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Correttivo Omnibus: novità per i crediti ceduti dei professionisti
In data 21 luglio è stato inviato il testo del Decreto legislativo Omnibus alle commissioni parlamentari per l'iter finale di approvazione.
Il Correttivo Omnibus era stato approvato, ricordiamolo, il 10 giugno in via preliminare dal Governo e contiene “Disposizioni integrative e correttive in materia di imposte sui redditi, di imposta sulle successioni e donazioni, di imposta sul valore aggiunto, di accise nonché in materia di controlli, di adempimento collaborativo e di semplificazione”.
Vediamo le novità per la cessione dei crediti dei professionisti.
Trattamento fiscale proventi da cessione o compensazione dei crediti d’imposta
In sintesi, l’articolo 3 del Decreto Omnibus stabilisce che costituiscono reddito di lavoro autonomo i differenziali positivi derivanti dalla cessione o dall’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta diversi da quelli che derivano dalla liquidazione delle imposte, ivi inclusi quelli relativi agli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e di ristrutturazione edilizia.
Tali differenziali positivi sono soggetti ad imposta sostitutiva (26 per cento), qualora non costituiscano il corrispettivo di una prestazione artistica o professionale (che invece concorre a formare il reddito di lavoro autonomo per la parte corrispondente alle somme compensate in ciascun periodo d’imposta).
Si precisa che, in caso di compensazione, tali differenziali siano pari alla parte del costo (o valore di acquisto) proporzionalmente corrispondente alle somme compensate nel periodo d’imposta (comma 1).
Tali disposizioni si applicano ai crediti d’imposta acquistati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo ovvero su scelta del contribuente, previa presentazione di apposita dichiarazione integrativa, ai crediti d’imposta già acquistati a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024 (comma 2).Determinazione del reddito di lavoro autonomo: novità in arrivo
L'articolo 3, comma 1, inserisce due nuovi (commi 3- quater e 3-quinquies) all’articolo 54 (rubricato “Determinazione del
reddito di lavoro”) del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 volte a definire il trattamento fiscale dei differenziali positivi derivanti dalla cessione o dall’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta.
Nello specifico, si stabilisce che costituiscono reddito i differenziali positivi derivanti dalla cessione o dalla compensazione di crediti d’imposta diversi da quelli emergenti dalla liquidazione delle imposte.Sono altresì ricompresi i crediti d’imposta relativi agli incentivi per gli interventi di cui all’articolo 121, comma 2, del decreto-legge n. 34 del 2020, ovverosia quelli relativi:
- al recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, comma 1, lettere a), b) e d), del TUIR);
- all’efficienza energetica (articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013);
- all’adozione di misure antisismiche (articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies, del decreto-legge n. 63 del 2013);
- al recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna (articolo 1, commi 219 e 220, della legge n. 160 del 2019);
- all’installazione di impianti fotovoltaici (articolo 16-bis, comma 1, lettera h) del TUIR), ivi compresi gli interventi di cui ai commi 5 (installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici ovvero di impianti fotovoltaici su strutture pertinenziali agli edifici) e 6 (installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici) dell’articolo 119 del medesimo decreto-legge n. 34 del 2020;
- all’installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici (articolo 16-ter del decreto-legge n. 63 del 2013);
- al superamento ed eliminazione di barriere architettoniche (articolo 119-ter del medesimo decreto-legge n. 34 del 2020).
Crediti in compensazione: come si determina il differenziale
Per quanto concerne il criterio di determinazione dei differenziali, la norma precisa che, in caso di compensazione, questi sono determinati con riferimento alla parte del costo (o valore di acquisto) proporzionalmente corrispondente alle somme compensate nel periodo d’imposta.
Il nuovo comma 3-quinquies definisce le modalità di tassazione dei differenziali positivi, di cui al nuovo comma 3-quater, derivanti dalla cessione o dalla compensazione di crediti d’imposta, nei termini che seguono:- i differenziali positivi sono soggetti all’imposta sostitutiva con la medesima aliquota del 26 per cento prevista per i redditi diversi dall’articolo 5 del decreto legislativo n. 461 del 1997. L’imposta sostitutiva deve essere corrisposta, mediante versamento diretto, nei termini e nei modi previsti per il versamento a saldo delle imposte sui redditi dovute in base alla dichiarazione;
- i crediti di imposta che costituiscono il corrispettivo di una prestazione artistica o professionale concorrono alla formazione del reddito di lavoro autonomo per la parte corrispondente alle somme compensate in ciascun periodo d’imposta.
Si precisa che i proventi derivanti da tali operazioni rientrano fra i redditi di lavoro autonomo, di cui all’articolo 54, comma 1, del TUIR, in proporzione alla quota compensata nel caso di crediti d’imposta compensati, e che tali proventi sono soggetti a una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con la stessa aliquota prevista per l’imposta sostitutiva di cui all’articolo 5 del d.lgs. n. 461 del 1997 (26 per cento).
Nella nuova norma si precisa che concorrono, comunque, alla formazione del reddito di lavoro autonomo i crediti che costituiscono il compenso dell’attività artistica o professionale prestata.
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Forfettari, stop allo sconto di un anno sugli accertamenti dal 2026
Cambiano le regole sui controlli per chi applica il regime forfettario. L’articolo 20 del Correttivo Omnibus elimina il vantaggio sui termini di accertamento riconosciuto ai contribuenti con fatturato composto esclusivamente da fatture elettroniche. La disposizione, non ancora definitiva, avrebbe effetto dal periodo d’imposta 2026.
Forfettari e termini di decadenza: novità nel Correttivo Omnibus
Per i contribuenti in regime forfettario potrebbe venire meno uno dei vantaggi collegati all’utilizzo esclusivo della fatturazione elettronica.
L’articolo 20 dello schema di Correttivo Omnibus alla riforma fiscale prevede infatti l’eliminazione della riduzione di un anno dei termini entro i quali l’Agenzia delle Entrate può notificare gli avvisi di accertamento.
La novità avrebbe effetto sui controlli relativi ai periodi d’imposta dal 2026 in avanti. Il testo, approvato in via preliminare dal Governo, è però ancora sottoposto all’esame delle Commissioni parlamentari e potrà essere modificato prima dell’approvazione definitiva.
In sintesi
Regola attuale: per i forfettari con fatturato composto esclusivamente da fatture elettroniche, il termine di accertamento è ridotto di un anno.
Novità proposta: il Correttivo elimina questa riduzione.
Decorrenza: la modifica riguarda i periodi d’imposta dal 2026.
Stato del provvedimento: il testo non è ancora definitivo.
Qual è il vantaggio previsto oggi per i forfettari
L’articolo 1, comma 74, della Legge n. 190/2014 stabilisce che, per i contribuenti in regime forfettario con fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche, il termine di decadenza per la notifica degli avvisi di accertamento è ridotto di un anno.
La disposizione era stata introdotta per incentivare l’utilizzo della fatturazione elettronica e permettere all’Amministrazione finanziaria di acquisire più rapidamente i dati delle operazioni effettuate.Cosa cambia con il Correttivo fiscale
L’articolo 20 del Correttivo propone di cancellare la parte della norma che riconosce la riduzione di un anno.
In caso di approvazione definitiva, anche i contribuenti forfettari che emettono esclusivamente fatture elettroniche saranno quindi soggetti agli ordinari termini di accertamento.
L’eliminazione del beneficio avrebbe effetto sui controlli relativi ai periodi d’imposta dal 2026 in avanti.
La relazione illustrativa collega la modifica all’estensione generalizzata dell’obbligo di fatturazione elettronica ai contribuenti forfettari, scattata il 1° gennaio 2024.
Secondo il Governo, essendo la fatturazione elettronica diventata obbligatoria, sarebbe venuta meno la ragione per riconoscere un termine di accertamento più breve a chi la utilizza.
L’intervento viene quindi presentato come una misura di semplificazione e razionalizzazione della disciplina dei controlli fiscali.Cosa devono fare i contribuenti forfettari
La disposizione non introduce un nuovo adempimento immediato per professionisti e imprese in regime forfettario.
Il principale effetto è l’allungamento del periodo durante il quale l’Amministrazione finanziaria potrà effettuare i controlli. Diventa quindi ancora più importante conservare correttamente fatture, dichiarazioni, registrazioni e documentazione relativa ai requisiti di accesso e permanenza nel regime.
Occorrerà comunque attendere l’approvazione definitiva del decreto per verificare se il testo dell’articolo 20 sarà confermato senza modifiche. -
CU massive dal 22 luglio: l’ADE informa del nuovo servizio
Dal 22 luglio gli intermediari abilitati possono scaricare in modo massivo le CU 2024/2025 con il nuovo servizion di interoperabilità.
Con il Provvedimento n. 200918 del 6 lgulio le Entrate hanno pubblicato le regole e le specifiche tecniche per l’acquisizione dei dati utilizzando i servizi erogati secondo il modello Application Programming Interface – API “servizi di interoperabilità” disponibili all’interno della Piattaforma API management.
In particolare, API è il sistema tecnologico per l’erogazione dei servizi attivato con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 118366 del 4 aprile 2023.
Le modalità di utilizzo della Piattaforma sono descritte nelle specifiche tecniche approvate con il presente provvedimento (Allegato 1).
API del Fisco: chi ha accesso e come
Il provvedimento in oggetto ha specificato che ciascun utente, all’interno dell’area riservata del sito internet vdell’Agenzia delle entrate, in funzione del proprio profilo autorizzativo (tipologia di utenza), consulta il catalogo dei servizi di interoperabilità, erogati tramite la Piattaforma, per i quali può richiedere l’attivazione, previa adesione alle condizioni generali di utilizzo, specifiche per ciascuna tipologia di servizio API.
Le modalità di utilizzo di ciascun servizio di interoperabilità reso disponibile sono descritte nelle specifiche tecniche pubblicate sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.Il provvedimento approva anche le specifiche tecniche che definiscono le modalità di utilizzo della Piattaforma.
L'Agenzia con il provvedimento ha annunciato che il primo servizio reso disponibile è quello che consente lo scarico massivo delle CU relative agli anni d’imposta 2025 e 2024 e dal 22 luglio lo ha reso operativo agli intermediari abilitati, pubblicando anche una utile guida in merito, clicca qui per scaricarla.
I servizi di interoperabilità possono essere utilizzati dai soggetti registrati ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate,
Entratel e FisconlinePiù in dettaglio, ciascun servizio può essere fruito integrando i propri sistemi gestionali con le “chiamate”, ossia le funzioni informatiche con le quali i servizi stessi possono essere invocati.
Le modalità di utilizzo devono rispettare le specifiche tecniche generali della Piattaforma e quelle di ciascun servizio.
Allegati:
L’elenco dei servizi di interoperabilità che ciascun utente può attivare è disponibile all’interno del servizio “Catalogo dei servizi di interoperabilità” disponibile nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle entrate. -
Cartelle di Comuni e Regioni, rottamazione al via: chi potrà presentare domanda
L'Agenzia della Riscossione ha pubblicato in data 9 giugno il Modello per la rottamazione dei tributi locali.
Ricordiamo che la Legge di conversione del Dl Fiscale ha previsto la misura agevolativa.
Si tratta della possibilità per i Comuni di aderire alla rottazione quinquies per i propri tributi locali affidati all'ADER.
La conversione in legge del DL n 63/2026 contiene tra le altre norme la conferma della proroga di alcuni termini relativi all’estensione della rottamazione-quinquies agli enti territoriali.
Il calendario della rottamazione-quinquies era inizialmente stringente e anche l’IFEL con una nota si era espresso con richiesta per ammorbidirlo.
Il DL 63/2026 individua nuovi termini per la procedura vediamoli di seguito.
Rottamazione per tributi locali: che cos’è
La Legge n. 88/2026, di conversione del DL n. 38/2026, ha introdotto importanti novità in materia fiscale.
In particolare, l'articolo 10-quinquies, prevede l’estensione della Definizione agevolata delle cartelle (cosiddetta Rottamazione-quinquies) anche a tutti i debiti, tributari e non, con esclusione di quelli derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti, risultanti dai carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al dicembre 2023 dalle Regioni e dagli enti locali.
L’applicazione della misura agevolativa è subordinata all’adozione da parte dell’ente interessato, secondo le forme prescritte dalla legislazione vigente, di un apposito provvedimento da pubblicare sul proprio sito istituzionale e trasmettere ad Agenzia delle entrate-Riscossione entro il 30 giugno 2026, termine prorogato al 31 luglio, secondo le modalità che la stessa Agenzia pubblicherà sul proprio sito internet.
Rottamazione degli enti territoriali: il calendario da sapere
Con la legge n 113/2026 di conversione del DL n 63/2026 si prevede che:
- a decorrere dal 15 ottobre 2026 e non dal 15 settembre 2026, l’agente della riscossione rende disponibili ai debitori, nell’area riservata del proprio sito internet istituzionale, i dati necessari a individuare i carichi definibili;
- tra il 16 ottobre 2026 e il 15 dicembre 2026 e non tra il 16 settembre e il 31 ottobre 2026, il debitore presenta la dichiarazione con cui manifesta all’agente della riscossione la propria volontà di procedere alla definizione, con modalità esclusivamente telematiche;
- il pagamento delle somme dovute per la definizione è effettuato in un’unica soluzione entro il 31 marzo 2027 e non entro il 31 gennaio 2027, oppure in un massimo di cinquantaquattro rate bimestrali di pari importo;
- entro il 28 febbraio 2027 e non entro il 31 dicembre 2026, l’agente della riscossione invia ai debitori la comunicazione con l’ammontare complessivo delle somme dovute per la definizione, l’importo delle singole rate e le relative scadenze;
Per gli enti territoriali ( Comuni e Regioni) possibilità di aderire entro il 31 luglio.
Rottamazione enti locali: modello per i comuni e data per la domande
Il 9 giugno, l'Ader ha pubblicato il modello ufficiale da utilizzare per l'adesione da parte dei comuni.
Scarica qui il Modello Rottamazione quinquies per l'adesione da parte degli Enti
Il comunicato stampa della Riscossione oltre a riepilogare tutte le regole per aderire ha reso disponibile il Modello della Rottamazione quinquies dei tributi locali da inviare da parte dei comuni e solo allora i contribuenti potranno aderire.
In partcolare, dal 16 settembre sul sito di AdeR, dopo che l’ente territoriale abbia adottato e comunicato l’applicazione della Rottamazione-quinquies ai carichi affidati ad Agenzia delle entrate-Riscossione, i contribuenti potranno aderire in base alla procedura definita dal decreto legge n. 38/2026 i cui termini sono stati modificati dalla Legge di conversione del DL n 63/2026.
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Omnibus 2026: fringe benefit, IVA e forfettari, cosa cambia
Lo schema di decreto legislativo Omnibus 2026, composto da 27 articoli e correttivo della riforma fiscale, introduce modifiche trasversali a TUIR, IVA, accertamento, fiscalità internazionale e Terzo settore. Ecco tutte le novità raggruppate per area.
Si rimanda al testo bollinato del Dlgs diffuso alla stampa con il dettaglio degli articoli.
Correttivo Riforma Fiscale: carichi di famiglia
L'art. 1 riscrive l'art. 12, comma 4-ter del TUIR: al primo periodo vengono soppresse le parole relative al requisito di convivenza per figli e coniuge non separato; al secondo periodo viene aggiunto che il vincolo della convivenza resta limitatamente alle altre persone elencate nell'articolo 433 del codice civile.
In pratica, per figli (nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio, adottati, affiliati, affidati, o conviventi del coniuge deceduto) e per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato, la convivenza non è più richiesta ai fini del carico fiscale.
Le disposizioni si applicano a partire dal periodo d'imposta in corso alla data del 20 dicembre 2025.
Decreto omnibus: fringe benefit auto aziendali
L'art. 2 sostituisce la lett. a) dell'art. 51, comma 4 del TUIR.
Per gli autoveicoli concessi in uso promiscuo si assume il 50% dell'importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15.000 km, calcolato sui costi chilometrici ACI.
Tale percentuale è ridotta al 10% per i veicoli a batteria a trazione esclusivamente elettrica e al 20% per i veicoli elettrici ibridi plug-in.
I valori sono incrementati del 50% dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo alla prima immatricolazione. In presenza di accessori o allestimenti non valorizzati nelle tabelle e non acquistati direttamente dal lavoratore, il valore è incrementato del 5%.
È inoltre sostituito il comma 48-bis dell'art. 1 della L. 207/2024: resta ferma la disciplina previgente fino al 31 dicembre del quinto anno successivo alla prima immatricolazione per i veicoli concessi in uso promiscuo dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2024, nonché per i veicoli ordinati dai datori di lavoro entro il 31 dicembre 2024 e concessi in uso promiscuo nel 2025. Dal 1° gennaio 2026 le nuove disposizioni sugli accessori si applicano anche a questi veicoli, fermi restando i comportamenti adottati dai datori di lavoro fino al 31 dicembre 2025 (senza rimborso di maggiori imposte versate). Le disposizioni si applicano dal periodo d'imposta 2026.
Cessione o compensazione di crediti d’imposta: i differenziali diventano reddito
L'art. 3 aggiunge i commi 3-quater e 3-quinquies all'art. 54 del TUIR.
I differenziali positivi derivanti dalla cessione o compensazione di crediti d'imposta diversi da quelli emergenti dalla liquidazione delle imposte (compresi gli incentivi ex art. 121, comma 2, D.L. 34/2020) costituiscono reddito.
In caso di compensazione, i differenziali sono determinati con riferimento alla parte del costo/valore d'acquisto proporzionalmente corrispondente alle somme compensate nel periodo d'imposta.
Tali differenziali sono soggetti a imposta sostitutiva con la stessa aliquota di cui all'art. 5 del D.Lgs. 461/1997, da versare mediante versamento diretto nei termini del saldo delle imposte sui redditi.
Sono esclusi i crediti che costituiscono corrispettivo di prestazione artistica o professionale (che concorre a formare il reddito per la parte compensata).
Le disposizioni si applicano ai crediti acquistati dall'entrata in vigore del decreto.
Gli esercenti arti e professioni possono applicarle anche ai crediti già acquistati a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2024, presentando eventualmente una dichiarazione integrativa (senza rimborso di maggiori imposte già versate).
Decreto omnibus: le novità per le imprese
L'art. 4 modifica gli artt. 32, 55 e 56-bis del TUIR, estendendo il reddito agricolo anche a quello prodotto tramite l'utilizzo di immobili di cui alla lettera b-bis) dell'art. 32, comma 2, e ridefinendo l'ambito soggettivo di applicazione (imprenditori individuali, società semplici, soggetti con opzione ex art. 1, comma 1093, L. 296/2006).
Avvicinamento valori contabili e fiscali
L'art. 5 modifica numerosi articoli del TUIR (94, 95, 101, 103, 108, 110, 162-bis) su: valutazione dei titoli secondo i principi contabili internazionali; deducibilità dei componenti negativi da operazioni con pagamento basato su azioni; valutazione delle immobilizzazioni finanziarie; deduzione del costo di marchi, avviamento e attività immateriali a vita utile indefinita (limite di un diciottesimo del valore); requisito di esercizio "in via esclusiva o prevalente" delle attività ai fini della qualifica di intermediari finanziari. Le decorrenze sono differenziate ma convergono, in massima parte, sul periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025.
Riallineamento straordinario dei valori contabili-fiscali
L'art. 6 consente il riallineamento delle divergenze tra valori contabili e fiscali emerse ai sensi dell'art. 10, comma 1, del D.Lgs. 192/2024, ai fini IRES, IRAP ed eventuali addizionali.
Il riallineamento ha effetto dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025; l'opzione si esercita nella dichiarazione dei redditi e l'imposta si versa in unica soluzione entro il termine di versamento a saldo.
Riporto delle perdite fiscali e conferimenti
L'art. 7 fornisce un'interpretazione autentica dell'art. 84, comma 3 del TUIR sul trasferimento di partecipazioni di maggioranza ai fini del riporto perdite.
L'art. 8 apporta correzioni testuali agli artt. 84 e 172 TUIR.
L'art. 9 rivede la disciplina dei conferimenti di partecipazioni minusvalenti (artt. 175 e 177 TUIR): se il valore di realizzo risulta inferiore anche al valore normale, quest'ultimo diventa il riferimento per il minor importo. Si applica ai conferimenti dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025, con effetto anche sui periodi precedenti se le dichiarazioni sono già conformi.
Fiscalità internazionale: perdite estere definitive e Pillar Two
L'art. 10 aggiunge i commi 1-bis e 1-ter all'art. 181 TUIR: le perdite di una società residente in UE o SEE che partecipa a una fusione con società italiane possono essere portate in diminuzione del reddito della società risultante, a condizione che vi sia controllo tra le società partecipanti (ai sensi dell'art. 2359 c.c.) e che le perdite non siano più utilizzabili nello Stato di residenza per cessazione dell'attività.
L'art. 11 modifica il D.Lgs. 209/2023 in materia di imposizione minima globale, introducendo il nuovo art. 39-bis su regime coesistente qualificato, regime qualificato della controllante capogruppo e incentivi fiscali qualificati, applicabile agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2026. Vengono inoltre definiti in allegato i concetti di "incentivo fiscale qualificato" e "limite massimo basato sulla sostanza" (pari al 5,5% delle spese salariali ammissibili o degli ammortamenti, con opzione quinquennale all'1% del valore contabile delle immobilizzazioni).
Decreto omnibus: IVA e adempimento collaborativo
L'art. 12 modifica l'art. 19, comma 1 e l'art. 25 del DPR 633/1972, oltre agli artt. 56 e 88 del nuovo testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026): il termine per la detrazione IVA viene spostato al secondo anno successivo a quello di ricezione della fattura d'acquisto, in luogo dell'anno in corso.
Adempimento collaborativo: rateizzazione fino a 20 rate
L'art. 16 modifica il D.Lgs. 128/2015: le somme dovute in esecuzione della risposta dell'Agenzia delle Entrate possono essere versate in unica soluzione o fino a 20 rate trimestrali, con versamento della prima rata entro 60 giorni dalla notifica. Il mancato pagamento di una rata successiva alla prima comporta la decadenza dal beneficio e l'iscrizione a ruolo dei residui, con sanzione maggiorata della metà.
Viene inoltre introdotta la possibilità per i contribuenti di comunicare all'Agenzia i rischi fiscali relativi a periodi d'imposta precedenti all'esercizio dell'opzione per il regime, purché la comunicazione sia esauriente e precedente a eventuali accessi, ispezioni o verifiche.
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Buoni postali non residenti: quando non paghi l’imposta sostitutiva
L'Agenzia delle Entrate chiarisce, con la Risposta n. 148/2026, le condizioni per l'esenzione fiscale sugli interessi dei buoni fruttiferi postali per chi vive all'estero — e cosa fare se, nel frattempo, si è cambiato Paese di residenza. In fondo trovi la checklist PDF scaricabile con tutti i passaggi operativi.
Interessi buoni fruttiferi: tassazione per i residenti all’estero
Gli interessi maturati sui buoni fruttiferi postali sono normalmente tassati con imposta sostitutiva del 12,5%, anche quando il titolare non risiede più in Italia.
Ma se il beneficiario risiede in modo continuativo in un Paese incluso nella white list, dall'emissione del titolo fino all'incasso, l'imposta sostitutiva non è dovuta.
Lo conferma la Risposta a interpello n. 148/2026 dell'Agenzia delle Entrate, relativa a un cittadino italiano trasferitosi prima in Germania e poi in Svizzera, titolare di buoni emessi nel 2014 e in scadenza nel 2026.
Interessi buoni fruttiferi, la regola generale: imposta sostitutiva al 12,5%, salvo esenzione
Gli interessi e gli altri proventi dei buoni postali fruttiferi, emessi da Cassa Depositi e Prestiti e collocati da Poste Italiane, scontano l'imposta sostitutiva del 12,5% ai sensi del D.Lgs. 239/1996.
L'articolo 6, comma 1, dello stesso decreto prevede però un regime di esenzione per i soggetti non residenti che vivono in Stati o territori inclusi nella white list del D.M. 4 settembre 1996 e successive integrazioni.
La Svizzera vi è entrata con il D.M. 9 agosto 2016 (G.U. n. 195/2016).
L'esenzione non scatta per il solo fatto di risiedere oggi in un Paese white list, serve che la residenza in un Paese incluso nella lista non sia mai venuta meno durante tutto il periodo di possesso del titolo, dall'emissione fino all'incasso.
Se in quell'arco di tempo il beneficiario ha vissuto anche in un Paese non incluso nella white list, anche solo per un periodo, il diritto all'esenzione decade per l'intero rapporto.
Il caso esaminato: due residenze, sempre in Paesi white list
Nell'interpello, l'istante ha dichiarato di essere stato residente in Germania dal 2014 (anno di emissione dei buoni) al 2019, e in Svizzera dal 2019 a oggi.
Poiché la Germania è sempre stata in white list e la Svizzera vi è entrata nel 2016, quindi prima del trasferimento in territorio elvetico, l'Agenzia ha ritenuto soddisfatta la condizione di continuità.
L'Agenzia ha precisato che la verifica della residenza effettiva esula dall'istituto dell'interpello e resta di competenza degli uffici in sede di accertamento (richiamando la circolare n. 9/E del 2016).
Oltre alla continuità della residenza, l'esenzione richiede altri due requisiti spesso trascurati:
- il deposito, diretto o indiretto, dei buoni presso Poste Italiane S.p.A. o un intermediario abilitato (art. 5, D.M. 511/1998);
- l'acquisizione, da parte di Poste Italiane, dell'attestazione di residenza (o dell'autocertificazione) prima della riscossione, o comunque prima di qualunque mutamento delle condizioni di esenzione.
Senza questi due elementi, anche una residenza formalmente ininterrotta in Paesi white list non basta a evitare l'imposta.
Interessi buoni fruttiferi: l’attestazione per Poste
Per beneficiare dell'esenzione, Poste Italiane deve acquisire uno dei seguenti documenti:
- l'attestazione rilasciata dalle autorità fiscali del Paese di residenza, che confermi la permanenza in un Paese white list per tutto il periodo di possesso;
- in alternativa, un'autocertificazione sottoscritta dal beneficiario (o da un suo rappresentante legale), secondo lo schema approvato con D.M. 12 dicembre 2001.
Se durante il possesso del titolo si è cambiato Paese di residenza — come nel caso esaminato — la documentazione va prodotta per ciascuno dei Paesi in cui si è risieduto. Entrambi i documenti possono essere acquisiti anche al momento del pagamento degli interessi, purché attestino espressamente la continuità del requisito lungo tutto il periodo (come confermato anche dalla Risposta n. 647/2021).
Se alla riscossione Poste Italiane non dispone dell'attestazione o dell'autocertificazione, l'imposta sostitutiva del 12,5% viene trattenuta. Per l'eventuale rimborso da doppia imposizione, il contribuente deve poi rivolgersi all'Ufficio competente dell'Agenzia delle Entrate, con tempi e oneri che la documentazione preventiva permette di evitare del tutto.
Scarica la checklist PDF per l'esenzione sui buoni postali dei non residenti
Buoni fruttiferi e domande frequenti sulla tassazione
L'esenzione vale anche per i conti correnti postali? No: gli interessi da depositi e conti correnti bancari e postali sono esclusi a monte dall'articolo 23 del TUIR, indipendentemente dalla residenza del titolare.
Cosa succede se si passa da un Paese white list a uno che non lo è? L'esenzione decade per l'intero periodo di possesso, salvo che l'uscita dalla white list avvenga dopo che Poste Italiane ha già acquisito l'attestazione.
L'Agenzia delle Entrate verifica la residenza dichiarata in sede di interpello? No: la risposta si basa sulle dichiarazioni del contribuente; il controllo sostanziale resta possibile solo in sede di accertamento.
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Credito d’imposta autotrasporto al 70% della maggiore spesa per gasolio
Pubblicato in GU n 167/2026 il Decreto 23 maggio del Mit con le regole attuative del bonus autotrsporto previsto da Decreto Carburanti n 64/2026 convertito in legge.
Ricordiamo che il Decreto Carburanti conteneva misure a sostegno di cittadini e imprese contro il caro prezzi e le speculazioni.
In particolare, sono state previste misure per l'autotrasporto le cui regole operative vanno ora in GU, vediamo i dettagli.
Bonus autotrasporto 2026: a chi spetta e perchè
Il Decreto Carburanti, al fine di mitigare gli effetti economici derivanti dall'aumento eccezionale del prezzo del gasolio utilizzato come carburante, alle imprese aventi sede legale o stabile organizzazione in Italia esercenti le attività di trasporto indicate all'articolo 24-ter, comma 2, lettera a) del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, è riconosciuto un contributo straordinario, sotto forma di credito di imposta, commisurato alla maggiore spesa sostenuta in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto al prezzo del mese di febbraio come rilevato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica.
Il contributo è concesso nel limite massimo di 100 milioni di euro per l'anno 2026 ed è attributo alle condizioni e con le modalitaà previste dal decreto di cui al comma 3.
Il credito d'imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 entro il 31 dicembre 2026.
Non si applicano i limiti di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
Il credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito d'impresa ne' della base imponibile dell'imposta regionale sulle attivita' produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
Il credito d'imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell'imposta regionale sulle attivita' produttive, non porti al superamento del costo sostenuto.
Con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del 23 maggio ora pubblicato in GU n 167 del 21 luglio sono stabilite le regole operative.Bonus autotrasporto: al 70% della maggiore spesa per gasolio
In dettaglio, le disposizioni decreto definiscono i criteri e le modalità di attuazione della disciplina del contributo straordinario, sotto forma di credito d'imposta, di cui all'art. 3, del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, convertito, con modificazioni, con la legge 13 maggio 2026, n. 79, recante «Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali», e finalizzato a mitigare gli effetti economici derivanti dagli aumenti eccezionali del prezzo dei carburanti con particolare riguardo alle procedure di concessione, nel rispetto del limite di spesa previsto, nonche' alla richiesta, alle condizioni di revoca e all'effettuazione dei controlli.
Le risorse, nel limite dell'importo complessivo di cui all'art. 3, comma 1, secondo periodo, sono assegnate, sotto forma di credito d'imposta, nella misura massima del 70 per cento della maggiore spesa sostenuta per l'acquisto di gasolio, utilizzato per la trazione dei veicoli nella disponibilita' dell'azienda, determinata sulla base dei litri di gasolio acquistati, come risultanti dalle fatture di acquisto, nei mesi indicati dal medesimo art. 3, comma 1, primo periodo, rispetto al prezzo medio rilevato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per il mese di febbraio 2026.
I contributi finalizzati ad attenuare gli aumenti eccezionalmente marcati dei prezzi del gasolio relativamente ad un periodo limitato, sono riconosciuti alle condizioni di cui alla comunicazione della Commissione C/2026/ 2593 del 5 maggio 2026 recante «Quadro temporaneo per gli aiuti di Stato in risposta alla crisi in Medio Oriente» e, in particolare, la Sezione 2.2. «Sostegno temporaneo dei prezzi dell'energia per le imprese attive nel trasporto ferroviario, su strada e per vie navigabili interne», che al paragrafo (66) indica le condizioni che gli aiuti di Stato di importo limitato concessi nell'ambito del quadro temporaneo devono rispettare per essere considerati compatibili con il mercato interno sulla base dell'art. 107, paragrafo 3, lettera c), del TFUE;
Il credito di imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell'imposta regionale sulle attivita' produttive, non porti al superamento del costo sostenuto.Bonus autotrasporto 2026: in attesa della data per le domande
Il decreto 23 maggio prevede che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti:
- predispone gli atti necessari per l'individuazione dei soggetti beneficiari della presente misura,
- della determinazione del contributo concedibile,
- nonche' della approvazione degli atti necessari al riconoscimento del relativo contributo sotto forma di credito d'imposta.
Con successivo decreto direttoriale a cura del Ministero sono determinati termini e modalità per la presentazione delle istanze da parte delle imprese beneficiarie nonche' le modalita' per l'effettuazione delle verifiche circa il rispetto dei requisiti previsti
L'istanza è presentata per il tramite di apposita piattaforma informatica che consente di inserire i dati necessari alla determinazione del credito concedibile quali identificazione dell'impresa, indicazione delle fatture di acquisto di gasolio, litri di gasolio acquistati dall'impresa nei mesi indicati nell'art. 3, comma 1, primo periodo, del decreto 18 marzo 2026, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 2026, n. 79, indicazione dei veicoli per i quali il gasolio e' stato acquistato.
La piattaforma informatica di cui al comma 2 è gestita dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti approva, con uno o piu' decreti direttoriali, il contributo riconosciuto alle imprese beneficiarie dando immediata comunicazione dell'importo complessivamente concesso e trasmettendo contestualmente i relativi dati all'Agenzia delle entrate
Il riconoscimento alle imprese beneficiarie del credito d'imposta avviene, in ogni caso, nei limiti delle risorse.
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Reddito da fotovoltaico: come e quanto è tassato
Le somme riconosciute dal Gestore dei servizi energetici (GSE) per l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico non seguono un’unica disciplina fiscale.
Per stabilire se e come devono essere tassate occorre verificare:
- la tipologia di pagamento,
- la potenza dell’impianto,
- la sua destinazione
- la modalità con cui l’energia viene ceduta.
La distinzione principale riguarda gli impianti fino a 20 kW posti prevalentemente al servizio dell’abitazione.
In questi casi, la cessione dell’energia eccedente effettuata da una persona fisica può produrre redditi diversi.
Quando, invece, l’impianto è utilizzato nell’ambito di un’attività economica, non è destinato prevalentemente all’abitazione oppure comporta una cessione totale dell’energia, i proventi assumono generalmente natura di reddito d’impresa.
Reddito da fotovoltaico: le principali tipologie e la tassazione
Prima di determinare le imposte è necessario distinguere le principali tipologie di introiti collegati al fotovoltaico:
- Tariffa incentivante,
- Contributo in conto scambio,
- Liquidazione delle eccedenze,
- Ritiro dedicato,
La tariffa incentivante remunera la produzione di energia secondo le regole previste dal meccanismo agevolativo applicabile all’impianto. Non rappresenta necessariamente il corrispettivo della vendita dell’energia.
Per una persona fisica che utilizza un impianto fino a 20 kW prevalentemente per le esigenze dell’abitazione, la tariffa incentivante non costituisce normalmente un reddito imponibile.
Il trattamento cambia quando l’impianto è inserito in un’attività imprenditoriale: in questo caso, la quota riferibile all’energia ceduta può concorrere alla formazione del reddito d’impresa come contributo in conto esercizio.
Il contributo in conto scambio è riconosciuto nell’ambito dello scambio sul posto, meccanismo che consente di compensare economicamente l’energia immessa in rete con quella prelevata in un momento diverso.
Per il privato con impianto fino a 20 kW al servizio dell’abitazione, il contributo in conto scambio non è normalmente rilevante ai fini delle imposte sui redditi. Diverso è il trattamento della liquidazione monetaria delle eccedenze.
La liquidazione delle eccedenze riguarda l’energia immessa in rete che supera quella prelevata. Le somme riconosciute al privato costituiscono redditi diversi quando l’impianto:
- ha potenza non superiore a 20 kW;
- è prevalentemente al servizio dell’abitazione;
- non è gestito nell’ambito di un’attività d’impresa.
Il GSE trasmette all’Agenzia delle Entrate gli importi erogati alle persone fisiche e ai condomìni per l’energia prodotta in esubero dagli impianti fino a 20 kW, affinché possano essere utilizzati nella dichiarazione precompilata.
Il ritiro dedicato, o RID, è una modalità semplificata di vendita al GSE dell’energia immessa in rete.
Per le persone fisiche occorre distinguere tra cessione parziale e totale:
- in caso di cessione parziale, con impianto fino a 20 kW al servizio dell’abitazione, le somme costituiscono normalmente redditi diversi;
- la cessione totale dell’energia, invece, assume natura commerciale e genera reddito d’impresa, con i conseguenti obblighi fiscali e contabili.
Nei casi diversi da quelli precedenti, in particolare per:
- impianti di potenza superiore a 20 kW
- soggetti diversi da persone fisiche e condomìni (ad esempio imprese, società, enti o titolari di partita IVA)
gli importi riconosciuti dal GSE sono trattati secondo le regole previste per il reddito d’impresa o di lavoro autonomo.
In queste situazioni, gli importi devono essere gestiti nell’ambito degli ordinari adempimenti fiscali e contabili, possono essere soggetti a fatturazione e concorrono alla formazione del reddito complessivo secondo le norme applicabili al soggetto.Redditi da Fotovoltaico: come sono tassati ai privati e condomini
Le persone fisiche e i condomini con impianti fino a 20 kW devono dichiarare le somme riconosciute dal GSE per l’energia immessa in rete, in quanto considerate “redditi diversi” ai sensi dell’art. 67, comma 1, lettera i) del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).
Per energia immessa in rete si intende la quota di energia elettrica prodotta dal proprio impianto che non viene autoconsumata e quindi ceduta alla rete elettrica.
Devono essere dichiarati gli importi effettivamente ricevuti dal GSE nell’anno di riferimento, compresi anche quelli che:- sono stati trattenuti per compensare importi dovuti al GSE, ad esempio:
- costi amministrativi
- conguagli a debito
- altri debiti legati a contratti intestati allo stesso Operatore
- sono stati pagati a soggetti terzi, come:
- cessionari
- agenti della riscossione
- soggetti pignoranti
- sono stati trattenuti come deposito o garanzia (ad esempio per i RAEE)
Attenzione non devono invece essere dichiarati gli importi relativi a bonifici non andati a buon fine.
Quando il fotovoltaico genera reddito d’impresa
Il limite di 20 kW non è l’unico parametro da considerare, anche un impianto di potenza inferiore può essere qualificato come attività commerciale abituale quando non è prevalentemente destinato ai bisogni dell’abitazione.
Il reddito d’impresa si configura, in particolare, nei seguenti casi:
Situazione Qualificazione fiscale Impianto fino a 20 kW al servizio dell’abitazione, con cessione parziale Reddito diverso Impianto fino a 20 kW non prevalentemente al servizio dell’abitazione Reddito d’impresa Cessione totale dell’energia Reddito d’impresa Impianto superiore a 20 kW Generalmente reddito d’impresa Impianto utilizzato da società o impresa Reddito d’impresa La natura imprenditoriale comporta, secondo il caso concreto, l’apertura della partita IVA, la fatturazione dei corrispettivi, la tenuta della contabilità e la dichiarazione dei ricavi.
Per le imprese, le somme riconosciute dal GSE concorrono ordinariamente alla determinazione del risultato fiscale.
I ricavi della vendita dell’energia sono componenti positivi del reddito e sono assoggettati:
- all’irpef per imprenditori individuali e soci di società di persone;
- all’ires, per le società di capitali;
- all’irap, quando ne ricorrono i presupposti;
- all’iva, secondo la disciplina applicabile all’operazione.
Tabella riepilogativa delle somme erogate dal GSE
Somma GSE Privato con impianto fino a 20 kW abitativo Impresa Tariffa incentivante Normalmente non imponibile Contributo imponibile per la quota riferibile all’attività Contributo in conto scambio Non tassato Ricavo d’impresa Liquidazione delle eccedenze Reddito diverso soggetto a IRPEF Ricavo d’impresa RID con cessione parziale Reddito diverso Ricavo d’impresa RID con cessione totale Reddito d’impresa Ricavo d’impresa Vendita a trader energetico Reddito diverso solo se occasionale e nei limiti previsti Ricavo d’impresa -
Credito Design e estetica: attenzione alla comunicazione di completamento
Pubbblicato il Decreto 3 luglio MIMIT con le regole per le domande per il credito design ed estetica.
Ricordiamo che a rifinanziare la misura è stata la Legge di bilancio 2026 ha rifinanziato il credito di imposta per il design e l'estetica.
Si tratta della agevolazione destinata a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di oggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali che svolgono attività di design e ideazione estetica finalizzate ad innovare in modo significativo i prodotti dell’impresa sul piano della forma e di altri elementi non tecnici o funzionali.
Il credito è utilizzabile in compensazione in F24.
Attenzione al fatto che sono previste due comunicazioni:
- un comunicazione preventiva,
- una comunicazione di completamento.
Lo sportello di presentazione delle domande si è chiuso il 7 luglio.
Vediamo le regole per la comunicazione di completamento per chi ha presentato domanda.
Credito Design e estetica: rifinanziato per il 2026
Con una dotazione complessiva di 60 milioni, la misura dedicata al design e all’ideazione estetica che garantisce un credito d’imposta pari al 10% delle spese sostenute per attività di design e sviluppo del prodotto, nel limite annuale di 2 milioni, è stato appunto rifinanziato dalla manovra finanziaria 2026.
L’agevolazione è rivolta alle imprese operanti in Italia per sostenere le attività che riguardano l’ideazione estetica e la progettazione dei prodotti, valorizzando il contributo del design nei processi d’innovazione aziendale finalizzate a innovare in modo significativo i prodotti dell’impresa sul piano della forma e di altri elementi non tecnici o funzionali (linee, contorni, colori, struttura superficiale, ornamenti). Per prodotto si intende qualsiasi oggetto industriale o artigianale, compresi componenti di prodotti complessi, imballaggi, presentazioni, simboli grafici e caratteri tipografici.
Le spese ammissibili possono riguardare:
- costi per il personale direttamente impiegato nelle attività di design e sviluppo del prodotto e compensi per professionisti e consulenti esterni,
- quote di ammortamento di strumenti e attrezzature utilizzati per la progettazione e la prototipazione,
- materiali e le forniture impiegati nella realizzazione dei prototipi.
Le spese devono essere effettivamente sostenute, correttamente contabilizzate e coerenti con le attività dichiarate.
Credito innovazione e dsesign: le due comunicazioni necessarie
Il DD 3 luglio ha previsto che per l’accesso al beneficio, al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa di cui all’articolo 1, comma 926, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, pari a 60 milioni di euro, l’impresa trasmette l’allegato modello di comunicazione preventiva in relazione a ogni singolo progetto di design e ideazione estetica programmato nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025, contenente le informazioni necessarie ad individuare il soggetto che intende accedere al beneficio, la descrizione del progetto da realizzare, ivi inclusa la prevista data di avvio e di completamento, l’importo degli investimenti agevolabili da sostenere e il relativo credito d’imposta potenzialmente spettante.
Il modello di comunicazione è altresì trasmesso dall’impresa al completamento degli investimenti per ciascuna delle comunicazioni di prenotazione entro e non oltre 30 giorni dalla data di chiusura del periodo d’imposta, contenente l’indicazione degli investimenti sostenuti suddivisi per tipologia di spese ammissibili e l’importo del relativo credito d’imposta.
L’ammontare complessivo degli investimenti agevolabili completati, considerati al lordo delle altre sovvenzioni ricevute sulle stesse spese ammissibili, non può essere inferiore al 70 per cento dell’ammontare indicato nella comunicazione preventiva.Credito innovazione e design: come si utilizza
Attenzione al fatto che al perfezionamento dell’invio del modello di comunicazione preventiva, l’impresa ottiene una
ricevuta di avvenuto invio del modello, contenente l’indicazione del credito d’imposta prenotato secondo l’ordine cronologico di invio ovvero dell’indisponibilità delle risorse.
Il credito d’imposta prenotato è il credito massimo fruibile in compensazione.Il credito d’imposta effettivamente fruibile è determinato sulla base del minor valore tra i crediti comunicati.
Il Ministero delle imprese e del made in Italy trasmette all’Agenzia delle entrate, con modalità telematiche definite d’intesa, entro il decimo giorno lavorativo di ogni mese, l’elenco delle imprese beneficiarie ammesse a fruire dell’agevolazione nel mese precedente, con l’ammontare del relativo credito d’imposta utilizzabile in compensazione, sulla base delle sole comunicazioni di completamento.L’Agenzia delle entrate trasmette al Ministero delle imprese e del made in Italy, con modalità telematiche e secondo i termini definiti d’intesa, l’elenco dei soggetti che hanno utilizzato in compensazione il credito d’imposta, con i relativi importi.
Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto del versamento, a partire dal giorno 10 del mese successivo a quello della trasmissione dei dati dal Ministero delle imprese e del made in Italy all’Agenzia delle entrate.
L’ammontare del credito di imposta utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo trasmesso per ciascun beneficiario dal Ministero delle imprese e del made in Italy all’Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell’operazione di versamento.
Allegati: -
Superbonus 2026: nuovo modello dal 23 luglio
Le Entrate hanno pubblicato il Provvedimento n 211701 del 17 luglio 2026 con il modello allegato denominato “Comunicazione dell’opzione relativa agli interventi da superbonus di cui all’articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020 per le spese sostenute nel 2026” con le relative istruzioni, da utilizzare per comunicare l’esercizio dell’opzione per lo sconto in fattura o la prima cessione del credito, di cui all’articolo 121, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, legge 17 luglio 2020, n. 77 e successive modificazioni.
Ricordiamo che il superbonus è ancora attivo, seppur in maniera residuale.
Scarica qui Modello e istruzioni per le spese 2026 da superbonus
Superbonus 2026: nuovo modello dal 23 luglio
Il modello è utilizzabile per esercitare le opzioni relative alle detrazioni spettanti per le spese sostenute nell’anno 2026, nei casi previsti dall’articolo 119, comma 8-ter.1, del decreto e dall’articolo 2, comma 3-ter.1, del decreto-legge 16 febbraio 2023, n. 11, convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 11 aprile 2023, n. 38 e successive modificazioni.
Come per gli anni precedenti, le comunicazioni relative alle spese sostenute nel 2026 dovranno essere trasmesse entro il 16 marzo dell’anno successivo (16 marzo 2027).
Il modello e le relative specifiche tecniche per la trasmissione telematica della comunicazione all’Agenzia delle entrate, allegate al presente provvedimento, sono utilizzati a decorrere dal 23 luglio 2026.L’Agenzia delle entrate effettua controlli automatici sul contenuto della comunicazione, che possono determinarne lo scarto.
Eventuali aggiornamenti del modello, delle relative istruzioni di compilazione e delle specifiche tecniche di trasmissione telematica saranno pubblicati nell’apposita sezione del sito internet dell’Agenzia delle entrate e ne sarà data
adeguata pubblicità.
Per quanto non disposto dal provvedimento, sono applicabili, in quanto compatibili, le disposizioni del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate prot. n. 321370 del 7 agosto 2025.Attenzione al fatto che la possibilità di optare per lo sconto in fattura o la cessione del credito d’imposta per le spese sostenute nel 2026 rappresenta una deroga restrittiva rispetto al regime ordinario.
Ai sensi dell’articolo 119, comma 8-ter.1, del decreto-legge n. 34/2020 e dell’articolo 2, comma 3-ter.1, del decreto-legge n. 11/2023, l’agevolazione per l’anno 2026 è limitata esclusivamente a specifiche fattispecie tassativamente individuate dal legislatore.
Le istruzioni evidenziano che ai fini dell’esercizio dell’opzione relativamente ai lavori inclusi nel superbonus per il 2026 il contribuente deve obbligatoriamente acquisire il visto di conformità, rilasciato da intermediari abilitati.
Inoltre, è richiesta l’asseverazione tecnica per certificare i requisiti tecnici e la congruità delle spese, redatta da un tecnico abilitato per gli interventi di efficienza energetica e riduzione del rischio sismico.
Scarica qui Modello e istruzioni per le spese 2026 da superbonus