• Crisi d'impresa

    Sovraindebitamento: quando non serve l’attestazione del professionista

    La circolare ADE n. 9/E del 21 ottobre 2026 chiarisce che la nomina dell'attestatore è sempre facoltativa nelle procedure di sovraindebitamento. 

    Restano obbligatorie le verifiche affidate all'OCC e il controllo del giudice sulla fattibilità del piano.

    Con la circolare n. 9/E del 21 ottobre 2026, Parte II, l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulla disciplina del sovraindebitamento prevista dal DLgs. n. 14/2019, soffermandosi anche sul ruolo del professionista attestatore e sulle verifiche necessarie per accedere alle procedure di composizione della crisi.

    Uno degli aspetti evidenziati riguarda la facoltatività della nomina dell'attestatore, prevista dall'articolo 65, comma 3, del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (CCII).

    Secondo l'Agenzia, l'attestazione sulla fattibilità del piano e sulla veridicità dei dati non rappresenta più un adempimento generalmente indispensabile, diversamente da quanto previsto nel precedente sistema della legge n. 3/2012.

    La mancata presentazione dell'attestazione non costituisce, pertanto, una condizione di inammissibilità della procedura e non può incidere, di per sé, sul giudizio finale degli Uffici fiscali.

    Attestazione facoltativa nelle procedure di sovraindebitamento

    L'articolo 65, comma 3, del CCII stabilisce espressamente che la nomina dell'attestatore è sempre facoltativa, mentre i compiti del commissario giudiziale o del liquidatore sono svolti dall'Organismo di composizione della crisi (OCC).

    La disposizione introduce un sistema più flessibile rispetto alla disciplina previgente.

    Nel regime della legge n. 3/2012, l'attività di attestazione era sostanzialmente incorporata nelle funzioni dell'OCC, chiamato a verificare la veridicità dei dati contenuti nella proposta e ad attestare la fattibilità del piano.

    Con il Codice della crisi, invece, viene operata una distinzione tra le verifiche attribuite all'OCC e l'eventuale intervento di un professionista attestatore.

    La scelta, evidenzia l'Agenzia, risponde all'esigenza di semplificare le procedure e ridurre gli oneri a carico dei debitori sovraindebitati, soprattutto nelle situazioni meno complesse.

    Quando può essere utile l’attestazione del professionista?

    La facoltatività dell'attestazione non significa che il suo intervento sia privo di utilità.

    La circolare precisa che, nelle situazioni caratterizzate da particolare complessità patrimoniale, fiscale o finanziaria, l'attestazione può rappresentare un utile supporto per verificare la concreta attuabilità della proposta.

    In questi casi, il professionista può contribuire all'analisi della fattibilità del piano e dell'attendibilità dei dati e delle informazioni utilizzati.

    Il documento può inoltre agevolare l'attività istruttoria degli Uffici dell'Agenzia delle Entrate, chiamati a valutare la proposta anche sotto il profilo della tutela del credito tributario.

    L'intervento dell'attestatore rimane comunque facoltativo: la particolare complessità della situazione debitoria non determina, di per sé, un obbligo generalizzato di nomina.

    Restano obbligatorie le verifiche dell'OCC

    L'assenza di un attestatore nominato facoltativamente non comporta il venir meno dei controlli previsti dalla normativa.

    L'OCC mantiene un ruolo centrale nella predisposizione della documentazione e nella verifica della situazione economico-patrimoniale del debitore.

    Nella procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore, ad esempio, l'articolo 68 del CCII prevede che alla domanda sia allegata una relazione dell'OCC contenente, tra l'altro:

    • le cause dell'indebitamento e la diligenza del debitore nell'assumere le obbligazioni;
    • le ragioni dell'incapacità di adempiere ai debiti;
    • la valutazione sulla completezza e attendibilità della documentazione presentata;
    • l'indicazione presunta dei costi della procedura.

    Restano inoltre ferme le attestazioni e le verifiche specificamente attribuite dalla legge all'OCC, tra cui quella prevista dall'articolo 67, comma 4, per il pagamento non integrale dei crediti assistiti da privilegio, pegno o ipoteca, in relazione a quanto realizzabile nell'alternativa liquidatoria.

    Occorre quindi distinguere la nomina facoltativa di un attestatore dagli adempimenti che il Codice pone obbligatoriamente a carico dell'OCC.

    Il controllo sulla fattibilità del piano spetta anche al giudice

    La semplificazione documentale è accompagnata da un ruolo più ampio del controllo giudiziale.

    La circolare richiama, in particolare, gli articoli 70, comma 7, e 80, comma 1, del CCII, in materia rispettivamente di ristrutturazione dei debiti del consumatore e di concordato minore.

    In entrambe le procedure, il giudice è chiamato a verificare l'ammissibilità e la fattibilità del piano prima di procedere all'omologazione.

    Pertanto, la mancata nomina dell'attestatore non determina automaticamente l'inammissibilità della domanda, ma non esonera il debitore dal presentare una proposta adeguatamente documentata e concretamente realizzabile.

    Le conseguenze per i professionisti e per gli Uffici fiscali

    Sul piano operativo, i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate consentono di distinguere gli adempimenti indispensabili dalle valutazioni di opportunità.

    Per i professionisti che assistono i debitori sovraindebitati, la possibilità di non ricorrere a un attestatore separato può contribuire a contenere i costi della procedura.

    Nei casi più complessi, invece, il ricorso all'attestazione può rafforzare il supporto documentale della proposta e agevolare le valutazioni dell'Amministrazione finanziaria.

    Per gli Uffici fiscali, il principio è chiaro: l'assenza dell'attestazione facoltativa non può essere considerata, da sola, un elemento ostativo alla proposta.

    Rimane tuttavia necessario valutare la sostenibilità del piano, l'attendibilità della documentazione e il trattamento riservato ai crediti tributari.

    Il chiarimento contenuto nella circolare n. 9/E/2026 conferma quindi l'obiettivo di rendere le procedure di sovraindebitamento meno onerose, senza rinunciare ai controlli posti a tutela dei creditori.

    Allegati:
  • Crisi d'impresa

    Crisi d’impresa: sovraindebitamento e esdebitazione, commento ADE

    La Circolare n 9/2026 publbicata in data 21 ottobre sul proprio sito internet è dedicata agli istituti del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (Dlgs n. 14/2019) che presentano profili di interesse per l’Amministrazione finanziaria.

    Il documento di prassi, disponibile in veste definitiva, recepisce i contributi pervenuti dagli operatori nell’ambito della consultazione pubblica avviata il 26 giugno e conclusasi il 24 luglio 2026.

    In particolare, la circolare esamina il sovraindebitamento e l’esdebitazione, con riguardo a:

    • disposizioni di carattere generale (artt. 65-66),
    • ristrutturazione dei debiti del consumatore (artt. 67-73), 
    • concordato minore (artt. 74-83), 
    • liquidazione controllata del sovraindebitato (artt. 268-277) 
    • esdebitazione (artt. 278-283)

    Sovraindebitamento ed esdebitazione: i soggetti interessati

    Le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento sono destinate ai debitori che si trovano in condizioni di crisi o insolvenza e non sono assoggettabili alla liquidazione giudiziale.

    La circolare individua, tra i soggetti interessati:

    • Consumatori;
    • Professionisti;
    • Imprenditori minori e agricoli;
    • Start-up innovative;
    • Altri debitori individuati dall’articolo 2, comma 1, lettera c), del Codice.

    Gli strumenti principali sono la ristrutturazione dei debiti del consumatore, il concordato minore e la liquidazione controllata. 

    La circoalre riporta l'art. 65 che reca Ambito di applicazione delle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento
    “1. I debitori di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c) possono proporre soluzioni della crisi da sovraindebitamento secondo le norme del presente capo o del titolo V, capo IX.
    2. Si applicano, per quanto non specificamente previsto dalle disposizioni del presente capo, le disposizioni del titolo III, ad eccezione dell’articolo 44, in quanto compatibili.
    3. I compiti del commissario giudiziale o del liquidatore nominati nelle procedure di cui al comma 1 sono svolti dall’OCC. La nomina dell’attestatore è sempre facoltativa.
    4. Abrogato.
    4-bis. Ai fini della redazione delle relazioni da allegare alla domanda gli OCC possono accedere ai dati contenuti nell’anagrafe tributaria, compresa la sezione prevista dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, nei sistemi di informazioni creditizie, nelle centrali rischi e nelle altre banche dati pubbliche, ivi compreso l’archivio centrale informatizzato di cui all’articolo 30-ter, comma 2, del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, nel rispetto delle disposizioni contenute nel codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e del codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti, approvato dal Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101”

    Come funziona la ristrutturazione dei debiti del consumatore?

    La ristrutturazione consente al consumatore sovraindebitato di proporre, con l’ausilio dell’Organismo di composizione della crisi (OCC), un piano che definisce tempi e modalità di pagamento dei debiti.

    Il piano può prevedere il soddisfacimento anche parziale e differenziato dei creditori.

    Un elemento centrale è che l’omologazione non richiede il voto favorevole dei creditori, ma è rimessa alla valutazione del tribunale.

    L’Agenzia approfondisce anche la durata dei piani e la possibilità di prevedere pagamenti pluriennali, da valutare in relazione alla convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria.

    Sovraindebitamento familiare: è possibile presentare un’unica domanda?

    L’articolo 66 del Codice consente ai membri della stessa famiglia di presentare un’unica domanda quando sono conviventi oppure quando il sovraindebitamento ha un’origine comune.

    La procedura permette una gestione coordinata delle difficoltà economiche familiari, pur mantenendo distinte le masse attive e passive dei singoli debitori.

    La circolare chiarisce inoltre le modalità di coordinamento dei procedimenti e il ruolo del giudice competente. 

    Concordato minore: quali chiarimenti fornisce la circolare?

    Il concordato minore è rivolto principalmente a professionisti, imprenditori minori, imprenditori agricoli e altri soggetti ammessi dalla disciplina.

    Tra i chiarimenti principali, l’Agenzia recepisce l’orientamento della Cassazione secondo cui l’imprenditore cancellato dal Registro delle imprese non può accedere al concordato minore, anche se individuale o se propone un concordato liquidatorio.

    Inoltre, per il concordato minore non è richiesta la proposta di transazione fiscale prevista dall’articolo 88 del Codice. Devono tuttavia essere rispettate le garanzie sostanziali previste per i crediti tributari e previdenziali. 

    Liquidazione controllata: quale ruolo ha il Fisco?

    La liquidazione controllata disciplina la gestione del patrimonio del debitore sovraindebitato mediante una procedura concorsuale.

    La circolare esamina le modalità di apertura, la formazione del passivo, l’attività del liquidatore e la chiusura della procedura.

    Particolare attenzione è dedicata agli adempimenti degli uffici dell’Agenzia delle Entrate, soprattutto per la ricostruzione delle posizioni debitorie e l’insinuazione dei crediti tributari nel passivo.

    Esdebitazione: quando è possibile liberarsi dai debiti fiscali?

    L’esdebitazione consiste nella liberazione del debitore dai debiti rimasti insoddisfatti nell’ambito di una procedura di liquidazione giudiziale o di liquidazione controllata.

    Come stabilito dall’articolo 278 del Codice della crisi, il beneficio comporta l’inesigibilità dei crediti residui nei confronti del debitore esdebitato.

    Tale effetto può riguardare anche i debiti di natura tributaria, nel rispetto delle condizioni e delle esclusioni previste dalla disciplina.

    L’esdebitazione non determina, tuttavia, la liberazione degli altri soggetti eventualmente obbligati. 

    Restano infatti salvi i diritti dei creditori nei confronti di coobbligati, fideiussori e obbligati in via di regresso.

    Quali debiti sono esclusi dall’esdebitazione?

    Non tutti i debiti possono essere ricompresi nel beneficio. 

    L’articolo 278, comma 7, del Codice individua alcune categorie di obbligazioni escluse dall'esdebitazione.

    Tra queste rientrano:

    • gli obblighi di mantenimento e alimentari;
    • i debiti derivanti dal risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale;
    • le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.

    Con riferimento alle sanzioni amministrative tributarie, assume quindi rilievo la loro natura, distinguendo quelle accessorie al debito principale dalle sanzioni autonome.

    Quando si può ottenere l’esdebitazione nella liquidazione controllata?

    L’articolo 282 del Codice disciplina l’esdebitazione nell’ambito della liquidazione controllata.

    Il beneficio opera a seguito del provvedimento di chiusura della procedura oppure, anteriormente, decorsi tre anni dalla sua apertura, purché ricorrano le condizioni previste dalla legge.

    L’esdebitazione è dichiarata dal tribunale con decreto motivato, su istanza del debitore o su segnalazione del liquidatore.

    La disciplina prevede inoltre specifiche condizioni ostative al riconoscimento del beneficio, legate, tra l’altro, a determinate condotte del debitore.

    La circolare n 9/2026 riporta l'art 278 con oggetto e ambito dell'esdebitazione: 

    1. L’esdebitazione consiste nella liberazione dai debiti e comporta la inesigibilità dal debitore dei crediti rimasti insoddisfatti nell’ambito di una procedura di liquidazione giudiziale o di liquidazione controllata. Con l’esdebitazione vengono meno le cause di ineleggibilità e di decadenza collegate all’apertura della liquidazione giudiziale.
    2. Nei confronti dei creditori per fatto o causa anteriori che non hanno partecipato al concorso l’esdebitazione opera per la sola parte eccedente la percentuale attribuita nel concorso ai creditori di pari grado.
    3. Possono accedere all’esdebitazione, secondo le norme del presente capo, tutti i debitori di cui all’articolo 1, comma 1.
    4. Se il debitore è una società o altro ente, le condizioni stabilite nell’articolo 280 devono sussistere nei confronti dei soci illimitatamente responsabili e dei legali rappresentanti.
    5. L’esdebitazione della società ha efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili.
    6. Sono salvi i diritti vantati dai creditori nei confronti dei coobbligati e dei fideiussori del debitore, nonché degli obbligati in via di regresso. Restano esclusi dall’esdebitazione:
    a) gli obblighi di mantenimento e alimentari;
    b) i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, nonché le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessori a debiti estinti”.

    Esdebitazione del debitore incapiente: chi può beneficiarne?

    Un istituto specifico è rappresentato dall’esdebitazione del sovraindebitato incapiente, disciplinata dall’articolo 283 del Codice della crisi.

    La disposizione si rivolge alla persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno in prospettiva futura. Il beneficio può essere concesso una sola volta.

    La normativa tiene conto anche della situazione reddituale e familiare del debitore, prevedendo criteri per valutare l’effettiva impossibilità di destinare risorse al soddisfacimento dei creditori.

    La domanda deve essere presentata al giudice competente tramite l’Organismo di composizione della crisi (OCC), corredata dalla documentazione prevista.

    Che cosa succede se il debitore incapiente ottiene nuove risorse?

    L'esdebitazione dell'incapiente non esclude ogni successivo obbligo verso i creditori. L’articolo 283 prevede infatti che, se entro tre anni dal decreto del giudice sopravvengono utilità che consentano l’utile soddisfacimento dei creditori, il debito resta esigibile nei limiti e alle condizioni stabiliti dalla norma.

    Non sono considerate utilità sopravvenute, a questi fini, i finanziamenti ricevuti dal debitore.

    Per tutti gli appronondimenti, la Circolare n 9/2026 contiene il commento alle norme del codice della crisi d'impresa

  • Crisi d'impresa

    Esdebitazione del debitore incapiente: imposta di registro in misura fissa

    Con la Risposta n. 10/2026, l'Agenzia delle Entrate chiarisce il trattamento fiscale del decreto di esdebitazione del sovraindebitato incapiente previsto dall'articolo 283 del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza.

    Il provvedimento è soggetto all'imposta di registro in misura fissa e non proporzionale, in quanto non comporta il trasferimento, la condanna o l'accertamento di diritti a contenuto patrimoniale.

    Esdebitazione del sovraindebitato incapiente: il quesito posto alle Entrate

    La Risposta n. 10/2026 dell'Agenzia delle Entrate affronta il trattamento tributario del decreto di esdebitazione emesso ai sensi dell'articolo 283 del decreto legislativo n. 14/2019, recante il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (CCII).

    Il chiarimento nasce dalla presenza di orientamenti non uniformi tra i Tribunali in merito all'assoggettamento di questi provvedimenti all'imposta di registro.

    Secondo alcuni orientamenti, il decreto non sarebbe soggetto a registrazione; secondo altri, invece, l'imposta sarebbe dovuta, ma con differenti interpretazioni sulla misura applicabile.

    L'istante chiede quindi all'Amministrazione finanziaria di chiarire due aspetti:

    • se il decreto di esdebitazione del sovraindebitato incapiente sia soggetto all'imposta di registro;

    • se, in caso affermativo, debba applicarsi l'imposta in misura fissa oppure proporzionale.

    La questione riguarda la natura giuridica del provvedimento, che dichiara l'inesigibilità dei debiti nei confronti del debitore senza disporre trasferimenti di beni né condanne al pagamento.

    Decreto di esdebitazione: perché si applica l’imposta di registro fissa

    L'Agenzia delle Entrate chiarisce che il decreto di esdebitazione è soggetto all'imposta di registro in misura fissa, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera d), della Tariffa, Parte prima, allegata al DPR n. 131/1986 (Testo unico dell'imposta di registro).

    Per comprendere la conclusione occorre considerare la disciplina fiscale degli atti dell'autorità giudiziaria.

    L'articolo 37 del DPR n. 131/1986 prevede l'assoggettamento all'imposta di registro degli atti giudiziari che definiscono, anche parzialmente, controversie civili.

    L'articolo 8 della Tariffa distingue, per quanto interessa il caso esaminato, due ipotesi:

    • lettera c): imposta proporzionale dell'1% per gli atti di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale;
    • lettera d): imposta in misura fissa per gli atti che non recano trasferimento, condanna o accertamento di diritti a contenuto patrimoniale.

    Secondo l'Agenzia, il decreto previsto dall'articolo 283 del CCII rientra nella seconda categoria.

    Il provvedimento, infatti, non accerta un diritto patrimoniale, ma riconosce al debitore una particolare condizione giuridica dalla quale deriva il beneficio dell'inesigibilità dei crediti rimasti insoddisfatti.

    Esdebitazione dell’incapiente: cosa prevede l’articolo 283 del CCII

    L'articolo 283 del Codice della crisi disciplina l'esdebitazione del sovraindebitato incapiente, riservata alla persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, neppure in prospettiva futura. Il beneficio può essere riconosciuto una sola volta.

    Il giudice concede l'esdebitazione con decreto, dopo aver valutato la meritevolezza del debitore e verificato l'assenza di atti in frode, dolo o colpa grave nella formazione dell'indebitamento.

    L'Agenzia sottolinea un aspetto essenziale: l'esdebitazione non determina l'estinzione dei debiti, ma la loro inesigibilità nei confronti del soggetto beneficiario.

    La disciplina prevede inoltre che, se entro tre anni dal decreto sopravvengono utilità ulteriori che consentano il soddisfacimento dei creditori, questi ultimi possano agire sulle nuove risorse, nei limiti e alle condizioni stabilite dall'articolo 283.

    Il decreto produce quindi un beneficio per il debitore, ma tale conseguenza economica non ne modifica la qualificazione ai fini dell'imposta di registro.

    Il richiamo alla Cassazione: il decreto non ha contenuto patrimoniale

    A sostegno della propria interpretazione, l'Agenzia richiama la sentenza della Corte di Cassazione n. 17174 del 1° giugno 2026, relativa al decreto di esdebitazione emesso nell'ambito della procedura fallimentare.

    La Suprema Corte ha chiarito che il provvedimento giudiziale riguarda principalmente la verifica delle condizioni soggettive del debitore e il riconoscimento del beneficio dell'esdebitazione.

    Il decreto attribuisce una particolare condizione giuridica, definita come status di soggetto esdebitato, che non deve essere confusa con il vantaggio patrimoniale conseguente all'inesigibilità dei crediti.

    Da questa distinzione deriva l'applicazione dell'imposta di registro in misura fissa anziché proporzionale.

    La Risposta n. 10/2026 richiama anche l'ordinanza della Cassazione n. 30108 del 14 novembre 2025, che evidenzia il collegamento tra le diverse forme di esdebitazione e le rispettive procedure concorsuali o di composizione della crisi.

    Pur riconoscendo le peculiarità dell'esdebitazione del sovraindebitato incapiente, l'Agenzia ritiene applicabili anche a questa fattispecie i principi individuati dalla giurisprudenza.

    Imposta di registro sul decreto di esdebitazione: il chiarimento operativo

    La conclusione dell'Agenzia delle Entrate consente di individuare un criterio uniforme per la tassazione dei decreti di esdebitazione del sovraindebitato incapiente.

    Il provvedimento emesso ai sensi dell'articolo 283 del CCII:

    • è soggetto all'imposta di registro ai sensi dell'articolo 37 del DPR n. 131/1986;
    • non costituisce un atto di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale;
    • sconta l'imposta in misura fissa ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera d), della Tariffa, Parte prima.

    Il chiarimento è rilevante per gli uffici giudiziari e i professionisti che si occupano di sovraindebitamento, perché risolve il dubbio interpretativo sulla registrazione e sulla modalità di tassazione di questi decreti.

    Il principio centrale è che il vantaggio economico derivante dall'esdebitazione non coincide con il contenuto giuridico del provvedimento: quest'ultimo riconosce una condizione personale del debitore, senza accertare diritti patrimoniali.

  • Crisi d'impresa

    Commissari giudiziali e straordinari 2026: candidature entro il 15 ottobre

    Dal 15 settembre al 15 ottobre 2026 è possibile presentare online la candidatura per l'iscrizione negli elenchi dei commissari giudiziali e straordinari MIMIT. Vediamo requisiti, documenti necessari, accesso alla piattaforma e validità delle candidature già presentate. 

    Commissari giudiziali e straordinari: iscrizioni fino al 15 ottobre, valide anche le precedenti

    Con Avviso del 15 settembre il MIMIT apre i termini per la presentazione delle candidature dei professionisti interessati a ricoprire gli incarichi di commissario giudiziale e commissario straordinario delle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza.

    A partire dal 15 settembre 2026, è possibile registrarsi direttamente sulla piattaforma online per presentare la propria candidatura a commissario giudiziale e commissario straordinario.

    Il termine per la presentazione delle candidature scadrà alle ore 23:59 del giorno 15 ottobre 2026.

    I candidati in possesso dei requisiti richiesti verranno inseriti in un apposito elenco sulla base delle disposizioni previste dalla Direttiva dell'11 maggio 2023 del Ministro delle Imprese e del Made in Italy.

    Attenzione al fatto che i candidati dovranno essere muniti di firma digitale e potranno accedere al portale tramite registrazione, SPID oppure carta di identità elettronica.

    Il MIMIT evidenzia che, le candidature già presentate ai sensi del bando con scadenza al 19 luglio 2023, nonché di quello con scadenza al 18 ottobre 2024 e quello con scadenza il 30 novembre 2025, resteranno valide.

    Il candidato è tenuto ad allegare il curriculum vitae aggiornato e che deve essere firmato digitalmente; è richiesto che il file sia in formato .pdf con estensione .p7m, che certifica che il documento è firmato digitalmente secondo lo standard CAdES.
    È possibile allegare anche altri documenti purché sempre firmati digitalmente e nel rispetto del formato richiesto.

    Dopo l'invio, la domanda sarà oggetto di protocollazione e successivamente, i dati inseriti possono essere modificati solo presentando una nuova candidatura. 

    Il candidato è informato dell’avvenuta protocollazione mediante ricezione di una mail all’indirizzo di posta elettronica indicato.

    Commissari giudiziali e straordinari: i reuqiisiti per l’iscrizione

    I requisiti di professionalità e onorabilità per la nomina a commissario giudiziale o commissario straordinario sono disciplinati dal DM 10 aprile 2013, n. 60, richiamato anche dalla Direttiva MIMIT dell’11 maggio 2023. Per i commissari giudiziali sono richieste, in alternativa, un’esperienza professionale di almeno cinque anni in specifici albi professionali con competenze in analisi e revisione aziendale, almeno cinque anni di insegnamento universitario in materie economico-aziendali oppure un’esperienza almeno quinquennale in funzioni di amministrazione o direzione presso imprese di dimensioni comparabili a quella insolvente. Per i commissari straordinari, possono invece candidarsi professionisti iscritti da almeno cinque anni agli albi degli avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, con specifica competenza nelle procedure concorsuali, nella ristrutturazione o nel risanamento aziendale; sono inoltre ammessi soggetti con determinati titoli di studio che abbiano maturato almeno cinque anni di esperienza in funzioni di amministrazione o direzione d’impresa, in funzioni dirigenziali nella PA pertinenti al settore interessato oppure nella gestione di procedure concorsuali relative a imprese di dimensioni comparabili. È inoltre necessario possedere i requisiti di onorabilità previsti dal decreto e non trovarsi nelle situazioni impeditive o di incompatibilità previste dalla normativa.

    FAQ

    Quando scade la domanda per commissario giudiziale e straordinario 2026?
    Il termine è fissato alle ore 23:59 del 15 ottobre 2026.

    Dove si presenta la candidatura?
    La candidatura viene presentata attraverso la piattaforma online indicata dal MIMIT.

    Serve la firma digitale?
    Sì. Anche il curriculum deve essere firmato digitalmente.

    Chi ha già presentato domanda negli anni precedenti deve rifarla?
    Le candidature presentate per le precedenti finestre indicate dal MIMIT restano valide.

    Come si modifica una candidatura già inviata?
    Dopo la protocollazione i dati non possono essere modificati direttamente: occorre inviare una nuova candidatura.

  • Crisi d'impresa

    Esperti composizione negoziata: principi di comportamento definitivi

    Il CNDCEC ha pubblicato il 22 giugno i principi in versione definitiva pergli esperti della composizione negoziata.

    Si vuole fornire una chiara indicazione a livello operativo per i professionisti che devono assolvere a questo compito di rilievo nella crisi di imprese.

    Vediamo tutti i dettagli.

    Esperti composizione negoziata: principi di comportamento definitivi

    Con il comunicato del 22 giugno il Consiglio e la Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti hanno pubblicato i “Principi di comportamento dell’Esperto della composizione negoziata”, elaborati dalla specifica Commissione di studio.

    Si tratta di un contributo che integra e precisa i contenuti del Codice della crisi e si coordina con le indicazioni del Decreto dirigenziale del Ministero della giustizia del 23 aprile 2026,  contenendo regole tecniche elaborate per supportare e indirizzare i commercialisti nel corretto svolgimento dei compiti loro assegnati nella veste di Esperto.

    Viene precisato che i Principi devono essere letti in combinazione con le norme deontologiche della professione delle quali, condividendone i principi generali, rappresentano importanti integrazioni per quanti svolgano l’incarico con competenza, diligenza e qualità, nonché indipendenza, riservatezza, imparzialità e terzietà.

    Clicca qui per accedere al sito del CNDCEC

    Occorre precisare che i principi in oggetto assolvono un valore interpretativo sul ruolo svolto dall’imprenditore, dai suoi advisor, dai creditori, dagli stakeholder nelle trattative nella gestione della composizione e possono facilitare il lavoro delle commissioni di nomina dell’Esperto, così come quello dell’autorità giudiziaria quando tenuta a “dirigere” le fasi della composizione negoziata in cui è richiesta la sua partecipazione attiva.

    Esperti composizione negoziata: quali principi sono pubblicati dal CNDCEC

    Lo stesso consiglio ha chiarito che il documento è composto di undici paragrafi che analizzano la figura e il ruolo dell’Esperto nelle molteplici combinazioni che la normativa di riferimento e il Decreto dirigenziale del 23 aprile 2026 La Le fasi evidenzaite dal documento sono le seguenti:

    • analisi preliminare e di confronto con l’imprenditore, volta a verificare la sussistenza di concrete prospettive di risanamento e a individuare le possibili soluzioni percorribili;
    • supporto alla negoziazione tra l’imprenditore, i creditori e gli eventuali terzi interessati, e di espressione di pareri;
    • fase conclusiva di formalizzazione e rendicontazione, nella quale vengono sintetizzati gli esiti della composizione negoziata e documentato il percorso effettuato.

    Il presidente De Nuccio ha dichiarato in proposito che: “Il Consiglio nazionale pubblica questi Principi per fornire ai commercialisti un adeguato ausilio nello svolgimento del ruolo di Esperto. Il documento rappresenta un insieme di raccomandazioni a supporto di questa attività, che si colloca nel solco delle iniziative già intraprese dal CNDCEC per la redazione e l’aggiornamento dei Principi di attestazione e dei Principi di redazione dei piani di risanamento Sebbene indirizzati alla platea dei commercialisti, i Principi hanno una valenza trasversale e, se condivisi, possono trovare applicazione anche da parte di coloro che, pur non iscritti all’Albo, accettano l’incarico di Esperto indipendente”.

  • Crisi d'impresa

    Concordato minore: chi può accedere

    Il CNDCEC ha pubblicato un documento di studio sulla crisi d'impresa e il concordato minore.

    In particolare in data 29 aprile è stato pubblicato il documento intitolato "Il concordato minore nel codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza"

    Concordato minore: chi può accedere

    Il documento di oltre settanta pagine pubblicato dal CNDCEC è un approfondimento dedicato alla procedura di concordato minore introdotta dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, di cui al d.lgs. 12 gennaio2019, n. 14, tra gli strumenti di regolazione della crisi in materia di sovraindebitamento.

    Il contributo, ripercorrendo le disposizioni normative previste agli artt.74-83 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, individua:

    • i presupposti soggettivi e oggettivi per l’accesso alla procedura, 
    • le diverse fasi evidenziando anche il ruolo svolto dal debitore, dall’OCC, dai creditori e dal Tribunale sia nella fase di apertura che nella successiva fase di omologa, 
    • le modifiche apportate alla normativa a seguito dei diversi decreti correttivi intervenuti successivamente all’emanazione del d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 anche in attuazione della c.d Direttiva Insolvency soffermandosi anche sui prevalenti orientamenti assunti della giurisprudenza.

    Come specificato dallo stesso CNDCEC si tratta di uno strumento operativo che offre una dettagliata analisi:

    • della documentazione che il debitore deve allegare alla proposta,
    • nonché modelli di proposta e di piano di concordato minore in continuità, con specifiche considerazioni in caso di imprenditore agricolo e di professionista,  ovvero di concordato minore liquidatorio.

    Relativamente ai requisiti oggettivi viene specificato che stando alla normativa di riferimento (art. 74, comma 1, CCII), i soggetti che possono accedere al concordato minore, sono quelli elencati nell’art. 2, comma 1, lett. c), CCII con esclusione del consumatore. 

    Si tratta dunque:

    • del professionista;
    • l’imprenditore minore: si evidenzia come all’impresa minore è dedicato l’art. 2, comma 1, lett. c),
      che qualifica come tale l’impresa che presenta congiuntamente i seguenti requisiti: 1) un attivo
      patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila nei tre esercizi
      antecedenti la data di deposito della istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall’inizio
      dell’attività se di durata inferiore; 2) ricavi, in qualunque modo essi risultino, per un ammontare
      complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di
      deposito dell’istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall’inizio dell’attività se di durata
      inferiore; 3) un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore a euro cinquecentomila;
    • l’imprenditore agricolo: la definizione è quella contenuta nell’art. 2135 c.c. 2;
    • le start-up innovative di cui al decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni
      dalla legge 17 dicembre 2012 n. 21. Il d.lgs. 13 settembre 2024, n. 136 (di seguito anche decreto correttivo) ha modificato l’art. 37, comma 1, CCII, consentendo alle start-up, differenti dalle imprese minori, di accedere a uno degli strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza previsti dal Codice stesso, se ritenuto più adeguato, nonché alla liquidazione giudiziale. La relazione illustrativa allo schema del d.lgs. n. 136/2024 spiega la volontà del legislatore di voler consentire a questa tipologia di imprese, che si trovano ancora nella fase iniziale ma con dimensioni comunque importanti, di poter utilizzare procedure maggiormente strutturate;
    • ogni altro debitore, purché non sia assoggettabile alla liquidazione giudiziale ovvero a liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie previste dal codice civile o da leggi speciali per il caso di crisi o insolvenza.

    Si rimanda al sito del CNDCEC per accedere al documento completo.

  • Crisi d'impresa

    Esperto composizione negoziata: consultazione sui principi di comportamento

    Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha posto in pubblica consultazione entro il 16 febbraio i “Principi di comportamento dell’Esperto della composizione negoziata”.

    Eventuali osservazioni e commenti possono essere inviati al seguente indirizzo 

    Esperto composizione negoziata: consultazione sui principi di comportamento

    A seguito delle modifiche apportate dal d.lgs. 17 giugno 2022, n. 83 e della definitiva entrata in vigore del d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, è stato introdotto nel Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza, lo strumento della Composizione negoziata della crisi d’impresa.

    A tal proposito, di rilievo è la figura dell’”Esperto”, nominato dalla Commissione istituita presso la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di ciascun capoluogo di regione e delle province autonome di Trento e Bolzano, con il compito di agevolare e facilitare le trattative tra l’impresa che accede alla composizione negoziata  e i suoi creditori.

    Data la complessità dell’istituto, vi è l'esigenza di disporre di linee guida e standard di comportamento utili a definire modalità operative e modelli virtuosi.

    A tal proposito il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ha ritenuto opportuno emanare i Principi, finalizzati a fornire ai professionisti chiamati a svolgere il ruolo di Esperto un adeguato supporto nello svolgimento dell’incarico, con riferimento alla migliore prassi professionale.

    Il documento rappresenta un organico insieme di Principi a supporto dell’attività dell’Esperto.

    Accedi da qui al sito del CNDCEC per tutte le altre info e per scaricare il documento posto in consultazione dal 23 gennaio e fino al 16 febbraio prossimo.

  • Crisi d'impresa

    Piano del consumatore: non spetta ai fideiussori di attività d’impresa

    Con la Sentenza 11 novembre 2025, n. 29746, la Cassazione si è pronunciata in tema di qualifica di “consumatore” ai fini dell’accesso al piano di ristrutturazione dei debiti ex art. 67 D.Lgs. 14/2019 (Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza – CCII).

    Viene specificato che, secondo il nuovo codice della crisi, è considerata "consumatore" la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta, anche se socia di una società dei tipi disciplinati nei capi III, IV e VI del titolo V del libro quinto del Codice civile.

    La qualifica di "consumatore" spetta esclusivamente alle persone fisiche. 

    La stessa persona fisica che esercita un’attività imprenditoriale o professionale può essere considerata "consumatore" solo quando stipula un contratto finalizzato alla soddisfazione di esigenze della vita quotidiana, estranee all’esercizio della propria attività.

    Viceversa, devono essere qualificati come "professionisti", persone fisiche o giuridiche, coloro che concludono un contratto non necessariamente nell’ambito della propria attività principale, ma comunque per uno scopo connesso all’attività imprenditoriale o professionale.

    Piano del consumatore omologato e poi revocato in sede di reclamo

    La pronuncia della Corte di Cassazione, Sez. I civile, 11 novembre 2025 n. 29746, trae origine dal procedimento avviato da un soggetto che aveva chiesto l’omologazione di un piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore ai sensi dell’art. 67 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII).

    Il Tribunale aveva omologato il piano, dopo aver ritenuto sussistente la qualifica soggettiva di consumatore e adeguata la proposta.

    Contro tale decisione proponevano reclamo due srl, sostenendo che il soggetto non potesse essere considerata consumatrice.

    I debiti per i quali richiedeva la ristrutturazione derivavano infatti da fideiussioni prestate in favore di due società nelle quali la stessa:

    • deteneva partecipazioni rilevanti (80% in una società e 60% nell’altra),
    • aveva ricoperto ruoli di amministratrice per anni,
    • aveva rilasciato le garanzie pochi giorni dopo la cessazione delle cariche, pur rimanendo socia di maggioranza.

    La Corte d’Appello aveva accolto il reclamo revocando l’omologa, ritenendo che i debiti non fossero estranei all’attività imprenditoriale.

    Il soggetto ricorreva per Cassazione affidandosi a cinque motivi, contestando:

    • erronea interpretazione della nozione di “consumatore” ex art. 2, comma 1, lett. e) CCII;
    • mancata considerazione dell’attività concretamente svolta al momento della domanda (non più imprenditoriale);
    • omesso esame di fatti decisivi;
    • nullità della sentenza per violazione dell’art. 101, comma 2, c.p.c.;
    • violazione dell’art. 115 c.p.c. e del giudicato interno.

    Sosteneva, tra l’altro, che le garanzie fossero state rilasciate quando le società erano inattive e prossime al fallimento e che gli scopi perseguiti fossero personali, per evitare aggressioni derivanti da debiti successori. La Cassazione rigetta integralmente il ricorso, ritenendo corretta la valutazione in fatto svolta dalla Corte territoriale.

    La Corte richiama i principi della giurisprudenza UE (Corte di Giustizia, cause C-74/15 “Tarcau” e C-534/15 “Dumitras”), secondo cui la tutela del consumatore non spetta quando il garante:

    • è amministratore della società debitrice, oppure,
    • detiene una partecipazione non trascurabile nella stessa,
    • e la garanzia è prestata in collegamento funzionale con l’attività imprenditoriale.

    Questi elementi, afferma la Cassazione, ricorrono pienamente nel caso di specie.

    Secondo la Corte, la prestazione di fideiussione: “costituisce vero e proprio atto strumentale all’attività del debitore ove il garante sia coinvolto nell’effettiva gestione dell’impresa”

    E nel caso concreto il collegamento funzionale tra garanzie e attività delle società è “strettissimo”.

    La Cassazione precisa che la definizione di consumatore del CCII:

    • non si discosta dalla previgente definizione della L. 3/2012,
    • non estende automaticamente la qualifica ai soci,
    • richiede comunque che il debito sia contratto per scopi estranei all’attività imprenditoriale.

    Il cuore della pronuncia è contenuto nel seguente principio, espresso letteralmente nella motivazione: “Ne consegue che i requisiti soggettivi per l'applicazione della ‘disciplina consumeristica’ alla ricorrente sono stati motivatamente esclusi, proprio in ragione della sua peculiare ‘posizione’ nella vicenda societaria sopra descritta, dovendosi negare, nella fattispecie in esame, che la ricorrente avesse stipulato le garanzie in parola nella qualità di consumatore, al contrario avendolo fatto invece nell’esclusivo interesse delle due società. Tali fideiussioni, pertanto, si presentavano come a quelle società strettamente ‘funzionali’.”

  • Crisi d'impresa

    Crisi d’impresa e amministrazione straordinaria grandi imprese novità in arrivo

    l Consiglio dei Ministri del 28 marzo, su proposta del Ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ha approvato un disegno di legge, collegato alla legge di bilancio 2025, che delega il Governo alla riforma delle amministrazioni straordinarie e alla riforma della vigilanza sugli enti cooperativi e mutualistici.

    Come evidenziato dallo stesso Governo le novità riguardano:

    • a. Amministrazione straordinaria Gli elementi caratterizzanti riguardano la riforma organica della disciplina relativa all'amministrazione straordinaria delle imprese grandi o strategiche che versino in stato di insolvenza, attraverso:
      • il superamento dell'attuale stato di frammentazione normativa, mediante l'abrogazione del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, “Disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza” e del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, “Misure urgenti in materia di ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza”;
      • l'ulteriore estensione del campo soggettivo di applicazione della procedura, con specifico riguardo alle imprese di carattere strategico (in continuità con quanto previsto dall'art. 4-bis del decreto-legge 18 gennaio 2024, n. 4, “Disposizioni urgenti in materia di amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico”);
      • l'immediata adozione, da parte del MIMIT, del provvedimento di apertura della procedura, previa istanza dell'impresa.
    • b. Vigilanza sugli enti cooperativi e mutualistici Il Governo viene delegato ad intervenire, in via principale, sulla disciplina del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, e sulle disposizioni del codice civile. Gli elementi caratterizzanti la riforma di cui alla delega riguardano, in particolare:
      • l'inclusione nell'attività revisionale di un costante monitoraggio sulla gestione, nonché sulla rendicontazione di sostenibilità;
      • la riforma dell'Albo delle società cooperative, volta ad assicurare che tutti gli enti cooperativi siano iscritti in un unico pubblico registro nazionale accessibile gratuitamente e digitalmente;
      • l'introduzione di una disciplina del procedimento sanzionatorio a carico del revisore cooperativo;
      • l'integrazione della disciplina della Commissione centrale per le cooperative (organo consultivo del MIMIT).

  • Crisi d'impresa

    Notifica di cartella società fallita: risvolti sul Curatore

    Per la Cassazione la notifica di una cartella di pagamento effettuata ad una società dichiarata fallita non viola il divieto di compiere azioni esecutive e cautelari sui beni compresi nel Fallimento. 

    Si tratta del principio espresso nella Ordinanza n 26989 del 16 ottobre scorso, vediamo il caso di specie.

    La notifica alla società fallita, legittima la notifica anche al Curatore

    Una Corte di giustizia tributaria di secondo grado rigettava l'appello principale proposto dall'Agenzia delle entrate e l'appello incidentale proposto da una Spa in liquidazione e in fallimento, nei confronti della sentenza della Commissione tributaria provinciale che aveva accolto il ricorso dalla società contribuente avverso una cartella di pagamento per IRES.

    La CTR respingeva l'appello principale dell'ADE e l'appello incidentale della Spa evidenziando che:

    • 1) la notificazione della cartella di pagamento nei confronti della società fallita era illegittima in ragione della previsione dell'art. 51 L.Fall., ben potendo l'Agente della riscossione insinuare al passivo il proprio credito sulla base del semplice estratto di ruolo;
    • 2) con riferimento alle censure proposte dalla società si rimandava integralmente alla sentenza di primo grado.

    L'agenzia proponeva ricorso per Cassazione, affidato a due motivi.

    Con il primo motivo di ricorso, l'ADE deduce la violazione e falsa applicazione dell'art. 112 cod. proc. civ., in relazione all'art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., per avere la CTR erroneamente deciso la controversia sulla base di una questione – la violazione dell'art. 51 della L.Fall– che non è mai stata tempestivamente proposta in primo grado.

    Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in via subordinata, la violazione e falsa applicazione dell'art. 51 L.Fall., in relazione all'art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., per avere la CTR erroneamente ritenuto l'impossibilità di notificare agli organi del fallimento la cartella di pagamento.

    La Cassazione ha ritenuto che il secondo motivo è fondato e assorbe l'esame del primo motivo.

    La vicenda processuale è scaturita da un controllo manuale svolto ai sensi dell’articolo 36 –bis del testo unico in tema di accertamento delle imposte sui redditi, Dpr n. 600/1973. 

    Oggetto del controllo era una dichiarazione dei redditi, “Modello 770” presentato da una società.

    Dal controllo è risultato che la società, pur avendo dichiarato come dovute determinate somme a titolo d’imposta, non le aveva poi versate. 

    Al fine di recuperare le somme dovute all’erario, l’ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate ha proceduto con l’iscrizione a ruolo.

    Quando l’ufficio ha riscontrato il mancato pagamento delle imposte, la società era già stata dichiarata fallita, e si è proceduto con l’iscrizione a ruolo “straordinario”. 

    In proposito il terzo comma dell’articolo 11 del testo unico sulla riscossione, Dpr n. 602/1973, dispone che “I ruoli straordinari sono formati quando vi è fondato pericolo per la riscossione.” 

    L'ufficio si era avvalso di questa particolare procedura in quanto era già stata emessa la sentenza di fallimento della società debitrice delle imposte.

    La società ha impugnato la cartella di pagamento principalmente per tre motivi e secondo i quali:

    •  la cartella non era stata preceduta dalla notifica di una comunicazione di irregolarità;
    • non sussistevano gli estremi per l’iscrizione della società stessa nei ruoli straordinari;
    • in presenza di una procedura concorsuale, non sia possibile notificare una cartella di pagamento.  

    Le osservazioni della società sono state accolte solo parzialmente, sia in primo grado che in sede di appello.

    I giudici tributari hanno ritenuto che:

    • in caso di controllo ex articolo 36-bis del Dpr n. 600/1973 non vi è l’obbligo di preventivo invio di una comunicazione di irregolarità, prima dell’iscrizione a ruolo delle somme dovute;
    • la dichiarazione di fallimento già pronunciata è condizione sufficiente per l’utilizzo della procedura di urgenza dei ruoli straordinari;
    • la cartella di pagamento è da annullare, in quanto emessa in violazione dell’articolo 51 della legge fallimentare (Rd. N. 267/1942), in base al quale “…dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento.”

    In sede di giudizio per Cassazione, l’Agenzia delle entrate ha rilevato che l’attività di notifica di una cartella di pagamento non può essere assimilata all’esercizio di un’azione esecutiva. 

    La Corte di Cassazione, dopo aver ribadito che l’atto impositivo riguardante un credito tributario di natura concorsuale deve essere notificato sia al fallito che al curatore fallimentare, ha ritenuto legittimo l’operato dell’Amministrazione finanziaria, evidenziando che la notifica al curatore fallimentare è “…necessaria ove si voglia procedere alla successiva insinuazione al passivo del credito, onde consentire l’eventuale impugnazione nelle sedi competenti.” 

    La motivazione ha confermato che la cartella di pagamento non è un atto esecutivo, pertanto la sua notifica non viola il disposto del citato articolo 51 della legge fallimentare. 

    Pertanto è stato accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate nella parte in cui, i giudicidi merito, avevano ritenuto illegittima la notifica della cartella di pagamento agli organi del fallimento.