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    Quota iscrizione commercialisti 2027: chi paga 50 euro e chi 150 euro

    Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili con informativa n 124 del 23 ottobre pubblica gli importi della quota di contribuzione dovuta per l’anno 2027 da parte di tutti gli iscritti all’Albo e all’elenco speciale.

    Tutti i dettagli

    Contributo Albo Commercialisti 2027: importi e modalità di versamento

    Il Consiglio Nazionale nella seduta del 21 ottobre u.s., ha deliberato di determinare la quota di contribuzione dovuta per l’anno 2027 da tutti gli iscritti all’Albo ed all’Elenco Speciale nonché la quota dovuta dalle Società tra Professionisti costituite ai sensi dell’art. 10 della legge, 12 novembre 2011, n. 183 e del DM 34/2013, confermando gli importi dell’anno 2026.

    Pertanto, la quota di contribuzione per l’anno 2027 viene confermata in:

    • € 50,00 per i professionisti iscritti all’Albo e all’Elenco Speciale che, al 31 dicembre 2026, non abbiano compiuto i 36 anni di età;
    • € 150,00 per tutti gli altri iscritti all’Albo e all’Elenco Speciale;
    • € 150,00 per le Società tra Professionisti costituite ai sensi dell’art. 10 della legge, 12 novembre 2011, n. 183 e del DM 34/2013.

    Ai sensi dell’art. 12 lett. q) del D.lgs. 139/2005, gli Ordini territoriali ne curano la riscossione e il successivo accreditamento su delega del Consiglio Nazionale. 

    Pertanto, le quote riscosse dagli Ordini per conto del Consiglio Nazionale dovranno confluire in bilancio nel Titolo III relativo alle Entrate ed Uscite aventi natura di partite di giro.

    Il contributo dovuto per l’anno 2027 dovrà essere determinato presuntivamente sulla base del numero degli iscritti al 31.12.2026, salvo conguaglio da determinarsi sulla base degli iscritti al 31.12.2027.

    Gli iscritti sono tenuti al versamento della quota contributiva al Consiglio Nazionale anche nel caso in cui chiedano la cancellazione in corso d’anno.

    Le scadenze per il versamento dei contributi dovuti sono fissate in due rate di uguale importo da corrispondersi nei termini seguenti:

    • la prima rata entro il 15 maggio 2027;
    • la seconda rata entro il 15 luglio 2027.

    Il versamento dei contributi dovrà avvenire tramite bonifico bancario a favore del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili sul seguente c/c:

    • BPER Banca Codice IBAN: IT29C0538703242000049161928
    • comunicando l’avvenuta disposizione all’indirizzo mail: ufficioamministrazione@commercialisti.it per consentire la corretta gestione delle operazioni di imputazione contabile:

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    Procedimento nomina per il collega deceduto: quando interviene il CNDCEC

    Il CNDCEC chiarisce quando e come nominare un professionista per gestire temporaneamente lo studio di un commercialista deceduto. 

    l sostituto deve accettare l’incarico, salvo giustificato motivo, e tutelare clienti, eredi e collaboratori.

    La morte di un commercialista può lasciare clienti, collaboratori ed eredi alle prese con scadenze fiscali, pratiche urgenti e attività professionali ancora da completare. 

    Chi si occupa dello studio nell’immediato? È necessario che siano gli eredi a chiedere la nomina di un sostituto?

    A rispondere è il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) che, con il Pronto Ordini n. 82/2026, chiarisce che l’Ordine territoriale può avviare il procedimento per nominare un sostituto temporaneo anche senza una richiesta formale degli eredi o del curatore dell’eredità giacente.

    Commercialista deceduto: la nomina del sostituto può partire dall’Ordine

    Il chiarimento principale riguarda l’iniziativa del procedimento.

    Secondo il CNDCEC, l’Ordine può attivarsi ogni volta che viene a conoscenza di circostanze che, una volta verificate, rendano necessaria la nomina di un professionista per la gestione temporanea dello studio.

    Non è quindi indispensabile un’istanza degli eredi, né la segnalazione deve provenire da un soggetto specifico.

    Il procedimento deve svolgersi secondo le disposizioni della legge n. 241/1990, che disciplina l’attività amministrativa.

    La ragione è soprattutto pratica: subordinare la nomina all’iniziativa degli eredi potrebbe ritardare gli interventi necessari, mettendo a rischio gli interessi dei clienti e dei collaboratori dello studio

    Il commercialista nominato può rifiutare l’incarico?

    La sostituzione del collega deceduto trova fondamento nel principio di assistenza reciproca tra professionisti, previsto dal Codice deontologico.

    In particolare, l’articolo 15, commi 6, 7 e 8, stabilisce che il professionista chiamato dal Presidente del Consiglio dell’Ordine a gestire temporaneamente lo studio di un collega deceduto ha l’obbligo di accettare l’incarico, salvo giustificato impedimento o altro giustificato motivo.

    Il professionista subentrante deve inoltre operare con particolare diligenza, tenendo conto degli interessi:

    degli eredi del commercialista deceduto;

    dei clienti che hanno affidato incarichi allo studio;

    dei collaboratori coinvolti nelle attività professionali.

    Il CNDCEC richiama anche il precedente Pronto Ordini n. 35/2026, confermando la natura solidaristica e temporanea della sostituzione.

    Quanto dura la sostituzione e quali attività può svolgere?

    La nomina non comporta il trasferimento automatico e definitivo degli incarichi professionali.

    Il sostituto deve occuparsi delle attività da svolgere nel breve termine e delle pratiche con scadenze ravvicinate, evitando che il decesso del professionista provochi conseguenze pregiudizievoli per i clienti.

    Tra i suoi compiti rientra anche quello di informare tempestivamente i clienti dello studio sulle attività ancora da eseguire.

    Saranno poi questi ultimi a decidere se affidare un nuovo mandato al professionista subentrante oppure rivolgersi a un altro commercialista.

    Come vengono gestiti i compensi professionali?

    Il Codice deontologico disciplina anche le situazioni in cui il sostituto prosegue pratiche già avviate dal collega deceduto.

    Quando sorgono dubbi sulla ripartizione dei compensi, oppure nei casi di rilevante interesse economico, la liquidazione delle somme spettanti ai due professionisti avviene previo parere del Consiglio dell’Ordine.

    Il chiarimento del CNDCEC rafforza quindi un principio: la continuità delle attività urgenti dello studio e la tutela dei clienti non possono dipendere esclusivamente dall’iniziativa degli eredi. L’Ordine può intervenire per garantire una gestione temporanea e ordinata delle pratiche, nel rispetto delle competenze e delle responsabilità previste dal Codice deontologico.

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    Balneari, indennizzi per chi perde la concessione: ecco come si calcolano

    Pubblicate le Linee guida dei commercialisti per stabilire quanto il nuovo concessionario dovrà pagare a quello uscente. 

    Riconosciuti gli investimenti non ammortizzati e un'equa remunerazione, esclusi di norma lettini e ombrelloni.

    Arrivano i criteri per calcolare gli indennizzi spettanti ai concessionari balneari uscenti in caso di assegnazione della concessione a un nuovo gestore.

    Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) ha pubblicato, con l'Informativa n. 121 del 16 ottobre 2026, le Linee guida per la stima del valore d'indennizzo, approvate il 23 settembre 2026.

    Il documento definisce le modalità di valutazione degli investimenti effettuati dal concessionario uscente, individuando quali beni possono essere indennizzati, come determinarne il valore e quali somme devono essere riconosciute a titolo di equa remunerazione.

    Le indicazioni sono destinate a confluire nel bando-tipo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) per le procedure di affidamento delle concessioni demaniali.

    Indennizzi balneari 2026: chi paga e chi riceve le somme?

    L'articolo 4, comma 9, della legge n. 118/2022 prevede che, in caso di assegnazione della concessione a un nuovo soggetto, il concessionario uscente abbia diritto a un indennizzo posto a carico del concessionario subentrante.

    La misura deve essere determinata mediante una perizia asseverata predisposta prima della pubblicazione del bando di gara.

    Il professionista, o il collegio di professionisti, viene nominato dall'ente concedente tra cinque nominativi indicati dal presidente del CNDCEC.

    Le spese della perizia sono sostenute dal concessionario uscente.

    Le Linee guida intervengono in assenza del decreto MIT-MEF che avrebbe dovuto definire i criteri di calcolo entro il 31 marzo 2025 e che, come evidenzia il documento, non è stato adottato.

    Come si calcola l’indennizzo al concessionario uscente?

    Secondo le Linee guida CNDCEC, l'indennizzo comprende due componenti:

    1. la prima riguarda il valore degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati alla scadenza della concessione. Nel calcolo rientrano anche gli investimenti resi necessari da eventi calamitosi ufficialmente dichiarati o da nuovi obblighi di legge, al netto degli aiuti e dei contributi pubblici percepiti e non restituiti;
    2. laa seconda componente consiste nell'equa remunerazione degli investimenti realizzati negli ultimi cinque anni prima dell'avvio della procedura di gara.

    Si tratta di due valori distinti che il professionista deve determinare e coordinare per individuare l'importo complessivamente spettante al concessionario uscente.

    Quali beni sono indennizzabili? Esclusi lettini e ombrelloni

    Un aspetto centrale riguarda gli investimenti che possono essere considerati nella valutazione.

    Le Linee guida chiariscono che rilevano i beni e gli interventi che conservano un'utilità economica oggettiva anche per il nuovo concessionario.

    Tra gli investimenti che possono rientrare nell'indennizzo figurano:

    • cabine e altre strutture inamovibili;
    • piscine e impianti sportivi;
    • piattaforme di accesso per persone con disabilità;
    • interventi di manutenzione straordinaria che conservano un'utilità per il subentrante.

    Sono invece generalmente esclusi lettini, ombrelloni, cabine amovibili e altre attrezzature che rimangono nella disponibilità del concessionario uscente, salvo diverse previsioni del bando.

    Non rientrano nel calcolo neppure le opere interessate da ordini di demolizione o di ripristino e gli investimenti illegittimi segnalati dall'ente concedente, secondo le indicazioni del documento.

    Le Linee guida precisano inoltre che possono essere valutati anche investimenti già completamente ammortizzati, purché continuino a generare un'utilità economica, e determinati beni utilizzati attraverso contratti di leasing o assimilabili.

    Come si determina il valore degli investimenti?

    Per quantificare la componente patrimoniale, il CNDCEC individua come riferimento il valore negoziale equitativo, volto a bilanciare gli interessi del concessionario uscente e del subentrante.

    La valutazione parte dal costo storico degli investimenti, al netto degli ammortamenti, ma può essere aggiornata utilizzando diversi metodi.

    Il professionista può considerare la rivalutazione del costo attraverso gli indici ISTAT oppure ricorrere al costo di riproduzione o di sostituzione, applicando riduzioni per usura e obsolescenza.

    Il valore così determinato non deve superare l'utilità economica residua del bene.

    Per l'equa remunerazione, invece, si considerano gli investimenti degli ultimi cinque anni, applicando al costo storico, al netto dei contributi, un tasso di remunerazione e un fattore temporale.

    Il tasso di riferimento è normalmente il WACC, ossia il costo medio ponderato del capitale, ferma restando la possibilità per il professionista di adottare un diverso parametro adeguatamente motivato.

    Perizia e lavoratori: quali informazioni servono?

    Le Linee guida attribuiscono al professionista ulteriori compiti informativi.

    La perizia deve riportare il numero dei lavoratori per i quali l'attività svolta presso il concessionario uscente rappresenta la principale fonte di reddito personale e familiare, indicando anche inquadramento e costo del lavoro.

    Queste informazioni consentono ai partecipanti alla gara di valutare eventuali impegni di assunzione.

    Se previsto dal bando, il professionista può inoltre predisporre una stima separata dei beni amovibili, finalizzata alla loro eventuale cessione al nuovo concessionario. Il relativo valore non confluisce nell'indennizzo previsto dalla legge.

    Per effettuare la valutazione sono necessari documenti come bilanci, fatture, registri dei cespiti e dichiarazioni del concessionario uscente.

    Il CNDCEC raccomanda infine di evitare calcoli automatici e valutazioni forfettarie, privilegiando una stima fondata sulle caratteristiche e sull'effettiva utilità degli investimenti.

    Le Linee guida costituiscono quindi un riferimento tecnico per la determinazione degli indennizzi, in attesa del completamento del quadro attuativo e della versione definitiva del bando-tipo MIT.

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    Deposito Bilancio ai consulenti del lavoro: il CNDCEC si oppone

    Il Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) si oppone alla disposizione del Ddl Concorrenza che intende estendere ai consulenti del lavoro la facoltà di depositare i bilanci presso il Registro delle imprese. 

    Alla posizione espressa dal presidente Elbano de Nuccio si sono affiancati tutti i Coordinamenti regionali degli Ordini dei commercialisti, che hanno sottoscritto un documento di piena condivisione delle ragioni sostenute dal Consiglio nazionale.

    Cosa prevede la norma sul deposito dei bilanci?

    La disposizione contestata dai commercialisti è contenuta nel Ddl Concorrenza e punta, secondo quanto riportato dal CNDCEC, ad ampliare ai consulenti del lavoro la possibilità di depositare i bilanci societari presso il Registro delle imprese.

    Il presidente del CNDCEC Elbano de Nuccio ha definito l'estensione «inaccettabile», sostenendo che il tema non riguardi una contrapposizione tra categorie professionali, ma il rapporto tra le attività esercitate e le competenze professionali richieste.

    Secondo de Nuccio, il deposito non consiste soltanto nel caricamento telematico di un documento: il bilancio rappresenta infatti la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa e si colloca all'interno di un quadro composto da norme civilistiche, principi contabili, fiscalità societaria e pubblicità legale.

    Chi può depositare oggi i bilanci al Registro delle imprese?

    Nel documento sottoscritto dai Coordinamenti regionali, e pubblicato sul sito del CNDCEC, i commercialisti richiamano l'articolo 31, commi 2-quater e 2-quinquies, della legge n. 340/2000, indicando che la disciplina vigente attribuisce questa funzione agli iscritti nell'Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

    Sempre secondo la ricostruzione dei Coordinamenti, il professionista incaricato non effettua soltanto la trasmissione del documento, ma opera nell'ambito della pubblicità legale dell'impresa e attesta, sotto la propria responsabilità, la conformità dei documenti inviati agli originali conservati dalla società.

    È proprio questo elemento che il CNDCEC pone al centro della propria contrarietà all'estensione prevista dal Ddl Concorrenza.

    Perché i commercialisti sono contrari all'estensione ai consulenti del lavoro?

    La posizione dei commercialisti ruota attorno alla coerenza tra funzione professionale, formazione e competenze.

    I Coordinamenti regionali sottolineano che l'ordinamento professionale dei commercialisti riconosce specifiche competenze nelle materie economico-aziendali, societarie e contabili e che il percorso di accesso alla professione comprende formazione universitaria, tirocinio ed esame di Stato anche nelle discipline relative a contabilità e bilancio.

    Nel documento viene invece descritto come differente il tradizionale perimetro professionale dei consulenti del lavoro, individuato soprattutto nel diritto del lavoro, nella previdenza e nell'amministrazione del personale.

    I Coordinamenti richiamano inoltre la legge n. 12/1979, sostenendo che la composizione dell'Albo dei consulenti del lavoro non abbia sempre presupposto un percorso formativo economico-contabile omogeneo. 

    Si tratta, va precisato, della motivazione espressa nel documento della categoria dei commercialisti a sostegno della propria posizione sul Ddl.

    Perché il deposito del bilancio non sarebbe un semplice adempimento?

    Per il CNDCEC, il punto centrale è la responsabilità collegata alla conformità dei documenti depositati e alla funzione di pubblicità legale.

    Il bilancio è il principale documento attraverso il quale vengono fornite informazioni economico-finanziarie dell'impresa a soggetti quali soci, creditori, banche, pubbliche amministrazioni e mercato. 

    Da qui la tesi secondo cui il relativo deposito non dovrebbe essere trattato come un'attività professionale indistinta.

    Anche de Nuccio insiste su questo aspetto: per il presidente del Consiglio nazionale il bilancio è il risultato finale di un processo che coinvolge competenze contabili, civilistiche e fiscali, e non può quindi essere considerato semplicemente un file da trasmettere.

    Il sostegno dei Coordinamenti regionali al CNDCEC

    Tutti i Coordinamenti regionali degli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili hanno sottoscritto il documento a sostegno della posizione del Consiglio nazionale. Il comunicato CNDCEC fa riferimento alla rappresentanza di 120mila iscritti alla categoria.

    I Coordinamenti hanno annunciato che sosterranno le iniziative del Consiglio nazionale affinché la disposizione venga riconsiderata durante l'esame parlamentare.

    La posizione espressa nel documento è che la questione riguardi la definizione delle competenze e delle responsabilità attribuite dall'ordinamento alle diverse professioni, più che una contrapposizione tra categorie.

    FAQ sul deposito dei bilanci

    Il Ddl Concorrenza estende il deposito dei bilanci ai consulenti del lavoro?

    Secondo i comunicati del CNDCEC, nel Ddl Concorrenza è presente una disposizione che intende estendere ai consulenti del lavoro la facoltà di depositare i bilanci presso il Registro delle imprese.

    Perché il CNDCEC è contrario?

    Il Consiglio nazionale ritiene che il deposito dei bilanci sia connesso a specifiche competenze economico-contabili e a precise responsabilità professionali, compresa l'attestazione di conformità dei documenti trasmessi.

    I commercialisti avevano già contestato proposte analoghe?

    Sì. Nel documento dei Coordinamenti regionali vengono richiamati precedenti tentativi risalenti al luglio 2022 e al novembre 2023, che non hanno modificato la disciplina vigente.

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    Servizio Pronto Ordini CNDCEC: come si usa e a chi indirizzarlo

    Con l’Informativa n. 96 del 10 luglio 2026, il CNDCEC, nella persona del Presidente Elbano de Nuccio, richiama i Presidenti degli Ordini territoriali alle corrette modalità di utilizzo del servizio “Pronto Ordini”, lo sportello di consulenza giuridica che il Consiglio Nazionale mette a disposizione per supportare l’interpretazione delle norme ordinamentali.

    Il documento è un richiamo organizzativo che mira a delimitare con precisione perimetro e modalità d’uso di uno strumento consultivo, per evitare sovrapposizioni con le prerogative decisionali degli Ordini e con le funzioni disciplinari del Consiglio Nazionale

    Pronto Ordini del CNDCEC: chiarite le regole di utilizzo

    Il Presidente ricorda innanzitutto che gli Ordini territoriali mantengono, ai sensi dell’art. 12 del D.lgs. 139/2005, una competenza esclusiva e autonoma nella valutazione dei casi concreti, i pareri del “Pronto Ordini” hanno quindi natura puramente consultiva e non possono mai riguardare fattispecie specifiche già individuate, tanto meno situazioni su cui il Consiglio Nazionale stesso o il Consiglio Nazionale di Disciplina potrebbero in futuro essere chiamati a decidere in sede disciplinare,— evitando così che un parere preventivo interferisca con le proprie funzioni giudicanti.

    In secondo luogo, viene precisato che il servizio non è pensato per ricostruzioni organiche o trattazioni generali di interi istituti giuridici, ma serve esclusivamente a fornire orientamenti interpretativi puntuali su specifiche disposizioni normative, chiaramente individuate nel quesito posto.

    Pronto Ordini: dove inviarli

    Le richieste di pronto ordini vanno

    • sottoscritte personalmente dal Presidente dell’Ordine o dal Presidente del Consiglio di Disciplina. 
    • inviate a prontordini@commercialisti.it

    Attenzione al fatto che non sono ammesse istanze a firma generica della segreteria.

    Infine, si segnala che i pareri di maggiore interesse generale vengono pubblicati sul sito istituzionale, nella sezione dedicata al Pronto Ordini, con periodica diffusione anche tramite le INFO alle Segreterie.

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    Incompatibilità con la professione: il caso dell’affittacamere

    Il CNDCEC con il pronto ordini n 32 di giugno 2026 replica a dubbi sulla compatibilità con l’iscrizione all’Albo di soggetto titolare di impresa individuale commerciale non gestita direttamente e affidata a terzi mediante procura institoria.

    Il caso di specie riguarda un affittacamenre che non possa cessare l'attività per cause a lui non impotabili che vuole iscriversi all'Albo dei Commercialisti qualora la gestione dell’attività venga demandata, mediante procura institoria, ad altro soggetto eventualmente parente dello stesso. 

    In sintesi il consiglio ha specificato che si ritiene che la sola attribuzione dell’esercizio dell’impresa ad altro soggetto mediante procura institoria non sia di per sé sufficiente ad escludere la sussistenza della causa di incompatibilità prevista dall’art. 4 del D.lgs. 139/2005.

    Vediamo il dettaglio.

    Incompatibilità con la professione: il caso dell’affittacamere

    Si chiede se un soggetto titolare di impresa individuale esercente attività commerciale (affittacamere), impossibilitato a cessare formalmente l’attività per ragioni connesse a finanziamenti regionali, ma non operativo in concreto per oggettive e documentabili difficoltà personali, possa iscriversi all’Albo professionale qualora la gestione dell’attività venga demandata, mediante procura institoria, ad altro soggetto eventualmente parente dello stesso.
    In relazione al quesito formulato, si osserva preliminarmente che l’art. 4 del D.lgs. 139/2005 sancisce l’incompatibilità tra l’esercizio della professione di dottore commercialista/esperto contabile e l’esercizio, anche non prevalente né abituale, di attività d’impresa commerciale svolta in nome proprio o altrui.
    Secondo il costante orientamento del Consiglio Nazionale, ai fini della verifica dell’incompatibilità assume rilievo non tanto la mera titolarità formale dell’impresa, quanto l’effettivo esercizio dell’attività imprenditoriale e la riconducibilità della gestione dell’impresa all’iscritto 

    La procura institoria costituisce una forma di stabile preposizione all’esercizio dell’impresa commerciale, idonea ad attribuire all’institore ampi poteri gestori e rappresentativi dell’attività d’impresa (artt. 2203 – 2209 c.c.). 

    Nel caso di specie, il soggetto interessato all'iscrizione all'Albo risulterebbe titolare dell’attività commerciale individuale esclusivamente per esigenze connesse al mantenimento di finanziamenti regionali, senza esercitare in concreto l’attività, la quale verrebbe demandata ad altro soggetto munito di procura institoria.
    Le Note interpretative del CNDCEC non disciplinano espressamente l’ipotesi in cui l’iscritto conferisca procura institoria a terzi per l’esercizio dell’attività d’impresa, tuttavia, escludono la sussistenza di una causa di incompatibilità nel caso inverso, ossia quando sia l’iscritto a rivestire la qualifica di institore o procuratore dell’imprenditore, sul presupposto che l’attività d’impresa venga svolta in nome e per conto altrui. 

    Tale impostazione è giustificata dalla circostanza che la qualifica di imprenditore e l’imputazione dell’attività commerciale permangono in capo al titolare dell’impresa, anche nell’ipotesi in cui l’esercizio dell’attività sia demandato a un institore munito di ampi poteri gestori.
    Nel caso di specie, da quanto detto discende che l’impresa continuerebbe formalmente a fare capo al soggetto iscritto all’Albo, che ne manterrebbe la titolarità e il rischio economico, mentre la procura institoria, pur trasferendo rilevanti poteri gestori, non determinerebbe il venir meno dell’imputazione giuridica dell’attività imprenditoriale in capo al titolare dell’impresa. 

    La circostanza che l’attività venga affidata a soggetto legato da vincolo di parentela con il titolare potrebbe costituire ulteriore elemento da valutare in concreto ai fini dell’accertamento dell’effettiva estraneità del professionista alla gestione dell’impresa commerciale.
    Pertanto, salvo ulteriori elementi di fatto che consentano di escludere in concreto qualsiasi coinvolgimento del professionista nell’attività commerciale, si ritiene che la sola attribuzione dell’esercizio dell’impresa ad
    altro soggetto mediante procura institoria non sia di per sé sufficiente ad escludere la sussistenza della causa di incompatibilità
    prevista dall’art. 4 del D.lgs. 139/2005.

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    Professionista non iscritto all’Albo: quando non ha diritto al compenso

    Con l'Ordinanza n 18764 del 9 giugno la Cassazione ha affrontato una questione di rilievo e in particolare i compensi derivanti dalle prestazioni professionali, distinguendo quelle riservate agli iscritti agli albi e quelle "libere".

    Nell'ambito di un caso di specie ha sinteticamente affermato che "Non ha diritto al compenso il professionista contabile se manca l’iscrizione all’Albo commercialisti".

    Vediamo tutti i dettagli della caso giunto in Cassazione e il perimetro della regola tracciata.

    Professionista non iscritto all’Albo: quando non ha diritto al compenso

    La Cassazione si è espressa su una causa partita in corte d'appello relativa alla eventuale nullità del contratto relativo a:

    • prestazioni di tenuta della contabilità, 
    • elaborazione dati e redazione di dichiarazioni fiscali

    svolte da un soggetto non iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. 

    La Corte territoriale aveva deciso basandosi sull’assunto che tali attività non rientrassero tra quelle riservate in via esclusiva, riconoscendo di conseguenza il diritto al compenso per le prestazioni eseguite al professionista non iscritto all'Albo.

    La Suprema Corte ha ritenuto fondato il primo motivo del ricorso principale, evidenziando che tutte le attività contestate nel caso si specie, si collocano temporalmente in un’epoca successiva all’entrata in vigore del Decreto Legislativo numero 139 del 2005, istitutivo dell’Albo unificato dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. 

    • Secondo la Cassazione l’introduzione di questa normativa ha ridefinito i confini della responsabilità professionale: l’esecuzione di adempimenti come la tenuta della contabilità aziendale e la redazione delle dichiarazioni fiscali, 
    • se effettuata da un soggetto non iscritto all’albo in modo continuativo, organizzato e retribuito, 
    • configura il reato di esercizio abusivo della professione ai sensi dell’articolo 348 del codice penale. 

    Tale illiceità penale  ha un riflesso anche in ambito civile che discende dal combinato disposto degli articoli 1418 e 2231 c.c.

    La Cassazione ribadisce il principio consolidato secondo cui il contratto d’opera intellettuale stipulato con un professionista privo della prescritta iscrizione all’albo è affetto da nullità assoluta, che priva il rapporto di qualsiasi effetto giuridico e nega al prestatore non iscritto non solo l’azione contrattuale per il pagamento del compenso, ma
    persino l’azione sussidiaria di arricchimento senza causa.
    Secondo la Corte di Cassazione la Corte di Appello ha sbagliato nel non verificare in concreto se le prestazioni fossero state svolte con modalità tali ossia abitualità e continuità, inenerando apparenza della prescritta qualifica professionale, omettendo un’analisi analitica delle singole attività per valutarne l’eventuale natura esclusiva o liberamente esercitabile.

    Essa ha pertanto cassato la sentenza rinviadola alla corte di appello, in diversa composizione, che dovrà riesaminare il caso applicando rigorosamente i principi di diritto enunciati.

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    Disabilità: accordo Governo-Commercialisti per buone pratiche

    Il 20 maggio il CNDCEC informa della firma del Protocollo con la Ministra Locatelli a tema buone pratiche per la disabilitò.

    In particolare, con la sottoscrizione del protocollo, il Consiglio Nazionale e la Ministra si impegnano a promuovere presso i territori, in collaborazione con i Consigli degli Ordini locali dei commercialisti, iniziative informative sulle riforme previste dalla Legge 227/2021, finalizzate ad una migliore diffusione delle conoscenze e per l’individuazione di pratiche professionali positive nonché a favorire lo sviluppo di percorsi di accompagnamento all’utilizzo di nuovi strumenti operativi per la definizione dei progetti di vita. 

    Disabilità: accordo Governo-Commercialisti per buone pratiche

    Nell’esercizio della professione, il commercialista, attraverso l’interazione con le imprese, le famiglie e gli operatori economici, entra in contatto con numerose e variegate realtà di interesse economico e sociale che hanno impatto sulle politiche pubbliche a favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

    Tra le finalità dell’accordo appena firmato tra Governo e Commercialisti ci sono anche quelle di contribuire sia al monitoraggio sull’applicazione e fruizione di quanto previsto dalla normativa nazionale in materia – con specifico riferimento alla normativa di vantaggio socioeconomico e fiscale a favore delle persone con disabilità e alle loro famiglie e alle associazioni che li rappresentano e agli Enti del terzo settore che svolgono azione sociale a loro beneficio – sia alla realizzazione e al monitoraggio di programmi e progetti promossi dal Dipartimento per le Politiche in favore delle Persone con Disabilità della Presidenza del Consiglio dei ministri con la partecipazione di esperti indicati dal CNDCEC.

    Dal testo del Protocollo si evidenzia che esso ha come finalità la collaborazione tra il Ministro per le Disabilità e il CNDCEC per promuovere una efficace attuazione delle politiche pubbliche a favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie e in particolare, le Parti si impegnano a:

    • promuovere presso i territori, in collaborazione con i Consigli degli ordini territoriali, iniziative informative sulle riforme di cui alla Legge 227/2021, ai fini di una migliore diffusione delle conoscenze e per l’individuazione di pratiche professionali positive e trasferibili;
    • promuovere lo sviluppo di percorsi di accompagnamento all’utilizzo di nuovi strumenti operativi per la definizione dei progetti di vita;
    • contribuire al monitoraggio sull’applicazione e fruizione di quanto previsto dalla normativa nazionale in materia, con specifico riferimento alla normativa di vantaggio socio-economico-fiscale a favore delle persone con disabilità e alle loro famiglie e alle associazioni che li rappresentano e agli Enti del terzo settore che svolgono azione sociale a loro beneficio;
    • contribuire alla realizzazione e al monitoraggio di programmi e progetti promossi dal Dipartimento con la partecipazione di esperti espressi dal CNDCEC;
    • progettare e/o promuovere percorsi formativi articolati, in ottica di sviluppo delle conoscenze, di scambio delle esperienze e di creazione di reti professionali, in tema di interventi professionali finalizzati all’applicazione della normativa nazionale in materia;
    • offrire all’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità (OND), il contributo scientifico e tecnico del CNDCEC, qualora vengano trattati temi inerenti al presente accordo o materie affini;
    • cooperare nella attuazione di interventi e misure a beneficio degli enti del terzo settore e a favore delle persone con disabilità e alle loro famiglie, anche attraverso la designazione di propri rappresentanti nei tavoli, negli organismi e nelle commissioni costituiti a tale scopo.

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    Compensi CTU: attenzione ai 100 giorni per la decadenza

    Una recente pronunica della Cassazione ha nuovamente sollevato il "problema" della decadenza dei compensi dei CTU consulenti tecnici d'ufficio.

    I compensi dei CTU sono stabiliti dal DM n. 182 del 30 maggio 2002, decreto che ha accompagnato il DPR n. 115 del 30 maggio 2002, ormai evidentemente molto datato.

    L’articolo 54 del DPR aveva previsto l’adeguamento periodico dei compensi: “La misura degli onorari fissi, variabili e a tempo è adeguata ogni tre anni in relazione alla variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, verificatasi nel triennio precedente, con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze.”

    Ad oggi nessun adeguamento è stato mai proposto alle tariffe previste.

    Inoltre, altro aspetto cui prestare attenzione vi è la decadenza dal diritto al compenso qualora non si rispetti il termine prescritto dalla norma.

    Compensi CTU: attenzione ai 100 giorni per la decadenza

    I CTU infatti devono prestare attenzione al termine di 100 giorni previsto dall’art. 71 del DPR 115/2002.

    I compensi dei CTU sono stabiliti da un provvedimento suddetto e non sono stati mai adeguati come previsto dalla legge.

    Inoltre, vi è una norma che sancise la decadenza del compenso non richiesto entro 100 giorni, così come previsto dall’art.71, comma 2 del DPR 115/2002 titolato “Domanda di liquidazione e decadenza del diritto per testimoni, ausiliari del magistrato e aventi titolo alle trasferte”.

    La norma recita testualmente quanto segue: “La domanda è presentata, a pena di decadenza: trascorsi cento giorni dalla data della testimonianza, o dal compimento delle operazioni per gli onorari e le spese per l’espletamento dell’incarico degli ausiliari del magistrato”.

    Pertanto terminate le operazioni peritali, presumibilmente con il deposito della relazione finale, il compenso andrà richiesto entro cento giorni, pena la decadenza.

    La norma non è molto chiara e nel tempo si è fatto ricorso alla giurisprudenza e qui si cita una sentenza che potrebbe fungere da orientamento.

    Ad esempio la Sentenza n. 11417 del 27 aprile 2026, ha enunciato il seguente principio di diritto secondo cui “il termine di decadenza per la presentazione della domanda di liquidazione delle indennità e spettanze degli ausiliari del magistrato, previsto dall’art. 71 comma 2 del DPR 115/2002, non si applica alla domanda di liquidazione delle indennità del custode giudiziario, per la quale provvede unicamente il successivo art. 72, salvo il termine ordinario di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c.” 

    Evidentemente ne esistono altre da prendere come punto di riferimento al proprio caso concreto e ad esse si rimanda.

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    Formazione Revisori legali: aggiornati dal MEF i crediti maturati

    Con un comunicato del 19 maggio il MEF informa del fatto che è stata aggiornata l'area riservata con l'elenco dei crediti maturati dagli iscritti.

    Per accedere è possibile cliccare da qui:

    Formazione Revisori legali: aggiornata la pagina MEF sui crediti

    Nel dettaglio il MEF specifica che, accedendo alla propria area personale del Registro, nell’apposita sezione dedicata alla formazione, è possibile prendere visione della situazione aggiornata dei crediti formativi maturati e dei crediti ancora da maturare.

    Il riepilogo consente di visualizzare il dettaglio dei crediti acquisiti, con specifica evidenza:

    • per i revisori legali, dei crediti caratterizzanti la revisione legale 
    • per i revisori abilitati all’attestazione della rendicontazione di sostenibilità, dei crediti caratterizzanti la sostenibilità. 

    Si ricorda che per i revisori legali non abilitati all’attestazione della rendicontazione di sostenibilità, i crediti maturati nelle materie caratterizzanti la sostenibilità vengono contabilizzati tra quelli non caratterizzanti la revisione legale.

    Nella medesima sezione è altresì possibile consultare il numero dei crediti eccedenti relativi alle materie per le quali il programma annuale di formazione prevede un limite massimo di crediti acquisibili. 

    Al riguardo, si ribadisce che tali crediti in eccesso non verranno presi in considerazione ai fini dell’assolvimento dell’obbligo formativo annuale.

    Attenzione al fatto che, la situazione dei crediti visualizzata nell’area personale potrebbe non coincidere con quella risultante dalla piattaforma di formazione a distanza del MEF. 

    La differenza è dovuta al fatto che l’area personale del Registro ricomprende anche i crediti maturati attraverso altri canali formativi, diversi dalla piattaforma del Ministero, quali quelli erogati da enti formatori accreditati e ordini professionali.

    Si precisa, infine, che l’aggiornamento della posizione formativa nell’area personale potrebbe non essere immediato, in quanto dipende dalla trasmissione al Ministero dei crediti maturati da parte degli enti formatori accreditati e degli ordini professionali