricola (lett.c).
La nuova veste normativa si riflette sulle modalità di tassazione quando, ad esempio, il produttore agricolo utilizza una superficie superiore al doppio del terreno disponibile per la coltivazione di vegetali poiché non può più applicare la tassazione forfetaria ma deve osservare le regole in materia di reddito di impresa operando la differenza tra i ricavi e i costi.
La novità non incide sulle società in nome collettivo e in accomandita semplice:il reddito conseguito è sempre considerato reddito di impresa.
La forfettizzazione del reddito
L’art. 56-bis prevede l’applicazione della tassazione forfettaria del reddito applicando per talune attività agricole gli appositi coefficienti di redditività previsti all’ammontare dei corrispettivi IVA.
La modifica precisa che questa regola può essere osservata dai
- produttori agricoli individuali,
- dalle società semplici e
- dai soggetti che hanno esercitato l’apposita opzione prevista dall’art. 1, comma 1093, della l. 27.12.2006, n. 296 (e, dal 1.1.2027, dall’art. 287, comma 1, del d.lgs. citato).
-
Allevamento avicolo e carne trasformata: quando è reddito agrario
Con la Risposta n. 151/2026, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che i prodotti a base di carne avicola ottenuti da una società agricola, lavorando prevalentemente carne proveniente dai propri allevamenti, possono beneficiare della tassazione su base catastale (reddito agrario), anziché essere assoggettati a reddito d'impresa.
La condizione essenziale è che il prodotto finale rientri tra quelli espressamente individuati dalla tabella allegata al decreto ministeriale 13 febbraio 2015, in particolare nei codici ATECO relativi alla lavorazione delle carni.
Il caso esaminato: allevamento e trasformazione della carne
Il quesito è stato posto da una società agricola che esercita attività di allevamento avicolo e, allo stesso tempo, produce elaborati alimentari crudi pronti da cuocere.
La carne di produzione propria rappresenta la componente prevalente del prodotto finale, mentre ingredienti come formaggi, salumi, erbe aromatiche e aromi, acquistati da terzi, svolgono una funzione accessoria di arricchimento del gusto. In misura non prevalente, l'azienda acquista anche capi vivi da terzi, che vengono comunque macellati internamente.
La società ha chiesto se questi prodotti possano essere qualificati come derivanti da attività agricola connessa, con conseguente applicazione della tassazione catastale, oppure se debbano invece essere considerati come reddito d'impresa a tutti gli effetti.
Le regole di riferimento: attività connesse e prevalenza
La qualificazione di un'attività come "connessa" a quella agricola principale trova il proprio fondamento nell'articolo 2135 del codice civile, che considera tali le attività di manipolazione, trasformazione, conservazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti ottenuti prevalentemente dall'allevamento, dalla coltivazione del fondo o dal bosco.
Sul piano fiscale, l'articolo 32, comma 2, lettera c), del TUIR (D.P.R. n. 917/1986)* prevede che tali attività siano tassate su base catastale, a condizione che i prodotti risultino inclusi nell'apposito decreto ministeriale aggiornato periodicamente (l'ultimo è il D.M. 13 febbraio 2015).
Perché un'attività sia considerata connessa, devono sussistere due requisiti: un requisito soggettivo, per cui l'imprenditore che trasforma il prodotto deve essere lo stesso che esercita l'allevamento, e un requisito oggettivo, ovvero la prevalenza quantitativa (o, in alcuni casi, qualitativa) dei prodotti propri rispetto a quelli eventualmente acquistati da terzi. È ammesso, entro certi limiti, l'utilizzo di prodotti di terzi per migliorare la qualità o ampliare la gamma dei beni offerti, purché appartenenti allo stesso comparto produttivo dell'imprenditore agricolo.
____________________
*Si segnala che dal 1° gennaio 2027 entrerà in vigore il nuovo Testo Unico delle Imposte sui Redditi (D.Lgs. 117/2026), che sostituirà il DPR 917/1986: la disciplina sulla tassazione catastale delle attività agricole connesse non risulta modificata nella sostanza, ma cambierà la numerazione degli articoli di riferimento.
Il parere dell’Agenzia: la mappatura sui codici ATECO
Nel caso specifico, l'Agenzia ha innanzitutto premesso che la verifica della prevalenza (sia della carne propria rispetto a quella acquistata, sia della componente carnea rispetto agli ingredienti secondari) resta un elemento di fatto, dichiarato dall'Istante e non oggetto di valutazione in sede di interpello, fermo restando il potere di controllo dell'Amministrazione finanziaria.
Il punto centrale del chiarimento riguarda invece la corretta collocazione del prodotto nella tabella del decreto ministeriale. La tabella, alla voce "produzione di carni e prodotti della loro macellazione", richiama espressamente i codici ATECO 10.11.0 e 10.12.0, oltre alla specifica voce relativa alla "produzione di carne essiccata, salata o affumicata, salsicce e salami" (riconducibile all'ex codice 10.13.0).
Questo significa che non tutte le lavorazioni di carne rientrano automaticamente nel regime catastale:
Codice ATECO / attività Regime fiscale applicabile 10.11.0 – Lavorazione e conservazione di carne (esclusa carne di volatili) Reddito agrario (tassazione catastale) – art. 32, c. 2, lett. c), TUIR 10.12.0 – Lavorazione e conservazione di carne di volatili Reddito agrario (tassazione catastale) – art. 32, c. 2, lett. c), TUIR 10.13.0 – Produzione di carne essiccata, salata o affumicata, salsicce e salami Reddito agrario (tassazione catastale) – art. 32, c. 2, lett. c), TUIR 10.13.0 – Altri prodotti a base di carne, non ricompresi nella voce precedente Reddito forfetario d'impresa – art. 56-bis, comma 2, TUIR In altre parole, per le lavorazioni riconducibili al codice 10.13.0 ma diverse dai salumi/carne essiccata, salata o affumicata espressamente citati dal decreto, si applica il regime forfetario di reddito d'impresa previsto dall'articolo 56-bis del TUIR, e non la tassazione catastale piena.
Cosa cambia per aziende agricole e professionisti
La Risposta n. 151/2026 offre un'indicazione operativa importante per le aziende agricole che integrano l'allevamento con attività di prima trasformazione della carne. La qualificazione fiscale non dipende solo dalla natura "agricola" dell'attività svolta, ma richiede una verifica puntuale della corrispondenza tra il prodotto realizzato e le voci elencate nella tabella del D.M. 13 febbraio 2015.
Per i professionisti che assistono imprese agricole, il chiarimento suggerisce di:
- verificare sempre la corretta classificazione ATECO del prodotto finito, non limitandosi alla natura dell'attività di allevamento;
- documentare adeguatamente il rapporto di prevalenza tra prodotti propri e prodotti acquistati da terzi, elemento che resta comunque soggetto a controllo da parte dell'Amministrazione finanziaria;
- distinguere, nell'ambito della lavorazione di carne suina o avicola, i prodotti espressamente richiamati dal decreto (carne essiccata, salata, affumicata, salsicce, salami) da altre preparazioni più elaborate, per le quali si applica il regime forfetario e non quello catastale.
Il chiarimento si inserisce nel solco della prassi consolidata (circolari n. 44/E del 2002 e n. 44/E del 2004), confermando un approccio sostanzialmente stabile dell'Agenzia sul tema delle attività agricole connesse, pur richiedendo un'attenta verifica caso per caso della compatibilità del prodotto con le voci tabellari vigenti.
Allegati: -
Il dubbio dell’”attività agricola connessa”
L’evoluzione delle tecniche di produzione e di commercializzazione nel settore dell’agricoltura può presentare aspetti problematici soprattutto quando l’attività si trova sullo spartiacque in materia di imposizione come reddito agrario o come reddito di impresa delle “attività connesse”.
Il problema è stato affrontato con la risposta a interpello 23.7.2026, n. 151, relativo ad un quesito proposto da una attività agricola che esercita l’attività:
- a) di allevamento agricolo;
- b) di produzione di elaborati alimentari, con prevalenza di carne proveniente dai propri allevamenti; in misura, non prevalente, vengono acquistati capi vivi da terzi, che comunque sono macellati internamente;
- c) di realizzazione di prodotti crudi, pronti da cuocere, in cui la carne avicola costituisce “la componente principale del prodotto, mentre gli ingredienti secondari (formaggi, salumi, erbe aromatiche, acqua e aromi), acquistati da terzi, hanno funzione meramente accessoria”.
A completamento, l’istante segnalava che l’attività di manipolazione e trasformazione della carne avicola è limitata ed è svolta utilizzando prevalentemente mezzi e strumenti che sono impiegati nell’ambito dell’attività agricola principale di allevamento avicolo.
Le regole su requisiti e principio di prevalenza
Secondo l’art. 2135, 3° comma, c.c. sussiste l’attività connessa “quando sono presenti le seguenti condizioni (circolare 14.5.2002, n. 44/E);
– il requisito soggettivo, cioè l’imprenditore che svolge l’attività connessa deve essere lo stesso soggetto imprenditore agricolo che esercita la coltivazione del fondo, del bosco, ovvero l’allevamento di animali;
– il requisito oggettivo, cioè i prodotti che sono oggetto di tali attività devono provenire prevalentemente dalle suddette attività che sono esercitate dal medesimo imprenditore agricolo.
La normativa prescinde dal concetto di “esercizio normale dell’agricoltura”, legittimando
- il “criterio di prevalenza” nell’esercizio dell’attività connessa dei propri prodotti rispetto a quelli che sono acquistati presso terzi e di
- “uso normale” delle attrezzature o delle risorse aziendali impiegate nell’attività agricola che, però, non devono essere utilizzate in maniera prevalente nell’attività connessa.
Ai sensi dell’art. 32, comma 2, del d.p.r. 22.12.1986, n. 917, sono considerate produttive di reddito agrario le attività indicate all’art. 2135, 3° comma, c.c. con riferimento ai beni che sono individuati con il d.m. 13.2.2025.
La circolare 15.11.2024, n. 44/E, ha precisato che tale norma “è applicabile anche se la realizzazione di una o più fasi del processo produttivo che fa capo all’imprenditore agricolo sia esternalizzata (ad esempio, quando ci si avvale del frantoio di terzi per la molitura delle olive o di una struttura conserviera per la trasformazione del pomodoro in conserva)”. Invece, per i prodotti agricoli diversi da quelli considerati ,ottenuti prevalentemente dal fondo, dal bosco o dall’allevamento di animali si applica il successivo art. 56-bis applicando il coefficiente di reddittività del 15% sui corrispettivi registrati o soggetti a registrazione ai fini dell’IVA.
La prevalenza deve essere verificata effettuando un confronto quantitativo fra i prodotti agricoli prodotti dall’azienda con quelli acquistati da terzi, ma soltanto se i beni appartengono allo stesso comparto produttivo e alla stessa categoria.
Se per migliorare l’offerta sono stati acquistati prodotti dello stesso comparto merceologico ma di natura diversa (ad esempio, pere e mele) la prevalenza comporta l’esame del valore normale dei propri prodotti e il costo dei prodotti che sono stati acquistati.
I beni oggetto di attività agricole connesse
Il d.m. citato individua i beni che possono essere oggetto delle attività agricole connesse di cui il citato art. 32, comma 2, lett. c), per cui:
- – la produzione di carni e prodotti della loro macellazione ( codice ATECO 10.11.0-10.120) comporta l’applicazione della tariffa di reddito agrario sia per il codice ATECO 10.11.0 (lavorazione e conservazione di carne esclusa la carne di volatili) sia per il codice ATECO 10.12.0 (lavorazione e conservazione di carni e volatili);
- – la produzione non include prodotti a base di carne, inclusa la carne di volatili (codice ATECO 10.13.0) è diversa dalla produzione di carne essiccata, salata o affumicata, salsicce e salumi, non è espressamente indicata nel d.m. citato per cui per tali attività si applica l’art. 56-bis, comma 2, del d.p.r. 22.12.1986, n. 917.
Secondo la circolare 11.11.2024, n. 244:
– le attività di trasformazione attratte nell’art. 56-bis “sono quelle che concernono le trasformazioni in prodotti diversi da quelli compresi nella tabella allegata al d.m.”;
– l’art. 56-bis non si applica per “le attività di trasformazione non usualmente eserciate nell’ambito dell’attività agricola che intervengono in una fase successiva a quella che ha originato i beni elencati nel d.m., atte a trasformare ulteriormente questi ultimi beni fino a realizzare prodotti nuovi che non trovano connessione con l’attività agricola principale ai sensi dell’art. 2135 del codice civile”.