• Antiriciclaggio

    Antiriciclaggio: cosa cambia per i Notai dal 23 luglio

    Il Decreto Legislativo n 122/2026 in vigore dal 23 luglio dopo la pubblicazione in GU n 156 dell'8 luglio prevede una novità per i Notai e l'antiriciclaggio.

    In particolare, il decreto come annunciato dagli stessi notai, prevede l'istituzione dell’Organismo di gestione accentrata dei dati antiriciclaggio, in attuazione del nuovo quadro normativo europeo delineato dalla Direttiva Ue 2024/1640. 

    Il decreto legislativo n. 122/2026 va a riformare l’articolo 34-bis del decreto legislativo n. 231/2007. 

    Organismo di gestione accentrata dei dati antiriciclaggio: regole 2026

    L’Organismo, autonomo e indipendente, di gestione accentrata dei dati antiriciclaggio istituito presso il CNN è destinato a raccogliere e analizzare i dati relativi all’attività notarile ai fini della prevenzione e del contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo e sarà integrato con il Sistema di conservazione del Notariato.
    Come specificato dagli stessi notai, la riforma dell’articolo 34-bis rappresenta un passaggio di particolare rilievo per il rafforzamento del sistema italiano di lotta al riciclaggio riconoscendo, sul piano normativo, il ruolo del Notariato quale presidio qualificato di legalità e valorizzando un modello fondato sull’analisi dei dati, sulla qualità delle informazioni, sulla collaborazione istituzionale e sull’adozione di procedure sempre più oggettive, omogenee e verificabili.
    L’istituzione dell’Organismo di gestione accentrata delle segnalazioni antiriciclaggio si inserisce in un percorso che vede il Notariato impegnato da tempo nella costruzione di un modello avanzato di prevenzione antiriciclaggio.

    L’istituzione del nuovo rganismo consentirà ai Notai di coniugare l’efficacia della prevenzione con un quadro procedurale più chiaro, proporzionato, oggettivo e documentabile supportando in modo più efficiente l’adempimento degli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio.
    Attenzione al fatto che il Dlgs n 122/2026 prevede altresì che l'operatività dell'organismo sia subordinata all’emanazione di un primo decreto attuativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero di Giustizia, e sarà regolamentata dal Consiglio Nazionale del Notariato d’intesa con il Garante per la protezione dei dati personali e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e assicurerà elevati standard di sicurezza, interoperabilità e accesso.

    Organismo di gestione dati antiriciclaggio: il ruolo dei notai

    L’organismo istituito presso il Notariato opererà con autonomia e indipendenza funzionale rispetto al Consiglio nazionale del notariato.

    L’attività sarà svolta anche attraverso una banca dati collegata al Sistema di conservazione del notariato.

    I notai saranno tenuti a inserire nella banca dati:

    • copie autentiche, dati e informazioni derivanti o relativi agli atti ricevuti o autenticati, secondo contenuto, termini e modalità da definre con il prossimo decreto attuativo;
    • dati e informazioni conservati utili a prevenire, individuare o accertare attività di riciclaggio o finanziamento del terrorismo;
    • dati raccolti per le segnalazioni di operazioni sospette trasmesse da ciascun notaio nell’esercizio dell’attività professionale.

    Compito dell’organismo è appunto quello di analizzare i dati ricevuti e svolgere analisi per  individuare la significatività e la rilevanza delle singole operazioni.

    In attesa delle istruzuioni attuative si rimanda al Dlgs n 122/2026.

  • Antiriciclaggio

    Referente Antiriciclaggio: come si nomina nelle STP

    Con l'Informativa n 100 del CNDCEC, a seguito della entrata in vigore, dal 1° luglio 2026, delle Istruzioni per la rilevazione e la segnalazione delle operazioni sospette emanate dalla UIF, chiariscono la nomina del referente SOS negli studi professionali evidenziando la centralità del professionista persona fisica.

    Referente SOS antiriciclaggio: chiarimenti del CNDCEC

    Ci sono pone la seguente domanda:  la struttura deve nominare un unico referente SOS, coincidente con il legale rappresentante o con un soggetto da questi delegato, per tutte le segnalazioni dei professionisti che vi operano?

    Il CNDCEC replica con l'informativa del 21 luglio che affronta la corretta individuazione del destinatario degli obblighi antiriciclaggio: solo dopo aver stabilito chi sia il soggetto obbligato è infatti possibile determinare chi debba assumere la funzione di referente SOS.

    In particolare, l’articolo 3, comma 1, del Decreto antiriciclaggio stabilisce che le relative disposizioni si applicano esclusivamente alle categorie di soggetti espressamente individuate dalla legge. 

    Il successivo comma 4 include tra i professionisti gli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che esercitano la professione in forma individuale, associata o societaria.

    L'informativa evidenzia che l’esercizio in forma associata o societaria descrive la modalità organizzativa attraverso la quale il professionista svolge la propria attività, mentre la qualifica di destinatario continua a discendere dalla qualità personale e professionale del soggetto iscritto all’Albo e dalla prestazione concretamente resa.

    Questa impostazione consente di interpretare le disposizioni contenute nella Parte Seconda delle Istruzioni UIF, dedicate agli adempimenti organizzativi. 

    Il Provvedimento UIF sull'antiriciclaggio distingue due ipotesi: 

    • nella ipotesi in cui il destinatario è una persona fisica, il referente SOS coincide con il destinatario stesso; 
    • se il destinatario non coincide con una persona fisica, la funzione è attribuita al legale rappresentante oppure a un soggetto formalmente delegato.

    La distinzione operata dalla UIF non crea nuove categorie di soggetti obbligati, ma presuppone quelle già individuate dalla normativa primaria. 

    Per i Commercialisti, pertanto, trova ordinariamente applicazione la prima ipotesi: il destinatario è il singolo professionista e il referente SOS coincide con quest’ultimo, anche quando l’attività venga svolta all’interno di uno studio associato o di una STP. 

    La regola del legale rappresentante o del delegato opera invece nei casi in cui sia la legge a individuare quale destinatario una persona giuridica o un ente distinto dalla persona fisica del professionista.

    Viene anche evidenziato che, durante la Consultazione pubblica precedente alla adozione delle Istruzioni UIF si chiedeva di chiarire la posizione dei professionisti operanti in forma associata o societaria e l’Autorità rispondeva chge il referente SOS è individuato muovendo dal destinatario degli obblighi, non dalla struttura attraverso la quale l’attività è organizzata.

    Da ciò discende che la sola presenza di uno studio associato o di una società tra professionisti non legittima, di per sé, l’individuazione di un unico referente SOS, coincidente con il legale rappresentante della struttura o con un suo delegato, per tutte le segnalazioni riferibili ai professionisti che vi operano. 

    L'informativa chiarisce che lo studio associato e la STP restano, naturalmente, contesti organizzativi nei quali possono essere adottati presidi comuni, esse possono dotarsi di procedure interne di supporto alla rilevazione delle anomalie, al coordinamento delle attività, alla conservazione della documentazione, alla gestione dei flussi informativi e alla tutela della riservatezza; possono, inoltre, prevedere regole condivise per assicurare uniformità operativa e adeguati livelli di controllo interno. Tuttavia, tali procedure, devono avere una funzione di supporto e non possono modificare la titolarità degli obblighi, concentrare automaticamente tutte le segnalazioni in capo al legale rappresentante o determinare forme di deresponsabilizzazione del singolo professionista. 

    L’organizzazione comune può rendere più efficace la collaborazione attiva, ma non può sostituire il soggetto al quale la legge attribuisce il dovere di valutare l’operatività e, quando ricorrano i presupposti, di procedere alla segnalazione.

  • Antiriciclaggio

    UIF e Quaderno n 1 del 2026: boom di segnalazione su antiriciclaggio

    Nel I semestre del 2026 la UIF ha ricevuto 90.200 segnalazioni di operazioni sospette (SOS), il valore semestrale più elevato mai registrato, con un aumento dell'11,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025.

    Questa la sintesi dei dati diffusi dalla Banca d'Italia nel Quaderno n 1/2026 per l'antiriciclaggio.

    Quaderno 1/2026 su antiriciclaggio: segnalazioni in congruo aumento

    Il comunicato che accompagna il documento ha specificato inoltre che il numero di segnalazioni analizzate ha raggiunto il massimo storico di 90.049 unità, in crescita del 10,7 per cento.

    Banche e Poste si confermano la principale categoria segnalante con 55.653 SOS (61,7 per cento del totale), in crescita sia in termini assoluti sia percentuali.

    Per quando riguarda gli altri intermediari e operatori finanziari si precisa che essi hanno trasmesso 16.738 segnalazioni (18,6 per cento del totale), in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2025. 

    All'interno del comparto risultano sostanzialmente stabili le segnalazioni provenienti dagli istituti di pagamento, mentre si riducono quelle trasmesse dagli IMEL, dalle imprese di assicurazione e dagli intermediari finanziari ex art. 106 TUB.

    I soggetti non finanziari e gli uffici della Pubblica amministrazione hanno inviato 17.809 SOS (19,7 per cento del totale), in crescita rispetto al semestre corrispondente. 

    Viene segnalato che l'aumento è riconducibile soprattutto agli operatori del comparto oro e preziosi e ai soggetti attivi nella custodia e trasporto valori. In diminuzione, invece, le segnalazioni dei prestatori di servizi di gioco e quelle dei professionisti. In calo anche le segnalazioni trasmesse dagli uffici della Pubblica amministrazione, che si mantengono su livelli molto contenuti.

    Gli importi segnalati raggiungono circa 61 miliardi di euro (di cui quasi 55 riferibili a operazioni eseguite), in aumento rispetto ai quasi 53 miliardi registrati nel primo semestre 2025.

    Nel semestre la UIF ha adottato 8 provvedimenti di sospensione, in linea con il periodo corrispondente. Le sospensioni hanno riguardato operazioni per 1,1 milioni di euro, a fronte di 64 istanze valutate.

    Nell'ambito dell'attività di approfondimento delle SOS, la UIF ha inviato 3.152 richieste di informazioni ai soggetti obbligati (+7,0 per cento) e 84 richieste di informazioni a FIU estere (-49,7 per cento).

    Clicca qui per il Quaderno antiriciclaggio n 1/2026 per ulteriori approfondimenti.

  • Antiriciclaggio

    Antiriciclaggio e amministratori di condominio: nuove regole dal 1° luglio

    Dal 1° luglio sono operative le novità per l'antiriciclaggio ad ampio spettro previste dallo UIF e riguardano anche gli amministratori di condominio.

    Prima dei dettagli ricordiamo che l'Unità di Informazione Finanziaria per l'Italia (UIF) è stata istituita presso la Banca d'Italia dal Dlgs n 231/2007 in conformità di regole e criteri internazionali che prevedono la presenza in ciascuno Stato di una Financial Intelligence Unit (FIU), dotata di piena autonomia operativa e gestionale, con funzioni di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

    La UIF, nel sistema di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, è l'autorità incaricata di acquisire i flussi finanziari e le informazioni riguardanti ipotesi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo principalmente attraverso le segnalazioni di operazioni sospette trasmesse da intermediari finanziari, professionisti e altri operatori.

    Vediamo cosa cambia per gli amministratori di condominio.

    Antiriciclaggio e amministratori di condominio: nuove regole dal 1° luglio

    L’antiriciclaggio non riguarda soltanto banche, notai o commercialisti ma anche gli amministratori di condomio.

    Dal 1° luglio le nuove istruzioni, adottate con provvedimento UIF del 18 dicembre 2025 in attuazione dell’art. 35, comma 3, del D.Lgs. n. 231/2007, sostituiscono integralmente il precedente provvedimento del 4 maggio 2011 introducendo novità nel metodo con cui i soggetti obbligati devono individuare, valutare e, se necessario, segnalare le operazioni sospette.

    L’art. 3 del D.Lgs. n. 231/2007 si rivolge tra i soggetti obbligati anche agli amministratori condominiali, quali “operatori non finanziari”

    Per l'amministratore la segnalazione deve nascere da una valutazione concreta rispetto alle regole del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, che disciplina la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

    L’articolo 35 prevede l’obbligo di segnalazione quando il soggetto obbligato sa, sospetta o ha motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso, siano state compiute o siano state tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, oppure che i fondi provengano da attività criminosa.  

    Attenzione al fatto che la segnalazione di operazione sospetta non è più un atto isolato, ma come l’esito di un processo in cui prima si individuano le anomalie; poi si esaminano nel contesto concreto infine, si decide se ricorrono i presupposti per l’invio della segnalazione.

    Attenzione al fatto che la UIF chiarisce che devono essere evitati automatismi e approcci meramente cautelativi.

    Nel condominio  la segnalazione di operazione sospetta non presuppone la prova di un illecito. Richiede però una valutazione professionale fondata sulle informazioni disponibili.

    In pratica se l’anomalia è spiegabile, la segnalazione può non essere dovuta. Se invece, dopo l’analisi, restano elementi oggettivi e soggettivi idonei a fondare un sospetto, il professionista deve valutare l’attivazione del canale UIF.

    Lo studio di amministrazione condominiale praticamente dovrà dotarsi di:

    • criteri interni per intercettare possibili anomalie;
    •  individuare un referente o comunque una figura responsabile nei contesti più strutturati;
    • conservare le verifiche svolte;
    • motivare anche l’eventuale decisione di non procedere alla segnalazione.

    Lo UIF introduce una distinzione rilevante: 

    • gli studi associati e le società tra professionisti, sono obbligati all’adozione di una procedura interna per la gestione delle segnalazioni di operazioni sospette e all’individuazione di un referente SOS;
    • i singoli professionisti che si avvalgono di dipendenti o collaboratori, hanno una raccomandazione e non un obbligo.

  • Antiriciclaggio

    Titolare effettivo: regole definitive per l’accesso alle informazioni

    Il CdM del 4 giugno tra gli altri ha approvato il Decreto Legislativo definitivo che, in base a quanto previsto dalla legge di delegazione europea del 2024, recepisce le norme della Direttiva 2024/1640/UE sull'accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva.

    Titolare effettivo: regole definitive per l’accesso alle informazioni

    Vengono recepiti gli articoli 11,12,13,15 della Direttiva 2024/1640/UE per l'accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva.
    La disciplina è attualmente regolata dal DLgs. n 231/2007 e dal DM n 55/2022 e sospesa in attesa che, dopo la recente decisione della Corte di Giustizia Ue sulle cause riunite C 684/24 e C 685/24 riprendano i giudizi pendenti in Consiglio di Stato.

    Per differenziare i regimi di accesso ai dati sulla titolarità effettiva in relazione alla natura del soggetto richiedente, sono inseriti nuovi articoli nel DLgs. 231/2007 e si modifica l’art. 2 e si abroga la Sezione II del DM 55/2022, relativa alla disciplina dell’accesso al Registro dei titolari effettivi.

    In sintesi:

    • il nuovo art. 21-bis del DLgs. 231/2007, rubricato “Accesso da parte delle autorità” individua un elenco tassativo di autorità legittimate all’accesso, 
    • il nuovo art. 21-ter rubricato “Accesso da parte dei soggetti obbligati” definisce la disciplina di accesso da parte dei soggetti obbligati 
    • il nuovo art. 21-quater rubricato “Accesso da parte dei soggetti aventi un interesse legittimo” definisce la disciplina di accesso alle informazioni sul titolare effettivo da parte di soggetti diversi dalle autorità e dai soggetti obbligati, fondandola sul criterio di un legittimo interesse.

    Nell'ultimo ambito, si collocano anche i soggetti, compresi i portatori di interessi diffusi, che dimostrino, caso per caso, un interesse legittimo all’accesso in relazione alla finalità di prevenire e contrastare il riciclaggio, i reati presupposto associati o il finanziamento del terrorismo.

    In particolare si mira a fornire flessibilità al sistema, consentendo l’accesso anche a soggetti, compresi quelli portatori di interessi diffusi, non espressamente previsti dalla legge, che diano adeguatamente motivazione della connessione tra il proprio interesse ad accedere alle informazioni sulla titolarità effettiva e le finalità di prevenzione del riciclaggio.

    Si attende di poter visonare il testo difinitivo approvato.

  • Antiriciclaggio

    Titolare effettivo PA: cosa prevede la Legge sulle semplificazioni

    La Legge di conversione del DDL Semplificazioni è andata in GU n 181/2025 del 3 dicembre.,

    All'articolo 29, introdotto dal Senato, estende alle pubbliche amministrazioni l’accesso, nell’ambito di procedimenti specificati dalla disposizione in esame, alle informazioni contenute nel registro della titolarità effettiva delle imprese dotate di personalità giuridica e delle persone giuridiche private

    La disposizione in esame modifica l’articolo 21, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 di recepimento della disciplina dell’Unione europea in materia di prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo.
    Tale articolo 21, al comma 1, pone in capo alle imprese dotate di personalità giuridica tenute all’iscrizione nel Registro delle imprese (articolo 2188 del codice civile) e alle persone giuridiche private tenute all’iscrizione nel Registro delle persone giuridiche (d.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361) l’obbligo di comunicare al Registro delle imprese le informazioni relative ai propri titolari effettivi, per via esclusivamente telematica e in esenzione da imposta di bollo. 

    Tali informazioni sono conservate in apposita sezione del Registro.
    Il comma 2 del medesimo articolo 21 elenca i soggetti ai quali è consentito l’accesso tale sezione dedicata alla titolarità effettiva.
    La novità in esame inserisce in tale elenco le pubbliche amministrazioni, nell’ambito dei seguenti procedimenti o procedure (di cui all’articolo 10, comma 1, del medesimo decreto legislativo n. 231 del 2007):

    • procedimenti finalizzati all’adozione di provvedimenti di autorizzazione o concessione;
    • procedure di scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi secondo le disposizioni di cui al codice dei contratti pubblici;
    • procedimenti di concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché attribuzioni di vantaggi economici di qualunque genere a persone fisiche ed enti pubblici e privati.

  • Antiriciclaggio

    Oro da investimento: tassazione agevolata per la rivalutazione

    Il 14 novembre è scaduto il termine per presentare gli emendamenti alla legge di bilancio 2026.

    Com'è noto i lavori parlamentari sono in corso e diverse proposte emendative sono state presentate a rettifica delle prima norma approvate dal Governo con il DDL di Bilancio lo scorso 17 ottobre.

    Tra gli emendamente ve n'è uno sull'oro da investimento, vediamo cosa contiene e chi riguarda la possibilità di una tassazione agevolata per l'oro rivalutat.

    Rivalutazione oro: tassazione agevolata in Legge di Bilancio 2026

    L'emendamento, ancora da approvare, riguarda coloro che hanno investito in oro.

    In base alle norme nazionali, i lingotti d’oro sono considerati “ora da investimento” quando hanno un titolo uguale o superiore a 995/1.000.

    Con la locuzione “oro da investimento” si intendono le monete d’oro di purezza pari o superiore a 900 millesimi coniate dopo il 1800, che hanno o hanno avuto corso legale nel Paese di origine e i lingotti o le placchette di peso superiore a 1 grammo di purezza pari o superiore a 995 millesimi. 

    Ciò premesso, la proposta emendativa introduce una rivalutazione agevolata dell’oro da investimento senza documentazione d’acquisto. 

    In particolare, l'emendamento rubricato Misure in materia di rivalutazione fiscale dell'oro da investimento prevede che:

    • i contribuenti che, alla data del 1° gennaio 2026, 
    • possiedono oro da investimento di cui all'articolo 1, lettera a), della legge 17 gennaio 2000, n. 7
    • in mancanza di documentazione attestante il relativo costo o il valore di acquisto,
    • possono presentare istanza di rivalutazione fiscale entro il 30 giugno 2026.

    Ai fini e agli effetti della determinazione delle plusvalenze di cui alla lettera c-ter) del comma 1 dell'articolo 67 e di cui alla lettera d) del comma 7 dell'articolo 68 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per l'oro da investimento di cui all'articolo 1, lettera a), della legge 17 gennaio 2000, n. 7, posseduto alla data del 1° gennaio 2026, può essere assunto, in luogo del costo o del valore di acquisto, il valore determinato ai sensi dell'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, a condizione che il predetto valore sia assoggettato a un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 12,5 per cento e che sia certificato da una società iscritta al Registro degli Operatori Professionali in Oro presso l'Organismo Agenti e Mediatori. 

    Il valore determinato sulla base del prezzo del giorno ricavato da fonti ufficiali può essere assunto sino alla data di rilascio della certificazione.
    L'istanza  deve essere accompagnata da una relazione idonea a rappresentare analiticamente i dati riportati nell'istanza medesima.
    L'istanza, la relazione di accompagnamento e la certificazione del valore dei beni oggetto di rivalutazione devono essere presentate entro il 30
    giugno 2026.
    L'imposta sostitutiva deve essere versata entro il 30 settembre 2026, con facoltà per il contribuente di rateizzazione degli importi complessivamente
    dovuti fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dal 30 settembre 2026. 

    Sulle rate successive alla prima si applicano gli interessi nella misura del 3 per cento annuo, da versare contestualmente a ciascuna rata. La rivalutazione si perfeziona alla data di esecuzione dell'unico versamento o della prima rata.
    L'assistenza professionale ai fini dell'istanza di rivalutazione e della relazione di accompagnamento è riservata ai soggetti iscritti all'Albo degli Avvocati o dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

    L'istante deve rilasciare al professionista che lo assiste una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con la quale attesta che gli atti o documenti consegnati per l'espletamento dell'incarico non sono falsi e che i dati e notizie forniti sono rispondenti al vero.
    Le modalità applicative della procedura di rivalutazione prevista dai commi precedenti sono disciplinate con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione

  • Antiriciclaggio

    Regime transitorio criptovalute: al 30 giugno 2026

    L'OAM organismo degli agenti e mediatori ha pubblicato un comunicato stampa del 1° luglio a commento delle novità del Dl Omnibus o DL n 95/2025 pubblicto in GU n 149 del 30 giugno per le criptovalute.

    In particolare, si evidenzia che è stato prorogato al 30 giugno del 2026 il regime transitorio per gli operatori in criptovalute. 

    Vediamo le altre nolvità.

    Regime transitorio criptovalute: proroga al 30 dicembre 2026

    L'OAM ha commentato l’articolo 10 del Decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95 che rinvia inoltre al 30 dicembre prossimo anche il termine per presentare l’istanza di autorizzazione prevista dal MiCAR.  

    Per effetto del Decreto, specifica l'OAM, le persone giuridiche regolarmente iscritte nel Registro VASP al 27 dicembre 2024 potranno presentare istanza di autorizzazione come CASP ai sensi del Regolamento MiCA, entro il 30 dicembre 2025 (termine precedentemente fissato al 30 giugno 2025) e continuare a prestare servizi relativi all’utilizzo di valute virtuali o di portafoglio digitale fino al rilascio o al diniego dell’autorizzazione e comunque non oltre 30 giugno 2026.

    Si tratta, pertanto, di una proroga di 6 mesi rispetto al precedente termine del periodo transitorio fissato al 30 dicembre 2025.

    Il decreto stabilisce, inoltre, che potranno usufruire del regime transitorio anche le persone giuridiche che appartengono al medesimo gruppo di una società che ha presentato istanza di autorizzazione ai sensi del Regolamento MiCA.

    Viene, infine, prorogato l’obbligo di trasmissione all’OAM dei flussi informativi da parte dei VASP fino ai dati relativi al terzo trimestre 2025. L'OAM ha approvato una Circolare n 55/2025 con la quale è stato mantenuto invariato il contributo variabile richiesto per ciascun cliente comunicato (pari a 0,08 Euro). 

    In caso di trasmissioni con numero di clienti da 1 fino a 500, si applica una franchigia di 40 euro per la quota variabile del corrispondente trimestre di riferimento. Il contributo variabile relativo al secondo e terzo trimestre 2025 dovrà essere corrisposto rispettivamente entro il 18 agosto 2025 e il 17 novembre 2025, come sempre attraverso la piattaforma PagoPa.

    Allegati:
  • Antiriciclaggio

    Cripto-attività: nuove regole per i presidi antiriciclaggio

    Pubblicato in GU n 303 del 28 dicembre il Decreto legislativo n 204 di Adeguamento  della  normativa   nazionale   alle   disposizioni  del Regolamento (UE) 2023/1113 del Parlamento europeo e  del  Consiglio, del 31 maggio 2023, riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e determinate cripto-attivita' e che modifica la direttiva (UE) 2015/849, e per l'attuazione della  direttiva  (UE) 2015/849, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, come modificata dall'articolo 38 del medesimo Regolamento (UE) 2023/1113.

    Presidi antiriciclaggio per cripto-attività: sintesi delle regole in GU

    In particolare, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2023/1113, riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e determinate cripto-attività e che modifica la direttiva (UE) 2015/849, e per l’attuazione della direttiva (UE) 2015/849, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, come modificata dall’articolo 38 del medesimo regolamento (UE) 2023/1113.

    Al fine di adeguare l’ordinamento nazionale alle disposizioni del Travel Rule Crypto (TFR), il decreto modifica il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, (cosiddetto decreto antiriciclaggio), e apporta modifiche di mero coordinamento al decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, in materia di rilevazione a fini fiscali di taluni trasferimenti da e per l’estero di denaro, titoli e valori.

    Al fine di rafforzare i presidi antiriciclaggio in relazione alle cripto-attività:

    • si modificano le definizioni già previste di «cripto-attività», di «servizi per le cripto-attività» e di «prestatori di servizi per le cripto-attività», secondo quanto previsto dal regolamento (UE) 2023/1114;
    • si inseriscono i prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP), cioè le persone giuridiche autorizzate ad effettuare la prestazione di uno o più servizi per le cripto-attività ai clienti su base professionale, nella categoria degli «intermediari bancari e finanziari», al fine di assicurare che gli stessi siano soggetti agli stessi requisiti e allo stesso livello di vigilanza, relativamente ai profili antiriciclaggio, previsti per gli intermediari bancari e finanziari.
         Con riguardo agli obblighi cui i CASP saranno soggetti in virtù della loro inclusione tra gli intermediari bancari e finanziari, si prevedono, tra gli altri:
    • l’obbligo di trasmissione all’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) dei dati aggregati concernenti la propria operatività, al fine di consentire l’effettuazione di analisi mirate a far emergere eventuali fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo nell’ambito di determinate zone territoriali;
    • la soggezione alla vigilanza di Banca d’Italia, ai fini antiriciclaggio;
    • si includono i prestatori di servizi per le cripto-attività tra i soggetti presso i quali il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza può espletare controlli sui fenomeni di riciclaggio;
    • si interviene sulle disposizioni in materia di analisi e valutazione del rischio, individuando misure che devono essere attuate dai prestatori di servizi per le cripto-attività, al fine di mitigare e attenuare i rischi riconducibili a trasferimenti verso o da indirizzi auto-ospitati.

  • Antiriciclaggio

    Trasferimento di valuta da conto a conto: corretta tassazione per il titolare

    Con la Risoluzione n 60 del 9 dicembre le Entrate si occupano di chiarire le plusvalenza da cessione di valuta estera (Art. 67, comma 1, lett. c-ter), Tuir).

    Nel caso di specie il dubbio riguarda un soggetto titolare di due conti esteri che ha effettuato un trasferimento di valuta.

    Si chiede appunto se tale operazione possa essere considerata come prelievo di valute estere e assoggettato a tassazione come plusvalenza in base ai differenziali di cambio.

    Le entrate specificano che si tratta di un giroconto, vediamo il perché.

    Plusvalenze da cessioni di valuta estera: la corretta tassazione

    L'agenzia evidenzia che è emersa l’esigenza di fornire chiarimenti in merito al trattamento fiscale delle ipotesi di trasferimento di valuta tra due conti correnti intestati allo stesso soggetto ed espressi nella stessa valuta estera.
    In particolare, è stato posto il dubbio che tale operazione, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. c-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 recante Testo Unico delle imposte sui redditi (d’ora in avanti
    T.U.I.R.), possa essere considerata «prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente» e, quindi, essere assoggettata a tassazione in ordine alle plusvalenze eventualmente realizzate sui differenziali di cambio relativi alla valuta estera considerata.
    Viene ricordato che le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valuta estera costituiscono una specie della più ampia categoria dei “redditi diversi”, di cui agli articoli 67 e 68 del T.U.I.R., per tali intendendosi i redditi che «non costituiscono redditi di capitale ovvero (…) non sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente» (cfr. art. 67, comma 1, T.U.I.R.).
    In particolare, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. c-ter), del T.U.I.R. sono assoggettate a tassazione «le plusvalenze, diverse da quelle di cui alle lettere c) e c-bis), realizzate mediante cessione a titolo oneroso (…) di valute estere, oggetto
    di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti correnti (…).  
    Agli effetti dell’applicazione della presente lettera si considera cessione a titolo oneroso anche il prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente ».
    Il successivo comma 1-ter del medesimo articolo 67 introduce una condizione per assoggettare a tassazione le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere rinvenienti da depositi e conti correnti, stabilendo che «concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d'imposta la giacenza dei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente, calcolata secondo il cambio vigente all'inizio del periodo di riferimento sia superiore a cento milioni di lire (51.645,69 euro) per almeno sette giorni lavorativi continui ».
    La circolare del Ministero delle finanze 24 giugno 1998, n. 165, par. 2.2.3., ha chiarito che la ratio della citata normativa è quella di “assoggettare a imposizione solo le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso delle valute di cui sia stata acquisita e mantenuta la disponibilità per fini di mero investimento ” e che tale finalità “deve ritenersi esistente per presunzione assoluta di legge (…) nelle ipotesi in cui la valuta sia stata ceduta a termine ovvero immessa su depositi o conti correnti”.
    Più in particolare, per l’assimilazione del prelievo ad una cessione a titolo oneroso, la citata circolare ha precisato altresì che in tale ipotesi, pur non essendo configurabile alcuna operazione realizzativa, la tassazione è giustificata dalla circostanza che “quando la valuta è uscita dal conto corrente o dal deposito, non è più possibile stabilire se e in che momento essa è stata successivamente ceduta”.
    Tuttavia, prosegue la circolare, “per evitare di attrarre a tassazione fattispecie non significative, (…) è stato previsto (…) che la tassazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di valute rivenienti da depositi e conti correnti si ha solo nel caso in cui la giacenza in valuta nei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente sia superiore a 100 milioni di lire (attuali 51.645,69 euro) per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo d'imposta in cui la plusvalenza è stata realizzata” (cfr. articolo 67, comma 1-ter, del T.U.I.R).
    Tanto premesso, il caso che si esamina è relativo a contribuenti residenti nel territorio dello Stato che detengono un conto corrente in valuta estera avente corso legale presso un istituto bancario estero, soggetto agli obblighi di monitoraggio fiscale, che decidono di trasferire le somme ivi disponibili, per tranches e contestualmente, presso un nuovo istituto bancario estero, estinguendo il precedente conto corrente e aprendone uno nuovo.
    Trattasi, in particolare, di un nuovo conto intestato sempre allo stesso contribuente, espresso nella medesima valuta estera e soggetto, comunque, agli obblighi di monitoraggio fiscale in Italia.
    La fattispecie si sostanzia essenzialmente in operazioni di giroconto tra due conti correnti intestati allo stesso soggetto, senza cambio valuta e senza acquisto di prodotti finanziari o altre operazioni che sottendono una finalità di investimento.
    Non ricorre un’ipotesi di prelievo fiscalmente rilevante ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter) del T.U.I.R.
    La citata circolare n. 165 del 1998 ha chiarito quanto detto, sia nella parte in cui stabilisce che il legislatore, con la previsione da ultimo citata, ha inteso tassare “solo le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso delle valute di cui sia stata acquisita e mantenuta la disponibilità per fini di mero investimento”) – che, come anticipato, per presunzione di legge deve ritenersi esistente nelle ipotesi in cui la valuta sia stata ceduta a termine o sia rinveniente da depositi
    o conti correnti – sia nella parte in cui chiarisce che “Alla cessione a titolo oneroso della valuta il legislatore ha equiparato anche il prelievo dal conto corrente o dal deposito. L'introduzione di tale equiparazione è giustificata dalla considerazione
    che quando la valuta è uscita dal conto corrente o dal deposito, non è più possibile stabilire se e in che momento essa è stata successivamente ceduta ”

    Nell’ipotesi della Risoluzione n 60 non si realizza un prelievo nell’accezione prevista dalla norma bensì un trasferimento contestuale e per pari importo, da un conto ad un altro – entrambi intestati allo stesso soggetto – nella medesima valuta estera e senza acquisti di prodotti finanziari o altre operazioni espressive di un’attività di investimento, soggetto anch’esso all’adempimento degli obblighi di monitoraggio fiscale.

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