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730/2026 con errori: le date di ottobre entro cui correggere
Cosa fare se, dopo aver presentato il modello 730/2026 ordinario, ci si accorge di un errore o di aver dimenticato un dato?
La procedura cambia a seconda di chi ha commesso l’errore e degli effetti della correzione sul risultato della dichiarazione.
Se l'errore è imputabile al soggetto che ha prestato l'assistenza fiscale si ricorre al 730 rettificativo.
Se, invece, è il contribuente ad avere omesso o indicato in modo errato alcuni elementi, può essere necessario un 730 integrativo oppure il modello Redditi Persone fisiche 2026.
Per il 2026, il termine per presentare il 730 integrativo al CAF o al professionista abilitato è il 26 ottobre, poiché il 25 ottobre cade di domenica.
Quando si può presentare il 730 integrativo 2026?
Il 730 integrativo può essere utilizzato quando la correzione determina:
- un maggiore credito;
- un minor debito;
- un'imposta identica a quella risultante dal 730 originario.
È il caso, ad esempio, del contribuente che si accorge di non aver indicato un onere che gli dà diritto a una detrazione.
Entro il 26 ottobre 2026 deve essere presentato un nuovo modello 730 completo in tutte le sue parti, indicando nel frontespizio il codice 1 nella casella “730 integrativo”.
Il 730 integrativo deve essere presentato esclusivamente a un CAF o a un professionista abilitato, anche quando il modello originario era stato presentato tramite il sostituto d'imposta.
Il contribuente deve inoltre esibire la documentazione necessaria a verificare la conformità dell'integrazione; se l'assistenza sul 730 originario era stata prestata dal sostituto d'imposta, al CAF o professionista deve essere presentata tutta la documentazione relativa alla dichiarazione.
Le istruzioni prevedono espressamente la compilazione della casella “730 integrativo” con il codice 1 quando la rettifica produce un maggior credito, un minor debito o lascia invariata l'imposta.
Se sono sbagliati i dati del sostituto d'imposta?
Il 730 integrativo può servire anche a correggere esclusivamente i dati del sostituto d'imposta che deve effettuare il conguaglio.
In questo caso, nel frontespizio va indicato il codice 2.
Il nuovo modello deve riportare le stesse informazioni contenute nel 730 originario, modificando i dati necessari a identificare correttamente il sostituto.
Se, invece, occorre modificare sia i dati del sostituto sia altri elementi della dichiarazione e da questi ultimi deriva un maggiore credito, un minor debito o un'imposta invariata, va utilizzato il codice 3.
Anche in questo caso il termine è il 26 ottobre 2026. Le istruzioni 730/2026 distinguono espressamente le tre ipotesi mediante i codici 1, 2 e 3.
Cosa fare se dalla correzione emerge un maggior debito?
La procedura cambia se l'errore del contribuente comporta un minor credito o un maggior debito.
In questa situazione non può essere presentato un 730 integrativo: occorre utilizzare il modello Redditi Persone fisiche 2026.
Il primo termine da considerare è il 2 novembre 2026: entro questa data è possibile presentare il modello Redditi come dichiarazione correttiva nei termini.
Il termine ordinario del 31 ottobre slitta infatti al 2 novembre perché nel 2026 cade di sabato.
Se dalla correzione risulta una somma da pagare, il contribuente deve versare anche il tributo dovuto, gli interessi calcolati al tasso legale con maturazione giornaliera e la sanzione ridotta secondo le regole del ravvedimento operoso.
Dopo il 2 novembre resta possibile presentare una dichiarazione integrativa con il modello Redditi PF entro i termini previsti dalla normativa.
L'Agenzia indica, per le dichiarazioni 2026, la possibilità di presentare Redditi integrativo fino al 31 dicembre 2031, ossia entro il quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione da correggere.
730 rettificativo: quando l'errore è del CAF o del professionista
Diverso è il caso in cui il contribuente riscontri un errore commesso dal soggetto che ha prestato l'assistenza fiscale.
Le istruzioni del modello 730 prevedono che il contribuente debba comunicarlo il prima possibile al CAF o al professionista, affinché questi possa elaborare un modello 730 rettificativo.
È quindi utile distinguere le diverse procedure: il 730 rettificativo riguarda gli errori di chi ha prestato l'assistenza fiscale; il 730 integrativo riguarda, nei casi consentiti, dati omessi o errati dal contribuente; il modello Redditi PF diventa invece necessario quando la correzione comporta un minor credito o un maggior debito.
730/2026: le scadenze per correggere la dichiarazione
Il calendario da ricordare è quindi il seguente: 30 settembre 2026 per la presentazione ordinaria del modello 730; 26 ottobre 2026 per il 730 integrativo tramite CAF o professionista abilitato; 2 novembre 2026 per presentare il modello Redditi PF 2026 come correttiva nei termini quando occorre correggere il 730; successivamente resta possibile ricorrere alla dichiarazione integrativa Redditi secondo i termini previsti dalla legge.
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Borse di studio ITS Academy, niente Irpef e dichiarazione dei redditi dal 2025
L’Agenzia delle Entrate conferma l’esenzione fiscale: le somme erogate agli studenti degli ITS Academy non devono essere inserite nel modello 730/2026 o nel modello Redditi Persone fisiche.
Borse di studio ITS Academy, niente Irpef: non vanno indicate nel 730
Buone notizie per gli studenti degli ITS Academy che hanno ricevuto una borsa di studio nel 2025.
Le somme erogate per frequentare i percorsi di istruzione tecnologica superiore sono esenti dall’Irpef e non devono essere inserite nella dichiarazione dei redditi.
A confermarlo è l’Agenzia delle Entrate con una nuova risposta pubblicata il 30 luglio 2026 tra le FAQ dedicate al modello 730/2026 e al modello Redditi Persone fisiche 2026.
Il chiarimento riguarda le borse di studio corrisposte dallo Stato, dalle Regioni, dalle fondazioni ITS Academy e dagli altri soggetti pubblici agli studenti iscritti ai percorsi formativi degli Istituti tecnologici superiori.
Borse ITS Academy: cosa cambia per gli studenti
Per l’anno d’imposta 2025, le borse di studio interessate dalla nuova disciplina sono considerate redditi esenti.
Questo significa che gli studenti beneficiari:
- non devono pagare l’Irpef sulle somme ricevute;
- non devono riportarle nel modello 730/2026;
- non devono indicarle nel modello Redditi Persone fisiche 2026;
- non devono sommarle agli altri redditi imponibili.
Il vantaggio non riguarda, quindi, soltanto l’assenza di tassazione.
Le borse di studio non concorrono neppure alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef.
Quali borse di studio sono esenti
L’esenzione si applica alle borse erogate agli studenti iscritti ai percorsi formativi degli ITS Academy disciplinati dalla legge n. 99 del 2022.
Rientrano nell’agevolazione anche le borse destinate a sostenere gli stage aziendali e i tirocini formativi, che rappresentano una parte essenziale dei percorsi ITS.
La normativa prevede infatti che i tirocini e gli stage siano obbligatori per almeno il 35% del monte orario complessivo. Possono essere svolti anche all’estero ed essere sostenuti economicamente attraverso apposite borse di studio.
Sono interessate dall’esenzione le somme corrisposte:
- dallo Stato;
- dalle Regioni;
- dalle fondazioni ITS Academy;
- da altri soggetti pubblici.
La norma fa dunque riferimento sia alle borse erogate direttamente dalle fondazioni sia a quelle finanziate o corrisposte dalle amministrazioni pubbliche.
La nuova esenzione parte dal 2025
La detassazione è stata introdotta dall’articolo 10 del decreto legge n. 45 del 2025, convertito dalla legge n. 79 del 5 giugno 2025. La disposizione ha inserito il comma 9-bis nell’articolo 4 della legge n. 99 del 2022, stabilendo che, a partire dall’anno d’imposta 2025, le borse di studio destinate agli studenti degli ITS Academy sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche.
La norma comprende espressamente anche le borse che sostengono gli stage aziendali e i tirocini formativi previsti nell’ambito dei corsi.
Perché il chiarimento dell’Agenzia è importante
In assenza di una specifica esenzione, le borse di studio sono generalmente ricondotte tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, secondo quanto previsto dall’articolo 50, comma 1, lettera c), del Testo unico delle imposte sui redditi.
La nuova disposizione introduce invece un’esenzione espressa per le borse collegate ai percorsi ITS Academy. Di conseguenza, le somme ricevute nel 2025 non producono reddito imponibile ai fini Irpef.
Il chiarimento dell’Agenzia elimina così i dubbi operativi in vista della compilazione delle dichiarazioni relative al 2025.
Cosa controllare nel modello 730 precompilato
Gli studenti che hanno ricevuto una borsa di studio ITS Academy nel corso del 2025 possono verificare i dati presenti nella dichiarazione precompilata.
Poiché le somme sono esenti, non devono essere indicate tra i redditi imponibili. Nel caso in cui una borsa risultasse inserita come reddito assoggettato a Irpef, sarà opportuno controllare la documentazione rilasciata dal soggetto erogatore e correggere il dato prima dell’invio della dichiarazione.
È importante, inoltre, verificare che la somma ricevuta rientri effettivamente tra le borse previste dalla legge e che sia stata erogata da uno dei soggetti ammessi alla nuova agevolazione.
Borse ITS Academy: novità e sintesi dell’agevolazione irpef
Le borse di studio ITS Academy ricevute nel 2025:
sono esenti dall’Irpef;
non concorrono alla formazione del reddito imponibile;
non devono essere inserite nel modello 730/2026;
non devono essere riportate nel modello Redditi Persone fisiche 2026.
L’esenzione riguarda le borse erogate dallo Stato, dalle Regioni, dalle fondazioni ITS Academy e dagli altri soggetti pubblici agli studenti iscritti ai percorsi formativi disciplinati dalla legge n. 99 del 2022.
Un sostegno alla formazione tecnica superiore
La misura si inserisce nel percorso di rafforzamento degli ITS Academy avviato con la legge n. 99 del 2022, che ha istituito il Sistema terziario di istruzione tecnologica superiore.
Gli ITS Academy hanno il compito di formare tecnici altamente specializzati, attraverso percorsi costruiti in collaborazione con imprese, università, enti di ricerca e istituzioni scolastiche.
Una parte significativa dell’attività formativa viene affidata a docenti provenienti dal mondo del lavoro, mentre stage e tirocini consentono agli studenti di acquisire competenze direttamente all’interno delle aziende.
L’esenzione fiscale delle borse di studio punta quindi a rafforzare il diritto allo studio e a ridurre i costi sostenuti dagli studenti per frequentare questi percorsi, comprese le spese per l’alloggio, gli spostamenti e le esperienze formative fuori sede o all’estero.
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730 con diniego del sostituto: come avere il rimborso
Il diniego del sostituto d’imposta può bloccare il conguaglio del modello 730, ma il contribuente può intervenire. La recente guida dell’Agenzia delle Entrate indica:
- cosa fare,
- quali sono le alternative disponibili
- la data da tenere a mente: il 10 novembre 2026.
Chi ha presentato il 730 precompilato 2026 potrebbe ricevere una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate relativa al diniego del sostituto d’imposta a effettuare il conguaglio.
È una situazione che può verificarsi, ad esempio, quando nel modello è stato indicato un sostituto diverso da quello corretto oppure quando, dopo l'invio della dichiarazione, il contribuente ha cambiato o cessato il rapporto di lavoro.
La dichiarazione resta validamente presentata, ma viene meno il soggetto chiamato a effettuare le operazioni di conguaglio, cioè a trattenere le somme dovute oppure a riconoscere il rimborso spettante.
La guida “La dichiarazione precompilata 2026”, pubblicata dall’Agenzia delle Entrate, spiega come intervenire. La soluzione passa, nei casi previsti, dal 730 integrativo di tipo 2.
Diniego del sostituto nel 730: come arriva l’avviso
Quando il sostituto d'imposta comunica il diniego, l'Agenzia delle Entrate informa il contribuente attraverso due canali.
Viene inviata un'e-mail all'indirizzo indicato nella dichiarazione, con l'invito ad accedere all'ultima dichiarazione presentata per consultare le comunicazioni disponibili.
Contemporaneamente, la segnalazione viene visualizzata anche tra i messaggi presenti nella prima pagina dell'area riservata dedicata alla dichiarazione precompilata.
La comunicazione non modifica automaticamente il 730: è il contribuente che deve intervenire per correggere la situazione.
Cosa fare se il sostituto d’imposta rifiuta il 730
Se l'unico problema riguarda il sostituto d'imposta, la guida indica la possibilità di presentare un 730 integrativo di tipo 2.
Le possibilità sono due.
Se il contribuente ha un nuovo sostituto d'imposta tenuto a effettuare il conguaglio, può indicarlo nel modello integrativo. Sarà quindi il nuovo sostituto a occuparsi delle trattenute o del rimborso.
Se invece il contribuente non ha più un sostituto d'imposta, può selezionare l'opzione “nessun sostituto”.
In quest'ultimo caso cambia anche la gestione delle somme risultanti dalla dichiarazione: se emerge un credito, il rimborso viene erogato direttamente dall'Agenzia delle Entrate; se invece emerge un debito, il contribuente deve provvedere al pagamento tramite modello F24.
730 integrativo di tipo 2: chi può presentarlo online
C'è un'altra distinzione importante, il contribuente che aveva presentato direttamente il 730 originario può trasmettere autonomamente il 730 integrativo di tipo 2 tramite l'applicazione web della dichiarazione precompilata.
Chi invece aveva presentato il modello tramite un CAF o un professionista abilitato deve rivolgersi allo stesso intermediario, portando con sé la comunicazione di diniego e i dati del sostituto corretto.
La procedura riguarda però il caso in cui sia necessario intervenire esclusivamente sull'indicazione del sostituto.
Se ci sono altri errori nel 730 cambia la procedura
La situazione è diversa quando, oltre al sostituto d'imposta, il contribuente deve correggere o completare altri dati della dichiarazione.
In questo caso non è possibile risolvere tutto attraverso il 730 integrativo di tipo 2.
Occorre utilizzare il modello Redditi, a seconda dei casi aggiuntivo, correttivo o integrativo.
Un passaggio da valutare con attenzione soprattutto quando dalla dichiarazione emerge un credito: con il modello Redditi, infatti, il credito deve essere espressamente richiesto a rimborso; in caso contrario resta indicato come credito utilizzabile in compensazione.
La data da ricordare: 10 novembre 2026
Il punto centrale per chi riceve un diniego riguarda i tempi. Secondo la guida dell'Agenzia delle Entrate, il 730 integrativo di tipo 2 può essere presentato online tramite l'applicazione della precompilata fino al 10 novembre 2026.
Entro questa data il contribuente può quindi intervenire sul sostituto, indicando quello corretto oppure scegliendo la modalità senza sostituto.
Dopo il 10 novembre 2026 questa possibilità non è più disponibile attraverso il canale semplificato del 730.
Resta la possibilità di utilizzare il modello Redditi integrativo, per il quale il termine indicato arriva fino al 31 dicembre 2031.
Cosa controllare se arriva l’e-mail dell’Agenzia delle Entrate
L'e-mail inviata dall'Agenzia assume quindi particolare importanza perché segnala la presenza di una comunicazione relativa alla dichiarazione.
Chi riceve l'avviso dovrebbe accedere alla propria area riservata e verificare l'ultima dichiarazione presentata, così da capire se il sostituto abbia comunicato il diniego.
Se il problema riguarda esclusivamente il sostituto, intervenire entro il 10 novembre 2026 permette di restare nell'ambito del modello 730 e, in presenza dei requisiti, di indicare un nuovo sostituto oppure scegliere la modalità senza sostituto.
Ignorare la comunicazione, invece, può comportare la perdita della possibilità di utilizzare il 730 integrativo di tipo 2 e rendere necessario il successivo ricorso al modello Redditi.
In sintesi: il diniego del sostituto non comporta la perdita automatica del credito risultante dal 730. È però necessario verificare tempestivamente la comunicazione dell'Agenzia delle Entrate e utilizzare lo strumento previsto in funzione della propria situazione, tenendo presente la scadenza del 10 novembre 2026 per il 730 integrativo di tipo 2 online.
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Detraibilità delle assicurazioni nel 730/2026: per cosa spetta
Assicurazione nel modello 730/2026: dalle polizze vita a quelle contro gli infortuni, fino alle coperture per non autosufficienza e calamità naturali. Ecco quali premi si possono detrarre, quanto si recupera e quali sono i limiti previsti.
Anche le spese per l’assicurazione possono ridurre l’IRPEF da pagare con il modello 730/2026.
Non tutte le polizze, però, danno diritto allo stesso beneficio. La normativa fiscale prevede una detrazione del 19 per cento per diverse tipologie di premi assicurativi, ma cambiano requisiti e soprattutto gli importi massimi sui quali calcolare lo sconto.
Dalle assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni alle polizze dedicate alle persone con disabilità grave, passando per quelle contro il rischio di non autosufficienza e per le coperture della casa contro gli eventi calamitosi, sono diverse le spese da verificare prima dell’invio della dichiarazione dei redditi.
Vediamo quindi quali assicurazioni si possono scaricare nel 730/2026 e quanto si può recuperare.
Assicurazioni nel 730/2026: controllare polizza e limiti prima della dichiarazione
Prima di inserire i premi assicurativi nel modello 730/2026 è quindi fondamentale verificare non soltanto quanto è stato pagato, ma anche la tipologia di rischio coperto dal contratto e la data di stipula o rinnovo.
Per le polizze vita e infortuni il limite ordinario è di 530 euro, mentre si arriva a 750 euro per le assicurazioni finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave e a 1.291,14 euro per quelle contro il rischio di non autosufficienza.
Per le assicurazioni degli immobili contro gli eventi calamitosi, invece, la detrazione ordinaria del 19 per cento non prevede uno specifico tetto di spesa.
Una distinzione importante, perché avere una polizza assicurativa non significa automaticamente poterla scaricare dal 730: è il rischio effettivamente coperto dal contratto, insieme agli altri requisiti previsti, a determinare il diritto allo sconto fiscale.
Quali assicurazioni si possono detrarre nel modello 730/2026
Le principali polizze che consentono di beneficiare di uno sconto fiscale sono:
- assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni;
- assicurazioni a tutela delle persone con disabilità grave;
- assicurazioni contro il rischio di non autosufficienza;
- assicurazioni sulla casa contro gli eventi calamitosi.
Per ciascuna categoria sono previste regole specifiche, anche per quanto riguarda i limiti di spesa detraibile.
Assicurazione vita e infortuni: detrazione del 19 per cento fino a 530 euro
Per i premi delle assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni è prevista una detrazione IRPEF del 19 per cento, da indicare nella Sezione I del modello 730/2026, nei righi da E8 a E10, con il codice 36.
Le condizioni cambiano in base alla data del contratto.
Per i contratti stipulati o rinnovati entro il 31 dicembre 2000 sono detraibili i premi delle assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni, anche se pagati all’estero o a compagnie estere. Il contratto deve però avere una durata di almeno cinque anni e non deve prevedere la possibilità di concedere prestiti durante il periodo minimo.
Per i contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2001, invece, la detrazione riguarda le assicurazioni che coprono il rischio di morte o di invalidità permanente non inferiore al 5 per cento, indipendentemente dalla causa.
Il limite massimo sul quale calcolare la detrazione è pari a 530 euro. Applicando l’aliquota del 19 per cento, il beneficio fiscale massimo è quindi di 100,70 euro.
Tra le polizze interessate possono rientrare anche quelle sottoscritte contestualmente a un mutuo per l’acquisto dell’abitazione, a condizione che rispettino i requisiti previsti.
Assicurazione per disabilità grave: limite fino a 750 euro
Un trattamento specifico è previsto per le polizze destinate alla tutela delle persone con disabilità grave, individuate ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 104/1992.
Nel modello 730/2026 questi premi sono identificati dal codice 38.
Il limite massimo è pari a 750 euro, ma deve essere calcolato considerando anche gli eventuali premi versati per assicurazioni aventi ad oggetto il rischio di morte o invalidità permanente.
Di conseguenza, il tetto non va considerato automaticamente come aggiuntivo rispetto a quello previsto per le altre polizze.
Polizza contro la non autosufficienza: detrazione fino a 1.291,14 euro
Un limite più elevato è previsto per le assicurazioni che coprono il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana.
La spesa va indicata nel modello 730 con il codice 39 e il limite massimo dei premi agevolabili è pari a 1.291,14 euro.
La detrazione è riconosciuta a condizione che la compagnia assicurativa non abbia la facoltà di recedere dal contratto.
Anche in questo caso bisogna prestare attenzione al calcolo del tetto: l'importo di 1.291,14 euro deve essere considerato al netto dei premi relativi alle assicurazioni contro il rischio di morte o invalidità permanente e di quelli finalizzati alla tutela delle persone con disabilità grave.
Assicurazione casa nel 730/2026: quando spetta la detrazione
Tra le spese che possono trovare spazio nel modello 730/2026 ci sono anche quelle sostenute per determinate assicurazioni sulla casa.
Per le polizze stipulate o rinnovate dal 1° gennaio 2018, la detrazione ordinaria è pari al 19 per cento e riguarda le coperture assicurative relative a immobili e pertinenze contro il rischio di eventi calamitosi.
La spesa deve essere riportata nei righi da E8 a E10 utilizzando il codice 43.
Un aspetto particolarmente favorevole è l’assenza di uno specifico limite massimo di spesa per questa tipologia di premio.
Non basta quindi avere una generica assicurazione sull’abitazione: per accedere alla detrazione è necessario che la polizza copra il rischio di eventi calamitosi.
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730/2026, detrazione trasporti al 19%: chi può richiederla
Confermata anche nella dichiarazione dei redditi 2026 la detrazione per gli abbonamenti a bus, metro, tram e treni regionali.
Lo sconto fiscale è pari al 19% della spesa, entro il limite massimo di 250 euro. Attenzione ai pagamenti tracciabili, ai rimborsi del datore di lavoro e alle nuove limitazioni per i redditi più elevati.
Chi utilizza abitualmente i mezzi pubblici per gli spostamenti quotidiani può beneficiare anche nella dichiarazione dei redditi 2026 dell'agevolazione fiscale prevista per gli abbonamenti al trasporto pubblico.
La detrazione, in vigore dal 2018 e disciplinata dall'articolo 15, comma 1, lettera i-decies), e comma 2 del Tuir, è pari al 19% delle spese sostenute per gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale.
Il beneficio non riguarda soltanto l'abbonamento acquistato per sé: è possibile portare in detrazione anche le spese sostenute nell'interesse dei familiari fiscalmente a carico, individuati dall'articolo 12 del Tuir.
Detrazione trasporto pubblico 2026: quanto si può recuperare
La detrazione del 19% si applica su una spesa massima di 250 euro, il limite è complessivo.
Se il contribuente ha acquistato sia il proprio abbonamento sia quello di uno o più familiari fiscalmente a carico, la somma sulla quale calcolare l'agevolazione non può comunque superare 250 euro.
La stessa regola vale quando più persone sostengono la spesa per l'abbonamento di un unico soggetto.
Ad esempio, se due genitori acquistano per il figlio fiscalmente a carico un abbonamento del valore di 500 euro, potranno ripartire tra loro una spesa detraibile che, complessivamente, non potrà superare 250 euro.
L'agevolazione segue il principio di cassa e per la dichiarazione 2026 assumono quindi rilievo gli abbonamenti acquistati nel 2025, indipendentemente dal loro periodo di validità.
È quindi detraibile, ad esempio, un abbonamento acquistato a dicembre 2025 ma valido dal 1° gennaio al 30 giugno 2026.
Quali abbonamenti ai mezzi pubblici sono detraibili
Non tutti i titoli di viaggio consentono di ottenere lo sconto fiscale, infatti ai fini dell'agevolazione è considerato abbonamento il titolo che permette di effettuare un numero illimitato di viaggi per più giorni, su una determinata tratta oppure sull'intera rete di trasporto.
Sono invece esclusi i biglietti a tempo, anche quando hanno una validità superiore a una giornata, come i ticket da 48 o 72 ore.
Niente detrazione neppure per le carte integrate con finalità turistica che, oltre all'utilizzo dei mezzi pubblici, comprendono altri servizi, come l'ingresso a musei, mostre o spettacoli.
Rientrano nell'agevolazione i servizi di trasporto di persone ad accesso generalizzato, forniti da enti pubblici oppure da soggetti privati affidatari del servizio pubblico sulla base di concessioni o autorizzazioni.
Il beneficio riguarda il trasporto pubblico a prescindere dal mezzo utilizzato, purché il servizio operi in modo continuativo o periodico, all'interno di una regione oppure attraversando più regioni, con itinerari, orari, frequenze e tariffe prestabilite.
Attenzione al fatto che una regola specifica riguarda gli abbonamenti unici che comprendono sia una tratta nazionale sia una tratta estera.
In questo caso la detrazione spetta sulla parte della spesa riferibile alla tratta nazionale, se, però, non è possibile distinguere la quota relativa esclusivamente al trasporto sul territorio nazionale, la detrazione è riconosciuta sull'intera spesa sostenuta.
Spese di trasporto e rimborso del datore di lavoro: quando si perde la detrazione
Non è possibile detrarre la parte del costo dell'abbonamento rimborsata dal datore di lavoro e indicata nella Certificazione Unica 2026 con il codice 40 nei punti da 701 a 706 e risulta invece detraibile la quota effettivamente rimasta a carico del contribuente, sempre nel rispetto del limite complessivo di 250 euro.
Detrazione trasporti al 19%: dove indicarla nel 730
Nel modello 730 le spese per gli abbonamenti al trasporto pubblico devono essere riportate nei righi da E8 a E10, dedicati alle “Altre spese”.
Nel modello Redditi Persone fisiche vanno invece utilizzati i righi da RP8 a RP13.
In entrambi i casi il codice da indicare è 40.
Per chi utilizza la dichiarazione precompilata l'operazione è ancora più semplice: salvo che sia stata presentata un'apposita opposizione, le spese sostenute per gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale sono già presenti nel modello. Il contribuente può comunque modificare o integrare il dato.
Atteznione al fatto che dal periodo d'imposta 2025 devono essere considerate anche le nuove limitazioni alle detrazioni per i contribuenti con redditi elevati.
Per chi supera 75.000 euro di reddito complessivo, le detrazioni spettanti sono interessate da specifici meccanismi di riduzione che tengono conto sia del reddito sia del numero dei figli fiscalmente a carico.
Resta inoltre in vigore la disciplina introdotta nel 2020, che prevede il riconoscimento integrale della detrazione fino a 120.000 euro di reddito complessivo e una progressiva riduzione fino all'azzeramento al raggiungimento di 240.000 euro.
Detrazione spese di viaggio: pagamento tracciabile obbligatorio
Per ottenere la detrazione del 19% è necessario utilizzare strumenti di pagamento tracciabili, come bonifici, carte di debito, carte di credito o altri sistemi elettronici.
La spesa e la relativa data devono essere documentate dal titolo di viaggio oppure, quando queste informazioni non sono riportate sul titolo, dalla ricevuta di pagamento dell'abbonamento, come può accadere con una smart card nominativa ricaricabile. Deve essere possibile documentare anche la durata dell'abbonamento.
Se manca l'indicazione della data in cui è stata sostenuta la spesa, questa viene considerata coincidente con la data di inizio della validità dell'abbonamento. Per esempio, per un abbonamento nominativo valido dal 1° luglio 2025, la spesa si considera sostenuta in quella data.
Infine, se la ricevuta è intestata a un familiare fiscalmente a carico, il contribuente che utilizza la detrazione deve predisporre una dichiarazione sostitutiva che indichi chi ha effettivamente sostenuto il costo.
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Rimborsi da modello 730: il monte ritenute si amplia anche alle imposte sostitutive
Nella FAQ pubblicata il 31 luglio 2026 l’Amministrazione finanziaria è intervenuta sulle modalità di recupero dei crediti d’imposta derivanti dal 730, fornendo un chiarimento destinato ad avere rilevanti effetti operativi. Ciò in quanto la gestione dei conguagli per le eccedenze a favore del lavoratore, derivanti dall’assistenza fiscale, è da sempre un aspetto tra i più delicati per i sostituti d’imposta, visto che il datore di lavoro è tenuto ad anticipare il rimborso direttamente in busta paga – recuperando successivamente le somme erogate attraverso il modello F24.
La precisazione delle Entrate amplia la platea delle somme che possono concorrere al “monte ritenute”, cioè l’insieme degli importi che il sostituto può utilizzare per compensare i crediti derivanti dai rimborsi effettuati ai dipendenti nell’ambito dell’assistenza fiscale
Il meccanismo dei rimborsi ai dipendenti
È noto che, quando il modello 730 evidenzia un credito d’imposta, il contribuente non riceve normalmente il rimborso direttamente dall’Amministrazione finanziaria bensì dal proprio sostituto d’imposta, che provvede ad accreditarlo nella retribuzione utile. L’anticipazione finanziaria sostenuta dal datore di lavoro non rimane però definitivamente a suo carico: la normativa consente infatti di recuperare tali importi mediante compensazione nel modello F24, utilizzando le somme che il sostituto è tenuto a versare all’Erario in relazione ai propri obblighi fiscali.
È proprio sull’individuazione di queste somme compensabili che si concentra il recente chiarimento dell’Agenzia delle Entrate.
Le imposte sostitutive interessate
Tradizionalmente il recupero dei rimborsi veniva ricondotto principalmente alle ritenute IRPEF operate sui redditi di lavoro dipendente, oltre che alle addizionali regionale e comunale e agli importi trattenuti ai lavoratori nell’ambito dei conguagli derivanti dai modelli 730.
La citata FAQ estende però questa impostazione, precisando che nel monte ritenute possono essere ricomprese anche diverse imposte sostitutive applicate a particolari componenti della retribuzione, come ad esempio quelle:
- sui premi di risultato e gli importi collegati alla partecipazione agli utili dell’impresa (tra cui il codice tributo 1053)
- per gli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali nel settore privato, quando assoggettati al particolare regime sostitutivo previsto dalla normativa (ad esempio il codice tributo 1075);
- per le maggiorazioni/indennità riconosciute per prestazioni di lavoro notturno, festivo, a turni o nei giorni destinati al riposo (che includono il codice tributo 1076);
- per le mance percepite dai lavoratori e assoggettate allo specifico regime fiscale introdotto negli ultimi anni (in cui rientra il codice tributo 1067);
- per i compensi per il lavoro straordinario svolto dal personale infermieristico nei casi disciplinati dalle disposizioni agevolative (ad esempio codice tributo 1069).
L’Agenzia precisando tuttavia che l’elenco dei codici non deve essere interpretato in senso tassativo: il principio può infatti estendersi anche ad altri codici istituiti successivamente, purché riferiti a imposte sostitutive riconducibili alle medesime finalità.
L’effetto pratico è in ogni caso quello di incrementare le disponibilità utilizzabili dal sostituto d’imposta per recuperare le somme anticipate ai dipendenti, rendendo più agevole la gestione finanziaria dei conguagli fiscali.
Una lettura più ampia del monte ritenute
L’aspetto di maggiore interesse della FAQ non risiede comunque tanto nell’individuazione delle singole imposte sostitutive, quanto nel principio generale che ne emerge. L’Amministrazione finanziaria riconosce infatti che tali versamenti possono essere assimilati, ai fini del recupero dei crediti da assistenza fiscale, alle ordinarie ritenute operate dal sostituto d’imposta; ne consegue che il datore di lavoro dispone di una base più ampia di importi compensabili attraverso il modello F24.
Dal punto di vista operativo ciò può contribuire a ridurre le situazioni nelle quali il sostituto si trova temporaneamente esposto sotto il profilo finanziario per effetto dei rimborsi anticipati ai dipendenti.
Le ricadute per i sostituti d’imposta
Il chiarimento assume particolare rilievo per quei datori di lavoro che applicano frequentemente regimi fiscali sostitutivi alle diverse componenti della retribuzione. Nei periodi caratterizzati dall’erogazione dei rimborsi derivanti dai modelli 730, tali soggetti potranno infatti considerare anche queste imposte tra le somme disponibili per effettuare le compensazioni, ampliando significativamente il plafond utilizzabile.
La FAQ – pur non modificando la disciplina sostanziale dell’assistenza fiscale – offre quindi un’importante precisazione interpretativa destinata a semplificare la gestione dei conguagli e a rendere più efficiente il recupero dei crediti anticipati ai lavoratori, confermando un’interpretazione estensiva del concetto di monte ritenute coerente con le esigenze operative dei sostituti d’imposta.
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Quando conviene scegliere il 730 senza sostituto
Nel Modello 730/2026 è presente la casella da barrare per avere i rimborsi delle imposte direttamente dal Fisco.
Si tratta della casella "730 senza sostituto", vediamo chi deve compilarla e a cosa serve.
Quando conviene scegliere il 730 senza sostituto
Nel caso di 730 precompilato o ordinario presentato con la modalità senza sostituto (in assenza del sostituto d’imposta oppure, in presenza del sostituto, per scelta del contribuente di avvalersi comunque di tale modalità):
- se dalla dichiarazione presentata emerge un debito, il Caf o il professionista:
- trasmette il modello F24 in via telematica all’Agenzia delle Entrate;
- o, in alternativa, entro il decimo giorno antecedente la scadenza del termine di pagamento, consegna il modello F24 compilato al contribuente, che effettua il pagamento presso qualsiasi sportello di banche convenzionate, uffici postali o agenti della riscossione oppure, in via telematica, utilizzando i servizi online dell’Agenzia delle Entrate o del sistema bancario e postale. I versamenti devono essere eseguiti con le stesse modalità ed entro i termini previsti nel caso di presentazione del modello REDDITI Persone fisiche. Se il 730 precompilato senza sostituto è presentato direttamente all’Agenzia delle Entrate, nella sezione del sito internet dedicata al 730 precompilato il contribuente può eseguire il pagamento on line oppure stampare il modello F24 per effettuare il pagamento con le modalità ordinarie;
- se dalla dichiarazione presentata emerge un credito, il rimborso relativo all’Irpef e alle relative addizionali, quello relativo alla cedolare secca e dell’imposta sostitutiva sui premi di risultato è eseguito, a partire dal mese di dicembre, direttamente dall’Amministrazione finanziaria. Se il contribuente ha fornito all’Agenzia delle Entrate le coordinate del suo conto corrente bancario o postale (codice IBAN), il rimborso viene accreditato su quel conto. La richiesta di accredito può essere effettuata online tramite la specifica applicazione disponibile sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it (chi è già registrato ai servizi telematici può farlo attraverso il canale Fisconline) oppure utilizzando l’apposito modello (disponibile sullo stesso sito internet), che, firmato digitalmente, può essere trasmesso via PEC a qualsiasi direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate, o consegnato in formato cartaceo, con firma autografa, presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, allegando copia di un documento di identità (in quest’ultimo caso, la consegna può essere effettuata anche da un’altra persona,
compilando la sezione del modello riservata alla delega e allegando copia di un documento di identità sia del delegante che del delegato). Se non sono state fornite le coordinate del conto corrente, il rimborso è erogato tramite titoli di credito a copertura garantita emessi da Poste Italiane S.p.A.

La casella “730 senza sostituto” deve essere barrata dal contribuente che si trova nelle seguenti condizioni:
- non ha un sostituto d’imposta che sia tenuto a effettuare il conguaglio o non vuole avvalersi di tale possibilità;
- presenta il Mod. 730 a un centro di assistenza fiscale (Caf-dipendenti) o a un professionista abilitato o il modello 730 precompilato direttamente all’Agenzia delle entrate.
La casella "730 senza sostituto” va barrata anche se si sta presentando la dichiarazione per il contribuente deceduto che nel 2025 ha percepito redditi di lavoro dipendente, redditi di pensione e/o alcuni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.
In tali casi non vanno compilati gli altri campi della presente sezione.
- se dalla dichiarazione presentata emerge un debito, il Caf o il professionista:
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730/2026: nuovi codici per i mutui passivi
Il Modello 730/2026 contiene tra le altre novità il famigerato riordino delle detrazioni.
In particolare per i redditi superiori a 75.000 euro è stato introdotto un quoziente familiare che genera gli importi di detrazione e esclude alcune spese.
Le spese per gli interessi sui mutui passivi dall'anno di imposta 2025 dovranno essere particolarmente verificate in base a tele novità.
730/2026: attenzione alle detrazioni per i mutui passivi
Per quanto rigurda gli interessi passivi sui mutui, dal 2025 sono entrate in vigore alcune disposizioni che limitano, per i redditi superiori a 75.000 euro il diritto ad alcune fattispecie di detrazioni tra cui, appunto, quelle per gli interessi passivi sui mutui.
A tal fine occorre indicare in alcuni righi specifici del Quadro E del Modello 730/2026 anno di imposta 2025.
Nella compilazione della dichiarazione dei redditi per evitare di commettere errori occorre prestare attenzione a tali codici.
In sintesi, per i contribuenti con un reddito complessivo superiore a 75.000 euro, gli oneri detraibili, salvo eccezioni, non vengono più considerati singolarmente, ma concorrono alla formazione di un ammontare massimo complessivo di spesa ammessa in detrazione.
Il limite di spesa viene calcolato moltiplicando un ammontare legato al reddito per un coefficiente basato sul numero di figli a carico, noto come quoziente familiare.
I coefficienti e gli importi di detrazione massima sono riassunti di seguito.
Reddito complessivo
Importo base
nessun figlio 0,5
1 figlio 0,7
2 figli 0,85
3+ figli o figlio disabile
75.001-100.000 euro
14.000
7.000
9.800
11.900
14.000
Oltre 100.000 euro
8.000
4.000
5.600
6.800
8.000
Sono escluse dal computo dell’ammontare complessivo degli oneri e delle spese, effettuato ai fini dell’applicazione del limite di 75.000 euro le seguenti spese:
- le spese sanitarie detraibili,
- le somme detraibili investite nelle startup innovative
- le somme detraibili investite nelle PMI innovative
Interessi passivi sui mutui: regole per la detraibilità 2026
Le spese sostenute per gli interessi passivi sui mutui rientrano nell’ambito applicativo delle nuove disposizioni legate al coefficiente familiare.
Tale novità ha portato a distuinguere, come evidenziato nelle istruzioni al Modello 730/2026 i mutui in base alla data di stipula:
- per mutui stipulati fino al 31 dicembre 2024, gli interessi passivi relativi a contratti stipulati entro questa data rimangono esclusi dal calcolo del massimale. Continuano quindi a spettare secondo le regole ordinarie;
- per mutui stipulati dal 1° gennaio 2025 gli interessi relativi a nuovi contratti rientrano integralmente nel nuovo tetto di spesa.
A tal fine nel Quadro E del modello 730/2026 sono stati introdotti nuovi codici per identificare correttamente il periodo di stipula.
Occorre prestare attenzione al rigo E7 dove per i mutui per abitazione principale si dovrà distinguere con i seguenti codici:
Nei i righi da E8 a E10 vanno indicati gli altri mutui, dove i codici variano in base alle tipologie di finanziamento.Per indicare i mutui per la costruzione o ristrutturazione dell’abitazione principale sono necessari i seguenti codici:



Si rimanda alle istruzioni del Modello 730/2026 per ulteriori approfondimento.
Detraibilità interessi mutui prima casa: condizioni e limiti in base all’anno di stipula
La Guida ADE 2026 ha precisato che per gli interessi passivi sulla prima casa, condizioni e limiti diversi sono previsti a seconda della data di stipula del mutuo, in particolare:
- per i mutui stipulati dal 1° gennaio 2001 la detrazione spetta a condizione che l’unità immobiliare sia stata adibita ad abitazione principale entro un anno (12 mesi) dalla data di acquisto e che l’acquisto sia avvenuto nell’anno antecedente o successivo alla data di stipulazione del mutuo
- per i mutui stipulati dal 1° gennaio 1994 fino al 31 dicembre 2000, la detrazione spetta a condizione che l’unità immobiliare sia stata adibita ad abitazione principale entro sei mesi dalla data di acquisto e che l’acquisto sia avvenuto nei sei mesi antecedenti o successivi alla data di stipulazione del mutuo; fa eccezione il caso in cui al 31 dicembre 2000 non fosse già decorso il termine semestrale In particolare, per i mutui stipulati nel corso dell’anno 2000, se alla data del 1° gennaio 2001 era già decorso il termine semestrale per adibire l’immobile ad abitazione principale, il contribuente ha diritto alla detrazione solo se ha adibito l’immobile ad abitazione principale entro sei mesi dalla data dell’acquisto. Se, invece, a tale data il termine semestrale risultava pendente, per fruire della detrazione il contribuente ha potuto beneficiare del più ampio termine annuale (12 mesi) – e non sei mesi come nella previgente normativa – per adibire l’immobile a propria abitazione principale;
- per i mutui stipulati nel corso dell’anno 1993, la detrazione spetta a condizione che l’unità immobiliare sia stata adibita ad abitazione principale entro l’8 giugno 1994;
- per i mutui stipulati anteriormente al 1993, la detrazione spetta a condizione che l’unità immobiliare sia stata adibita ad abitazione principale alla data dell’8 dicembre 1993 e che, nella rimanente parte dell’anno e negli anni successivi, il contribuente non abbia variato l’abitazione principale per motivi diversi da quelli di lavoro. In questo caso, se nel corso dell’anno l’immobile non è più utilizzato come abitazione principale (per motivi diversi da quelli di lavoro) a partire dallo stesso anno, la detrazione spetta solo sull’importo massimo di euro 2.065,83 per ciascun intestatario del mutuo e deve essere indicato con il codice 8 nei righi da E8 a E10.
TABELLA DI RIEPILOGO PER DATA E LIMITE DI SPESA CONSENTITO
Fonte Agenzia Entrate Guida detrazioni 2026 -
Bonus musica: spese detraibili nel 730 per la formazione musicale dei figli
Tra le spese detraibili nel modello 730 di quest'anno per i redditi e le spese 2025 vi è anche il "bonus musica" la detraibilità delle spese per l'istruzione musicale dei figli.
Per i costi per l'iscrizione a cori, bande e scuole di musica, si ha diritto nella dichiarazione dei redditi 2026 ad una detrazione del 19%, vediamo tutte le regole e i massimali di detraibilità.
730/2026: detraibilità delle spese per istruzione musicale dei minori
Nel quadro E ai righi E8-E10 tra gli altri oneri vanno indicate le spese di istruzione musicale dei figli.
In particolare, come chiarito anche dalle entrate nelle maxi guida per i dichiarativi 2026 vi è il bonus musica
A decorrere dall’anno 2021, è possibile detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 19 per cento delle spese sostenute dai contribuenti per l’iscrizione annuale e l’abbonamento di ragazzi di età compresa tra i 5 ed i 18 anni a:
- conservatori di musica;
- istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) legalmente riconosciute ai sensi della legge 21 dicembre 1999, n. 508;
- scuole di musica iscritte nei registri regionali
- cori, bande e scuole di musica riconosciuti da una pubblica amministrazione, per lo studio e la pratica della musica.
Bonus musica nel 730: limiti e importi
La detrazione è calcolata su un ammontare massimo di spesa pari a euro 1.000 per ciascun ragazzo, solo se il reddito complessivo non supera euro 36.000.
Nel predetto limite di reddito rientrano anche i redditi assoggettati a cedolare secca, i redditi assoggettati a imposta sostitutiva in applicazione del regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, la quota di agevolazione ACE e le somme elargite a titolo di liberalità (c.d. mance) dai clienti ai lavoratori del settore privato, impiegati nelle strutture ricettive e negli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, assoggettate a imposta sostitutiva, (c.d. reddito di riferimento per le agevolazioni fiscali).Con riferimento ai soggetti che aderiscono al concordato preventivo biennale valgono le precisazioni rese nel paragrafo “Oneri e spese per i quali spetta una detrazione dall’imposta lorda”.
La detrazione spetta anche se le spese sono state sostenute per i familiari fiscalmente a carico (ad es. i figli) e può essere ripartita tra gli aventi diritto (ad es. i genitori).
In questo caso, sul documento di spesa va indicata la quota detratta da ognuno di essi.La spesa complessiva non può comunque superare euro 1.000 per ciascun ragazzo.
Il requisito dell’età è rispettato purché sussista anche per una sola parte dell’anno, in considerazione del principio di unitarietà del periodo d’imposta
Ad esempio, se il ragazzo ha compiuto 18 anni nel 2025, la detrazione spetta anche per le spese sostenute in tale anno successivamente al compimento dell’età.
Se la spesa riguarda più di un ragazzo, occorre compilare più righi da E8 a E10, riportando in ognuno di essi il codice 45 e la spesa sostenuta con riferimento a ciascun ragazzo.l contribuente deve effettuare il pagamento con versamento postale o bancario nonché tramite sistemi di pagamento previsti dall’art. 23 del d.lgs. n. 241 del 1997, ovvero carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari.
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730/2026: visto di conformità, responsabilità di CAF e professionisti
L'Agenzia della Entrate ha recentemente pubblicato le maxi guide per i dichiarativi 2026.
Tra i chiarimenti e le istruzioni ve ne sono di utili per i CAF e i professionisti che prestano assistenza e appongono il visto di conformità, cosa fare in caso di errori nella dichiarazione dei redditi.
Chi paga e come, e quando è possibile ravvedersi.
Visto di conformità: che cos’è e chi lo rilascia
Gli intermediari che prestano assistenza fiscale rilasciano il visto di conformità nelle attività di assistenza fiscale.
Esso comporta specifiche responsabilità per:
- centri di Assistenza Fiscale (CAF),
- responsabili dell’Assistenza fiscale (RAF)
- professionisti abilitati.
Scopo del visto di conformità è quello di attestare la corrispondenza della dichiarazione dei redditi ai documenti presentati dal contribuente e alle regole fiscali previste.
Se si commettono degli errori è prevista una sanzione per i professionisti che se ne occupano.
Nella guida Ade appena pubblicata e intitolata “Tutte le agevolazioni della dichiarazione 2026”, ci sono specifiche indicazioni sul visto di conformità e su responsabilità e adempimenti per chi svolge l’assistenza fiscale.
Visto infedele: conseguenze
Viene ricordato che con l’articolo 39 del decreto legislativo n. 241/1997 e le successive modificazioni si prevede che CAF, RAF e professionisti abilitati debbano pagare una sanzione pari al 30 per cento delle imposte non versate, calcolata sulla differenza emersa tra quanto dichiarato e quanto effettivamente dovuto.
La sanzione si applica in visto infedele, quindi di errori nel modello 730, salvi i casi in cui ne è responsabile il contribuente.
Secondo la normativa, i professionisti sono tenuti ad effettuare specifici controlli sui documenti, come la verifica di detrazioni e crediti d’imposta spettanti.
Attenzione al fatto che, la sanzione può essere ridotta attraverso il ravvedimento con la correzione della dichiarazione, come stabilito dall'articolo 13 del Dlgs n. 472 del 1997, con i vari casi di ravvedimento.
Dichiarazione rettificativa: la correzione del 730
Il CAF o il professionista che si accorge di errori dopo l'invio della dichiarazione deve avvisare il contribuente in modo da procedere con la trasmissione di una dichiarazione rettificativa.
Attenzione la rettifica non può essere fatta se l’infedeltà del visto è già stata contestata tramite apposita comunicazione dell’Agenzia delle Entrate.
La dichiarazione rettificativa in base alla datya in cui stata inviata:
- va trasmessa entro il 10 novembre dell’anno successivo all’anno d’imposta a cui si riferiscono i dati da correggere qualora ci sia lo stesso sostituto. Se varia il sostituto d’imposta la dichiarazione va classificata come “730 senza sostituto”;
- se si invia dopo il 10 novembre dell’anno successivo all’anno d’imposta da correggere va classificata come “730 senza sostituto”,
La responsabilità dell'intermediario si concretizza nel pagamento della sanzione pari al 30% delle imposte che risultano non versate a seguito dei controlli fiscali e le imposte e interessi restano a carico del contribuente.
Attenzione al fatto che CAF e professionisti non sono chiamati a rispondere di eventuali errori soltanto se il contribuente decide di correggere gli errori in autonomia tramite una dichiarazione integrativa con il modello Redditi PF.
Le verifiche dell’intemediario che rilascia il visto di confromità
Nell’ambito delle attività inerenti il rilascio del visto di conformità e dell’eventuale sua responsabilità, il CAF o il professionista abilitato sono tenuti a effettuare i controlli previsti dall’art. 2 del d.m. n. 164 del 1999. Per quanto chiarito nei paragrafi precedenti, le conseguenze dell’apposizione del visto infedele previste dall’art. 39 del d.lgs. n. 241 del 1997, tuttavia, sono distinte in funzione dell’oggetto dei controlli.
Ne deriva che la menzionata responsabilità è conseguente al rilascio del visto di conformità infedele in relazione alla verifica:- della corrispondenza dell’ammontare delle ritenute, anche a titolo di addizionali, con quello delle relative certificazioni esibite;
- delle detrazioni d’imposta spettanti in base alle risultanze dei dati della dichiarazione e ai documenti presentati dal contribuente;
- delle deduzioni dal reddito spettanti in base alle risultanze dei dati della dichiarazione e ai documenti presentati dal contribuente;
- dei crediti d’imposta spettanti in base ai dati risultanti dalla dichiarazione e ai documenti prodotti dal contribuente.
Per quanto riguarda la documentazione esibita dal contribuente utile ai fini dei controlli diversi da quelli di cui all’art. 36-ter del DPR n. 600 del 1973, rimane fermo che il CAF o il professionista abilitato sono responsabili per la non corretta verifica:
- della corrispondenza dell’ammontare degli imponibili con quello delle relative certificazioni esibite (CU);
- dell’ultima dichiarazione presentata in caso di eccedenza d’imposta per la quale si è richiesto il riporto nella successiva dichiarazione dei redditi;
- delle detrazioni d’imposta non eccedenti i limiti previsti dalla legge e della corrispondenza con le risultanze dei dati della dichiarazione;
- delle deduzioni dal reddito non superiori ai limiti previsti dalla legge e della corrispondenza alle risultanze dei dati della dichiarazione;
- dei crediti d’imposta non eccedenti le misure previste per legge e spettanti sulla base dei dati risultanti dalla dichiarazione;
- degli attestati degli acconti versati o trattenuti.