• Agevolazioni per le Piccole e Medie Imprese

    Credito d’imposta gasolio 2026: ampliamento al trasporto persone

    Si è chiusa da poco la piattaforma per  credito d'imposta a favore delle imprese di autotrasporto, di ristoro per la maggiore spesa acquisto gasolio – marzo-agosto 2026  di cui all art 3 del decreto-legge 18 marzo 2026 n. 33 che era stato  prorogato al a 20 settembre 2026, http://www.creditocarburantetrasporto.adm.gov.it

    E' stato nel frattempo predisposto e  pubblicato il 26 settembre in Gazzetta Ufficiale il decreto MIT 26 agosto 2026  che estende il contributo straordinario anche alle imprese di trasporto persone e noleggio autobus con conducente euro V e VI, a seguito dell'ampliamento temporale del tax credit operato dal decreto legge 17 settembre 2026  n. 162 (Decreto Carburanti).

    Vediamo tutte le istruzioni fino ad oggi e le novità del nuovo decreto ministeriale.

    Bonus autotrasporto 2026: a chi spetta e perchè

    Il Decreto Carburanti, al fine di mitigare gli effetti economici derivanti dall'aumento eccezionale del prezzo del gasolio utilizzato come carburante, alle imprese aventi sede legale o stabile organizzazione in Italia esercenti le attività di trasporto indicate all'articolo 24-ter, comma 2, lettera a) del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, è riconosciuto un contributo straordinario, sotto forma di credito di imposta, commisurato alla maggiore spesa sostenuta in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio (mesi prorogati fino ad agosto 2026) rispetto al prezzo del mese di febbraio come rilevato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica.

    Il contributo è concesso nel limite massimo di 100 milioni di euro per l'anno 2026 ed è attributo alle condizioni e con le modalità previste dal decreto di cui al comma 3.

    Il credito d'imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 entro il 31 dicembre 2026. 

    Non si applicano i limiti di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388. 

    Il credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito d'impresa ne' della base imponibile dell'imposta regionale sulle attivita' produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 

    Il credito d'imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell'imposta regionale sulle attivita' produttive, non porti al superamento del costo sostenuto.

    Tale Aiuto di Stato è concesso nel limite massimo di 386,2 milioni di euro. 

    A disciplinare le regole operative è stato  il Decreto MIT 28 agosto  e il Decreto 23 maggio del Mit con le regole attuative  pubblicato nella GU 167/2026.

    Bonus autotrasporto: al 70% della maggiore spesa per gasolio

    In dettaglio, le disposizioni decreto definiscono i criteri e  le modalità di  attuazione  della  disciplina   del  contributo straordinario, sotto forma di credito d'imposta, di cui  all'art.  3, del  decreto-legge  18   marzo   2026,  n.  33,  convertito,   con modificazioni,  con  la  legge  13  maggio  2026,  n.   79,   recante «Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi  alle crisi dei mercati  internazionali»,  e  finalizzato  a  mitigare  gli effetti economici derivanti dagli aumenti eccezionali del prezzo  dei carburanti con particolare riguardo alle  procedure  di  concessione, nel rispetto del limite di spesa previsto,  nonche'  alla  richiesta, alle condizioni di revoca e all'effettuazione dei controlli.

    Le risorse, nel limite dell'importo complessivo di cui  all'art. 3, comma 1, secondo periodo, sono assegnate,  sotto  forma di  credito  d'imposta,  nella  misura massima  del  70  per  cento  della  maggiore  spesa  sostenuta   per l'acquisto di gasolio, utilizzato per la trazione dei veicoli nella disponibilita' dell'azienda, determinata sulla base dei litri di gasolio acquistati, come risultanti dalle fatture di acquisto, nei mesi indicati dal medesimo art. 3, comma 1, primo periodo, rispetto al prezzo medio rilevato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per il mese di febbraio 2026.
    Il  credito di imposta è cumulabile  con  altre  agevolazioni  che  abbiano  ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto  conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della  base imponibile dell'imposta regionale  sulle  attivita'  produttive,  non porti al superamento del costo sostenuto.

    Bonus autotrasporto 2026: domande prorogate al 20 settembre

    Secondo le istruzioni operative del MIT, L'istanza è presentata dalle imprese esclusivamente attraverso la piattaforma predisposta dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli all'indirizzo: 

    L'accesso alla piattaforma è effettuato dal titolare della ditta individuale o dal legale rappresentante dell'impresa tramite SPID/CIE. 

    Una volta autorizzato all'accesso, lo stesso può individuare ulteriori soggetti (incaricati) autorizzati ad operare nella piattaforma per conto della medesima impresa ed identificabili mediante SPID o CIE attraverso il codice fiscale.

    Qualora il legale rappresentante dell'impresa sia privo di SPID o CIE, per il primo accesso alla piattaforma può rivolgersi al servizio di assistenza di SOGEI tramite la mail: 

    • assistenza- creditogasolio@sogei.it
    • per ottenere la relativa autorizzazione e permettere a un suo incaricato in possesso di SPID o CIE di accedere alla piattaforma su sua delega.

    Effettuato l'accesso, il soggetto di cui sopra registra l'impresa secondo l'anagrafica proposta dalla piattaforma, completando i dati richiesti.

    Hanno accesso alla piattaforma le imprese iscritte al Registro Elettronico Nazionale (REN) con posizione attiva alla data del 31 luglio 2026. 

    Le imprese che non risultino attive nel REN alla data del 31 luglio 2026, ma che lo sono state nel periodo compreso tra il 1° marzo ed il 31 agosto 2026, sono ammesse alla piattaforma previa richiesta presentata al servizio di assistenza SOGEI tramite la mail: assistenza-creditogasolio@sogei.it.

    Le imprese straniere aventi stabile organizzazione in Italia – e pertanto ammesse al ristoro – ma non iscritte al REN, possono presentare la medesima richiesta di assistenza, precisando la propria ragione sociale, partita IVA, codice fiscale, indirizzo della sede in Italia e generalità della persona fisica che si intende incaricare per accedere alla piattaforma e presentare l'istanza. In tal modo la Direzione generale per la sicurezza stradale e l'autotrasporto potrà effettuare le verifiche necessarie per autorizzarne l'accesso.

    La piattaforma, al termine del periodo di apertura, effettua il calcolo del rimborso fiscale massimo spettante ad ogni beneficiario attraverso la formula: 

    • 0,70 [(totale colonna D del file fatture) – (totale litri acquistati nei 5 mesi) * 1,70087/1,22]

    In ordine alla predisposizione dei dati e documenti utili per l'inserimento dell'istanza in piattaforma è necessario che l'impresa sia in grado di indicare:

     – I litri di gasolio complessivamente acquistati, separatamente per ciascuno dei sei mesi interessati: marzo, aprile, maggio, giugno, luglio ed agosto 2026, e riferiti esclusivamente ai veicoli adibiti ad uso di terzi e di classe ambientale EURO V e VI ammessi a ristoro:

    i) per trasporto merci di categoria N e di massa complessiva a pieno carico maggiore od uguale a 7,5 ton;

    ii) per trasporto persone autobus di categoria M2 ed M3.

     I litri complessivi di gasolio acquistati per ciascun mese (compreso l'HVO), dovranno essere inseriti in piattaforma al momento della presentazione dell'istanza nelle apposite 6 caselle che saranno visibili a video sulla piattaforma

     – Le targhe dei veicoli in disponibilità dell'impresa nel periodo interessato, ammessi a ristoro. A tal fine la piattaforma mostrerà l'elenco delle targhe dei veicoli in disponibilità a ciascuna impresa, alla data del 31 luglio 2026.

     L'impresa dovrà semplicemente selezionare quelle dei veicoli per la cui trazione ha acquistato il gasolio. Sarà inoltre possibile inserire on line sulla piattaforma le targhe di veicoli Euro V ed Euro VI (di massa pari o superiore a 7,5 tonnellate per i veicoli di categoria N) per i quali è stato acquistato il gasolio e non presenti nell'elenco proposto in piattaforma.

     Infine, è necessario che l'impresa predisponga il file_fatture utilizzando il modello excel allegato al presente comunicato e scaricabile dalla stessa piattaforma, ivi riportando, nelle singole colonne:

     A – riferimenti fattura:

     va riportato, a seconda del caso:

     – l'identificativo SDI della fattura;

     – il numero della fattura preceduto dal suffisso net- nel caso di pagamento con carte netting;

    – il numero della fattura seguito dal segno e dal numero della partita IVA del fornitore del gasolio nel caso di acquisti effettuati all'estero,

     B – tipo fattura:

    – indicare CARB se la fattura riporta al suo interno l'identificativo della/e targa/he del/i veicolo/i rifornito/i;

    – indicare NO CARB se la fattura non riporta al suo interno alcun identificativo della/e targa/he del/i veicolo/i rifornito/i.

     C – importo netto:

     indicare il totale della fattura, al netto dell'IVA. Non sono ammessi simboli (es. €) né separatori delle migliaia. Deve essere indicato esclusivamente il numero, con due cifre decimali separate dalla "virgola".

     D – importo carburante rimborsabile netto:

     indicare la quota parte della fattura riferita, al netto dell'IVA, all'acquisto di gasolio acquistato per la trazione dei veicoli ammessi al ristoro e inseriti in piattaforma. Non sono ammessi simboli (es. €) né separatori delle migliaia. Deve essere indicato esclusivamente il numero, con due cifre decimali separate dalla "virgola".

     E – nazione di emissione:

     indicare il codice a due cifre della nazione in cui ha sede il soggetto che ha emesso la fattura.

    Si riporta di seguito l'elenco dei codici ammessi, presente altresì nel Manuale utente scaricabile dalla piattaforma. (Per esempio, per fattura emessa in Austria inserire il codice di due caratteri alfabetici AT).

    AT – Austria BE – Belgio
    BG – Bulgaria CY – Cipro
    HR – Croazia DK – Danimarca
    EE – Estonia FI – Finlandia
    FR – Francia DE – Germania
    GR – Grecia IE – Irlanda
    IS – Islanda IT – Italia
    LV – Lettonia LI – Liechtenstein
    LT – Lituania LU – Lussemburgo
    MT – Malta NO – Norvegia
    NL – Paesi Bassi PL – Polonia
    PT – Portogallo CZ – Repubblica Ceca
    RO – Romania SK – Slovacchia
    SI – Slovenia ES – Spagna
    SE – Svezia HU – Ungheria

    Dopo aver inseriti i dati e caricato il file_fatture, si può procedere all'invio dell'istanza, cui verrà associato e comunicato dalla piattaforma un codice identificativo numerico.

     Una volta inviata l'istanza, è possibile, accedendo nell'area "Gestione richiesta", verificare sia lo stato dell'istanza (PRESA IN CARICO/RESPINTA/RICHIESTA ACCOLTA), il riepilogo della stessa istanza con possibilità di scaricarne il file pdf e, solo per le richieste accolte, è possibile visualizzare l'importo massimo del ristoro concedibile, calcolato dalla piattaforma secondo la formula sopra riportata.

    Nel sopra indicato periodo di apertura della piattaforma, qualora lo stato dell'istanza risultasse RESPINTA è possibile eliminarla e ripresentare una nuova istanza.

    Dopo la chiusura della piattaforma, qualora il totale risultante dalla somma dell'importo concedibile di tutte le richieste accolte superi i 386,2 milioni di euro stanziati, il Ministero provvederà alla riparametrazione degli importi al tetto del medesimo stanziamento. Tali importi, effettuate le verifiche previste dalla normativa, saranno registrati nel Registro Nazionale Aiuti di Stato e quindi visualizzabili nella piattaforma nella sezione Gestione richiesta/Dettaglio istanza nel campo CONTRIBUTO CONCESSO.

    Le imprese la cui richiesta sia stata accolta saranno inserite negli elenchi allegati ai decreti dirigenziali di concessione secondo l'ordine di invio delle istanze e avranno accreditato il credito d'imposta nel proprio cassetto fiscale consultabile nell'area riservata del sito di Agenzia delle Entrate nella sezione "crediti agevolativi". 

    Scarica qui le FAQ del MInistero dei trasporti per risolvere i tuoi dubbi

    Credito di imposta per imprese trasporto persone e noleggio autobus

    Come anticipato sopra, con il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 26 agosto 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre 2026, viene ampliata la platea delle imprese che possono accedere al credito d'imposta introdotto per mitigare l'impatto dell'aumento eccezionale del prezzo del gasolio utilizzato come carburante.

    Il provvedimento non introduce una misura nuova, ma modifica e integra il precedente decreto interministeriale del 23 maggio 2026, adeguandolo alle novità normative intervenute nel frattempo. La modifica principale riguarda l'inclusione, tra i soggetti beneficiari, delle imprese che effettuano trasporto di persone su strada, oltre a quelle già ammesse al ristoro per il trasporto merci.

    Il quadro normativo di riferimento

    La misura originaria trova fondamento nell'art. 3 del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, convertito con modificazioni dalla legge 13 maggio 2026, n. 79 attuato con decreto direttoriale di maggio 2026

    Successivamente, la legge 25 giugno 2026, n. 113, di conversione del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, ha modificato l'art. 3, comma 1, del DL 33/2026 ha ampliato la platea dei beneficiari fino a ricomprendere anche le imprese autorizzate all'esercizio della professione di trasportatore su strada di persone. 

    Il decreto del 26 agosto 2026 recepisce quindi questa estensione, aggiornando  il decreto attuativo di maggio 2026. 

    Nel frattempo è intervenuto anche il decreto Legge 17 settembre 2026 che ha prorogato di un mese il beneficio del tax credit sul gasolio per gli autotrasporti fino ad ottobre 2026

    Va inoltre segnalato che la Direzione Generale Concorrenza della Commissione europea ha precisato, nella comunicazione C/2026/2593, che le imprese che effettuano trasporto merci in conto proprio restano escluse dal beneficio.

    Cosa cambia per le imprese: attesa per nuove istruzioni e scadenza domande

    Sul piano operativo, per le imprese di trasporto persone e per gli operatori del noleggio autobus con conducente che rientrano nei nuovi requisiti, si tratta quindi di verificare la propria classificazione rispetto alle categorie richiamate dal decreto e di predisporre la documentazione necessaria per l'accesso al credito d'imposta secondo le modalità già stabilite dal decreto attuativo del 23 maggio 2026, che restano invariate per la parte procedurale.

     Il decreto è entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Si attendono quindi nuove istruzioni e scadenze per le domande.

  • Pace Fiscale

    Quali Comuni hanno aderito alla rottamazione quinquies? Pubblicato l’elenco

    L'Agenzia delle entrate-Riscossione pubblica l’elenco delle Regioni e degli enti locali che hanno scelto di applicare la definizione agevolata ai propri carichi. 

    Sono circa 1.500 gli enti interessati. I contribuenti potranno presentare domanda dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026, con le modalità che ADER dovrà pubblicare entro il 15 ottobre.

    Agenzia delle entrate-Riscossione ha pubblicato l’elenco delle Regioni e degli enti locali che hanno aderito alla Rottamazione-quinquies per le entrate territoriali.

    Come specificato nel comunicato stampa del 25 settembre 2026, si tratta di circa 1.500 enti che hanno comunicato il provvedimento con il quale hanno deciso di applicare la definizione agevolata ai carichi riferiti alle proprie entrate e affidati all’Agente della riscossione.

    Tra gli esempi indicati dall’Agenzia figurano Imu, Tari, bollo auto e multe stradali.

    Ricordiamo in proposito, che l'Agenzia della Riscossione ha pubblicato in data 9 giugno il Modello da ultilizzare per la rottamazione dei tributi locali.

    E' stata la Legge di conversione del Dl Fiscale ha previsto la misura agevolativa.

    ATTENZIONE dal 15 ottobre ciascun contribuente dei comuni che hanno aderito può controllare online i debiti rottamabili e può presentare domanda dal 16 ottobre leggi qui tutti i dettagli Online i debiti rottamabili: domande all'Ader dal 16 ottobre

    Rottamazione per tributi locali: che cos’è

    La Legge n. 88/2026, di conversione del DL n. 38/2026, ha introdotto importanti novità in materia fiscale. 

    In particolare, l'articolo 10-quinquies, prevede l’estensione della Definizione agevolata delle cartelle (cosiddetta Rottamazione-quinquies) anche a tutti i debiti, tributari e non, con esclusione di quelli derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti, risultanti dai carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al dicembre 2023 dalle Regioni e dagli enti locali.

    Quali debiti degli enti locali rientrano nella rottamazione

    La definizione riguarda i debiti tributari e non tributari, con esclusione di quelli derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti, risultanti dai carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 dalle Regioni e dagli enti locali.

    L’applicazione della Rottamazione-quinquies era subordinata all’adozione, da parte dell’ente interessato, di uno specifico provvedimento da pubblicare sul proprio sito istituzionale e da trasmettere ad Agenzia delle entrate-Riscossione entro il 31 luglio 2026.

    Attenzione però all’ambito della misura: il comunicato precisa che la Rottamazione-quinquies riguarda solo i carichi affidati ad Agenzia delle entrate-Riscossione.

    Non rientrano quindi in questa procedura i tributi locali gestiti direttamente dall’ente mediante riscossione diretta oppure affidati per la riscossione coattiva a concessionari privati. 

    Per tali entrate la Legge di Bilancio 2026 attribuisce agli enti territoriali la possibilità di adottare proprie delibere e regolamenti per introdurre una definizione agevolata autonoma, secondo le modalità stabilite dal singolo ente.

    Rottamazione degli enti territoriali: il calendario

    Con la legge n 113/2026 di conversione del DL n 63/2026 si prevede che:

    • a decorrere dal 15 ottobre 2026 e non dal 15 settembre 2026, l’agente della riscossione rende disponibili ai debitori, nell’area riservata del proprio sito internet istituzionale, i dati necessari a individuare i carichi definibili;
    • tra il 16 ottobre 2026 e il 15 dicembre 2026 e non tra il 16 settembre e il 31 ottobre 2026, il debitore presenta la dichiarazione con cui manifesta all’agente della riscossione la propria volontà di procedere alla definizione, con modalità esclusivamente telematiche;
    • il pagamento delle somme dovute per la definizione è effettuato in un’unica soluzione entro il 31 marzo 2027 e non entro il 31 gennaio 2027, oppure in un massimo di cinquantaquattro rate bimestrali di pari importo;
    • entro il 28 febbraio 2027 e non entro il 31 dicembre 2026, l’agente della riscossione invia ai debitori la comunicazione con l’ammontare complessivo delle somme dovute per la definizione, l’importo delle singole rate e le relative scadenze;

    Per gli enti territoriali ( Comuni e Regioni) possibilità di aderire entro il 31 luglio.

    Domande dal 16 ottobre 2026

    Per i contribuenti la data da segnare è il 16 ottobre 2026.

    I contribuenti che hanno debiti affidati ad Agenzia delle entrate-Riscossione da uno degli enti che hanno comunicato l’adesione potranno infatti presentare la richiesta di definizione agevolata dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026.

    La domanda dovrà essere presentata con modalità esclusivamente telematiche, che Agenzia delle entrate-Riscossione renderà disponibili sul proprio sito entro il 15 ottobre 2026.

    Entro la stessa data del 15 ottobre saranno messi a disposizione dei contribuenti, nell’area riservata del sito dell’Agenzia, i dati necessari per individuare i carichi che possono essere inclusi nella Rottamazione-quinquies.

    Comunicazione delle somme e pagamento

    Secondo quanto indicato nel comunicato, Agenzia delle entrate-Riscossione comunicherà ai contribuenti l’ammontare delle somme dovute per la definizione agevolata entro il 28 febbraio 2027.

    Il pagamento potrà essere effettuato:

    • in unica soluzione entro il 31 marzo 2027;
    • oppure in un massimo di 54 rate bimestrali di pari importo.

    Per verificare se il proprio Comune, Regione o altro ente territoriale ha aderito alla Rottamazione-quinquies è quindi necessario consultare l’elenco pubblicato da Agenzia delle entrate-Riscossione, prestando attenzione anche alle eventuali indicazioni riportate nella colonna dedicata alle note.

    Rottamazione enti locali: modello per i comuni e data per la domande

    Il 9 giugno, l'Ader ha pubblicato il modello ufficiale da utilizzare per l'adesione da parte dei comuni.

    Scarica qui il Modello Rottamazione quinquies per l'adesione da parte degli Enti.

    Il comunicato stampa della Riscossione oltre a riepilogare tutte le regole per aderire ha reso disponibile il Modello della Rottamazione quinquies dei tributi locali da inviare da parte dei comuni e solo allora i contribuenti potranno aderire.

    In partcolare, dal 16 settembre sul sito di AdeR, dopo che l’ente territoriale abbia adottato e comunicato l’applicazione della Rottamazione-quinquies ai carichi affidati ad Agenzia delle entrate-Riscossione, i contribuenti potranno aderire in base alla procedura definita dal decreto legge n. 38/2026 i cui termini sono stati modificati dalla Legge di conversione del DL n 63/2026.

    Allegati:
  • Agevolazioni per le Piccole e Medie Imprese

    Incentivi MIMIT compliance digitale: chi può ottenere i contributi fino al 50%

    Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy mette a disposizione 1 milione di euro per sostenere progetti di ricerca e innovazione finalizzati allo sviluppo di soluzioni digitali per la compliance normativa, attraverso l’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale.

    L’intervento è collegato alla call europea DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE – “Digital solutions for regulatory compliance through data”. 

    Per accedere alle agevolazioni nazionali sono previste due scadenze: 

    • il 1° ottobre 2026 alle ore 17:00 per la presentazione della proposta alla Commissione europea 
    • e il 30 ottobre 2026 alle ore 17:00 per la domanda relativa all’agevolazione nazionale.

    Incentivi MIMIT per la compliance normativa: cosa finanzia il bando

    L’agevolazione riguarda progetti di ricerca e innovazione destinati allo sviluppo di soluzioni digitali a supporto della conformità normativa, facendo leva sull’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale.

    È questo l’obiettivo indicato dal MIMIT nella pagina dedicata all’intervento. La misura nazionale si inserisce quindi nell’ambito della call europea DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE.

    Il decreto direttoriale del 22 settembre 2026 definisce, in particolare, i termini e le modalità per presentare le domande relative alle agevolazioni finanziarie nazionali collegate alla call europea.

    Chi può accedere all’agevolazione

    Secondo quanto specificato dal Ministero, la misura si rivolge ai soggetti italiani che partecipano alla call europea DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE, selezionata dalla DG CONNECT della Commissione europea.

    L’accesso all’agevolazione nazionale è quindi collegato alla partecipazione alla procedura europea: i proponenti italiani devono presentare la propria istanza nell’ambito della call europea e, successivamente, rispettare anche il termine previsto per la richiesta del sostegno finanziario nazionale.

    Quanto spetta: contributi fino al 50% dei costi ammissibili

    Per l’intervento il MIMIT ha previsto una dotazione finanziaria nazionale pari a 1 milione di euro.

    Le agevolazioni possono coprire fino al 50% dei costi ammissibili dei progetti.

    La pagina istituzionale dedicata all’incentivo non dettaglia ulteriormente, nella propria sintesi, le singole categorie di costo: per questo motivo è necessario fare riferimento alla documentazione ufficiale collegata al decreto per gli adempimenti applicabili alla presentazione delle domande.

    Domande: prima scadenza il 1° ottobre 2026

    Il calendario dell’agevolazione prevede due diversi termini.

    La prima scadenza riguarda la presentazione delle proposte progettuali alla DG CONNECT della Commissione europea. La domanda deve essere trasmessa attraverso l’EU Funding & Tenders – Portal Submission System entro le ore 17:00 del 1° ottobre 2026.

    Si tratta della scadenza relativa alla partecipazione alla call europea DIGITAL-2026-AI-DATA-10-COMPLIANCE.

    Agevolazione nazionale: domanda entro il 30 ottobre 2026

    Un secondo termine riguarda invece l’accesso alle agevolazioni finanziarie nazionali.

    I soggetti italiani che presentano l’istanza a livello europeo nell’ambito della call devono inoltrare la domanda di agevolazione nazionale entro le ore 17:00 del 30 ottobre 2026.

    Il decreto direttoriale pubblicato dal MIMIT il 22 settembre 2026 disciplina proprio termini e modalità della procedura nazionale collegata alla call europea.

    Le scadenze in sintesi

    Adempimento Scadenza
    Presentazione della proposta alla DG CONNECT tramite EU Funding & Tenders Portal 1° ottobre 2026, ore 17:00
    Presentazione della domanda per le agevolazioni finanziarie nazionali 30 ottobre 2026, ore 17:00

    Il ruolo di dati e intelligenza artificiale

    L’elemento centrale dell’iniziativa è lo sviluppo di soluzioni digitali capaci di supportare la conformità normativa attraverso l’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale.

    È quindi questo il perimetro indicato dal MIMIT per i progetti di ricerca e innovazione interessati dalla misura. La componente nazionale del finanziamento si affianca alla partecipazione alla specifica call promossa a livello europeo.

    Incentivi MIMIT compliance digitale: contributi fino al 50%, cose serve sapere

    A quanto ammontano le risorse disponibili?

    La dotazione finanziaria nazionale è pari a 1 milione di euro, con contributi fino al 50% dei costi ammissibili.

    Quando scade la domanda per il contributo MIMIT?

    La domanda relativa alle agevolazioni finanziarie nazionali deve essere presentata entro le ore 17:00 del 30 ottobre 2026.

    Qual è la scadenza della call europea?

    La proposta progettuale alla DG CONNECT deve essere presentata attraverso l’EU Funding & Tenders Portal entro le ore 17:00 del 1° ottobre 2026.

  • PRIMO PIANO

    Iperammortamento 2026, comunicazioni al GSE e criticità: i dubbi emersi a Telefisco

    L’iperammortamento 2026, nell’ambito del nuovo Piano Transizione 5.0, torna a sostenere gli investimenti delle imprese attraverso una maggiorazione fiscale del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi.

    A differenza dei crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0, il beneficio opera ai fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, riducendo quindi l’imponibile ai fini delle imposte sui redditi.

    La misura è stata introdotta dall’articolo 1, commi da 427 a 436, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, Legge di Bilancio 2026. 

    Le modalità attuative sono state definite con il decreto interministeriale 7 maggio 2026, adottato anche alla luce del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, convertito dalla legge 22 maggio 2026, n. 88.

    Proprio sull’applicazione pratica della misura si è concentrato un approfondimento a Telefisco 2026, dal quale sono emersi alcuni aspetti operativi e diversi punti ancora da chiarire, soprattutto in materia di comunicazioni al GSE, momento di decorrenza della maggiorazione, beni immateriali e cause di decadenza.

    Come funziona l’iperammortamento 2026

    Sono agevolabili gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 in beni materiali e immateriali nuovi destinati alla trasformazione tecnologica e digitale, ricompresi negli Allegati IV e V alla legge n. 199/2025 e interconnessi al sistema aziendale, oltre agli investimenti in beni strumentali nuovi destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo.

    Per gli investimenti agevolabili la maggiorazione è pari al:

    Quota di investimento Maggiorazione
    fino a 2,5 milioni di euro 180%
    oltre 2,5 e fino a 10 milioni 100%
    oltre 10 e fino a 20 milioni 50%

    La deduzione opera in dichiarazione dei redditi, non ai fini IRAP, secondo il piano di ammortamento fiscale del bene o la durata fiscale del leasing. 

    Iperammortamento e comunicazioni al GSE: i tre passaggi

    Uno dei temi centrali è la procedura di accesso, che passa attraverso il GSE.

    La prima è la comunicazione preventiva, nella quale devono essere indicati i dati della struttura produttiva e degli investimenti programmati, compresi categoria, costo, coefficiente di ammortamento e data prevista di completamento. Il GSE effettua le verifiche e comunica l’esito.

    Segue la comunicazione di conferma, da trasmettere dopo l’esito positivo della preventiva. Deve documentare, tra l’altro, il pagamento dell’acconto necessario a raggiungere il 20% del costo di acquisizione di ciascun bene e riportare gli estremi delle fatture relative ai costi agevolabili. 

    Il MIMIT ha reso operativa questa fase dal 21 luglio 2026. 

    Infine vi è la comunicazione di completamento, successiva al completamento dell’investimento e all’avvenuta interconnessione per i beni interessati e comunque entro il termine previsto dalla disciplina.

    Perizia tecnica e certificazione contabile

    L’accesso al beneficio comporta anche specifici obblighi documentali, la perizia tecnica asseverata deve attestare la conformità dei beni alle caratteristiche richieste dalla disciplina, compresa l’interconnessione per i beni 4.0.

    La certificazione contabile attesta invece l’effettivo sostenimento dei costi e la corrispondenza degli stessi alla documentazione contabile.

    Il MIMIT conferma che effettività e conformità degli investimenti devono essere comprovate mediante perizia tecnica asseverata e certificazione contabile.

    Iperammortamento 2026: da quando parte la maggiorazione

    Un passaggio importante riguarda il momento a partire dal quale l’iperammortamento può essere utilizzato.

    Il decreto attuativo prevede che la maggiorazione rilevi ai fini delle imposte sui redditi dal periodo d’imposta nel quale l’impresa trasmette al GSE la comunicazione di completamento, a condizione che il bene sia entrato in funzione entro lo stesso periodo. 

    La fruizione resta subordinata all’esito positivo delle verifiche del GSE.

    È proprio su questo meccanismo temporale che a Telefisco sono state evidenziate alcune questioni applicative.

    Comunicazione di completamento nell’anno successivo: il nodo della prima quota

    Tra i punti da chiarire figura il caso in cui l’investimento sia completato e il bene entri in funzione e venga interconnesso in un anno, mentre la comunicazione di completamento sia trasmessa nell’anno successivo.

    La questione riguarda, in particolare, il calcolo della prima quota di iperammortamento e l’eventuale applicazione della riduzione prevista per il primo esercizio.

    Beni immateriali acquistati con licenza d’uso

    Un altro dubbio riguarda i beni immateriali dell’Allegato V acquisiti mediante licenza d’uso.

    E' stata evidenziata la necessità di chiarire se, e in quale misura, continuino a trovare applicazione le istruzioni contenute nella circolare n. 4/E/2017.

    Decadenza dall’iperammortamento: quando si perde il beneficio

    Le norme attuative individuano inoltre una serie di ipotesi di decadenza.

    Tra queste figurano:

    • cessione del bene o delocalizzazione all’estero nel periodo di deduzione, salvo gli investimenti sostitutivi nei casi previsti;
    • assenza dei requisiti di ammissibilità o documentazione irregolare;
    • mancata conservazione dei documenti necessari a dimostrare i costi agevolabili;
    • false dichiarazioni nelle comunicazioni al GSE;
    • impossibilità di effettuare i controlli per cause imputabili al contribuente;
    • ulteriori violazioni previste dalla disciplina.

    Un ulteriore punto riguarda gli effetti della cessione senza investimento sostitutivo.

    Risulta da confermare la perdita delle sole quote residue, senza recupero delle maggiorazioni già dedotte.

    Controlli GSE e termini di accertamento

    Il GSE effettua controlli documentali sui requisiti tecnici e sugli altri presupposti dell’agevolazione. L’impresa deve quindi conservare tutta la documentazione necessaria a dimostrare la spettanza dell’iperammortamento.

    Se durante i controlli emergono irregolarità, il GSE ne dà comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

    Un ulteriore tema riguarda i termini entro cui il Fisco può effettuare gli accertamenti. Secondo quanto evidenziato, per gli investimenti realizzati dal 2027 dovrebbe trovare applicazione il nuovo termine previsto dall’articolo 22 del D.Lgs. 148/2026 per i componenti negativi con effetti su più periodi d’imposta.

    In pratica, per l’iperammortamento il termine di controllo sarebbe collegato alla dichiarazione dei redditi nella quale viene indicata la prima quota della maggiorazione, e non necessariamente alle dichiarazioni dei singoli anni in cui vengono dedotte le quote successive.

    Iperammortamento 2026: cosa resta da chiarire

    Il quadro operativo è dunque definito nei suoi elementi essenziali, ma il confronto di Telefisco ha messo in evidenza alcuni snodi applicativi che richiedono particolare attenzione.

    Tra questi spiccano il trattamento dei beni immateriali acquisiti in licenza, il coordinamento temporale tra entrata in funzione, interconnessione e comunicazione di completamento, la determinazione della prima quota quando le annualità non coincidono e gli effetti della cessione del bene ai fini della decadenza.

    Per le imprese diventa quindi centrale non soltanto verificare i requisiti tecnici dell’investimento, ma anche gestire correttamente le comunicazioni al GSE e la documentazione, perché il mancato rispetto degli adempimenti previsti può incidere direttamente sull’accesso e sul mantenimento dell’agevolazione.

    FAQ

    Che cos’è l’iperammortamento 2026?
    È una maggiorazione fiscale del costo di acquisizione di determinati beni strumentali nuovi, utilizzabile ai fini della deduzione delle quote di ammortamento o dei canoni di leasing. 

    Quali comunicazioni devono essere inviate al GSE?
    La procedura prevede comunicazioni relative alla prenotazione dell’investimento, alla conferma e al completamento, secondo le modalità e i modelli definiti dalla disciplina attuativa. 

    Quando parte la deduzione dell’iperammortamento?
    Dal periodo d’imposta nel quale viene trasmessa la comunicazione di completamento, purché il bene sia entrato in funzione nello stesso periodo e il GSE comunichi l’esito positivo delle verifiche. 

  • Accertamento e controlli

    CPB 2026-2027, conviene aderire? I motivi da valutare e i rischi da non sottovalutare

    Il Concordato preventivo biennale 2026-2027 entra in una nuova fase. Le modifiche introdotte dal D.Lgs. 148/2026 intervengono sui benefici per chi rinnova, sulle cause di decadenza ed esclusione e introducono anche un nuovo ravvedimento speciale per gli anni dal 2020 al 2023.

    Il tema è stato affrontato anche durante Telefisco 2026, con un focus molto operativo sui motivi che possono rendere conveniente l’adesione e, dall’altra parte, sui possibili svantaggi da considerare prima della scelta.

    La metodologia del CPB per i periodi d’imposta 2026 e 2027 è stata approvata con decreto MEF dell’11 maggio 2026, mentre il D.Lgs. 148/2026 ha successivamente introdotto ulteriori modifiche alla disciplina.

    CPB 2026-2027: perché può essere conveniente aderire

    Il primo elemento da considerare riguarda il rapporto tra reddito effettivo e reddito concordato.

    Nel caso in cui il reddito effettivo risulti superiore a quello concordato, l’eventuale eccedenza non assume rilevanza ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP secondo il meccanismo proprio del CPB. La disciplina prevede infatti l’irrilevanza degli eventuali maggiori o minori redditi rispetto a quelli oggetto del concordato, fermo restando il rispetto degli obblighi dichiarativi e contabili.

    È questo uno dei principali motivi per cui il concordato può risultare interessante per chi prevede un miglioramento dei risultati economici nel biennio.

    I motivi per rivalutare l’adesione al CPB

    Nelle slide di Telefisco vengono individuate alcune situazioni nelle quali il contribuente potrebbe valutare l’adesione anche dopo aver compiuto scelte diverse in passato.

    Tra queste rientrano:

    1. un 2025 peggiore rispetto agli anni precedenti, che potrebbe portare a una proposta di reddito o valore della produzione più contenuta;
    2. la previsione di un reddito 2026 sensibilmente superiore rispetto agli anni precedenti;
    3. la presenza nel 2024 di una causa di esclusione poi venuta meno;
    4. il superamento nel 2025 di 100.000 euro di ricavi o compensi, dopo un periodo precedente in regime forfettario;
    5. l’interesse per il ravvedimento speciale sugli anni pregressi, collegato al rinnovo del CPB;
    6. la volontà di ridurre il rischio di inserimento nelle liste selettive per i controlli;
    7. l’interesse per i nuovi benefici riconosciuti dal D.Lgs. 148/2026 a chi rinnova il concordato.

    Si tratta di elementi che non rendono automaticamente conveniente l’adesione, ma che possono modificare il risultato della valutazione rispetto agli anni precedenti.

    Vantaggi ISA e benefici aggiuntivi per chi rinnova

    Un altro punto centrale riguarda il regime premiale ISA.

    L’adesione al CPB consente di accedere ai relativi benefici, mentre il decreto del 2026 rafforza ulteriormente le agevolazioni per chi rinnova l’opzione.

    Tra i vantaggi evidenziati a Telefisco rientrano anche l’anticipazione di due anni dei termini di accertamento e ulteriori benefici collegati al rinnovo del concordato.

    Per il biennio 2026-2027, inoltre, il termine per aderire alla proposta di concordato è stato differito al 31 ottobre 2026 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare.

    Ravvedimento speciale per gli anni 2020-2023

    Una delle novità più rilevanti riguarda il ravvedimento speciale.

    Secondo quanto illustrato a Telefisco, chi ha aderito al CPB 2024-2025 e rinnova l’opzione per il 2026-2027 può accedere, alle condizioni previste, alla regolarizzazione di uno o più periodi d’imposta compresi tra il 2020 e il 2023.

    Il versamento può essere effettuato tra il 1° gennaio e il 15 marzo 2027, in unica soluzione oppure mediante la prima rata prevista.

    Il ravvedimento offre una forma di copertura rispetto agli accertamenti, pur non essendo assoluta: la presenza di determinati atti già notificati prima del versamento può infatti impedire il perfezionamento della procedura.

    Dichiarazioni integrative: cambia la disciplina della decadenza

    Le modifiche del D.Lgs. 148/2026 intervengono anche sulle dichiarazioni integrative.

    La presentazione di una dichiarazione integrativa non determina più automaticamente la decadenza dagli effetti del concordato anche quando l’impatto sulla proposta supera il 30%.

    Secondo la sintesi illustrata a Telefisco, l’intervento del contribuente, eventualmente attraverso ravvedimento operoso, comporta però l’aggiornamento della proposta CPB e degli importi concordati.

    Quali sono gli svantaggi del CPB

    Accanto ai benefici, le slide di Telefisco evidenziano anche alcuni elementi di attenzione.

    Il più importante riguarda il caso in cui il reddito effettivo risulti inferiore a quello concordato: in linea generale, il contribuente continua infatti a essere tassato sul reddito oggetto del concordato.

    Un altro elemento riguarda il 2027, più difficile da stimare rispetto al 2026. La convenienza del concordato dipende quindi anche dall’affidabilità delle previsioni economiche sul secondo anno del biennio.

    C’è poi il tema IVA: il CPB è finalizzato alla definizione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo e del valore della produzione netta, mentre non determina direttamente l’IVA dovuta.

    Infine, per chi ha già un punteggio ISA elevato, alcuni vantaggi del regime premiale possono essere già disponibili indipendentemente dal concordato.

    CPB 2026-2027: la convenienza va calcolata

    La sintesi che emerge dalle slide di Telefisco è chiara: il CPB può offrire vantaggi importanti, ma la convenienza non è automatica.

    I fattori da mettere a confronto sono soprattutto il reddito concordato, il reddito che realisticamente si prevede di conseguire nel 2026 e nel 2027, il punteggio ISA, la possibilità di utilizzare il ravvedimento speciale e gli ulteriori benefici riconosciuti in caso di rinnovo.

    Per molti contribuenti, quindi, la vera domanda non è semplicemente se aderire o meno, ma quanto il reddito concordato si discosta dalle prospettive effettive dell’attività nei prossimi due anni.

    FAQ

    Qual è la scadenza per aderire al CPB 2026-2027?

    Per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il termine è stato differito al 31 ottobre 2026.

    Chi può utilizzare il ravvedimento speciale?

    Secondo la disciplina illustrata a Telefisco, il beneficio è collegato al rinnovo del CPB 2026-2027 e riguarda, alle condizioni previste, uno o più periodi d’imposta dal 2020 al 2023.

    Cosa succede se il reddito effettivo è inferiore a quello concordato?

    In linea generale, il riferimento fiscale resta il reddito concordato, ed è questo uno dei principali elementi da valutare prima dell’adesione.

  • Pace Fiscale

    Rottamazione 2026-2028: consulta lo scadenzario ADER in vista del 30 settembre

    Il prossimo 30 settembre scadrà la prossima rata della rottamazione quinquies.

    In tale occasione l'Ader ha recentemente aggiornato il servizio denominato "Caledario delle Rottamazioni"  per consultare anno per anno tutti i propri pagamenti delle Rottamazioni quater e quinquies.

    Prima dei dettagli è bene soffermarsi su alcune novità fiscali recate dalla Legge di conversione del DL fiscale.

    Per la rottamazione quinquies, il comma 2-bis inserito all’articolo 10 prevede che la tolleranza di cinque giorni rispetto alle scadenze ordinarie si applicherà limitatamente ai pagamenti previsti dalle lettere a) e c) del comma 95, articolo 1 della Legge di Bilancio 2026.

    Si tratta nello specifico:

    • dell’unica rata da versare entro il 31 luglio 2026 (già scaduta appunto);
    • dell’ultima rata di quelle nelle quali il debitore ha scelto di dilazionare il pagamento.

    Vediamo il servizio ADER con il calendario dei pagamenti delle rottamazioni.

    Rottamazione: tutte le scadenze dal 2026 al 2028 dall’ADER

    L'Ader ha attivato un nuovo servizio per consultare il calendario delle Rottazioni in corso.

    In particolare è possibile accedere alla pagina preposta dell'Agenzia delle Riscossione dove consultare anno per anno, dal 2026 al 2028, tutte le rate della:

    • Rottamazione quater, 
    • Rottamazione quinquies.

    Leggi qui: Rottamazione quinquies: ultimi giorni per aderire con il riepologo delle regole.

    Nel frattempo per non confondersi sulle proprie rate per chi ha aderito anche alla rottamazione quater ed ha in corso i pagamenti è possibile utilizzare il nuovo servizio della Riscossione che consente di visualizzare lo scadenzario 2026-2027-2028 per tutti i pagamenti delle due rottamazioni.

    Rottamazione quater e quinquies: scadenzario 2026

    Tabella anno 2026 rottamazione quater e quinquies

    Lo scadenzario completo della rottamazione quinquies e quater è anche utile anche per sapere se per una data scadenza vi sarà la tolleranza dei cinque giorni oppure no.

    Ad oggi 23 settembre la pagina del calendario appare cosi:

    Rottamazione quater e quinquies: scadenzario 2027

    Sempre accedendo al sito dell'Ader e utilizzando il medesimo servizio di calendario dei pagamenti delle Rottamazioni quater e quinquies vediamo le scadenze 2027:

    Ad oggi 23 settembre la schermata di riepilogo appare cosi:

  • Ipotecaria e catastali

    Ipoteca nulla se l’immobile non è identificabile con certezza

    L’iscrizione ipotecaria può essere nulla quando le indicazioni contenute nel titolo o nella nota di iscrizione non consentono di identificare con certezza l’immobile gravato. Gli errori possono essere corretti mediante rettifica soltanto quando non producono incertezza su elementi essenziali della garanzia.

    È quanto emerge dall’ordinanza della Corte di Cassazione n. 25519 del 18 settembre 2026, con la quale la Prima Sezione civile ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una banca nell’ambito di una controversia relativa all’ammissione al passivo fallimentare di un credito fondiario assistito da ipoteca.

    Il caso: il fabbricato non corrispondeva alla rappresentazione catastale

    La vicenda prende origine dall’esclusione, nello stato passivo di una società fallita, della prelazione ipotecaria collegata ai ratei insoluti di un mutuo fondiario.

    Il giudice delegato aveva rilevato un’obiettiva incertezza sull’identità dei beni gravati. Tale situazione emergeva dalla consulenza tecnica effettuata in una precedente procedura esecutiva immobiliare.

    Dalla CTU risultava, in particolare, che la porzione di fabbricato indicata nell’atto di mutuo e nella nota di iscrizione era traslata e ruotata di diversi metri rispetto alla posizione risultante dalla mappa catastale.

    Il fabbricato ricadeva in larga parte su una particella diversa da quella indicata nell’iscrizione; inoltre, parte del fabbricato e delle pertinenze insisteva su una strada vicinale e su altre particelle catastali. Il Tribunale aveva quindi ravvisato margini di incertezza non eliminabili mediante una semplice rettifica.

    Quando gli errori nell’iscrizione ipotecaria determinano la nullità

    Uno degli aspetti più rilevanti dell’ordinanza riguarda l'applicazione dell’articolo 2841 del Codice civile.

    La Cassazione richiama il principio già affermato dalla giurisprudenza secondo cui non qualsiasi errore presente nella nota di iscrizione comporta l’invalidità dell’ipoteca.

    La nullità può verificarsi quando omissioni, inesattezze o incertezze riguardano elementi essenziali, quali:

    • l’identità del debitore o del creditore;
    • l’ammontare del credito;
    • l’identificazione del bene dato in garanzia.

    Le inesattezze che riguardano elementi diversi e non generano una simile incertezza possono, invece, essere corrette mediante lo strumento della rettifica. Sul punto l’ordinanza richiama, tra l’altro, Cassazione n. 22534/2023 e Cassazione n. 14675/2003.

    La Corte ribadisce inoltre che, considerata la natura di pubblicità costitutiva dell’iscrizione ipotecaria, quando un errore o un’incertezza nei titoli o nella nota rende incerta l’identità degli immobili gravati, può conseguire la nullità dell’iscrizione.

    I confini catastali non bastano a superare l’incertezza

    La banca sosteneva che il bene fosse comunque identificabile, perché nell’atto di mutuo e nella nota di iscrizione erano riportati anche i relativi confini.

    La Cassazione non ha accolto l’argomento.

    L’articolo 2826 c.c., osservano i giudici, nell’indicare gli elementi necessari per l’identificazione dell’immobile ai fini dell’iscrizione ipotecaria non menziona i confini.

    Soprattutto, nel caso concreto, anche tenendo conto di questi ultimi, il fabbricato risultava comunque traslato e ruotato di diversi metri e insisteva in larga misura su una particella differente. Non risultava quindi chiaramente individuato il bene sul quale il creditore intendesse effettivamente iscrivere la garanzia.

    Ipoteca iscritta in parte su beni altrui: la seconda ragione della decisione

    C’è però un secondo profilo decisivo, il Tribunale aveva fondato il rigetto dell’opposizione su due autonome rationes decidendi:

    1. l’incertezza sull’identità del bene gravato, ai sensi dell’articolo 2841 c.c.;
    2. l’iscrizione dell’ipoteca almeno in parte su beni altrui, con riferimento all’articolo 2822 c.c.

    La banca aveva contestato la prima ragione, ma non aveva formulato specifiche censure contro la seconda.

    Per la Cassazione ciò è sufficiente a rendere irrilevante la contestazione relativa alla prima ratio: quando una decisione poggia su più ragioni autonome, ciascuna idonea da sola a sostenerla, l’impugnazione deve investire tutte le rationes decidendi.

    L’identificazione del bene è una valutazione di merito

    La Corte chiarisce anche un ulteriore principio processuale.

    Stabilire concretamente se vi sia o meno incertezza sull’identità dell’immobile gravato costituisce un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito.

    Quando questa valutazione è sorretta da una motivazione adeguata, la Cassazione non può procedere a una nuova lettura della documentazione catastale, delle perizie o degli altri elementi acquisiti al processo.

    Per lo stesso motivo sono stati dichiarati inammissibili anche i motivi con i quali la banca cercava di ottenere una diversa valutazione della CTU e della documentazione prodotta.

    La Corte ricorda infatti che l’omesso esame di singoli elementi istruttori non coincide con l’omesso esame di un fatto storico decisivo, che rappresenta invece il presupposto richiesto dall’articolo 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    La decisione

    La Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso della banca, lasciando ferma la decisione con la quale era stata esclusa la prelazione ipotecaria nello stato passivo.

    La pronuncia richiama così l’attenzione sulla necessità che vi sia piena corrispondenza tra il bene oggetto della garanzia reale e gli elementi utilizzati per identificarlo nell’atto e nella nota di iscrizione.

    Quando l’errore non riguarda un dato secondario, ma rende incerta l’identità stessa dell’immobile ipotecato, la semplice rettifica non è sufficiente e può essere compromessa la validità dell’iscrizione.

    FAQ

    Quando un errore nell’iscrizione ipotecaria rende nulla l’ipoteca?

    Quando l’omissione, l’inesattezza o l’incertezza interessa un elemento essenziale, come l’identità del creditore o del debitore, l’ammontare del credito oppure l’identificazione dell’immobile dato in garanzia.

    Gli errori catastali possono essere rettificati?

    Sì, se l’errore non genera incertezza su elementi essenziali dell’iscrizione. Quando invece non è possibile individuare con certezza il bene gravato, può derivarne la nullità dell’iscrizione ipotecaria.

    L’indicazione dei confini è sufficiente a identificare l’immobile?

    Non necessariamente. Nel caso esaminato dalla Cassazione i confini non hanno eliminato l’incertezza, perché il fabbricato risultava materialmente traslato rispetto alla particella sulla quale era stata iscritta l’ipoteca. 

  • Accertamento e controlli

    Concordato preventivo 2026-2027: schede nel cassetto fiscale

    Nel cassetto fiscale arrivano le Schede di sintesi sul Cpb: dati su adesione 2026-2027, punteggio Isa e ravvedimento speciale per le annualità pregresse

    Le Entrate tramite la rivista web fiscoggi, informano del fatto che sono disponibili online, all’interno del cassetto fiscale dei contribuenti interessati, le nuove Schede di sintesi sul Concordato preventivo biennale, l’istituto introdotto dal decreto legislativo n. 13/2024.

    Le schede consentono ai contribuenti di valutare gli effetti dell’adesione al Cpb per i periodi d’imposta 2026 e 2027 e le ulteriori opportunità collegate al rinnovo dell’adesione.

    Tra le informazioni disponibili rientrano anche quelle utili per il calcolo dell’imposta sostitutiva dovuta nell’ambito del ravvedimento speciale per le annualità pregresse, previsto dal decreto legislativo n. 148 del 7 agosto 2026, il cosiddetto decreto Omnibus.

    Cpb 2026-2027: cosa contengono le nuove Schede di sintesi

    La scheda di sintesi, predisposta per i contribuenti soggetti agli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), in assenza di una proposta di concordato già in essere per il biennio 2025-2026, è articolata in cinque sezioni. 

    • gli effetti dell’adesione al Concordato preventivo biennale per il 2026 e il 2027;
    • i principali dati dell’attività economica esercitata, ricavati dall’ultima dichiarazione acquisita dall’Anagrafe tributaria;
    • il punteggio Isa risultante dall’ultimo modello presentato;
    • l’eventuale adesione al Cpb 2026-2027;
    • le informazioni relative al ravvedimento delle annualità pregresse.

    L’obiettivo delle schede è quindi mettere a disposizione del contribuente un quadro sintetico delle informazioni già presenti nell’Anagrafe tributaria e rilevanti ai fini della scelta sul Concordato.

    Punteggio Isa e anomalie: quali dati vengono visualizzati

    Una sezione specifica è dedicata all’affidabilità fiscale.

    Nella scheda viene indicato il punteggio Isa risultante dall’ultimo modello presentato. Se il punteggio è inferiore a 10, può essere presente anche un’informativa relativa a eventuali incoerenze contabili o strutturali rilevate nel modello.

    Se il contribuente ha invece dichiarato una causa di esclusione dall’applicazione degli Isa, la scheda non riporta alcun punteggio.

    Ravvedimento speciale 2020-2023: chi può utilizzarlo

    Le nuove Schede di sintesi contengono anche informazioni sul ravvedimento delle annualità dal 2020 al 2023.

    La possibilità riguarda i contribuenti che avevano aderito al Concordato preventivo biennale 2024-2025 e che rinnovano l’adesione per il biennio successivo, 2026-2027, entro i termini previsti.

    Per questi soggetti la scheda contiene elementi utili al calcolo:

    • dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi;
    • delle relative addizionali;
    • dell’eventuale imposta sostitutiva dell’Irap.

    La sezione sul ravvedimento è predisposta per i contribuenti che, alla data di entrata in vigore dell’articolo 29 del Dlgs n. 148/2026, hanno applicato gli Isa.

    Quando il calcolo del ravvedimento non viene mostrato

    La scheda non espone alcun calcolo per le annualità per le quali:

    • non risulta presentato il modello Isa;
    • i dati disponibili risultano incompleti;
    • è stata dichiarata una causa di esclusione dagli Isa.

    Sono però previste alcune eccezioni.

    Le informazioni possono infatti essere presenti in caso di cause di esclusione collegate all’emergenza Covid-19, al non normale svolgimento dell’attività oppure all’esercizio di più attività d’impresa non riconducibili allo stesso Isa, quando i ricavi delle attività non prevalenti superano il 30% dei ricavi complessivamente dichiarati.

    Concordato preventivo biennale 2026-2027: la scadenza

    Per aderire alla proposta di Concordato preventivo biennale il termine indicato è il 31 ottobre, con slittamento al 2 novembre considerando i giorni festivi.

    Per i contribuenti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, il termine è invece fissato all’ultimo giorno del decimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta.

    Le nuove Schede di sintesi rappresentano quindi uno strumento utile per verificare i dati rilevanti prima della decisione sull’adesione al Cpb e, per i soggetti interessati, per valutare anche il possibile accesso al ravvedimento speciale sulle annualità pregresse.

  • Identità digitale

    Digital Tax, via libera alla dichiarazione integrativa: cosa cambia per il credito

    L’Agenzia delle Entrate chiarisce che la dichiarazione integrativa è ammessa anche per l’imposta sui servizi digitali. 

    Il credito può essere chiesto a rimborso o riportato al periodo successivo, ma non utilizzato in compensazione orizzontale con F24.

    L’imposta sui servizi digitali può essere corretta attraverso una dichiarazione integrativa. 

    A chiarirlo è l’Agenzia delle Entrate con il Principio di diritto n. 2/2026, dedicato alla possibilità di applicare alla Digital Services Tax le regole previste dall’articolo 8, comma 6-bis, del DPR 322/1998.

    Il chiarimento interessa in particolare i soggetti che, dopo aver presentato la dichiarazione annuale relativa alla Digital Tax, devono correggere errori od omissioni dai quali può emergere anche un credito a favore del contribuente.

    La precisazione più importante riguarda però proprio l’utilizzo di tale credito: non è consentita la compensazione orizzontale tramite modello F24.

    Leggi qui per un riepilogo delle regole per la digital o web tax

    Digital Tax: ammessa la dichiarazione integrativa

    Il punto centrale del documento dell’Agenzia è la possibilità di utilizzare anche per l’imposta sui servizi digitali la disciplina generale delle dichiarazioni integrative.

    Il provvedimento attuativo della Digital Services Tax del 15 gennaio 2021 stabilisce infatti che, per gli adempimenti dichiarativi, trovano applicazione, quando compatibili, le disposizioni contenute nel DPR 322/1998.

    Inoltre, la legge di Bilancio 2019 prevede che, ai fini dell’accertamento, delle sanzioni, della riscossione e del contenzioso relativo alla Digital Tax, si applichino, sempre in quanto compatibili, le disposizioni previste in materia di IVA.

    Sulla base di questi elementi, l’Agenzia conclude che non vi sono ragioni ostative alla presentazione di una dichiarazione integrativa anche ai fini dell’imposta sui servizi digitali, naturalmente quando ricorrono i presupposti previsti dalla normativa.

    Credito da dichiarazione integrativa: niente compensazione con F24

    Il chiarimento assume particolare rilievo quando dalla dichiarazione integrativa emerge un credito.

    La dichiarazione deve essere presentata nel rispetto dei limiti previsti dall’articolo 8, commi 6-bis e 6-quater, del DPR 322/1998, tenendo conto anche delle istruzioni relative al quadro DI, “Dichiarazione integrativa”, del modello DST.

    L’Agenzia precisa però che il credito eventualmente risultante non può essere utilizzato in compensazione orizzontale.

    Non è quindi possibile utilizzare tale importo tramite modello F24 per compensare debiti relativi ad altri tributi o contributi.

    Come può essere utilizzata l’eccedenza della Digital Tax

    Per comprendere le alternative disponibili occorre richiamare quanto già precisato dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 3/E del 23 marzo 2021.

    L’eventuale eccedenza di versamento della Digital Tax può essere:

    • chiesta a rimborso;
    • riportata al periodo successivo e utilizzata nell’ambito della stessa imposta.

    Resta invece esclusa la possibilità di ricorrere alla compensazione orizzontale tramite modello F24.

    Il provvedimento attuativo della Digital Tax stabilisce inoltre che, quando il contribuente presenta la dichiarazione annuale, la richiesta di rimborso dell’eccedenza deve essere effettuata attraverso la dichiarazione stessa.

    Se invece non sussiste l’obbligo di presentare la dichiarazione DST, il rimborso totale o parziale della maggiore imposta versata può essere richiesto con una specifica istanza all’Agenzia delle Entrate, nel rispetto del relativo termine di decadenza.

    Digital Services Tax: chi è interessato

    La Digital Services Tax italiana è disciplinata dall’articolo 1, commi da 35 a 50, della legge n. 145/2018.

    L’imposta riguarda i ricavi derivanti da specifici servizi digitali realizzati nel territorio dello Stato da soggetti che rispettano i requisiti dimensionali previsti dalla normativa.

    Tra i servizi interessati rientrano, in particolare:

    la pubblicità mirata veicolata attraverso un’interfaccia digitale;

    la messa a disposizione di interfacce digitali multilaterali che permettono agli utenti di entrare in contatto e interagire;

    la trasmissione di dati raccolti dagli utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale.

    Con il Principio di diritto n. 2/2026 arriva quindi un chiarimento operativo importante: anche la dichiarazione DST può essere integrata, ma il contribuente che dalla correzione fa emergere un credito dovrà scegliere tra rimborso e riporto al periodo successivo, senza poter utilizzare l’importo per compensare altri debiti mediante F24.

    FAQ

    Si può presentare una dichiarazione integrativa per la Digital Tax?

    Sì. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, quando ricorrono i presupposti previsti dal DPR 322/1998, è possibile presentare una dichiarazione integrativa anche per l’imposta sui servizi digitali.

    Il credito della dichiarazione integrativa DST può essere compensato con F24?

    No. Il credito non può essere utilizzato in compensazione orizzontale tramite modello F24.

    Come si recupera un’eccedenza di Digital Tax?

    Il contribuente può chiederne il rimborso oppure riportare il credito al periodo successivo, secondo le modalità previste per la Digital Services Tax.

  • Enti no-profit

    Terzo settore, garanzia pubblica fino all’80% sui finanziamenti: via alle domande

    Diventa operativa la nuova Sezione speciale del Fondo di garanzia per le PMI dedicata agli enti del Terzo settore non iscritti al REA e agli enti religiosi civilmente riconosciuti. 

    A disposizione 10 milioni di euro. La garanzia è gratuita e può coprire fino all’80% dell’operazione.

    Nuove possibilità di accesso al credito per gli enti del Terzo settore. 

    Dal 21 settembre 2026 è operativa la Sezione speciale enti del Terzo settore del Fondo di garanzia per le PMI, lo strumento che permette anche agli enti iscritti al RUNTS ma non al REA e agli enti religiosi civilmente riconosciuti di beneficiare della garanzia pubblica.

    La misura può intervenire su finanziamenti fino a 60.000 euro, senza applicazione del modello di valutazione ordinariamente utilizzato dal Fondo. Per i beneficiari, inoltre, l’accesso alla garanzia è gratuito.

    La nuova Sezione dispone di una dotazione complessiva di 10 milioni di euro e completa l’apertura del Fondo di garanzia a una platea di soggetti che, proprio per l'assenza dell'iscrizione al Repertorio economico amministrativo, non potevano utilizzare in precedenza le modalità ordinarie previste per gli enti del Terzo settore.

    Chi può accedere alla nuova garanzia

    La Sezione speciale si rivolge in particolare a due categorie di soggetti:

    • gli enti iscritti al Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS) che non risultano iscritti al REA, il Repertorio delle notizie economiche e amministrative presso il Registro delle imprese;
    • gli enti religiosi civilmente riconosciuti, non iscritti al RUNTS e al REA.

    Per gli enti religiosi, nella domanda di accesso alla garanzia devono essere indicati anche gli estremi del provvedimento di riconoscimento e la Prefettura presso il cui Registro delle persone giuridiche risulta iscritto l'ente.

    La Sezione è stata istituita nell'ambito del Fondo di garanzia per le PMI attraverso l'accordo sottoscritto il 29 maggio 2026 tra Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ministero dell'Economia e delle Finanze e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

    Scarica il dpf con la sintesi delle regole.

    Garanzia terzo settore: finanziamenti fino a 60.000 euro

    Uno degli aspetti centrali della misura riguarda la dimensione delle operazioni ammesse.

    La garanzia può infatti essere richiesta in relazione a operazioni finanziarie di importo non superiore a 60.000 euro.

    Per queste operazioni non viene applicato il modello di valutazione previsto dalle disposizioni operative del Fondo. Si tratta quindi di un meccanismo specificamente costruito per rendere accessibile la garanzia anche a organizzazioni con caratteristiche differenti rispetto alle tradizionali imprese beneficiarie.

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    Garanzia gratuita per gli enti beneficiari

    Un altro elemento rilevante riguarda i costi.

    Per gli enti ammessi alla Sezione speciale, infatti, la garanzia è concessa gratuitamente.

    I premi che, sulla base delle disposizioni operative del Fondo, sarebbero normalmente dovuti dal beneficiario vengono sostenuti direttamente dalla stessa Sezione speciale.

    La misura può quindi ridurre uno degli ostacoli all'accesso al credito per organizzazioni che, pur svolgendo attività di interesse generale, possono avere maggiori difficoltà nel fornire agli intermediari finanziari le garanzie richieste per ottenere un finanziamento.

    Copertura fino all'80%

    La nuova Sezione può intervenire attraverso le diverse modalità già previste dal Fondo di garanzia.

    In caso di garanzia diretta, la copertura è pari all'80% della singola operazione finanziaria.

    Per esempio, su un finanziamento di 60.000 euro, la garanzia pubblica può quindi arrivare fino a 48.000 euro.

    Anche per la riassicurazione la percentuale prevista è dell'80% dell'importo garantito dal soggetto garante per la singola operazione. Resta fermo che la garanzia concessa dal soggetto garante al finanziatore non può superare l'80% dell'importo dell'operazione.

    La controgaranzia, invece, opera secondo le modalità previste dalle vigenti disposizioni operative del Fondo.

    Cosa cambia per il Terzo settore

    L'avvio della Sezione speciale rende pienamente operativo un intervento previsto dalla riforma del Fondo di garanzia introdotta dal decreto-legge n. 145 del 2023.

    La disciplina aveva già aperto l'accesso al Fondo agli enti del Terzo settore, prevedendo per le operazioni fino a 60.000 euro una specifica disciplina. Per gli enti non iscritti al REA e per gli enti religiosi civilmente riconosciuti, tuttavia, l'accesso era subordinato all'utilizzo di una sezione speciale dedicata.

    Con l'operatività della nuova Sezione dal 21 settembre 2026, anche questa platea può ora accedere concretamente allo strumento.

    La novità interessa quindi soprattutto associazioni, fondazioni e altri enti iscritti al RUNTS che non esercitano un'attività tale da comportare l'iscrizione al REA, oltre agli enti religiosi civilmente riconosciuti.

    Per questi soggetti si apre la possibilità di ottenere finanziamenti bancari assistiti dalla garanzia pubblica, entro il limite di 60.000 euro per ciascuna operazione, con una copertura che può arrivare all'80% e senza il costo del premio di garanzia.

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