• Oneri deducibili e Detraibili

    Spese universitarie: limiti e importi per la dichiarazione

    Le spese universitarie sostenute nel 2025 possono essere portate in detrazione nel modello 730/2026. L’agevolazione fiscale è pari al 19%, ma le regole cambiano a seconda che lo studente frequenti un’università statale o non statale.

    Per gli atenei statali, infatti, la detrazione si applica all’intera spesa sostenuta e rimasta a carico del contribuente. Per le università private, invece, bisogna rispettare gli importi massimi stabiliti annualmente dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

    La detrazione è prevista dall’articolo 15, comma 1, lettera e), del Tuir e riguarda anche università straniere, corsi post-laurea e, nel rispetto delle condizioni previste, università telematiche.

    Spese universitarie nel 730/2026: dove indicarle

    Nel modello 730/2026 le spese universitarie devono essere riportate nei righi da E8 a E10, dedicati alle “Altre spese”, utilizzando il codice 13.

    Lo stesso codice deve essere utilizzato nel modello Redditi persone fisiche, nei righi RP8-RP13.

    Quali corsi danno diritto alla detrazione del 19%

    L’agevolazione comprende le spese sostenute per corsi di laurea, laurea magistrale e laurea magistrale a ciclo unico, ma il perimetro è più ampio.

    Sono agevolati anche corsi universitari di specializzazione e perfezionamento, master universitari, dottorati di ricerca, Istituti tecnici superiori e corsi statali di alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam).

    Rientrano inoltre i nuovi corsi istituiti presso Conservatori di musica e Istituti musicali pareggiati ai sensi del Dpr n. 212/2005.

    La detrazione è riconosciuta anche per i corsi di specializzazione in psicoterapia post-universitaria, purché svolti presso centri accreditati dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

    Quali spese universitarie si possono detrarre

    Non sono detraibili soltanto le tasse universitarie. tra le spese ammesse rientrano:

    • tasse di immatricolazione e iscrizione annuale, anche per studenti fuori corso;
    • costi per la ricognizione della carriera universitaria;
    • soprattasse per esami di profitto e laurea;
    • spese per i test di accesso ai corsi universitari;
    • spese per corsi destinati alla formazione degli insegnanti.

    La detrazione può riguardare anche spese sostenute nel 2025 relative a più anni accademici.

    Per la formazione dei docenti sono agevolabili anche i tirocini formativi attivi (Tfa) e i corsi universitari finalizzati all’acquisizione dei Cfu o Cfa richiesti per l’accesso ai ruoli della docenza.

    Restano invece esclusi, tra gli altri, l’acquisto di libri, strumenti musicali e materiale di cancelleria, così come le spese di viaggio, vitto e alloggio connesse alla frequenza universitaria.

    Università statali: nessun limite massimo di spesa

    Per chi frequenta una università statale, la detrazione del 19% è calcolata sull’intero importo delle spese sostenute e rimaste effettivamente a carico.

    Non è previsto un tetto massimo specifico di spesa detraibile, ferme restando le altre condizioni stabilite dalla normativa.

    Università private: i nuovi limiti per le spese 2025

    Per gli atenei non statali, l’importo sul quale calcolare il 19% non può superare i limiti fissati dal Ministero.

    Per il periodo d’imposta 2025, il decreto ministeriale n. 1126 del 31 dicembre 2025 stabilisce i seguenti massimali per i corsi di laurea, laurea magistrale e laurea magistrale a ciclo unico:

    Area disciplinare Nord Centro Sud e Isole
    Medica 3.600 euro 2.900 euro 2.650 euro
    Sanitaria 4.100 euro 3.100 euro 3.050 euro
    Scientifico-tecnologica 3.700 euro 2.900 euro 2.600 euro
    Umanistico-sociale 3.200 euro 2.750 euro 2.550 euro

    Per dottorati di ricerca, scuole di specializzazione, master universitari di primo e secondo livello e corsi di perfezionamento universitario, il limite è invece pari a:

    • 4.100 euro al Nord;
    • 3.100 euro al Centro;
    • 3.050 euro al Sud e nelle Isole.

    All’interno di questi limiti devono essere considerate anche le spese per i test di ammissione e l’imposta di bollo.

    Università estere e telematiche: come funziona la detrazione

    Anche le spese sostenute presso università straniere possono beneficiare della detrazione. Per i corsi di laurea all’estero si utilizza il limite previsto per la corrispondente area disciplinare, considerando la zona geografica in cui il contribuente ha il domicilio fiscale.

    Le università telematiche seguono invece le regole previste per gli altri atenei non statali. Il limite dipende dall’area disciplinare e dalla regione in cui ha sede legale l’università.

    Se il corso viene svolto in una sede collocata in una regione diversa da quella della sede legale, conta la regione nella quale il corso viene effettivamente svolto.

    Detrazione spese universitarie: attenzione al reddito

    Dal periodo d’imposta 2025, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro si applicano ulteriori meccanismi di limitazione, che tengono conto del reddito e del numero dei figli fiscalmente a carico.

    Rimane inoltre la regola secondo cui la detrazione spetta integralmente fino a 120.000 euro di reddito complessivo. Superata questa soglia, il beneficio si riduce progressivamente fino ad azzerarsi a 240.000 euro.

    Non possono essere detratte le spese universitarie integralmente rimborsate dal datore di lavoro in sostituzione dei premi di risultato. In caso di rimborso parziale, l’agevolazione spetta esclusivamente sulla parte rimasta a carico del contribuente.

    Infine, per ottenere la detrazione è necessario che le spese siano state pagate con strumenti tracciabili, come bonifico bancario o postale, carte di credito o debito, bollettini postali, Mav o PagoPa.

  • Oneri deducibili e Detraibili

    Spese funebri nel 730/2026: detrazione, limiti e documenti

    Il Modello 730/2026 e il Modello Redditi PF 2026 contengono come ogni anno la sezione per detrarre le spese funebri.

    Nel Modello 730/2026 e nel Modello Redditi PF 2026 è possibile detrarre il 19% delle spese funebri sostenute nel 2025, entro il limite di 1.550 euro per ogni decesso.

    Per non perdere l’agevolazione è essenziale verificare che il pagamento sia tracciabile, conservare fatture e ricevute e documentare correttamente l’eventuale ripartizione della spesa tra più persone.

    Particolare attenzione deve essere prestata dai contribuenti con redditi superiori a 75.000 euro, per i quali dal 2025 opera anche il nuovo limite complessivo previsto dal riordino delle detrazioni.

    Riepiloghiamo tutte le regole da seguire e elenchiamo la documentazione da conservare.

    Spese funebri: istruzioni per il 730 e il Modello redditi 2026

    Per le spese funebri, in dichiarazione, dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per cento  da chiunque sostenute per la morte di persone, indipendentemente dall’esistenza di un vincolo di parentela con la persona deceduta.

    Le spese funebri devono rispondere a un criterio di attualità rispetto all’evento cui sono finalizzate e sono pertanto escluse quelle sostenute anticipatamente dal contribuente in previsione delle future onoranze funebri come, ad esempio, l’acquisto di un loculo prima della morte (Risoluzione 28.07.1976 n. 944).
    Si considerano spese funebri non solo quelle per le onoranze, ma anche quelle connesse al trasporto e alla sepoltura.
    La detrazione spetta anche per le spese funebri sostenute all’estero a certe condizioni:

    • analogamente a quanto precisato nel caso di spese mediche sostenute fuori dal territorio nazionale, la documentazione in lingua originale comprovante tali spese sia corredata da una traduzione giurata in lingua italiana, 
    • tranne che non sia redatta in inglese, francese, tedesco o spagnolo, nel qual caso la traduzione può essere eseguita e sottoscritta dal contribuente.

    La documentazione redatta in sloveno può non essere corredata da una traduzione italiana, se il contribuente è residente nella Regione Friuli Venezia Giulia e appartiene alla minoranza slovena.

    Detrazione spese funibri: limiti 2026

    La detrazione compete nel limite massimo di spesa di euro 1.550. 

    Tale limite non è riferito al periodo d’imposta, ma a ciascun decesso.
    Dall’anno di imposta 2020 la detrazione dall’imposta lorda per le spese funebri spetta per intero ai titolari di reddito complessivo fino a euro 120.000; in caso di superamento del predetto limite, la detrazione decresce fino ad azzerarsi al raggiungimento di un reddito complessivo pari a euro 240.000.

    Dall’anno d’imposta 2020 la detrazione per le spese funebri spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento “tracciabili”.
    Devono essere comprese nell’importo anche le spese indicate nella CU 2025 (punti da 341 a 352) con il codice 14-

    Spese funebri: dove indicarle nel 730 e nel Modello Redditi 2025

    Abbiamo detto che nei due modelli dichiarativie per il 2025 anno di imposta 2024 le spese funibri vanno indicata:

    • nel rigo E8/E10, cod. 14 del Modello 730:

    Per le spese funebri sostenute per la morte di persone, indipendentemente dall’esistenza di un vincolo di parentela con esse. L’importo, riferito a ciascun decesso, non può essere superiore a 1.550,00 euro. 

    Tale limite resta fermo anche se più soggetti sostengono la spesa. 

    Nel caso di più eventi occorre compilare più righi da E8 a E10 riportando in ognuno di essi il codice 14 e la spesa relativa a ciascun decesso.

    • nei righi da RP8 a RP13, codice14 nel Modello redditi PF:

    Con il codice 14 indicare gli importi delle spese funebri sostenute per la morte di persone, indipendentemente dall’esistenza di un vincolo di parentela con esse. L’importo, riferito a ciascun decesso, non può essere superiore a 1.550,00 euro. Tale limite resta fermo anche se più soggetti sostengono la spesa. Nel caso di più eventi, occorre utilizzare più righi da RP8 a RP13 riportando in ognuno di essi il codice 14 e la spesa relativa a ciascun decesso.
    L’importo deve comprendere anche le spese indicate con il codice 14 nella sezione “Oneri detraibili” (punti da 341 a 352) della Certificazione
    Unica.

    Detraibilità spese funebri 2026: la documentazione da controllare e conservare

    Il contribuente dimostra l’utilizzo di sistemi di pagamento “tracciabili” mediante la relativa annotazione in fattura, ricevuta fiscale o documento commerciale, da parte del percettore delle somme che cede il bene o effettua la prestazione di servizio. In alternativa, l’utilizzo di sistemi di pagamento “tracciabili” può essere dimostrato mediante prova cartacea della transazione (ovvero tramite ricevuta della carta di debito o della carta di credito, copia bollettino postale, MAV, dei pagamenti con PagoPA, estratto conto, ecc.).
    Se la spesa funebre è sostenuta da soggetti diversi dall’intestatario della fattura, affinché questi possano fruire della detrazione è necessario che nel documento originale di spesa sia riportata una dichiarazione di ripartizione della stessa sottoscritta anche dall’intestatario del documento

    Spese funebri 2026: domande alle risposte frequenti

    La detrazione spetta soltanto ai parenti del defunto?

    No. Può utilizzare la detrazione chiunque abbia effettivamente sostenuto la spesa, anche senza vincoli di parentela.

    Il limite di 1.550 euro vale per ogni contribuente?

    No. Il limite si riferisce a ciascun decesso. Se più persone pagano lo stesso funerale, devono suddividere tra loro il limite complessivo.

    È possibile detrarre un funerale pagato in contanti?

    No. Per le spese sostenute dal 2020 è obbligatorio utilizzare un sistema di pagamento tracciabile.

    Si possono detrarre le spese per più funerali?

    Sì. Il limite di 1.550 euro si applica separatamente a ogni decesso. Nel modello dichiarativo deve essere utilizzato un rigo distinto per ciascun evento.

    È detraibile l’acquisto anticipato di un loculo?

    No, quando il loculo viene acquistato prima del decesso in previsione delle future onoranze funebri. La spesa deve essere direttamente e temporalmente collegata all’evento.

    Cosa fare se la fattura è intestata a una sola persona?

    Gli altri soggetti che hanno partecipato alla spesa possono utilizzare la propria quota se sul documento originale viene inserita una dichiarazione di ripartizione sottoscritta anche dall’intestatario.

  • Oneri deducibili e Detraibili

    Mutui agrari: regole per il 730/2026

    Nel Modello 730/2026 possono essere detratti anche gli Interessi relativi a prestiti o mutui agrari. 

    In particolare questi interessi vanno indicati nel Quadro E al Rigo E8/E10, con il codice 11, 47, e 56.

    Le istruzioni al Modello evidenziano che occorre utilizzare il codice:

    • "11" per gli interessi relativi a prestiti o mutui agrari stipulati fino al 31 dicembre 2021. 
    • "47" gli importi corrisposti per mutui agrari stipulati a partire dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2024. Con questo codice vanno indicati anche gli interessi relativi ai mutui per cui, in tale periodo, è intervenuto un accollo/subentro/rinegoziazione. In questi casi per data di stipula del mutuo è da intendersi la data di stipula del contratto di accollo/subentro/rinegoziazione/ del mutuo.
    • "56" gli importi corrisposti per mutui agrari stipulati a partire dal 1° gennaio 2025. Con questo codice vanno indicati anche gli interessi relativi ai mutui per cui dal 1° gennaio 2025 è intervenuto un accollo/subentro/rinegoziazione. In questi casi per data di stipula del mutuo è da intendersi la data di stipula del contratto di accollo/subentro/rinegoziazione/ del mutuo.

    Attenzione al fatto che, la detrazione riguarda:

    • gli interessi passivi e relativi oneri accessori,
    • nonché le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione per prestiti e mutui agrari di ogni specie.

    La detrazione, indipendentemente dalla data di stipula del mutuo, viene calcolata su un importo non superiore a quello dei redditi dei terreni dichiarati.

    Mutui agrari: regole per il 730/2026

    Le Entrate evidenziano anche che i contratti di mutuo agrario oggetto dell’agevolazione, ossia della detrazione, sono:

    • finanziamenti sia di esercizio che di miglioramento a breve, medio e lungo termine previsti dalla legge per l’ordinamento del credito agrario; 
    • il prestito o mutuo agrario può riguardare, senza limitazioni, qualsiasi tipologia di terreno.

    Per poter fruire della detrazione in esame, i mutui ed i prestiti agrari devono essere stati pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro della Comunità europea ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti.

    L’importo ammesso in detrazione non può essere superiore alla somma del reddito dominicale e agrario dichiarati tenendo conto delle rispettive rivalutazioni (80 per cento e 70 per cento) e, in aggiunta, dell’ulteriore rivalutazione pari, dal 2016, al 30 per cento di cui all’art. 1, comma 512,  della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013), come modificato dall’art. 1, comma 909, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016).

    A tal fine, sono rilevanti anche i redditi dei terreni derivanti da partecipazioni in società di persone e assimilate. 

    Diversamente, gli altri redditi derivanti dai terreni, quali le plusvalenze da cessione a titolo oneroso ed il corrispettivo per la concessione in affitto per uso non agricolo, non risultano invece rilevanti ai fini della detraibilità degli interessi passivi.
    La detrazione spetta solo al soggetto intestatario del contratto di prestito o mutuo agrario.

    La detrazione per le spese sostenute per interessi passivi di mutuo spetta a prescindere  dall’ammontare del reddito complessivo (art. 15, comma 3-quater, del TUIR). 

    Inoltre, dall’anno d’imposta 2020 la detrazione per le spese sostenute per interessi passivi di mutuo spetta a  condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento “tracciabili”.
    Le ricevute quietanzate rilasciate dal soggetto che ha erogato il mutuo (banche o poste) relative alle rate di mutuo pagate e la certificazione annuale concernente gli interessi passivi pagati sono ritenute idonee a soddisfare i requisiti di tracciabilità.

    Mutui agrari: documentazione da controllare e conservare per detrazione interessi passivi

    Ai fini della detrazione è necessario controllare e conservare una certa documentazione, e in particolare:

    • Ricevute quietanzate o certificazione annuale della banca relative alle rate di mutuo pagate nel 2024 o estratto conto bancario o postale,
    • Contratto di prestito o mutuo.

  • Oneri deducibili e Detraibili

    730/2026: detrazione spese per il cane guida

    Per provvedere alla dichiaraizone dei redditi dei pensionati e dipendenti Modello 730/2026 anno di imposta 2025 le Entrate hanno pubblicato tutte le regole: scarica qui Modello 730/2026 e istruzioni.

    Vediamo dove indicare le spese sostenute nel 2024 per i cani guida ai fini della detraibilità delle spese tanto di acquisto dell'animale quanto di mantenimento dello stesso.

    730/2026: detrazione spese acquisto cane guida

    Nle Modello 730/2026 il Quadro E al Rigo E5 ospita le spese per l’acquisto di cani guida.
    Il rigo E5 va compilato come segue:

    La detrazione spetta per l’intero ammontare del costo sostenuto ma con riferimento all’acquisto di un solo cane e una sola volta in un periodo di quattro anni, salvo i casi di perdita dell’animale.
    La detrazione può essere ripartita in quattro rate annuali di pari importo, indicando nell’apposita casella del rigo il numero corrispondente
    alla rata di cui si vuole fruire e l’intero importo della spesa sostenuta.
    L’importo da indicare nel rigo E5 deve comprendere le spese indicate nella sezione “Oneri detraibili” (punti da 341 a 352) della Certificazione Unica con il codice onere 5.

    730/2026: spese per il mantenimento del cane guida

    Sempre nel Quadro E ma al Rigo E81 vanno indicate le spese di mantenimento dei cani ai fini della detrazione.

    Tale casella va barrata per usufruire della detrazione forfetaria di 1.100 euro (importo aumentato dal 2025)

    La detrazione spetta esclusivamente al cieco (e non anche alle persone di cui questi risulti fiscalmente a carico) a prescindere dalla
    documentazione della spesa effettivamente sostenuta. Dall’anno d’imposta 2020 la fruizione di questa detrazione varia in base all’importo
    del reddito complessivo. In particolare essa spetta per intero ai titolari di reddito complessivo fino a 120.000 euro. In caso di superamento
    del predetto limite, il credito decresce fino ad azzerarsi al raggiungimento di un reddito complessivo pari a 240.000 euro. Per la verifica
    del limite reddituale si tiene conto anche dei redditi assoggettati a cedolare secca.

  • Oneri deducibili e Detraibili

    Spese servizi di telefonia: quando sono interamente deducibili

    Con la Risposta n 71 del 9 marzo le Entrate chiariscono che, se la società è in grado di quantificare analiticamente i costi che vengono direttamente integrati nel pacchetto di servizi che essa offre ai propri clienti, e che quindi sono impiegati in via diretta per produrre ricavi, quella quota di costi può essere dedotta dal reddito al 100% e per essa non opera la presunzione di promiscuità dettata dall’articolo 102, comma 9 del Tuir. 

    Viene ricordato che la norma stabilisce che le quote di ammortamento, i canoni di locazione o noleggio e le spese di utilizzo e manutenzione delle apparecchiature di comunicazione elettronica sono deducibili solo parzialmente.

    In base alla normativa vigente:

    • le spese relative a servizi di telefonia fissa e mobile sono deducibili nella misura dell’80%;
    • il limite riguarda sia i costi di utilizzo sia quelli relativi alle apparecchiature terminali;
    • l’unica eccezione riguarda alcune ipotesi specifiche, come gli impianti di telefonia installati sui veicoli di imprese di autotrasporto merci. 

    Questo regime forfetario si basa sulla presunzione di utilizzo promiscuo, cioè sulla possibilità che tali strumenti siano utilizzati anche per esigenze personali, in ipotesi diversa, caso in cui la società quantifica analiticamente i costi essi vengono dedotti interamente se impiegati per produrre direttamente ricavi.

    Quando le spese di telefonia sono deducibili al 100%

    Una società italiana che fornisce servizi informatici e di procurement all’interno di un gruppo multinazionale, opera tramite:

    • un head office in Italia;
    • diverse stabili organizzazioni all’estero.

    Tra i servizi offerti alle società del gruppo rientrano anche servizi di infrastruttura IT e sicurezza informatica, che comprendono:

    • telefonia fissa,
    • telefonia mobile,
    • trasmissione dati.

    Questi servizi vengono forniti ai clienti del gruppo sulla base di contratti pluriennali di tipo Master Service Agreement (MSA)

    La società distingue due diverse categorie di spese di telefonia:

    • Quota di autoconsumo:
      • costi utilizzati internamente dall’azienda;
      • contribuiscono solo indirettamente all’attività d’impresa.
    • Quota con finalità imprenditoriale:
      • costi sostenuti per servizi che vengono integrati nelle prestazioni fornite ai clienti;
      • tali costi generano direttamente ricavi.

    Grazie a un sistema interno di allocazione analitica dei costi (service pricing), l’impresa è in grado di attribuire con precisione i costi telefonici ai clienti che utilizzano i servizi.

    Relativamente al quesito le entrate evidenziano che la limitazione dell’80% non si applica automaticamente a tutte le spese di telefonia.

    Concludendo, quando i costi telefonici:

    • sono direttamente collegati alla produzione di ricavi,
    • rappresentano parte integrante del servizio venduto ai clienti,
    • non possono essere utilizzati per scopi personali,
    • la deducibilità segue le regole ordinarie del reddito d’impresa

    In questi casi, quindi, i costi sono deducibili integralmente.

    Il presupposto fondamentale per la deduzione piena è che le apparecchiature o i servizi non siano suscettibili di uso promiscuo.

    Se invece i servizi di telefonia possono essere utilizzati anche per esigenze personali dei dipendenti o dell’impresa, continua ad applicarsi la limitazione dell’80% prevista dal TUIR.

  • Oneri deducibili e Detraibili

    Spese di trasferta e rappresentanza: chiarimenti ADE

    Con la Circolare n 15 del 22 dicembre le Entrate pubblicano i chiarimenti sulle spese di trasferta e rappresentanza.

    Di rivielo l'evidenza che sono fuori dalla tassazione i rimborsi ai dipendenti per auto private per missioni e trasferte nel comune, vediamo maggiori dettagli.

    Spese di trasferta e rappresentanza: chiarimenti ADE

    Le Entrate con un comunicato stampa hanno annunciato la Circolare n 15/2025 con oggetto: Novità in tema di tracciabilità delle spese per le trasferte o le missioni e delle spese di rappresentanza, ai fini della determinazione del reddito di lavoro dipendente, autonomo e d’impresa – Decreto legislativo 13 dicembre 2024, n. 192, legge 30 dicembre 2024, n. 207, e decreto-legge 17 giugno 2025, n. 84, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2025, n. 108

    In particolare si forniscono istruzioni sulle modifiche introdotte dalla Legge di bilancio 2025 (Legge n. 207/2024) in merito al trattamento fiscale delle indennità di trasferta o di missione per la determinazione del reddito di lavoro dipendente, di lavoro autonomo e d’impresa. 

    Il documento di prassi definisce in modo puntuale le condizioni da rispettare e anche i casi in cui è richiesto l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabile, offrendo un quadro unitario delle regole da applicare. 

    I rimborsi esclusi dal reddito

    La circolare illustra le regole relative al trattamento fiscale delle trasferte o missioni del lavoratore dipendente, nonché dei relativi rimborsi di spese. 

    Ai fini di una semplificazione, per quanto riguarda i rimborsi di spese di viaggio e trasporto per trasferte o missioni all’interno del territorio comunale, la norma ha eliminato il riferimento ai documenti provenienti dal vettore.

    Di conseguenza, questi rimborsi non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente nel caso in cui le spese siano “comprovate e documentate” anche con altre modalità. 

    Non concorre quindi più al reddito il rimborso chilometrico riconosciuto al lavoratore per l’utilizzo del mezzo privato, calcolato secondo le tabelle Aci, anche in caso di trasferta nell’ambito del territorio comunale. 

    La disciplina si applica anche ai rimborsi, erogati nel 2025, relativi a spese sostenute nel periodo d’imposta precedente. Fuori dal reddito imponibile, inoltre, i rimborsi delle spese di pedaggio, documentate, sostenute durante le trasferte e quelli relativi alle spese di parcheggio.

    Le regole sulla tracciabilità

    La circolare analizza poi le modifiche apportate dalla Legge di bilancio 2025 (Legge n. 207/2024) e dal decreto fiscale (Dl n. 84/2025) in materia di tracciabilità delle spese per vitto, alloggio, viaggio e trasporto mediante autoservizi pubblici non di linea (taxi e NCC). 

    In particolare, la condizione di tracciabilità si applica sia per le trasferte all’interno del comune, sia per quelle al di fuori dello stesso. 

    Dal 1° gennaio 2025, quindi, i rimborsi di queste spese non concorrono al reddito di lavoro dipendente solo se sostenute con mezzi di pagamento tracciabile.

    L’obbligo di tracciabilità riguarda anche i casi in cui il trasportatore operi mediante l’utilizzo di “piattaforme di mobilità”, mentre continuano a non essere assoggettate alla condizione di tracciabilità le spese per viaggi e trasporti effettuati con mezzi diversi dal taxi e NCC – come, per esempio, autobus, treni, aerei, navi – e i rimborsi effettuati sotto forma di indennità chilometrica.

    Allegati:
  • Oneri deducibili e Detraibili

    Deducibilità costi sponsorizzazione: presunzione e inerenza

    Con Ordinanza 13 novembre 2025, n. 30036, la Cassazione si è espressa in tema di deducibilità dei costi di sponsorizzazione sostenuti da una società.

    In particolare, la Corte Suprema ha precisato che, in tema di imposte sui redditi e di IVA, la "inerenza" di un costo, sostenuto nell’esercizio dell’attività d’impresa, comporta una valutazione qualitativa e non di tipo utilitaristico o quantitativo, per cui lo stesso attiene o non attiene all'attività a prescindere dalla sua entità. 

    Ne consegue che il contribuente è tenuto a provare i fatti costitutivi della spesa e a documentarli, quali, ad esempio, la sua esistenza e natura, i relativi fatti giustificativi e la sua concreta destinazione alla produzione, ponendoli in correlazione all'attività imprenditoriale svolta.

    Con specifico riferimento alla deducibilità dei costi di sponsorizzazione, si chiarisce che essi sono deducibili dal reddito d’impresa ove risultino inerenti all’attività della stessa, anche in via indiretta, potenziale o in proiezione futura, esclusa ogni valutazione in termini di utilità o vantaggio, ovvero di potenziale incremento per l’attività imprenditoriale.

    Deducibilità costi sponsorizzazione: preseunzione e inerenza dalla Cassazione

    La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sul tema della deducibilità fiscale dei costi di sponsorizzazione e della corretta applicazione dell’art. 90, comma 8, L. 289/2002.
    L’ordinanza n. 30036/2025 offre un’analisi importante: chiarisce quando opera la presunzione assoluta di inerenza in favore delle società sportive dilettantistiche e ribadisce il criterio qualitativo dell’inerenza per le sponsorizzazioni prive dei requisiti soggettivi.

    La controversia trae origine da un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate recuperava a tassazione, ai fini IVA, IRES e IRAP, i costi di sponsorizzazione sostenuti nel 2015 da una Srl.
    Secondo l’Ufficio, tali costi non erano inerenti né congrui, contestandone sia la natura pubblicitaria sia, in subordine, l’effettiva esistenza delle prestazioni.

    La Corte di giustizia tributaria regionale in secondo grado, aveva accolto il ricorso del contribuente, ritenendo provata l’inerenza e la realtà delle operazioni. 

    L’Agenzia proponeva così ricorso per Cassazion sostenendo che:

    • l’inerenza non discende automaticamente dall’esistenza del costo o dall’assolvimento dell’IVA;
    • nel caso concreto non ricorrevano i presupposti dell’art. 90, comma 8, L. 289/2002, che disciplina la presunzione di deducibilità per le società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro;
    • i soggetti percettori della sponsorizzazione non avrebbero entrambi posseduto tali requisiti.

    La Suprema Corte traccia una distinzione fondamentale tra i due contratti di sponsorizzazione contestati.

    Per la ASD destinataria di € 30.000, la Cassazione riconosce l’applicabilità dell’art. 90, comma 8, L. 289/2002.
    Secondo una giurisprudenza ormai consolidata (da ultimo Cass. 4612/2023): 

    • le sponsorizzazioni rese in favore di imprese sportive dilettantistiche godono di una presunzione assoluta di inerenza e congruità;
    • tale presunzione deriva dalla finalizzazione della spesa alla “promozione dell’immagine o dei prodotti” del soggetto erogante, a fronte di una verificabile attività promozionale da parte del beneficiario;
    • il costo diventa integralmente deducibile, senza necessità di ulteriori prove da parte del contribuente.

    La Corte precisa però che il beneficio si applica solo se il soggetto percettore è una società sportiva dilettantistica costituita come società di capitali senza scopo di lucro, come chiarito da Cass. 9614/2019.

    Diverso il discorso per la sponsorizzazione da € 70.000 alle Srl, società di capitali ordinaria, priva dei requisiti delle società sportive dilettantistiche, qui non opera la presunzione di cui sopra.
    La deducibilità deve essere valutata secondo i criteri generali previsti per l’inerenza, ai sensi dell’art. 108 TUIR e dell’art. 19 DPR 633/1972 (IVA).

    Per la parte dei costi non coperti dalla presunzione, la Cassazione richiama l’orientamento secondo cui: 

    • L’inerenza è un giudizio qualitativo, non utilitaristico né quantitativo. Un costo è inerente se correlato all’attività imprenditoriale, anche indirettamente o in proiezione futura, senza dover dimostrare un vantaggio economico immediato.

    Il contribuente deve dimostrare:

    • l’esistenza del costo;
    • la natura dell'operazione;
    • la correlazione con l’attività d’impresa.

    Nel caso concreto, la CTR aveva accertato che l’utilizzo del marchio e la visibilità derivante dalle sponsorizzazioni (anche tramite adesivi sulle vetture) generavano potenziale utilità promozionale, ritenuta sufficiente ai fini dell’inerenza.

    L’Agenzia sosteneva che mancassero cartelloni, banner, hospitality e altre forme di promozione previste contrattualmente.
    La Corte però osserva che la contestazione rileva solo in ambito civilistico (inadempimento), non fiscale: se un minimo di promozione è avvenuto, la spesa può essere considerata inerente.

    La sentenza ribadisce in modo chiaro due principi:

    • la presunzione ex art. 90 L. 289/2002 è assoluta e riguarda soltanto:
      • sponsorizzazioni a società sportive dilettantistiche;
      • costituite in forma di società di capitali senza scopo di lucro e in tali casi, i costi sono integralmente deducibili, senza ulteriori prove.

    Per il criterio generale di inerenza per le altre sponsorizzazioni, quando la presunzione non opera:

    • l’inerenza deve essere valutata qualitativamente;
    • la promozione può anche essere indiretta, potenziale o proiettata nel futuro;
    • non occorre dimostrare l’efficacia economica della campagna pubblicitaria;
    • è sufficiente provare l’esistenza di una concreta attività promozionale.

    La pronuncia offre indicazioni utili per la gestione dei contratti di sponsorizzazione:

    • verificare la natura del soggetto sponsorizzato: solo le ASD costituite come società di capitali senza scopo di lucro godono della presunzione;
    • conservare prove documentali della promozione: anche minime (foto, adesivi, menzioni, pubblicazioni).
    • curare la coerenza tra attività promozionale e business aziendale: la “proiezione futura” è sufficiente, ma la correlazione deve essere rintracciabile.
    • attenzione alle clausole contrattuali: eventuali inadempimenti del soggetto sponsorizzato non incidono automaticamente sulla deducibilità, ma possono essere rilevanti sul piano civilistico.

    Cocludendo le sponsorizzazioni verso ASD possono beneficiare di presunzione di inerenza solo se rispettano pienamente i requisiti dell’art. 90.

    Le spese verso soggetti con fini di lucro devono essere documentate e giustificate nella loro utilità per l’attività d’impresa.

    Il principio è chiaro: non conta solo il nome del soggetto sponsorizzato, ma la sua reale natura giuridica e la coerenza fiscale dell’operazione.

  • Oneri deducibili e Detraibili

    Piattaforma digitale polizza rischi catastrofali: il progetto Confindustria-Unipol

    Confindustria e Unipol con un comunicato stampa del 3 novembre informano di un progetto comune ossia, una piattaforma digitale che metta a disposizione delle imprese associate soluzioni assicurative per proteggersi dai rischi catastrofali stipulando una polizza catastrofale

    Piattaforma digitale polizza rischi catastrofali: il progetto Confindustria-Unipol

    Con il comunicato stampa del 3 novembre Confindustria informa del fatto che è stato presentato il progetto di collaborazione promosso da Confindustria con Unipol, Intesa Sanpaolo Protezione e Poste Assicura volto alla realizzazione di una piattaforma digitale che metta a disposizione delle imprese associate soluzioni assicurative per proteggersi dai rischi catastrofali. 

    Si vuole rispondere alle nuove disposizioni introdotte con la Legge di bilancio 2024 che rendono obbligatoria per tutte le imprese con sede legale in Italia, nonché per le aziende estere con stabile organizzazione sul territorio nazionale iscritte al Registro delle imprese, la stipula di contratti assicurativi a copertura dei danni derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali come sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni, i cosiddetti "rischi Cat-Nat".

    Attraverso una piattaforma digitale, attiva a partire dal 5 novembre, le aziende associate a Confindustria potranno accedere, in piena autonomia a un portale dedicato a preventivi e acquisto delle coperture assicurative. 

    Le imprese avranno a disposizione una tariffa loro dedicata per la sottoscrizione delle polizze contro i rischi naturali e i relativi strumenti di tutela. Si tratta di una soluzione innovativa, concepita per rispondere in modo puntuale ed efficiente alle esigenze delle imprese.

    La piattaforma sarà disponibile sul sito di Confindustria al link https://www.confindustria.it/progetti/polizze-catastrofali-la-piattaforma-digitale-dedicata. L'accesso è riservato alle aziende del Sistema.

    Dai dati di Confindustria, negli ultimi cinquant'anni, si sono verificati 115 eventi pari a circa il 7% del totale europeo ma con danni diretti che raggiungono i 253 miliardi di euro, ovvero oltre il 30% del totale europeo

    Il Vice Presidente Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco Angelo Camilli ha dichiarato: "Con questo progetto Confindustria conferma il proprio impegno a supporto del sistema industriale italiano nella protezione da eventi naturali estremi, promuovendo soluzioni concrete e innovative per la competitività delle imprese e la loro capacità di rispondere alle crisi. La piattaforma digitale messa a disposizione delle aziende associate rappresenta un passo avanti importante per rendere più accessibili strumenti di tutela fondamentali, soprattutto per le Pmi, che più di altre subiscono l'impatto economico dei disastri naturali. La prevenzione e la gestione del rischio non sono più solo una necessità, ma una condizione indispensabile per garantire continuità, sicurezza e sviluppo al tessuto produttivo del Paese. È comunque essenziale che l'assicurazione obbligatoria si inserisca in una strategia nazionale più ampia, che sostenga gli investimenti in prevenzione delle imprese e preveda un piano di investimenti pubblici di messa in sicurezza del territorio".

  • Oneri deducibili e Detraibili

    Rimborso chilometrico al professionista: l’ade chiarisce

    Con la Risposta n 270 del 23 ottobre le Entrate chiariscono il perimetro della imponibilità del rimborso spese documentato analiticamente dal profesisonista.

    La risposta è importante poichè il nuovo testo normativo (l'art 54 del TUIR come recentemente modificato) non definisce la nozione di rimborso delle spese “addebitate analiticamente in capo al committente” ed è proprio su questo punto arrivano le precisazioni dell’Amministrazione finanziaria.

    Nel caso dell'interpello, i rimborsi chilometrici sono stati:

    • concordati preventivamente con il committente;
    • calcolati sulla base di parametri oggettivi, documentabili mediante il prospetto riepilogativo delle attività svolte;
    • commisurati ai chilometri effettivamente percorsi e alla tariffa pattuita.

    Vediamo se tali requisiti sono sufficienti alla deroga sull'imponibilità del rimborso spese.

    Imponibiltità del rimborso chilometrico al professionista: l’ade chiarisce

    Un libero professionista ha sottoposto all’Agenzia delle Entrate una questione pratica di grande interesse: il trattamento fiscale del rimborso spese chilometriche, quando documentato in modo analitico e inserito separatamente in fattura.

    Nel caso specifico:

    • il rimborso è stato concordato preventivamente con il committente;
    • è stato calcolato sulla base dei chilometri percorsi, moltiplicati per una tariffa chilometrica prestabilita;
    • è stato distinto in fattura rispetto al compenso per l’attività professionale;
    • il professionista ha fornito documentazione a supporto, inclusi prospetti riepilogativi, mappature stradali e dati Telepass.

    La domanda posta all’Amministrazione finanziaria è chiara: “Se il rimborso spese chilometrico, pur privo di giustificativi fiscali di terzi, ma documentato in modo oggettivo, possa essere escluso da ritenuta e non concorrere alla formazione del reddito professionale.”

    Rimborso chilometrico al professionista: quando non è tassato

    L’articolo 54 del TUIR, aggiornato dal D.Lgs. n. 192/2024, disciplina il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni, stabilendo il principio di onnicomprensività:

    Tutte le somme percepite in relazione all’attività professionale concorrono alla formazione del reddito, salvo specifiche eccezioni.

    Tra queste eccezioni, l’art. 54, comma 2, lett. b) prevede che:

    • Non concorrono a formare il reddito le somme percepite a titolo di rimborso delle spese sostenute per l’esecuzione di un incarico, addebitate analiticamente in capo al committente.

    La modifica normativa, tuttavia, entra in vigore pienamente solo dal periodo d’imposta 2025

    Fino al 31 dicembre 2024, continuano ad applicarsi le regole precedenti, secondo le quali anche i rimborsi analitici sono soggetti a ritenuta, se non accompagnati da giustificativi fiscalmente validi.

    L’Agenzia con l'interpello ribadisce che l’esclusione dalla formazione del reddito e dalla ritenuta è subordinata a condizioni precise, e in particolare alla “analiticità” dell’addebito e con la risposta chiarisce che affinchè un rimborso sia considerato analitico e fiscalmente neutro, deve:

    • riferirsi a spese effettivamente sostenute per l’esecuzione dell’incarico;
    • essere separato dal compenso in fattura;
    • essere supportato da documentazione idonea, che consenta di verificare l’importo e il nesso con l’attività svolta.

    Nel caso in esame, secondo l’Agenzia, la documentazione fornita non è sufficiente a soddisfare il requisito della “analiticità”, in assenza di giustificativi fiscali di terzi (es. scontrini carburante, ricevute, etc.).
    Di conseguenza, il rimborso chilometrico concorre al reddito ai sensi dell’art. 54, comma 1, ed è soggetto a ritenuta d’acconto ex art. 25 del DPR 600/1973.

  • Oneri deducibili e Detraibili

    Spese rappresentanza commercialista: inerenza per la deducibilità

    Secondo l'Ordinanza n 26553/2025 la Cassazione ribadisce un importante principio per le spese di rappresentanza: sono indeducibili le spese per il commercialista se non dimostra la diretta riconducibilità all’attività professionale.

    Vediamo il caso di specie giunto in Cassazione.

    Spese rappresentanzacommercialista: deducibilità solo se provata l’inerenza

    La deducibilità delle spese di rappresentanza è da sempre un terreno delicato per i professionisti.

    La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 26553 del 2 ottobre 2025 ha ribadito un principio chiave: non basta che la spesa rientri astrattamente tra quelle deducibili, occorre dimostrare la concreta destinazione all’attività professionale.

    Il caso deciso dalla Cassazione con l'Ordinanza n 26553/2025 trae origine da un avviso di accertamento notificato a un commercialista.

    L’Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione alcune spese di rappresentanza, ritenute non inerenti. Secondo l’Ufficio, mancavano prove che collegassero tali spese ai clienti effettivamente destinatari degli omaggi.

    Il professionista impugnava l’atto davanti al giudice tributario, ma sia in primo che in secondo grado il ricorso veniva respinto. 

    La Cassazione è stata adita per chiarire se la deducibilità fosse subordinata all’indicazione analitica dei clienti destinatari o meno.

    La Corte ha ricordato che le spese di rappresentanza sono deducibili entro il limite dell’1% dei compensi percepiti

    Tuttavia, l’elemento decisivo è l’inerenza: spetta al professionista dimostrare che la spesa sia stata effettivamente sostenuta per finalità promozionali e professionali, e non personali.

    Per la Cassazione non è sufficiente dimostrare che il bene rientri nella categoria delle spese di rappresentanza (es. opere d’arte, gioielli, omaggi di pregio) ma occorre fornire prova concreta della destinazione

    La valutazione spetta al giudice di merito e non può basarsi su semplici presunzioni di verosimiglianza.

    Ricordiamo anche che per le spese di rappresentanza le percentuali di deducibilità sono:

    • per i professionisti con il limite dell' 1% dei compensi annui,
    • per le imprese le percentuali sono progressive in base ai ricavi (art. 108 TUIR).