• Enti no-profit

    Contributi sport 2026: fino a 283 mila euro, domande entro il 15 ottobre

    Il Dipartimento per lo Sport ha pubblicato un nuovo Avviso destinato agli Enti di Promozione Sportiva nazionali (EPS) per finanziare progetti dedicati alla promozione dell’attività sportiva, dell’uguaglianza e dell’inclusione. Le risorse disponibili ammontano complessivamente a 4.251.386 euro e ogni progetto potrà ottenere un contributo massimo di 283.425,73 euro. 

    La scadenza è fissata alle ore 12.00 del 15 ottobre 2026. La domanda deve essere presentata esclusivamente tramite PEC, utilizzando il formulario predisposto dal Dipartimento. 

    Chi può richiedere il contributo sport 2026?

    Possono presentare domanda esclusivamente gli Enti di Promozione Sportiva nazionali che, al momento della candidatura e per tutta la durata del progetto, risultino riconosciuti dal CONI o dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP).

    Ogni EPS può presentare una sola proposta progettuale. Per la realizzazione delle attività è però possibile coinvolgere le articolazioni territoriali dell'ente e le Associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e Società sportive dilettantistiche (SSD) affiliate. 

    Quali progetti vengono finanziati?

    L'Avviso punta a finanziare iniziative nelle quali lo sport diventi uno strumento di inclusione, pari opportunità e coesione sociale.

    In particolare, i progetti possono riguardare:

    • promozione dell'uguaglianza e contrasto alle discriminazioni;
    • accesso alla pratica sportiva per persone e territori in condizioni di fragilità;
    • coinvolgimento delle scuole e del sistema educativo;
    • iniziative intergenerazionali rivolte, in particolare, a giovani e anziani;
    • abbattimento di barriere economiche, fisiche e sociali all'accesso allo sport.

    È previsto anche il possibile coinvolgimento di enti locali, amministrazioni pubbliche, enti del Terzo settore e altri soggetti attivi nei settori educativo e sociale.

    Quali spese sono ammesse?

    Il progetto deve essere accompagnato da un budget analitico. Tra le spese ammissibili figurano l'acquisto di beni non durevoli e attrezzature sportive, il noleggio di beni e mezzi, i servizi necessari al progetto e i costi del personale.

    Il costo complessivo del personale interno ed esterno non può superare il 20% dei costi diretti, mentre le spese generali sono ammesse fino al 10% dei costi diretti.

    Non sono invece ammessi, tra gli altri, l'acquisto di beni durevoli, liberalità, rimborsi generici e spese non direttamente riconducibili al progetto. Le spese sostenute prima della stipula della convenzione non sono ammissibili. 

    Quanto spetta e come viene pagato il contributo?

    Il contributo richiesto per ciascun progetto può arrivare fino a 283.425,73 euro. I progetti possono avere una durata massima di 12 mesi e le attività devono iniziare nel primo semestre 2027.

    L'erogazione avverrà in tre tranche:

    Tranche Percentuale
    Primo pagamento 30%
    Stato di avanzamento 50%
    Saldo finale 20%

    Per le tranche successive alla prima sono previsti specifici obblighi di rendicontazione. I documenti contabili relativi al progetto dovranno inoltre riportare il CUP assegnato. 

    Come e quando presentare la domanda?

    La candidatura deve essere compilata tramite il formulario disponibile sul sito del Dipartimento per lo Sport e trasmessa esclusivamente via PEC all'indirizzo progettisport@pec.governo.it entro le ore 12.00 del 15 ottobre 2026.

    La domanda deve comprendere sia la documentazione amministrativa sia quella tecnica ed economica, compresa la scheda progetto e il budget analitico. Le domande tardive o presentate con modalità differenti sono inammissibili. 

    Come vengono valutati i progetti?

    La Commissione può attribuire fino a 100 punti. Pesano soprattutto qualità e innovatività del progetto, finalità educative e sociali, capacità di creare reti territoriali e attività di comunicazione.

    Per risultare ammissibile al finanziamento occorre raggiungere almeno 60 punti su 100; le risorse saranno assegnate ai progetti con il punteggio più alto fino al loro esaurimento. 

    FAQ

    Le ASD possono presentare direttamente la domanda?
    No. La domanda può essere presentata esclusivamente dagli EPS nazionali riconosciuti da CONI o CIP. Le ASD e SSD affiliate possono essere coinvolte nella realizzazione del progetto. 

    Qual è il contributo massimo ottenibile?
    Il contributo massimo richiedibile per ogni progetto è pari a 283.425,73 euro.

    Quando scade il bando?
    La domanda deve arrivare tramite PEC entro le ore 12.00 del 15 ottobre 2026. 

  • Locazione immobili

    Affitti brevi sotto controllo: BDSR Lens incrocia CIN, immobili e annunci online

    Il Documento programmatico di finanza pubblica 2026 conferma il rafforzamento della Banca Dati delle Strutture Ricettive e l’utilizzo di BDSR Lens anche da parte dell’Amministrazione finanziaria e delle Forze di polizia. Il sistema consente di monitorare immobili e strutture destinati alle locazioni turistiche o brevi e facilita le verifiche sul territorio e sugli annunci online.

    Che cos’è BDSR Lens?

    BDSR Lens è lo strumento evoluto di analisi e monitoraggio collegato alla Banca Dati nazionale delle Strutture Ricettive e degli immobili destinati a locazione breve o per finalità turistiche.

    La sua funzione è quella di rendere più agevole l’utilizzo dei dati presenti nella BDSR ai fini dei controlli, attraverso strumenti di consultazione, analisi territoriale e individuazione delle possibili anomalie.

    Il sistema assume particolare rilevanza anche sul piano fiscale perché, come chiarito dal Documento programmatico di finanza pubblica 2026, da giugno 2026 è utilizzabile non soltanto dagli operatori comunali ma anche dagli operatori dell’Amministrazione finanziaria e delle Forze di polizia.

    Cosa prevede il Documento programmatico di finanza pubblica 2026?

    Il riferimento a BDSR Lens è contenuto nel Documento programmatico di finanza pubblica 2026 appena approvato dal Governo.

    Il DPFP richiama il rafforzamento della Banca Dati delle Strutture Ricettive nell’ambito del potenziamento del sistema informativo e dell’interoperabilità delle banche dati.

    In particolare, il documento sottolinea la necessità di procedere con l’integrazione delle informazioni derivanti dal Codice identificativo nazionale con gli altri dati a disposizione dell’amministrazione, con l’obiettivo di rendere più efficaci le strategie di controllo.

    Il DPFP evidenzia la finalità di consentire il monitoraggio dello stato delle strutture e degli immobili destinati a locazione turistica o breve e facilitare le verifiche sul territorio e sugli annunci online.

    Perché BDSR Lens è rilevante per i controlli fiscali?

    La novità più importante non è rappresentata dalla semplice esistenza della BDSR, ma dalla possibilità di utilizzare in modo più efficace e coordinato le informazioni già presenti nella banca dati.

    Il Codice identificativo nazionale costituisce infatti un elemento centrale per identificare gli immobili e le strutture destinati alla ricettività e alle locazioni brevi.

    L’integrazione dei dati relativi al CIN con le altre informazioni già disponibili presso le amministrazioni può rendere più agevole l’individuazione di situazioni che presentano elementi di anomalia o incoerenza.

    Ciò significa che i dati della BDSR possono diventare sempre più rilevanti nella selezione delle posizioni da approfondire, fermo restando che la presenza di un’anomalia non equivale automaticamente all’accertamento di una violazione fiscale.

    Quali informazioni possono essere analizzate con BDSR Lens?

    Secondo la documentazione del Ministero del Turismo, BDSR Lens mette a disposizione degli operatori strumenti utili per monitorare e analizzare le strutture presenti nella banca dati.

    Tra le funzionalità indicate figurano:

    • la visualizzazione e l’estrazione delle strutture prive di CIN;
    • l’individuazione delle strutture con CIN non verificato;
    • la geolocalizzazione degli immobili e delle strutture;
    • la gestione e il monitoraggio delle segnalazioni;
    • la consultazione del registro delle verifiche;
    • strumenti di analisi territoriale e reportistica;
    • dati aggregati relativi alle strutture presenti sul territorio.

    L’utilizzo di questi strumenti può facilitare l’attività di controllo, soprattutto nei casi in cui emergano incongruenze tra le informazioni amministrative e l’attività effettivamente pubblicizzata o svolta.

    BDSR Lens può essere usato per controllare gli annunci online?

    Il DPFP 2026 afferma che BDSR Lens consente di facilitare le verifiche sul territorio e sugli annunci online.

    Il documento non descrive nel dettaglio un sistema automatico di incrocio o matching tra ogni singolo annuncio pubblicato sulle piattaforme e i dati presenti nella BDSR.

    Il sistema supporta e facilita le verifiche sugli annunci online, mettendo a disposizione degli operatori informazioni utili a individuare eventuali incoerenze.

    Chi può accedere a BDSR Lens?

    BDSR Lens non è una banca dati liberamente accessibile ai cittadini.

    Il DPFP 2026 fa riferimento agli operatori comunali e, dal giugno 2026, agli operatori dell’Amministrazione finanziaria e delle Forze di polizia.

    La documentazione del Ministero del Turismo individua inoltre le amministrazioni e i soggetti istituzionali abilitati secondo le rispettive competenze.

    Per il cittadino resta invece accessibile la parte pubblica della BDSR, che consente, tra le altre funzioni, di verificare le informazioni relative al Codice identificativo nazionale.

    Cosa cambia per proprietari e gestori di affitti brevi?

    Chi concede un immobile in locazione breve o per finalità turistica dovrebbe quindi prestare particolare attenzione a:

    • corretta attribuzione del CIN;
    • corrispondenza tra dati dell’immobile e dati presenti nella BDSR;
    • corretta indicazione del CIN negli annunci;
    • rispetto degli adempimenti amministrativi richiesti;
    • rispetto degli obblighi previsti in materia di sicurezza;
    • corretto trattamento fiscale dei redditi derivanti dalle locazioni;
    • coerenza tra attività effettivamente esercitata e informazioni comunicate alle amministrazioni.

    Il potenziamento degli strumenti informatici rende infatti più semplice per le amministrazioni individuare eventuali disallineamenti tra dati provenienti da fonti diverse.

    Il DPFP 2026 collega l’evoluzione della BDSR anche al percorso di adeguamento al Regolamento UE 2024/1028, relativo alla raccolta e alla condivisione dei dati sui servizi di locazione di alloggi a breve termine.

    Il documento sottolinea che tale evoluzione è diretta a rafforzare la trasparenza, la verificabilità dell’offerta e la capacità di presidio del mercato.

    FAQ

    Che cos’è BDSR Lens?

    BDSR Lens è uno strumento evoluto collegato alla Banca Dati delle Strutture Ricettive che supporta le amministrazioni nell’analisi e nel monitoraggio delle strutture e degli immobili destinati alle locazioni brevi o turistiche.

    Da quando BDSR Lens è disponibile all’Amministrazione finanziaria?

    Secondo il DPFP 2026, da giugno 2026 il sistema è utilizzabile anche dagli operatori dell’Amministrazione finanziaria e delle Forze di polizia.

    BDSR Lens è accessibile ai privati?

    No. Le funzionalità avanzate sono riservate ai soggetti istituzionali competenti. I privati possono utilizzare i servizi pubblici della BDSR.

    BDSR Lens controlla gli annunci online?

    Il DPFP afferma che il sistema facilita le verifiche sugli annunci online. Il documento non specifica però l’esistenza di un controllo automatico generalizzato di tutti gli annunci.

    La mancanza del CIN comporta automaticamente un accertamento fiscale?

    No. L’assenza del CIN può rappresentare un elemento di anomalia e può contribuire alla selezione di una posizione da approfondire, ma non equivale automaticamente all’accertamento di evasione fiscale.

    Qual è il collegamento tra BDSR e controlli fiscali?

    Il DPFP 2026 prevede l’integrazione delle informazioni derivanti dal CIN con gli altri dati a disposizione dell’amministrazione per rendere più efficaci le strategie di controllo.

  • Accertamento e controlli

    Concordato preventivo biennale 2026-2027: la Circolare 8/E chiarisce le nuove regole

    Con la Circolare n. 8/E del 6 ottobre 2026 l’Agenzia delle Entrate fa il punto sul Concordato preventivo biennale, alla luce delle modifiche introdotte nel corso dell’anno. 

    Tra i chiarimenti più rilevanti, le nuove regole sugli errori dichiarativi, che non determinano più automaticamente la decadenza, i limiti alle proposte del Fisco e i maggiori benefici riconosciuti a chi rinnova il CPB per il biennio 2026-2027. Adesione entro il 2 novembre.

    Concordato preventivo biennale 2026-2027: la Circolare 8/E chiarisce le nuove regole

    Arriva la guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate sul Concordato preventivo biennale 2026-2027.

    La Circolare n. 8/E del 6 ottobre raccoglie in un unico documento le regole dell’istituto, i chiarimenti forniti negli ultimi anni attraverso circolari e FAQ e, soprattutto, le novità introdotte nel 2026 dal decreto-legge n. 38/2026 e dal Dlgs n. 148/2026, decreto Omnibus.

    Per aderire c’è tempo fino al 2 novembre 2026, considerato che il termine del 31 ottobre cade di sabato. La scelta può essere effettuata con la dichiarazione dei redditi oppure autonomamente, trasmettendo il modello CPB con il frontespizio di Redditi 2026.

    Possono aderire i contribuenti titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo soggetti agli ISA per il 2025, sia alla prima adesione sia in caso di rinnovo del concordato 2024-2025.

    Errori e cause di esclusione: l’adesione può diventare inefficace, senza decadenza

    Uno dei chiarimenti più importanti riguarda le conseguenze dell’adesione effettuata in assenza dei requisiti previsti dalla legge o in presenza di una causa di esclusione.

    Dal biennio 2026-2027 non si parla più, in questi casi, di decadenza dal CPB: l’adesione è invece considerata priva di effetti, quindi come se non fosse mai avvenuta.

    La distinzione è sostanziale. Nel precedente assetto l’emersione successiva di una causa ostativa poteva comportare la decadenza dall’accordo; con le nuove regole viene eliminato questo rischio nei casi in cui il contribuente non avesse fin dall’origine i requisiti per accedere all’istituto.

    Dichiarazione integrativa: l’errore può essere corretto salvando il CPB

    La Circolare dedica particolare attenzione anche agli errori o alle omissioni presenti nella dichiarazione dei redditi o nei dati utilizzati per formulare la proposta.

    La novità è che l’irregolarità non determina più automaticamente la perdita del concordato.

    Il contribuente può presentare una dichiarazione integrativa, correggere i dati e regolarizzare le relative violazioni mediante ravvedimento operoso. Sulla base dei dati corretti vengono quindi rideterminati anche il reddito o il valore della produzione netta concordati.

    In sostanza, il CPB viene riallineato alla situazione risultante dalla dichiarazione integrativa anziché decadere automaticamente. Restano specifiche limitazioni, in particolare per le violazioni di carattere penale e per alcune irregolarità relative ai dati ISA.

    Anche le cause di decadenza vengono quindi circoscritte: in presenza di errori o omissioni nei dati utilizzati per la proposta, fuori dalle ipotesi espressamente escluse dalla possibilità di regolarizzazione, assume rilievo l’eventuale successivo accertamento dell’Amministrazione finanziaria.

    Nuovi tetti alle proposte anche per chi ha ISA bassi

    Tra le novità operative per il 2026-2027 figurano anche i nuovi limiti all’incremento del reddito proposto dall’Agenzia.

    Ai tetti già previsti per i contribuenti con elevata affidabilità fiscale si aggiungono quelli introdotti dal DL n. 38/2026:

    Punteggio ISA Incremento massimo della proposta
    ISA 10 10%
    da 9 a meno di 10 15%
    da 8 a meno di 9 25%
    da 6 a meno di 8 30%
    inferiore a 6 35%

    Il riferimento è al reddito, opportunamente rettificato secondo le regole del CPB, dichiarato nel periodo precedente. Le nuove soglie del 30 e 35 per cento estendono quindi il meccanismo di contenimento della proposta anche ai contribuenti con livelli ISA più bassi.

    Più vantaggi per chi rinnova il Concordato

    Particolare attenzione è riservata ai contribuenti che, dopo aver aderito al CPB 2024-2025, rinnovano l’accordo per il 2026-2027.

    In questo caso si rafforzano i benefici premiali. L’esonero dal visto di conformità sale fino a 100.000 euro annui per la compensazione dei crediti IVA e a 70.000 euro per i crediti relativi alle imposte dirette e all’IRAP.

    Sale a 100.000 euro anche la soglia dei rimborsi IVA per i quali non è necessario il visto di conformità o la prestazione della garanzia.

    Per chi rinnova vengono inoltre anticipati di due anni i termini di decadenza per l’attività di accertamento e diventa possibile rateizzare, senza interessi, le somme dovute a saldo e in acconto relative ai periodi d’imposta concordati.

    Altro chiarimento rilevante riguarda proprio gli acconti: in caso di rinnovo e utilizzo del metodo storico non si applica la maggiorazione prevista per il primo anno di adesione al CPB.

    Rinnovo con ravvedimento speciale per gli anni 2020-2023

    A completare il pacchetto di incentivi c’è il ravvedimento speciale previsto dal decreto Omnibus per chi rinnova il CPB 2026-2027.

    Il regime consente di regolarizzare i periodi d’imposta dal 2020 al 2023 mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali e di un’imposta sostitutiva dell’IRAP.

    Il ravvedimento diventa così un ulteriore elemento da considerare nella valutazione di convenienza del rinnovo, insieme ai benefici sui controlli, sulle compensazioni e sui rimborsi.

    La Circolare 8/E assume quindi il ruolo di vera e propria guida unitaria al CPB: non si limita a riepilogare la disciplina, ma recepisce le modifiche del 2026 che rendono il concordato più flessibile sul fronte degli errori e più vantaggioso, in particolare, per chi decide di proseguire il patto con il Fisco per un secondo biennio.

    Rinnovo CPB 2026-2027: quale reddito indicare

    La Circolare evidenzia anche che chi rinnova il CPB dopo l’adesione al biennio 2024-2025 deve indicare nel modello CPB 2026-2027 il reddito e il valore della produzione netta effettivi relativi al 2025, rettificati secondo le regole del concordato, e non quelli già concordati per il precedente biennio. 

    Inoltre, per il 2025 non è possibile dichiarare ulteriori componenti positivi al solo fine di migliorare il punteggio ISA.

    Allegati:
  • Certificazione Unica

    CU 2026: il calendario degli invii, ultimo invio il 31 ottobre

    Il 31 ottobre è l'unltima scadenza per la CU 2026.

    Ricordiamo che con il Provvedimento 15707 del 15 gennaio le Entrate hanno pubblicato le regole per la CU 2026.

    Per il periodo d’imposta 2025, i sostituti d’imposta devono trasmettere in via telematica all’Agenzia delle Entrate, entro:

    • il 16 marzo, le certificazioni relative ai redditi di lavoro dipendente, ai redditi di lavoro autonomo non esercitato abitualmente e ai redditi diversi (se non hai ricevuto la CU 2026 leggi anche: CU 2026 non ricevuta: cosa fare?) 
    • entro il 30 aprile, le certificazioni relative ai redditi di lavoro autonomo rientranti nell’esercizio di arte o professione abituale ovvero alle provvigioni per le prestazioni non occasionali inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari, 
    • entro il termine di presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770), ossia entro il 31 ottobre, per le certificazioni contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione precompilata. 

    Le certificazioni, sottoscritte anche mediante sistemi di elaborazione automatica, sono consegnate al percipiente entro il 16 marzo.
    Attenzione  al fatto che i termini che scadono di sabato o in un giorno festivo sono prorogati al primo giorno feriale successivo.

    Leggi anche CU 2026: proroga delle richieste massive per gli intermediari             

    CU 2026: cosa contiene

    La Certificazione Unica “CU 2026” unitamente alle informazioni per il contribuente (cfr. istruzioni per la compilazione, Capitolo III) è necessaria per attestare:

    a) l’ammontare complessivo dei redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati, di cui agli articoli 49 e 50 del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni (di seguito, “TUIR”), corrisposti nell’anno 2025 ed assoggettati a tassazione ordinaria, a tassazione separata, a ritenuta a titolo d’imposta e a imposta sostitutiva;
    b) l’ammontare complessivo dei redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, del TUIR;
    c) l’ammontare complessivo delle provvigioni comunque denominate per prestazioni occasionali, inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento d’affari, corrisposte nel 2025, nonché provvigioni derivanti da vendita a domicilio di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, assoggettate a ritenuta a titolo d’imposta, cui si sono rese applicabili le disposizioni contenute nell’articolo 25-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600;
    d) l’ammontare complessivo dei compensi erogati nell’anno 2025 a seguito di procedure di pignoramenti presso terzi di cui all’articolo 21, comma 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449;
    e) l’ammontare complessivo delle somme erogate a seguito di procedure di esproprio di cui all’articolo 11 della legge 30 dicembre 1991, n. 413;
    f) l’ammontare complessivo dei corrispettivi erogati nell’anno 2025 per prestazioni relative a contratti d’appalto per cui si sono rese applicabili le disposizioni contenute nell’articolo 25-ter del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600;
    g) l’ammontare complessivo delle indennità corrisposte per la cessazione di rapporti di agenzia, per la cessazione da funzioni notarili e per la cessazione dell’attività sportiva quando il rapporto di lavoro è di natura autonoma (lettere d),
    e), f), dell’articolo 17, comma 1, del TUIR);
    h) l’ammontare complessivo dei corrispettivi erogati per contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni (locazioni brevi) di cui all’articolo 4 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2017, n. 96;
    i) le relative ritenute di acconto operate;

    j) le detrazioni effettuate.

    La Certificazione Unica “CU 2026” può essere utilizzata anche per certificare i dati relativi all’anno 2026 fino all’approvazione di una nuova

    certificazione. 

    In tal caso i riferimenti agli anni 2025 e 2026 contenuti nella Certificazione Unica e nelle relative istruzioni devono intendersi riferiti a periodi
    successivi.
    Nel caso in cui la certificazione attesti soltanto:

    1. redditi di lavoro dipendente equiparati ed assimilati, 
    2. ovvero soltanto redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi, 
    3. o soltanto compensi erogati a seguito di locazioni brevi

    deve essere rilasciata esclusivamente la parte della Certificazione Unica relativa alle tipologie reddituali indicate.

    Leggi anche: Certificazione unica tardiva o errata: regole per ravvedersi.

    CU 2026: le tipologie di invio

    Viene precisato che gli invii della CU 2026 possono essere:

    • ordinari, 
    • sostitutivi 
    • o di annullamento. 

    Le regole di effettuazione degli invii sono contenute nelle istruzioni della Certificazione Unica “CU 2026” e nelle relative specifiche tecniche.
    Il termine per la Comunicazione dei dati contenuti nelle Certificazioni Uniche di cui al presente provvedimento è stabilito al 16 marzo di ciascun anno con riferimento ai dati relativi all’anno precedente. 

    Attenzione al fatto che per le certificazioni contenenti esclusivamente redditi di lavoro autonomo rientranti nell’esercizio di arte o professione abituale ovvero alle provvigioni per le prestazioni non occasionali inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari, il termine per la trasmissione è fissato al 30 aprile.

    l flusso telematico da inviare all’Agenzia si compone:

    • Frontespizio nel quale vengono riportate le informazioni relative al tipo di comunicazione, ai dati del sostituto, ai dati relativi al rappresentante firmatario della comunicazione, alla firma della comunicazione e all’impegno alla presentazione telematica;
    • Quadro CT nel quale vengono riportate le informazioni riguardanti la ricezione in via telematica dei dati relativi ai mod. 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate;
    • Certificazione Unica 2026 nella quale vengono riportati i dati fiscali e previdenziali relativi alle certificazioni lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale e alle certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi di- versi nonché i dati fiscali relativi alle certificazioni dei redditi relativi alle locazioni brevi.

    Per chi non ha rispettato una delle scadenze già trascorse può essere importante sapere come ravvedersi nel caso di mancato invio della CU 2026, leggi: CU tardiva o errata: regole per il ravvedimento operoso.

    FAQ sulla Certificazione Unica 2026

    Quali Certificazioni Uniche 2026 devono essere trasmesse entro il 31 ottobre?
    Entro il 31 ottobre devono essere trasmesse all’Agenzia delle Entrate le Certificazioni Uniche che contengono esclusivamente redditi esenti oppure redditi che non possono essere dichiarati mediante la dichiarazione precompilata.

    Qual è la scadenza della CU 2026 per i lavoratori dipendenti?
    Per le certificazioni relative ai redditi di lavoro dipendente, ai redditi assimilati, ai redditi di lavoro autonomo non esercitato abitualmente e agli altri redditi diversi, il termine ordinario di trasmissione è fissato al 16 marzo.

    Quando scade la CU 2026 per i lavoratori autonomi?
    Le Certificazioni Uniche relative ai redditi di lavoro autonomo derivanti dall’esercizio abituale di arti o professioni devono essere trasmesse entro il 30 aprile. Lo stesso termine riguarda le provvigioni relative a prestazioni non occasionali connesse, tra l’altro, a rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento d’affari.

    La scadenza del 31 ottobre riguarda tutte le CU non ancora trasmesse?
    No. Il termine del 31 ottobre non rappresenta una proroga generalizzata per tutte le Certificazioni Uniche. Riguarda specificamente le certificazioni contenenti esclusivamente redditi esenti o redditi non dichiarabili tramite la dichiarazione precompilata.

    Quando deve essere consegnata la Certificazione Unica al percettore?
    La Certificazione Unica deve essere consegnata al percettore entro il 16 marzo. La scadenza relativa alla consegna al contribuente deve quindi essere distinta dai diversi termini previsti per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate.

    Cosa succede se la scadenza della CU cade di sabato o in un giorno festivo?
    Quando il termine previsto dalla normativa cade di sabato o in un giorno festivo, la scadenza è prorogata al primo giorno feriale successivo.

    Quali tipologie di invio sono previste per la CU 2026?
    La Certificazione Unica può essere trasmessa con tre diverse tipologie di invio: ordinario, sostitutivo oppure di annullamento. L’invio sostitutivo consente di sostituire una certificazione precedentemente trasmessa, mentre l’annullamento permette di eliminare una certificazione già inviata nei casi previsti dalle istruzioni.

    Da quali parti è composto il flusso telematico della CU 2026?
    Il flusso telematico comprende il Frontespizio, il Quadro CT e le singole Certificazioni Uniche. Nel Frontespizio sono riportati, tra gli altri, i dati del sostituto d’imposta e le informazioni relative alla comunicazione; il Quadro CT contiene invece le informazioni necessarie alla ricezione telematica dei modelli 730-4.

    Cosa certifica la CU 2026?
    La CU 2026 attesta i redditi e i compensi corrisposti nel periodo d’imposta 2025 e le relative ritenute, detrazioni e altri dati fiscali e previdenziali previsti dal modello. Può riguardare, tra l’altro, redditi di lavoro dipendente e assimilati, lavoro autonomo, provvigioni, redditi diversi e compensi relativi alle locazioni brevi.

    È necessario compilare tutte le sezioni della Certificazione Unica?
    No. Se la certificazione riguarda esclusivamente una determinata tipologia reddituale, deve essere rilasciata la sola parte della Certificazione Unica pertinente. Ad esempio, se sono certificati esclusivamente redditi di lavoro autonomo, devono essere compilate le sezioni relative a tale tipologia di reddito.

    Come si corregge una CU 2026 già trasmessa con dati errati?
    In caso di errori è possibile intervenire mediante un invio sostitutivo o, quando necessario, tramite annullamento della certificazione già trasmessa, seguendo le modalità previste dalle istruzioni e dalle specifiche tecniche della CU 2026.

    Cosa succede in caso di invio tardivo della Certificazione Unica?
    L’omessa, tardiva o errata trasmissione della Certificazione Unica può comportare l'applicazione delle sanzioni previste dalla normativa. In presenza dei requisiti richiesti è possibile valutare la regolarizzazione dell'adempimento e l'applicazione degli strumenti di ravvedimento previsti dalla disciplina vigente.

    Qual è quindi il calendario sintetico degli invii della CU 2026?
    Il calendario prevede tre termini principali: 16 marzo per la generalità delle certificazioni relative, tra l’altro, ai redditi di lavoro dipendente; 30 aprile per il lavoro autonomo abituale e determinate provvigioni; 31 ottobre per le certificazioni contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili tramite la dichiarazione precompilata.

    Allegati:
  • Fatturazione elettronica

    Anomalie Fatture 2023: le comunicazioni del Fisco

    Con il Provvedimento n. 271072 del 5 ottobre 2026, l’Agenzia delle Entrate rende noto che utilizza i dati delle fatture elettroniche emesse e dei corrispettivi giornalieri memorizzati e trasmessi telematicamente dai contribuenti soggetti passivi IVA al fine di verificare, per il periodo d’imposta 2023, la concorrenza di tali operazioni alla determinazione del reddito d’impresa, indicato nei quadri RF/RG/LM della dichiarazione modello Redditi 2024.

    Anomalie Fatture 2023: le comunicazioni del Fisco

    Con il medesimo provvedimento si comunica che si rendono disponibili le seguenti informazioni, per consentire al contribuente di fornire elementi utili a regolarizzare la presunta anomalia rilevata:
    a) codice fiscale, denominazione, cognome e nome del contribuente;
    b) numero identificativo e data della comunicazione, codice atto e periodo d’imposta;
    c) data e protocollo telematico della dichiarazione dei Redditi trasmessa per il periodo d’imposta 2023;
    d) modalità con cui il contribuente può richiedere informazioni o segnalare all’Agenzia delle entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti;
    e) modalità con cui il contribuente può regolarizzare errori o omissioni e beneficiare della riduzione delle sanzioni previste per le violazioni stesse di cui al successivo punto 5.

    Mediante la casella di Posta Elettronica Certificata, l'agenzia invia una comunicazione, contenente le informazioni suddette al domicilio digitale dei singoli contribuenti. 

    La comunicazione e le relative informazioni di
    dettaglio sono consultabili, da parte del contribuente, accedendo anche alla propria area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate, nella sezione “L’Agenzia scrive” presente all’interno del “Cassetto fiscale” e del portale “Fatture e Corrispettivi”.

    Il contribuente, anche mediante gli intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni  può richiedere informazioni ovvero segnalare all’Agenzia delle entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti.

    I contribuenti che hanno avuto conoscenza delle informazioni e degli elementi resi disponibili dall’Agenzia delle entrate possono regolarizzare gli errori o le omissioni eventualmente commessi secondo le modalità previste dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 e successive modificazioni, beneficiando della riduzione delle sanzioni in ragione del tempo trascorso dalla commissione delle stesse violazioni.

    Allegati:
  • Successioni

    Fondo patrimoniale e debiti tributari: quando si può iscrivere ipoteca

    La Cassazione chiarisce che, per sottrarre i beni del fondo patrimoniale all’ipoteca iscritta dall’agente della riscossione, il contribuente deve provare sia l’estraneità del debito ai bisogni della famiglia sia la conoscenza di tale estraneità da parte del creditore. 

    Il fatto che il debito fiscale derivi dall’attività imprenditoriale non è, da solo, sufficiente.

    Con l’ordinanza n. 25114 del 2026, pubblicata l’8 settembre 2026, la Corte di Cassazione torna sul tema dell’iscrizione ipotecaria sui beni conferiti in un fondo patrimoniale e precisa quando la tutela prevista dall’articolo 170 del Codice civile può essere opposta alla riscossione tributaria.

    La vicenda riguardava un’ipoteca iscritta ai sensi dell’articolo 77 del DPR n. 602/1973 su immobili appartenenti a una contribuente, a garanzia di crediti per Irpef, Irap e Iva relativi agli anni dal 2006 al 2009, per un importo complessivo superiore a 278 mila euro. 

    Gli immobili erano stati conferiti in un fondo patrimoniale e la contribuente sosteneva, tra l’altro, che i relativi debiti fiscali fossero estranei ai bisogni della famiglia in quanto derivanti dalla propria attività imprenditoriale.

    L’ipoteca fiscale può colpire anche i beni del fondo patrimoniale

    Il punto di partenza della Cassazione è che l’iscrizione ipotecaria prevista dall’articolo 77 del DPR n. 602/1973 non costituisce un atto di espropriazione forzata in senso proprio. 

    Si tratta, piuttosto, di una misura autonoma, con funzione di garanzia e cautela, preordinata all’eventuale esecuzione.

    Da questa qualificazione discende però che il fondo patrimoniale non rappresenta una barriera assoluta rispetto all’iscrizione dell’ipoteca.

    Secondo la Corte, infatti, anche ai beni conferiti nel fondo si applicano le condizioni previste dall’articolo 170 c.c. 

    In materia di riscossione tributaria, l’ipoteca può quindi essere iscritta quando l’obbligazione fiscale è collegata ai bisogni della famiglia oppure quando il creditore non era a conoscenza della sua eventuale estraneità a tali bisogni.

    Debito d’impresa e bisogni familiari: nessun automatismo

    L’aspetto più rilevante della pronuncia riguarda il rapporto tra debito sorto nell’attività professionale o imprenditoriale e bisogni della famiglia.

    La Cassazione esclude ogni automatismo: la natura imprenditoriale del debito non consente, da sola, di considerarlo estraneo alle esigenze familiari.

    Il criterio decisivo non è infatti la natura dell’obbligazione, ma il rapporto tra il fatto che ha generato il debito e i bisogni della famiglia.

    La Corte richiama sul punto un orientamento consolidato secondo il quale deve essere verificato concretamente se l’obbligazione sia stata assunta per soddisfare esigenze riconducibili al nucleo familiare.

    Il solo fatto che il debito sia sorto nell’esercizio dell’impresa non dimostra né la sua inerenza né, soprattutto, la sua estraneità ai bisogni familiari.

    La nozione di “bisogni della famiglia”, inoltre, viene interpretata in senso ampio. 

    Non comprende soltanto le necessità essenziali o di sostentamento, ma anche il benessere complessivo del nucleo, il miglioramento della posizione economica della famiglia e lo sviluppo dell’attività lavorativa dei suoi componenti.

    In questa prospettiva anche un’attività imprenditoriale diretta ad aumentare i guadagni o il patrimonio familiare può essere collegata ai bisogni della famiglia, pur se le risorse prodotte risultano superiori a quelle strettamente necessarie al sostentamento.

    L’onere della prova grava sul contribuente

    Il passaggio operativo più importante riguarda l’onere probatorio.

    Il contribuente che intenda opporre all’agente della riscossione il vincolo del fondo patrimoniale deve dimostrare:

    • che il debito è stato contratto per finalità estranee ai bisogni della famiglia;
    • che il creditore era consapevole di tale estraneità.

    La prova deve riguardare entrambi gli elementi. Non è quindi sufficiente limitarsi ad affermare che il debito deriva da un’attività professionale o imprenditoriale.

    La Cassazione ribadisce inoltre che, quando il titolare di un bene conferito nel fondo patrimoniale contesta l’iscrizione ipotecaria, è proprio su di lui che grava l’onere di allegare e provare sia la finalità estranea ai bisogni familiari sia la conoscenza di tale circostanza da parte del creditore.

    Nel caso esaminato, secondo i giudici, non era stato fornito alcun elemento concreto idoneo a interrompere il collegamento tra i debiti tributari e le esigenze della famiglia.

    La circostanza, invocata dalla contribuente, che l’impresa “andava male” non è stata ritenuta sufficiente e, nella ricostruzione della Corte, poteva anzi deporre in senso contrario rispetto alla tesi dell’estraneità del debito.

    Il principio che emerge dalla pronuncia

    La decisione conferma quindi un principio particolarmente rilevante per professionisti, imprenditori e contribuenti che abbiano costituito un fondo patrimoniale:

    • il conferimento di un immobile nel fondo patrimoniale non impedisce, di per sé, l’iscrizione di ipoteca per debiti tributari,
    • per ottenere la tutela dell’articolo 170 c.c. occorre dimostrare concretamente che il debito è estraneo ai bisogni della famiglia e che tale estraneità era conosciuta dal creditore,
    • la semplice origine imprenditoriale o professionale del debito non costituisce prova sufficiente.

    Ne deriva che la verifica deve essere effettuata caso per caso, ricostruendo la finalità economica dell’obbligazione e il suo effettivo rapporto con le esigenze e il tenore di vita del nucleo familiare.

    Nel giudizio esaminato, la Cassazione ha quindi respinto le censure relative alla possibilità di iscrivere ipoteca sui beni compresi nel fondo patrimoniale.

    La sentenza di secondo grado è stata tuttavia cassata su un diverso e circoscritto profilo: una delle notifiche delle cartelle prodromiche all’iscrizione ipotecaria risultava priva delle necessarie indicazioni, imponendo un nuovo esame da parte del giudice di merito.

    La Corte ha pertanto accolto il quarto motivo di ricorso nei soli limiti indicati in motivazione, rigettando gli altri motivi e rinviando la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Liguria.

  • Società tra professionisti

    Visto di conformità, polizza obbligatoria: requisiti, massimale e novità con Vi.diCo.Web

    Il nuovo servizio Vi.diCo.Web dell’Agenzia delle Entrate digitalizza la comunicazione necessaria per l’iscrizione nell’elenco dei professionisti abilitati al rilascio del visto di conformità. 

    Tra gli elementi centrali della procedura c’è la polizza assicurativa, che deve rispettare requisiti precisi, a partire da un massimale non inferiore a 3 milioni di euro.

    Con il Provvedimento del 22 settembre 2026, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il nuovo servizio online “Vi.diCo.Web – Visto di conformità”, destinato ai professionisti che devono trasmettere alla Direzione Regionale la comunicazione preventiva per l’iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati al rilascio del visto di conformità.

    L’obiettivo indicato dall’Agenzia è quello di potenziare la gestione delle comunicazioni attraverso procedure telematiche, razionalizzando i flussi informativi e semplificando l’attività istruttoria. 

    Attraverso il servizio il professionista dovrà inserire le informazioni e rendere le dichiarazioni previste dall’articolo 21 del DM n. 164/1999, oltre a fornire i dati relativi alle garanzie stipulate per l’attività di apposizione del visto e alle eventuali strutture utilizzate per la trasmissione delle dichiarazioni.     

    Tra la documentazione da allegare alla comunicazione rientra proprio la copia della polizza assicurativa, insieme alla dichiarazione di insussistenza di provvedimenti di sospensione dell’attività e alla dichiarazione relativa alla sussistenza dei requisiti richiesti per il rilascio del visto. 

    La polizza assume quindi un ruolo centrale per i professionisti che intendono esercitare la facoltà di apporre il visto di conformità.

    Quale polizza serve per rilasciare il visto di conformità?

    Per il rilascio del visto è richiesto il possesso di una polizza assicurativa della responsabilità civile finalizzata a garantire il completo risarcimento ai contribuenti dell’eventuale danno arrecato, anche se di entità minima. 

    La copertura deve riferirsi specificamente alla prestazione dell’assistenza fiscale mediante apposizione del visto di conformità e non può contenere una limitazione della garanzia riferita a un solo specifico modello di dichiarazione. 

    Un altro requisito fondamentale riguarda il massimale assicurativo: deve essere adeguato al numero dei contribuenti assistiti e al numero dei visti di conformità rilasciati e, in ogni caso, non può essere inferiore a 3 milioni di euro.

    Franchigie e scoperti: quali limiti sono previsti?

    La polizza non deve prevedere franchigie o scoperti. La circolare contempla però un’eccezione: sono ammessi se la compagnia assicuratrice si impegna espressamente a risarcire il terzo danneggiato, conservando poi la facoltà di rivalersi sull’assicurato per l’importo compreso nella franchigia. 

    La copertura deve inoltre garantire il totale risarcimento nei cinque anni successivi alla scadenza della polizza, indipendentemente dalla causa che ha determinato la cessazione del rapporto assicurativo. 

    È richiesto anche il completo risarcimento degli eventuali danni arrecati all’Erario nello svolgimento dell’attività di assistenza fiscale. 

    Studio associato: chi può stipulare la polizza?

    Regole specifiche sono previste anche per il professionista che svolge l’attività all’interno di uno studio associato.

    In questo caso la polizza può essere stipulata direttamente dal professionista oppure dall’associazione professionale, purché costituisca una garanzia per l’attività di assistenza fiscale esercitata dal singolo associato. 

    È inoltre consentito al professionista utilizzare una polizza stipulata dalla società di servizi, ma a condizione che nella copertura siano riportate le generalità dei singoli professionisti che intendono avvalersene.

    Come funziona la polizza nelle società tra professionisti?

    La circolare richiama anche quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 335 del 1° giugno 2023, in relazione alle società tra professionisti.

    La società può stipulare, in qualità di contraente, le polizze assicurative a favore dei singoli soci che dispongono della propria abilitazione alla trasmissione telematica e intendono essere iscritti nell’elenco dei soggetti abilitati al rilascio del visto sulle dichiarazioni da loro inviate. 

    Anche in questa ipotesi la copertura deve comprendere tutti i rischi e prevedere un massimale adeguato al numero dei contribuenti assistiti e al numero dei visti di conformità, delle asseverazioni e delle certificazioni tributarie rilasciate. Resta fermo il limite minimo di 3 milioni di euro. 

    La circolare specifica inoltre che, ai fini della polizza, non rileva il fatto che il socio utilizzi o meno l’abilitazione Entratel della società per trasmettere la dichiarazione da lui vistata.  

    Cosa deve fare il professionista alla scadenza della polizza?

    La copertura assicurativa deve essere rinnovata alla scadenza garantendone la continuità.

    Il professionista deve quindi inviare alla DRE, tramite PEC o raccomandata A/R, la nuova polizza oppure, se la polizza rimane la stessa, una copia della quietanza di pagamento. 

    Deve inoltre attestare alla Direzione Regionale la permanenza dei requisiti precedentemente comunicati.

    Vi.diCo.Web servirà anche per le variazioni

    Il nuovo servizio non è destinato soltanto alla prima comunicazione. Vi.diCo.Web potrà essere utilizzato anche quando sarà necessario integrare quanto già trasmesso: le variazioni relative a dati, elementi o documenti dovranno essere comunicate tramite lo stesso applicativo entro 30 giorni dalla data in cui si verificano. 

    Il professionista potrà inoltre utilizzare il servizio per comunicare la rinuncia alla facoltà di rilasciare il visto, conoscere lo stato di lavorazione della comunicazione, verificare l’iscrizione nell’elenco informatizzato e consultare le comunicazioni inviate.   

    Quanto alle tempistiche, il Provvedimento del 22 settembre 2026 non stabilisce ancora il giorno di attivazione del servizio, che sarà comunicato dall’Agenzia con un apposito avviso. È invece già fissato all’11 gennaio 2027 il momento dal quale l’utilizzo di Vi.diCo.Web diventerà obbligatorio per comunicare l’esercizio della facoltà di rilasciare il visto di conformità. 

  • Legge di Bilancio

    Approvato il nuovo Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP)

    In data 2 ottobre il Cdm ha approvato diversi provvedimenti tra i quali il DPFP ossia il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP).

    Il DPFP rivede al rialzo per il 2026 la crescita all'1% mentre il rapporto deficit/Pil si attesta al 2,9%.

    Inoltre, nella stessa seduta del 2 ottobre sono anche stati approvati i due seguenti provvedimenti con:

    • Disposizioni urgenti per il rafforzamento delle istruttorie ambientali, la gestione di problemi climatici, l’economia circolare e le bonifiche (decreto-legge)
    • Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2024/2847 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2024, relativo a requisiti orizzontali di cibersicurezza per i prodotti con elementi digitali e che modifica i regolamenti (UE) n. 168/2013 e (UE) 2019/1020 e la direttiva (UE) 2020/1828 (regolamento sulla ciberresilienza) (decreto legislativo – esame preliminare)

    Vediamo maggiori dettagli del DPFP.

    Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP)

    Per quanto riguarda lo scenario programmatico si prevede:

    • indebitamento netto incluso l'utilizzo della Nec: 3,4% per il 2027; 3,2% per il 2028 e 2,3% nel 2029;
    • indebitamento netto escluso l'utilizzo della Nec: 2,8% per il 2027; 2,6% per il 2028 e 2,3% nel 2029.

    Negli anni successivi il tasso di crescita programmatico del Pil si attesta allo 0,8% nel 2027, allo 0,9% nel 2028, allo 0,8% nel 2029.

    Debito pubblico programmatico previsto: 138,1% a fine 2026; 138,5% nel 2027, scende al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029.

    Nel corso del Consiglio dei ministri, il ministro dell'economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha illustrato anche la Relazione al Parlamento 2026 ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012. 

    Infatti, in attuazione di quanto previsto dagli atti di indirizzo approvati lo scorso 5 agosto dal Parlamento, il Governo ha presentato alla Commissione europea, il 10 settembre 2026, la richiesta di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia in relazione alle maggiori spese per l'energia e la sicurezza. 

    Le risorse, per un valore complessivo fino a circa 29 miliardi nel biennio 2027-28, sono pari, per ciascuna delle clausole, a circa lo 0,3% annuo del Pil.

  • Redditi di impresa

    Modello OCSE contro le doppie imposizioni 2025 appena pubblicato

    Pubblicata il 30 settembre 2026 la versione completa del Model Tax Convention on Income and on Capital 2025. Tra le principali novità, nuove indicazioni sul lavoro da remoto transfrontaliero, sulla stabile organizzazione, sulle risorse naturali, sul transfer pricing e sullo scambio di informazioni. 

    Vediamo a cosa serve il Modello OCSE e da quando rilevano le modifiche.

    Da quando si applicano le novità

    Sul piano temporale occorre distinguere tre date.

    L’Update 2025 è stato approvato dal Consiglio OCSE il 18 novembre 2025 ed è stato pubblicato il giorno successivo. Le modifiche sono state ora incorporate nella versione completa del Modello pubblicata il 30 settembre 2026, che rappresenta il testo consolidato del Model Tax Convention come risultava al 18 novembre 2025.

    Ciò, tuttavia, non significa che dal 30 settembre 2026 cambino automaticamente tutte le convenzioni fiscali italiane.

    Per le nuove disposizioni che devono essere inserite nel testo di una convenzione, come la clausola alternativa sulle risorse naturali, sarà necessario che gli Stati decidano di recepirle nell’accordo bilaterale.

    Diverso è il ruolo degli aggiornamenti al Commentario OCSE, che costituiscono un importante riferimento interpretativo: la loro rilevanza rispetto a una specifica convenzione deve comunque essere valutata in relazione al testo del trattato applicabile, alla data della sua conclusione e ai principi utilizzati per la sua interpretazione.

    Cosa devono verificare le imprese

    La pubblicazione interessa soprattutto imprese con attività o dipendenti in più Stati.

    Particolare attenzione va riservata alle situazioni di smart working transfrontaliero, perché il nuovo Commentario offre criteri più dettagliati per stabilire quando l’abitazione del dipendente può assumere rilevanza ai fini della stabile organizzazione.

    Per le aziende diventa quindi utile censire i dipendenti che lavorano dall’estero, quantificare la percentuale del tempo trascorsa nell’abitazione estera e verificare se esistano ragioni commerciali che colleghino la presenza del lavoratore in quel Paese all’attività dell’impresa.

    La nuova edizione del Modello OCSE non introduce quindi un nuovo tributo né una disciplina immediatamente applicabile in modo uniforme, ma aggiorna uno dei principali riferimenti della fiscalità internazionale, destinato a incidere sulla futura negoziazione dei trattati e sull’interpretazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni.

    Modello OCSE contro le doppie imposizioni 2025

    L’OCSE ha pubblicato il 30 settembre 2026 la nuova versione completa del Model Tax Convention on Income and on Capital 2025, il principale modello di riferimento internazionale per la stipula, l’applicazione e l’interpretazione delle convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni.

    La nuova versione consolidata arriva a quasi nove anni di distanza dalla precedente, risalente al 21 novembre 2017.

    Si tratta dell’undicesima edizione della versione integrale, composta da oltre 2.500 pagine e contenente gli articoli del Modello, i relativi Commentari, le posizioni dei Paesi non membri, le riserve e osservazioni degli Stati, oltre alla documentazione storica. 

    Il testo recepisce, tra le altre, le modifiche approvate dal Consiglio OCSE il 18 novembre 2025.

    A cosa serve il Modello OCSE

    Il Modello OCSE non è una convenzione internazionale direttamente applicabile al contribuente e la sua pubblicazione non modifica automaticamente le convenzioni contro le doppie imposizioni già stipulate dall’Italia.

    Costituisce però il principale riferimento utilizzato dagli Stati per negoziare i trattati fiscali e dalle amministrazioni, dalle imprese e dagli operatori professionali per la loro applicazione e interpretazione.

    Il suo obiettivo è ripartire tra Stato della fonte e Stato di residenza il potere di tassare redditi che presentano elementi di internazionalità, riducendo i fenomeni di doppia imposizione e fornendo criteri comuni in materia, tra l’altro, di stabile organizzazione, lavoro dipendente, utili d’impresa, dividendi, interessi, royalties e capital gain.

    Smart working all’estero: quando la casa del dipendente può diventare stabile organizzazione

    La novità di maggiore interesse operativo riguarda l’articolo 5, dedicato alla stabile organizzazione.

    Il nuovo Commentario affronta espressamente il caso del lavoratore che svolge la propria attività da un’abitazione o da un altro luogo situato in uno Stato diverso da quello dell’impresa.

    Si tratta di un cambiamento rilevante rispetto all’impostazione precedente. Il vecchio Commentario dedicava infatti uno spazio più limitato al fenomeno del lavoro da remoto, considerandolo sostanzialmente una situazione residuale ai fini della possibile configurazione di una stabile organizzazione.

    L’aggiornamento non ha modificato direttamente il testo dell’articolo 5. L’intervento è stato realizzato attraverso il Commentario: sono stati eliminati i precedenti paragrafi 18 e 19 e introdotti i nuovi paragrafi da 44.1 a 44.21, riuniti in una sezione specificamente dedicata al “Cross-border working from a home or other relevant place”.

    Il punto di partenza è che il semplice fatto di lavorare da casa all’estero non determina automaticamente una stabile organizzazione del datore di lavoro. 

    Occorre valutare concretamente le modalità di utilizzo dell’abitazione e il rapporto tra quel luogo e l’attività dell’impresa.

    La verifica si sviluppa secondo due elementi da considerare in sequenza.

    Il primo è un fattore temporale, che mette in rapporto il tempo lavorato dall’abitazione o da altro luogo assimilabile con il tempo di lavoro complessivo del dipendente.

    Quando il dipendente lavora dall’abitazione estera per meno del 50% del proprio tempo complessivo di lavoro, calcolato su un periodo di dodici mesi, la casa, in via generale e salvo circostanze particolari, non viene considerata un luogo d’affari dell’impresa.

    Se invece il lavoro dall’abitazione raggiunge almeno il 50% del tempo lavorativo, occorre passare a un secondo livello di analisi.

    Entra quindi in gioco un fattore funzionale, diretto a verificare per quali ragioni la persona lavori proprio da quel determinato luogo anziché presso i locali dell’impresa e quale collegamento esista tra tale presenza e l’attività aziendale.

    Attenzione, quindi: il superamento del 50% non comporta automaticamente la nascita di una stabile organizzazione.

    Tra gli elementi rilevanti assume particolare importanza l’esistenza di una ragione commerciale per la presenza del dipendente in quello Stato.

    Il nuovo Commentario contiene diversi esempi applicativi. Viene considerato, tra gli altri, il caso del dipendente che lavora per l’80% del proprio tempo dalla casa situata nello Stato estero e incontra regolarmente in quello Stato i clienti dell’impresa: in presenza di tali circostanze il domicilio può configurare un luogo d’affari e, ricorrendo gli altri requisiti, una stabile organizzazione.

    Diversamente, anche un lavoratore che operi da casa per oltre il 50% del tempo può non creare una stabile organizzazione se la scelta del luogo non presenta una reale ragione commerciale per l’impresa.

    La modifica è particolarmente rilevante per le aziende che consentono ai dipendenti di lavorare stabilmente da altri Paesi e rende opportuno monitorare giorni di lavoro, luogo di svolgimento dell’attività, rapporti con la clientela e ragioni aziendali della presenza all’estero.

    Transfer pricing e deducibilità degli interessi

    Novità anche per l’articolo 9, relativo alle imprese associate e quindi strettamente collegato alla disciplina del transfer pricing.

    Il Commentario viene aggiornato per chiarire il coordinamento tra l’articolo 9 delle convenzioni e le norme nazionali sulla deducibilità degli interessi, anche alla luce dei lavori OCSE sulle transazioni finanziarie e delle raccomandazioni della BEPS Action 4.

    Le precisazioni sono accompagnate da modifiche di coordinamento ai Commentari degli articoli 7 e 24 e assumono rilievo, in particolare, per i gruppi multinazionali che effettuano finanziamenti infragruppo.

    Procedure amichevoli, GATS e Amount B

    L’aggiornamento interviene inoltre sull’articolo 25, che disciplina le procedure amichevoli tra le autorità competenti degli Stati.

    Viene introdotto un nuovo paragrafo 6 volto a disciplinare il rapporto tra le convenzioni contro le doppie imposizioni e il GATS, General Agreement on Trade in Services.

    La questione era già affrontata nel precedente Commentario all’articolo 25 e l’aggiornamento amplia le indicazioni interpretative con ulteriori paragrafi dedicati al coordinamento tra i due strumenti.

    Il nuovo testo chiarisce, in particolare, il ruolo delle autorità competenti nel determinare se una controversia rientri nell'ambito di una convenzione fiscale ai fini dei meccanismi di risoluzione delle controversie previsti dal GATS.

    Ulteriori modifiche al Commentario dell’articolo 25 riguardano Amount B, nell’ambito del progetto OCSE sulla semplificazione delle regole di transfer pricing per determinate attività di distribuzione e marketing.

    Scambio di informazioni: ampliati i chiarimenti dell’articolo 26

    Il nuovo Modello aggiorna anche il Commentario all’articolo 26, relativo allo scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali.

    In particolare, l’intervento riguarda anche i paragrafi 11 e 12 del Commentario.

    Viene chiarito che le informazioni ricevute mediante lo scambio internazionale possono essere utilizzate anche in relazione a questioni fiscali riguardanti soggetti diversi da quello al quale l’informazione era originariamente riferita.

    Sono inoltre inserite indicazioni sul diritto del contribuente di accedere alle informazioni scambiate e sull'utilizzo di informazioni che derivano dall'elaborazione dei dati ricevuti.

  • Enti no-profit

    Ausili sportivi disabili 2026: ASD e SSD via alle domande dal 1° ottobre

    Dal 1° ottobre 2026 ASD e SSD possono presentare domanda per ottenere i contributi destinati all’acquisto di ausili sportivi da assegnare gratuitamente alle persone con disabilità.

    Il Fondo dispone di 1,5 milioni di euro e le richieste sono valutate in ordine cronologico fino a esaurimento delle risorse.

    Il Dipartimento per lo Sport ha pubblicato l’Avviso 2026 per l’erogazione di ausili destinati all’avviamento alla pratica sportiva delle persone con disabilità.

    Per il 2026 sono disponibili 1,5 milioni di euro, nell’ambito del Fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo italiano. 

    Le risorse sono destinate all’acquisto di ausili sportivi da mettere gratuitamente a disposizione delle persone con disabilità che intendono avvicinarsi alla pratica sportiva.

    La pubblicazione dell’Avviso è stata annunciata dal Dipartimento per lo Sport il 28 settembre 2026, che ha confermato l’apertura della piattaforma dalle ore 12.00 del 1° ottobre 2026. 

    Ausili sportivi disabili 2026: a chi spetta il contributo?

    La domanda non viene presentata direttamente dalla persona con disabilità.

    Possono infatti accedere al Fondo esclusivamente le Associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e le Società sportive dilettantistiche (SSD) presso le quali il destinatario dell’ausilio risulta tesserato.

    L’ASD o SSD richiedente deve essere:

    • regolarmente affiliata a una Federazione sportiva riconosciuta ai fini sportivi dal Comitato Italiano Paralimpico;
    • iscritta al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche.

    Il singolo beneficiario può richiedere un ausilio tramite una sola ASD o SSD e per una sola disciplina sportiva. Non può inoltre ottenere un nuovo ausilio chi ha già beneficiato dei contributi previsti dagli avvisi delle annualità precedenti.

    Quali requisiti deve avere la persona con disabilità?

    I destinatari finali degli ausili devono essere persone fisiche:

    • residenti in Italia;
    • con una disabilità considerata “eleggibile” secondo le determinazioni dell’International Paralympic Committee;
    • tesserate presso una ASD o SSD affiliata a uno degli organismi paralimpici previsti dal Regolamento;
    • che non abbiano mai partecipato al Campionato nazionale assoluto della disciplina per la quale viene richiesto l’ausilio;
    • in possesso di un certificato di idoneità alla pratica di attività sportiva non agonistica, valido alla data della domanda.

    I requisiti confermano quindi che la misura è destinata soprattutto all’avviamento allo sport, e non al finanziamento dell’attività di atleti già inseriti nei massimi livelli agonistici nazionali. 

    Quante domande può presentare una ASD o SSD?

    Ogni associazione o società sportiva può richiedere il contributo:

    per un massimo di 2 beneficiari negli sport individuali e di 4 beneficiari negli sport di squadra.

    Per le ASD e SSD polisportive, i limiti sono cumulabili per ciascuna disciplina praticata.    

    Quanto spetta per l’acquisto degli ausili?

    Il Fondo complessivamente disponibile per il 2026 ammonta a 1,5 milioni di euro.   

    Per ciascun ausilio deve essere presentato un preventivo di spesa, predisposto dall’operatore economico autorizzato alla costruzione o alla commercializzazione dell’ausilio e intestato alla ASD o SSD richiedente.

    Il preventivo deve riportare il costo complessivo della fornitura, IVA compresa, che non può superare il prezzo massimo stabilito per il singolo ausilio nell’Allegato 3 del Regolamento.

    Non esiste quindi un unico importo massimo valido per tutti: il limite dipende dalla tipologia di ausilio richiesto.

    Come e quando presentare domanda

    Le domande possono essere trasmesse dalle ore 12.00 del 1° ottobre 2026 attraverso la piattaforma:

    ausiliperlosport.sportesalute.eu

    Prima dell’invio è necessaria la registrazione del soggetto richiedente e devono essere compilati tutti i campi previsti dalla procedura telematica

    Il bando non stabilisce una scadenza ordinaria con una data finale. Le richieste possono essere presentate fino a esaurimento delle risorse disponibili. Il Dipartimento precisa infatti che, raggiunto il limite del Fondo, la piattaforma viene chiusa e non è più possibile inoltrare ulteriori domande.

    Questo aspetto assume particolare rilievo anche alla luce dell’esperienza precedente: nel 2025 le risorse furono interamente utilizzate e la piattaforma venne chiusa il 24 ottobre. 

    Come vengono assegnati i contributi?

    Le domande vengono esaminate da una Commissione nominata dal Capo del Dipartimento per lo Sport.

    La valutazione avviene secondo l’ordine cronologico di presentazione delle richieste, verificando il rispetto dei requisiti amministrativi del soggetto richiedente e del beneficiario.

    Sono finanziate le domande ammissibili entro il limite delle risorse disponibili.

    Ne consegue che la tempestività nell’invio della domanda assume un ruolo concreto ai fini dell’accesso alla misura.

    Quando la domanda viene esclusa?

    L’Avviso individua alcune cause specifiche di esclusione.

    Non possono accedere al contributo le ASD o SSD che abbiano già richiesto o ottenuto da enti pubblici un'altra forma di sostegno per l’acquisto del medesimo ausilio.

    Sono inoltre esclusi:

    • i beneficiari che abbiano già ottenuto il contributo negli anni precedenti, anche per una disciplina diversa;
    • le domande presentate dopo l’esaurimento delle disponibilità finanziarie.

    Durante l’istruttoria la Commissione può inoltre richiedere chiarimenti o integrazioni documentali. La mancata trasmissione entro il termine assegnato determina la decadenza della domanda, considerata come rinuncia al contributo.     

    Ausili sportivi 2026: le risposte rapide per le ASD e SSD

    Quando partono le domande per gli ausili sportivi 2026?
    Dalle ore 12.00 del 1° ottobre 2026.

    Chi può presentare la domanda?
    Le ASD e SSD presso le quali è tesserata la persona con disabilità destinataria dell’ausilio.

    Quanto è finanziato il Fondo?
    Per il 2026 sono disponibili 1,5 milioni di euro.

    Il contributo viene versato direttamente alla persona con disabilità?
    No. La procedura passa attraverso la ASD o SSD e riguarda l’acquisto dell’ausilio destinato gratuitamente al beneficiario.

    C’è una scadenza per presentare domanda?
    Non è prevista una data finale ordinaria: le domande possono essere presentate fino a esaurimento del Fondo.

    Come vengono valutate le domande?
    Secondo il criterio cronologico di arrivo, previa verifica dei requisiti previsti dal bando.

    Chi ha già ottenuto un ausilio negli anni passati può richiederne un altro?
    No. Il beneficiario di un precedente avviso è escluso anche se chiede l’ausilio per una disciplina differente.