• Agricoltura

    Caro fertilizzanti agricoltura: contributi in arrivo dall’UE, a chi spettano

    Via libera della Conferenza Stato-Regioni allo schema di decreto sugli aiuti per il caro concimi: sostegni per gli agricoltori maggiormente colpiti dall’aumento dei costi, con importi differenziati per coltura. Pagamenti UE entro febbraio 2027.

    Nuovi aiuti in arrivo per gli agricoltori colpiti dall’aumento del prezzo dei concimi.

    La Conferenza Stato-Regioni, nella seduta del 10 settembre 2026, ha raggiunto l’intesa sullo schema di decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste che dà attuazione agli interventi previsti dai regolamenti europei adottati a seguito della crisi in Medio Oriente.

    Il provvedimento riguarda in particolare l’attuazione del Regolamento UE 2026/1768 e del Regolamento di esecuzione UE 2026/1894, oltre agli aiuti concedibili nell’ambito del quadro temporaneo europeo sugli aiuti di Stato.

    La quota europea destinata all’Italia è pari a circa 46 milioni di euro. 

    Il regolamento UE consente inoltre agli Stati membri di aggiungere un sostegno nazionale fino al 200% dell’importo europeo assegnato, aumentando quindi in maniera significativa le risorse potenzialmente disponibili.

    Caro concimi: chi può avere gli aiuti

    Il sostegno è destinato agli agricoltori maggiormente penalizzati dall’incremento dei costi dei fertilizzanti.

    In base allo schema di decreto, rientrano nell’intervento gli agricoltori che, entro il 25 luglio 2026, abbiano presentato la domanda di aiuto relativamente a superfici per le quali l'aumento del costo dei concimi abbia avuto un'incidenza superiore all’1,5% del valore della coltura per ettaro.

    Sono considerate le superfici:

    • nella disponibilità dell’agricoltore al 15 maggio 2026;
    • detenute sulla base di un valido titolo di conduzione;
    • risultanti dal fascicolo aziendale.

    Non dovrebbe essere necessaria una nuova domanda specifica per ottenere il contributo: la determinazione dei beneficiari avverrà sulla base delle informazioni già presenti nel sistema.

    Gli importi per ettaro

    Sarà AGEA a determinare gli importi effettivamente spettanti, nel limite delle risorse disponibili.

    Lo schema di decreto individua comunque degli importi massimi per ettaro, differenziati in funzione della coltura interessata.

    In particolare, l’aiuto massimo previsto è pari a:

    • 64,30 euro per ettaro per il mais da granella;
    • 41,55 euro per il mais da insilato ceroso;
    • 36 euro per il girasole;
    • 35,30 euro per la barbabietola da zucchero;
    • 35,25 euro per i cereali diversi dal mais da granella e dall’insilato ceroso;
    • 32,80 euro per gli altri seminativi a foraggere non leguminose;
    • 30,25 euro per il nocciolo;
    • 29,60 euro per colza e ravizzone;
    • 25,55 euro per l’olivo.

    Gli importi effettivamente riconosciuti potranno quindi dipendere anche dal numero degli aventi diritto e dalle risorse complessivamente disponibili.

    Quando arrivano i pagamenti

    Il Regolamento UE 2026/1894 stabilisce una precisa tempistica per l'erogazione.

    I pagamenti finanziati con le risorse europee devono essere effettuati entro il 28 febbraio 2027.

    Gli Stati membri possono affiancare al finanziamento UE un sostegno nazionale supplementare fino al 200% della rispettiva assegnazione europea; per questa quota il termine per il pagamento è fissato al 31 maggio 2027.

    Aiuti anche sotto la soglia dell’1,5%

    Lo schema di decreto prevede inoltre strumenti per gli agricoltori che abbiano subito un aumento dei costi dei concimi, ma con un'incidenza inferiore alla soglia dell’1,5%.

    Per questi soggetti possono essere utilizzate ulteriori forme di sostegno, comprese le risorse collegate agli interventi FEASR.

    Il contributo può arrivare fino al 50% dei maggiori costi sostenuti e può salire fino all’80% per gli agricoltori sottoposti a specifici impegni o obblighi di riduzione dell’utilizzo dei fertilizzanti.

    Resta fermo il rispetto dei limiti previsti dalle norme europee sul cumulo degli aiuti e sulla sovracompensazione.

    Anticipi PAC 2026

    Il provvedimento interviene infine anche sulle tempistiche relative alla PAC.

    Per il solo anno di domanda 2026 viene prevista la possibilità di modificare o ritirare alcune domande relative agli interventi sottoposti al sistema di monitoraggio delle superfici fino al 15 novembre 2026.

    Sul fronte degli anticipi, viene inoltre prevista la possibilità di erogare:

    • fino al 70% per gli interventi sotto forma di pagamenti diretti;
    • fino all’85% per il sostegno concesso nell’ambito degli interventi di sviluppo rurale.

    L’intesa della Conferenza Stato-Regioni rappresenta uno dei passaggi necessari verso l’adozione definitiva del decreto ministeriale. Occorrerà quindi attendere il testo definitivo per confermare modalità operative, importi e procedure applicative.

  • Dichiarazione 770

    Modello 770/2026: novità nei quadri ST e SX

    Il Modello 770/2026 da presentare entro il 31 ottobre e quindi il 2 novembre che è lunedì vede le seguenti novità.

    Nel quadro ST trovano spazio l’imposta sostitutiva sugli straordinari degli infermieri, il recupero della nuova somma non imponibile e il codice V per i Campi Flegrei. Nel quadro SX debutta il rigo SX50 per la gestione del nuovo credito

    Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 72221 del 27 febbraio 2026 è stato approvato il modello 770/2026, relativo al periodo d’imposta 2025, unitamente alle istruzioni per la compilazione.

    Il modello deve essere utilizzato dai sostituti d’imposta, comprese le Amministrazioni dello Stato, per comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle ritenute operate nel 2025, ai relativi versamenti e alle compensazioni effettuate, nonché il riepilogo dei crediti.

    La trasmissione telematica è prevista entro il 31 ottobre 2026; poiché la scadenza cade di sabato ed è seguita dalla festività del 1° novembre, il termine slitta a lunedì 2 novembre 2026. Le stesse istruzioni precisano infatti che i termini che cadono di sabato o in un giorno festivo sono prorogati al primo giorno feriale successivo.

    La struttura della dichiarazione resta sostanzialmente invariata. Anche per il 2026 il sostituto può suddividere la trasmissione del modello, oltre al frontespizio, inviando separatamente i quadri ST, SV e SX relativi alle diverse categorie di ritenute. Le istruzioni individuano cinque tipologie: redditi di lavoro dipendente e assimilati; redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi; dividendi, proventi e redditi di capitale; locazioni brevi; somme liquidate a seguito di pignoramento presso terzi e altre somme specificamente indicate.

    Per quanto riguarda la gestione delle ritenute e dei crediti relativi ai redditi di lavoro dipendente e assimilati, le novità più significative interessano i quadri ST e SX.

    Modello 770/2026: Quadro ST, imposta sostitutiva straordinari infermieri

    Tra le novità del quadro ST rientra l’esposizione dell’imposta sostitutiva del 5% applicata ai compensi per lavoro straordinario degli infermieri dipendenti delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale.

    La misura è prevista dall’articolo 1, comma 354, della legge n. 207/2024 e le istruzioni al modello 770/2026 richiamano, per i relativi versamenti, i codici tributo 1069, 1608, 1924, 1925, 1309, 176E, 177E e 178E.

    Si tratta di una delle nuove fattispecie espressamente considerate nella parte dedicata alla prima sezione del quadro ST, nella quale devono essere indicati i dati relativi alle ritenute IRPEF operate e alle imposte sostitutive prelevate.

    Nel quadro ST anche il recupero della somma non imponibile

    Il quadro ST recepisce inoltre gli effetti della nuova misura introdotta dalla legge di Bilancio 2025 per la riduzione del cuneo fiscale.

    L’articolo 1, comma 4, della legge n. 207/2024 riconosce infatti, al ricorrere dei requisiti previsti, una somma che non concorre alla formazione del reddito ai titolari di reddito di lavoro dipendente con reddito complessivo non superiore a 20.000 euro.

    Qualora, in sede di conguaglio, il sostituto d’imposta recuperi in tutto o in parte una somma precedentemente riconosciuta al dipendente, il relativo riversamento deve trovare evidenza nella prima sezione del quadro ST.

    Le istruzioni precisano che il versamento relativo al credito recuperato dal sostituto in sede di conguaglio deve essere indicato con i codici tributo 1704 e 175E.

    Il dato esposto nel quadro ST è quindi strettamente collegato alla gestione del medesimo beneficio nel quadro SX e, in particolare, al nuovo rigo SX50.

    Campi Flegrei: nel quadro ST debutta il codice V

    Un’ulteriore novità riguarda il punto 10 “Note” del quadro ST, nel quale viene introdotto il codice “V”.

    Il codice deve essere utilizzato quando il versamento si riferisce a ritenute e trattenute relative alle addizionali regionali e comunali operate nel periodo compreso tra il 13 marzo e il 31 agosto 2025 da sostituti d’imposta che risiedono o hanno la sede legale o operativa in immobili danneggiati e sgomberati per inagibilità a seguito degli eventi sismici del 13 e 15 marzo 2025, verificatisi nell’ambito della crisi bradisismica dei Campi Flegrei.

    Le istruzioni ricordano che i versamenti sospesi dovevano essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 10 dicembre 2025, secondo quanto previsto dall’articolo 11 del decreto-legge n. 65/2025, convertito dalla legge n. 101/2025. Il codice V interessa la prima e la seconda sezione del quadro ST.

    770/2026 e Quadro SX: debutta il nuovo rigo SX50

    La novità di maggiore rilievo del quadro SX è l’introduzione del nuovo rigo SX50, riservato ai sostituti d’imposta che nel corso del 2025 hanno riconosciuto ai lavoratori la somma che non concorre alla formazione del reddito prevista dall’articolo 1, comma 4, della legge n. 207/2024.

    Il rigo consente di ricostruire la gestione del credito maturato dal sostituto a seguito dell’erogazione del beneficio, distinguendo le somme riconosciute, quelle successivamente recuperate, quelle ancora da recuperare e il credito utilizzato in compensazione.

    In particolare:

    • nella colonna 2 deve essere indicato il credito maturato per effetto delle somme riconosciute dal sostituto d’imposta nel 2025. L’importo deve essere esposto al lordo delle somme eventualmente recuperate e da recuperare;
    • nella colonna 3 va indicato il credito relativo alla somma riconosciuta nel 2025 e successivamente recuperata dal sostituto in sede di conguaglio. Tale recupero deve essere esposto come riversamento nella prima sezione del quadro ST con i codici tributo 1704 e 175E;
    • nella colonna 4 trova posto il credito relativo alle somme riconosciute nel 2025 che devono essere recuperate dal sostituto successivamente alle operazioni di conguaglio;
    • nella colonna 6 deve essere indicato il credito utilizzato in compensazione tramite modello F24, con i codici tributo 1704 e 175E, fino al 16 marzo 2026;
    • nella colonna 7 deve essere riportato il credito residuo utilizzabile successivamente al 16 marzo 2026. Il valore è determinato dalla differenza tra colonna 2 e colonna 6.

    È importante, quindi, non confondere la determinazione del credito residuo con gli importi indicati nelle colonne 3 e 4: le istruzioni stabiliscono espressamente che la colonna 7 deriva dall’operazione colonna 2 – colonna 6.

    Le somme delle colonne 3 e 4 assolvono invece alla funzione di evidenziare, rispettivamente, quanto già recuperato in sede di conguaglio e quanto resta ancora da recuperare.

    Il collegamento tra ST e SX50

    La nuova disciplina comporta quindi un collegamento diretto tra i due quadri.

    Nel quadro SX50 viene ricostruita la gestione complessiva del credito derivante dalla somma non imponibile riconosciuta nel 2025; nel quadro ST, invece, trovano evidenza gli eventuali riversamenti effettuati quando il beneficio viene recuperato dal lavoratore in sede di conguaglio.

    Le stesse istruzioni precisano, per la colonna 3 di SX50, che il credito relativo alla somma recuperata deve essere esposto come riversamento nella prima sezione del quadro ST utilizzando i codici tributo 1704 e 175E.

    770/2026 le novità ST e SX in sintesi

    Le principali novità del modello 770/2026 relative alla gestione delle ritenute e dei crediti di lavoro dipendente e assimilato possono quindi essere ricondotte a pochi interventi mirati.

    Nel quadro ST trovano evidenza l’imposta sostitutiva del 5% applicata ai compensi per lavoro straordinario degli infermieri dipendenti dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario nazionale e i riversamenti conseguenti al recupero, in sede di conguaglio, della somma non imponibile prevista dall’articolo 1, comma 4, della legge n. 207/2024. Viene inoltre introdotto il codice V, da utilizzare nelle ipotesi previste dalle istruzioni per i versamenti sospesi a seguito degli eventi sismici connessi alla crisi bradisismica dei Campi Flegrei.

    Nel quadro SX, la novità centrale è invece rappresentata dal nuovo rigo SX50, destinato a riepilogare la gestione del credito derivante dalla somma che non concorre alla formazione del reddito riconosciuta nel corso del 2025. Il rigo consente di distinguere il credito maturato, le somme recuperate o ancora da recuperare, il credito già utilizzato in compensazione e quello residuo utilizzabile dopo il 16 marzo 2026.

    Per i sostituti d’imposta diventa pertanto essenziale verificare la coerenza tra il beneficio riconosciuto ai lavoratori, gli eventuali recuperi effettuati in sede di conguaglio, i relativi versamenti e le compensazioni esposte nel modello 770/2026.

  • PRIMO PIANO

    Contributi INPS soci Srl: esclusi gli utili non distribuiti

    Gli utili prodotti da una Srl ma accantonati a riserva e non distribuiti al socio lavoratore non entrano automaticamente nella base imponibile dei contributi INPS. 

    A chiarirlo è la Corte di Cassazione con la pronuncia n 25377 ed altre gemelle, intervenuta su una questione particolarmente rilevante per soci, amministratori e professionisti: quali redditi di una società a responsabilità limitata devono essere assoggettati alla contribuzione della Gestione commercianti?

    Secondo la Corte, non basta che la Srl abbia prodotto un utile e che il socio lavori abitualmente nella società. Perché quel reddito possa assumere rilevanza contributiva occorre che sia fiscalmente imputato al socio e dichiarato ai fini IRPEF, ad esempio perché ricorrono i relativi presupposti fiscali oppure perché la società ha optato per il regime di trasparenza.

    La pronuncia assume particolare rilievo perché interviene su un'impostazione applicativa che, nelle indicazioni INPS, ha tradizionalmente considerato per i soci lavoratori di Srl anche la quota del reddito societario attribuibile in ragione della partecipazione, indipendentemente dalla destinazione dell'utile.

    Contributi INPS richiesti sugli utili lasciati nella Srl

    La controversia riguarda una socia unica e amministratrice di una Srl, iscritta alla Gestione commercianti perché partecipava abitualmente e prevalentemente al lavoro aziendale.

    L'INPS aveva richiesto i contributi previdenziali calcolandoli anche sugli utili prodotti dalla società in alcuni periodi d'imposta. 

    Tali utili, tuttavia, non erano stati distribuiti alla socia, ma erano rimasti accantonati nel bilancio della Srl.

    La Corte d'Appello di Milano aveva escluso la pretesa contributiva. 

    L'INPS aveva quindi presentato ricorso per Cassazione, sostenendo in sostanza che, poiché la contribuente era socia unica, amministratrice e lavoratrice della società, la mancata distribuzione dipendeva da una sua scelta e non avrebbe dovuto consentirle di sottrarre tali somme alla contribuzione. La Cassazione ha respinto questa ricostruzione.

    Contributi dei soci Srl: conta il reddito dichiarato ai fini IRPEF

    Il punto di partenza è l'articolo 3-bis del decreto legge n. 384/1992, secondo cui il contributo annuo degli iscritti alle Gestioni artigiani e commercianti è rapportato alla totalità dei redditi d'impresa denunciati ai fini IRPEF relativi all'anno cui i contributi si riferiscono.

    Per la Cassazione proprio il riferimento ai redditi “denunciati ai fini IRPEF” è decisivo.

    La norma, pur avendo ampliato nel tempo la base imponibile previdenziale, non consente di prendere in considerazione un reddito meramente teorico o semplicemente prodotto dalla società.

    Se l'utile rimane nella Srl e viene accantonato, infatti, il reddito continua a essere riconducibile alla società di capitali e non diventa, per questo solo fatto, reddito personale del socio.

    Secondo la Corte, trasformare il riferimento normativo ai redditi “denunciati” in un riferimento ai redditi astrattamente “conseguibili” significherebbe andare oltre quanto previsto dalla legge.

    Utili non distribuiti: quando non si pagano i contributi INPS

    Il principio assume particolare importanza per il socio lavoratore di Srl iscritto alla Gestione commercianti.

    La Cassazione afferma che gli utili accantonati a riserva, quando non sono imputati fiscalmente alla persona fisica e non ricorre il regime di trasparenza, restano fuori dalla base imponibile contributiva del socio.

    La situazione può essere schematizzata così:

    Situazione Rilevanza ai fini contributivi secondo la pronuncia
    Utile prodotto dalla Srl e accantonato a riserva Non entra automaticamente nell'imponibile del socio
    Reddito fiscalmente imputato al socio e da questo dichiarato ai fini IRPEF Può concorrere alla base imponibile
    Srl in regime di trasparenza fiscale Il reddito è imputato al socio anche senza effettiva percezione
    Partecipazione puramente finanziaria a una società di capitali nella quale il socio non lavora La sola partecipazione non genera l'obbligo contributivo

    Il punto chiave, quindi, non è semplicemente stabilire se l'utile sia materialmente arrivato sul conto del socio, ma verificare a chi quel reddito è imputato secondo la normativa fiscale.

    Trasparenza fiscale: quando il reddito della Srl passa al socio

    Una situazione diversa ricorre quando la società ha optato per il regime di trasparenza fiscale previsto dagli articoli 115 e 116 del TUIR.

    In questo caso il reddito della società viene imputato ai soci secondo le rispettive quote indipendentemente dalla sua effettiva percezione. 

    È lo stesso meccanismo che giustifica la diversa disciplina richiamata dalla Cassazione. 

    L'articolo 115 TUIR prevede espressamente l'imputazione del reddito ai soci indipendentemente dall'effettiva percezione.

    La Cassazione individua quindi due elementi da verificare nel concreto: 

    1. l'imputazione fiscale del reddito al socio 
    2. il conseguente obbligo di dichiararlo ai fini IRPEF.

    In assenza di tali presupposti, il reddito prodotto e dichiarato dalla Srl ai fini delle imposte societarie non può essere trasformato automaticamente in reddito personale del socio ai fini previdenziali.

    Socio lavoratore e semplice socio di capitale: attenzione alla differenza

    La sentenza ribadisce anche una distinzione già importante nella giurisprudenza.

    La semplice partecipazione al capitale di una Srl non determina di per sé l'iscrizione alla Gestione commercianti. L'obbligo assicurativo del socio di società a responsabilità limitata presuppone, in particolare, la partecipazione al lavoro aziendale con i requisiti richiesti dalla disciplina previdenziale.

    La circolare INPS n. 84 del 10 giugno 2021 aveva già recepito l'orientamento secondo cui devono essere esclusi dalla base imponibile i redditi di capitale derivanti da società di capitali nelle quali il soggetto iscritto alle Gestioni artigiani o commercianti non svolge attività lavorativa.

    Il caso esaminato dalla nuova pronuncia compie però un ulteriore passaggio: riguarda infatti proprio un socio che lavorava nella Srl ed era già iscritto alla Gestione commercianti.

    Il contrasto con le indicazioni INPS sugli utili delle Srl

    È questo uno degli aspetti più delicati della decisione.

    Sul proprio portale l'INPS continua a indicare che, per i soci lavoratori di Srl, la base imponibile è costituita dalla quota del reddito d'impresa dichiarato dalla società attribuita al socio sulla base della partecipazione agli utili, indipendentemente dalla loro distribuzione.

    La pronuncia esaminata afferma invece che occorre rispettare il collegamento stabilito dalla legge tra disciplina previdenziale e disciplina tributaria: non può essere assoggettato a contribuzione come reddito del socio ciò che fiscalmente continua a essere reddito della società.

    La sentenza può quindi assumere particolare rilievo nei contenziosi relativi ad avvisi di addebito costruiti considerando anche utili non distribuiti e rimasti nella Srl.

    Onere della prova: cosa deve dimostrare l'INPS

    La Cassazione chiarisce anche un altro aspetto operativo importante: spetta all'ente previdenziale provare l'imputazione del reddito al lavoratore e, quindi, l'esistenza dei presupposti che determinano l'obbligo di dichiararlo ai fini IRPEF.

    Nel caso esaminato, gli utili erano stati accantonati e non risultava l'opzione della società per il regime di trasparenza.

    Per questa ragione la Corte ha confermato l'esclusione di tali somme dalla base imponibile contributiva e ha respinto il ricorso dell'INPS.

    Cosa controllare in pratica

    Per soci lavoratori, amministratori e professionisti, la pronuncia rende ancora più importante esaminare con attenzione bilanci, delibere sulla destinazione dell'utile, regime fiscale della Srl, dichiarazioni dei redditi del socio e criteri utilizzati dall'INPS per determinare l'imponibile.

    Non è quindi sufficiente verificare quanto reddito abbia prodotto la società: occorre stabilire se e in quale momento quel reddito sia stato fiscalmente imputato alla persona fisica.

    FAQ

    Gli utili non distribuiti di una Srl sono sempre soggetti a contributi INPS?

    Secondo la pronuncia esaminata, no. Se rimangono accantonati nella Srl e non sono fiscalmente imputati al socio, non entrano automaticamente nella sua base imponibile contributiva.

    Il socio lavoratore di una Srl deve iscriversi alla Gestione commercianti?

    L'obbligo non nasce dalla semplice titolarità della quota. Occorre verificare i requisiti previsti dalla disciplina previdenziale e, in particolare, l'effettiva partecipazione all'attività aziendale.

    Cosa succede se la Srl applica la trasparenza fiscale?

    Nel regime di trasparenza il reddito viene imputato fiscalmente ai soci indipendentemente dall'effettiva percezione. Questo elemento può quindi incidere anche sulla determinazione della base imponibile previdenziale.

  • Lavoro Dipendente

    Bonus fiscale dipendenti pubblici 2026: soglia di 50.000 euro e tetto di 800 euro

    Con la Risposta a interpello n 173/2026 le Entrate chiariscono un punto operativo rilevante: la soglia di 50.000 euro di reddito da lavoro dipendente richiesta per accedere all’agevolazione deve essere verificata con riferimento allo stesso periodo d’imposta 2026.

    Imposta sostitutiva al 15% sui compensi accessori della PA

    La misura è prevista dall’articolo 1, comma 237, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, legge di Bilancio 2026.

    La norma stabilisce che, per l’anno 2026, i compensi relativi al trattamento economico accessorio, comprese le indennità di natura fissa e continuativa, erogati al personale non dirigenziale delle amministrazioni pubbliche, siano assoggettati a un’imposta sostitutiva del 15%.

    L’imposta sostituisce:

    • l’IRPEF;
    • le addizionali regionali;
    • le addizionali comunali.

    Il regime si applica salvo espressa rinuncia scritta del lavoratore.

    Il limite agevolabile è di 800 euro annui

    Uno dei chiarimenti più importanti forniti dall’Agenzia riguarda il tetto massimo dell’agevolazione.

    Secondo la Risposta n. 173/2026, l’imposta sostitutiva del 15% può essere applicata su compensi agevolabili non superiori a 800 euro complessivi annui.

    L’interpretazione deriva dal tenore letterale della disposizione, che circoscrive espressamente la misura all’anno 2026 e prevede l’applicazione del beneficio “entro il limite di 800 euro”.

    Di conseguenza, il tetto non deve essere considerato per singola erogazione, ma con riferimento all’ammontare complessivo annuale dei compensi agevolabili.

    Limite di reddito di 50.000 euro: quale anno conta?

    Il quesito sottoposto all’Agenzia delle Entrate riguardava proprio il periodo d’imposta da prendere in considerazione per verificare la soglia reddituale.

    La legge prevede infatti che il beneficio sia applicabile ai titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore a 50.000 euro, senza indicare espressamente un diverso periodo d’imposta di riferimento.

    L’Agenzia chiarisce che, proprio in assenza di una previsione differente, il limite deve essere verificato con riferimento al periodo d’imposta 2026.

    Il lavoratore, quindi, potrà accedere alla tassazione agevolata se nel 2026 risulta titolare di un reddito di lavoro dipendente di importo non superiore a 50.000 euro.

    Cosa deve fare il datore di lavoro

    Il chiarimento interessa direttamente i datori di lavoro pubblici che operano come sostituti d’imposta.

    Secondo l’Agenzia, nel 2026 il datore di lavoro può applicare l’imposta sostitutiva del 15% sui compensi che ritiene riconducibili al trattamento economico accessorio e alle indennità di natura fissa e continuativa.

    Restano però due condizioni essenziali:

    • l’importo complessivo annuale assoggettato all’imposta sostitutiva non deve superare 800 euro;
    • il lavoratore deve avere, nello stesso 2026, un reddito di lavoro dipendente non superiore a 50.000 euro.

    Bonus fiscale dipendenti pubblici 2026: gli esclusi

    L’agevolazione riguarda il personale non dirigenziale delle amministrazioni pubbliche richiamate dall’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165/2001, compreso il personale non dirigenziale in regime di diritto pubblico.

    La norma esclude invece il personale delle Forze di polizia e delle Forze armate già destinatario delle agevolazioni fiscali previste dall’articolo 45, comma 2, del decreto legislativo n. 95/2017.

    Per il personale dipendente delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale, nei casi richiamati dalla stessa legge di Bilancio, il beneficio del 15% si aggiunge alle ulteriori misure agevolative già previste dalla normativa.

    Bonus fiscale dipendenti pubblici 2026: esempio pratico

    In termini operativi, se un dipendente pubblico nel 2026 percepisce compensi accessori agevolabili pari a 600 euro e possiede un reddito di lavoro dipendente non superiore a 50.000 euro, l’intero importo di 600 euro potrà essere assoggettato all’imposta sostitutiva del 15%.

    Se invece i compensi accessori agevolabili ammontano a 1.200 euro, l’imposta sostitutiva potrà essere applicata solo entro il limite di 800 euro complessivi annui, mentre la parte eccedente resta fuori dall’ambito dell’agevolazione disciplinata dal comma 237.

    FAQ

    Qual è l’aliquota agevolata sui compensi accessori dei dipendenti pubblici nel 2026?

    È prevista un’imposta sostitutiva del 15% dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali.

    Su quale importo massimo si applica l’imposta sostitutiva?

    Il limite è pari a 800 euro complessivi annui di compensi agevolabili.

    La soglia di 50.000 euro va verificata sul reddito 2025 o 2026?

    Secondo l’Agenzia delle Entrate, il limite di 50.000 euro deve essere verificato con riferimento al reddito di lavoro dipendente del 2026.

    Allegati:
  • Il Condominio

    Servitù di passaggio e cavi in condominio: quando non sono permessi

    La presenza di una servitù di passaggio pedonale su un bene di proprietà esclusiva non consente automaticamente al condominio di utilizzare quello stesso bene per farvi transitare cavi destinati a un impianto. 

    È quanto emerge dall’ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione II civile, n. 16469/2026, relativa a una controversia riguardante un terrazzo privato, un diritto di passaggio e l’installazione di un citofono.

    La Suprema Corte ha distinto nettamente i due profili: 

    1. ha confermato l’interpretazione secondo cui la servitù pedonale era stata validamente costituita a favore delle singole proprietà condominiali; 
    2. ha censurato la decisione relativa alla posa della canalina destinata al passaggio dei cavi, perché il titolo negoziale non prevedeva tale ulteriore servitù e l’assemblea non poteva disporre di un bene appartenente in via esclusiva a singoli condomini.

    Servitù in condominio sul terrazzo e installazione del citofono

    La controversia riguardava un terrazzo di proprietà esclusiva sul quale, in base ai titoli, risultava costituita una servitù di passaggio.

    I proprietari avevano contestato il diritto di un altro condomino e dei suoi aventi causa di transitare sul terrazzo. 

    Con un distinto giudizio avevano inoltre impugnato la delibera assembleare del 5 ottobre 2013, con cui il condominio aveva autorizzato l’installazione di un citofono destinato a servire una porzione del negozio del convenuto.

    Secondo i proprietari del terrazzo, l'intervento comportava anche la creazione di una nuova servitù per il passaggio del relativo cavo sulla loro proprietà.

    Il Tribunale cittadino aveva accolto le domande relative al passaggio e dichiarato nulla la delibera assembleare. 

    La Corte d’Appello aveva invece riformato la decisione, riconoscendo la validità della servitù di passaggio e ritenendo legittima l’installazione del citofono. Da qui il ricorso in Cassazione.

    La servitù “a favore del condominio” può riguardare le singole unità immobiliari

    Un primo problema riguardava l'individuazione dei fondi dominanti. La servitù risultava formalmente prevista “a favore del Condominio”.

    Secondo i ricorrenti, tale formulazione non sarebbe stata sufficiente a identificare i fondi ai quali il diritto reale era destinato.

    La Corte d’Appello aveva però interpretato il titolo insieme al regolamento contrattuale, nel quale comparivano riferimenti ai “condomini e aventi causa” e alla “servitù di passaggio competente agli altri condomini del caseggiato”.

    La Cassazione non ha censurato questa ricostruzione.

    L'interpretazione adottata consentiva infatti di individuare le singole unità immobiliari appartenenti al condominio come fondi dominanti, configurando tanti diritti reali di servitù quanti erano i fondi interessati.

    La Suprema Corte ricorda inoltre che l’interpretazione del contratto compiuta dal giudice di merito non può essere sostituita in Cassazione semplicemente contrapponendole una diversa lettura: occorre indicare lo specifico criterio ermeneutico violato e spiegare in che modo il giudice se ne sia discostato.

    La servitù pedonale comprende anche il passaggio dei cavi?

    È sul secondo profilo che la decisione assume particolare interesse pratico.

    Nel caso esaminato, il titolo convenzionale prevedeva una servitù di passaggio pedonale, ma dalla ricostruzione effettuata dai giudici di merito non risultava anche la costituzione di una servitù per il passaggio di cavi.

    La Cassazione osserva quindi che la posa sul terrazzo di un manufatto destinato a ospitare cavi, assimilabile a un cavidotto, non poteva essere considerata autorizzata sulla base di quel titolo.

    Il punto va formulato con attenzione: la Corte non stabilisce astrattamente che una servitù pedonale e una servitù di cavidotto debbano essere sempre e comunque oggetto di documenti distinti. Nel caso concreto afferma invece che dal titolo negoziale esaminato non risultava la volontà delle parti di comprendere anche il passaggio dei cavi.

    Per la Cassazione basta la canalina destinata ai cavi

    La Corte d’Appello aveva inoltre ritenuto non sufficientemente dimostrato che la canalina visibile nelle fotografie contenesse effettivamente il cavo del nuovo citofono.

    Per la Cassazione questa motivazione presenta un “irriducibile contrasto logico”.

    Un citofono, infatti, presuppone il collegamento con l’unità immobiliare alla quale è destinato. Ma soprattutto, ai fini della questione esaminata, era sufficiente l’installazione sul terrazzo di una canalina destinata al passaggio dei cavi.

    Non occorreva quindi dimostrare ulteriormente che proprio all’interno di quella canalina passasse già il cavo del citofono.

    È uno dei passaggi più rilevanti dell’ordinanza: ciò che viene preso in considerazione è la presenza sul bene privato di un manufatto stabilmente destinato a ospitare cavi e quindi idoneo a determinare il peso corrispondente sul fondo.

    L’assemblea non può costituire una servitù sulla proprietà esclusiva

    Il secondo principio centrale riguarda i limiti dei poteri dell’assemblea condominiale.

    La Corte d’Appello aveva ricondotto l’installazione del citofono sul muro esterno dell’edificio all’uso della cosa comune previsto dall’art. 1102 c.c.

    La Cassazione distingue però il muro comune dal terrazzo privato sul quale era stata realizzata la canalina.

    Il terrazzo, infatti, era di proprietà esclusiva dei ricorrenti. 

    Per questo motivo la deliberazione assembleare non poteva costituire una servitù a suo carico né comunque disporne.

    L’assemblea può assumere decisioni sulle parti comuni, ma una deliberazione non può diventare il titolo necessario per imporre un nuovo peso reale su un bene individuale.

    Di conseguenza, l’autorizzazione assembleare non poteva supplire all’assenza, nel titolo negoziale, della servitù di cavidotto.

    Cosa ha deciso la Cassazione

    Con l’ordinanza n. 16469/2026 la Corte ha:

    • rigettato i primi due motivi riguardanti la servitù di passaggio;
    • accolto il terzo motivo, relativo alla posa della canalina e alla deliberazione assembleare;
    • cassato la sentenza sul punto;
    • rinviato la causa alla Corte d’Appello di Genova, in diversa composizione, anche per le spese.

    Il giudice del rinvio dovrà quindi riesaminare la questione relativa alla liceità della costituzione, mediante deliberazione condominiale, di una servitù di cavidotto non prevista dal titolo convenzionale su un bene appartenente in proprietà esclusiva a uno dei partecipanti al condominio.

    Le conseguenze pratiche per condomini e amministratori

    La decisione suggerisce una verifica particolarmente attenta dei titoli di proprietà e dei regolamenti contrattuali quando un impianto richiede di utilizzare stabilmente una proprietà individuale.

    L’esistenza di un diritto di passaggio sul bene non permette, da sola, di dare per acquisita l'esistenza di qualsiasi altra utilità sul medesimo fondo.

    Allo stesso modo, la possibilità di utilizzare un muro o un’altra parte comune ai sensi dell’art. 1102 c.c. deve essere tenuta distinta dall’eventuale necessità di attraversare o gravare una proprietà esclusiva per collegare l’impianto.

    Prima di autorizzare interventi che coinvolgono terrazzi, cortili o altri beni privati è quindi essenziale verificare cosa preveda effettivamente il titolo.

    FAQ

    Una servitù di passaggio pedonale consente automaticamente di posare cavi?

    Non necessariamente. Nell’ordinanza n. 16469/2026 la Cassazione ha rilevato che il titolo esaminato prevedeva il passaggio pedonale, ma non manifestava la volontà di costituire anche una servitù per il passaggio dei cavi.

    L’assemblea può autorizzare un cavidotto su una proprietà esclusiva?

    Non può supplire con una propria deliberazione alla mancanza del titolo necessario per imporre una servitù su un bene appartenente esclusivamente a un condomino.

    Per configurare il problema è necessario provare che il cavo sia già nella canalina?

    Nel caso deciso dalla Cassazione no. La Corte ha ritenuto sufficiente l’installazione della canalina destinata al passaggio dei cavi, senza richiedere l’ulteriore dimostrazione che al suo interno corresse proprio il cavo del citofono.

  • Dichiarazione 770

    Modello 770/2026, scadenza il 2 novembre: chi deve inviarlo e le regole da seguire

    Entro il 31 ottobre sarà necessario inviare il Modello 770/2026.

    Ricordiamo che il giorno 11 giugno le Entrate hanno aggiornato il software del 770/2026.

    In particolare, si tratta della versione software: 1.1.0 che indipendentemente dal sistema operativo, per essere eseguita si può selezionare il link seguente: Modello 770 2026.

    Viene evidenziato tra i motifìvi dell'aggiornamento che nella sezione II del quadro ST e nel quadro SV, sono eliminati i codici tributo “1069, 1608, 1924, 1925, 1309, 176E, 177E e 178E”. 

    Il modello 770/2026 (anno d’imposta 2025) deve essere utilizzato dai sostituti d’imposta, comprese le Amministrazioni dello Stato, per comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate le ritenute operate su:  

    • redditi di lavoro dipendente e assimilati
    • redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi
    • dividendi, proventi e redditi di capitale, ricomprendendo le ritenute su pagamenti relativi a bonifici disposti per il recupero del patrimonio edilizio e per interventi di risparmio energetico (art. 25 del D.L. n. 78 del 31 maggio 2010)
    • locazioni brevi inserite all’interno della CU (articolo 4, del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2017, n. 96)
    • somme liquidate a seguito di pignoramento presso terzi (art. 21, comma 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, come modificato dall’art. 15, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito in legge 3 agosto 2009, n. 102) e somme liquidate a titolo di indennità di esproprio e di somme percepite a seguito di cessioni volontarie nel corso di procedimenti espropriativi, nonché di somme comunque dovute per effetto di acquisizioni coattive conseguenti a occupazioni d’urgenza.

    Attenzione al fatto che l'invio del modello 770 è possibile a condizione che il sostituto abbia trasmesso, nei diversi termini previsti dall’art. 4 del D.P.R. 22 luglio 1998 n. 322 (16 marzo, 30 aprile e 31 ottobre 2026), la Certificazione unica e, qualora richiesto, la Certificazione degli utili.

    Con il Provvedimento n 72221 del 27 febbraio sono state pubblicate regole e Modello 770/2026.

    Il modello è composto dal frontespizio e dai quadri SF, SG, SH, SI, SK, SL, SM, SO, SP, SQ, SS, DI, ST, SV, SX e SY.

    Modello 770/2026: soggetti obbligati alla presentazione

    I soggetti obbligati all'ivio sono:

    • le società di capitali (società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, cooperative e di mutua assicurazione) residenti nel territorio dello Stato;
    • gli enti commerciali equiparati alle società di capitali (enti pubblici e privati che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali) residenti nel territorio dello Stato;
    • gli enti non commerciali (enti pubblici, tra i quali sono compresi anche regioni, province, comuni, e privati non aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali) residenti nel territorio dello Stato;
    • le associazioni non riconosciute, i consorzi, le aziende speciali istituite ai sensi degli artt. 22 e 23 della L. 8 giugno 1990, n. 142, e le altre organizzazioni non appartenenti ad altri soggetti;
    • le società e gli enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato;
    • i Trust;
    • i condomìni;
    • le società di persone (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice) residenti nel territorio dello Stato;
    • le società di armamento residenti nel territorio dello Stato;
    • le società di fatto o irregolari residenti nel territorio dello Stato;
    • le società o le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni residenti nel territorio dello Stato;
    • le aziende coniugali, se l’attività è esercitata in società fra coniugi residenti nel territorio dello Stato;
    • i gruppi europei d’interesse economico (GEIE);
    • le persone fisiche che esercitano imprese commerciali o imprese agricole;
    • le persone fisiche che esercitano arti e professioni;
    • le persone fisiche che operano le ritenute alla fonte di cui agli articoli 23 e 24 del D.P.R. n. 600 e aderiscono al regime forfetario di cui alla legge 23 dicembre 2014, n. 190, così come modificata dall’articolo 1, commi da 9 a 11, della, legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Legge di bilancio 2019);
    • le amministrazioni dello Stato, comprese quelle con ordinamento autonomo, le quali operano le ritenute ai sensi del-
      l’art. 29 del D.P.R. n. 600/73;
    • i curatori fallimentari/curatori della liquidazione giudiziale, i commissari liquidatori, gli eredi che non proseguono l’attività del sostituto d’imposta estinto.
      Si ricorda che sono in ogni caso tenuti alla presentazione del Mod. 770/2026 i seguenti soggetti i quali:
    • hanno applicato nel 2025 l’imposta sostitutiva sugli interessi, premi ed altri frutti delle obbligazioni e titoli similari di cui al D.Lgs. 1° aprile 1996, n. 239;
    • hanno applicato nel 2025 l’imposta sostitutiva sui dividendi ai sensi dell’art. 27-ter del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600;
    • hanno applicato nel 2025 l’imposta sostitutiva di cui all’art. 6 del D.Lgs. 21 novembre 1997, n. 461, nonché all’art. 7 dello stesso decreto limitatamente ai soggetti diversi da quelli indicati nell’art. 73, comma 1, lett. a) e d), del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (testo unico delle imposte sui redditi);
    • sono tenuti agli obblighi di comunicazione previsti dagli artt. 6, comma 2, e 10 del D.Lgs. n. 461 del 1997;
    • sono tenuti all’obbligo di comunicazione degli utili pagati nel 2025;
    • rappresentanti fiscali di soggetto non residente.

    Modello 770/2026: regole di invio

    La dichiarazione dei sostituti d’imposta si compone di due parti in relazione ai dati in ciascuna di esse richiesti:

    • la certificazione unica,
    • il Modello 770

    La dichiarazione Modello 770/2026 si compone di un frontespizio e di quadri staccati.

    Frontespizio:

    • nella prima facciata, l’informativa ai sensi del Regolamento UE 2016/679;
    • nella seconda facciata, i riquadri: tipo di dichiarazione, dati relativi al sostituto, dati relativi al rappresentante firmatario della dichiarazione, redazione della dichiarazione, firma della dichiarazione, impegno alla presentazione telematica e visto di conformità.

    La dichiarazione dei sostituti d’imposta, Mod. 770/2026, deve essere presentata entro il 31 ottobre 2026, come previsto dal comma 4bis dell’art. 4 del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322 esclusivamente per via telematica:

    a) direttamente dal sostituto d’imposta;
    b) tramite un intermediario abilitato ai sensi dell’art. 3, comma 3, del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322 e successive modificazioni;

    c) tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni dello Stato);
    d) tramite società appartenenti al gruppo.
    La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate e la prova della presentazione è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata sempre per via telematica.

    Va evidenziato che l servizio telematico restituisce immediatamente dopo l’invio, un messaggio che conferma solo l’avvenuta ricezione del file e, in seguito, fornisce all’utente un’altra comunicazione attestante l’esito dell’elaborazione effettuata sui dati pervenuti, che, in assenza di errori, conferma l’avvenuta presentazione della dichiarazione.

    Allegati:
  • Bonus fiscali e crediti d'imposta

    Contributi Scuole riviste e giornali: domande dal 10 dicembre

    Il Dipartimento per l'editoria ha pubblicato il bando 2026 per i contributi alle scuole per quotidiani, rivieste e periodici.

    In particolare, le istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado che, nel periodo compreso tra il 1° settembre 2026 ed il 26 febbraio 2027, acquistano uno o più abbonamenti a giornali quotidiani, periodici e riviste scientifiche e di settore, anche in formato digitale, possono richiedere un contributo fino al 90 per cento della spesa sostenuta.

    Le domande partiranno dal 10 dicembre 2026 e le risorse disponibili sono pari a 2.0000.000 di euro.

    Contributi Scuole per riviste e giornali: tutte le regole per richiederli

    Viene pubblicato il bando per l’ammissione al contributo, previsto dall'art. 1, comma 389 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, come sostituito dall’art. 1, comma 320 della legge 30 dicembre 2023, n. 213, a favore delle istituzioni scolastiche statali e paritarie, che per l’anno scolastico 2026/2027 acquistano uno o più abbonamenti a giornali quotidiani, periodici e riviste scientifiche e di settore, anche in formato digitale.

    La misura, istituita nell’anno 2020 ed ora a regime, è stata modificata dal sopra citato art. 1, comma 320 della legge n. 213 del 2023, che ha previsto un unico contributo a favore di tutte le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, statali e paritarie, per sostenere la spesa per l’acquisto di abbonamenti, collegati all’anno scolastico e non più all’anno solare.

    Le domande, firmate digitalmente dal Dirigente scolastico e indirizzate al Dipartimento per l’informazione e l’editoria, potranno essere presentate a partire dal 10 dicembre 2026 al 15 marzo 2027, per le spese sostenute nel periodo compreso tra il 1° settembre 2026 e il 26 febbraio 2026.

    Con successiva comunicazione della Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico del Ministero dell’Istruzione e del Merito, saranno indicate le modalità di trasmissione per via telematica.

    Il bando è stato emanato ai sensi dell’articolo 4 del D.P.C.M. del 24 luglio 2024, adottato di concerto con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, che, recando i criteri e le disposizioni applicative per l'accesso al contributo a favore delle istituzioni scolastiche, ha innovato la disciplina in un’ottica di semplificazione procedurale.

    Contributi Scuole per riviste e giornali: spese ammesse ed escluse

    Sono ammesse al contributo di cui all’articolo 1 le spese sostenute per l’acquisto di uno o più abbonamenti, riferiti anche alla medesima testata, a quotidiani, periodici, riviste scientifiche e di settore pubblicati in edizione cartacea ovvero editi in formato digitale, registrati presso il competente Tribunale.

    Non rientrano tra le spese ammissibili, le spese sostenute per:

    • a) l’acquisto di abbonamenti a quotidiani, periodici, riviste scientifiche e di settore non deliberati dal Collegio dei docenti;
    • b) l’acquisto di libri;
    • c) l’acquisto di servizi di “prestito digitale” di prodotti editoriali;
    • d) l’acquisto di prodotti editoriali con finalità diversa da quella didattica, quali, a solo titolo esemplificativo, prodotti strumentali all’attività amministrativo-gestionale e di segreteria  dell’istituzione scolastica;
    • e) l’acquisto di strumenti informatici di gestione della classe, quali applicazioni e servizi dedicati all’interazione e alla comunicazione tra studenti e con i docenti.

    Allegati:
  • Operazioni Straordinarie

    Fusione tra ETS e società semplice: le imposte da pagare

    Con la Risposta a interpello n 171/2026 le Entrate chiariscono l'applicazione delle imposte in una operazione straordinaria di fusione tra ETS e società semplice.

    Una società tedesca donava ad una Fondazione la partecipazione di controllo in una società semplice.

    Si trattava del controllo di una tenuta agricola della società che intendeva donare alla fondazione.

    La società nel corso del tempo dava in affitto l'azienda agricola ad altra azienda agricola, poi cessando l'attività.

    La Fondazione divenuta socio unico della società semplice perfezionava la fusione per incorporazione facendo confluire nell'ETS gli immobili della tenuta agricola e chiedeva alle Entrate il trattamento fiscale di questa operazione.

    Fusione per incorporazione tra soc. semplice e ETS: le imposte sui redditi

    L'Agenzia ha chiarito che per quanto riguarda le imposte sui redditi, in linea generale, l’articolo 172 del Tuir stabilisce il principio di neutralità fiscale delle fusioni tra società, prevedendo che tali operazioni non costituiscano realizzo di plusvalenze o minusvalenze.

    L’articolo 174 estende questo regime anche alle fusioni che coinvolgono enti diversi dalle società, nei limiti della loro compatibilità.

    L'Agenzia ricorda però che la disciplina delle operazioni straordinarie è costruita principalmente per soggetti che producono reddito d’impresa. 

    Per questo motivo, quando sono coinvolti enti non commerciali o società semplici, occorre verificare concretamente la destinazione dei beni trasferiti.

    Se i beni provenienti dalla società semplice confluiscono nella sfera commerciale dell’ente incorporante, il trasferimento può assumere rilevanza fiscale, generando una plusvalenza tassabile (articoli 67 e 68 del Tuir). 

    Nel caso di specie la Fondazione ha dichiarato  che tutti i beni acquisiti saranno destinati esclusivamente all’attività istituzionale non commerciale dell’Ets, inoltre, l’azienda agricola continuerà a essere utilizzata per l’esercizio dell’attività agricola tramite il contratto di affitto già in essere.

    Pertanto le eventuali plusvalenze relative ai beni agricoli trasferiti non assumono rilevanza reddituale.

    I beni mantengono quindi in capo alla Fondazione lo stesso valore fiscale già riconosciuto presso la società semplice, senza alcun effetto impositivo immediato.

    Fusione per incorporazione tra soc. semplice e ETS: regole IVA

    La normativa di riferimento stabilisce che le società semplici sono soggetti passivi Iva solo quando esercitano attività agricole. 

    La società semplice del caso di specie aveva già concesso in affitto l’intera azienda e aveva cessato qualsiasi attività agricola diretta. 

    La stessa società aveva inoltre escluso i canoni di locazione dall’ambito Iva e smesso di esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti.

    L'Agenzia ritiene che al momento della fusione in oggetto mancasse il requisito soggettivo necessario per l’applicazione dell’Iva e l’operazione risulta esclusa dal campo di applicazione dell’imposta.

    Per il terzo aspetto il chiarimento è molto significativo.

    Poiché l’operazione non è soggetta a Iva, trova applicazione il principio di alternatività tra Iva e imposta di registro previsto dall’articolo 40 del Tur.

    L’Agenzia richiama l’articolo 82 del codice del Terzo settore, che prevede l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa agli atti costitutivi, alle modifiche statutarie e alle operazioni di fusione, scissione e trasformazione effettuate da enti del Terzo settore. 

    Secondo l’Amministrazione, la norma ha l’obiettivo di garantire alle operazioni di riorganizzazione degli Ets una sostanziale neutralità fiscale, analogamente a quanto già avviene nel mondo societario.

    Nel caso esaminato la fusione è comunque realizzata da una Fondazione iscritta al Runts che conserva tale qualifica anche dopo l’operazione e quindi l’Agenzia conferma che l’atto di fusione beneficia dell’applicazione in misura fissa dell’imposta di registro, dell’imposta ipotecaria e dell’imposta catastale.

    Se il patrimonio trasferito continua a essere utilizzato per finalità coerenti con la missione dell’Ets e non confluisce nell’attività commerciale dell’ente, l’operazione può beneficiare di un regime fiscale particolarmente favorevole.

    Allegati:
  • Agevolazioni per le Piccole e Medie Imprese

    Contributi diretti al Cinema: in arrivo la riforma

    La riforma del cinema e dell'audiovisivo cambia il sistema degli incentivi destinati alle sale cinematografiche: al posto del credito d'imposta sono previsti contributi diretti non soggetti a tassazione.

    Il sostegno potrà riguardare anche nuove sale, recupero di quelle inattive, ristrutturazioni e adeguamenti strutturali e tecnologici.

    Per le imprese è importante considerare che le nuove regole non sono ancora operative.

    Il provvedimento deve completare il proprio iter parlamentare, il testo è stato approvato dalla Camera e ora andrà al Senato e la riforma prevede una delega al Governo per la revisione e il riordino della disciplina del settore cinematografico e audiovisivo.

    Di conseguenza, il passaggio dai crediti d'imposta ai contributi diretti non comporta, allo stato attuale, l'apertura di una nuova procedura per richiedere le agevolazioni.

    Sarà necessario attendere il completamento dell'iter della riforma e i successivi provvedimenti di attuazione per conoscere nel dettaglio requisiti, importi e modalità di accesso ai nuovi contributi per le sale cinematografiche.

    Riforma cinema, come cambiano gli incentivi per le sale

    Uno dei punti della riforma riguarda specificamente le imprese dell'esercizio cinematografico.

    Il criterio indicato dal testo è quello di riformare gli incentivi per le sale attraverso l'introduzione di contributi diretti in sostituzione del credito d'imposta.

    I contributi non saranno soggetti a tassazione e avranno l'obiettivo di favorire sia l'attività ordinaria sia lo sviluppo delle sale cinematografiche.

    Il cambiamento interessa quindi il sistema di sostegno oggi basato sui crediti d'imposta previsti dalla legge n. 220 del 2016.

    La normativa vigente riconosce infatti alle imprese di esercizio cinematografico un credito d'imposta per gli investimenti nelle sale e agli esercenti un ulteriore credito d'imposta legato ai costi di funzionamento.

    Contributi per nuove sale, ristrutturazioni e recupero di quelle chiuse

    Il nuovo sistema di contributi avrà un campo di applicazione ampio.

    Il sostegno è destinato innanzitutto a favorire le attività e lo sviluppo delle sale cinematografiche.

    Sono inoltre previsti incentivi per:

    • la realizzazione di nuove sale cinematografiche;
    • il ripristino delle sale inattive;
    • gli interventi di ristrutturazione;
    • l'adeguamento strutturale delle sale;
    • l'adeguamento tecnologico.

    La riforma punta quindi a intervenire sia sul funzionamento delle strutture sia sugli investimenti necessari per ampliare, recuperare e ammodernare il circuito cinematografico.

    Cosa cambia rispetto al tax credit attuale

    Il cambiamento è significativo perché il sistema vigente prevede agevolazioni sotto forma di credito d'imposta.

    Per gli investimenti, l'articolo 17 della legge n. 220 del 2016 riconosce alle imprese di esercizio cinematografico un credito d'imposta sulle spese sostenute per realizzare nuove sale o ripristinare quelle inattive e per la ristrutturazione e l'adeguamento strutturale e tecnologico.

    Il credito riguarda anche l'installazione, la ristrutturazione e il rinnovo di impianti, apparecchiature, arredi e servizi accessori.

    L'articolo 18 disciplina invece il credito d'imposta destinato agli esercenti per i costi di funzionamento delle sale cinematografiche.

    Con la riforma, per le sale si punta dunque a superare questo meccanismo fiscale attraverso l'introduzione di contributi diretti.

    Contributi diretti non soggetti a tassazione

    Un altro elemento previsto dalla riforma riguarda il trattamento fiscale delle nuove agevolazioni.

    I contributi diretti destinati alle sale non saranno soggetti a tassazione.

    È uno degli aspetti che caratterizza il nuovo modello rispetto all'attuale sistema basato sul credito d'imposta.

    La definizione concreta del nuovo sistema richiederà però l'attuazione della delega e la disciplina delle modalità operative.

  • Agevolazioni per le Piccole e Medie Imprese

    Bonus moda 2026, 100 milioni alle PMI: fondo perduto per investimenti

    Via libera alla nuova misura MIMIT per sostenere gli investimenti delle PMI della filiera della moda. A disposizione 100 milioni di euro per programmi di sviluppo da 1 a 20 milioni, con contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. Il 25% delle risorse è riservato alle micro e piccole imprese e il 40% agli investimenti nel Mezzogiorno. Per le domande bisogna però attendere il prossimo provvedimento ministeriale.

    Arrivano 100 milioni di euro per le PMI della moda.

    Con il decreto del 6 agosto 2026, pubblicato sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy il 10 settembre, vengono definite le regole della nuova misura destinata a sostenere gli investimenti delle piccole e medie imprese della filiera.

    L'intervento, previsto dall'articolo 3 della legge 11 marzo 2026, n. 34, punta a rafforzare la competitività del settore sostenendo programmi di sviluppo realizzati in Italia, favorendo l'utilizzo prevalente di semilavorati di origine italiana o europea e le aggregazioni tra imprese.

    La dotazione complessiva è di 100 milioni di euro, a valere sul Fondo per la crescita sostenibile.

    Ma come funziona il nuovo incentivo? Vediamo chi può ottenere le agevolazioni, quali investimenti sono finanziati e quanto può essere riconosciuto alle imprese.

    Bonus moda 2026, chi può richiederlo

    La misura è rivolta alle piccole e medie imprese operanti nella filiera della moda.

    Per accedere alle agevolazioni le PMI devono essere regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese e svolgere una delle attività economiche ammesse, individuate attraverso i codici ATECO 2025 riportati nell'Allegato 1 al decreto.

    Devono inoltre essere rispettati gli ulteriori requisiti previsti dal decreto ministeriale.

    L'accesso non è riservato alle imprese che presentano programmi individuali. Uno degli obiettivi dell'intervento è infatti favorire anche le aggregazioni lungo la filiera.

    Investimenti da 1 a 20 milioni di euro

    Uno dei dati più rilevanti riguarda la dimensione dei programmi finanziabili.

    Per ottenere le agevolazioni, i programmi di sviluppo devono prevedere spese ammissibili comprese tra 1 milione e 20 milioni di euro e devono essere realizzati sul territorio nazionale.

    La domanda può essere presentata da una singola PMI oppure attraverso un programma congiunto.

    In quest'ultimo caso devono partecipare da tre a sei imprese e il progetto riferito a ciascuna PMI non può avere un valore inferiore a 200.000 euro.

    Cosa finanzia il bonus moda

    Il cuore del programma deve essere costituito da un investimento produttivo.

    Gli interventi possono riguardare la creazione di una nuova unità produttiva, l'ampliamento della capacità di un'unità esistente, la riconversione o la ristrutturazione di un'unità produttiva oppure l'acquisizione degli attivi di uno stabilimento esistente.

    Al programma possono essere affiancati anche progetti di innovazione dei processi e dell'organizzazione, entro il limite del 40% dell'investimento complessivo previsto dal piano di sviluppo.

    Spazio anche alla formazione del personale, fino al 20% dell'investimento complessivo.

    Per i programmi di investimento produttivo con spese ammissibili superiori a 5 milioni di euro possono inoltre essere previsti progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.

    Quali spese sono ammesse

    Per gli investimenti produttivi possono rientrare nelle agevolazioni, nel rispetto delle condizioni e dei limiti stabiliti dal decreto, le spese relative a:

    • suolo aziendale;
    • opere murarie e infrastrutture specifiche;
    • macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica;
    • immobilizzazioni immateriali.

    Sono ammissibili anche gli impianti destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili, a condizione che siano destinati a soddisfare i fabbisogni dell'unità produttiva interessata dall'investimento.

    Fondo perduto e finanziamento agevolato: quanto spetta

    Le imprese possono ottenere un contributo a fondo perduto e, su richiesta, anche un finanziamento agevolato.

    Quest'ultimo può essere riconosciuto in misura pari al 20% degli investimenti ammissibili.

    Il finanziamento può avere una durata massima di 10 anni, oltre a un periodo di preammortamento fino a tre anni.

    Un limite particolarmente importante riguarda l'agevolazione complessiva: la somma del contributo a fondo perduto e del finanziamento agevolato non può superare il 75% degli investimenti complessivamente ammissibili.

    Questo non significa, però, che tutte le imprese riceveranno automaticamente un'agevolazione pari al 75% della spesa.

    Le intensità effettivamente riconoscibili dipendono infatti dalla tipologia di progetto, dalla localizzazione dell'investimento e dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato applicabile.

    25 milioni riservati alle micro e piccole imprese

    Dei 100 milioni di euro disponibili, il decreto riserva il 25% delle risorse alle micro e piccole imprese.

    Si tratta quindi di una quota pari a 25 milioni di euro.

    Un'ulteriore riserva riguarda il Mezzogiorno.

    Il 40% delle risorse, pari a 40 milioni di euro, è destinato ai programmi di investimento realizzati in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

    Le somme eventualmente non utilizzate nell'ambito delle riserve potranno essere destinate al finanziamento delle altre domande.

    Non sarà un click day: prevista una graduatoria

    L'accesso alle agevolazioni avverrà mediante una procedura valutativa con formazione di una graduatoria.

    Non sarà quindi il semplice ordine cronologico di presentazione delle domande a determinare l'accesso all'incentivo.

    Il decreto stabilisce una serie di criteri per l'attribuzione dei punteggi e prevede anche specifiche maggiorazioni.

    Tra queste rientrano quelle riconosciute per il possesso del rating di legalità, per la certificazione della parità di genere, per l'utilizzo prevalente di semilavorati di origine italiana o dell'Unione europea e, nel caso dei programmi congiunti, per la partecipazione di imprese che operano in diverse fasi della catena del valore.

    Una maggiorazione specifica è inoltre prevista per i piani presentati da imprese nelle quali il costo del personale, sulla base dell'ultimo bilancio approvato prima della domanda, presenta un'incidenza superiore al 15% del fatturato.

    Bonus moda 2026, quando partono le domande?

    È questo il passaggio che interessa maggiormente le imprese: al momento le domande non sono ancora aperte.

    Il decreto ministeriale del 6 agosto definisce la disciplina dell'incentivo, ma rinvia a un successivo provvedimento della Direzione generale per gli incentivi alle imprese la definizione dei termini e delle modalità per la trasmissione telematica delle istanze.

    Bisognerà quindi attendere questo ulteriore atto per conoscere la data dalla quale sarà possibile presentare domanda.

    Le istanze saranno trasmesse attraverso la procedura informatica messa a disposizione dal soggetto gestore.

    Cosa devono fare adesso le PMI interessate

    In attesa dell'apertura della procedura, le imprese possono iniziare a verificare se rientrano tra i potenziali beneficiari della misura e se gli investimenti programmati rispettano le condizioni previste dal decreto.

    Particolare attenzione va riservata all'attività economica esercitata, alle spese previste, alla dimensione complessiva del programma e, per chi intende presentarsi insieme ad altre imprese, ai requisiti stabiliti per i programmi congiunti.

    Il passaggio decisivo sarà però il prossimo provvedimento della Direzione generale per gli incentivi alle imprese, che stabilirà quando e come presentare le domande per accedere ai 100 milioni destinati alla filiera della moda.