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Anomalie Fatture 2023: le comunicazioni del Fisco
Con il Provvedimento n. 271072 del 5 ottobre 2026, l’Agenzia delle Entrate rende noto che utilizza i dati delle fatture elettroniche emesse e dei corrispettivi giornalieri memorizzati e trasmessi telematicamente dai contribuenti soggetti passivi IVA al fine di verificare, per il periodo d’imposta 2023, la concorrenza di tali operazioni alla determinazione del reddito d’impresa, indicato nei quadri RF/RG/LM della dichiarazione modello Redditi 2024.
Anomalie Fatture 2023: le comunicazioni del Fisco
Con il medesimo provvedimento si comunica che si rendono disponibili le seguenti informazioni, per consentire al contribuente di fornire elementi utili a regolarizzare la presunta anomalia rilevata:
a) codice fiscale, denominazione, cognome e nome del contribuente;
b) numero identificativo e data della comunicazione, codice atto e periodo d’imposta;
c) data e protocollo telematico della dichiarazione dei Redditi trasmessa per il periodo d’imposta 2023;
d) modalità con cui il contribuente può richiedere informazioni o segnalare all’Agenzia delle entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti;
e) modalità con cui il contribuente può regolarizzare errori o omissioni e beneficiare della riduzione delle sanzioni previste per le violazioni stesse di cui al successivo punto 5.Mediante la casella di Posta Elettronica Certificata, l'agenzia invia una comunicazione, contenente le informazioni suddette al domicilio digitale dei singoli contribuenti.
La comunicazione e le relative informazioni di
dettaglio sono consultabili, da parte del contribuente, accedendo anche alla propria area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate, nella sezione “L’Agenzia scrive” presente all’interno del “Cassetto fiscale” e del portale “Fatture e Corrispettivi”.Il contribuente, anche mediante gli intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni può richiedere informazioni ovvero segnalare all’Agenzia delle entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti.
I contribuenti che hanno avuto conoscenza delle informazioni e degli elementi resi disponibili dall’Agenzia delle entrate possono regolarizzare gli errori o le omissioni eventualmente commessi secondo le modalità previste dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 e successive modificazioni, beneficiando della riduzione delle sanzioni in ragione del tempo trascorso dalla commissione delle stesse violazioni.
Allegati: -
Imposta di bollo e-fatture: scadenza il 30 settembre o rinvio a novembre
Oggi scade il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche relative al secondo trimestre dell’anno.
Entro il 30 settembre 2026 i contribuenti interessati devono provvedere al pagamento del bollo dovuto sulle e-fatture del secondo trimestre.
Alla stessa data può arrivare anche il pagamento relativo al primo trimestre nei casi in cui sia stato legittimamente rinviato in base all’importo dovuto.
Vediamo le regole per il versamento, quando è possibile beneficiare del differimento al 30 novembre e come effettuare il pagamento.
Bollo e-fatture: la scadenza del 30 settembre
L’imposta di bollo relativa alle fatture elettroniche viene determinata su base trimestrale. Per il secondo trimestre, il termine ordinario di versamento è fissato al 30 settembre.
La disciplina consente inoltre di posticipare il pagamento relativo al primo trimestre quando l’imposta dovuta per tale periodo non supera 5.000 euro.
In questo caso, il versamento del primo trimestre può essere effettuato entro il 30 settembre, senza applicazione di interessi e sanzioni.
Di conseguenza, il 30 settembre può rappresentare:
- la scadenza ordinaria del bollo relativo al secondo trimestre;
- la scadenza differita del bollo relativo al primo trimestre, qualora ricorrano le condizioni previste.
Quando il pagamento può slittare al 30 novembre
È previsto un ulteriore differimento.
Se l’ammontare complessivo dell’imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche emesse nel primo e nel secondo trimestre non supera 5.000 euro, il versamento può essere effettuato entro il 30 novembre.
La soglia deve quindi essere verificata considerando complessivamente l’imposta relativa ai primi due trimestri.
Il calendario può essere così sintetizzato:
Periodo Termine di versamento Primo trimestre Termine ordinario di fine maggio; possibile differimento al 30 settembre se l’importo non supera 5.000 euro Secondo trimestre 30 settembre Primo + secondo trimestre Possibile versamento entro il 30 novembre se l’importo complessivo non supera 5.000 euro Terzo trimestre 30 novembre Quarto trimestre Fine febbraio dell’anno successivo Quando il termine cade in un giorno festivo, la scadenza è rinviata al primo giorno lavorativo successivo.
Come l’Agenzia calcola il bollo sulle fatture elettroniche
Per ogni trimestre solare l’Agenzia delle Entrate analizza le fatture elettroniche trasmesse attraverso il Sistema di Interscambio e correttamente elaborate.
Nel portale Fatture e Corrispettivi vengono messi a disposizione del contribuente due distinti elenchi:
Elenco A, non modificabile, che contiene le fatture nelle quali il soggetto che ha emesso il documento ha già indicato l’assolvimento dell’imposta, valorizzando a “SI” il campo relativo al bollo virtuale;
Elenco B, modificabile, nel quale vengono inserite le fatture che, sulla base dei dati presenti nel documento, presentano i presupposti per l'applicazione del bollo ma nelle quali l'assolvimento dell'imposta non è stato indicato.
Il contribuente può intervenire sull’Elenco B nei termini previsti, eliminando le fatture che ritiene non soggette al tributo.
Gli elenchi sono messi a disposizione nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi entro il giorno 15 del primo mese successivo a ciascun trimestre.
Quando l'Agenzia inserisce una fattura nell'Elenco B
Tra le condizioni utilizzate dall'Agenzia per individuare le fatture da proporre nell'Elenco B rientra la presenza di operazioni il cui ammontare complessivo supera 77,47 euro, accompagnata da specifici codici "Natura" relativi ad operazioni non soggette, non imponibili o esenti Iva.
La guida dell'Agenzia indica, tra i codici presi in considerazione:
- N2.1 e N2.2 per le operazioni non soggette a Iva;
- N3.5 e N3.6 per determinate operazioni non imponibili;
- N4 per le operazioni esenti.
L'inserimento nell'Elenco B avviene inoltre in assenza delle specifiche indicazioni previste per i casi nei quali, pur ricorrendo formalmente i presupposti generali, una disposizione normativa esclude l'applicazione del bollo.
Bollo e-fatture: quanto si paga e come
Per ogni fattura elettronica assoggettata all'imposta viene determinato un importo di 2 euro.
Ai fini del calcolo, la guida dell'Agenzia precisa che non assume rilievo l'eventuale importo inserito dal contribuente nel campo "Importo bollo" della fattura elettronica: se il documento risulta assoggettato al tributo, l'importo dovuto è pari a 2 euro.
Come effettuare il pagamento
Il pagamento può essere effettuato utilizzando le funzionalità disponibili nell'area riservata del portale Fatture e Corrispettivi oppure tramite modello F24, da presentare con modalità telematiche.
I codici tributo indicati dall'Agenzia sono:
- 2521 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – primo trimestre;
- 2522 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – secondo trimestre;
- 2523 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – terzo trimestre;
- 2524 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – quarto trimestre;
- 2525 – sanzioni;
- 2526 – interessi.
In caso di differimento del pagamento al 30 settembre o al 30 novembre devono essere utilizzati i codici tributo relativi ai trimestri ai quali si riferisce effettivamente l'imposta. Pertanto, in caso di pagamento differito dei primi due trimestri, restano utilizzabili i codici 2521 e 2522.
Pagamento in ritardo e ravvedimento
In caso di pagamento effettuato dopo la scadenza, la procedura web dell'Agenzia consente di determinare anche le somme dovute a titolo di sanzioni e interessi per il ravvedimento operoso.
Per i contribuenti interessati al secondo trimestre 2026, la data da verificare è quindi il 30 settembre 2026, ferma restando la possibilità di arrivare al 30 novembre nei casi in cui l'imposta complessivamente dovuta per il primo e il secondo trimestre rientri nella soglia prevista di 5.000 euro
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Servizi Agenzia Entrate 2026: la nuova Guida tutto ciò che serve sapere
È disponibile l’edizione di settembre 2026 della Guida “I servizi dell’Agenzia delle entrate”, il vademecum che raccoglie in un unico documento le principali attività che cittadini, contribuenti e professionisti possono svolgere attraverso il sito dell’Amministrazione finanziaria, l’area riservata o gli altri canali di assistenza.
La Guida ha un’impostazione soprattutto pratica: accompagna il contribuente nelle diverse situazioni in cui può essere necessario rivolgersi all’Agenzia, dalla richiesta del codice fiscale alla registrazione di un contratto di locazione, dalla dichiarazione dei redditi ai rimborsi, fino alla successione.
Un’attenzione particolare è riservata ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate, che consentono di svolgere numerose operazioni senza recarsi fisicamente in ufficio.
Servizi Agenzia delle Entrate: cosa contiene la Guida 2026
La nuova Guida costituisce una mappa dei principali servizi messi a disposizione dall’Amministrazione finanziaria.
Le attività illustrate riguardano, tra le altre cose:
- assistenza e contatti con gli uffici;
- accesso ai servizi telematici;
- deleghe e persone di fiducia;
- codice fiscale, tessera sanitaria e partita IVA;
- registrazione di atti e contratti;
- rimborsi e pagamenti;
- cassetto fiscale e consultazioni;
- servizi catastali e ipotecari;
- dichiarazione dei redditi e successioni;
- certificati;
- servizi dedicati agli intermediari fiscali.
L’obiettivo è permettere al contribuente di individuare quale servizio utilizzare e attraverso quale canale, privilegiando quando possibile le procedure telematiche.
Come accedere ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate
Una parte consistente delle operazioni fiscali può essere effettuata attraverso l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate.
Per accedere, le persone fisiche possono utilizzare le proprie credenziali SPID, CIE o CNS. Una volta autenticato, il contribuente può utilizzare numerosi servizi senza recarsi allo sportello.
Tra le operazioni illustrate nella Guida figurano, ad esempio, la presentazione della dichiarazione precompilata, l’invio di documenti, la registrazione di determinati contratti e la presentazione della dichiarazione di successione.
Quando il servizio online non è sufficiente, rimangono disponibili diversi canali di assistenza: contatto telefonico, richiamata, email, Sms, videochiamata e appuntamento presso gli uffici.
La Guida ricorda inoltre la possibilità di registrare i propri recapiti e di ricevere determinate comunicazioni attraverso i canali digitali, compresa l’app IO.
Persona di fiducia e delega unica: come funzionano
La digitalizzazione dei servizi pone un problema concreto per chi non è in grado di utilizzare autonomamente gli strumenti telematici. Per questa ragione è prevista la possibilità di autorizzare una persona di fiducia a utilizzare i servizi online nell’interesse del contribuente.
L’abilitazione può essere richiesta attraverso differenti modalità indicate dall’Agenzia, tra cui l’area riservata e l’ufficio.
Un capitolo specifico è dedicato anche alla delega unica, che permette al contribuente di affidare a un intermediario, ad esempio un commercialista o un Caf, l’accesso a più servizi online dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Le nuove modalità della delega unica sono operative dall’8 dicembre 2025, come risulta anche dagli avvisi dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
Codice fiscale, tessera sanitaria e partita IVA: i servizi disponibili
La Guida dedica una sezione alle operazioni relative a codice fiscale, tessera sanitaria e partita IVA.
Sono indicate le procedure per chiedere l’attribuzione del codice fiscale e per ottenere nuovamente la tessera sanitaria in caso, ad esempio, di furto, smarrimento, deterioramento o mancato recapito.
Tra i servizi disponibili rientra anche quello che consente ai genitori, quando necessario, di chiedere online il codice fiscale di un neonato, qualora non sia stato ancora attribuito dal Comune.
Per chi svolge un’attività economica vengono invece riepilogate le modalità per aprire, modificare o chiudere una partita IVA. Restano inoltre disponibili servizi ad accesso libero per controllare la validità di un codice fiscale o di una partita IVA.
Contratti di locazione e atti: cosa si può registrare online
Per la registrazione dei contratti di locazione è disponibile il servizio telematico RLI.
Lo strumento non serve soltanto per la prima registrazione: permette anche di gestire diversi adempimenti successivi relativi al contratto, come proroghe, cessioni, subentri, risoluzioni e variazioni del canone, oltre al pagamento delle relative imposte.
Con il servizio RAP – Registrazione Atti Privati possono invece essere registrate online alcune ulteriori tipologie di atti, tra cui i contratti di comodato e i preliminari di compravendita.
Quando non è possibile utilizzare la procedura telematica prevista per il proprio caso, resta la possibilità di rivolgersi all’ufficio.
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Rimborsi fiscali e IBAN: come ricevere le somme
La Guida chiarisce anche cosa deve fare il contribuente che ha versato imposte superiori a quelle effettivamente dovute.
A seconda della situazione, il rimborso può derivare direttamente dalla dichiarazione dei redditi oppure essere richiesto mediante un’apposita istanza.
Attraverso il cassetto fiscale è possibile verificare le informazioni relative ai rimborsi. Per rendere più rapido l’accredito, il contribuente può inoltre comunicare all’Agenzia il proprio IBAN attraverso il servizio dedicato.
Una sezione specifica riguarda i rimborsi spettanti a contribuenti deceduti e gli adempimenti che possono essere effettuati dagli eredi.
Pagamenti con F24 e correzione degli errori
Per il versamento di imposte, contributi e altre somme resta centrale il modello F24.
La Guida riepiloga i diversi canali attraverso i quali il modello può essere presentato e richiama gli strumenti messi a disposizione sul sito dell’Agenzia per individuare il codice tributo da utilizzare.
In caso di errore, per alcune tipologie di dati è possibile ricorrere al servizio Civis, evitando così di doversi recare presso un ufficio per chiedere la correzione.
Cassetto fiscale: quali informazioni si possono consultare
Il cassetto fiscale rappresenta uno dei principali punti di accesso alla posizione tributaria del contribuente.
Nell’area riservata è possibile consultare numerose informazioni, tra cui dati anagrafici, dichiarazioni presentate, versamenti, rimborsi, atti registrati, comunicazioni dell’Agenzia ed eventuali crediti.
Sempre online è possibile accedere ai servizi relativi alle fatture elettroniche. Gli operatori IVA dispongono, in particolare, del portale “Fatture e Corrispettivi” per la gestione e la consultazione dei documenti fiscali di propria competenza.
Catasto e immobili: visure, mappe e planimetrie online
La digitalizzazione interessa anche i servizi catastali e ipotecari.
Attraverso i servizi dell’Agenzia è possibile consultare, secondo le modalità previste per ciascuna funzione, dati catastali, rendite, mappe e planimetrie.
In presenza di informazioni non corrette negli archivi catastali è inoltre possibile chiedere una rettifica.
Le ispezioni ipotecarie permettono invece di verificare le formalità relative agli immobili, come compravendite, iscrizioni ipotecarie e cancellazioni. Sono disponibili anche servizi per verificare lo stato di cancellazione di un’ipoteca e consultare la cartografia catastale.
Dichiarazione precompilata, successioni e controlli
Tra i servizi fiscali maggiormente utilizzati rientra la dichiarazione dei redditi precompilata, attraverso la quale il contribuente trova già inserite numerose informazioni in possesso dell’Amministrazione finanziaria.
La Guida affronta anche la dichiarazione di successione telematica, oltre ai controlli sulle dichiarazioni e alle comunicazioni di irregolarità.
Per queste ultime, il contribuente può utilizzare il canale Civis per chiedere assistenza e fornire chiarimenti.
In presenza di una cartella di pagamento è invece importante distinguere la natura della richiesta: alcune questioni riguardano le modalità di pagamento e rientrano nelle competenze dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, mentre per chiarimenti sulle somme richieste occorre fare riferimento all’ente creditore competente.
Quali certificati si possono richiedere all’Agenzia delle Entrate
L’Agenzia rilascia diverse tipologie di certificati fiscali, tra cui documenti relativi alla situazione reddituale, ai debiti tributari, ai carichi pendenti, agli immobili e alla residenza fiscale.
In base al certificato richiesto, l’istanza può essere presentata online, tramite Pec oppure presso un ufficio. Per alcuni documenti possono essere dovuti l’imposta di bollo e i tributi speciali.
Attraverso l’area riservata è inoltre possibile ottenere il certificato digitale di attribuzione del codice fiscale o della partita IVA.
Servizi Agenzia Entrate per commercialisti e intermediari
L’ultima parte della Guida è dedicata soprattutto a commercialisti, Caf e altri intermediari fiscali.
Sono illustrate le procedure per l’abilitazione a Entratel, la trasmissione telematica delle dichiarazioni e dei documenti, l'utilizzo dei servizi delegati dai contribuenti e l’acquisizione dei dati contenuti nel cassetto fiscale.
Sono affrontate anche procedure più specifiche per i professionisti, come l’iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati al visto di conformità.
Per il contribuente questa sezione è utile soprattutto per comprendere quali operazioni possono essere affidate a un professionista e quali autorizzazioni sono necessarie per consentirgli di operare.
FAQ sui servizi dell’Agenzia delle Entrate
Come si accede ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate?
Le persone fisiche possono accedere all’area riservata utilizzando SPID, Carta d’identità elettronica (CIE) o Carta nazionale dei servizi (CNS).
Posso delegare un’altra persona a utilizzare i servizi online?
Sì. È possibile abilitare una persona di fiducia a operare nell’interesse del contribuente. Sono inoltre previste specifiche deleghe per gli intermediari fiscali.
Cosa posso vedere nel cassetto fiscale?
Il cassetto fiscale permette di consultare numerose informazioni sulla propria posizione tributaria, tra cui dichiarazioni, versamenti, rimborsi, atti registrati, comunicazioni e crediti fiscali.
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Affitto d’azienda, il canone è dovuto anche senza fattura
La mancata emissione della fattura non esclude l’obbligo di pagamento del canone di affitto d’azienda quando il corrispettivo deriva dal godimento del bene.
È questo il principio che emerge dalla recente ordinanza n 25368/2026 con cui la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso contro una sentenza del Tribunale di Agrigento che aveva collegato l’esigibilità del canone all’emissione della fattura.
Secondo la Suprema Corte, infatti, il profilo fiscale relativo alla fatturazione ha una funzione diversa rispetto al rapporto contrattuale: non incide sulla validità o sull’efficacia del contratto e non può condizionare l’obbligo di corrispondere il canone.
Affitto d’azienda e mancata fattura: il caso
La vicenda nasce da un credito vantato da un lavoratore nei confronti della propria ex datrice di lavoro.
Il lavoratore aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per 78.328,79 euro, a titolo di risarcimento del danno derivante da licenziamento illegittimo.
Il tentativo di recuperare il credito attraverso un pignoramento presso terzi era però rimasto sostanzialmente insoddisfatto.
Tra la società debitrice e un’altra società era in essere un contratto di affitto d’azienda, che prevedeva un canone mensile di 4.000 euro.
La società coinvolta come terzo pignorato aveva sostenuto di non essere debitrice di alcuna somma perché, in base alla clausola contrattuale, il diritto alla corresponsione del canone sarebbe sorto soltanto con l’emissione della fattura da parte del concedente.
Nel caso concreto, le fatture non erano state emesse.
Il Tribunale: senza fattura il credito non era esigibile
Il Tribunale di Agrigento aveva condiviso questa ricostruzione. Nella sentenza poi impugnata davanti alla Cassazione, il giudice aveva valorizzato la previsione contrattuale secondo cui l’insorgenza del credito sarebbe stata collegata all’emissione della fattura.
Il Tribunale aveva inoltre considerato la risoluzione consensuale del contratto di affitto intervenuta nel dicembre 2019, concludendo che la società terza non poteva essere considerata debitrice di somme nei confronti della società concedente.
Il lavoratore ha quindi proposto ricorso per Cassazione articolato in sette motivi, la Corte ha ritenuto fondato il primo motivo, assorbendo tutti gli altri.
Il pagamento del canone dipende dal godimento del bene
Il punto centrale della decisione riguarda il rapporto tra godimento del bene, pagamento del canone ed emissione della fattura.
La Cassazione osserva innanzitutto che, nel caso esaminato, era incontestata l’esistenza di un contratto di affitto d’azienda.
La Corte evidenzia che il rapporto sinallagmatico dell’affitto d’azienda è analogo a quello della locazione: da una parte vi è la disponibilità del bene, dall’altra il pagamento del corrispettivo pattuito.
La controversia, quindi, non riguardava né l’esistenza del contratto né il godimento del bene, ma esclusivamente la possibilità di subordinare il pagamento del canone all’emissione della fattura.
Ed è proprio su questo punto che la Cassazione ha censurato la decisione del Tribunale.
La fattura ha rilevanza fiscale, non contrattuale
Secondo la Corte, la sentenza impugnata ha attribuito alla fatturazione un peso che non poteva avere rispetto all’obbligazione contrattuale.
La disposizione richiamata dalla Cassazione collega infatti il corrispettivo al godimento del bene.
Il profilo fiscale connesso all’emissione della fattura, invece, “non permea il sinallagma negoziale”, perché ha una finalità diversa ed esterna rispetto al rapporto contrattuale.
In altri termini, l’obbligo di pagare il canone non nasce dalla fattura, ma dal rapporto contrattuale e dalla disponibilità del bene concessa all’affittuario.
Per la Cassazione, quindi, non è possibile utilizzare la mancata emissione della fattura per escludere l’esistenza del debito derivante dal canone.
Violazioni fiscali e validità del contratto
Nell’ordinanza la Corte richiama inoltre un principio già espresso dalla giurisprudenza di legittimità: la violazione della normativa fiscale non incide sulla validità o sull’efficacia del contratto, ma assume rilievo esclusivamente sul piano tributario.
La Cassazione richiama, in particolare, due precedenti citati nella stessa ordinanza, nei quali era stato affermato che le violazioni fiscali relative a rapporti locatizi non incidono sulla validità del contratto.
Da questo principio la Corte ricava una conseguenza precisa anche per il caso esaminato.
Anche volendo attribuire rilevanza alla clausola contrattuale che collegava il pagamento alla fatturazione, il profilo fiscale non avrebbe comunque potuto incidere sulla validità del rapporto di affitto né eliminare l’obbligazione relativa al canone.
La società affittuaria doveva pertanto essere considerata debitrice nei confronti della società concedente.
La decisione della Cassazione
La Corte ha quindi accolto il primo motivo di ricorso. Gli altri motivi sono stati dichiarati assorbiti, senza essere esaminati nel merito.
La sentenza del Tribunale di Agrigento è stata cassata e la causa rinviata allo stesso Tribunale, in diversa composizione, che dovrà pronunciarsi nuovamente uniformandosi ai principi indicati dalla Cassazione.
Al giudice del rinvio spetterà anche provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.
Cosa emerge dalla pronuncia
Il principio che si ricava dall’ordinanza è particolarmente chiaro sul rapporto tra fatturazione e obbligazioni contrattuali.
Nel contratto di affitto d’azienda, il pagamento del canone è collegato alla disponibilità e al godimento del bene. La fattura, invece, appartiene al diverso piano degli adempimenti fiscali.
Di conseguenza, la mancata emissione della fattura non può, da sola, determinare l’inesistenza del credito relativo al canone né rendere privo di efficacia il rapporto contrattuale.
La pronuncia chiarisce quindi che occorre tenere distinti i due piani: quello contrattuale, dal quale deriva l’obbligo di pagamento, e quello fiscale, relativo agli adempimenti di fatturazione.
FAQ
Il canone di affitto d’azienda è dovuto anche se non viene emessa fattura?
Secondo la Cassazione, sì. L’obbligo di corrispondere il canone deriva dal rapporto contrattuale e dal godimento del bene, mentre la fattura riguarda il diverso profilo fiscale.
La mancata fattura rende inefficace il contratto?
No. La Corte afferma che le violazioni della normativa fiscale non incidono sulla validità o sull’efficacia del contratto, ma rilevano esclusivamente sul piano tributario.
Cosa ha deciso la Cassazione nel caso concreto?
La Corte ha accolto il primo motivo di ricorso, cassato la sentenza del Tribunale di Agrigento e rinviato la causa allo stesso Tribunale, in diversa composizione.
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Fattura generica, la detrazione IVA non si perde sempre: cosa dice la Cassazione
Una fattura con una descrizione generica non determina automaticamente la perdita della detrazione IVA.
Quando però il documento non permette di individuare con sufficiente precisione la natura dell’operazione, diventa fondamentale poter dimostrare attraverso contratti e altri documenti commerciali che la cessione o la prestazione è stata realmente effettuata e presenta i requisiti necessari per esercitare il diritto alla detrazione.
Il principio emerge dall’ordinanza della Corte di Cassazione n. 12624/2026, che affronta il rapporto tra requisiti formali della fattura e prova dell’effettività dell’operazione.
Una causale sintetica può essere supportata da documenti esterni alla fattura, ma questi devono consentire di ricostruire in maniera concreta e coerente il rapporto commerciale.
Ricordiamo che con il Decreto Omnibus si è tornati alla normalità definendo la cornice temporale dell’esercizio della detrazione.
Leggi:
- Decreto Correttivo Omnibus 2026: testo in GU con tutte le novità
- Decreto Omnibus: diritto alla detrazione dell’ IVA prorogato a due anni
Fattura e detrazione IVA: perché la descrizione è importante
L’articolo 21 del DPR 633/1972 richiede che la fattura riporti, tra gli elementi obbligatori, la natura, la qualità e la quantità dei beni e dei servizi oggetto dell’operazione.
La descrizione non rappresenta quindi un elemento puramente formale, essa deve consentire di comprendere che cosa è stato ceduto o quale servizio è stato prestato, permettendo anche all’Amministrazione finanziaria di effettuare i relativi controlli.
Il problema nasce quando vengono utilizzate formule estremamente sintetiche, come ad esempio: “Consulenza aziendale – 20.000 euro”.
Una simile indicazione, isolatamente considerata, può non essere sufficiente a ricostruire contenuto, caratteristiche e concreta esecuzione della prestazione.
Questo, tuttavia, non significa che l’IVA debba essere automaticamente indetraibile.
Fattura generica: cosa ha chiarito la Cassazione
Con l’ordinanza n. 12624/2026, la Cassazione ha affrontato proprio il caso di una fattura la cui descrizione non consentiva, da sola, di individuare adeguatamente l'operazione.
Il principio che se ne ricava è che una descrizione insufficiente rende necessario verificare se il contribuente disponga di ulteriori elementi probatori capaci di dimostrare l’effettiva esistenza della cessione o della prestazione.
In altri termini, il problema si sposta dalla sola formulazione utilizzata nella fattura alla capacità di provare concretamente l’operazione.
Quanto più generica è la causale, tanto maggiore diventa quindi l’importanza della documentazione conservata dal contribuente.
La vicenda esaminata dalla Cassazione riguardava una fattura contenente la dicitura:
- “Acconto consulenza legale. Mandato professionale del 4.10.2010”.
Il richiamo a uno specifico mandato avrebbe potuto contribuire a individuare il contenuto della prestazione.
Nel caso concreto, però, il contratto richiamato non era stato prodotto e risultava inoltre riferibile a soggetti diversi rispetto a quelli coinvolti nell’operazione contestata.
Il semplice riferimento a un contratto, quindi, non è sufficiente se il documento non viene messo a disposizione oppure non risulta effettivamente collegato alla prestazione fatturata.
È questo uno degli aspetti operativi più significativi: richiamare un contratto in fattura può rafforzare la tracciabilità dell’operazione, ma il documento deve esistere, essere conservato e risultare coerente con fattura, parti e prestazione eseguita.
Quali documenti possono integrare una fattura generica
La prova dell’operazione non deve necessariamente risultare esclusivamente dalla fattura.
In presenza di una descrizione sintetica possono assumere rilievo, a seconda del tipo di operazione:
- contratto sottoscritto dalle parti;
- ordine di acquisto;
- preventivo accettato;
- relazione sull’attività professionale svolta;
- stati di avanzamento dei lavori (SAL);
- corrispondenza ed email commerciali;
- documenti di trasporto o di consegna;
- report delle attività;
- timesheet relativi ai servizi prestati;
- documentazione relativa al pagamento.
Non conta soltanto la quantità dei documenti conservati.
È essenziale soprattutto la loro coerenza reciproca e la possibilità di collegarli senza ambiguità alla fattura contestata.
Detrazione IVA e principio di neutralità: il difetto formale non basta
Il tema deve essere letto anche alla luce del principio unionale di neutralità dell’IVA.
Un riferimento fondamentale è rappresentato dalla sentenza della Corte di Giustizia UE nella causa C-516/14, Barlis 06.
La giurisprudenza unionale distingue infatti i requisiti formali della fattura dai presupposti sostanziali necessari per beneficiare della detrazione.
L’Amministrazione finanziaria non può quindi fermarsi esclusivamente alle carenze formali del documento quando dispone delle informazioni necessarie per verificare che i requisiti sostanziali del diritto alla detrazione siano stati rispettati.
Ne deriva che devono essere presi in considerazione anche gli elementi complementari forniti dal contribuente.
La fattura resta un documento centrale, ma non rappresenta necessariamente l’unica fonte utilizzabile per ricostruire l’operazione.
Fattura generica e IVA: cosa conviene conservare
La Cassazione n. 12624/2026 conferma quindi l'importanza di una corretta gestione documentale.
Per ridurre il rischio di contestazioni è opportuno che fatture, contratti e documentazione commerciale siano collegabili tra loro e consentano di ricostruire almeno:
- le parti coinvolte;
- il bene ceduto o il servizio prestato;
- il periodo di esecuzione;
- il corrispettivo pattuito;
- l’effettiva esecuzione dell’operazione;
- il collegamento dell’acquisto con l’attività esercitata.
Una fattura dettagliata rende questa ricostruzione più immediata. Una fattura generica, invece, rende più importante la prova extracontabile.
Fattura generica e IVA: FAQ per i dubbi frequenti
FAQ – Fattura generica e detrazione IVA
Una fattura generica fa perdere automaticamente la detrazione IVA?
No. Una descrizione insufficiente non comporta automaticamente la perdita del diritto alla detrazione. Il contribuente deve però essere in grado di fornire elementi che consentano di verificare l’effettività e le caratteristiche dell’operazione.
Il contratto può integrare la descrizione della fattura?
Sì. Il contratto può rappresentare un elemento importante per individuare la prestazione, purché sia effettivamente riferibile alla fattura, alle parti coinvolte e all’operazione effettuata.
Basta indicare in fattura il numero o la data del contratto?
Il semplice richiamo non mette al riparo da contestazioni. Il contratto deve poter essere prodotto e deve risultare coerente con l’operazione fatturata.
Quali altri documenti possono essere utilizzati?
Possono assumere rilievo ordini, preventivi accettati, SAL, relazioni professionali, report, timesheet, email e corrispondenza commerciale, DDT e altri documenti capaci di ricostruire l’effettiva operazione.
Il Fisco deve considerare anche i documenti esterni alla fattura?
Sì. Alla luce dei principi espressi dalla Corte di Giustizia UE, la verifica non può fermarsi al solo documento fiscale quando sono disponibili informazioni complementari che consentono di accertare la sussistenza dei requisiti sostanziali della detrazione.
È possibile utilizzare codici nella descrizione dei beni o servizi?
L'utilizzo di codici non è di per sé incompatibile con gli obblighi di fatturazione, a condizione che il codice, anche attraverso una legenda o altra documentazione collegata, permetta di identificare con precisione il bene o il servizio
Cosa succede se la fattura è generica e non esistono documenti integrativi?
Il rischio di contestazione aumenta sensibilmente, perché diventa più difficile dimostrare la natura e l’effettività dell’operazione sulla quale è stata esercitata la detrazione IVA.
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Corrispettivi telematici: scontrino tutto software in arrivo dal Fisco
Con un comunicato del 14 luglio Assosoftware, Associazione italiana produttori software ha commentato l'imminente novità delle Entrate che adotteranno un nuovo sistema interamente software per la gestione dei corrispettivi telematici, "liberandoli" dalla cassa.
Vediamo i dettagli dal comunicato stampa.
Scontrino tutto software: di che si tratta
Dovrebbe trattarsi di una emancipazione dei corrispettivi dal registratore di cassa, con scontrini tutti dematerializzati.
Assosoftware ha commentato la imminente novità del Fisco specificando che le applicazioni che automatizzano la WebApp dell’Agenzia delle Entrate possono offrire alle imprese una risposta temporanea e un’alternativa immediata al registratore telematico.
AssoSoftware invita a utilizzarle con prudenza e nel rispetto delle indicazioni dell’Amministrazione finanziaria.
In vista dell’avvio del nuovo sistema interamente software per la gestione dei corrispettivi telematici, AssoSoftware esprime cauto apprezzamento per le cosiddette soluzioni “ponte” o “velocizzatori” che si stanno diffondendo sul mercato, e che automatizzano l’interazione con la WebApp dell’Agenzia delle Entrate per consentire la trasmissione dei corrispettivi.
Questi strumenti possono rispondere a esigenze concrete delle imprese, soprattutto le più piccole, offrendo fin da subito un’alternativa al registratore telematico, ad esempio in caso di guasto, sostituzione o scadenza dell’apparecchio, ed evitando nuovi investimenti in hardware qualora si voglia optare per la soluzione software, già in fase di sperimentazione e tra poco disponibile sul mercato.
Il loro utilizzo deve tuttavia attenersi al pieno rispetto delle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.
La WebApp è infatti nata per l’utilizzo diretto da parte dell’operatore economico e non come interfaccia applicativa progettata per l’integrazione sistematica con software di terze parti.
La stessa Agenzia delle Entrate ha chiarito che queste modalità possono essere ammesse a condizione che non alterino il funzionamento della piattaforma, non ne compromettano la sicurezza, non generino carichi anomali e rimangano coerenti con le finalità del servizio.
Integrata nei gestionali, nelle piattaforme cloud, negli Smart POS e nei sistemi di pagamento, la Soluzione Software certificata consentirà infatti di memorizzare e trasmettere i corrispettivi senza dispositivi hardware dedicati, rendendo la fiscalizzazione una componente nativa dei processi digitali delle imprese.
AssoSoftware ne sostiene lo sviluppo fin dalle prime fasi, collaborando con l’Agenzia delle Entrate e accompagnando gli investimenti delle aziende associate.
In attesa della piena operatività del nuovo sistema, le soluzioni ponte possono contribuire a rendere più graduale la transizione, purché utilizzate con le necessarie cautele.
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Bollo Fatture elettroniche: le escluse per autotutela
La Guida Ade sul bollo delle fatture elettroniche viene aggiornata nel mese di giungo.
In particolare è aggiunta la sezione per la consultazione degli elenchi delle fatture elettroniche non più assoggettate a bollo a seguito della richiesta di riesame.
Vediamo tutti i dettagli.
Fature con richiesta di riesame: consultabile la sezione ADE
Nella guida viene specificato che lel portale “Fatture e corrispettivi” il soggetto Iva o un suo intermediario con delega al servizio di “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici” o al servizio di “Consultazione dei dati rilevanti ai fini Iva” può consultare gli elenchi delle fatture elettroniche per le quali, in virtù dell’accoglimento della richiesta di riesame, l’ufficio ha riconosciuto il non assoggettamento all’imposta di bollo.
Le fatture elettroniche originariamente presenti nell’Elenco A, ma non più assoggettate all’imposta di bollo a seguito di accoglimento della richiesta di riesame, possono essere consultate nella scheda “Fatture escluse da Elenco A in autotutela”.
Le Entrate a tale proposito hanno aggiornato la Guida relativa a tutte le regole sul bollo delle e-fatture 2026.
In proposito ricordiamo la prossima scadenza dei pagamenti per il II trimestre 2026.
Bollo e-fatture II trimestre: regole per pagare
Sulla base dei dati presenti negli elenchi A e B (quest’ultimo nella versione modificata dal contribuente entro i termini previsti), l’Agenzia delle entrate procede al calcolo dell’imposta di bollo dovuta per il trimestre di riferimento e ne evidenzia l’importo nell’area riservata del portale “Fatture e corrispettivi” entro il giorno 15 del secondo mese successivo alla chiusura del trimestre.
Per il secondo trimestre, tale data slitta al 20 settembre.

Il versamento dell’imposta di bollo dovuta deve essere effettuato secondo le scadenze stabilite all’articolo 6, comma 2, del Dm del 17 giugno 2014.
Il pagamento viene eseguito semplicemente indicando sull’apposita funzionalità web del portale “Fatture e corrispettivi” l’Iban corrispondente al conto corrente intestato al contribuente, sul quale viene così addebitato l’importo dell’imposta di bollo dovuta.
Nel caso di ritardo rispetto alla scadenza prevista, la procedura web calcola e consente il pagamento della sanzione e degli interessi previsti per il ravvedimento operoso.
In alternativa, il contribuente può versare l’importo dovuto tramite modello F24, da presentarsi in modalità telematica. I codici tributo da utilizzare sono i seguenti:- 2521 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – primo trimestre
- 2522 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – secondo trimestre
- 2523 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – terzo trimestre
- 2524 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – quarto trimestre
- 2525 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – sanzioni
- 2526 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – interessi
La funzionalità web dedicata al pagamento dell’imposta di bollo consente la consultazione dei versamenti eseguiti per i trimestri e delle relative ricevute di elaborazione.
Nel caso di versamento omesso, carente o tardivo, l’Agenzia delle entrate trasmette al contribuente una comunicazione telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata presente nell’elenco INI-PEC (Indice nazionale degli indirizzi di PEC), nella quale indica l’importo dovuto per:
- l’imposta di bollo
- la sanzione prevista dall’articolo 13, comma 1, del decreto legislativo n. 471/1997, ridotta a un terzo
- gli interessi.
Entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, il contribuente o l’intermediario delegato possono fornire chiarimenti in merito ai versamenti dovuti, al fine di ottenere la rideterminazione degli importi indicati nella comunicazione.
L’assistenza può essere richiesta:
- tramite il servizio web CIVIS – Comunicazioni bollo fatture elettroniche, disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia
- fissando un appuntamento presso qualsiasi ufficio territoriale.
Il servizio CIVIS – Comunicazioni bollo fatture elettroniche consente di richiedere assistenza e di ottenere, on line, l’esito delle lavorazioni in tempi standard, evitando al contribuente o all’intermediario di recarsi in ufficio
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Server energia Colonnine di ricarica: l’Ade fissa il calendario
Le Entrate con un comunicato stampa del 3 giugno hanno pubblicato il calendario per dare il via alla comunicazione dei dati delle vendite delle colonnine di ricarica.
In particolare, i soggetti che gestiscono le colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici possono registrare direttamente online sul sito dell’Agenzia delle entrate i loro “Server energia”, cioè i dispositivi idonei a memorizzare e trasmettere i corrispettivi delle vendite.
È disponibile il nuovo servizio web che consente di “censire” gli strumenti attivi.
Le regole su questo adempimento sono state fissate da un provvedimento delle stesse entrate del mese di dicembre 2025, in proposito leggi: Corrispettivi ricarica veicoli elettrici: regole per memorizzazione e trasmissione
Colonnine di ricarica: dal 3 giugno i dati delle vendite
Le Entrate specificano anche che a partire dal prossimo 23 giugno, data in cui sarà aperto il canale di trasmissione, gli esercenti avranno 45 giorni di tempo per inviare i dati delle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2026 al 31 maggio 2026.
A regime, i dati andranno invece comunicati entro la fine del mese successivo.
Si precisa anche che per completare l’adempimento, il gestore delle colonnine, anche tramite un intermediario, deve accreditarsi e censire i propri “Server energia” all’interno del portale “Fatture e corrispettivi”.
Le informazioni da inviare e le regole tecniche sono state definite con un il Provvedimento n 570041 del 12 dicembre 2025.
A partire dalla data di apertura del canale, fissata al 23 giugno 2026, è previsto un termine di 45 giorni per trasmettere i dati dei corrispettivi registrati dal 1° gennaio al 31 maggio di quest’anno: ci sarà tempo, quindi fino al 6 agosto 2026.
I dati dei corrispettivi registrati da giugno in poi dovranno invece essere trasmessi entro la fine del mese successivo.
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Ricevute POS: gli estratti conto digitali al posto del cartaceo
Il Decreto PNRR convertito in Legge n 50/2026 pubblicata in GU n 91 del 20 aprile conferma la novità per le ricevute dei pagamenti POS e altro inizialmente previsto.
Vediamo tutti i dettagli per la conservazione delle scritture contabili e cosa introduce la Lagge di conversione del Decreto in oggetto.
In sintesi, per imprese e cittadini viene eliminato l’obbligo di conservazione delle ricevute cartacee diverse dalle fatture, scontrini o ricevute fiscali, generate dai terminali (c.d. “terminali POS”) abilitati ad accettare pagamenti con carta di credito, debito e prepagata.
Ricevute POS: via l’obbligo di conservazione cartacea
L’articolo 8, comma 1, dispone l’eliminazione dell’obbligo di conservazione decennale delle ricevute cartacee diverse dalle fatture, scontrini o ricevute fiscali, generate dai terminali (c.d. “terminali POS”) abilitati ad accettare pagamenti con carta di credito, debito e prepagata.
In luogo a tali documenti cartacei, è possibile utilizzare le comunicazioni inviate ai clienti e la documentazione fornita – anche in formato digitale – da banche e intermediari finanziari (estratto conto, per i rapporti di conto corrente), qualora le stesse contengano le informazioni relative alle singole operazioni poste in essere e siano conservate secondo le modalità civilistiche.
Più precisamente, l’articolo 8, comma 1, introduce una semplificazione in materia di conservazione delle scritture e dei documenti contabili di cui all’articolo 2220 del codice civile, nell’ambito delle misure di semplificazione e razionalizzazione degli obblighi amministrativi.
Nello specifico, il comma 1 stabilisce che le comunicazioni inviate ai clienti e la documentazione fornita – anche in formato digitale – da banche e intermediari finanziari, ai sensi dell’articolo 119 del decreto legislativo n. 385 del 1993 (c.d. “Testo unico bancario – TUB”), possono essere utilizzate in luogo delle ricevute cartacee emesse dai terminali abilitati al pagamento con carta di credito, debito e prepagata, o altra modalità digitale.
Per espressa previsione normativa, tali comunicazioni (o documentazione) possono essere utilizzate a condizione che le stesse contengano le informazioni relative alle singole operazioni poste in essere e siano conservate con le modalità di cui all’articolo 2220 del codice civile. -
Collegamento Cassa e POS: seconda scadenza 30 aprile, per chi
Dal 1° gennaio 2026 è in vigore il nuovo obbligo introdotto dalla scorsa Legge di bilancio 2025 volto al contrasto dell'evasione fiscale.
In dettaglio, è necessario collegare Pos e scontrini telematici con una procedura informatica.
Ricordiamo che l'ADE ha ufficializzato la partenza specificando che la procedura è stata avviata dal 5 marzo, data dalla quale è possibile procedere al collegamento accedendo in area riservata su "Fattureecorrispettivi".
La prima scadenza sarà il 20 aprile prossimo.
In proposito ricordiamolo, le Entrate hanno pubblicato:
- il Provvedimento n 424470/2025 con tutte le regole operative
- il 19 febbraio hanno pubblicato una guida operativa a supporto degli esercenti
- delle faq risolutive di dubbi, aggiornate appunto al 25 marzo. Leggi anche Collegamento POS e RT: come indicare i pagamenti differiti?
Il 30 aprile invece scade il termine per il collegamento per gli esercenti che hanno aperto una nuova attività o che si sono dotati di nuovi strumenti nel mese di febbraio. Qiesti contribuenti hanno 10 giorni di tempo in più per comunicare all'Agenzia delle Entrate tutti i dati utili e stabilire il collegamento.
Vediamo anche nella tabella di seguito le scedenze dei prossimi mesi
per attivazioni o variazioni
scadenza per collegamento POS-RT
Fino al 31 gennaio
Entro il 20 aprile
Mese di febbraio
Dal 6 al 30 aprile
Mese di marzo
Dal 6 al 31 maggio
Mese di aprile
Dal 6 al 30 giugno
Collegamento POS e RT: chi riguarda
Coloro i quali utilizzano i registratori telematici o la procedura web “Documento Commerciale on line” per certificare i corrispettivi hanno tempo fino al 20 aprile, per comunicarne il collegamento con gli strumenti di pagamento elettronico già in uso o attivati tra il 1° e il 31 gennaio 2026.
Il collegamento è obbligatorio da quest’anno e si fa una volta sola, salvo successive variazioni (ad esempio, l’attivazione di un nuovo Pos), che il negoziante sarà tenuto a comunicare.
Sono, invece, esclusi:
- i corrispettivi certificati mediante distributori automatici (cosiddette “vending machine”)
- quelli relativi alla cessione di carburante
- quelli relativi alle operazioni di ricarica dei veicoli elettrici
- in generale i corrispettivi esonerati dall’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica (ad esempio, la vendita di tabacchi e generi di monopolio, le vendite a distanza, ecc.).
Nella pratica può succedere che il Pos venga utilizzato per operazioni miste, alcune soggette a certificazione dei corrispettivi, altre no. In tali casi, se lo stesso Pos è utilizzato anche solo occasionalmente per operazioni soggette a certificazione, il collegamento resta comunque obbligatorio. Se, invece, il Pos è dedicato esclusivamente a operazioni esonerate, può essere dichiarato come tale e non collegato, ma non potrà essere utilizzato neppure occasionalmente per operazioni certificate.
Se l’esercente sceglie volontariamente di emettere documento commerciale anche per le operazioni esonerate, i Pos utilizzati devono essere collegati.
L’obbligo non sussiste quando tutti i corrispettivi sono certificati esclusivamente tramite fattura.
Per sapere chi è escluso e cosa può eventualmente fare volontariamente, leggi anche Collegamento Cassa e POS: chi non deve provvedere
Collegamento cassa e POS: termini per adempiere
La prima comunicazione dei collegamenti dovrà essere effettuata dagli esercenti a partire dal 5 marzo e relativamente agli strumenti di pagamento elettronico attivi nel mese di gennaio 2026:
- per gli esercenti che utilizzano gli RT i dati dei collegamenti tra gli RT e i POS dovranno essere indicati nella nuova funzionalità “Gestione collegamenti”, messa a disposizione all’interno del portale “Fatture e Corrispettivi”;
- per gli esercenti che utilizzano la procedura web “Documento Commerciale on line”, i dati dei collegamenti dei POS dovranno essere indicati nella nuova funzionalità posta all’interno della medesima procedura web.
Successivamente, gli esercenti dovranno aggiornare i dati di collegamento solo nel caso in cui siano intervenute novità o variazioni.
La disponibilità delle funzionalità per la registrazione dei dati di collegamento verrà comunicata con apposito avviso pubblicato sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Dalla data di messa a disposizione della procedura web, il 5 marzo, gli esercenti (o i soggetti delegati) avranno 45 giorni di tempo per effettuare la comunicazione del collegamento tra gli RT e/o la procedura web “Documento Commerciale on line” e i POS utilizzati nel corso del mese di gennaio 2026.Relativamente ai POS attivati nei mesi successivi a gennaio 2026, il collegamento dovrà essere registrato tra il sesto e l’ultimo giorno del secondo mese successivo a quello di attivazione dei POS.
Gli stessi termini sono validi anche nel caso in cui sia intervenuta una variazione rispetto ai dati già registrati. Quindi, ad esempio, i
collegamenti tra POS e RT relativi al mese di aprile 2026, dovranno essere registrati, se modificati, tra il 6
giugno e il 30 giugno 2026.
A titolo esemplificativo, l’aggiornamento dei collegamenti si rende necessario nel caso di:- collegamento di un POS già in uso ad un altro RT già in uso
- attivazione di un nuovo RT che viene collegato a uno o più POS già in uso
- attivazione di un nuovo POS che viene collegato a uno o più RT già in uso
- dismissione di un POS o di un RT.
Collegamento Cassa e POS: le sanzioni per chi non provvede
E' prevista una sanzione pecuniaria e una sanzione accessoria della sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività per ciascuna violazione di:
- mancato collegamento dello strumento hardware o software mediante il quale sono accettati i pagamenti elettronici con lo strumento mediante il quale sono registrati e memorizzati
- mancata trasmissione o memorizzazione dei dati dei pagamenti elettronici.
In particolare, si applica la sanzione amministrativa di euro 100 per ciascuna trasmissione, comunque entro il limite massimo di euro 1.000 per ciascun trimestre.
Inoltre si estende l’applicazione di tale sanzione, anche nei casi di violazione degli obblighi di memorizzazione o trasmissione dei pagamenti elettronici.
La sanzione amministrativa da euro 1.000 a euro 4.000 prevista per l'omessa installazione degli apparecchi per l'emissione dello scontrino fiscale si applica anche nel caso di mancato collegamento dello strumento hardware o software mediante il quale sono accettati i pagamenti elettronici allo strumento mediante il quale sono registrati e memorizzati, in modo puntuale, e trasmessi, in modo aggregato, i dati dei corrispettivi nonché i dati dei pagamenti elettronici giornalieri.
Attenzione al fatto che, le associazioni di categoria di artigiani e autonomi hanno evidenzaito la necessità alleggerire il regime sanzionatorio per gli errori di natura formale commessi a seguito dell’abbinamento tra Pos e registratori telematici per l’emissione degli scontrini elettronici.
Nel corso di una recente audizione a Palazzo Madama viene espressa la necessità di prevedere sanzioni più lievi di quelle attuali nei casi di non corretta indicazione della modalità di pagamento nel documento cartaceo dato che in tali casi non c’è nessuna sottrazione di materia imponibile, ossia si tratterebbe solo di violazione formale.
La novità potrebbe arrivare da emendamenti al DL fiscale in fase di converisone in legge.
Collegamento POS e RT: come fare
Il collegamento non richiede modifiche hardware né integrazioni tecniche tra Pos e registratore telematico infatti consiste nell’abbinamento virtuale tra la matricola del registratore telematico (già censito in anagrafe tributaria) e i dati identificativi degli strumenti di pagamento elettronico di cui l’esercente risulta già titolare. Per realizzare il collegamento è sufficiente accedere al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle entrate, tramite Spid, Cie, Cns o credenziali rilasciate dall’Agenzia e utilizzare la funzione “Gestione collegamenti”.
Il sistema propone all’esercente l’elenco degli strumenti di pagamento elettronico di cui risulta titolare, già comunicati dagli operatori finanziari.
Attenzione al fatto che se la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri non sono effettuate tramite un registratore telematico, ma utilizzando la procedura web dell’Agenzia (“Documento Commerciale on line”), il collegamento può essere realizzato tramite lo stesso servizio.