• PRIMO PIANO

    Pacchi extra UE: dal 1° novembre tassa di 2 euro, istruzioni ADM

    Dal 1° novembre 2026 entra in applicazione in tutta l'Unione europea un nuovo contributo doganale di 2 euro per articolo sulle vendite a distanza di beni importati.

    La Commissione europea pubblica una guida aggiornata che chiarisce le modalità di applicazione e il rapporto con il dazio temporaneo di 3 euro. In Italia, invece, il contributo nazionale di 2 euro per spedizione è stato rinviato al 1° dicembre.

    La Commissione europea, Direzione generale Fiscalità e Unione doganale (DG TAXUD), ha pubblicato il 7 ottobre 2026 la guida aggiornata The temporary EUR 3 customs duty and the Union handling fee – Guidance for Member States and Trade, nella versione del 5 ottobre 2026.

    Il documento fornisce indicazioni agli Stati membri e agli operatori economici sull'applicazione del dazio temporaneo di 3 euro, in vigore dal 1° luglio 2026, e della nuova tassa di gestione dell'Unione (Union Handling Fee – UHF) di 2 euro, applicabile dal 1° novembre 2026.

    La guida affronta, tra l'altro, l'individuazione delle merci soggette ai prelievi, il calcolo degli importi, gli obblighi dei dichiaranti doganali, le garanzie, i rimborsi e il trattamento IVA.

    Perché è stato introdotto il dazio di 3 euro

    La nuova disciplina nasce dalla riforma doganale europea sul commercio elettronico.

    Con il regolamento (UE) 2026/382 dell'11 febbraio 2026 è stata eliminata la precedente franchigia dai dazi doganali per le spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, prevista dagli articoli 23 e 24 del regolamento (CE) n. 1186/2009.

    In sostituzione, dal 1° luglio 2026 è stato introdotto un dazio temporaneo di 3 euro per articolo doganale, applicabile fino al 1° luglio 2028 alle spedizioni fino a 150 euro rientranti nelle condizioni previste dalla normativa.

    La misura riguarda, in particolare, le importazioni effettuate con il regime IOSS e determinate spedizioni postali, comprese quelle dichiarate attraverso regimi IVA alternativi.

    Nuova tassa europea di 2 euro: a cosa si applica in vigore dal 1 novembre

    L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con l’avviso del 23 ottobre 2026, ha fornito le prime indicazioni operative sull’applicazione della Union Handling Fee (UHF) e sull’introduzione degli identificativi di prodotto (PID) per le vendite a distanza di beni importati. Le nuove disposizioni si applicano dal 1° novembre 2026.

    Union Handling Fee: importo e ambito di applicazione

    Dal 1° novembre 2026 entra in vigore la Union Handling Fee (UHF), una tassa a importo fisso istituita dall’articolo 20 del nuovo Codice Doganale dell’Unione (nCDU), applicabile alle merci immesse in libera pratica nell’ambito delle vendite a distanza.

    L’importo, stabilito dalla Commissione europea in 2 euro per articolo, è indipendente dal valore della merce e riguarda sia le spedizioni di valore non superiore a 150 euro sia quelle di valore superiore. La misura è stata definita dal Regolamento UE n. 2026/2152 del 21 ottobre 2026, pubblicato il giorno successivo.

    La UHF costituisce una risorsa propria destinata a coprire i costi delle verifiche dei dati, dell’analisi dei rischi, delle infrastrutture informatiche e doganali e dei controlli, compresi i servizi dell’Autorità doganale dell’Unione europea.

    Chi è tenuto al pagamento

    Secondo l’articolo 20.5 del nuovo Codice Doganale dell’Unione, il pagamento della UHF è a carico del debitore dell’obbligazione doganale all’importazione. Qualora tale obbligazione non sorga, il pagamento compete al soggetto che ne sarebbe stato debitore.

    L’avviso precisa che il debitore principale è il dichiarante, individuato secondo un ordine gerarchico tra il titolare IOSS (o il suo rappresentato), il soggetto aderente agli Special Arrangements (o il suo rappresentante) e il rappresentante doganale indiretto.

    Per gli aspetti non espressamente disciplinati dall’articolo 20 si applicano, con i necessari adattamenti, le disposizioni relative all’obbligazione doganale.

    A differenza del dazio temporaneo di 3 euro, applicato secondo le regole in vigore dal 1° luglio 2026, la UHF ha carattere permanente, non prevede scadenze temporali e non è rimborsabile. L'importo è inoltre imponibile ai fini IVA.

    Le modifiche alle procedure doganali

    Per consentire l’applicazione della tassa nei sistemi dichiarativi nazionali, la Commissione ha previsto modifiche al Regolamento di esecuzione UE 2015/2447.

    Le novità riguardano, in particolare:

    La garanzia globale per i soggetti AEO: possibilità di riduzione al 30% dell’importo di riferimento della garanzia globale (CGU) relativa alle merci vendute a distanza.

    L’introduzione del codice F00: da utilizzare nel campo DE 14 03 039 000 “Tax Type” per identificare la UHF nei sistemi contabili e informatici doganali.

    Identificativi di prodotto obbligatori dal 1° novembre

    Sempre dal 1° novembre 2026 diventa obbligatorio l’utilizzo dei Product Identifiers (PID), finalizzati a rafforzare l’analisi dei rischi e i controlli sulle merci commercializzate attraverso vendite a distanza.

    L’Agenzia richiama l’introduzione dei nuovi codici documento C127, C128, C129 e Y081, da utilizzare a livello di articolo tra i documenti di supporto (supporting document).

    Per gli ulteriori dettagli operativi e dichiarativi, l’avviso rinvia ai documenti di orientamento della DG TAXUD e alla sezione Toolbox.

    La Commissione ha chiarito che il termine articolo (item) non coincide necessariamente con il singolo prodotto fisico contenuto nel pacco.

    Ai fini del calcolo rileva la voce merceologica della dichiarazione doganale, individuata in base alla classificazione tariffaria, alla descrizione e, quando richiesto, all'origine delle merci.

    In pratica, il dazio di 3 euro e la tassa di 2 euro vengono applicati per ciascuna riga della dichiarazione doganale, secondo le regole illustrate nella guida.

    Ad esempio, una spedizione del valore di 100 euro contenente due voci merceologiche soggette a entrambi i prelievi comporta 6 euro di dazio temporaneo e 4 euro di UHF, per un totale di 10 euro.

    Dal 1° novembre, inoltre, per le operazioni interessate, i dichiaranti devono utilizzare il codice TARIC Y126 nelle dichiarazioni H1, H6 e H7, che attiva l'applicazione della tassa UHF.

    Sempre dalla stessa data diventano obbligatori specifici identificativi dei prodotti (PID) per le vendite a distanza di beni importati in spedizioni fino a 150 euro.

    In Italia il contributo nazionale di 2 euro slitta al 1° dicembre

    Occorre distinguere la nuova tassa europea dal contributo nazionale introdotto dalla legge di Bilancio 2026.

    L'articolo 1, commi 126-128, della legge n. 199/2025 ha previsto un contributo amministrativo di 2 euro per ciascuna spedizione proveniente da Paesi extra-UE, di valore dichiarato non superiore a 150 euro.

    L'articolo 4 del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162 ne ha differito l'applicazione dal 1° ottobre al 1° dicembre 2026.

    Il rinvio è stato confermato dall'Agenzia delle Dogane con il comunicato del 23 settembre 2026.

    Si tratta dunque di due contributi distinti: quello europeo è calcolato per articolo doganale, mentre quello italiano è previsto per spedizione.

    Rimane da chiarire la compatibilità dell'eventuale cumulo dei due contributi, considerando che l'articolo 20, paragrafo 9, del nuovo Codice doganale consente agli Stati membri di applicare oneri nazionali per servizi specifici diversi da quelli già coperti dalla tassa europea.

    Dazio di 3 euro e contributi di 2 euro: tutte le differenze

    Caratteristica Dazio UE di 3 € Tassa UE di 2 € (UHF) Contributo italiano di 2 €
    Normativa Reg. UE 2026/382 Reg. UE 2026/2108, art. 20 Legge 199/2025, commi 126-128
    Decorrenza 1° luglio 2026 1° novembre 2026 1° dicembre 2026
    Ambito territoriale Tutta l'UE Tutta l'UE Italia
    Importo 3 € 2 € 2 €
    Calcolo Per articolo doganale Per articolo doganale Per spedizione
    Soglia di valore Fino a 150 € Nessuna soglia di 150 € Fino a 150 €
    Durata Temporaneo, fino al 1° luglio 2028 Permanente Non prevista una scadenza
    Finalità Prelievo doganale sulle importazioni interessate Copertura dei servizi doganali UE Copertura delle spese amministrative doganali nazionali

    Attenzione: le tre misure non devono essere considerate automaticamente cumulabili si atttendono chiarimenti in merito

    Per la tassa che scatta dal 1 novembre la guida della Commissione precisa che:

    La tassa di gestione dell'Unione (Union Handling Fee – UHF) è prevista dall'articolo 20 del nuovo Codice doganale dell'Unione, regolamento (UE) 2026/2108.

    L'importo di 2 euro è stabilito da un apposito regolamento delegato della Commissione.

    La tassa si applica dal decimo giorno successivo all'entrata in vigore del regolamento delegato.

    La data di applicazione prevista è il 1° novembre 2026.

  • PRIMO PIANO

    Bollo auto abolito nel 2027: novità in legge di bilancio

    Il Decreto n 162/2026 con misure urgenti per il caro carburanti tra le novità contiene la più significativa della abolizione del bollo auto per l'anno 2027.

    Il decreto pubblicato in GU n 216 del 17 settembre è già in vigore, vediamo le regole per avere l'esenzione dal bollo.

    Bollo auto 2027, come funziona l’esenzione

    L’esenzione si applicherà ai versamenti della tassa automobilistica il cui termine ordinario di pagamento cade tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.

    Ogni cittadino potrà beneficiare di una sola agevolazione.

    La misura, quindi, potrà essere utilizzata per un’auto oppure per un motociclo o ciclomotore, ma non contemporaneamente per più veicoli intestati allo stesso proprietario.

    Per il momento l’esenzione è prevista esclusivamente per il 2027. 

    Tuttavia, dalle indiscrezioni in sede di approvazione della legge di Bilancio l’abolizione del bollo dovrebbe essere resa strutturale.

    Nel frattempo spuntano anche novità per ulteriori beneficiari in legge di bilancio 2027, di seguito dettagliate.

    Quali auto sono esentate dal bollo nel 2027

    In base al decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, l’esenzione riguarderà le auto con una potenza fino a 80 kW, equivalenti a circa 109 cavalli vapore.

    Secondo le stime riportate nella bozza del provvedimento, la misura potrebbe interessare circa il 70% dei veicoli in circolazione, pari a 14,5 milioni di vetture.

    L’esenzione riguarderà anche motocicli e ciclomotori, a condizione che il proprietario non abbia già utilizzato l’agevolazione per un’automobile.

    Non esiste una corrispondenza diretta tra potenza in kW e cilindrata. Un motore da 80 kW può infatti avere cilindrate differenti a seconda della tecnologia, dell’alimentazione e della tipologia di veicolo.

    Indicativamente, per i motori aspirati a benzina la cilindrata può collocarsi tra 1.400 e 1.600 cc, mentre per i turbobenzina può scendere anche a 1.000-1.200 cc. Per i diesel, generalmente, si parla di cilindrate comprese tra 1.500 e 1.800 cc.

    L’esenzione dal bollo auto avrà un costo stimato di circa 2,36 miliardi di euro, secondo quanto indicato nella bozza del decreto.

    Nel testo non vengono specificate nel dettaglio le coperture, ma fonti di Governo indicano come origine delle risorse alcune economie del Pnrr, cioè grants e loans non utilizzati alla scadenza del 30 giugno 2026.

    Per compensare la riduzione del gettito destinato a Regioni e Province autonome è previsto un trasferimento complessivo di 2,29 miliardi di euro per il 2027.

    Gli importi spettanti a ciascuna Regione e Provincia autonoma saranno definiti entro il 31 marzo 2027.

    L'A Automobile la rivista web dell'ACI ha pubblicato una interessante tabella di riepilogo che si indica di seguito

    Accise diesel, diminuisce il taglio

    Parallelamente all’esenzione del bollo auto, il Consiglio dei ministri ha approvato una nuova proroga di due settimane del taglio delle accise sul diesel.

    Lo sconto, attualmente pari a 17 centesimi al litro, scenderà a 12,2 centesimi tra il 18 e il 25 settembre e successivamente a 6,1 centesimi al litro fino al 5 ottobre.

    La riduzione progressiva del taglio delle accise accompagna quindi l’introduzione dell’esenzione dal bollo auto prevista per il 2027.

    Esenzione bollot auto 2027: ulteriori beneficiari in legge di bilancio

    Nei lavori della manovra finanziaria 2027 entra anche l'esenzione del bollo auto.

    Oltre ai soggetti già specificati per cui spetterà la misura agevolativa, si vorrebbe con norme in legge di bilancio estendere l’esenzione oltre gli 80 kW alle famiglie numerose. 

    Si dovrebbe riconosce l’esenzione oltre gli 80 kW ai nuclei con almeno tre figli a carico, ma solo fino all’importo dovuto per un’auto di quella potenza. 

    Vedremo se ci saranno conferme in merito.

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    Redditi SC 2026: chi indicare nel quadro RO e chi firma?

    Il 2 novembre 2026 scade la presentazione del Modello Redditi SC 2026.

    Vediamo le regole per indicare amministratori e sindaci nel quadro RO e per individuare i soggetti tenuti a firmare la dichiarazione. Attenzione alle cariche cessate e ai revisori legali.

    Redditi SC 2026: chi indicare nel quadro RO e chi firma?

    In vista del 2 novembre 2026, termine di presentazione del modello Redditi SC 2026 per le società e gli enti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare, ripercorriamo le regole per la compilazione del quadro RO e del frontespizio, con particolare riferimento agli amministratori, ai sindaci e ai soggetti incaricati della revisione legale.

    Un aspetto importante riguarda la diversa data di riferimento da considerare: 

    • mentre nel quadro RO devono essere indicati i soggetti in carica alla presentazione della dichiarazione, 
    • la sottoscrizione del revisore è richiesta anche quando questi abbia cessato l'incarico, purché abbia firmato la relazione di revisione relativa al periodo d'imposta dichiarato.

    Quadro RO Redditi SC 2026: quali soggetti indicare?

    Secondo le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate, nel quadro RO del modello Redditi SC 2026 devono essere riportati i dati relativi:

    • agli amministratori della società o dell'ente;
    • ai componenti del collegio sindacale o di altro organo di controllo;
    • ai rappresentanti diversi da quello indicato nel frontespizio.

    Come precisato dalla nota riportata in calce al quadro RO, devono essere indicati i soggetti in carica alla data di presentazione della dichiarazione, non quelli che necessariamente ricoprivano l'incarico al 31 dicembre 2025.

    Per amministratori e componenti degli organi di controllo, il modello prevede i seguenti codici di qualifica:

    Codice Qualifica
    A Socio amministratore
    B Amministratore non socio
    C Componente del collegio sindacale o di altro organo di controllo

    Con la risoluzione n. 146/E del 19 ottobre 2005, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che devono essere indicati nel quadro RO i componenti degli organi di controllo, indipendentemente dal fatto che svolgano anche funzioni di revisione legale.

    L'obbligo riguarda quindi anche i componenti del consiglio di sorveglianza e del comitato per il controllo sulla gestione, nei rispettivi sistemi di amministrazione e controllo.

    Frontespizio Redditi SC 2026: chi deve firmare la dichiarazione?

    Nel frontespizio devono essere riportati i dati del rappresentante legale della società o dell'ente che sottoscrive la dichiarazione.

    Ai sensi dell'articolo 1, comma 4, del DPR 322/1998, la dichiarazione deve essere sottoscritta, a pena di nullità, dal rappresentante legale oppure, in mancanza, da chi ne ha l'amministrazione, anche di fatto, o da un rappresentante negoziale.

    La firma deve essere apposta dal soggetto che riveste la carica al momento della presentazione.

    Le istruzioni prevedono inoltre che nel frontespizio sia indicato un solo rappresentante, mentre gli altri rappresentanti sono riportati nel quadro RO.

    La data di decorrenza della carica nel frontespizio è richiesta se il rappresentante è diverso da quello indicato nella dichiarazione relativa al precedente periodo d'imposta.

    Sindaci e revisori legali: quando devono firmare Redditi SC 2026?

    Per le società soggette al controllo contabile, l'articolo 1, comma 5, del DPR 322/1998 prevede che la dichiarazione sia sottoscritta anche dai soggetti che hanno firmato la relazione di revisione relativa all'anno d'imposta dichiarato.

    In particolare:

    • in caso di revisore legale persona fisica, firma il revisore;
    • in caso di società di revisione, firma il responsabile della revisione;
    • se la revisione legale è affidata al collegio sindacale, firmano i singoli componenti;
    • nelle Srl con sindaco unico incaricato della revisione, firma il sindaco unico.

    La risoluzione n. 62/E dell'8 giugno 2011 ha chiarito che l'obbligo di sottoscrizione compete ai soggetti che hanno firmato la relazione di revisione, anche se non sono più in carica alla data di presentazione della dichiarazione.

    Ne consegue che i sindaci firmatari della relazione di revisione 2025, se ancora in carica alla presentazione, devono essere indicati sia nel frontespizio, per la sottoscrizione, sia nel quadro RO.

    Omessa firma del revisore: quali sanzioni?

    L'assenza della sottoscrizione del revisore non determina l'invalidità della dichiarazione.

    Tuttavia, l'articolo 9, comma 5, del DLgs. 471/1997 prevede a carico del revisore una sanzione fino al 30% del compenso contrattuale relativo alla relazione di revisione, comunque non superiore all'imposta effettivamente accertata nei confronti del contribuente, con un minimo di 250 euro.

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    Iperammortamento 2026: al via le comunicazioni di completamento investimenti

    Al via l'invio delle comunicazioni di completamento degli investimenti per l'iperammortamento 2026, nell'ambito del Nuovo Piano Transizione 5.0.

    Con il decreto direttoriale del 14 ottobre 2026, pubblicato il 15 ottobre, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha disposto l'apertura della piattaforma per la trasmissione delle comunicazioni a partire dalle ore 12:00 del 15 ottobre 2026.

    Si completa così la procedura di accesso all'agevolazione prevista dall'articolo 1, commi 427-436, della Legge n. 199/2025, disciplinata dal decreto interministeriale del 7 maggio 2026, ferma restando la successiva trasmissione delle comunicazioni periodiche di monitoraggio.

    Iperammortamento 2026: chi può inviare la comunicazione di completamento

    La nuova funzionalità è disponibile per le imprese che hanno ricevuto esito positivo della comunicazione di conferma e che hanno completato gli investimenti.

    Dopo l'apertura delle procedure per la comunicazione preventiva e per quella di conferma, che richiede il versamento di un acconto pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione, è ora possibile procedere con l'ultima fase dell'iter di accesso al beneficio.

    La comunicazione di completamento deve essere presentata esclusivamente attraverso la piattaforma informatica del GSE, accessibile mediante SPID dalla sezione.

    Sul portale sono disponibili:

    • il modello della comunicazione di completamento;
    • le istruzioni operative per la compilazione;
    • la guida aggiornata alla piattaforma NPTR5.

    Comunicazione di completamento: documenti richiesti e scadenza

    In base all'articolo 3, comma 3, del decreto interministeriale 7 maggio 2026, la comunicazione deve essere trasmessa a investimenti conclusi, dopo l'interconnessione dei beni 4.0, e comunque entro il 15 novembre 2028.

    Il termine previsto per il completamento degli investimenti è invece il 30 settembre 2028.

    La comunicazione deve riportare, tra l'altro:

    • gli estremi delle fatture relative ai costi agevolabili;
    • le attestazioni comprovanti il possesso della perizia tecnica asseverata;
    • le attestazioni relative alla certificazione contabile richiesta dalla disciplina agevolativa;
    • la data di completamento dell'investimento per ciascun bene.

    Non possono essere inseriti beni diversi o importi superiori rispetto a quelli indicati nella precedente comunicazione di conferma.

    È possibile presentare una o più comunicazioni di completamento, riferite a singoli beni o gruppi di beni.

    Da quando si può beneficiare dell’iperammortamento?

    Un aspetto rilevante riguarda la decorrenza dell'agevolazione.

    L'articolo 4 del decreto 7 maggio 2026 prevede che la maggiorazione del costo di acquisizione sia riconosciuta a partire dal periodo d'imposta in cui viene inviata la comunicazione di completamento, subordinatamente all'esito positivo della verifica del GSE.

    Pertanto, per gli investimenti completati e interconnessi nel 2026, l'invio della comunicazione entro il 31 dicembre 2026 è rilevante per iniziare a beneficiare dell'iperammortamento già nel periodo d'imposta 2026, con effetti sul modello REDDITI 2027 per i soggetti con esercizio coincidente con l'anno solare.

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    Redditi SC 2026, iperammortamento nel quadro RF: debutta il codice 51

    Il Modello Redditi SC 2026 è utilizzato per la dichiarazione dei redditi delle società. 

    In particolare, il modello è destinato alle società di capitali, agli enti commerciali residenti e ai soggetti non residenti equiparati. 

    Per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, Redditi SC 2026 deve essere trasmesso telematicamente entro il 2 novembre 2026. 

    Per gli esercizi non coincidenti con l’anno solare, il termine è fissato all’ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta. 

    Quest'anno tra le novità figura quella del quadro RF dove, tra le variazioni in diminuzione, sono stati previsti nuovi codici per tenere conto del maggior valore delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria relativo agli investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese di cui agli allegati IV e V alla legge n. 199 del 2025 e all’autoproduzione e autoconsumo da fonti di energia rinnovabile, effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 (art. 1, commi da 427 a 436, della legge 30 dicembre 2025, n. 199).

    Redditi SC 2026, iperammortamento nel quadro RF: debutta il codice 51

    Il modello Redditi SC 2026 recepisce nel quadro RF la nuova disciplina dell’iperammortamento prevista per determinati investimenti in beni strumentali. La novità dichiarativa consiste nell’introduzione di uno specifico codice tra le variazioni in diminuzione, destinato a evidenziare il maggior valore delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria collegati agli investimenti agevolati.

    Le istruzioni precisano infatti che, nel quadro RF, sono stati previsti nuovi codici per tenere conto degli investimenti in beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese e degli investimenti destinati all’autoproduzione e all’autoconsumo da fonti di energia rinnovabile.

    Iperammortamento nel Redditi SC 2026: cosa cambia

    Tra le principali novità del modello, l’Agenzia delle Entrate richiama espressamente l’iperammortamento.

    Secondo le istruzioni, la modifica interessa le variazioni in diminuzione del quadro RF e riguarda il maggior valore:

    • delle quote di ammortamento;
    • dei canoni di locazione finanziaria.

    Il riferimento è agli investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato e funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, individuati negli allegati IV e V alla legge n. 199 del 2025. Rientrano inoltre gli investimenti relativi all’autoproduzione e all’autoconsumo da fonti di energia rinnovabile. 

    Quadro RF: il nuovo codice 51 nel rigo RF55

    Il passaggio operativo più importante si trova nelle istruzioni dedicate al rigo RF55, riservato alle “Altre variazioni in diminuzione”.

    Le istruzioni stabiliscono che ogni variazione deve essere identificata mediante uno specifico codice. Per l’iperammortamento viene introdotto il codice 51. 

    Con il codice 51 deve essere indicato il maggior valore delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria relativo agli investimenti agevolati.

    La collocazione nel rigo RF55 chiarisce quindi che l’effetto dell’agevolazione viene rappresentato, nel modello dichiarativo, tra le variazioni in diminuzione del reddito d’impresa.

    Quali investimenti sono richiamati dalle istruzioni

    Le istruzioni Redditi SC 2026 individuano due principali categorie di investimenti cui è collegato il codice 51.

    La prima riguarda i beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato e funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, secondo quanto previsto dagli allegati IV e V alla legge n. 199 del 2025.

    La seconda riguarda gli investimenti destinati all’autoproduzione e all’autoconsumo da fonti di energia rinnovabile.

    Le istruzioni precisano inoltre che si tratta di beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo. 

    Il periodo degli investimenti

    Un altro elemento indicato espressamente nelle istruzioni riguarda la finestra temporale.

    Gli investimenti cui si riferisce il codice 51 sono quelli effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Il riferimento normativo indicato dall’Agenzia delle Entrate è l’articolo 1, commi da 427 a 436, della legge n. 199 del 2025.

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    Invio Intrastat, cambia tutto: dal 14 ottobre si passa a Intr@web

    Novità per gli operatori di intrastat, attenzione al fatto che, ADM annuncia che dal 14 ottobre 2026 gli utenti U2S avranno a disposizione, per la presentazione degli elenchi Intrastat riferiti a periodi inclusi nell’anno 2026, l’applicativo Intr@web.

    Vediamo il calendario e il periodo transitorio rispetto ai precedenti strumenti per intrasta.

    Intr@web per l’intrastat: il calendario 2026/2027

    Le Dogane con un avviso del 22 luglio, oltre alla novità dellintr@web obligatorio dal 2027, spiegano che, gli operatori intrastat, per eventuali necessità di strumenti di fallback avranno in una fase transitoria anche:

    • il pacchetto Intr@web versione 27000 
    •  “Intra Online”.

    Il cambiamento però sarà definitivo dal 2027.

    Per la presentazione degli elenchi riferiti a periodi inclusi nell’anno 2027, l’unico strumento per la compilazione e trasmissione sarà Intr@web venendo dismessi il pacchetto Intr@web il servizio “Intra Online” dal giorno 8 febbraio 2027.
    Inoltre a partire dal 4 novembre 2026, invece, saranno attivi nel medesimo ambiente i nuovi servizi System to System, già descritti con precedente avviso, e i servizi attualmente attivi su STD che saranno, tuttavia, dismessi nel corso dell’anno 2027.
    Si ricorda che per accedere ai servizi U2S e S2S, è necessario autenticarsi nell’area riservata del sito istituzionale ADM con le procedure fissate.

    Questa modalità riguarda gli operatori che dispongono di propri software gestionali e consente il dialogo diretto tra gli applicativi aziendali e i sistemi messi a disposizione dall’ADM per la ricezione degli elenchi Intrastat.

    La funzionalità S2S riguarda le imprese e gli intermediari che gestiscono elevati volumi di dati o che hanno integrato la predisposizione degli elenchi Intrastat nei propri processi amministrativi.

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    Noleggio sociale auto a 100 euro al mese: facciamo il punto in attesa delle domande

    Il DPCM Automotive istituisce un programma sperimentale di noleggio a lungo termine per le persone fisiche che rottamano un’auto fino a Euro 4.

    Il contratto durerà almeno tre anni e alla scadenza sarà possibile acquistare il veicolo con uno sconto minimo del 10 per cento.(Vedi nei paragrafi successivi tutti i dettagli noti)

    Le domande verranno ordinate in base al momento di presentazione, non in base a chi ha l'Isee più basso: una volta verificati i requisiti, conterà l'ordine cronologico di arrivo.

    "L'Automobile", la rivista ufficiale dell'ACI, ha osservato che i tempi delle procedure – gara pubblica per l'acquisto delle vetture e organizzazione dello sportello comprese – potrebbero spostare l'operatività concreta della misura più verso il 2027 che verso la fine del 2026. Non si tratta di una data ufficiale, che al momento non risulta ancora fissata

    Cosa fare nel frattempo

    Ad oggi 9 ottobre lo sportello per le domande non è attivo ma chi ritiene di avere i requisiti può già verificare la propria posizione: 

    • controllare che l'Isee aggiornato sia inferiore a 30.000 euro, (leggi anche ISEE  2026 come si calcola?)
    • accertare la classe ambientale del veicolo da rottamare (fino a Euro 4) e
    •  verificare che l'auto risulti intestata da almeno dodici mesi al richiedente o a un familiare convivente.

    Non serve invece scegliere già un modello di auto nuova, perché la disponibilità dipenderà interamente dall'esito della gara pubblica gestita dall'ACI.

    Leggi anche Noleggio sociale: l'ACI scioglie tutti i dubbi.

    Noleggio auto sociale: che cos’è

    Un nuovo noleggio sociale a lungo termine per aiutare le persone con redditi più bassi a sostituire le vecchie auto inquinanti con veicoli nuovi e a basse emissioni.

    La misura è prevista dall’articolo 7 del DPCM Automotive del 10 giugno 2026 ed è destinata alle persone fisiche con ISEE inferiore a 30.000 euro.

    Il programma avrà carattere sperimentale e sarà gestito dall’Automobile Club d’Italia.  Leggi qui il DM 3 luglio con tutti i dettagli.

    Le modalità operative, le procedure per accedere e i rapporti con il soggetto gestore devono  essere definiti da un successivo decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

    Noleggio sociale: chi può accedere e quanto costa

    Il programma è rivolto esclusivamente alle persone fisiche con un indicatore della situazione economica equivalente inferiore a 30.000 euro.

    Quanto dura il contratto di noleggio sociale?

    Il contratto di noleggio dovrà avere una durata non inferiore a 36 mesi, quindi almeno tre anni.

    Il DPCM non fissa un importo preciso per il canone mensile ma ci hanno pensato il MIMIT e l'ACI nel protocollo siglato per gestire la misura.

    Come si evince dal comunicato stampa dello stesso MIMIT: "Con il DPCM Automotive il Governo imprime una svolta netta alle politiche per il settore. Per la prima volta – ha aggiunto – abbiamo destinato il 70% delle risorse al rafforzamento della filiera produttiva, attraverso gli Accordi per l'innovazione e i mini Contratti di sviluppo. Allo stesso tempo sosteniamo la domanda con misure mirate e socialmente sostenibili, come il programma di noleggio sociale a lungo termine, che consentirà alle famiglie con redditi più bassi di usufruire di veicoli nuovi meno inquinanti, favorendo il rinnovo del parco auto, tra i più vetusti d'Europa, e una mobilità più sostenibile e alla portata di tutti. È una misura sperimentale: ove avesse successo, come speriamo, aumenteremo in modo significativo le risorse a essa destinata, rendendola strutturale".

    Nel dettaglio, il programma sperimentale, promosso dal MIMIT e gestito da ACI, resterà attivo fino al 30 giugno 2030 ed è rivolto alle persone fisiche con un ISEE inferiore a 30.000 euro. La misura prevede il noleggio a lungo termine di veicoli nuovi, immatricolati in Italia, appartenenti alla categoria M1 (autovetture), omologati almeno Euro 6 e con emissioni di CO₂ non superiori a 135 grammi per chilometro.

    Il contratto di noleggio ha una durata minima di 36 mesi e prevede un canone sociale di 100 euro al mese, IVA inclusa, con un limite di percorrenza di 12.000 chilometri annui. 

    Per accedere al noleggio sociale è obbligatoria la rottamazione di un veicolo fino a Euro 4, posseduto da almeno 12 mesi. Al termine dei tre anni sarà inoltre possibile acquistare il veicolo beneficiando di uno sconto del 10% sul valore di mercato.

    Le domande di adesione potranno essere presentate attraverso lo sportello telematico dedicato, in via di definizione. Le graduatorie saranno formulate secondo l'ordine cronologico di presentazione delle richieste.

    Noleggio sociale: quali auto potrenno essere noleggiate

    Il veicolo assegnato attraverso il programma dovrà rispettare tutti i requisiti indicati dal decreto.

    In particolare, dovrà essere:

    • un veicolo di categoria M1, cioè una normale autovettura;
    • nuovo di fabbrica;
    • acquistato e immatricolato in Italia;
    • omologato in una classe ambientale non inferiore a Euro 6;
    • con emissioni di anidride carbonica fino a 135 grammi per chilometro.

    L’elenco concreto delle auto utilizzabili dipenderà quindi dalle modalità di attuazione e dalle procedure di approvvigionamento del programma.

    Obbligatoria la rottamazione di una vecchia auto

    Per accedere alla misura sarà necessario rottamare un veicolo di categoria M1 con classe ambientale fino a Euro 4.

    L’auto da rottamare dovrà:

    • essere immatricolata in Italia;
    • risultare intestata al beneficiario oppure a un suo familiare convivente;
    • essere posseduta da almeno 12 mesi.

    La rottamazione costituisce quindi una condizione essenziale per partecipare al programma.

    Chi gestirà il programma

    Per l’attuazione e la gestione della misura, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy si avvarrà dell’Automobile Club d’Italia.

    Ad ACI spetterà anche l’acquisto dei beni e dei servizi necessari al funzionamento del programma. A questo scopo il decreto destina 50 milioni di euro, disponibili come residui del 2025.

    Noleggio sociale: l’auto si potrà acquistare dopo il noleggio

    Alla scadenza del contratto, e comunque al termine della sperimentazione, l’auto potrà essere ceduta in via preferenziale allo stesso utilizzatore.

    Il prezzo di vendita dovrà essere scontato di almeno il 10 per cento rispetto alle quotazioni medie di mercato.

    Per acquistare il veicolo, l’utente dovrà manifestare il proprio interesse ad ACI entro 90 giorni dalla conclusione del contratto di noleggio.

    Qualora l’utilizzatore non acquisti l’auto, il veicolo potrà essere ceduto al costruttore aggiudicatario della fornitura tramite l’opzione di riacquisto, oppure venduto a un altro soggetto secondo le quotazioni di mercato. Se queste soluzioni non saranno praticabili, ACI potrà alienarlo anche a un prezzo inferiore attraverso un avviso pubblico.

    Quando partirà il noleggio sociale

    La sperimentazione dovrà concludersi entro il 30 giugno 2030.

    Il DPCM istituisce il programma e ne definisce i requisiti fondamentali, ma non apre ancora le domande. Sarà necessario attendere il decreto del MIMIT che stabilirà le modalità operative e gestionali della misura.

    Fino a quel momento non risultano definiti dall’articolo 7:

    • l’importo esatto del canone ( ma fissato dal Protocollo ACI-MIMIT),
    • i servizi compresi nel noleggio;
    • la procedura di domanda;
    • le scadenze per partecipare;
    • i modelli di auto disponibili.

    Noleggio sociale ACI: quali modelli di auto saranno disponibili

    Non sono ancora stati comunicati ufficialmente i modelli di auto disponibili per il noleggio sociale da 100 euro al mese. Secondo quanto chiarito dall'ACI, la marca e il modello della vettura saranno individuati attraverso una gara pubblica e, almeno nella prima fase sperimentale, i beneficiari non potranno scegliere liberamente l'automobile.

    Tra i modelli potenzialmente compatibili con i requisiti figurano Fiat Pandina, Dacia Sandero e Kia Picanto, citati a titolo esemplificativo dalla rivista ufficiale dell'ACI. La selezione definitiva dipenderà dall'esito della procedura di gara.

    Le automobili dovranno essere nuove, omologate almeno Euro 6 e avere emissioni di CO₂ non superiori a 135 g/km. Il programma non è riservato esclusivamente alle auto elettriche, ma comprende anche vetture con motore termico conformi ai limiti previsti.

  • PRIMO PIANO

    Iperammortamento 2026, comunicazioni al GSE e criticità: i dubbi emersi a Telefisco

    L’iperammortamento 2026, nell’ambito del nuovo Piano Transizione 5.0, torna a sostenere gli investimenti delle imprese attraverso una maggiorazione fiscale del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi.

    A differenza dei crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0, il beneficio opera ai fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, riducendo quindi l’imponibile ai fini delle imposte sui redditi.

    La misura è stata introdotta dall’articolo 1, commi da 427 a 436, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, Legge di Bilancio 2026. 

    Le modalità attuative sono state definite con il decreto interministeriale 7 maggio 2026, adottato anche alla luce del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, convertito dalla legge 22 maggio 2026, n. 88.

    Proprio sull’applicazione pratica della misura si è concentrato un approfondimento a Telefisco 2026, dal quale sono emersi alcuni aspetti operativi e diversi punti ancora da chiarire, soprattutto in materia di comunicazioni al GSE, momento di decorrenza della maggiorazione, beni immateriali e cause di decadenza.

    Come funziona l’iperammortamento 2026

    Sono agevolabili gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 in beni materiali e immateriali nuovi destinati alla trasformazione tecnologica e digitale, ricompresi negli Allegati IV e V alla legge n. 199/2025 e interconnessi al sistema aziendale, oltre agli investimenti in beni strumentali nuovi destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo.

    Per gli investimenti agevolabili la maggiorazione è pari al:

    Quota di investimento Maggiorazione
    fino a 2,5 milioni di euro 180%
    oltre 2,5 e fino a 10 milioni 100%
    oltre 10 e fino a 20 milioni 50%

    La deduzione opera in dichiarazione dei redditi, non ai fini IRAP, secondo il piano di ammortamento fiscale del bene o la durata fiscale del leasing. 

    Iperammortamento e comunicazioni al GSE: i tre passaggi

    Uno dei temi centrali è la procedura di accesso, che passa attraverso il GSE.

    La prima è la comunicazione preventiva, nella quale devono essere indicati i dati della struttura produttiva e degli investimenti programmati, compresi categoria, costo, coefficiente di ammortamento e data prevista di completamento. Il GSE effettua le verifiche e comunica l’esito.

    Segue la comunicazione di conferma, da trasmettere dopo l’esito positivo della preventiva. Deve documentare, tra l’altro, il pagamento dell’acconto necessario a raggiungere il 20% del costo di acquisizione di ciascun bene e riportare gli estremi delle fatture relative ai costi agevolabili. 

    Il MIMIT ha reso operativa questa fase dal 21 luglio 2026. 

    Infine vi è la comunicazione di completamento, successiva al completamento dell’investimento e all’avvenuta interconnessione per i beni interessati e comunque entro il termine previsto dalla disciplina.

    Perizia tecnica e certificazione contabile

    L’accesso al beneficio comporta anche specifici obblighi documentali, la perizia tecnica asseverata deve attestare la conformità dei beni alle caratteristiche richieste dalla disciplina, compresa l’interconnessione per i beni 4.0.

    La certificazione contabile attesta invece l’effettivo sostenimento dei costi e la corrispondenza degli stessi alla documentazione contabile.

    Il MIMIT conferma che effettività e conformità degli investimenti devono essere comprovate mediante perizia tecnica asseverata e certificazione contabile.

    Iperammortamento 2026: da quando parte la maggiorazione

    Un passaggio importante riguarda il momento a partire dal quale l’iperammortamento può essere utilizzato.

    Il decreto attuativo prevede che la maggiorazione rilevi ai fini delle imposte sui redditi dal periodo d’imposta nel quale l’impresa trasmette al GSE la comunicazione di completamento, a condizione che il bene sia entrato in funzione entro lo stesso periodo. 

    La fruizione resta subordinata all’esito positivo delle verifiche del GSE.

    È proprio su questo meccanismo temporale che a Telefisco sono state evidenziate alcune questioni applicative.

    Comunicazione di completamento nell’anno successivo: il nodo della prima quota

    Tra i punti da chiarire figura il caso in cui l’investimento sia completato e il bene entri in funzione e venga interconnesso in un anno, mentre la comunicazione di completamento sia trasmessa nell’anno successivo.

    La questione riguarda, in particolare, il calcolo della prima quota di iperammortamento e l’eventuale applicazione della riduzione prevista per il primo esercizio.

    Beni immateriali acquistati con licenza d’uso

    Un altro dubbio riguarda i beni immateriali dell’Allegato V acquisiti mediante licenza d’uso.

    E' stata evidenziata la necessità di chiarire se, e in quale misura, continuino a trovare applicazione le istruzioni contenute nella circolare n. 4/E/2017.

    Decadenza dall’iperammortamento: quando si perde il beneficio

    Le norme attuative individuano inoltre una serie di ipotesi di decadenza.

    Tra queste figurano:

    • cessione del bene o delocalizzazione all’estero nel periodo di deduzione, salvo gli investimenti sostitutivi nei casi previsti;
    • assenza dei requisiti di ammissibilità o documentazione irregolare;
    • mancata conservazione dei documenti necessari a dimostrare i costi agevolabili;
    • false dichiarazioni nelle comunicazioni al GSE;
    • impossibilità di effettuare i controlli per cause imputabili al contribuente;
    • ulteriori violazioni previste dalla disciplina.

    Un ulteriore punto riguarda gli effetti della cessione senza investimento sostitutivo.

    Risulta da confermare la perdita delle sole quote residue, senza recupero delle maggiorazioni già dedotte.

    Controlli GSE e termini di accertamento

    Il GSE effettua controlli documentali sui requisiti tecnici e sugli altri presupposti dell’agevolazione. L’impresa deve quindi conservare tutta la documentazione necessaria a dimostrare la spettanza dell’iperammortamento.

    Se durante i controlli emergono irregolarità, il GSE ne dà comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

    Un ulteriore tema riguarda i termini entro cui il Fisco può effettuare gli accertamenti. Secondo quanto evidenziato, per gli investimenti realizzati dal 2027 dovrebbe trovare applicazione il nuovo termine previsto dall’articolo 22 del D.Lgs. 148/2026 per i componenti negativi con effetti su più periodi d’imposta.

    In pratica, per l’iperammortamento il termine di controllo sarebbe collegato alla dichiarazione dei redditi nella quale viene indicata la prima quota della maggiorazione, e non necessariamente alle dichiarazioni dei singoli anni in cui vengono dedotte le quote successive.

    Iperammortamento 2026: cosa resta da chiarire

    Il quadro operativo è dunque definito nei suoi elementi essenziali, ma il confronto di Telefisco ha messo in evidenza alcuni snodi applicativi che richiedono particolare attenzione.

    Tra questi spiccano il trattamento dei beni immateriali acquisiti in licenza, il coordinamento temporale tra entrata in funzione, interconnessione e comunicazione di completamento, la determinazione della prima quota quando le annualità non coincidono e gli effetti della cessione del bene ai fini della decadenza.

    Per le imprese diventa quindi centrale non soltanto verificare i requisiti tecnici dell’investimento, ma anche gestire correttamente le comunicazioni al GSE e la documentazione, perché il mancato rispetto degli adempimenti previsti può incidere direttamente sull’accesso e sul mantenimento dell’agevolazione.

    FAQ

    Che cos’è l’iperammortamento 2026?
    È una maggiorazione fiscale del costo di acquisizione di determinati beni strumentali nuovi, utilizzabile ai fini della deduzione delle quote di ammortamento o dei canoni di leasing. 

    Quali comunicazioni devono essere inviate al GSE?
    La procedura prevede comunicazioni relative alla prenotazione dell’investimento, alla conferma e al completamento, secondo le modalità e i modelli definiti dalla disciplina attuativa. 

    Quando parte la deduzione dell’iperammortamento?
    Dal periodo d’imposta nel quale viene trasmessa la comunicazione di completamento, purché il bene sia entrato in funzione nello stesso periodo e il GSE comunichi l’esito positivo delle verifiche. 

  • PRIMO PIANO

    Contributo di 2 euro sui pacchi extra-UE: slitta a dicembre

    Con l' art. 4 del decreto n 162/2026 si interviene anche sul contributo di 2 euro per spedizione introdotto dall'art. 1, commi 126-128, della Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) a copertura delle spese amministrative doganali relative alle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi extra-UE (beni di valore dichiarato non superiore a 150 euro, tipicamente riconducibili all'e-commerce transfrontaliero). Leggi anche Bollo auto abolito nel 2027: per una macchina o moto

    Il contributo, riscosso dagli uffici doganali all'atto dell'importazione, era già stato oggetto di un primo rinvio dal 1° gennaio al 1° ottobre 2026. disposto dall'art. 5, comma 1, del D.L. 27 marzo 2026, n. 38.

    Il nuovo decreto sposta ulteriormente in avanti l'entrata in operatività della misura, dal 1° ottobre 2026 al 1° dicembre 2026.

    Riepiloghiamo le regole.

    Piccole spedizioni extra UE: che cos’è il contributo di 2 euro

    La legge di bilancio 2026 ha istituito un contributo pari a 2 euro, per le spese amministrative doganali a carico delle spedizioni in arrivo da Paesi non appartenenti all’UE dal valore dichiarato non superiore a 150 euro.
    Il contributo, appunto, si applica soltanto alle spedizioni dal valore dichiarato pari oinferiore a 150 euro e che provengono da Paesi terzi extra-UE.
    Il tributo è riscosso dall’Agenzia delle dogane e monopoli all’atto dell’importazione definitiva delle suddette merci.

    L'agenzia delle dogane in proposito ha pubblicato due circolare attuative.

    La prima è la Circolare n 37 con i chiarimenti applicativi.

    ADM con il docuemento ha evidenzaito che in base alla formulazione della norma, il contributo è dovuto a prescindere dalla tipologia di transazione commerciale sottostante la spedizione e, in particolare si applica alle:

    • spedizioni destinate a consumatori finali (cosiddette transazioni business to consumer del commercio elettronico);
    • spedizioni destinate ad operatori commerciali (siano essere riferite ad acquisti effettuati su piattaforme di commercio elettronico business to business ovvero riferite ad acquisti da fornitori esteri);
    • spedizioni inviate da un privato a un altro privato anche se contenenti merci prive di carattere commerciale.

    Il contributo è dovuto per le spedizioni dichiarate per il vincolo al regime dell’immissione in libera pratica (importazione).

    Infine, viene specificato che il contributo è dovuto a prescindere dal tracciato dati utilizzato all’atto dello sdoganamento (H1 e/o H7).

    Sono escluse dall’ambito di applicazione della norma in questione, le operazioni di sdoganamento per merci e beni a seguito passeggero immesse in libera pratica su dichiarazione verbale, in quanto non rientranti nella definizione di spedizione (vedi successivo punto 1.2 della presente circolare).

    Con successiva circolare n 1/2026 le Dogane avevano previsto di fare slittare al 15 marzo e senza sanzioni il nuovo contributo di 2 euro, poi il MEF aveva annunciato una proroga a marzo poi confermata

    Successivamente con il Decreto fiscale (Dl n 38/2026) convertito in legge è stata fatta slittare al 1° luglio e ora la norma del Decreto PNRR garantisce altri tre mesi

    Il dazio sarà attuato dal 1° ottobre.

  • PRIMO PIANO

    Contributi INPS soci Srl: esclusi gli utili non distribuiti

    Gli utili prodotti da una Srl ma accantonati a riserva e non distribuiti al socio lavoratore non entrano automaticamente nella base imponibile dei contributi INPS. 

    A chiarirlo è la Corte di Cassazione con la pronuncia n 25377 ed altre gemelle, intervenuta su una questione particolarmente rilevante per soci, amministratori e professionisti: quali redditi di una società a responsabilità limitata devono essere assoggettati alla contribuzione della Gestione commercianti?

    Secondo la Corte, non basta che la Srl abbia prodotto un utile e che il socio lavori abitualmente nella società. Perché quel reddito possa assumere rilevanza contributiva occorre che sia fiscalmente imputato al socio e dichiarato ai fini IRPEF, ad esempio perché ricorrono i relativi presupposti fiscali oppure perché la società ha optato per il regime di trasparenza.

    La pronuncia assume particolare rilievo perché interviene su un'impostazione applicativa che, nelle indicazioni INPS, ha tradizionalmente considerato per i soci lavoratori di Srl anche la quota del reddito societario attribuibile in ragione della partecipazione, indipendentemente dalla destinazione dell'utile.

    Contributi INPS richiesti sugli utili lasciati nella Srl

    La controversia riguarda una socia unica e amministratrice di una Srl, iscritta alla Gestione commercianti perché partecipava abitualmente e prevalentemente al lavoro aziendale.

    L'INPS aveva richiesto i contributi previdenziali calcolandoli anche sugli utili prodotti dalla società in alcuni periodi d'imposta. 

    Tali utili, tuttavia, non erano stati distribuiti alla socia, ma erano rimasti accantonati nel bilancio della Srl.

    La Corte d'Appello di Milano aveva escluso la pretesa contributiva. 

    L'INPS aveva quindi presentato ricorso per Cassazione, sostenendo in sostanza che, poiché la contribuente era socia unica, amministratrice e lavoratrice della società, la mancata distribuzione dipendeva da una sua scelta e non avrebbe dovuto consentirle di sottrarre tali somme alla contribuzione. La Cassazione ha respinto questa ricostruzione.

    Contributi dei soci Srl: conta il reddito dichiarato ai fini IRPEF

    Il punto di partenza è l'articolo 3-bis del decreto legge n. 384/1992, secondo cui il contributo annuo degli iscritti alle Gestioni artigiani e commercianti è rapportato alla totalità dei redditi d'impresa denunciati ai fini IRPEF relativi all'anno cui i contributi si riferiscono.

    Per la Cassazione proprio il riferimento ai redditi “denunciati ai fini IRPEF” è decisivo.

    La norma, pur avendo ampliato nel tempo la base imponibile previdenziale, non consente di prendere in considerazione un reddito meramente teorico o semplicemente prodotto dalla società.

    Se l'utile rimane nella Srl e viene accantonato, infatti, il reddito continua a essere riconducibile alla società di capitali e non diventa, per questo solo fatto, reddito personale del socio.

    Secondo la Corte, trasformare il riferimento normativo ai redditi “denunciati” in un riferimento ai redditi astrattamente “conseguibili” significherebbe andare oltre quanto previsto dalla legge.

    Utili non distribuiti: quando non si pagano i contributi INPS

    Il principio assume particolare importanza per il socio lavoratore di Srl iscritto alla Gestione commercianti.

    La Cassazione afferma che gli utili accantonati a riserva, quando non sono imputati fiscalmente alla persona fisica e non ricorre il regime di trasparenza, restano fuori dalla base imponibile contributiva del socio.

    La situazione può essere schematizzata così:

    Situazione Rilevanza ai fini contributivi secondo la pronuncia
    Utile prodotto dalla Srl e accantonato a riserva Non entra automaticamente nell'imponibile del socio
    Reddito fiscalmente imputato al socio e da questo dichiarato ai fini IRPEF Può concorrere alla base imponibile
    Srl in regime di trasparenza fiscale Il reddito è imputato al socio anche senza effettiva percezione
    Partecipazione puramente finanziaria a una società di capitali nella quale il socio non lavora La sola partecipazione non genera l'obbligo contributivo

    Il punto chiave, quindi, non è semplicemente stabilire se l'utile sia materialmente arrivato sul conto del socio, ma verificare a chi quel reddito è imputato secondo la normativa fiscale.

    Trasparenza fiscale: quando il reddito della Srl passa al socio

    Una situazione diversa ricorre quando la società ha optato per il regime di trasparenza fiscale previsto dagli articoli 115 e 116 del TUIR.

    In questo caso il reddito della società viene imputato ai soci secondo le rispettive quote indipendentemente dalla sua effettiva percezione. 

    È lo stesso meccanismo che giustifica la diversa disciplina richiamata dalla Cassazione. 

    L'articolo 115 TUIR prevede espressamente l'imputazione del reddito ai soci indipendentemente dall'effettiva percezione.

    La Cassazione individua quindi due elementi da verificare nel concreto: 

    1. l'imputazione fiscale del reddito al socio 
    2. il conseguente obbligo di dichiararlo ai fini IRPEF.

    In assenza di tali presupposti, il reddito prodotto e dichiarato dalla Srl ai fini delle imposte societarie non può essere trasformato automaticamente in reddito personale del socio ai fini previdenziali.

    Socio lavoratore e semplice socio di capitale: attenzione alla differenza

    La sentenza ribadisce anche una distinzione già importante nella giurisprudenza.

    La semplice partecipazione al capitale di una Srl non determina di per sé l'iscrizione alla Gestione commercianti. L'obbligo assicurativo del socio di società a responsabilità limitata presuppone, in particolare, la partecipazione al lavoro aziendale con i requisiti richiesti dalla disciplina previdenziale.

    La circolare INPS n. 84 del 10 giugno 2021 aveva già recepito l'orientamento secondo cui devono essere esclusi dalla base imponibile i redditi di capitale derivanti da società di capitali nelle quali il soggetto iscritto alle Gestioni artigiani o commercianti non svolge attività lavorativa.

    Il caso esaminato dalla nuova pronuncia compie però un ulteriore passaggio: riguarda infatti proprio un socio che lavorava nella Srl ed era già iscritto alla Gestione commercianti.

    Il contrasto con le indicazioni INPS sugli utili delle Srl

    È questo uno degli aspetti più delicati della decisione.

    Sul proprio portale l'INPS continua a indicare che, per i soci lavoratori di Srl, la base imponibile è costituita dalla quota del reddito d'impresa dichiarato dalla società attribuita al socio sulla base della partecipazione agli utili, indipendentemente dalla loro distribuzione.

    La pronuncia esaminata afferma invece che occorre rispettare il collegamento stabilito dalla legge tra disciplina previdenziale e disciplina tributaria: non può essere assoggettato a contribuzione come reddito del socio ciò che fiscalmente continua a essere reddito della società.

    La sentenza può quindi assumere particolare rilievo nei contenziosi relativi ad avvisi di addebito costruiti considerando anche utili non distribuiti e rimasti nella Srl.

    Onere della prova: cosa deve dimostrare l'INPS

    La Cassazione chiarisce anche un altro aspetto operativo importante: spetta all'ente previdenziale provare l'imputazione del reddito al lavoratore e, quindi, l'esistenza dei presupposti che determinano l'obbligo di dichiararlo ai fini IRPEF.

    Nel caso esaminato, gli utili erano stati accantonati e non risultava l'opzione della società per il regime di trasparenza.

    Per questa ragione la Corte ha confermato l'esclusione di tali somme dalla base imponibile contributiva e ha respinto il ricorso dell'INPS.

    Cosa controllare in pratica

    Per soci lavoratori, amministratori e professionisti, la pronuncia rende ancora più importante esaminare con attenzione bilanci, delibere sulla destinazione dell'utile, regime fiscale della Srl, dichiarazioni dei redditi del socio e criteri utilizzati dall'INPS per determinare l'imponibile.

    Non è quindi sufficiente verificare quanto reddito abbia prodotto la società: occorre stabilire se e in quale momento quel reddito sia stato fiscalmente imputato alla persona fisica.

    FAQ

    Gli utili non distribuiti di una Srl sono sempre soggetti a contributi INPS?

    Secondo la pronuncia esaminata, no. Se rimangono accantonati nella Srl e non sono fiscalmente imputati al socio, non entrano automaticamente nella sua base imponibile contributiva.

    Il socio lavoratore di una Srl deve iscriversi alla Gestione commercianti?

    L'obbligo non nasce dalla semplice titolarità della quota. Occorre verificare i requisiti previsti dalla disciplina previdenziale e, in particolare, l'effettiva partecipazione all'attività aziendale.

    Cosa succede se la Srl applica la trasparenza fiscale?

    Nel regime di trasparenza il reddito viene imputato fiscalmente ai soci indipendentemente dall'effettiva percezione. Questo elemento può quindi incidere anche sulla determinazione della base imponibile previdenziale.