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Assemblee a distanza: le regole dal 1 ottobre
Il DDL n 200 di conversione del Decreto Milleproghe convertito in Legge n 26/2026 ha previsto l'ultima proroga scaduta ieri 30 settembre per le assemblee da remoto, norma proveniente dal periodo della pandemia da covid.
Dal 1 ottobre prima di predisporre una convocazione, è molto semplice:
1) individuare se è S.r.l. o S.p.A.;
2) leggere esattamente la clausola statutaria sull’assemblea;
3) verificare se si vuole indicare un luogo fisico oppure fare un’assemblea esclusivamente telematica;
4) verificare se si tratta eventualmente di una totalitaria.
Assemblee societarie dal 1° ottobre 2026: nuove regole per le riunioni a distanza
Dal 1° ottobre 2026 termina definitivamente il regime speciale introdotto durante l’emergenza Covid per lo svolgimento delle assemblee societarie a distanza.
Con la scadenza dell’ultima proroga dell’articolo 106 del Dl 18/2020, fissata al 30 settembre 2026, tornano quindi a trovare piena applicazione le regole ordinarie, con differenze rilevanti tra Srl e Spa.
Assemblee delle Srl anche interamente online
Per le società a responsabilità limitata resta possibile svolgere l’assemblea con tutti o alcuni dei partecipanti collegati mediante strumenti di telecomunicazione, anche quando lo statuto non contiene una specifica clausola che autorizzi l’utilizzo di collegamenti audio o video.
In sostanza, nelle Srl l’assenza di una previsione statutaria non impedisce, di per sé, lo svolgimento dell’assemblea a distanza.
È quindi possibile organizzare anche una riunione interamente virtuale, senza che i partecipanti siano fisicamente presenti nello stesso luogo, purché siano rispettate le regole sul corretto svolgimento dell’assemblea e siano assicurate l’identificazione dei partecipanti, la possibilità di intervenire nella discussione e l’esercizio del diritto di voto.
Spa: per i soci serve una previsione statutaria
Più rigorosa la disciplina applicabile alle società per azioni.
Nelle Spa, per consentire ai soci di intervenire in assemblea mediante collegamento audio o video è necessaria, in via ordinaria, un’apposita previsione contenuta nello statuto.
In mancanza di tale clausola, i soci devono quindi partecipare fisicamente all’assemblea.
Il vincolo non si estende, tuttavia, agli amministratori e ai componenti dell’organo di controllo. Amministratori e sindaci possono infatti partecipare alla riunione tramite collegamento a distanza anche se lo statuto non disciplina espressamente la partecipazione telematica dei soci.
L’eccezione dell’assemblea totalitaria nelle Spa
Una deroga importante riguarda l’assemblea totalitaria.
Anche in una Spa il cui statuto non consente espressamente la partecipazione a distanza, è possibile svolgere l’assemblea con tutti o alcuni dei partecipanti collegati in audio o video quando ricorrono le condizioni previste per l’assemblea totalitaria.
Occorre, in particolare, che sia rappresentato l’intero capitale sociale e che partecipi la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo.
In questa situazione la riunione può quindi svolgersi anche senza la presenza fisica contemporanea di tutti i soggetti coinvolti.
Segretario o notaio presenti nel luogo indicato nella convocazione
Un’altra questione riguarda il luogo dell’assemblea.
Quando l’avviso di convocazione indica un luogo fisico e la partecipazione a distanza è ammessa, nel luogo indicato deve trovarsi il soggetto incaricato della verbalizzazione.
Si tratta, a seconda dei casi, del segretario dell’assemblea oppure del notaio chiamato a redigere il verbale.
Non è invece necessario che nello stesso luogo sia presente anche il presidente dell’assemblea.
Il presidente può quindi dirigere la riunione da remoto, anche quando lo statuto prevede formalmente la presenza di presidente e segretario nello stesso luogo.
La possibilità deriva anche dal fatto che il verbale può essere predisposto e sottoscritto dopo la conclusione dell’assemblea. Nel caso di verbale notarile, inoltre, è sufficiente la sottoscrizione del notaio.
Assemblea senza indicazione di un luogo fisico
Quando la partecipazione mediante strumenti di telecomunicazione è legittimamente consentita, l’avviso di convocazione può anche non indicare alcun luogo fisico.
La convocazione può quindi stabilire che tutti i partecipanti intervengano esclusivamente attraverso un collegamento audio-video.
Per le Srl questa possibilità è ammessa anche in assenza di una specifica previsione statutaria, mentre per le Spa occorre che lo statuto consenta l’intervento mediante mezzi di telecomunicazione.
È inoltre possibile inserire nello statuto una clausola che attribuisca all’organo amministrativo il potere di stabilire, di volta in volta nell’avviso di convocazione, che la partecipazione all’assemblea avvenga esclusivamente da remoto.
Società quotate e rappresentante designato
Per le società quotate resta invece una disciplina specifica.
La legge 21/2024 ha reso strutturale la possibilità di prevedere nello statuto che l’intervento in assemblea e l’esercizio del diritto di voto avvengano esclusivamente tramite il rappresentante designato dalla società.
La stessa possibilità interessa anche le società ammesse alla negoziazione su sistemi multilaterali.
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730/2026 con errori: le date di ottobre entro cui correggere
Cosa fare se, dopo aver presentato il modello 730/2026 ordinario, ci si accorge di un errore o di aver dimenticato un dato?
La procedura cambia a seconda di chi ha commesso l’errore e degli effetti della correzione sul risultato della dichiarazione.
Se l'errore è imputabile al soggetto che ha prestato l'assistenza fiscale si ricorre al 730 rettificativo.
Se, invece, è il contribuente ad avere omesso o indicato in modo errato alcuni elementi, può essere necessario un 730 integrativo oppure il modello Redditi Persone fisiche 2026.
Per il 2026, il termine per presentare il 730 integrativo al CAF o al professionista abilitato è il 26 ottobre, poiché il 25 ottobre cade di domenica.
Quando si può presentare il 730 integrativo 2026?
Il 730 integrativo può essere utilizzato quando la correzione determina:
- un maggiore credito;
- un minor debito;
- un'imposta identica a quella risultante dal 730 originario.
È il caso, ad esempio, del contribuente che si accorge di non aver indicato un onere che gli dà diritto a una detrazione.
Entro il 26 ottobre 2026 deve essere presentato un nuovo modello 730 completo in tutte le sue parti, indicando nel frontespizio il codice 1 nella casella “730 integrativo”.
Il 730 integrativo deve essere presentato esclusivamente a un CAF o a un professionista abilitato, anche quando il modello originario era stato presentato tramite il sostituto d'imposta.
Il contribuente deve inoltre esibire la documentazione necessaria a verificare la conformità dell'integrazione; se l'assistenza sul 730 originario era stata prestata dal sostituto d'imposta, al CAF o professionista deve essere presentata tutta la documentazione relativa alla dichiarazione.
Le istruzioni prevedono espressamente la compilazione della casella “730 integrativo” con il codice 1 quando la rettifica produce un maggior credito, un minor debito o lascia invariata l'imposta.
Se sono sbagliati i dati del sostituto d'imposta?
Il 730 integrativo può servire anche a correggere esclusivamente i dati del sostituto d'imposta che deve effettuare il conguaglio.
In questo caso, nel frontespizio va indicato il codice 2.
Il nuovo modello deve riportare le stesse informazioni contenute nel 730 originario, modificando i dati necessari a identificare correttamente il sostituto.
Se, invece, occorre modificare sia i dati del sostituto sia altri elementi della dichiarazione e da questi ultimi deriva un maggiore credito, un minor debito o un'imposta invariata, va utilizzato il codice 3.
Anche in questo caso il termine è il 26 ottobre 2026. Le istruzioni 730/2026 distinguono espressamente le tre ipotesi mediante i codici 1, 2 e 3.
Cosa fare se dalla correzione emerge un maggior debito?
La procedura cambia se l'errore del contribuente comporta un minor credito o un maggior debito.
In questa situazione non può essere presentato un 730 integrativo: occorre utilizzare il modello Redditi Persone fisiche 2026.
Il primo termine da considerare è il 2 novembre 2026: entro questa data è possibile presentare il modello Redditi come dichiarazione correttiva nei termini.
Il termine ordinario del 31 ottobre slitta infatti al 2 novembre perché nel 2026 cade di sabato.
Se dalla correzione risulta una somma da pagare, il contribuente deve versare anche il tributo dovuto, gli interessi calcolati al tasso legale con maturazione giornaliera e la sanzione ridotta secondo le regole del ravvedimento operoso.
Dopo il 2 novembre resta possibile presentare una dichiarazione integrativa con il modello Redditi PF entro i termini previsti dalla normativa.
L'Agenzia indica, per le dichiarazioni 2026, la possibilità di presentare Redditi integrativo fino al 31 dicembre 2031, ossia entro il quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione da correggere.
730 rettificativo: quando l'errore è del CAF o del professionista
Diverso è il caso in cui il contribuente riscontri un errore commesso dal soggetto che ha prestato l'assistenza fiscale.
Le istruzioni del modello 730 prevedono che il contribuente debba comunicarlo il prima possibile al CAF o al professionista, affinché questi possa elaborare un modello 730 rettificativo.
È quindi utile distinguere le diverse procedure: il 730 rettificativo riguarda gli errori di chi ha prestato l'assistenza fiscale; il 730 integrativo riguarda, nei casi consentiti, dati omessi o errati dal contribuente; il modello Redditi PF diventa invece necessario quando la correzione comporta un minor credito o un maggior debito.
730/2026: le scadenze per correggere la dichiarazione
Il calendario da ricordare è quindi il seguente: 30 settembre 2026 per la presentazione ordinaria del modello 730; 26 ottobre 2026 per il 730 integrativo tramite CAF o professionista abilitato; 2 novembre 2026 per presentare il modello Redditi PF 2026 come correttiva nei termini quando occorre correggere il 730; successivamente resta possibile ricorrere alla dichiarazione integrativa Redditi secondo i termini previsti dalla legge.
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Deposito Bilancio ai consulenti del lavoro: il CNDCEC si oppone
Il Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) si oppone alla disposizione del Ddl Concorrenza che intende estendere ai consulenti del lavoro la facoltà di depositare i bilanci presso il Registro delle imprese.
Alla posizione espressa dal presidente Elbano de Nuccio si sono affiancati tutti i Coordinamenti regionali degli Ordini dei commercialisti, che hanno sottoscritto un documento di piena condivisione delle ragioni sostenute dal Consiglio nazionale.
Cosa prevede la norma sul deposito dei bilanci?
La disposizione contestata dai commercialisti è contenuta nel Ddl Concorrenza e punta, secondo quanto riportato dal CNDCEC, ad ampliare ai consulenti del lavoro la possibilità di depositare i bilanci societari presso il Registro delle imprese.
Il presidente del CNDCEC Elbano de Nuccio ha definito l'estensione «inaccettabile», sostenendo che il tema non riguardi una contrapposizione tra categorie professionali, ma il rapporto tra le attività esercitate e le competenze professionali richieste.
Secondo de Nuccio, il deposito non consiste soltanto nel caricamento telematico di un documento: il bilancio rappresenta infatti la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa e si colloca all'interno di un quadro composto da norme civilistiche, principi contabili, fiscalità societaria e pubblicità legale.
Chi può depositare oggi i bilanci al Registro delle imprese?
Nel documento sottoscritto dai Coordinamenti regionali, e pubblicato sul sito del CNDCEC, i commercialisti richiamano l'articolo 31, commi 2-quater e 2-quinquies, della legge n. 340/2000, indicando che la disciplina vigente attribuisce questa funzione agli iscritti nell'Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.
Sempre secondo la ricostruzione dei Coordinamenti, il professionista incaricato non effettua soltanto la trasmissione del documento, ma opera nell'ambito della pubblicità legale dell'impresa e attesta, sotto la propria responsabilità, la conformità dei documenti inviati agli originali conservati dalla società.
È proprio questo elemento che il CNDCEC pone al centro della propria contrarietà all'estensione prevista dal Ddl Concorrenza.
Perché i commercialisti sono contrari all'estensione ai consulenti del lavoro?
La posizione dei commercialisti ruota attorno alla coerenza tra funzione professionale, formazione e competenze.
I Coordinamenti regionali sottolineano che l'ordinamento professionale dei commercialisti riconosce specifiche competenze nelle materie economico-aziendali, societarie e contabili e che il percorso di accesso alla professione comprende formazione universitaria, tirocinio ed esame di Stato anche nelle discipline relative a contabilità e bilancio.
Nel documento viene invece descritto come differente il tradizionale perimetro professionale dei consulenti del lavoro, individuato soprattutto nel diritto del lavoro, nella previdenza e nell'amministrazione del personale.
I Coordinamenti richiamano inoltre la legge n. 12/1979, sostenendo che la composizione dell'Albo dei consulenti del lavoro non abbia sempre presupposto un percorso formativo economico-contabile omogeneo.
Si tratta, va precisato, della motivazione espressa nel documento della categoria dei commercialisti a sostegno della propria posizione sul Ddl.
Perché il deposito del bilancio non sarebbe un semplice adempimento?
Per il CNDCEC, il punto centrale è la responsabilità collegata alla conformità dei documenti depositati e alla funzione di pubblicità legale.
Il bilancio è il principale documento attraverso il quale vengono fornite informazioni economico-finanziarie dell'impresa a soggetti quali soci, creditori, banche, pubbliche amministrazioni e mercato.
Da qui la tesi secondo cui il relativo deposito non dovrebbe essere trattato come un'attività professionale indistinta.
Anche de Nuccio insiste su questo aspetto: per il presidente del Consiglio nazionale il bilancio è il risultato finale di un processo che coinvolge competenze contabili, civilistiche e fiscali, e non può quindi essere considerato semplicemente un file da trasmettere.
Il sostegno dei Coordinamenti regionali al CNDCEC
Tutti i Coordinamenti regionali degli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili hanno sottoscritto il documento a sostegno della posizione del Consiglio nazionale. Il comunicato CNDCEC fa riferimento alla rappresentanza di 120mila iscritti alla categoria.
I Coordinamenti hanno annunciato che sosterranno le iniziative del Consiglio nazionale affinché la disposizione venga riconsiderata durante l'esame parlamentare.
La posizione espressa nel documento è che la questione riguardi la definizione delle competenze e delle responsabilità attribuite dall'ordinamento alle diverse professioni, più che una contrapposizione tra categorie.
FAQ sul deposito dei bilanci
Il Ddl Concorrenza estende il deposito dei bilanci ai consulenti del lavoro?
Secondo i comunicati del CNDCEC, nel Ddl Concorrenza è presente una disposizione che intende estendere ai consulenti del lavoro la facoltà di depositare i bilanci presso il Registro delle imprese.
Perché il CNDCEC è contrario?
Il Consiglio nazionale ritiene che il deposito dei bilanci sia connesso a specifiche competenze economico-contabili e a precise responsabilità professionali, compresa l'attestazione di conformità dei documenti trasmessi.
I commercialisti avevano già contestato proposte analoghe?
Sì. Nel documento dei Coordinamenti regionali vengono richiamati precedenti tentativi risalenti al luglio 2022 e al novembre 2023, che non hanno modificato la disciplina vigente.
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Tax credit distribuzione cinema 2025: domande dal 2 ottobre 2026
Tax credit cinema: la procedura si svolge in due fasi sulla piattaforma DGCOL
- compilazione preliminare dal 2 al 12 ottobre 2026
- invio definitivo dal 21 al 29 ottobre 2026. Attenzione: le risorse sono limitate e il sistema potrà chiudere anticipatamente.
Con il decreto direttoriale 25 settembre 2026, n. 2828, la Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura ha definito termini e modalità per la presentazione delle domande relative alla sessione 2025 del tax credit distribuzione.
Le agevolazioni interessate sono:
- Tax credit distribuzione nazionale (TCDN);
- Tax credit distribuzione internazionale (TCDIF).
Le domande devono essere presentate esclusivamente attraverso la piattaforma DGCOL e la procedura prevede due fasi obbligatorie e consecutive.
Con avviso del 28 settembre si pubblica tutta la modulistica necessaria.
Tax credit distribuzione 2025: quando si presenta la domanda?
La procedura prende il via alle ore 12:00 del 2 ottobre 2026.
Il calendario da ricordare è il seguente:
Adempimento Apertura Scadenza Compilazione preliminare 2 ottobre 2026, ore 12:00 12 ottobre 2026, ore 23:59 Trasmissione definitiva 21 ottobre 2026, ore 12:00 29 ottobre 2026, ore 23:59 La prima fase non è facoltativa: solo le domande compilate preliminarmente entro il 12 ottobre potranno accedere alla successiva trasmissione definitiva.
Come funziona la compilazione preliminare?
La prima fase, dedicata alla compilazione preliminare della domanda sulla piattaforma DGCOL, è aperta:
dalle ore 12:00 del 2 ottobre alle ore 23:59 del 12 ottobre 2026.
Il rispetto di questo termine è essenziale. Una domanda che non risulti preliminarmente compilata entro la scadenza non potrà essere trasmessa nella seconda finestra.
Per le imprese interessate è quindi opportuno non attendere la fase di invio definitivo per iniziare la procedura, perché l'accesso alla seconda fase è subordinato al completamento della prima.
Quando va effettuato l'invio definitivo?
La trasmissione definitiva delle domande sarà possibile:
dalle ore 12:00 del 21 ottobre alle ore 23:59 del 29 ottobre 2026.
Per verificare il rispetto della scadenza fanno fede la data e l'ora registrate dalla piattaforma DGCOL e riportate nella PEC generata dal sistema.
Le domande possono chiudere prima del 29 ottobre?
Sì. È uno degli aspetti a cui prestare maggiore attenzione.
Il Ministero precisa infatti che il sistema per l'invio delle domande definitive verrà disattivato automaticamente al raggiungimento del limite delle risorse disponibili per i crediti d'imposta, come stabilito dal decreto del Ministro della Cultura 6 marzo 2025, n. 55.
La data del 29 ottobre 2026 rappresenta pertanto il termine massimo della sessione, ma la piattaforma potrebbe non consentire nuovi invii qualora le risorse risultassero esaurite prima della scadenza.
Quali documenti sono disponibili per compilare la domanda?
Sul sito della Direzione generale Cinema e audiovisivo, nella sezione dedicata ai materiali per l'utilizzo di DGCOL, è previsto il Vademecum per la presentazione delle domande Tax Credit Distribuzione 2025. Sono inoltre disponibili materiali dedicati all'utilizzo della piattaforma e alla registrazione del revisore.
Prima di avviare la compilazione è quindi consigliabile consultare la documentazione operativa, soprattutto per verificare dati e allegati richiesti dalla procedura.
L'avviso relativo alla modulistica da utilizzare specifica che con riferimento al decreto direttoriale del 25 settembre 2026, n 2828 che disciplina termini e modalità di presentazione delle domande di credito d'imposta per la sessione 2025 (TCDN e TCDIF), si comunica che sono pubblicati i modelli da utilizzare per la presentazione delle domande, ai sensi dell'articolo 6, comma 1, lettere d) ed e), del decreto.
Modulistica obbligatoria
- Allegato 1 – Autocertificazione dei requisiti di ammissibilità, a cura del richiedente;
- Allegato 2 – Eleggibilità culturale dell'opera, a cura del produttore dell'opera;
- Modello di certificazione delle spese del revisore – distribuzione nazionale (TCDN);
- Modello di certificazione delle spese del revisore – distribuzione internazionale (TCDIF).
I modelli vanno compilati, salvati in formato PDF, firmati digitalmente e caricati nella scheda "Allegati" della domanda.
Le domande devono essere corredate, a pena di inammissibilità, esclusivamente dai modelli pubblicati con il presente avviso, senza modifiche o adattamenti. Non saranno accettati modelli diversi o difformi da quelli pubblicati.
Come richiedere assistenza sulla piattaforma DGCOL?
In caso di problemi con DGCOL gli utenti possono utilizzare la guida online “Hai bisogno di aiuto?”, consultare i vademecum oppure aprire un ticket tramite la funzione “Assistenza” presente nell'Area Riservata.
Il ticket può essere indirizzato:
- al Supporto informatico, per problemi tecnici;
- al Supporto modulistica, per problemi relativi alla compilazione.
Nella richiesta devono essere indicati il codice della domanda e il problema riscontrato.
L'Help Desk è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9:00 alle 18:00, e il Ministero segnala tempi medi di risposta pari a 3 giorni lavorativi. È quindi opportuno non attendere gli ultimi giorni prima della scadenza per richiedere assistenza.
Le richieste vengono trattate in ordine cronologico, con priorità per i procedimenti in scadenza. Se un ticket non viene processato entro il termine previsto dal procedimento, l'Amministrazione procederà al riesame delle richieste ancora pendenti e all'eventuale riammissione delle domande.
Tax credit distribuzione 2025: le scadenze da ricordare
In sintesi:
- 2 ottobre 2026, ore 12:00: apertura della compilazione preliminare;
- 12 ottobre 2026, ore 23:59: chiusura della compilazione preliminare;
- 21 ottobre 2026, ore 12:00: apertura della trasmissione definitiva;
- 29 ottobre 2026, ore 23:59: termine massimo per l'invio definitivo;
possibile chiusura anticipata della trasmissione al raggiungimento del plafond disponibile.
La procedura riguarda sia il Tax credit distribuzione nazionale (TCDN) sia il Tax credit distribuzione internazionale (TCDIF) ed è gestita interamente tramite DGCOL.
FAQ sul tax credit distribuzione 2025
Quando apre il tax credit distribuzione 2025?
La compilazione preliminare delle domande apre il 2 ottobre 2026 alle ore 12:00.
Entro quando va compilata la domanda preliminare?
La compilazione preliminare deve essere completata entro le ore 23:59 del 12 ottobre 2026.
Quando si invia definitivamente la domanda?
La trasmissione definitiva può essere effettuata dal 21 ottobre 2026 alle ore 12:00 fino al 29 ottobre 2026 alle ore 23:59.
Si può inviare la domanda definitiva senza aver effettuato la compilazione preliminare?
No. Alla seconda fase possono accedere esclusivamente le domande preliminarmente compilate entro il 12 ottobre 2026.
Dove si presenta la domanda?
La procedura è esclusivamente telematica e deve essere effettuata attraverso la piattaforma DGCOL.
Lo sportello può chiudere prima del 29 ottobre?
Sì. Il sistema di trasmissione definitiva viene disattivato automaticamente qualora sia raggiunto il limite delle risorse disponibili.
Quali tax credit sono interessati?
La sessione riguarda il Tax credit distribuzione nazionale (TCDN) e il Tax credit distribuzione internazionale (TCDIF).
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Rottamazione quinquies: seconda rata entro il 30 settembre, per chi c’è tolleranza
Entro il 30 settembre scade il pagamento della seconda rata per la rottamazione quinquies.
Leggi anche Rottamazione quinquies, cosa succede se salti una rata: quando si decade davvero?
Il termine di pagamento è fissato al 30 settembre e riguarda i contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata delle cartelle introdotta dalla legge di Bilancio 2026.
Il versamento deve essere effettuato utilizzando il modulo allegato alla comunicazione delle somme dovute.I contribuenti che ne hanno necessità possono recuperare la comunicazione, con il dettaglio degli importi da versare e i moduli di pagamento:
- direttamente nell’area riservata del sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it
- oppure riceverli via e-mail inviando una richiesta dall’area pubblica, senza necessità quindi di credenziali di accesso, allegando un documento di riconoscimento.
Rottamazione quienquies: come pagare
Una volta presentata la domanda la Riscossione ha reso disponibili la Comunicazione delle somme dovute con:
- l'esito di accoglimento o rigetto,
- il prospetto di sintesi dei carichi inseriti,
- gli importi da versare e le scadenze.
In fase di adesione il contribuente ha scelto la modalità di pagamento, secondo questi parametri:
- pagamento in unica soluzione oppure in un massimo di 54 rate bimestrali distribuite in 9 anni;
- importo della singola rata non inferiore a 100 euro;
- versamento della prima o unica rata entro il 31 luglio 2026.
Alla comunicazione sono allegati i moduli di pagamento delle prime 10 rate.
Se il piano supera le dieci rate, gli ulteriori moduli sono resi disponibili in area riservata e, per i soli contribuenti che hanno presentato domanda dall'area pubblica, inviati al domicilio indicato prima della scadenza dell'undicesima rata.
Ricordiamo che a seguito della presentazione della domanda di adesione, Agenzia delle entrate-Riscossione, limitatamente ai debiti rientranti nell’ambito applicativo (debiti “definibili”) della Rottamazione-quinquies:
- non avvierà nuove procedure cautelari o esecutive;
- non proseguirà le procedure esecutive precedentemente avviate salvo che non abbia già avuto luogo il primo incanto con esito positivo;
- resteranno in essere eventuali fermi amministrativi o ipoteche già iscritte alla data di presentazione della domanda.
Inoltre, il contribuente, sempre per i debiti “definibili”, non sarà considerato inadempiente ai sensi degli articoli 28-ter e 48-bis del DPR n. 602/1973 e per il rilascio del documento unico di regolarità contributiva (DURC).
La legge prevede infine che, a seguito della presentazione della domanda di adesione, sempre limitatamente ai debiti rientranti nell'ambito applicativo della Rottamazione-quinquies (debiti "definibili"), siano sospesi:
- i termini di prescrizione e decadenza dei carichi inseriti nella domanda;
- fino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di Rottamazione-quinquies, gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti rateizzazioni in essere alla data di presentazione della domanda.
Rottamazione quinquies: domiciliazione, ContiTu e i carichi che rientrano nella definizione
La comunicazione contiene anche le istruzioni per attivare l'addebito diretto delle rate sul conto corrente.
Oltre allo sportello, la domiciliazione si richiede con il servizio “Attiva/revoca mandato SDD piani di Definizione agevolata” in area riservata.
È inoltre attivo ContiTu, disponibile in area pubblica, che consente di definire in via agevolata soltanto alcuni degli avvisi o cartelle contenuti nella comunicazione.
Ricordiamo che la misura, introdotta dalla Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026), riguarda esclusivamente i carichi affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023: imposte dichiarate e non versate, omesso versamento di contributi INPS diversi da quelli richiesti a seguito di accertamento, sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada affidate dalle Prefetture. La definizione consente di versare il solo debito residuo a titolo di capitale e il rimborso spese per eventuali procedure esecutive e diritti di notifica. Non sono dovuti interessi e sanzioni inclusi nei carichi, interessi di mora, sanzioni civili accessorie ai crediti previdenziali e aggio; per le sanzioni del codice della strada non sono dovuti gli interessi (comprese le “maggiorazioni”) e l'aggio.
Rottamazione quinquies: a cosa prestare attenzione
La novità di questa definizione agevolata è che chi non ha versato la prima rata entro il 31 luglio, nonostante il termine perentorio, non fuoriuscirà subito dal perimetro della pace fiscale.
La decadenza dalla rottamazione quinquies arriva solo dopo due mancati pagamenti, anche non consecutivi.
E' importante ricordare che la Rottamazione-quinquies perde efficacia se, alla data di scadenza di una rata del piano, risultano due rate non saldate o versate solo parzialmente.
Attenzione quindi, se al 30 settembre risultassero omessi o insufficienti i pagamenti relativi alle prime due rate (la precedente scadeva il 31 luglio), verranno meno i benefici della definizione agevolata.
La decadenza dalla Rottamazione-quinquies si verifica anche a seguito dell’omesso o insufficiente versamento dell’ultima rata del piano (se si è scelto il pagamento in due sole rate, la seconda da versare il 30 settembre è anche l’ultima), ma in questo caso saranno considerati tempestivi i versamenti effettuati entro i 5 giorni successivi alla data di scadenza, quindi entro il 5 ottobre.La legge prevede, infatti, che tale maggior termine di 5 giorni sia considerato nelle sole ipotesi di versamento in un’unica rata (che era previsto il 31 luglio 2026) o dell’ultima rata di quelle nelle quali il debitore ha scelto di dilazionare il pagamento.
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Regime forfettario e Srl del familiare: si perde se si fattura alla società
Durante l'ultima edizione di Telefisco 2026 sono stati forniti vari quesiti alle Entrate e agli esperti de IlSole24ore.
Tra questi ve n'è uno particolarmente interessante che riguarda il socio in regime forfettario di srl, vediamo il quesito e cosa è stato risposto.
Regime forfettario e Srl del familiare: si perde se si fattura alla società?
Un contribuente che applica il regime forfettario possiede una partecipazione dell’1% in una Srl, mentre il restante 99% è detenuto dal padre.
La società e il contribuente svolgono la stessa attività. Se il professionista o imprenditore in regime forfettario emette fatture nei confronti della Srl, può continuare a beneficiare del regime agevolato?
Nel caso descritto, il contribuente non può, in linea generale, continuare ad applicare il regime forfettario, salvo le precisazioni che seguono.
La situazione, infatti, può rientrare nella causa di esclusione prevista dall’articolo 1, comma 57, lettera d), della legge 190/2014 (legge di Stabilità 2015), confluita nell’articolo 233 del Dlgs 117/2026 con decorrenza dal 1° gennaio 2027.
La disposizione esclude dal regime forfettario i contribuenti che controllano, direttamente o indirettamente, una Srl che esercita un’attività economica riconducibile a quella svolta dal titolare della partita Iva.
Perché operi la causa di esclusione devono quindi essere presenti contemporaneamente due condizioni:
- il controllo della società
- la riconducibilità dell’attività della Srl a quella esercitata dal contribuente.
Per stabilire se esiste una situazione di controllo occorre fare riferimento all’articolo 2359 del Codice civile.
La norma considera, tra le altre, controllate le società nelle quali un soggetto dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria oppure di voti sufficienti a esercitare un’influenza dominante.
La circolare dell’agenzia delle Entrate n 9//2019 ha precisato che, nella verifica del controllo, devono essere considerati anche i voti riconducibili a persone interposte, compresi quelli dei familiari. Nel caso prospettato, quindi, la circostanza che il padre possieda il 99% della Srl può assumere rilievo ai fini della verifica del controllo indiretto.
Questo elemento, da solo, non è però sufficiente a determinare l’uscita dal regime forfettario. È necessario verificare anche la seconda condizione, cioè la riconducibilità dell’attività svolta dalla società a quella esercitata dal contribuente.
La stessa circolare n 9/2019 ha precisato che la semplice appartenenza delle due attività alla stessa sezione Ateco non determina automaticamente l’incompatibilità.
La causa di esclusione opera quando il contribuente forfettario cede beni o presta servizi alla Srl controllata e la società deduce dalla propria base imponibile i relativi costi.
Nel caso in esame esiste un rapporto di fatturazione tra il contribuente e la Srl, pertanto, se la società deduce fiscalmente i costi relativi alle fatture ricevute dal contribuente, risultano soddisfatte le condizioni che determinano l’inapplicabilità del regime forfettario.
Resta esclusa questa conseguenza nel caso in cui la Srl non porti in deduzione tali componenti negativi di reddito.
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Prestito di un privato a una Srl: come funziona la ritenuta del 26% sugli interessi
La ritenuta del 26% sugli interessi corrisposti da una Srl a una persona fisica che ha prestato denaro alla società è a titolo di acconto e non di imposta.
Questo chiarimento è emerso recentemente nel corso di Telefisco 2026 a seguito di quesiti diretti dei contribuenti.
In tale caso, il percettore (persona fisica appunto) deve dichiarare gli interessi nel modello Redditi Persone fisiche, indicandoli nel quadro RL, rigo RL2.
La regola vale anche quando la persona fisica che concede il finanziamento non è socia della Srl e agisce a titolo privato.
La ritenuta del 26% sugli interessi è a titolo di acconto o di imposta?
La Srl che corrisponde gli interessi alla persona fisica applica la ritenuta del 26% in base all'articolo 26, comma 5, del Dpr 600/1973.
Di conseguenza, il prelievo effettuato dalla società non rappresenta un'imposta definitiva per il percettore.
Gli interessi ricevuti dalla Srl devono essere dichiarati proprio perché la ritenuta del 26% è applicata a titolo di acconto, la persona fisica che riceve gli interessi è tenuta a riportare il relativo provento nella propria dichiarazione dei redditi.
Dove vanno dichiarati gli interessi?
Gli interessi devono essere indicati nel modello Redditi Persone fisiche, quadro RL, rigo RL2.
Si tratta quindi di un adempimento che rimane a carico del percettore nonostante la Srl abbia già applicato e versato la ritenuta del 26%.
La ritenuta si applica anche agli interessi presunti?
L'obbligo di applicare la ritenuta del 26% a titolo di acconto sussiste non soltanto quando la corresponsione degli interessi è effettivamente dovuta, ma anche quando è presunta dalla legge. Tale aspetto è stato chiarito dalla Cassazione con Sentenza n. 15869/2009.
Quando la ritenuta non è dovuta?
La ritenuta non è dovuta quando il soggetto che percepisce gli interessi agisce nell'ambito di un'attività d'impresa.
Questa eccezione non riguarda però il caso considerato, nel quale il finanziamento è effettuato da una persona fisica non socia che agisce a titolo privato.
Prestito di un privato a una Srl: come funziona la ritenuta del 26% sugli interessi
Nel caso di un prestito concesso a una Srl da una persona fisica non socia che agisce privatamente:
- la Srl applica sugli interessi una ritenuta del 26%;
- la ritenuta è a titolo di acconto;
- gli interessi devono essere dichiarati dal percettore;
- il provento va indicato nel quadro RL, rigo RL2, del modello Redditi PF;
- la ritenuta può operare anche quando la corresponsione degli interessi è presunta dalla legge.
FAQ
La ritenuta del 26% sugli interessi pagati dalla Srl è definitiva?
No. Nel caso considerato, la ritenuta del 26% è applicata a titolo di acconto ai sensi dell'articolo 26, comma 5, del Dpr 600/1973.
Un privato deve dichiarare gli interessi ricevuti da una Srl?
Sì. La persona fisica deve indicare il provento nella propria dichiarazione dei redditi.
In quale quadro vanno indicati gli interessi?
Gli interessi devono essere riportati nel quadro RL, rigo RL2, del modello Redditi Persone fisiche.
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Imposta di bollo e-fatture: scadenza il 30 settembre o rinvio a novembre
Oggi scade il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche relative al secondo trimestre dell’anno.
Entro il 30 settembre 2026 i contribuenti interessati devono provvedere al pagamento del bollo dovuto sulle e-fatture del secondo trimestre.
Alla stessa data può arrivare anche il pagamento relativo al primo trimestre nei casi in cui sia stato legittimamente rinviato in base all’importo dovuto.
Vediamo le regole per il versamento, quando è possibile beneficiare del differimento al 30 novembre e come effettuare il pagamento.
Bollo e-fatture: la scadenza del 30 settembre
L’imposta di bollo relativa alle fatture elettroniche viene determinata su base trimestrale. Per il secondo trimestre, il termine ordinario di versamento è fissato al 30 settembre.
La disciplina consente inoltre di posticipare il pagamento relativo al primo trimestre quando l’imposta dovuta per tale periodo non supera 5.000 euro.
In questo caso, il versamento del primo trimestre può essere effettuato entro il 30 settembre, senza applicazione di interessi e sanzioni.
Di conseguenza, il 30 settembre può rappresentare:
- la scadenza ordinaria del bollo relativo al secondo trimestre;
- la scadenza differita del bollo relativo al primo trimestre, qualora ricorrano le condizioni previste.
Quando il pagamento può slittare al 30 novembre
È previsto un ulteriore differimento.
Se l’ammontare complessivo dell’imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche emesse nel primo e nel secondo trimestre non supera 5.000 euro, il versamento può essere effettuato entro il 30 novembre.
La soglia deve quindi essere verificata considerando complessivamente l’imposta relativa ai primi due trimestri.
Il calendario può essere così sintetizzato:
Periodo Termine di versamento Primo trimestre Termine ordinario di fine maggio; possibile differimento al 30 settembre se l’importo non supera 5.000 euro Secondo trimestre 30 settembre Primo + secondo trimestre Possibile versamento entro il 30 novembre se l’importo complessivo non supera 5.000 euro Terzo trimestre 30 novembre Quarto trimestre Fine febbraio dell’anno successivo Quando il termine cade in un giorno festivo, la scadenza è rinviata al primo giorno lavorativo successivo.
Come l’Agenzia calcola il bollo sulle fatture elettroniche
Per ogni trimestre solare l’Agenzia delle Entrate analizza le fatture elettroniche trasmesse attraverso il Sistema di Interscambio e correttamente elaborate.
Nel portale Fatture e Corrispettivi vengono messi a disposizione del contribuente due distinti elenchi:
Elenco A, non modificabile, che contiene le fatture nelle quali il soggetto che ha emesso il documento ha già indicato l’assolvimento dell’imposta, valorizzando a “SI” il campo relativo al bollo virtuale;
Elenco B, modificabile, nel quale vengono inserite le fatture che, sulla base dei dati presenti nel documento, presentano i presupposti per l'applicazione del bollo ma nelle quali l'assolvimento dell'imposta non è stato indicato.
Il contribuente può intervenire sull’Elenco B nei termini previsti, eliminando le fatture che ritiene non soggette al tributo.
Gli elenchi sono messi a disposizione nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi entro il giorno 15 del primo mese successivo a ciascun trimestre.
Quando l'Agenzia inserisce una fattura nell'Elenco B
Tra le condizioni utilizzate dall'Agenzia per individuare le fatture da proporre nell'Elenco B rientra la presenza di operazioni il cui ammontare complessivo supera 77,47 euro, accompagnata da specifici codici "Natura" relativi ad operazioni non soggette, non imponibili o esenti Iva.
La guida dell'Agenzia indica, tra i codici presi in considerazione:
- N2.1 e N2.2 per le operazioni non soggette a Iva;
- N3.5 e N3.6 per determinate operazioni non imponibili;
- N4 per le operazioni esenti.
L'inserimento nell'Elenco B avviene inoltre in assenza delle specifiche indicazioni previste per i casi nei quali, pur ricorrendo formalmente i presupposti generali, una disposizione normativa esclude l'applicazione del bollo.
Bollo e-fatture: quanto si paga e come
Per ogni fattura elettronica assoggettata all'imposta viene determinato un importo di 2 euro.
Ai fini del calcolo, la guida dell'Agenzia precisa che non assume rilievo l'eventuale importo inserito dal contribuente nel campo "Importo bollo" della fattura elettronica: se il documento risulta assoggettato al tributo, l'importo dovuto è pari a 2 euro.
Come effettuare il pagamento
Il pagamento può essere effettuato utilizzando le funzionalità disponibili nell'area riservata del portale Fatture e Corrispettivi oppure tramite modello F24, da presentare con modalità telematiche.
I codici tributo indicati dall'Agenzia sono:
- 2521 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – primo trimestre;
- 2522 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – secondo trimestre;
- 2523 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – terzo trimestre;
- 2524 – Imposta di bollo sulle fatture elettroniche – quarto trimestre;
- 2525 – sanzioni;
- 2526 – interessi.
In caso di differimento del pagamento al 30 settembre o al 30 novembre devono essere utilizzati i codici tributo relativi ai trimestri ai quali si riferisce effettivamente l'imposta. Pertanto, in caso di pagamento differito dei primi due trimestri, restano utilizzabili i codici 2521 e 2522.
Pagamento in ritardo e ravvedimento
In caso di pagamento effettuato dopo la scadenza, la procedura web dell'Agenzia consente di determinare anche le somme dovute a titolo di sanzioni e interessi per il ravvedimento operoso.
Per i contribuenti interessati al secondo trimestre 2026, la data da verificare è quindi il 30 settembre 2026, ferma restando la possibilità di arrivare al 30 novembre nei casi in cui l'imposta complessivamente dovuta per il primo e il secondo trimestre rientri nella soglia prevista di 5.000 euro
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Redditi PF 2026 per residenti all’estero: chi deve dichiarare e quali redditi
Chi risiede all'estero deve presentare la dichiarazione dei redditi in Italia? In linea generale, le persone fisiche non residenti che nel 2025 hanno percepito redditi prodotti in Italia e imponibili nel nostro Paese devono presentare il Modello Redditi PF 2026, salvo i casi di esonero previsti dalla normativa.
I non residenti utilizzano lo stesso Modello Redditi PF 2026 previsto per i contribuenti residenti, indicando nel frontespizio la propria condizione di residente all'estero. Prima della compilazione occorre quindi verificare tre aspetti: residenza fiscale, tipologia dei redditi prodotti in Italia ed eventuali cause di esonero.
Il Modello redditi PF 2026 riporta nel fascicolo I e II le istruzioni per la Dichiarazione dei non residenti ovvero coloro i quali sono stati residenti all'estero nel 2025.
Redditi PF 2026 non residenti: tutte le regole per identificarsi
La prima cosa da fare è controllare se si è tenuti o meno a fare la dichiarazione.
Esistono alcuni casi particolari in cui i non residenti, proprio a causa di tale condizione, sono esonerati da quest’obbligo.
Per i casi di esonero previsti, invece, in via generale, sia che si tratti di persone residenti o non residenti, si dovrà fare riferimento al FASCICOLO 1, capitolo 3, della PARTE I “Chi è esonerato dalla presentazione della dichiarazione”.
Anche nel caso in cui non si è tenuti, è possibile presentare la dichiarazione dei redditi per far valere eventuali oneri sostenuti o detrazioni non attribuite oppure per chiedere il rimborso di eccedenze di imposta derivanti dalla dichiarazione presentata nel 2025 o da acconti versati nello stesso anno.
Una volta verificato che vi è l’obbligo di presentare la dichiarazione (oppure si è interessati a farlo) occorre controllare se avete la possibilità o meno di qualificarvi come soggetti “non residenti”.
A questo scopo bisogna stabilire se nel 2025 si poteva essere considerati NON RESIDENTI in Italia ai fini delle imposte dirette.
‘Domicilio’ è il luogo in cui le persone hanno stabilito la sede principale dei loro affari e interessi, anche morali e familiari.
Per essere considerati “non residenti”, dovete esservi trovati nel 2025 nelle seguenti condizioni:- non si deve essere stati iscritti nell’anagrafe delle persone residenti in Italia per più della metà dell’anno (e cioè per 183 giorni negli anni normali, 184 in quelli bisestili);
- non si deve avere avuto il domicilio in Italia per più di metà dell’anno;
- non si deve aver avuto dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno.
Si è inoltre considerati residenti, ai sensi della legislazione italiana, salvo prova contraria, se si è cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato individuati con decreto del Ministro delle Finanze 4 maggio 1999, elencati in un tabella posta in Appendice.
Quindi, chi ha trasferito la residenza in uno dei Paesi indicati in tale elenco, nel caso in cui si è effettivamente ivi residenti, occorre essere pronti a fornire la prova del reale trasferimento all’estero.
Per fornire questa prova potrete utilizzare qualsiasi mezzo di natura documentale o dimostrativa, ad esempio la sussistenza della dimora abituale nel Paese fiscalmente privilegiato, sia personale che dell’eventuale nucleo familiare, l’iscrizione ed effettiva frequenza dei figli presso istituti scolastici o di formazione del Paese estero, lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo, stipulato nello stesso Paese estero, ovvero l’esercizio di una qualunque attività economica con carattere di stabilità, ecc. (per maggiori chiarimenti può essere utile consultare sui siti Internet dell’Amministrazione Finanziaria già citati le circolari n. 304 del 2 dicembre 1997 e 140 del 24 giugno 1999).
Sono attualmente in vigore convenzioni bilaterali tra l’Italia ed altri Stati per evitare le doppie imposizioni sui redditi; in tali accordi è in genere previsto che ciascuno Stato individui i propri residenti fiscali in base alle proprie leggi.
Nei casi in cui entrambi gli Stati considerino la persona come loro residente si ricorre ad accordi fra le Amministrazioni fiscali dei due Paesi
In aderenza agli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea (articolo 7, della legge
30 ottobre 2014, n. 161, decreto del 21 settembre 2015 e comma 954 della legge di stabilità 2016), ai contribuenti non residenti che rivestono particolari caratteristiche, l’Irpef si applica secondo le regole generali, senza cioè le limitazioni, generalmente previste dalla norma per i non residenti, riguardanti la fruizione di deduzioni e detrazioni (in particolare le detrazioni per carichi di famiglia).
A tal fine, la casella “non residenti Schumacher” nel frontespizio va barrata dai soggetti non residenti in Italia che si trovino nelle seguenti condizioni:
- che il reddito prodotto in Italia sia pari almeno al 75 per cento del reddito dagli stessi complessivamente prodotto;
- che non fruiscano nello Stato di residenza di agevolazioni fiscali analoghe.
Il decreto del 21 settembre 2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha dato attuazione al comma 3-bis dell’articolo 24 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente delle Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Il decreto disciplina, tra l’altro, la determinazione del reddito e dell’imposta dei soggetti “Schumacker”, il riconoscimento delle deduzioni e delle detrazioni dall’imposta lorda, nonché delle detrazioni per carichi di famiglia di cui all’articolo 12 del TUIR da parte del sostituto d’imposta. I soggetti sono tenuti alla conservazione e all’esibizione dei documenti all’amministrazione finanziaria qualora ne faccia richiesta.
Redditi PF 2026: compilazione della casella Residenti all’estero
I soggetti non residenti devono compilare la parte del Modello Redditi PF fascicolo I la casella denominata “Residente all’estero”.

Nel frontespizio i soggetti non residenti devono compilare la parte denominata “Residente all’estero”. Residente all’estero
Scrivere nel settore, per esteso, in quest’ordine:- il codice fiscale attribuito dallo Stato estero di residenza o, nel caso in cui lo stesso non sia previsto dalla legislazione del Paese di residenza, un analogo codice identificativo (ad esempio codice di Sicurezza sociale, codice identificativo generale, ecc.). Se la legislazione dello Stato di residenza non prevede alcun codice identificativo lasciare la casella in bianco;
- il nome dello Stato estero;
- il codice dello Stato estero nel quale avete la residenza. Potete individuare il codice dello Stato che vi interessa consultando l’elenco nell’APPENDICE al FASCICOLO 1;
- lo Stato federato, la Provincia, la Contea, il Distretto o similari, nel caso in cui lo Stato di residenza sia strutturato secondo suddivisioni geografiche. Nel caso di più suddivisioni territoriali va indicata solo la maggiore (ad esempio se un Paese è suddiviso in Stati federati, a loro volta suddivisi in contee, indicare solo lo Stato federato);
- la località di residenza e il vostro indirizzo completo. Nazionalità
Barrare le caselle nell’ultimo settore “Nazionalità” secondo i seguenti criteri:
- la casella 1 se possedete la nazionalità dello Stato di residenza, cioè se godete dei diritti di cittadinanza in base alla legge di quel Paese;
- la casella 2 se possedete la nazionalità italiana.
Barrare tutte e due le caselle se avete la doppia nazionalità.
Non barrare le caselle se non avete né la cittadinanza italiana né quella dello Stato di residenza. Domicilio fiscale in Italia
Nella sezione “Residenza anagrafica” del frontespizio i soggetti non residenti dovranno indicare il loro luogo di domicilio in Italia.
Per i residenti all’estero la legge italiana fissa i criteri per la determinazione di un domicilio fiscale in Italia.
In base a tali norme i contribuenti esteri hanno il domicilio fiscale nel comune nel quale il reddito italiano si è prodotto, o, se il reddito si è prodotto in più comuni, nel comune in cui si è prodotto il reddito più elevato.
I cittadini italiani che risiedono all’estero in forza di un rapporto di servizio con la pubblica amministrazione, nonché quelli considerati residenti avendo trasferito formalmente la residenza in Paesi aventi un regime fiscale privilegiato indicati dal D.M. 4 maggio 1999 hanno il domicilio fiscale nel comune di ultima residenza in Italia.
L’indirizzo del domicilio in Italia va indicato solo nel caso in cui possedete un recapito nel comune ove è stato individuato il domicilio fiscale.
Per le specifiche modalità di compilazione delle sezioni relative alla “Residenza anagrafica”, al “Domicilio fiscale”, si rinvia alle istruzioni fornite nel FASCICOLO 1, PARTE II, capitolo 3.
Modello redditi PF 2026: invio e pagamenti dei non residenti
I contribuenti non residenti, che hanno la possibilità di presentare la dichiarazione dall’Italia, possono avvalersi delle modalità indicate nel FASCICOLO 1, capitolo 5, della PARTE I “Modalità e termini di presentazione della dichiarazione”.
Dichiarazione spedita dall’estero
I contribuenti non residenti che, invece, al momento della presentazione della dichiarazione si trovano all’estero potranno avvalersi:- dell’invio entro il 30 novembre 2026 della dichiarazione a mezzo raccomandata o mezzo equivalente secondo le procedure indicate nelle “Istruzioni generali per la dichiarazione”. La busta deve essere indirizzata all’Agenzia delle Entrate – Centro Operativo di Venezia, Via Giorgio De Marchi n. 16, 30175 Marghera (VE), Italia;
- della trasmissione telematica entro il 30 novembre 2026 della dichiarazione tramite il canale Fisconline.
Infatti, i cittadini italiani residenti all’estero possono richiedere il loro codice Pin, inoltrando una richiesta via web, collegandosi al sito http://telematici.agenziaentrate.gov.it, nella sezione “Se non sei ancora registrato ai servizi”.
I soggetti iscritti presso l’Anagrafe Consolare devono contestualmente inoltrare, anche tramite fax, copia della predetta richiesta al competente Consolato italiano all’estero, allegando la fotocopia di un valido documento di riconoscimento.
I cittadini italiani temporaneamente non residenti e non iscritti presso l’Anagrafe Consolare, per consentire la verifica della propria identità devono recarsi personalmente al Consolato dove esibiranno un valido documento di riconoscimento.
Il Consolato effettuati gli opportuni controlli, provvede a far recapitare la prima parte del codice Pin e la relativa password.
Il contribuente che ha ricevuto tale comunicazione può ottenere le restanti sei cifre accedendo al sito http://telematici.agenziaentrate.gov.it
Oltre alle modalità di pagamento indicate in via generale per tutti i contribuenti nel FASCICOLO 1, capitolo 6, PARTE I “Modalità e termini di versamento”, i contribuenti residenti fuori dal territorio nazionale possono effettuare il versamento tramite:
- il servizio telematico Internet offerto dall’Agenzia delle Entrate, se sono in possesso della relativa abilitazione e sono titolari di un conto corrente presso una delle banche convenzionate con l’Agenzia delle Entrate, il cui elenco aggiornato è disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it, o presso le Poste Italiane S.p.A.;
- bonifico bancario in euro, in favore dei capitoli/articoli di entrata del bilancio dello Stato, secondo lo standard SWIFT MT 103, indicando:
- codice BIC: BITAITRRENT
- causale del bonifico: codice fiscale del contribuente, codice tributo e periodo di riferimento (MM/AAAA)
- IBAN: il codice relativo all’imposta da versare;
- indicare come beneficiario “Ministero dell’Economia e delle Finanze”.
Non è possibile effettuare i pagamenti tramite assegni.
In caso di utilizzo del bonifico bancario, a titolo esemplificativo si riportano di seguito codici IBAN corrispondenti ai capitoli/articoli del Bilancio dello Stato di più frequente utilizzo:
- IRPEF saldo (capitolo 1023 – articolo 13) codice IBAN IT95V0100003245BE000000003F
- IRPEF 1° e 2° acconto (capitolo 1023 – articolo 14) codice IBAN IT47D0100003245BE000000003N
- IRES saldo (capitolo 1024 – articolo 02) codice IBAN IT73O0100003245BE000000004W
- IRES 1° e 2° acconto (capitolo 1024 – articolo 08) codice IBAN IT14W0100003245BE000000007W
- Ritenute su interessi e altri redditi di capitale – non residenti (capitolo 1026 – articolo 06) codice IBAN IT29C0100003245BE00000000EK
- Ritenute su utili distribuiti a persone fisiche non residenti o a società con sede legale all’estero (capitolo 1027 – articolo 01) codice IBAN IT15W0100003245BE00000000GY
Ad esempio, il bonifico per il versamento del saldo IRPEF riferito all’anno d’imposta 2025 dovrà essere effettuato utilizzando:
- il codice BIC: BITAITRRENT
- il codice IBAN IT95V0100003245BE000000003F e indicando nel campo causale “codice fiscale … codice tributo 4001 – anno 2025”.
Redditi PF 2026: i redditi da non dichiarare per i non residenti
Oltre ai casi di esonero dalla presentazione della dichiarazione riportati nel FASCICOLO 1, capitolo 3, della PARTE I “Chi è esonerato dalla presentazione della dichiarazione”, non sono in ogni caso da dichiarare, e, quindi, il loro possesso da parte di non residenti non implica in alcun modo un obbligo di dichiarazione verso l’amministrazione fiscale italiana:
- redditi di capitale per i quali, nei confronti di non residenti, è prevista l’esenzione o l’applicazione di una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o l’imposta sostitutiva secondo quanto stabilito dalla normativa nazionale o dalle convenzioni per evitare le doppie imposizioni (ad es. dividendi e interessi);
- i compensi per l’utilizzazione di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di marchi d’impresa nonché processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale e scientifico sottoposti in Italia a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta ai sensi della normativa nazionale o delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni.
FAQ redditi non residenti
Chi risiede all'estero deve dichiarare i redditi in Italia?
In generale sì, se nel 2025 ha prodotto redditi in Italia imponibili nel nostro Paese, salvo specifiche ipotesi di esonero.Quale modello deve usare un residente all'estero?
Il contribuente non residente utilizza il Modello Redditi PF 2026, nella stessa versione prevista per i residenti in Italia.Quando scade Redditi PF 2026?
Il modello Redditi Persone Fisiche 2026 deve essere presentato entro il 2 novembre 202 -
Servizi Agenzia Entrate 2026: la nuova Guida tutto ciò che serve sapere
È disponibile l’edizione di settembre 2026 della Guida “I servizi dell’Agenzia delle entrate”, il vademecum che raccoglie in un unico documento le principali attività che cittadini, contribuenti e professionisti possono svolgere attraverso il sito dell’Amministrazione finanziaria, l’area riservata o gli altri canali di assistenza.
La Guida ha un’impostazione soprattutto pratica: accompagna il contribuente nelle diverse situazioni in cui può essere necessario rivolgersi all’Agenzia, dalla richiesta del codice fiscale alla registrazione di un contratto di locazione, dalla dichiarazione dei redditi ai rimborsi, fino alla successione.
Un’attenzione particolare è riservata ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate, che consentono di svolgere numerose operazioni senza recarsi fisicamente in ufficio.
Servizi Agenzia delle Entrate: cosa contiene la Guida 2026
La nuova Guida costituisce una mappa dei principali servizi messi a disposizione dall’Amministrazione finanziaria.
Le attività illustrate riguardano, tra le altre cose:
- assistenza e contatti con gli uffici;
- accesso ai servizi telematici;
- deleghe e persone di fiducia;
- codice fiscale, tessera sanitaria e partita IVA;
- registrazione di atti e contratti;
- rimborsi e pagamenti;
- cassetto fiscale e consultazioni;
- servizi catastali e ipotecari;
- dichiarazione dei redditi e successioni;
- certificati;
- servizi dedicati agli intermediari fiscali.
L’obiettivo è permettere al contribuente di individuare quale servizio utilizzare e attraverso quale canale, privilegiando quando possibile le procedure telematiche.
Come accedere ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate
Una parte consistente delle operazioni fiscali può essere effettuata attraverso l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate.
Per accedere, le persone fisiche possono utilizzare le proprie credenziali SPID, CIE o CNS. Una volta autenticato, il contribuente può utilizzare numerosi servizi senza recarsi allo sportello.
Tra le operazioni illustrate nella Guida figurano, ad esempio, la presentazione della dichiarazione precompilata, l’invio di documenti, la registrazione di determinati contratti e la presentazione della dichiarazione di successione.
Quando il servizio online non è sufficiente, rimangono disponibili diversi canali di assistenza: contatto telefonico, richiamata, email, Sms, videochiamata e appuntamento presso gli uffici.
La Guida ricorda inoltre la possibilità di registrare i propri recapiti e di ricevere determinate comunicazioni attraverso i canali digitali, compresa l’app IO.
Persona di fiducia e delega unica: come funzionano
La digitalizzazione dei servizi pone un problema concreto per chi non è in grado di utilizzare autonomamente gli strumenti telematici. Per questa ragione è prevista la possibilità di autorizzare una persona di fiducia a utilizzare i servizi online nell’interesse del contribuente.
L’abilitazione può essere richiesta attraverso differenti modalità indicate dall’Agenzia, tra cui l’area riservata e l’ufficio.
Un capitolo specifico è dedicato anche alla delega unica, che permette al contribuente di affidare a un intermediario, ad esempio un commercialista o un Caf, l’accesso a più servizi online dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Le nuove modalità della delega unica sono operative dall’8 dicembre 2025, come risulta anche dagli avvisi dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
Codice fiscale, tessera sanitaria e partita IVA: i servizi disponibili
La Guida dedica una sezione alle operazioni relative a codice fiscale, tessera sanitaria e partita IVA.
Sono indicate le procedure per chiedere l’attribuzione del codice fiscale e per ottenere nuovamente la tessera sanitaria in caso, ad esempio, di furto, smarrimento, deterioramento o mancato recapito.
Tra i servizi disponibili rientra anche quello che consente ai genitori, quando necessario, di chiedere online il codice fiscale di un neonato, qualora non sia stato ancora attribuito dal Comune.
Per chi svolge un’attività economica vengono invece riepilogate le modalità per aprire, modificare o chiudere una partita IVA. Restano inoltre disponibili servizi ad accesso libero per controllare la validità di un codice fiscale o di una partita IVA.
Contratti di locazione e atti: cosa si può registrare online
Per la registrazione dei contratti di locazione è disponibile il servizio telematico RLI.
Lo strumento non serve soltanto per la prima registrazione: permette anche di gestire diversi adempimenti successivi relativi al contratto, come proroghe, cessioni, subentri, risoluzioni e variazioni del canone, oltre al pagamento delle relative imposte.
Con il servizio RAP – Registrazione Atti Privati possono invece essere registrate online alcune ulteriori tipologie di atti, tra cui i contratti di comodato e i preliminari di compravendita.
Quando non è possibile utilizzare la procedura telematica prevista per il proprio caso, resta la possibilità di rivolgersi all’ufficio.
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Rimborsi fiscali e IBAN: come ricevere le somme
La Guida chiarisce anche cosa deve fare il contribuente che ha versato imposte superiori a quelle effettivamente dovute.
A seconda della situazione, il rimborso può derivare direttamente dalla dichiarazione dei redditi oppure essere richiesto mediante un’apposita istanza.
Attraverso il cassetto fiscale è possibile verificare le informazioni relative ai rimborsi. Per rendere più rapido l’accredito, il contribuente può inoltre comunicare all’Agenzia il proprio IBAN attraverso il servizio dedicato.
Una sezione specifica riguarda i rimborsi spettanti a contribuenti deceduti e gli adempimenti che possono essere effettuati dagli eredi.
Pagamenti con F24 e correzione degli errori
Per il versamento di imposte, contributi e altre somme resta centrale il modello F24.
La Guida riepiloga i diversi canali attraverso i quali il modello può essere presentato e richiama gli strumenti messi a disposizione sul sito dell’Agenzia per individuare il codice tributo da utilizzare.
In caso di errore, per alcune tipologie di dati è possibile ricorrere al servizio Civis, evitando così di doversi recare presso un ufficio per chiedere la correzione.
Cassetto fiscale: quali informazioni si possono consultare
Il cassetto fiscale rappresenta uno dei principali punti di accesso alla posizione tributaria del contribuente.
Nell’area riservata è possibile consultare numerose informazioni, tra cui dati anagrafici, dichiarazioni presentate, versamenti, rimborsi, atti registrati, comunicazioni dell’Agenzia ed eventuali crediti.
Sempre online è possibile accedere ai servizi relativi alle fatture elettroniche. Gli operatori IVA dispongono, in particolare, del portale “Fatture e Corrispettivi” per la gestione e la consultazione dei documenti fiscali di propria competenza.
Catasto e immobili: visure, mappe e planimetrie online
La digitalizzazione interessa anche i servizi catastali e ipotecari.
Attraverso i servizi dell’Agenzia è possibile consultare, secondo le modalità previste per ciascuna funzione, dati catastali, rendite, mappe e planimetrie.
In presenza di informazioni non corrette negli archivi catastali è inoltre possibile chiedere una rettifica.
Le ispezioni ipotecarie permettono invece di verificare le formalità relative agli immobili, come compravendite, iscrizioni ipotecarie e cancellazioni. Sono disponibili anche servizi per verificare lo stato di cancellazione di un’ipoteca e consultare la cartografia catastale.
Dichiarazione precompilata, successioni e controlli
Tra i servizi fiscali maggiormente utilizzati rientra la dichiarazione dei redditi precompilata, attraverso la quale il contribuente trova già inserite numerose informazioni in possesso dell’Amministrazione finanziaria.
La Guida affronta anche la dichiarazione di successione telematica, oltre ai controlli sulle dichiarazioni e alle comunicazioni di irregolarità.
Per queste ultime, il contribuente può utilizzare il canale Civis per chiedere assistenza e fornire chiarimenti.
In presenza di una cartella di pagamento è invece importante distinguere la natura della richiesta: alcune questioni riguardano le modalità di pagamento e rientrano nelle competenze dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, mentre per chiarimenti sulle somme richieste occorre fare riferimento all’ente creditore competente.
Quali certificati si possono richiedere all’Agenzia delle Entrate
L’Agenzia rilascia diverse tipologie di certificati fiscali, tra cui documenti relativi alla situazione reddituale, ai debiti tributari, ai carichi pendenti, agli immobili e alla residenza fiscale.
In base al certificato richiesto, l’istanza può essere presentata online, tramite Pec oppure presso un ufficio. Per alcuni documenti possono essere dovuti l’imposta di bollo e i tributi speciali.
Attraverso l’area riservata è inoltre possibile ottenere il certificato digitale di attribuzione del codice fiscale o della partita IVA.
Servizi Agenzia Entrate per commercialisti e intermediari
L’ultima parte della Guida è dedicata soprattutto a commercialisti, Caf e altri intermediari fiscali.
Sono illustrate le procedure per l’abilitazione a Entratel, la trasmissione telematica delle dichiarazioni e dei documenti, l'utilizzo dei servizi delegati dai contribuenti e l’acquisizione dei dati contenuti nel cassetto fiscale.
Sono affrontate anche procedure più specifiche per i professionisti, come l’iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati al visto di conformità.
Per il contribuente questa sezione è utile soprattutto per comprendere quali operazioni possono essere affidate a un professionista e quali autorizzazioni sono necessarie per consentirgli di operare.
FAQ sui servizi dell’Agenzia delle Entrate
Come si accede ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate?
Le persone fisiche possono accedere all’area riservata utilizzando SPID, Carta d’identità elettronica (CIE) o Carta nazionale dei servizi (CNS).
Posso delegare un’altra persona a utilizzare i servizi online?
Sì. È possibile abilitare una persona di fiducia a operare nell’interesse del contribuente. Sono inoltre previste specifiche deleghe per gli intermediari fiscali.
Cosa posso vedere nel cassetto fiscale?
Il cassetto fiscale permette di consultare numerose informazioni sulla propria posizione tributaria, tra cui dichiarazioni, versamenti, rimborsi, atti registrati, comunicazioni e crediti fiscali.