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Automotive, Accordi per l’innovazione: dall’11.11 precompilazione domande
Dal 25 novembre 2026 le imprese potranno presentare le domande per accedere agli Accordi per l’innovazione nella filiera automotive, destinati a sostenere nuovi progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.
Il DPCM 10 giugno 2026 ha destinato alla misura 631,02 milioni di euro.
Termini e modalità di presentazione delle domande sono stati definiti dal decreto direttoriale MIMIT del 17 settembre 2026.
La procedura di compilazione sarà disponibile dall’11 novembre 2026 sul sito del soggetto gestore del Fondo per la crescita sostenibile.
Vediamo chi può accedere agli incentivi automotive, quali progetti sono finanziabili, quanto spetta e come presentare domanda.
Accordi per l’innovazione automotive 2026: cosa prevedono
Gli Accordi per l’innovazione sono disciplinati dal decreto ministeriale 31 dicembre 2021.
Con il DPCM del 10 giugno 2026 sono stati destinati 631,02 milioni di euro al sostegno di nuovi progetti di ricerca e sviluppo nella filiera automotive.
Il successivo decreto direttoriale del 17 settembre 2026 ha stabilito termini e modalità per la presentazione delle domande di agevolazione.
L’obiettivo è sostenere progetti ad elevato impatto tecnologico capaci di favorire percorsi di innovazione nella filiera automobilistica.
Accordi per l’innovazione automotive: date e importi
Elemento Cosa prevede Risorse indicate dal DPCM 631,02 milioni di euro Beneficiari Imprese di qualsiasi dimensione con almeno 2 bilanci approvati Progetti Ricerca industriale e sviluppo sperimentale Costi ammissibili del progetto Da 5 a 40 milioni di euro Durata Da 18 a 36 mesi Apertura compilazione 11 novembre 2026 Apertura domande 25 novembre 2026 Presentazione Esclusivamente telematica Chi può richiedere le agevolazioni automotive
Possono beneficiare delle agevolazioni le imprese di qualsiasi dimensione con almeno due bilanci approvati che esercitano attività industriali, artigiane o di servizi all’industria, ossia le attività richiamate dall’articolo 2195 del Codice civile, numeri 1, 3 e 5, nonché attività di ricerca.
I progetti possono essere presentati anche congiuntamente da più imprese, fino a un massimo di cinque soggetti co-proponenti.
Quali progetti di ricerca e sviluppo sono finanziabili
Le agevolazioni riguardano progetti che prevedono attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi oppure al notevole miglioramento di quelli esistenti.
I progetti devono avere un rilevante impatto tecnologico e favorire l’innovazione della filiera automotive attraverso lo sviluppo di tecnologie avanzate per una mobilità:
- sostenibile;
- autonoma;
- connessa;
- intelligente;
- sicura.
Le iniziative devono inoltre risultare coerenti con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti.
Importo minimo, massimo e durata dei progetti
Per essere agevolabili, i progetti devono prevedere spese e costi ammissibili non inferiori a 5 milioni e non superiori a 40 milioni di euro.
La durata deve essere compresa tra 18 e 36 mesi e i progetti devono essere avviati successivamente alla presentazione della domanda di agevolazione.
Quanto finanziano gli Accordi per l’innovazione automotive
Le agevolazioni sono concesse nella forma del contributo diretto alla spesa e, eventualmente del finanziamento agevolato nel rispetto dei seguenti limiti e criteri:
- il limite massimo dell’intensità d’aiuto delle agevolazioni concedibili è pari al 50% dei costi ammissibili di ricerca industriale e al 25% dei costi ammissibili di sviluppo sperimentale;
- il finanziamento agevolato, qualora richiesto, è concedibile esclusivamente alle imprese, nel limite del 20% del totale dei costi ammissibili di progetto.
Nel caso in cui il progetto sia realizzato in forma congiunta attraverso una collaborazione effettiva tra almeno una impresa e uno o più Organismi di ricerca, il Ministero riconosce a ciascuno dei soggetti proponenti, nel limite dell’intensità massima di aiuto stabilita dall’articolo 25, paragrafo 6, del regolamento GBER, una maggiorazione del contributo diretto fino a 10 punti percentuali per le piccole e medie imprese e gli Organismi di ricerca e fino a 5 punti percentuali per le grandi imprese.
Come funzionano gli Accordi per l’innovazione
Per accedere alle agevolazioni è necessaria la definizione di un Accordo per l’innovazione tra il Ministero, i soggetti proponenti e le eventuali amministrazioni pubbliche interessate al cofinanziamento.
Per avviare la procedura negoziale, i soggetti interessati devono presentare al Ministero la domanda di agevolazione accompagnata dalla scheda tecnica e dal piano di sviluppo del progetto.
Se il progetto viene presentato congiuntamente da più soggetti è richiesto anche il contratto di collaborazione.
Il soggetto gestore del Fondo per la crescita sostenibile verifica la disponibilità delle risorse e svolge l’istruttoria amministrativa, finanziaria e tecnica. La valutazione riguarda, tra gli altri elementi, l’ammissibilità del proponente, la coerenza del progetto, la fattibilità tecnica, la sostenibilità economico-finanziaria, la qualità e l’impatto della ricerca e sviluppo, nonché la pertinenza e congruità dei costi.
Dopo la stipula dell’Accordo per l’innovazione, i proponenti devono presentare la documentazione necessaria alla definizione del decreto di concessione.
Domande dal 25 novembre 2026: modalità e termini
La domanda di agevolazione può essere presentata esclusivamente in modalità telematica a partire dal 25 novembre 2026, attraverso la procedura e i modelli disponibili sul sito del soggetto gestore MCC – Fondo per la Crescita Sostenibile.
Le domande possono essere trasmesse dalle ore 10 alle ore 18 nei giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì.
La procedura per la compilazione della domanda e della documentazione allegata sarà disponibile già dall’11 novembre 2026.
Un elemento particolarmente importante riguarda l’ordine di presentazione: tutte le domande trasmesse nello stesso giorno sono considerate pervenute nello stesso istante, indipendentemente dall’ora e dal minuto dell’invio.
Cosa succede se le risorse non sono sufficienti
Se le risorse disponibili non consentono di accogliere integralmente tutte le domande presentate nello stesso giorno, l’ammissione all’istruttoria avviene sulla base della posizione ottenuta in una specifica graduatoria.
La graduatoria tiene conto del punteggio relativo alla “solidità economico-finanziaria”, secondo le modalità previste dal decreto e sulla base dei dati indicati dai proponenti nella dichiarazione sostitutiva d’atto notorio.
Ai soli fini della formazione dell’eventuale graduatoria, il Ministero non svolge attività istruttoria sulla determinazione del punteggio. I dati saranno successivamente verificati dal soggetto gestore per i progetti ammessi all’istruttoria.
Quante risorse saranno disponibili
Il quadro finanziario complessivo delle risorse disponibili per lo sportello agevolativo sarà reso disponibile entro il 20 novembre 2026.
L’importo terrà conto degli eventuali apporti finanziari delle amministrazioni sottoscrittrici nell’ambito degli Accordi quadro con il Ministero, per i quali è indicato il termine del 16 novembre 2026.
FAQ sugli Accordi per l’innovazione automotive 2026
Quando si può presentare domanda?
Le domande possono essere presentate dal 25 novembre 2026, esclusivamente in modalità telematica, dalle ore 10 alle 18 dei giorni lavorativi dal lunedì al venerdì. La procedura di compilazione sarà disponibile dall’11 novembre.
Qual è l’importo minimo di un progetto?
I progetti devono prevedere spese e costi ammissibili compresi tra 5 e 40 milioni di euro e avere una durata compresa tra 18 e 36 mesi.
Quanto finanziano gli Accordi per l’innovazione?
Il limite massimo dell’intensità di aiuto è pari al 50% dei costi ammissibili per la ricerca industriale e al 25% per lo sviluppo sperimentale. L’eventuale finanziamento agevolato può arrivare al 20% dei costi ammissibili del progetto.
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Quota iscrizione commercialisti 2027: chi paga 50 euro e chi 150 euro
Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili con informativa n 124 del 23 ottobre pubblica gli importi della quota di contribuzione dovuta per l’anno 2027 da parte di tutti gli iscritti all’Albo e all’elenco speciale.
Tutti i dettagli
Contributo Albo Commercialisti 2027: importi e modalità di versamento
Il Consiglio Nazionale nella seduta del 21 ottobre u.s., ha deliberato di determinare la quota di contribuzione dovuta per l’anno 2027 da tutti gli iscritti all’Albo ed all’Elenco Speciale nonché la quota dovuta dalle Società tra Professionisti costituite ai sensi dell’art. 10 della legge, 12 novembre 2011, n. 183 e del DM 34/2013, confermando gli importi dell’anno 2026.
Pertanto, la quota di contribuzione per l’anno 2027 viene confermata in:
- € 50,00 per i professionisti iscritti all’Albo e all’Elenco Speciale che, al 31 dicembre 2026, non abbiano compiuto i 36 anni di età;
- € 150,00 per tutti gli altri iscritti all’Albo e all’Elenco Speciale;
- € 150,00 per le Società tra Professionisti costituite ai sensi dell’art. 10 della legge, 12 novembre 2011, n. 183 e del DM 34/2013.
Ai sensi dell’art. 12 lett. q) del D.lgs. 139/2005, gli Ordini territoriali ne curano la riscossione e il successivo accreditamento su delega del Consiglio Nazionale.
Pertanto, le quote riscosse dagli Ordini per conto del Consiglio Nazionale dovranno confluire in bilancio nel Titolo III relativo alle Entrate ed Uscite aventi natura di partite di giro.
Il contributo dovuto per l’anno 2027 dovrà essere determinato presuntivamente sulla base del numero degli iscritti al 31.12.2026, salvo conguaglio da determinarsi sulla base degli iscritti al 31.12.2027.
Gli iscritti sono tenuti al versamento della quota contributiva al Consiglio Nazionale anche nel caso in cui chiedano la cancellazione in corso d’anno.
Le scadenze per il versamento dei contributi dovuti sono fissate in due rate di uguale importo da corrispondersi nei termini seguenti:
- la prima rata entro il 15 maggio 2027;
- la seconda rata entro il 15 luglio 2027.
Il versamento dei contributi dovrà avvenire tramite bonifico bancario a favore del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili sul seguente c/c:
- BPER Banca Codice IBAN: IT29C0538703242000049161928
- comunicando l’avvenuta disposizione all’indirizzo mail: ufficioamministrazione@commercialisti.it per consentire la corretta gestione delle operazioni di imputazione contabile:
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Bonus autotrasporto 2026: ecco il codice tributo
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 40/E del 26 ottobre 2026, ha istituito il codice tributo 7082 per consentire alle imprese di trasporto di utilizzare in compensazione il credito d'imposta riconosciuto per l'aumento del costo del gasolio. Il beneficio deve essere utilizzato entro il 31 dicembre 2026, esclusivamente attraverso i servizi telematici dell'Agenzia.
Arrivano le istruzioni operative per utilizzare il credito d'imposta destinato alle imprese di trasporto a fronte della maggiore spesa sostenuta per l'acquisto di carburante.
Con la risoluzione n. 40/E del 26 ottobre 2026, l'Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo necessario per compensare il bonus mediante modello F24, precisando le modalità di compilazione e i controlli effettuati prima dell'accettazione del versamento.
L'agevolazione è prevista dall'articolo 3 del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, convertito dalla legge 13 maggio 2026, n. 79, come da ultimo modificato dall'articolo 1 del decreto-legge 23 ottobre 2026, n. 193.
Qual è il codice tributo per il bonus carburante 2026?
Il codice tributo da utilizzare è 7082, denominato: «Credito d'imposta a favore delle imprese esercenti le attività di trasporto per l'acquisto di carburante – articolo 3 del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33».
Il codice permette alle imprese beneficiarie di utilizzare il credito d'imposta in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo n. 241/1997.
L'agevolazione è finalizzata a mitigare gli effetti economici dell'aumento eccezionale del prezzo del gasolio utilizzato come carburante dalle imprese che esercitano le attività di trasporto individuate dalla normativa.
Come si utilizza il credito d'imposta nel modello F24?
Per utilizzare il bonus carburante 2026, le imprese beneficiarie devono compilare il modello F24 indicando:
Codice tributo: 7082;
Sezione: Erario;
Colonna: «importi a credito compensati»;
Anno di riferimento: anno di sostenimento della spesa, nel formato AAAA, come indicato nel cassetto fiscale.
Nel caso in cui l'impresa debba restituire l'agevolazione, il codice tributo deve essere riportato nella colonna «importi a debito versati».
Il modello F24 deve essere presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate. L'utilizzo di modalità differenti comporta il rifiuto dell'operazione.
Entro quando si può utilizzare il bonus carburante 2026?
Il termine per utilizzare in compensazione il credito d'imposta è il 31 dicembre 2026.
La scadenza è espressamente prevista dalla disciplina richiamata nella risoluzione. Le imprese interessate devono quindi verificare tempestivamente l'importo disponibile e programmare l'utilizzo del beneficio entro tale data.
Come verificare l'importo del credito disponibile?
L'importo del credito d'imposta utilizzabile in compensazione può essere consultato direttamente nel cassetto fiscale dell'impresa, accessibile dall'area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate.
L'ammontare è comunicato all'Amministrazione finanziaria dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il credito utilizzato non può superare l'importo effettivamente fruibile. In caso contrario, il modello F24 viene scartato.
Quando viene scartato il modello F24?
La risoluzione n. 40/E chiarisce che, durante l'elaborazione delle deleghe di pagamento, l'Agenzia delle Entrate effettua controlli sulla spettanza e sull'ammontare del beneficio.
In particolare, verifica che:
- Il contribuente risulti nell'elenco dei beneficiari trasmesso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
- L'importo del credito utilizzato non superi quello riconosciuto.
- Siano rispettate le eventuali variazioni o revoche successivamente comunicate dal Ministero.
Il mancato superamento di tali controlli determina lo scarto del modello F24.
Cosa devono fare le imprese di trasporto?
Prima di procedere alla compensazione, le imprese beneficiarie devono verificare nel proprio cassetto fiscale l'effettiva disponibilità del credito e l'anno di riferimento da indicare nel modello F24.
È inoltre necessario utilizzare il codice tributo 7082, rispettare il limite dell'agevolazione riconosciuta e trasmettere la delega di pagamento tramite i canali telematici dell'Agenzia delle Entrate entro il 31 dicembre 2026.
La risoluzione rende quindi operativa, sotto il profilo fiscale, la compensazione del contributo straordinario, fornendo alle imprese le istruzioni per utilizzare correttamente il credito riconosciuto.
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CPB 2026-2027: professionisti con ISA differenti
Il professionista che esercita un'attività autonoma e partecipa contemporaneamente a un'associazione professionale può accedere al concordato preventivo biennale (CPB) 2026-2027 anche se l'associazione non aderisce, a condizione che le due attività siano riconducibili a ISA differenti.
Lo chiarisce l'Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 191/2026, esaminando il caso di un notaio che svolge la professione individualmente e partecipa a un'associazione notarile dedicata esclusivamente alla gestione delle esecuzioni immobiliari e delle aste.
Il chiarimento tiene conto delle modifiche introdotte dal Dlgs n. 148/2026, applicabili a decorrere dal biennio 2026-2027.
Concordato preventivo biennale: quali dubbi solleva il professionista?
Il contribuente istante esercita individualmente l'attività di notaio ed è contemporaneamente associato a un'associazione professionale costituita da diversi notai, che si occupa esclusivamente della gestione delle esecuzioni immobiliari e delle aste di vendita.
Avendo già aderito al CPB per il biennio 2024-2025, il professionista intende rinnovare l'adesione per il 2026-2027.
Il dubbio riguarda l'applicabilità delle cause di esclusione previste dall'articolo 11, comma 1, lettere b-quinquies) e b-sexies), del Dlgs n. 13/2024, introdotte dal Dlgs n. 81/2025.
In particolare, il notaio chiede se possa aderire al CPB indipendentemente dall'adesione dell'associazione e degli altri professionisti associati.
Perché il notaio ritiene di poter aderire autonomamente?
Secondo l'istante, le cause di esclusione non dovrebbero applicarsi alla sua situazione, considerando le specifiche disposizioni dello statuto associativo.
L'associazione può svolgere esclusivamente le attività relative alle esecuzioni immobiliari, mentre le altre prestazioni notarili rimangono nell'ambito dell'attività individuale.
Il professionista sostiene quindi che la separazione delle attività impedisca il trasferimento di redditi tra il singolo notaio e l'associazione, fenomeno che, a suo avviso, le cause di esclusione intendono contrastare.
Cosa risponde l'Agenzia delle Entrate?
L'Agenzia richiama le modifiche apportate dall'articolo 28 del Dlgs n. 148 del 7 agosto 2026, che hanno circoscritto l'applicazione delle due cause di esclusione dal CPB.
A partire dal biennio 2026-2027, le cause di esclusione in esame non operano quando il professionista e l'associazione partecipata esercitano attività economiche riconducibili a ISA differenti.
Pertanto:
- il professionista può accedere al CPB anche se l'associazione non aderisce;
- l'associazione può accedere al CPB anche se non aderiscono tutti gli associati che dichiarano individualmente redditi di lavoro autonomo.
In entrambi i casi, la condizione rilevante è la riconducibilità delle rispettive attività a ISA differenti.
Quali ISA applicano il notaio e l'associazione?
Nel caso esaminato, l'Agenzia rileva che, per il periodo d'imposta 2024, risultano presentati due modelli ISA diversi:
Soggetto Modello ISA Codice ATECO Notaio individuale DK01U – Attività degli studi notarili 69.10.20 – Attività notarili Associazione professionale DK30U – Attività di supporto alle attività legali, giuridiche e notarili 69.10.30 – Attività di supporto alle attività legali, giuridiche e notarili L'Agenzia conclude che il notaio può accedere alla proposta di CPB 2026-2027 a prescindere dall'eventuale adesione dell'associazione, purché entrambi continuino a svolgere attività riconducibili a ISA differenti.
La conclusione presuppone la corretta applicazione dei codici ATECO e degli ISA, circostanza che l'Agenzia precisa di non aver verificato nell'interpello.
Restano inoltre impregiudicate le verifiche sugli altri requisiti di accesso e sulle eventuali cause di esclusione, decadenza e cessazione dal concordato.
FAQ sul concordato preventivo biennale 2026-2027
Il professionista può aderire al CPB se l'associazione non aderisce?
Sì, per la causa di esclusione esaminata, se le rispettive attività economiche sono riconducibili a ISA differenti e sussistono gli altri requisiti previsti.
Tutti gli associati devono aderire al concordato?
Non necessariamente. L'associazione può accedere al CPB senza l'adesione di tutti i professionisti associati che dichiarano redditi autonomi individuali, se le attività sono riconducibili a ISA differenti.
Da quando si applicano le nuove disposizioni?
Le modifiche introdotte dal Dlgs n. 148/2026 alle lettere b-quinquies) e b-sexies) si applicano a decorrere dal biennio d'imposta 2026-2027.
Fonte: Agenzia delle Entrate, risposta a interpello n. 191/2026.
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Rendicontazione di sostenibilità: approvati nuovi esoneri
Il Decreto n 193/2026 in vigore dal 24 ottobre è stato pubblicato nel GU n 247/2026
Esso introduce una disposizione sugli obblighi di rendicontazione di sostenibilità previsti dal decreto legislativo 6 settembre 2024, n. 125.
In sintesi, per gli esercizi finanziari aventi inizio tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2027, sono esonerate le imprese con:
- ricavi netti non superiori a 450 milioni di euro;
- oppure un numero di dipendenti non superiore a 1.000.
Vediamo il dettaglio.
Rendicontazione di sostenibilità: esonero per le imprese sotto le nuove soglie nel 2026 e 2027
Novità per la rendicontazione di sostenibilità delle imprese.
L'articolo 10 del Decreto-legge n. 193 del 23 ottobre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre, modifica il D.Lgs. n. 125/2024 introducendo una deroga temporanea agli obblighi di rendicontazione previsti dalla normativa CSRD.
In particolare, per gli esercizi finanziari che iniziano tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2027, gli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 125/2024 non si applicano alle imprese che, su base individuale o consolidata ove applicabile, presentano almeno una delle seguenti condizioni:
ricavi netti delle vendite e delle prestazioni non superiori a 450 milioni di euro;
numero medio di dipendenti occupati durante l'esercizio non superiore a 1.000.
I due limiti sono alternativi: l'esclusione opera anche quando l'impresa rispetta soltanto uno dei due parametri.
Di conseguenza, sotto il profilo dimensionale, restano nel perimetro degli obblighi le imprese che superano contemporaneamente 450 milioni di euro di ricavi netti e 1.000 dipendenti medi.
Per le società con esercizio coincidente con l'anno solare, la deroga interessa le rendicontazioni relative agli esercizi 2026 e 2027, rispettivamente pubblicate nel 2027 e nel 2028.
La disposizione interviene sull'articolo 17 del D.Lgs. n. 125/2024, mediante l'aggiunta del comma 3-bis, e lascia ferma la disciplina prevista dall'articolo 5 per le imprese di Paesi terzi.
La novità anticipa, per gli esercizi interessati, il restringimento della platea delle imprese soggette alla rendicontazione di sostenibilità previsto dal nuovo quadro normativo europeo.
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Modello 770/2026: istruzioni per la compilazione del frontespizio
Dai dati del sostituto d’imposta alla scelta della tipologia di invio, fino alla firma e all’impegno dell’intermediario: le istruzioni per la corretta compilazione del frontespizio del modello 770/2026.
Il modello 770/2026, relativo al periodo d’imposta 2025, deve essere trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 2 novembre 2026, considerato che il termine ordinario del 31 ottobre cade di sabato.
Tra gli adempimenti da effettuare assume particolare importanza la compilazione del frontespizio, che consente di identificare il sostituto d’imposta, individuare il soggetto che sottoscrive la dichiarazione e specificare le modalità di trasmissione dei dati.
Le istruzioni ministeriali, al paragrafo 5, illustrano le regole da seguire per la compilazione delle diverse sezioni.
Tipo di dichiarazione: correttiva e integrativa
La prima sezione del frontespizio è dedicata alla tipologia di dichiarazione presentata.
Se il sostituto d’imposta intende correggere o integrare una dichiarazione già trasmessa prima della scadenza, deve presentare una nuova dichiarazione completa di tutte le sue parti, barrando la casella “Correttiva nei termini”.
Qualora la rettifica intervenga dopo la scadenza, deve essere utilizzata la casella “Dichiarazione integrativa”, purché la dichiarazione originaria sia stata validamente presentata.
In entrambi i casi occorre indicare il protocollo della dichiarazione precedentemente trasmessa, che viene integralmente sostituita dalla nuova dichiarazione.
È inoltre prevista la casella “Eventi eccezionali”, riservata ai soggetti che beneficiano della sospensione dei termini dichiarativi.
Dati del sostituto d’imposta e codice attività
Nel riquadro dedicato al sostituto devono essere riportati il codice fiscale e i dati identificativi del dichiarante.
Per le persone fisiche sono richiesti i dati anagrafici, mentre per società ed enti devono essere indicati la denominazione o la ragione sociale, senza abbreviazioni.
Particolare attenzione deve essere prestata al codice attività, che deve corrispondere all'attività svolta in via prevalente, individuata con riferimento al volume d'affari.
Il codice deve essere desunto dalla classificazione delle attività economiche vigente al momento della presentazione della dichiarazione. Per il modello 770/2026 occorre quindi fare riferimento alla classificazione ATECO 2025.
Sono inoltre previsti campi per i recapiti, i dati dei soggetti esteri e i codici statistici relativi a stato, natura giuridica e situazione del sostituto.
Rappresentante firmatario: quali dati indicare
Il frontespizio contiene un apposito riquadro per identificare il rappresentante o l'altro soggetto che sottoscrive la dichiarazione.
Devono essere indicati i dati anagrafici, il codice fiscale e il codice corrispondente alla carica rivestita.
Tra i codici previsti dalle istruzioni figurano, ad esempio:
- Codice 1: rappresentante legale, negoziale o di fatto, socio amministratore;
- Codice 3: curatore fallimentare o curatore della liquidazione giudiziale;
- Codice 8: liquidatore in caso di liquidazione volontaria;
- Codice 13: amministratore di condominio;
- Codice 14: soggetto che sottoscrive per conto di una pubblica amministrazione.
La scelta deve essere effettuata in relazione alla situazione effettiva del soggetto firmatario.
Redazione della dichiarazione: invio unico o gestione separata
Una delle sezioni più importanti del frontespizio riguarda la redazione della dichiarazione, disciplinata dal paragrafo 5.4 delle istruzioni.
Nel campo “Tipologia invio” devono essere indicati:
- Codice 1, quando la dichiarazione viene trasmessa mediante un unico flusso;
- Codice 2, quando il sostituto sceglie di trasmettere separatamente i dati relativi alle diverse tipologie reddituali.
La sezione “Quadri compilati e ritenute operate” richiede l'indicazione dei quadri presenti nella dichiarazione e delle tipologie di ritenute interessate.
Le categorie previste sono: Dipendente, Autonomo, Capitale, Locazioni brevi e Altre ritenute.
In caso di gestione separata, il modello può essere trasmesso con un massimo di tre flussi, che devono comprendere complessivamente le cinque tipologie di ritenute individuate.
Occorre inoltre rispettare specifiche regole di aggregazione: in presenza del flusso relativo al lavoro autonomo, quello delle locazioni brevi deve essere necessariamente unito al primo. Il flusso “Altre ritenute”, invece, deve essere associato a uno dei tre flussi principali: Dipendente, Autonomo o Capitale.
Nel riquadro “Gestione separata” devono essere indicate le informazioni relative agli altri flussi, identificando, quando previsto, il soggetto incaricato della loro trasmissione.
Firma della dichiarazione e impegno alla trasmissione telematica
La dichiarazione deve essere sottoscritta dal sostituto d'imposta o dal soggetto che ne ha la rappresentanza legale, negoziale o di fatto.
Nei casi previsti, è inoltre richiesta la sottoscrizione dei soggetti incaricati della revisione contabile.
Se la trasmissione è affidata a un intermediario, quest'ultimo deve compilare il riquadro “Impegno alla presentazione telematica”, indicando il proprio codice fiscale, la data di assunzione dell'impegno e la firma.
Nel relativo campo deve essere riportato:
- il codice 1, se la dichiarazione è stata predisposta dal contribuente;
- il codice 2, se la dichiarazione è stata predisposta dal soggetto che effettua l'invio.
Il frontespizio contiene anche le caselle per richiedere e accettare la ricezione degli avvisi telematici relativi al controllo automatizzato della dichiarazione.
Le verifiche prima della trasmissione
Prima dell'invio telematico del modello 770/2026 è opportuno verificare la correttezza dei dati anagrafici e del codice attività, la corrispondenza del codice carica del firmatario, la scelta della tipologia di invio e la corretta indicazione dei flussi di ritenute.
È inoltre necessario controllare la presenza delle firme richieste, la compilazione dell'impegno dell'intermediario e l'eventuale apposizione del visto di conformità.
Una corretta compilazione del frontespizio permette di rappresentare coerentemente le modalità di presentazione della dichiarazione e riduce il rischio di errori in sede di controllo telematico.
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Ravvedimento speciale CPB 2026-2027: pagamento fino a 10 rate, scadenze e F24
Con il Provvedimento n 296141 del 23 ottobre le Entrate fissano modalità e termini di comunicazione delle opzioni per l’applicazione dell’imposta sostitutiva per i periodi d’imposta dal 2020 al 2023 dei soggetti che rinnovano l’adesione al concordato preventivo per il biennio 2026-2027.
Attenzione che l'adezione al CPB di quest'anno scade il prossimo 2 novembre.
Ravvedimento speciale CPB: adesione tra il 1 gennaio e il 15 marzo 2027
Ravvedimento speciale per gli anni dal 2020 al 2023: l'Agenzia delle Entrate definisce modalità e termini per i contribuenti che rinnovano il concordato preventivo biennale (CPB) 2026-2027.
Con il provvedimento n. 296141 del 23 ottobre 2026, vengono stabilite le modalità di comunicazione dell'opzione e di versamento delle imposte sostitutive per accedere al ravvedimento speciale previsto dall'articolo 29 del D.Lgs. n. 148/2026.
La misura consente ai contribuenti in possesso dei requisiti di regolarizzare una o più annualità comprese tra il 2020 e il 2023 mediante il pagamento di imposte sostitutive delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e dell'IRAP.
L'adesione deve avvenire tra il 1° gennaio e il 15 marzo 2027, attraverso il versamento con modello F24 dell'unica rata o della prima rata delle imposte dovute.
Il provvedimento chiarisce inoltre un aspetto fondamentale: il ravvedimento è riservato esclusivamente a chi ha aderito al CPB 2024-2025 e rinnova l'adesione per il biennio 2026-2027. Restano quindi esclusi i contribuenti che entrano nel concordato per la prima volta nel nuovo biennio.
Vediamo nel dettaglio chi può accedere alla misura, come esercitare l'opzione e quali scadenze rispettare.
Chi può aderire al ravvedimento speciale 2020-2023?
Possono beneficiare del ravvedimento speciale i contribuenti che hanno aderito al concordato preventivo biennale 2024-2025 e rinnovano, entro i termini di legge, l'adesione al CPB 2026-2027.
In particolare, per le annualità interessate dal ravvedimento, i contribuenti devono trovarsi in almeno una delle seguenti condizioni:
- aver applicato gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA);
- aver dichiarato una causa di esclusione dagli ISA collegata all'emergenza COVID-19, secondo le disposizioni richiamate dal provvedimento;
- aver dichiarato una condizione di non normale svolgimento dell'attività, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 6, lettera a), del DL n. 50/2017;
- aver dichiarato una causa di esclusione dagli ISA per lo svolgimento di due o più attività d'impresa non comprese nello stesso indice, quando i ricavi delle attività non considerate dall'ISA prevalente superano il 30% dei ricavi complessivamente dichiarati.
Attenzione: chi aderisce al concordato preventivo biennale per la prima volta nel 2026-2027 non può accedere al ravvedimento per le annualità precedenti.
Il punto 4.2 del provvedimento precisa che l'eventuale versamento effettuato da tali contribuenti non produce effetti ai fini dell'opzione.
Come aderire al ravvedimento speciale: il modello F24
L'adesione al ravvedimento speciale avviene mediante la presentazione del modello F24 relativo al versamento della prima o unica rata delle imposte sostitutive, senza necessità di trasmettere una distinta comunicazione di opzione.
Secondo quanto stabilito dal punto 3.1 del provvedimento, l'opzione è esercitata separatamente per ciascuna annualità interessata.
Nel modello F24 devono essere indicati:
- l'anno d'imposta cui si riferisce il ravvedimento, nel campo "Anno di riferimento";
- il numero complessivo delle rate prescelte;
- gli specifici codici tributo, che saranno istituiti con una successiva risoluzione dell'Agenzia delle Entrate.
In caso di rateazione, occorre inoltre indicare il numero della rata in pagamento e il numero totale delle rate.
L'adesione deve riguardare le imposte sostitutive previste dalla disciplina, comprese quelle relative all'IRAP, ove dovute.
Ravvedimento speciale CPB: quali sono le scadenze?
Il provvedimento n. 296141/2026 stabilisce che il versamento in unica soluzione oppure della prima rata deve essere effettuato dal 1° gennaio al 15 marzo 2027.
È consentito il pagamento rateale in un massimo di dieci rate mensili di pari importo, maggiorate degli interessi calcolati al tasso legale con decorrenza dal 16 marzo 2027.
Adempimento Termine o modalità Inizio versamenti 1° gennaio 2027 Termine per la prima o unica rata 15 marzo 2027 Numero massimo di rate 10 rate mensili Interessi sulle rate Tasso legale dal 16 marzo 2027 Modalità di pagamento Modello F24 Il punto 3.3 contiene una precisazione importante: in caso di pagamento rateale, il ravvedimento si perfeziona con il versamento di tutte le rate.
Il pagamento tardivo di una rata successiva alla prima, se effettuato entro la scadenza della rata seguente, non comporta la decadenza dal beneficio della rateazione.
Società di persone e società trasparenti: come funziona l'opzione?
Per le società e associazioni di cui all'articolo 5 del TUIR e per le società che applicano il regime di trasparenza fiscale ai sensi degli articoli 115 e 116 del TUIR, il provvedimento detta specifiche modalità di esercizio dell'opzione.
In particolare, devono essere presentati tutti i modelli F24 relativi alla prima o unica rata delle imposte sostitutive dovute:
- dalla società o associazione, per l'imposta sostitutiva dell'IRAP;
- dai soci o associati, per le imposte sostitutive delle imposte sui redditi e delle relative addizionali.
Il versamento di queste ultime imposte può essere effettuato anche dalla società o associazione in luogo dei soci, secondo quanto previsto dall'articolo 29, comma 11, del D.Lgs. n. 148/2026.
L'opzione risulta esercitata soltanto con la presentazione di tutti gli F24 relativi al versamento complessivo della prima o unica rata dovuta.
Un'ulteriore precisazione riguarda i contribuenti che, nella stessa annualità, hanno conseguito sia redditi d'impresa sia redditi di lavoro autonomo: in questo caso il ravvedimento è ammesso solo se l'opzione viene esercitata per entrambe le categorie reddituali.
Quando il ravvedimento speciale non si perfeziona?
Il punto 3.4 del provvedimento individua alcune situazioni che impediscono il perfezionamento del ravvedimento.
In particolare, il regime non si perfeziona quando il versamento in unica soluzione o della prima rata delle imposte sostitutive viene effettuato dopo la notifica di:
- processi verbali di constatazione;
- schemi di atto di accertamento di cui all'articolo 6-bis della Legge n. 212/2000;
- atti di recupero di crediti inesistenti.
Occorre quindi verificare l'eventuale presenza di tali atti prima di effettuare il pagamento.
Dove trovare i dati per calcolare le imposte sostitutive?
Per agevolare i contribuenti interessati, l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione, per ciascuna annualità, gli elementi e le informazioni in proprio possesso utili alla determinazione delle imposte sostitutive.
I dati saranno consultabili, quando disponibili, nel cassetto fiscale, direttamente dal contribuente oppure tramite gli intermediari delegati.
Il calcolo della base imponibile deve essere effettuato considerando i dati contenuti nelle dichiarazioni fiscali presentate, anche ai fini ISA, alla data del 12 agosto 2026, individuata dal provvedimento come data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 148/2026.
L'Allegato 1 al provvedimento individua i campi delle dichiarazioni fiscali rilevanti ai fini della determinazione degli importi da versare.
Nelle motivazioni l'Agenzia precisa inoltre che gli elementi informativi non sono predisposti per i soggetti che risultano aver presentato istanza di adesione al CPB per i periodi d'imposta 2025-2026.
Cosa devono fare i contribuenti interessati?
Alla luce delle disposizioni del provvedimento n. 296141/2026, i contribuenti che intendono accedere al ravvedimento speciale devono innanzitutto verificare di aver aderito al CPB 2024-2025 e di averne rinnovato l'adesione per il biennio 2026-2027.
Occorre quindi individuare le annualità dal 2020 al 2023 per le quali esercitare l'opzione, verificare i dati fiscali rilevanti, determinare le imposte sostitutive dovute e scegliere se versare in un'unica soluzione oppure in forma rateale.
La data da ricordare è il 15 marzo 2027, termine entro il quale deve essere effettuato il pagamento dell'unica rata o della prima rata tramite modello F24.
Riferimento normativo: Agenzia delle Entrate, provvedimento del Direttore n. 296141 del 23 ottobre 2026, attuativo dell'articolo 29, comma 18, del D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148.
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Distacco dal riscaldamento centralizzato: quando è possibile senza autorizzazione?
La Cassazione, con la sentenza n. 6490/2026, chiarisce quando il condomino può rinunciare al riscaldamento comune, quali spese deve continuare a pagare e perché l'amministratore non può impedirlo.
Il condomino può staccarsi dal riscaldamento centralizzato senza l'autorizzazione dell'amministratore o dell'assemblea, purché dimostri che l'intervento non provoca notevoli squilibri di funzionamento dell'impianto né aggravi di spesa per gli altri proprietari.
Lo chiarisce la Corte di Cassazione, seconda sezione civile, con la sentenza n. 6490 del 18 marzo 2026, ribadendo che il regolamento condominiale, anche se contrattuale, non può impedire l'esercizio di questo diritto.
Quando è possibile staccarsi dal riscaldamento centralizzato?
L'articolo 1118, quarto comma, del Codice civile riconosce al condomino la possibilità di rinunciare all'utilizzo dell'impianto centralizzato di riscaldamento o condizionamento.
Per esercitare tale diritto devono essere rispettate due condizioni:
- il distacco non deve determinare notevoli squilibri nel funzionamento dell'impianto;
- non devono derivarne aggravi di spesa per gli altri condomini.
La prova del rispetto di queste condizioni spetta al condomino che intende distaccarsi.
La documentazione tecnica assume quindi un ruolo fondamentale per dimostrare l'assenza di pregiudizi.
L’amministratore può vietare il distacco?
No, l'amministratore non può subordinare il distacco a una propria valutazione discrezionale.
Secondo la Cassazione, il regolamento condominiale non può impedire un diritto riconosciuto al singolo proprietario, neppure quando abbia natura contrattuale.
Sono pertanto nulle le clausole che vietano incondizionatamente il distacco, quando ricorrono i presupposti richiesti dalla legge.
La possibilità di procedere autonomamente non elimina, tuttavia, l'obbligo di dimostrare che l'intervento rispetti le condizioni tecniche ed economiche previste.
Quali spese deve pagare chi si distacca?
Il distacco non comporta automaticamente l'esonero da tutte le spese del riscaldamento condominiale.
L'articolo 1118 del Codice civile stabilisce che il condomino resta tenuto a contribuire alle spese per:
- manutenzione straordinaria dell'impianto;
- conservazione dell'impianto;
- messa a norma.
La Cassazione ricorda che, in presenza dei presupposti per il distacco, il condomino è esonerato dalle spese per l'uso del riscaldamento comune, mentre continua a contribuire alla conservazione dell'impianto, del quale rimane comproprietario.
Resta distinta la questione delle eventuali deroghe convenzionali ai criteri di ripartizione delle spese.
Cosa ha deciso la Cassazione nella sentenza 6490/2026?
La controversia riguardava una condomina che aveva effettuato il distacco nel febbraio 2008, dopo aver comunicato la propria intenzione e presentato una perizia tecnica.
I giudici di merito avevano respinto la sua domanda, richiamando il regolamento condominiale e ritenendo insufficienti le prove sull'assenza di pregiudizi.
La Cassazione ha censurato anche la mancata considerazione dell'accertamento tecnico preventivo relativo all'impianto originario.
La legittimità del distacco già effettuato deve essere valutata con riferimento alle condizioni esistenti al momento dell'intervento, senza escludere quella consulenza per la successiva sostituzione della caldaia, avvenuta nel 2011.
La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata, rinviando alla Corte d'appello di Venezia, in diversa composizione, per un nuovo esame.
Non ha dunque dichiarato definitivamente legittimo il distacco eseguito dalla condomina.
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Spese legali del commercialista: quando sono deducibili
Le somme versate da un commercialista per definire una controversia relativa alla responsabilità come sindaco di società sono deducibili dal reddito professionale, purché inerenti all’attività esercitata e non riconducibili alla commissione di un reato. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3285 del 10 febbraio 2025, respingendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate e confermando la deducibilità dei costi sostenuti dal contribuente.
Il caso: la deduzione delle spese sostenute dal commercialista
La controversia trae origine da un accertamento fiscale relativo al periodo d’imposta 2004, con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva disconosciuto alcuni costi dedotti da un dottore commercialista.
Il professionista aveva contabilizzato, tra gli oneri deducibili, le somme corrisposte a titolo di transazione e i costi sostenuti per le spese del procedimento. Tali importi erano collegati a un accordo transattivo sottoscritto il 24 giugno 2004 con la curatela fallimentare di una società, a definizione di un’azione di responsabilità promossa nei confronti degli amministratori e dei sindaci.
L’Amministrazione finanziaria aveva contestato la deducibilità delle spese ai fini Irpef e Irap, ritenendole non inerenti all’attività professionale.
Il contribuente aveva impugnato l’accertamento, ottenendo una decisione favorevole sia in primo grado sia davanti alla Commissione tributaria regionale del Molise.
L’Agenzia delle Entrate aveva quindi proposto ricorso per cassazione.
La posizione dell’Agenzia delle Entrate
Secondo l’Amministrazione finanziaria, la sentenza impugnata aveva erroneamente riconosciuto la deducibilità degli oneri sostenuti dal contribuente.
In particolare, l’Agenzia contestava il collegamento tra i costi e l’attività professionale, evidenziando che le somme derivavano da una condotta illecita sul piano civilistico, nell’ambito di un’azione di responsabilità esercitata dalla curatela fallimentare.
La questione sottoposta alla Cassazione riguardava, dunque, la possibilità di considerare inerenti al reddito professionale le somme corrisposte per definire una controversia derivante dall’esercizio dell’incarico di sindaco di società.
La motivazione della decisione della Corte
La Cassazione ha dichiarato infondato il motivo di ricorso dell’Agenzia delle Entrate, riconoscendo il collegamento tra l’incarico di sindaco e l’attività esercitata dal commercialista.
Nella motivazione, la Corte afferma testualmente: Lo svolgimento dell'attività di sindaco di una società di capitali rientra tra quelle che un dottore commercialista può espletare, con la conseguenza che gli oneri sostenuti a causa e in occasione dello svolgimento di essa sono inerenti e, dunque, deducibili, a meno che non siano ricollegati alla commissione di un reato, ai sensi del comma 4 bis dell'art. 14 della legge n. 537 del 1993.
La Corte richiama inoltre il principio di inerenza previsto dall’articolo 109 del TUIR, evidenziando che le somme dovute a titolo di responsabilità civile, anche quando derivino da un fatto illecito civile commesso nell'esercizio di un'impresa o di una professione, non sono automaticamente indeducibili.
A sostegno della decisione viene richiamata anche la precedente ordinanza della Cassazione n. 31930 del 5 novembre 2021.
Nel caso esaminato, i giudici precisano che non si trattava della commissione di un reato e che gli oneri contestati erano inerenti all’esercizio della professione del contribuente.
Spese deducibili: la decisione della Cassazione
Con l’ordinanza n. 3285/2025, la Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, confermando la decisione favorevole al professionista.
L’aspetto centrale della pronuncia riguarda il rapporto tra il costo sostenuto e l’attività professionale esercitata. La circostanza che una spesa derivi da una controversia per responsabilità civile non ne esclude, di per sé, la deducibilità fiscale.
La decisione riguarda specificamente le somme transattive e i costi del procedimento sostenuti dal commercialista nell’ambito della controversia relativa all'incarico di sindaco societario.
La Corte ha inoltre condannato l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 4.000 euro per compensi, oltre accessori e 200 euro per spese vive.
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Ravvedimento e cumulo giuridico ecco tutti i codici tributo
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 38/E del 23 ottobre 2026, istituisce 23 codici tributo per versare la sanzione unica derivante dall'applicazione del cumulo giuridico in sede di ravvedimento operoso.
Le istruzioni riguardano i modelli F24 ordinario, F24-Accise e F24 ELIDE, con specifiche indicazioni per la compilazione.
Quali sono i nuovi codici tributo per il ravvedimento operoso con cumulo giuridico?
Con la risoluzione n. 38/E del 23 ottobre 2026, l'Agenzia delle Entrate ha istituito 23 nuovi codici tributo, da utilizzare per il versamento della sanzione unica conseguente all'applicazione del cumulo giuridico in sede di ravvedimento operoso.
I codici sono distinti in base alla tipologia di tributo e al modello di pagamento da utilizzare:
20 codici tributo, da 8960 a 8979, per il modello F24 ordinario;
2 codici tributo, 8984 e 8985, per il modello F24-Accise;
1 codice tributo, 8986, per il modello F24 Versamenti con elementi identificativi (ELIDE).
La risoluzione fornisce inoltre indicazioni specifiche per gli enti pubblici che utilizzano il modello F24 EP.
Cumulo giuridico e ravvedimento operoso: cosa prevede la normativa?
L'istituzione dei codici tributo dà attuazione alle modifiche introdotte dall'articolo 3 del decreto legislativo 14 giugno 2024, n. 87, che ha previsto l'applicazione del cumulo giuridico anche in sede di ravvedimento operoso.
In particolare, la disposizione ha modificato l'articolo 12, comma 8, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, stabilendo che, nei casi di accertamento con adesione, conciliazione giudiziale o ravvedimento, le disposizioni sulla determinazione di una sanzione unica si applicano separatamente:
- per ciascun tributo;
- per ciascun periodo d'imposta;
- per ciascun istituto deflativo.
Il medesimo articolo 3 del D.Lgs. n. 87/2024 ha inoltre introdotto il comma 2-bis nell'articolo 13 del D.Lgs. n. 472/1997.
La norma stabilisce che, quando la sanzione è calcolata ai sensi dell'articolo 12, la percentuale di riduzione prevista per il ravvedimento è determinata in relazione alla prima violazione.
La disposizione prevede inoltre che la sanzione unica sulla quale applicare la percentuale di riduzione possa essere calcolata anche attraverso le procedure messe a disposizione dall'Agenzia delle Entrate.
Quali codici tributo utilizzare nel modello F24 ordinario?
Per consentire il versamento della sanzione unica da ravvedimento mediante modello F24 ordinario, l'Agenzia delle Entrate ha istituito i seguenti codici tributo.
Codice tributo Sanzione unica da ravvedimento relativa a 8960 IRPEF 8961 Addizionale comunale all'IRPEF 8962 Addizionale regionale all'IRPEF 8963 IRES 8964 IRAP 8965 IVA 8966 Ritenute 8967 Imposta sostitutiva 8968 IVIE 8969 IVAFE 8970 Imposta di registro 8971 Imposta di bollo 8972 Imposta ipotecaria 8973 Imposta catastale 8974 Imposta di successione 8975 Imposta sulle donazioni 8976 Imposta sui servizi digitali (webtax) 8977 Imposta sulle transazioni finanziarie 8978 Global minimum tax 8979 Canone TV Tutti i codici fanno riferimento all'articolo 13, comma 2-bis, del D.Lgs. n. 472/1997.
Come compilare il modello F24 per versare la sanzione unica?
La risoluzione n. 38/E/2026 stabilisce che i nuovi codici tributo devono essere riportati, in via generale, nella sezione «Erario» del modello F24, esclusivamente in corrispondenza della colonna «importi a debito versati».
Nel campo «anno di riferimento» deve essere indicato l'anno d'imposta per il quale si effettua il pagamento, nel formato AAAA.
Sono tuttavia previste istruzioni specifiche per alcuni codici tributo.
Codici 8962 e 8964: addizionale regionale IRPEF e IRAP
I codici tributo 8962 e 8964 devono essere inseriti nella sezione «Regioni» del modello F24.
È inoltre necessario indicare il codice regione, reperibile nella Tabella T0 – Codici delle regioni e delle Province autonome, pubblicata sul sito dell'Agenzia delle Entrate.
Codice 8961: addizionale comunale IRPEF
Il codice tributo 8961 deve essere riportato nella sezione «IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI».
Nel campo «codice ente/codice comune» deve essere indicato il codice catastale del Comune, consultabile nella Tabella T4 – Codici catastali dei Comuni, disponibile sul sito dell'Agenzia delle Entrate.
Codice 8974: imposta di successione
Per il codice tributo 8974, relativo alla sanzione unica da ravvedimento dell'imposta di successione, la risoluzione prevede specifiche modalità di compilazione.
Nella sezione «Contribuente» devono essere indicati il codice fiscale e i dati anagrafici dell'erede.
Nel campo «Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare» deve essere riportato il codice fiscale del defunto, insieme al codice 08 nel campo «codice identificativo».
Come versano la sanzione unica gli enti pubblici con F24 EP?
La risoluzione chiarisce che gli enti pubblici che utilizzano il modello F24 Enti pubblici (F24 EP) possono impiegare i codici tributo già istituiti e utilizzati per il pagamento delle sanzioni in regime di ravvedimento.
Questa indicazione riguarda il versamento della sanzione unica derivante dall'applicazione del cumulo giuridico in sede di ravvedimento.
Quali codici utilizzare per le imposte sulle assicurazioni e sugli intrattenimenti?
Per il versamento tramite modello F24-Accise, l'Agenzia delle Entrate istituisce due ulteriori codici tributo:
Codice tributo Denominazione 8984 Sanzione unica da ravvedimento imposta sulle assicurazioni 8985 Sanzione unica da ravvedimento imposta sugli intrattenimenti Anche questi codici richiamano l'articolo 13, comma 2-bis, del D.Lgs. n. 472/1997.
Come compilare l'F24-Accise con il codice 8984?
Il codice 8984, relativo all'imposta sulle assicurazioni, deve essere inserito nella sezione «Accise/Monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione», in corrispondenza della colonna «importi a debito versati».
Occorre indicare:
nel campo «ente», il codice A;
nel campo «mese», il mese di riferimento del versamento, nel formato MM;
nel campo «anno di riferimento», l'anno per il quale si effettua il versamento, nel formato AAAA.
Nei soli casi in cui il pagamento riguardi il debito emergente dalla denuncia annuale, deve essere indicato convenzionalmente il mese di dicembre e l'anno di riferimento dei premi.
La risoluzione riporta il seguente esempio: per importi a debito emergenti dalla denuncia annuale presentata nel 2024, occorre indicare mese 12 e anno 2023.
Il campo «codice identificativo» non deve essere compilato.
Come compilare l'F24-Accise con il codice 8985?
Per la sanzione unica relativa all'imposta sugli intrattenimenti, il codice 8985 deve essere indicato nella sezione «Accise/Monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione», nella colonna «importi a debito versati».
In particolare, devono essere compilati:
il campo «ente», con il codice M;
il campo «anno di riferimento», con l'anno per il quale si effettua il versamento, nel formato AAAA.
Qual è il codice tributo per il ravvedimento dell’imposta sugli aerotaxi?
Per il versamento della sanzione unica derivante dall'applicazione del cumulo giuridico in sede di ravvedimento dell'imposta erariale sui voli dei passeggeri di aerotaxi e voli taxi, l'Agenzia delle Entrate istituisce il codice tributo 8986.
Il versamento deve essere effettuato attraverso il modello F24 Versamenti con elementi identificativi (F24 ELIDE).
Come compilare l'F24 ELIDE con il codice 8986?
La risoluzione n. 38/E/2026 prevede che nella sezione «CONTRIBUENTE» siano indicati i dati anagrafici e il codice fiscale del vettore.
Nella sezione «ERARIO ED ALTRO», in corrispondenza degli «importi a debito versati», occorre compilare i campi secondo le seguenti indicazioni:
Allegati:Campo Valore da indicare Tipo Lettera R Elementi identificativi Numero dei passeggeri per singola tratta, seguito dalla lettera A o B e da giorno e mese del servizio Codice 8986 Anno di riferimento Anno di effettuazione del servizio, nel formato AAAA Per quanto riguarda il campo «elementi identificativi»:
la lettera A identifica la tratta fino a 1.500 chilometri;
la lettera B identifica la tratta oltre 1.500 chilometri;
gli ultimi quattro caratteri devono riportare il giorno e il mese di effettuazione del servizio, nel formato GGMM.
Ad esempio, per un servizio effettuato il 7 marzo, il giorno e il mese devono essere rappresentati dalla sequenza 0703.