• Bonus fiscali e crediti d'imposta

    Autotrasporto 2026: bonus gasolio e stop leasing al 2027

    Nuove risorse per il credito d’imposta sul gasolio, sospensione dei canoni di leasing e interventi sui contratti di trasporto.

    Sono queste le principali misure del decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri per sostenere le imprese di autotrasporto alle prese con l’aumento dei costi dei carburanti e pubblicato in GU n 247 del 23 ottobre e in vigore dal 24 ottobre.

    Il provvedimento, illustrato nei comunicati del Governo e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 22 ottobre 2026, punta a salvaguardare la liquidità delle imprese e la continuità delle attività, con particolare attenzione ai piccoli autotrasportatori e ai padroncini, maggiormente esposti ai rincari.

    Vediamo nel dettaglio le novità previste dal decreto, che contiene anche misure per agricoltura, pesca e rendicontazione di sostenibilità.

    Credito d’imposta gasolio autotrasporto 2026: stanziati altri 105,2 milioni

    Il primo intervento riguarda il credito d’imposta per l’acquisto di gasolio destinato alle imprese di autotrasporto.

    Il decreto prevede due nuovi stanziamenti:

    • 45,2 milioni di euro per le spese di acquisto del gasolio sostenute nel periodo marzo-agosto 2026;
    • 60 milioni di euro per le spese sostenute dal 1° settembre al 5 ottobre 2026.

    Le nuove risorse ammontano complessivamente a 105,2 milioni di euro.

    Secondo quanto precisato dal MIT, i 45,2 milioni si aggiungono ai 21,2 milioni già previsti dal decreto sul bollo.

    L'obiettivo è contenere l'impatto del caro carburanti sui costi operativi delle imprese, sostenendo un settore essenziale per la movimentazione delle merci.

    Leasing autotrasporto: sospensione dei canoni fino al 31 marzo 2027

    Un'altra misura riguarda la possibilità di sospendere i canoni di leasing dei veicoli utilizzati nell'attività d'impresa.

    La disposizione interessa le imprese di autotrasporto di merci per conto di terzi iscritte all'Albo nazionale degli autotrasportatori.

    In particolare, il decreto prevede:

    • la possibilità di richiedere la sospensione dei canoni fino al 31 marzo 2027;
    • il divieto di revoca delle operazioni di locazione finanziaria fino alla stessa data;
    • la proroga della durata del contratto per un periodo corrispondente alla sospensione.

    Il comunicato del MIT richiama, in particolare, i canoni in scadenza tra novembre 2026 e marzo 2027.

    La misura è finalizzata ad alleggerire gli impegni finanziari delle imprese, soprattutto quelle di dimensioni ridotte.

    Contratti di autotrasporto: nuovi parametri per il costo del carburante

    Il decreto interviene anche sui contratti di autotrasporto relativi a prestazioni da effettuare in un periodo superiore a trenta giorni.

    Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrà pubblicare e aggiornare trimestralmente i valori percentuali minimi e massimi relativi all'incidenza del costo del carburante.

    Per i contratti stipulati in forma non scritta, i valori minimi dovranno essere obbligatoriamente utilizzati come parametro di calcolo per l'emissione delle fatture.

    La disposizione punta a favorire maggiore trasparenza e tracciabilità nelle operazioni di autotrasporto.

    Caro carburanti: aiuti anche per agricoltura e pesca

    Il Decreto-legge n. 193/2026 introduce, all'articolo 6, un nuovo contributo a fondo perduto destinato alle imprese agricole per compensare parte dei maggiori costi sostenuti per l'acquisto di carburante.

    L'agevolazione riguarda gli acquisti effettuati dal 1° giugno al 15 ottobre 2026 ed è riconosciuta alle imprese agricole in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 8-ter del DL n. 38/2026.

    Il contributo è pari al 20% dei costi sostenuti per il carburante, fino a un massimo di 45 centesimi per litro, nel limite complessivo di 60 milioni di euro per il 2026.

    Le modalità e i termini per trasmettere la documentazione relativa agli acquisti saranno stabiliti con un provvedimento del Direttore dell'AGEA, da adottare entro cinque giorni dall'entrata in vigore del decreto.

    Entro i successivi trenta giorni l'AGEA provvederà al pagamento diretto delle somme mediante accredito sul conto corrente bancario o postale associato al fascicolo aziendale del beneficiario.

    Il contributo non è imponibile ai fini delle imposte sui redditi e dell'IRAP, come espressamente previsto dall'articolo 6, comma 3, del decreto.

    L'agevolazione è concessa nel rispetto delle condizioni del Quadro temporaneo per gli aiuti di Stato in risposta alla crisi in Medio Oriente.

    FAQ Decreto autotrasporto

    Quanto viene stanziato per il bonus gasolio autotrasporto 2026?

    Il decreto prevede ulteriori 105,2 milioni di euro, suddivisi tra le spese di marzo-agosto e quelle dal 1° settembre al 5 ottobre 2026.

    Fino a quando si possono sospendere i canoni di leasing?

    Le imprese di autotrasporto di merci per conto di terzi iscritte all'Albo nazionale possono richiedere la sospensione fino al 31 marzo 2027.

    Quali aiuti sono previsti per i piccoli autotrasportatori?

    Il Governo richiama in particolare il credito d'imposta sul gasolio e la sospensione dei canoni di leasing per sostenere la liquidità dei piccoli operatori e dei padroncini.

  • Agricoltura

    Cambiale azzurra per imprese di pesca e acquacoltura: domande entro il 30 ottobre

    Entro il 30 ottobre è possibile presentare le domande per la Cambiale Azzurra, il finanziamento a tasso zero gestito da ISMEA e destinato alle piccole e medie imprese della pesca e dell'acquacoltura.

    La misura dispone di 10 milioni di euro per sostenere le esigenze di liquidità connesse al ciclo produttivo e alla gestione ordinaria aziendale. 

    Le richieste devono essere presentate entro il 30 ottobre 2026, secondo l'ordine cronologico di invio e fino a esaurimento delle risorse.

    Cambiale Azzurra 2026: chi può richiedere il finanziamento?

    Possono accedere le PMI della pesca e dell'acquacoltura che abbiano registrato ricavi nel 2025.

    In particolare, le imprese devono:

    • essere iscritte al Registro delle imprese con qualifica di impresa ittica
    • svolgere attività riconducibili ai codici ATECO ammessi, appartenenti ai gruppi 03.11, 03.12, 03.21 e 03.22;
    • essere state costituite e aver avviato l'attività agevolabile entro il 1° gennaio 2024;
    • rispettare i requisiti economici, finanziari e le condizioni di ammissibilità del Prospetto informativo ISMEA.

    Sono previste esclusioni, tra l'altro, per imprese in difficoltà e in presenza delle situazioni creditizie ostative indicate dal Prospetto.

    Quanto si può ottenere con la Cambiale Azzurra?

    Il finanziamento parte da 3.000 euro e non può superare il 50% dei ricavi risultanti dall'ultima dichiarazione fiscale disponibile. I massimali sono:

    Beneficiari Importo massimo
    Pesca 20.000 euro per imbarcazione ammissibile
    Pesca con più imbarcazioni 60.000 euro complessivi
    Acquacoltura 20.000 euro per PMI

    Per la pesca rilevano le imbarcazioni identificate dal codice CFR e iscritte nel Registro della flotta UE.

    Il prestito dura cinque anni, di cui due di preammortamento, con rimborso in 12 rate trimestrali costanti. Gli interessi sono azzerati mediante un contributo nel regime de minimis.

    Quali ricavi considerare per calcolare il finanziamento?

    Le FAQ ISMEA del 14 e 16 ottobre precisano che rilevano i ricavi 2025 riferibili alle attività ammissibili.

    Il dato deve risultare dalla dichiarazione fiscale, se il modello Redditi non consente di identificare univocamente i ricavi, occorre fare riferimento alla dichiarazione IVA.

    Per le imprese danneggiate da eventi calamitosi formalmente accertati, ISMEA può considerare i ricavi del primo esercizio precedente non interessato dall'evento, con adeguata documentazione.

    Cambiale azzurra: come presentare domanda e quali sono le scadenze?

    La procedura si svolge sul portale ISMEA e prevede accreditamento, compilazione, preconvalida e successiva convalida definitiva.

    Le date sono:

    • 13 ottobre 2026, ore 12: avvio della compilazione e preconvalida;
    • 20 ottobre 2026, ore 12: apertura della presentazione delle domande;
    • 30 ottobre 2026, ore 12: chiusura dello sportello.

    Il portale è accessibile H24, mentre la presentazione segue gli orari previsti dall'avviso ISMEA.

    La preconvalida non attribuisce priorità: ai fini dell'istruttoria rileva la presentazione definitiva.

    La domanda deve essere firmata digitalmente in modalità PAdES.

    Quali documenti servono e cosa chiariscono le FAQ ISMEA?

    Tra i documenti richiesti figurano la dichiarazione fiscale con ricevuta dell'Agenzia delle Entrate e la visura della Centrale dei Rischi, oppure la relativa richiesta nei casi ammessi.

    Le FAQ del 20 ottobre 2026 chiariscono inoltre che:

    • eventuali irregolarità contributive alla domanda possono essere sanate durante l'istruttoria;
    • per le cooperative con più imbarcazioni è prevista un'unica domanda;
    • l'estinzione anticipata del finanziamento è consentita senza penali.

    Cambiale Azzurra 2026: le FAQ con i chiarimenti ISMEA

    Requisiti di accesso e regolarità contributiva

    1. Il DURC deve essere regolare al momento della presentazione della domanda?

    No. ISMEA chiarisce che la regolarità contributiva, previdenziale e assicurativa deve sussistere al momento della concessione del finanziamento e dell'erogazione.

    Eventuali irregolarità presenti alla data della domanda possono essere sanate durante l'istruttoria. La concessione e l'erogazione restano subordinate all'esito positivo delle verifiche.

    2. Un'impresa costituita prima del 2024, ma che ha iniziato l'attività dopo il 1° gennaio 2024, può accedere?

    No. ISMEA specifica che devono essere rispettati entrambi i requisiti temporali: la costituzione dell'impresa e l'avvio dell'attività agevolabile.

    Sono quindi escluse le imprese costituite dopo il 1° gennaio 2024 e quelle che, pur costituite prima, hanno avviato l'attività agevolabile successivamente a tale data.

    3. Un'impresa con un precedente finanziamento ISMEA ancora in corso può richiedere la Cambiale Azzurra?

    Sì, purché sia in regola con i pagamenti del finanziamento esistente e con eventuali altre posizioni aperte nei confronti di ISMEA.

    Ricavi, dichiarazioni fiscali e documentazione

    4. Quali ricavi devono essere considerati per calcolare il finanziamento?

    ISMEA chiarisce che devono essere considerati i ricavi del 2025 relativi alle attività ammissibili, risultanti dalla documentazione fiscale.

    Se il modello Redditi non permette di identificare univocamente tali ricavi, il riferimento è la dichiarazione IVA relativa allo stesso periodo d'imposta.

    5. È necessario allegare sia la dichiarazione IVA sia il modello Redditi?

    No. ISMEA conferma che i due documenti fiscali sono alternativi, tenendo conto delle indicazioni sulla corretta individuazione dei ricavi.

    È però necessario allegare anche la ricevuta telematica dell'Agenzia delle Entrate che dimostri l'avvenuta presentazione della dichiarazione, quando richiesta. La sola dichiarazione di impegno del consulente all'invio non è sufficiente.

    6. Come si documentano i ricavi delle imprese in regime di esonero IVA?

    Per le imprese in regime di esonero IVA, ISMEA prevede un'autodichiarazione ai sensi dell'articolo 47 del DPR 445/2000.

    Per le attività di acquacoltura che utilizzano il quadro RD del modello Redditi con reddito forfettizzato, ISMEA suggerisce invece di allegare la dichiarazione IVA.

    7. È obbligatorio allegare la visura della Centrale dei Rischi della Banca d'Italia?

    ISMEA ammette, in alternativa alla visura, la copia della richiesta presentata alla Centrale dei Rischi.

    La richiesta deve essere stata effettuata prima della compilazione della domanda sul portale e deve riguardare le annotazioni relative agli ultimi tre mesi precedenti la data contabile di luglio 2026.

    8. Le imprese danneggiate da eventi calamitosi possono utilizzare i ricavi di anni precedenti?

    Sì, nei casi previsti. ISMEA chiarisce che, qualora eventi calamitosi formalmente accertati abbiano compromesso significativamente l'attività nel 2025, può essere considerato il primo esercizio precedente non interessato dall'evento.

    È necessaria la documentazione fiscale e un provvedimento formale dell'autorità competente. Tra gli atti ammessi ISMEA richiama, a titolo esemplificativo, decreti ministeriali, provvedimenti regionali e ordinanze delle Capitanerie di porto.

    Cooperative e imbarcazioni

    9. Una cooperativa con più imbarcazioni deve presentare più domande?

    No. ISMEA chiarisce che la cooperativa deve presentare un'unica domanda per tutte le imbarcazioni interessate.

    Per determinare l'importo finanziabile si considerano i ricavi complessivi della cooperativa riconducibili all'attività agevolabile, mentre il numero delle imbarcazioni rileva per definire il massimale del prestito.

    10. Chi può presentare domanda se l'imbarcazione è concessa in locazione?

    L'armatore locatario, cioè il soggetto che ha preso in locazione l'imbarcazione e ne esercita l'attività.

    ISMEA precisa che la domanda compete al locatario in quanto, con la locazione, l'esercizio della nave passa a quest'ultimo.

    11. È possibile sostituire un'imbarcazione durante il finanziamento?

    Sì, previa autorizzazione ISMEA. La sostituzione non comporta automaticamente la revoca dell'agevolazione, purché permangano i requisiti richiesti.

    Per le cooperative armatoriali è ammessa, alle condizioni precisate da ISMEA, anche la sostituzione con un'altra imbarcazione già disponibile e regolarmente in armamento.

    12. Cosa succede se l'impresa vende o demolisce l'imbarcazione finanziata?

    La vendita prima dell'estinzione del finanziamento comporta la revoca delle agevolazioni.

    ISMEA chiarisce inoltre che anche la demolizione dell'imbarcazione con cessazione dell'attività comporta la revoca, poiché il beneficiario deve mantenerne la piena titolarità o disponibilità per l'intera durata del finanziamento.

  • Bonus fiscali e crediti d'imposta

    Bonus edicole 2026: domande dal 24 novembre, cosa offre

    Nuovi contributi per le edicole: rimborsi dell'80% sulle spese del 2025, maggiorazioni per le nuove aperture e 500 euro aggiuntivi per le consegne a domicilio. Domande dal 24 novembre: tutte le regole e le scadenze da conoscere.

    Arrivano fino a 5.000 euro di aiuti per le edicole, ma per ottenere il contributo sarà necessario rispettare precisi requisiti e presentare domanda entro il 22 dicembre 2026.

    Il decreto del 13 ottobre 2026 del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri definisce le regole operative del bonus edicole 2026, finanziato con 10 milioni di euro.

    Le agevolazioni riguardano le spese sostenute nel 2025 e le consegne a domicilio di giornali e riviste. 

    Previsti anche incentivi per chi ha aperto una nuova attività o garantito l'apertura domenicale.

    Bonus edicole 2026: fino a 4.500 euro per le spese sostenute

    Il contributo principale copre l'80% delle spese sostenute nel 2025, fino a un massimo di 4.500 euro.

    Tra i costi rimborsabili rientrano:

    • IMU, TASI, TARI e Canone unico patrimoniale (CUP);
    • affitto dei locali;
    • bollette elettriche, telefono e Internet;
    • acquisto o noleggio di registratori di cassa e POS;
    • investimenti in digitalizzazione e tecnologie;
    • assicurazioni relative all'attività;
    • servizi di assistenza contabile e fiscale.

    Le spese devono riferirsi al periodo 1° gennaio-31 dicembre 2025 e sono considerate al netto dell'IVA, ove prevista.

    Più contributi per chi ha aperto una nuova edicola o lavora la domenica

    Il decreto introduce due maggiorazioni:

    • 20% in più per chi nel 2025 ha aperto una nuova edicola o rilevato un'attività già esistente;
    • 10% in più per chi ha garantito l'apertura per almeno metà delle domeniche del proprio periodo di attività nel 2025.

    Anche applicando queste maggiorazioni, il contributo sulle spese non può superare 4.500 euro.

    Altri 500 euro per le consegne di giornali a domicilio

    Un secondo incentivo premia le edicole che nel 2025 hanno effettuato consegne a domicilio di quotidiani e periodici.

    Il contributo è pari a 4 euro per ogni consegna documentabile, fino a un massimo di 500 euro.

    Questo bonus si aggiunge a quello sulle spese, portando il beneficio teorico complessivo a 5.000 euro per edicola.

    Chi può richiedere il bonus edicole 2026?

    Possono presentare domanda le imprese che esercitano la rivendita esclusiva di giornali e riviste, con codice ATECO 47.62.10 registrato come attività primaria e/o prevalente.

    Le imprese devono inoltre:

    • non essere sottoposte a procedure di liquidazione;
    • essere in regola con gli obblighi contributivi e previdenziali, se hanno dipendenti;
    • rispettare i limiti europei sugli aiuti de minimis.

    Rileva anche la normativa sull'obbligo di assicurazione contro i rischi catastrofali.

    Quando fare domanda? Le date da segnare

    Le richieste potranno essere inviate esclusivamente online, attraverso il portale impresainungiorno.gov.it.

    Le due scadenze fondamentali sono:

    • 24 novembre 2026, ore 10: apertura delle domande;
    • 22 dicembre 2026, ore 17: chiusura della procedura.

    Per accedere saranno necessari SPID, Carta d'identità elettronica (CIE) o Carta nazionale dei servizi (CNS).

    La domanda dovrà riportare i requisiti posseduti, le spese sostenute, le eventuali maggiorazioni, i dati delle consegne a domicilio e gli estremi del conto corrente intestato al beneficiario.

    La documentazione giustificativa dovrà essere conservata per i controlli.

    Attenzione: il contributo può essere ridotto o restituito

    I 5.000 euro rappresentano un importo massimo, non una somma garantita a tutti.

    Se le domande ammesse supereranno i fondi disponibili, i contributi saranno ridotti proporzionalmente.

    Inoltre, chi ottiene il bonus deve mantenere aperta l'attività per almeno 12 mesi dalla data di ammissione al contributo.

    In caso di cessazione anticipata, sarà necessario comunicarlo al Dipartimento e restituire le somme eventualmente ricevute.

    Sono previsti controlli anche a campione, con revoca dell'agevolazione in caso di dichiarazioni false o perdita dei requisiti.

    Allegati:
  • Corsi Accreditati per Commercialisti

    Procedimento nomina per il collega deceduto: quando interviene il CNDCEC

    Il CNDCEC chiarisce quando e come nominare un professionista per gestire temporaneamente lo studio di un commercialista deceduto. 

    l sostituto deve accettare l’incarico, salvo giustificato motivo, e tutelare clienti, eredi e collaboratori.

    La morte di un commercialista può lasciare clienti, collaboratori ed eredi alle prese con scadenze fiscali, pratiche urgenti e attività professionali ancora da completare. 

    Chi si occupa dello studio nell’immediato? È necessario che siano gli eredi a chiedere la nomina di un sostituto?

    A rispondere è il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) che, con il Pronto Ordini n. 82/2026, chiarisce che l’Ordine territoriale può avviare il procedimento per nominare un sostituto temporaneo anche senza una richiesta formale degli eredi o del curatore dell’eredità giacente.

    Commercialista deceduto: la nomina del sostituto può partire dall’Ordine

    Il chiarimento principale riguarda l’iniziativa del procedimento.

    Secondo il CNDCEC, l’Ordine può attivarsi ogni volta che viene a conoscenza di circostanze che, una volta verificate, rendano necessaria la nomina di un professionista per la gestione temporanea dello studio.

    Non è quindi indispensabile un’istanza degli eredi, né la segnalazione deve provenire da un soggetto specifico.

    Il procedimento deve svolgersi secondo le disposizioni della legge n. 241/1990, che disciplina l’attività amministrativa.

    La ragione è soprattutto pratica: subordinare la nomina all’iniziativa degli eredi potrebbe ritardare gli interventi necessari, mettendo a rischio gli interessi dei clienti e dei collaboratori dello studio

    Il commercialista nominato può rifiutare l’incarico?

    La sostituzione del collega deceduto trova fondamento nel principio di assistenza reciproca tra professionisti, previsto dal Codice deontologico.

    In particolare, l’articolo 15, commi 6, 7 e 8, stabilisce che il professionista chiamato dal Presidente del Consiglio dell’Ordine a gestire temporaneamente lo studio di un collega deceduto ha l’obbligo di accettare l’incarico, salvo giustificato impedimento o altro giustificato motivo.

    Il professionista subentrante deve inoltre operare con particolare diligenza, tenendo conto degli interessi:

    degli eredi del commercialista deceduto;

    dei clienti che hanno affidato incarichi allo studio;

    dei collaboratori coinvolti nelle attività professionali.

    Il CNDCEC richiama anche il precedente Pronto Ordini n. 35/2026, confermando la natura solidaristica e temporanea della sostituzione.

    Quanto dura la sostituzione e quali attività può svolgere?

    La nomina non comporta il trasferimento automatico e definitivo degli incarichi professionali.

    Il sostituto deve occuparsi delle attività da svolgere nel breve termine e delle pratiche con scadenze ravvicinate, evitando che il decesso del professionista provochi conseguenze pregiudizievoli per i clienti.

    Tra i suoi compiti rientra anche quello di informare tempestivamente i clienti dello studio sulle attività ancora da eseguire.

    Saranno poi questi ultimi a decidere se affidare un nuovo mandato al professionista subentrante oppure rivolgersi a un altro commercialista.

    Come vengono gestiti i compensi professionali?

    Il Codice deontologico disciplina anche le situazioni in cui il sostituto prosegue pratiche già avviate dal collega deceduto.

    Quando sorgono dubbi sulla ripartizione dei compensi, oppure nei casi di rilevante interesse economico, la liquidazione delle somme spettanti ai due professionisti avviene previo parere del Consiglio dell’Ordine.

    Il chiarimento del CNDCEC rafforza quindi un principio: la continuità delle attività urgenti dello studio e la tutela dei clienti non possono dipendere esclusivamente dall’iniziativa degli eredi. L’Ordine può intervenire per garantire una gestione temporanea e ordinata delle pratiche, nel rispetto delle competenze e delle responsabilità previste dal Codice deontologico.

  • Crisi d'impresa

    Sovraindebitamento: quando non serve l’attestazione del professionista

    La circolare ADE n. 9/E del 21 ottobre 2026 chiarisce che la nomina dell'attestatore è sempre facoltativa nelle procedure di sovraindebitamento. 

    Restano obbligatorie le verifiche affidate all'OCC e il controllo del giudice sulla fattibilità del piano.

    Con la circolare n. 9/E del 21 ottobre 2026, Parte II, l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulla disciplina del sovraindebitamento prevista dal DLgs. n. 14/2019, soffermandosi anche sul ruolo del professionista attestatore e sulle verifiche necessarie per accedere alle procedure di composizione della crisi.

    Uno degli aspetti evidenziati riguarda la facoltatività della nomina dell'attestatore, prevista dall'articolo 65, comma 3, del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (CCII).

    Secondo l'Agenzia, l'attestazione sulla fattibilità del piano e sulla veridicità dei dati non rappresenta più un adempimento generalmente indispensabile, diversamente da quanto previsto nel precedente sistema della legge n. 3/2012.

    La mancata presentazione dell'attestazione non costituisce, pertanto, una condizione di inammissibilità della procedura e non può incidere, di per sé, sul giudizio finale degli Uffici fiscali.

    Attestazione facoltativa nelle procedure di sovraindebitamento

    L'articolo 65, comma 3, del CCII stabilisce espressamente che la nomina dell'attestatore è sempre facoltativa, mentre i compiti del commissario giudiziale o del liquidatore sono svolti dall'Organismo di composizione della crisi (OCC).

    La disposizione introduce un sistema più flessibile rispetto alla disciplina previgente.

    Nel regime della legge n. 3/2012, l'attività di attestazione era sostanzialmente incorporata nelle funzioni dell'OCC, chiamato a verificare la veridicità dei dati contenuti nella proposta e ad attestare la fattibilità del piano.

    Con il Codice della crisi, invece, viene operata una distinzione tra le verifiche attribuite all'OCC e l'eventuale intervento di un professionista attestatore.

    La scelta, evidenzia l'Agenzia, risponde all'esigenza di semplificare le procedure e ridurre gli oneri a carico dei debitori sovraindebitati, soprattutto nelle situazioni meno complesse.

    Quando può essere utile l’attestazione del professionista?

    La facoltatività dell'attestazione non significa che il suo intervento sia privo di utilità.

    La circolare precisa che, nelle situazioni caratterizzate da particolare complessità patrimoniale, fiscale o finanziaria, l'attestazione può rappresentare un utile supporto per verificare la concreta attuabilità della proposta.

    In questi casi, il professionista può contribuire all'analisi della fattibilità del piano e dell'attendibilità dei dati e delle informazioni utilizzati.

    Il documento può inoltre agevolare l'attività istruttoria degli Uffici dell'Agenzia delle Entrate, chiamati a valutare la proposta anche sotto il profilo della tutela del credito tributario.

    L'intervento dell'attestatore rimane comunque facoltativo: la particolare complessità della situazione debitoria non determina, di per sé, un obbligo generalizzato di nomina.

    Restano obbligatorie le verifiche dell'OCC

    L'assenza di un attestatore nominato facoltativamente non comporta il venir meno dei controlli previsti dalla normativa.

    L'OCC mantiene un ruolo centrale nella predisposizione della documentazione e nella verifica della situazione economico-patrimoniale del debitore.

    Nella procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore, ad esempio, l'articolo 68 del CCII prevede che alla domanda sia allegata una relazione dell'OCC contenente, tra l'altro:

    • le cause dell'indebitamento e la diligenza del debitore nell'assumere le obbligazioni;
    • le ragioni dell'incapacità di adempiere ai debiti;
    • la valutazione sulla completezza e attendibilità della documentazione presentata;
    • l'indicazione presunta dei costi della procedura.

    Restano inoltre ferme le attestazioni e le verifiche specificamente attribuite dalla legge all'OCC, tra cui quella prevista dall'articolo 67, comma 4, per il pagamento non integrale dei crediti assistiti da privilegio, pegno o ipoteca, in relazione a quanto realizzabile nell'alternativa liquidatoria.

    Occorre quindi distinguere la nomina facoltativa di un attestatore dagli adempimenti che il Codice pone obbligatoriamente a carico dell'OCC.

    Il controllo sulla fattibilità del piano spetta anche al giudice

    La semplificazione documentale è accompagnata da un ruolo più ampio del controllo giudiziale.

    La circolare richiama, in particolare, gli articoli 70, comma 7, e 80, comma 1, del CCII, in materia rispettivamente di ristrutturazione dei debiti del consumatore e di concordato minore.

    In entrambe le procedure, il giudice è chiamato a verificare l'ammissibilità e la fattibilità del piano prima di procedere all'omologazione.

    Pertanto, la mancata nomina dell'attestatore non determina automaticamente l'inammissibilità della domanda, ma non esonera il debitore dal presentare una proposta adeguatamente documentata e concretamente realizzabile.

    Le conseguenze per i professionisti e per gli Uffici fiscali

    Sul piano operativo, i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate consentono di distinguere gli adempimenti indispensabili dalle valutazioni di opportunità.

    Per i professionisti che assistono i debitori sovraindebitati, la possibilità di non ricorrere a un attestatore separato può contribuire a contenere i costi della procedura.

    Nei casi più complessi, invece, il ricorso all'attestazione può rafforzare il supporto documentale della proposta e agevolare le valutazioni dell'Amministrazione finanziaria.

    Per gli Uffici fiscali, il principio è chiaro: l'assenza dell'attestazione facoltativa non può essere considerata, da sola, un elemento ostativo alla proposta.

    Rimane tuttavia necessario valutare la sostenibilità del piano, l'attendibilità della documentazione e il trattamento riservato ai crediti tributari.

    Il chiarimento contenuto nella circolare n. 9/E/2026 conferma quindi l'obiettivo di rendere le procedure di sovraindebitamento meno onerose, senza rinunciare ai controlli posti a tutela dei creditori.

    Allegati:
  • Enti no-profit

    Contributi impianti natatori 2026: domande fino al 9 novembre, requisiti e importi

    Al via le domande per i contributi a fondo perduto destinati alle associazioni e società sportive dilettantistiche che gestiscono impianti natatori. 

    Il Dipartimento per lo Sport ha pubblicato l'avviso datato 8 ottobre che disciplina l'accesso alle risorse stanziate per il 2026, pari complessivamente a 4,4 milioni di euro. 

    Le richieste possono essere presentate dalle ore 12 del 9 ottobre fino alle ore 12 del 9 novembre 2026, attraverso l'apposita piattaforma informatica. Il contributo ordinario varia da 25mila a 60mila euro, in base alle caratteristiche degli impianti, con ulteriori maggiorazioni nei casi previsti dall'avviso.

    La misura è prevista dall'articolo 1, comma 252, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, che ha incrementato il Fondo unico per il sostegno al potenziamento del movimento sportivo italiano per sostenere i gestori di impianti natatori, particolarmente colpiti dalle misure emergenziali e dall'aumento dei costi per l'approvvigionamento energetico.

    I criteri e le modalità di accesso al contributo sono stati individuati con il decreto del Ministro per lo Sport e i Giovani, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, dell'8 maggio 2026.

    Chi può richiedere i contributi per gli impianti natatori

    Possono presentare domanda le associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e le società sportive dilettantistiche (SSD) che soddisfano tutti i requisiti indicati nell'avviso.

    In particolare, i richiedenti devono:

    • essere iscritti al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD) alla data del 31 dicembre 2025.
    • essere in regola con l'affiliazione presso Federazioni sportive, Enti di promozione sportiva o Discipline sportive riconosciute dal CONI o dal CIP.
    • avere come oggetto sociale la gestione di impianti destinati allo svolgimento dell'attività natatoria.
    • disporre di un titolo giuridico che legittimi la gestione esclusiva dell'impianto, come proprietà, contratto di affitto o concessione amministrativa.
    • gestire un impianto natatorio con le caratteristiche tecniche previste dall'avviso.
    • avere almeno 30 tesserati presso Federazioni sportive, Discipline sportive o Enti di promozione sportiva alla data dell'8 maggio 2026.

    Quali piscine sono ammesse al contributo

    L'avviso distingue tra piscine coperte o convertibili e piscine scoperte riscaldate.

    Per le piscine coperte o convertibili, ossia scopribili e copribili con modalità certificata, sono richieste una lunghezza minima della vasca di 20 metri e una superficie di almeno 150 metri quadrati.

    Per le piscine scoperte, invece, è necessario che la vasca sia dotata di un impianto di riscaldamento, abbia una lunghezza minima di 25 metri e una superficie di almeno 400 metri quadrati.

    In quest'ultimo caso è inoltre richiesto che nell'impianto si sia svolta almeno una competizione di un campionato nazionale, in una disciplina e distanza olimpica, riconosciuta e certificata dalla Federazione sportiva nazionale competente, tra il 1° gennaio 2023 e l'8 maggio 2026.

    .

    Quanto spetta: contributi da 25mila a 60mila euro

    L'importo del contributo è determinato sulla base della tipologia e della superficie della piscina.

    Tipologia di impianto Contributo
    Piscina coperta o convertibile da 150 a 249 mq 25.000 euro
    Piscina coperta o convertibile da 250 a 399 mq 40.000 euro
    Piscina coperta o convertibile con superficie superiore a 399 mq 60.000 euro
    Piscina scoperta riscaldata in possesso dei requisiti previsti 60.000 euro

    Le maggiorazioni previste dall'avviso

    Oltre agli importi ordinari, il Dipartimento per lo Sport prevede ulteriori contributi per specifiche categorie di beneficiari.

    Ai soggetti che gestiscono più di un impianto natatorio, dotato di vasca coperta di almeno 250 metri quadrati e situato in sedi o località differenti, è riconosciuto un contributo aggiuntivo pari al 50% degli importi previsti per le fasce da 40mila e 60mila euro.

    Un ulteriore contributo, pari a quello ordinariamente previsto per la tipologia di impianto, è riconosciuto alle associazioni e società sportive con atleti tesserati nelle discipline olimpiche basate sul nuoto e sull'utilizzo delle piscine, che abbiano partecipato, nel periodo indicato dall'avviso, a Giochi Olimpici, Giochi Paralimpici, Campionati del Mondo o Campionati Italiani Giovanili o Assoluti.

    L'avviso precisa che gli importi potranno essere proporzionalmente ridotti o aumentati in relazione al numero delle domande pervenute, nel rispetto delle risorse complessivamente disponibili.

    Come presentare domanda entro il 9 novembre 2026

    Le domande devono essere trasmesse esclusivamente attraverso la piattaforma informatica del Dipartimento per lo Sport, disponibile all'indirizzo:

    Le richieste presentate oltre il termine previsto saranno considerate inammissibili.

    I soggetti interessati devono compilare tutti i campi richiesti dalla piattaforma. Le istruzioni operative relative alle procedure informatiche saranno pubblicate sul sito istituzionale del Dipartimento per lo Sport.

    L'avviso specifica che il corretto inserimento dei dati è responsabilità esclusiva del richiedente. Eventuali inesattezze o discordanze riscontrate durante le verifiche possono determinare l'esclusione dalla procedura.

    Quali documenti allegare alla domanda

    Per accedere al contributo è necessario allegare alla domanda, a pena di inammissibilità, i seguenti documenti:

    • Statuto dell'associazione o della società sportiva richiedente.
    • Dichiarazione asseverata da un professionista abilitato relativa alle dimensioni della vasca o delle vasche per le quali si richiede il contributo.
    • Atto giuridico che attesta la gestione dell'impianto, come contratto di locazione o affitto, atto di concessione, contratto di affitto d'azienda oppure atto di proprietà, in corso di validità e debitamente registrato presso l'Agenzia delle Entrate secondo le disposizioni del DPR 131/1986.

    Il Dipartimento per lo Sport svolgerà l'istruttoria amministrativa per verificare il possesso dei requisiti, previa verifica da parte delle rispettive Federazioni sportive, Discipline sportive ed Enti di promozione sportiva attraverso la piattaforma.

    Non saranno ammesse le domande presentate oltre la scadenza, prive degli allegati obbligatori, presentate da soggetti non ammissibili oppure non validate dagli organismi sportivi competenti.

    Come saranno erogati i contributi

    Il Dipartimento per lo Sport provvederà all'erogazione delle risorse ai beneficiari in possesso dei requisiti attraverso bonifico bancario, per il tramite della Banca Nazionale del Lavoro.

    Il pagamento avverrà su un conto corrente indicato dal beneficiario e intestato allo stesso.

    Il Dipartimento potrà inoltre effettuare controlli, anche a campione, per verificare la veridicità delle dichiarazioni presentate.

    FAQ sui contributi per gli impianti natatori 2026

    Quando scadono le domande per i contributi alle piscine?

    Le domande devono essere presentate entro le ore 12 del 9 novembre 2026, tramite la piattaforma informatica del Dipartimento per lo Sport.

    Qual è l'importo massimo del contributo?

    Il contributo ordinario massimo previsto dall'avviso è di 60.000 euro. Sono previste ulteriori maggiorazioni per i beneficiari che soddisfano specifici requisiti, fermo restando il possibile adeguamento degli importi alle risorse disponibili.

    Le piscine scoperte possono ottenere il contributo?

    Sì, purché siano riscaldate, abbiano una vasca di almeno 25 metri e una superficie minima di 400 metri quadrati e soddisfino gli ulteriori requisiti sportivi previsti dall'avviso.

  • Dichiarazione 770

    770/2026: il codice tributo per le ritenute versate in eccesso

    Il codice tributo 6781 consente ai sostituti d'imposta di utilizzare in compensazione le eccedenze di versamento delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati.

    Le istruzioni del modello 770/2026 chiariscono come individuare il credito nel quadro SX e quali regole rispettare per il suo utilizzo.

    Il codice tributo 6781 viene utilizzato dai sostituti d'imposta per recuperare, mediante compensazione nel modello F24, le eccedenze di versamento delle ritenute relative ai redditi di lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale, risultanti dalla dichiarazione annuale.

    Il codice è stato istituito dall'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 9/E del 18 gennaio 2005 ed è tuttora previsto nelle istruzioni del modello 770/2026, relativo al periodo d'imposta 2025.

    Per utilizzarlo correttamente occorre verificare la natura del credito, la sua esposizione nel quadro SX e gli eventuali obblighi connessi alla compensazione.

    A cosa serve il codice tributo 6781?

    Il codice 6781 identifica le eccedenze di versamento delle ritenute relative ai redditi di lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale che emergono dalla dichiarazione del sostituto d'imposta.

    Può essere utilizzato, ad esempio, quando un datore di lavoro ha versato ritenute fiscali per un importo superiore a quello effettivamente dovuto e l'eccedenza, dopo le opportune verifiche, confluisce nel credito dichiarato.

    Il credito può essere destinato alla compensazione mediante modello F24, secondo le regole previste per i crediti risultanti dalle dichiarazioni fiscali.

    Non tutte le eccedenze di versamento, tuttavia, devono essere recuperate con il codice 6781: la scelta dipende dalla tipologia di ritenuta che ha originato il credito e dalla modalità di recupero applicabile.

    Codice tributo 6781 e modello 770/2026: dove si indica il credito?

    Le istruzioni del modello 770/2026 individuano nel quadro SX la sezione dedicata al riepilogo dei crediti e delle compensazioni dei sostituti d'imposta.

    In particolare, il rigo SX4 contiene le informazioni complessive relative ai crediti risultanti dalla dichiarazione, mentre il rigo SX32 consente di individuare la quota riferita alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente, equiparati e assimilati.

    Il paragrafo 20.1 delle istruzioni prevede sei colonne:

    Colonna 1 – Credito risultante dalla dichiarazione relativa al 2024: riporta il credito residuo derivante dal modello 770/2025.

    Colonna 2 – Credito utilizzato in F24: indica la quota del precedente credito compensata entro la data di presentazione del modello 770/2026, utilizzando il 2024 come anno di riferimento.

    Colonna 3 – Credito da dichiarazione integrativa: riporta il maggior credito derivante dalle dichiarazioni integrative, secondo le indicazioni del quadro DI.

    Colonna 4 – Credito risultante dalla presente dichiarazione: rappresenta il credito complessivo determinato secondo le istruzioni ministeriali.

    Colonna 5 – Credito da utilizzare in compensazione: indica l'importo che il sostituto intende compensare mediante modello F24.

    Colonna 6 – Credito di cui si chiede il rimborso: riporta la quota destinata al rimborso, che non può coincidere con quella già scelta per la compensazione.

    Il rigo SX4 permette quindi di determinare il credito complessivo, ma non è sufficiente, da solo, per individuare il codice tributo con cui utilizzarlo.

    Nel rigo SX32, colonna 2, deve essere indicata la quota del credito esposta in SX4, colonna 5, derivante dalle ritenute sui redditi di lavoro dipendente, equiparati e assimilati.

    Il rigo può comprendere anche crediti da ritenute su pignoramenti presso terzi, quando il flusso “altre ritenute” viene trasmesso insieme a quello relativo al lavoro dipendente.

    La colonna 1 di SX32 è riservata ai soggetti che partecipano al consolidato fiscale e che cedono, in tutto o in parte, il credito alla società consolidante.

    Le istruzioni stabiliscono che il credito residuo, calcolato sottraendo la colonna 1 dalla colonna 2 del rigo SX32, deve essere utilizzato in compensazione nel modello F24 con il codice tributo 6781.

    Per gli enti che utilizzano il modello F24EP è previsto il corrispondente codice 166E.

    In sintesi, il percorso dichiarativo da seguire è:

    SX4, colonna 5 → SX32, colonna 2 → credito residuo da compensare con codice 6781.

    Quando si può utilizzare il codice tributo 6781?

    La possibilità di utilizzare il codice 6781 deve essere valutata in relazione all'origine del credito e alle disposizioni che regolano le compensazioni.

    Per il modello 770/2026, relativo all'anno d'imposta 2025, il quadro SX riepiloga le eccedenze e i crediti risultanti dalla dichiarazione, compresi quelli provenienti dall'anno precedente.

    Il credito destinato alla compensazione deve essere correttamente determinato e riportato negli appositi righi.

    Una disciplina specifica è inoltre prevista per i maggiori crediti derivanti da dichiarazioni integrative.

    Nel paragrafo 17, relativo al quadro DI, le istruzioni del modello 770/2026 prevedono che i crediti individuati con la nota A, derivanti da ritenute di lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale, siano riportati nel rigo SX4, colonna 3.

    Per questa specifica categoria, le istruzioni indicano espressamente la possibilità di utilizzare il credito in compensazione dal 1° gennaio 2026, con il codice tributo 6781 oppure, nel modello F24EP, con il codice 166E.

    La data indicata riguarda la fattispecie disciplinata dal quadro DI e non deve essere automaticamente estesa a tutte le eccedenze di versamento.

    È quindi necessario distinguere il credito ordinario risultante dal quadro SX dai maggiori crediti derivanti dalle dichiarazioni integrative.

    Codice tributo 6781: serve il visto di conformità?

    Le istruzioni del modello 770/2026 richiamano l'articolo 1, comma 574, della legge n. 147/2013, secondo cui l'utilizzo in compensazione orizzontale dei crediti risultanti dalla dichiarazione dei sostituti d'imposta per importi superiori a 5.000 euro annui è subordinato all'apposizione del visto di conformità.

    In alternativa, nei casi consentiti, è possibile utilizzare la sottoscrizione della dichiarazione da parte del soggetto incaricato del controllo contabile.

    È quindi importante verificare l'importo complessivo del credito che si intende compensare, poiché il superamento della soglia comporta ulteriori adempimenti.

    Qual è la differenza tra i codici tributo 6781, 6782 e 6783?

    L'Agenzia delle Entrate distingue le eccedenze di versamento in base alla natura delle ritenute da cui derivano.

    Codice tributo Tipologia di credito
    6781 Eccedenze relative a lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale
    6782 Eccedenze relative a lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi
    6783 Eccedenze relative a redditi di capitale

    La distinzione è particolarmente importante quando il sostituto d'imposta presenta il modello 770 attraverso flussi separati.

    La scelta del codice tributo deve essere coerente con la categoria di ritenute che ha generato il credito e con le risultanze del quadro SX.

  • Agricoltura

    Agrivoltaico PNRR: via alle rendicontazione delle spese, scadenze e istruzioni GSE

    Dal 15 ottobre 2026, alle ore 12, è attiva sul Portale Agrivoltaico del GSE la procedura per comunicare l'entrata in esercizio degli impianti e rendicontare le spese sostenute nell'ambito della misura PNRR Sviluppo agro-voltaico. 

    La funzionalità consente ai beneficiari ammessi agli incentivi di presentare la documentazione necessaria per il riconoscimento delle agevolazioni.

    Le istruzioni sono contenute nella Guida operativa GSE di ottobre 2026, che chiarisce termini, modalità di comunicazione e condizioni per il mantenimento degli incentivi.

    Agrivoltaico PNRR: chi può accedere e quali sono gli incentivi?

    La misura, disciplinata dal DM 22 dicembre 2023, n. 436, e dalle successive modifiche, sostiene la realizzazione di sistemi agrivoltaici che integrano produzione di energia rinnovabile e attività agricole o pastorali.

    Le agevolazioni comprendono:

    • contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili;
    • tariffa incentivante sull'energia elettrica netta immessa in rete.

    La procedura riguarda gli impianti ammessi alle agevolazioni, per i quali sia stato sottoscritto l'Atto d'Obbligo a seguito della pubblicazione degli Atti di Concessione.

    Il quadro normativo comprende anche le Regole operative Facility Agrivoltaico, adottate il 30 marzo 2026 nell'ambito della revisione del PNRR.

    Quali sono le scadenze per comunicare l’entrata in esercizio?

    La comunicazione deve essere presentata entro 30 giorni dall'entrata in esercizio dell'impianto.

    Per gli impianti già operativi al 15 ottobre 2026, il termine decorre dall'attivazione della nuova funzionalità GSE.

    Restano inoltre previsti due termini:

    Il mancato rispetto dei termini può determinare la decadenza dai benefici, secondo le condizioni applicabili.

    In caso di comunicazione tardiva, il GSE attribuisce come data di entrata in esercizio commerciale il primo giorno del mese successivo alla comunicazione, con le conseguenze previste sul riconoscimento della tariffa.

    Come funziona la rendicontazione delle spese agrivoltaico?

    La rendicontazione avviene a costi reali, mediante l'inserimento sul portale dei contratti, delle fatture e delle attestazioni di pagamento.

    Tra le spese indicate nelle linee guida sulla misura figurano:

    realizzazione degli impianti agrivoltaici;

    sistemi di accumulo e monitoraggio;

    opere e costi di connessione alla rete;

    progettazione, direzione lavori e collaudi, entro i limiti previsti.

    L'ammissibilità delle spese e i relativi termini devono essere verificati secondo le Linee guida GSE per la rendicontazione e il controllo delle spese.

    Quali documenti bisogna trasmettere al GSE?

    La comunicazione di entrata in esercizio costituisce richiesta di riconoscimento degli incentivi e deve essere trasmessa esclusivamente attraverso il Portale Agrivoltaico.

    È richiesta una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, secondo il modello previsto dalle Regole operative Facility, accompagnata dalla documentazione prescritta, compresi i giustificativi necessari alla rendicontazione.

    Non sono accettate comunicazioni tramite PEC, e-mail o altri canali.

    Quando si può richiedere l'anticipo del 30%?

    Il GSE ha annunciato per novembre 2026 l'attivazione della procedura per richiedere un'anticipazione fino al 30% del contributo massimo concedibile.

    La domanda dovrà essere trasmessa attraverso il portale PURS e sarà riservata alle iniziative con Atto d'Obbligo sottoscritto e avvio dei lavori comunicato.

    Sono previste specifiche garanzie, mediante fideiussione bancaria o assicurativa oppure deposito cauzionale infruttifero.

    Quali obblighi restano dopo l'entrata in esercizio?

    I beneficiari devono garantire la continuità dell'attività agricola o pastorale per tutto il periodo di incentivazione.

    Il monitoraggio decorre dall'entrata in esercizio e comprende la relazione agronomica asseverata, da trasmettere annualmente entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, secondo le modalità GSE.

  • Crisi d'impresa

    Crisi d’impresa: sovraindebitamento e esdebitazione, commento ADE

    La Circolare n 9/2026 publbicata in data 21 ottobre sul proprio sito internet è dedicata agli istituti del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (Dlgs n. 14/2019) che presentano profili di interesse per l’Amministrazione finanziaria.

    Il documento di prassi, disponibile in veste definitiva, recepisce i contributi pervenuti dagli operatori nell’ambito della consultazione pubblica avviata il 26 giugno e conclusasi il 24 luglio 2026.

    In particolare, la circolare esamina il sovraindebitamento e l’esdebitazione, con riguardo a:

    • disposizioni di carattere generale (artt. 65-66),
    • ristrutturazione dei debiti del consumatore (artt. 67-73), 
    • concordato minore (artt. 74-83), 
    • liquidazione controllata del sovraindebitato (artt. 268-277) 
    • esdebitazione (artt. 278-283)

    Sovraindebitamento ed esdebitazione: i soggetti interessati

    Le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento sono destinate ai debitori che si trovano in condizioni di crisi o insolvenza e non sono assoggettabili alla liquidazione giudiziale.

    La circolare individua, tra i soggetti interessati:

    • Consumatori;
    • Professionisti;
    • Imprenditori minori e agricoli;
    • Start-up innovative;
    • Altri debitori individuati dall’articolo 2, comma 1, lettera c), del Codice.

    Gli strumenti principali sono la ristrutturazione dei debiti del consumatore, il concordato minore e la liquidazione controllata. 

    La circoalre riporta l'art. 65 che reca Ambito di applicazione delle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento
    “1. I debitori di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c) possono proporre soluzioni della crisi da sovraindebitamento secondo le norme del presente capo o del titolo V, capo IX.
    2. Si applicano, per quanto non specificamente previsto dalle disposizioni del presente capo, le disposizioni del titolo III, ad eccezione dell’articolo 44, in quanto compatibili.
    3. I compiti del commissario giudiziale o del liquidatore nominati nelle procedure di cui al comma 1 sono svolti dall’OCC. La nomina dell’attestatore è sempre facoltativa.
    4. Abrogato.
    4-bis. Ai fini della redazione delle relazioni da allegare alla domanda gli OCC possono accedere ai dati contenuti nell’anagrafe tributaria, compresa la sezione prevista dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, nei sistemi di informazioni creditizie, nelle centrali rischi e nelle altre banche dati pubbliche, ivi compreso l’archivio centrale informatizzato di cui all’articolo 30-ter, comma 2, del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, nel rispetto delle disposizioni contenute nel codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e del codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti, approvato dal Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101”

    Come funziona la ristrutturazione dei debiti del consumatore?

    La ristrutturazione consente al consumatore sovraindebitato di proporre, con l’ausilio dell’Organismo di composizione della crisi (OCC), un piano che definisce tempi e modalità di pagamento dei debiti.

    Il piano può prevedere il soddisfacimento anche parziale e differenziato dei creditori.

    Un elemento centrale è che l’omologazione non richiede il voto favorevole dei creditori, ma è rimessa alla valutazione del tribunale.

    L’Agenzia approfondisce anche la durata dei piani e la possibilità di prevedere pagamenti pluriennali, da valutare in relazione alla convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria.

    Sovraindebitamento familiare: è possibile presentare un’unica domanda?

    L’articolo 66 del Codice consente ai membri della stessa famiglia di presentare un’unica domanda quando sono conviventi oppure quando il sovraindebitamento ha un’origine comune.

    La procedura permette una gestione coordinata delle difficoltà economiche familiari, pur mantenendo distinte le masse attive e passive dei singoli debitori.

    La circolare chiarisce inoltre le modalità di coordinamento dei procedimenti e il ruolo del giudice competente. 

    Concordato minore: quali chiarimenti fornisce la circolare?

    Il concordato minore è rivolto principalmente a professionisti, imprenditori minori, imprenditori agricoli e altri soggetti ammessi dalla disciplina.

    Tra i chiarimenti principali, l’Agenzia recepisce l’orientamento della Cassazione secondo cui l’imprenditore cancellato dal Registro delle imprese non può accedere al concordato minore, anche se individuale o se propone un concordato liquidatorio.

    Inoltre, per il concordato minore non è richiesta la proposta di transazione fiscale prevista dall’articolo 88 del Codice. Devono tuttavia essere rispettate le garanzie sostanziali previste per i crediti tributari e previdenziali. 

    Liquidazione controllata: quale ruolo ha il Fisco?

    La liquidazione controllata disciplina la gestione del patrimonio del debitore sovraindebitato mediante una procedura concorsuale.

    La circolare esamina le modalità di apertura, la formazione del passivo, l’attività del liquidatore e la chiusura della procedura.

    Particolare attenzione è dedicata agli adempimenti degli uffici dell’Agenzia delle Entrate, soprattutto per la ricostruzione delle posizioni debitorie e l’insinuazione dei crediti tributari nel passivo.

    Esdebitazione: quando è possibile liberarsi dai debiti fiscali?

    L’esdebitazione consiste nella liberazione del debitore dai debiti rimasti insoddisfatti nell’ambito di una procedura di liquidazione giudiziale o di liquidazione controllata.

    Come stabilito dall’articolo 278 del Codice della crisi, il beneficio comporta l’inesigibilità dei crediti residui nei confronti del debitore esdebitato.

    Tale effetto può riguardare anche i debiti di natura tributaria, nel rispetto delle condizioni e delle esclusioni previste dalla disciplina.

    L’esdebitazione non determina, tuttavia, la liberazione degli altri soggetti eventualmente obbligati. 

    Restano infatti salvi i diritti dei creditori nei confronti di coobbligati, fideiussori e obbligati in via di regresso.

    Quali debiti sono esclusi dall’esdebitazione?

    Non tutti i debiti possono essere ricompresi nel beneficio. 

    L’articolo 278, comma 7, del Codice individua alcune categorie di obbligazioni escluse dall'esdebitazione.

    Tra queste rientrano:

    • gli obblighi di mantenimento e alimentari;
    • i debiti derivanti dal risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale;
    • le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.

    Con riferimento alle sanzioni amministrative tributarie, assume quindi rilievo la loro natura, distinguendo quelle accessorie al debito principale dalle sanzioni autonome.

    Quando si può ottenere l’esdebitazione nella liquidazione controllata?

    L’articolo 282 del Codice disciplina l’esdebitazione nell’ambito della liquidazione controllata.

    Il beneficio opera a seguito del provvedimento di chiusura della procedura oppure, anteriormente, decorsi tre anni dalla sua apertura, purché ricorrano le condizioni previste dalla legge.

    L’esdebitazione è dichiarata dal tribunale con decreto motivato, su istanza del debitore o su segnalazione del liquidatore.

    La disciplina prevede inoltre specifiche condizioni ostative al riconoscimento del beneficio, legate, tra l’altro, a determinate condotte del debitore.

    La circolare n 9/2026 riporta l'art 278 con oggetto e ambito dell'esdebitazione: 

    1. L’esdebitazione consiste nella liberazione dai debiti e comporta la inesigibilità dal debitore dei crediti rimasti insoddisfatti nell’ambito di una procedura di liquidazione giudiziale o di liquidazione controllata. Con l’esdebitazione vengono meno le cause di ineleggibilità e di decadenza collegate all’apertura della liquidazione giudiziale.
    2. Nei confronti dei creditori per fatto o causa anteriori che non hanno partecipato al concorso l’esdebitazione opera per la sola parte eccedente la percentuale attribuita nel concorso ai creditori di pari grado.
    3. Possono accedere all’esdebitazione, secondo le norme del presente capo, tutti i debitori di cui all’articolo 1, comma 1.
    4. Se il debitore è una società o altro ente, le condizioni stabilite nell’articolo 280 devono sussistere nei confronti dei soci illimitatamente responsabili e dei legali rappresentanti.
    5. L’esdebitazione della società ha efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili.
    6. Sono salvi i diritti vantati dai creditori nei confronti dei coobbligati e dei fideiussori del debitore, nonché degli obbligati in via di regresso. Restano esclusi dall’esdebitazione:
    a) gli obblighi di mantenimento e alimentari;
    b) i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, nonché le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessori a debiti estinti”.

    Esdebitazione del debitore incapiente: chi può beneficiarne?

    Un istituto specifico è rappresentato dall’esdebitazione del sovraindebitato incapiente, disciplinata dall’articolo 283 del Codice della crisi.

    La disposizione si rivolge alla persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno in prospettiva futura. Il beneficio può essere concesso una sola volta.

    La normativa tiene conto anche della situazione reddituale e familiare del debitore, prevedendo criteri per valutare l’effettiva impossibilità di destinare risorse al soddisfacimento dei creditori.

    La domanda deve essere presentata al giudice competente tramite l’Organismo di composizione della crisi (OCC), corredata dalla documentazione prevista.

    Che cosa succede se il debitore incapiente ottiene nuove risorse?

    L'esdebitazione dell'incapiente non esclude ogni successivo obbligo verso i creditori. L’articolo 283 prevede infatti che, se entro tre anni dal decreto del giudice sopravvengono utilità che consentano l’utile soddisfacimento dei creditori, il debito resta esigibile nei limiti e alle condizioni stabiliti dalla norma.

    Non sono considerate utilità sopravvenute, a questi fini, i finanziamenti ricevuti dal debitore.

    Per tutti gli appronondimenti, la Circolare n 9/2026 contiene il commento alle norme del codice della crisi d'impresa

  • Agevolazioni per le Piccole e Medie Imprese

    Incentivo filiera del libro 2026: domande dal 4 novembre

    Dal 4 novembre 2026 alle ore 12.00 apre lo sportello per l’Incentivo per la filiera del libro, la nuova agevolazione destinata a PMI, Enti del Terzo Settore, associazioni e fondazioni che operano nell’editoria e nella produzione e commercializzazione di libri.

    La misura dispone di 7.406.027,75 euro e riconosce un contributo a fondo perduto fino all’80% delle spese ammissibili, con un massimo di 75.000 euro per beneficiario. Le domande saranno valutate anche secondo l’ordine cronologico di presentazione e potranno essere inviate fino all’esaurimento delle risorse. 

    Incentivo filiera del libro: quanto spetta

    L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto, in conto impianti e diretto alla spesa, pari a un massimo dell’80% dei costi ammissibili. Il contributo non può comunque superare 75.000 euro. 

    Il programma di investimento può prevedere spese ammissibili fino a 100.000 euro e deve essere realizzato in un’unità locale situata in Italia. Attenzione quindi al doppio limite: anche per un progetto da 100.000 euro, l’agevolazione non potrà superare 75.000 euro. 

    Il beneficiario deve assicurare la copertura della quota residua con mezzi propri o finanziamenti esterni privi di altre agevolazioni pubbliche. Gli aiuti sono concessi nell’ambito del regime de minimis e sono cumulabili con altre agevolazioni, purché non vi sia un doppio finanziamento dello stesso costo. 

    Chi può presentare domanda

    Possono accedere all’incentivo:

    • micro, piccole e medie imprese, comprese ditte individuali, società, cooperative e imprese sociali;
    • Enti del Terzo Settore, associazioni e fondazioni che esercitano attività economica in forma imprenditoriale.

    I soggetti devono risultare costituiti e attivi da almeno due anni e svolgere, sempre da almeno due anni e in via prevalente, una delle attività ammesse. Sede legale e unità locale interessata dall’investimento devono essere in Italia. 

    Per ETS, associazioni e fondazioni è richiesta l’iscrizione, anche in corso, al RUNTS nei casi previsti dall’Avviso.

    Quali codici ATECO sono ammessi

    L’allegato individua sei attività secondo la classificazione ATECO 2025: 

    Codice ATECO Attività
    58.11.00 Edizione di libri
    18.12.00 Altra stampa
    18.13.00 Lavorazioni preliminari alla stampa e ai media
    18.14.00 Legatoria e servizi connessi
    47.61.00 Commercio al dettaglio di libri
    46.49.21 Commercio all’ingrosso di libri

    Sono escluse, tra le altre, le attività legate all’edizione di quotidiani, riviste e periodici, videogiochi e software. 

    Quali spese finanzia l’incentivo per la filiera del libro

    Il bando finanzia programmi destinati ad ampliare e riqualificare attività esistenti, migliorandone competitività, innovazione e digitalizzazione.

    Tra le spese di investimento ammissibili rientrano:

    • macchinari, impianti e attrezzature nuovi;
    • software, brevetti, licenze, marchi, certificazioni, know-how e conoscenze tecniche;
    • opere murarie entro il 20% delle spese di investimento ammissibili.

    È finanziabile anche il capitale circolante fino al 20% degli investimenti ammissibili, per materie prime e merci, servizi, godimento di beni di terzi e personale dipendente. 

    Le spese devono essere sostenute dopo la presentazione della domanda e il progetto deve essere concluso e rendicontato entro 18 mesi dal provvedimento di concessione. I pagamenti devono essere tracciabili.

    Come vengono valutate le domande

    • Non basta rispettare i requisiti formali. Invitalia attribuisce un punteggio al progetto sulla base di quattro aree: competenze del proponente e nuova occupazione, mercato e strategie, innovazione e impatto sulla filiera, sostenibilità finanziaria.

    Il punteggio massimo è 24 punti e per essere ammessi occorre raggiungerne almeno 12, rispettando anche le soglie minime previste per ciascuna area. Sono premiati, tra l’altro, l’assunzione di personale, l’innovazione di prodotto o processo, l’impatto sulla promozione della lettura e la valorizzazione dei processi di stampa su carta. 

    Domanda dal 4 novembre 2026: come presentarla

    La domanda deve essere trasmessa esclusivamente online sul sito Invitalia dalle ore 12.00 del 4 novembre 2026 e fino all’esaurimento delle risorse.

    Servono SPID o CIE, firma digitale e PEC. Alla domanda devono essere allegati, tra l’altro, il piano dell’iniziativa, le dichiarazioni sui requisiti e sugli aiuti de minimis e gli ultimi due bilanci, situazioni contabili o dichiarazioni dei redditi. Ciascun proponente può presentare una sola domanda. 

    Un elemento da considerare è la tempistica: le agevolazioni sono concesse seguendo l’ordine cronologico di presentazione e valutazione delle istanze, nei limiti delle risorse disponibili. L’istruttoria è prevista entro 60 giorni, salvo sospensioni per integrazioni documentali. 

    Contributi filiera del Libro: FAQ

    Quanto può ottenere un’impresa?
    Fino all’80% delle spese ammissibili, con un tetto di 75.000 euro.

    Quando apre la domanda?
    Alle ore 12.00 del 4 novembre 2026, esclusivamente tramite la piattaforma Invitalia.

    Il contributo è automatico?
    No. Oltre ai requisiti di accesso, il progetto deve superare la valutazione di merito e raggiungere almeno 12 punti su 24, oltre alle soglie minime previste per ogni criterio.