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Interessi fiscali, quando sono deducibili? La distinzione tra conciliazione e ravvedimento
L'Agenzia delle Entrate, con la Risposta a interpello n. 185/2026, chiarisce il trattamento fiscale degli interessi versati in sede di conciliazione giudiziale e di ravvedimento operoso, soffermandosi sulla loro deducibilità ai fini IRES e sull'applicazione dell'articolo 96 del TUIR.
Il chiarimento introduce una distinzione fondamentale: gli interessi da conciliazione giudiziale sono deducibili, secondo le regole generali del reddito d'impresa, mentre quelli da ravvedimento operoso sono indeducibili, quando accessori a un'obbligazione tributaria indeducibile, come nel caso esaminato.
La differenza dipende dalla natura degli interessi: compensativa nel primo caso, moratoria e risarcitoria nel secondo.
Contestazioni IVA, conciliazione giudiziale e ravvedimento operoso
L'interpello riguarda una società fiscalmente residente in Italia, che redige il bilancio secondo i principi contabili nazionali.
A seguito di controlli fiscali relativi ai rapporti con alcuni fornitori, alla società era stata contestata l'indebita detrazione dell'IVA per diversi periodi d'imposta.
Per la prima annualità, la società aveva avviato un contenzioso tributario, successivamente definito mediante conciliazione giudiziale.
Per altre annualità, invece, aveva regolarizzato la propria posizione attraverso il ravvedimento operoso, previsto dall'articolo 13 del D.Lgs. n. 472/1997.
Gli importi relativi a imposte, sanzioni e interessi erano stati contabilizzati nella voce C17 – Oneri finanziari del conto economico 2025.
La società chiedeva se gli interessi fossero integralmente deducibili ai fini IRES e se dovessero essere applicati i limiti dell'articolo 96 del TUIR.
Interessi da conciliazione giudiziale: deducibilità IRES ammessa
Per gli interessi versati in sede di conciliazione giudiziale, l'Agenzia conferma l'orientamento già espresso nelle risposte a interpello n. 541/2022 e n. 172/2024.
Questi interessi hanno una funzione compensativa del ritardo nell'esazione dei tributi.
Pur essendo collegati al pagamento tardivo delle imposte, non sono strettamente accessori all'obbligazione tributaria e non ne seguono automaticamente il trattamento fiscale.
Pertanto, anche quando l'imposta cui si riferiscono è indeducibile, gli interessi devono essere valutati autonomamente.
In assenza di una specifica disposizione che ne stabilisca l'indeducibilità, gli interessi da conciliazione giudiziale sono deducibili ai fini IRES, secondo le regole generali di determinazione del reddito d'impresa.
L'Agenzia chiarisce che gli interessi da conciliazione giudiziale non rientrano nell'ambito applicativo dell'articolo 96 del TUIR.
La disposizione riguarda gli interessi derivanti da operazioni o rapporti aventi causa finanziaria.
Gli interessi esaminati, invece, derivano dalla definizione della posizione fiscale del contribuente e non da operazioni di finanziamento.
Interessi da ravvedimento operoso: perché non sono deducibili
Diversa è la conclusione dell'Amministrazione finanziaria per gli interessi versati in sede di ravvedimento operoso.
L'articolo 13, comma 2, del D.Lgs. n. 472/1997 prevede, ai fini della regolarizzazione spontanea, il pagamento di interessi moratori calcolati al tasso legale, con maturazione giorno per giorno.
Secondo l'Agenzia, questi interessi hanno natura moratoria e risarcitoria, essendo conseguenza del ritardato pagamento del tributo.
A differenza di quelli da conciliazione giudiziale, risultano quindi accessori all'obbligazione principale e ne condividono il trattamento fiscale.
L'interpretazione richiama anche l'ordinanza della Corte di Cassazione n. 28740 del 4 ottobre 2022, secondo cui gli interessi moratori conseguenti al mancato pagamento delle imposte seguono il regime di indeducibilità dell'obbligazione principale.
Nel caso esaminato, pertanto, gli interessi da ravvedimento operoso sono indeducibili ai fini IRES.
Quanto all'articolo 96 del TUIR, l'Agenzia considera assorbita la questione, poiché l'indeducibilità discende già dalla qualificazione giuridico-fiscale degli interessi.
Conciliazione e ravvedimento: le differenze nella deducibilità
Aspetto Conciliazione giudiziale Ravvedimento operoso Natura degli interessi Compensativa Moratoria e risarcitoria Rapporto con il tributo Trattamento autonomo Accessorietà all'imposta Deducibilità IRES nel caso esaminato Ammessa Esclusa Articolo 96 TUIR Non applicabile Questione assorbita Deducibilità degli interessi: cosa cambia per le imprese
La risposta n. 185/2026 conferma che non tutti gli interessi collegati a debiti tributari possono ricevere lo stesso trattamento fiscale.
La distinzione tra conciliazione giudiziale e ravvedimento operoso assume rilievo nella determinazione del reddito imponibile IRES.
L'Agenzia precisa, inoltre, che il parere non riguarda la correttezza della classificazione contabile, dell'imputazione temporale o della quantificazione delle poste esaminate.
Di conseguenza, il chiarimento non costituisce una conferma della deducibilità nell'esercizio di contabilizzazione indicato dalla società.
FAQ
Gli interessi da conciliazione giudiziale sono deducibili?
Sì. Secondo la risposta n. 185/2026, sono deducibili ai fini IRES secondo le regole generali del reddito d'impresa, per la loro funzione compensativa.
Gli interessi da ravvedimento operoso sono deducibili?
Nel caso esaminato, no. Gli interessi moratori seguono il trattamento fiscale del tributo principale, con conseguente indeducibilità ai fini IRES.
L'articolo 96 del TUIR si applica agli interessi da conciliazione?
No. L'Agenzia esclude l'applicazione dell'articolo 96 perché tali interessi non derivano da operazioni o rapporti aventi causa finanziaria.
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Forfettari, Redditi 2026: attenzione ai dati da indicare nel quadro RS
Si avvicina la scadenza per l'invio del Modello Redditi PF, ossia il 2 novembre prossimo essenso il 31 ottobre un sabato.
Riepiloghiamo tutte le regole per il quadro RS per i forfettari e in particolare specifichiamo che il Modello Redditi PF 2026 va presentato ai sensi del’articolo 2 del d.P.R. n. 322 del 1998, e successive modifiche, entro i termini seguenti:
- dal 15 aprile 2026 al 30 giugno 2026 se la presentazione viene effettuata in forma cartacea per il tramite di un ufficio delle Poste italiane S.p.a.;
- dal 15 aprile 2026 al 2 novembre 2026 (dal momento che il 31 ottobre 2026 è sabato) se la presentazione viene effettuata per via telematica, direttamente dal contribuente ovvero se viene trasmessa da un intermediario abilitato alla trasmissione dei dati.
Attenzione al fatto che, le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine sono considerate valide, salva l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge (articoli 2 e 8 del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322 e successive modificazioni).
Per i soggetti titolari di partita IVA in regime forfettario che presentano tale modello, si segnala una certa attenzione alla compilazione del quadro RS.
In proprosito, si ricorda che i contribuenti forfettari non hanno l’obbligo di tenere la contabilità e le scritture contabili, sono esonerati dall’IVA e non sono soggetti alle imposte sui redditi e relative addizionali ma esclusivamente ad un’imposta sostitutiva.
Per tale motivo essi, secondo la normativa vigente, devono fornire almeno alcune informazioni minime per consentire all’amministrazione finanziaria di porre in essere le varie attività di controllo.
A tal fine occorre compilare il Quadro RS della dichiarazione dei redditi.
Vediamo cosa contiene il Quadro RS e come compilarlo.
Redditi PF 2026: il Quadro RS dei forfettari
Nel Quadro RS del Redditi PF 2026 per i forfettari il primo obbligo informativo è quello di compilare i righi RS371, RS372 e RS373.

Come anche specificato dalle istruzioni al modello, il prospetto deve essere compilato dai soli contribuenti che aderiscono al regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti e professioni di cui all’art. 1, commi dal 54 a 89, della legge n.190 del 23 dicembre 2014 e successive modificazioni, al fine di fornire all’amministrazione finanziaria gli elementi informativi obbligatori richiesti ai sensi dei commi 69 e 73 del citato articolo.
In particolare, i contribuenti che aderiscono al regime forfetario comunicano i dati dei redditi erogati per i quali, all’atto del pagamento, non è stata operata la ritenuta alla fonte di cui al titolo III del D.P.R. n. 600 del 1973 e successive modificazioni, in base a quanto previsto dall’art. 1, comma 69, della citata legge 190.A tal fine compilano i righi RS371, RS372 e RS373, indicando:
- in colonna 1 il codice fiscale del percettore dei redditi per i quali non è stata operata la ritenuta e,
- in colonna 2, l’ammontare dei redditi stessi.
Nel caso siano stati corrisposti più compensi o redditi, occorre compilare un distinto rigo per ciascun soggetto percettore.
Inoltre, il predetto comma 73 prevede che, con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate recante approvazione dei modelli di dichiarazione dei redditi, siano individuati, per i contribuenti che applicano il regime forfetario, specifici obblighi informativi relativamente all’attività svolta.
A tal fine, vengono richieste alcune informazioni contenute nei seguenti prospetti:- “Esercenti attività d’impresa”, dove devono essere indicate, cumulativamente, le informazioni afferenti le attività di impresa esercitate;
- “Esercenti attività di lavoro autonomo” dove devono essere indicate, cumulativamente, le informazioni afferenti le attività di lavoro autonomo esercitate.
In dettaglio, per il quadro Esercenti attività d’impresa, i soggetti che esercitano attività di impresa devono indicare:
- nel rigo RS375, il numero complessivo di mezzi di trasporto/veicoli posseduti e/o detenuti a qualsiasi titolo per lo svolgimento dell’attività alla data di chiusura del periodo d’imposta;
- nel rigo RS376, l’ammontare del costo sostenuto per l’acquisto di materie prime e sussidiarie, semilavorati e merci, inclusi gli oneri accessori di diretta imputazione e le spese sostenute per le lavorazioni effettuate da terzi esterni all’impresa. In tale rigo vanno indicati anche i costi per servizi strettamente correlati alla produzione dei ricavi;
- nel rigo RS377, i costi sostenuti per il godimento di beni di terzi tra i quali:
- i canoni di locazione finanziaria e non finanziaria derivanti dall’utilizzo di beni immobili, beni mobili e concessioni;
- i canoni di noleggio;
- i canoni d’affitto d’azienda. Si precisa che in questo rigo vanno indicati anche i costi sostenuti per il pagamento di royalties;
- nel rigo RS378, l’ammontare complessivo delle spese sostenute nel corso del periodo d’imposta per gli acquisti di carburante per autotrazione.
Per quanto riguarda gli esercenti attività di lavoro autonomo nel prospetto e nel rigo RS381, vanno indicati i consumi.
Ai fini della determinazione del dato in esame va considerato l’ammontare delle spese sostenute nell’anno per:
- i servizi telefonici compresi quelli accessori;
- i consumi di energia elettrica;
- i carburanti, lubrificanti e simili utilizzati esclusivamente per la trazione di autoveicoli
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CPB 2026-2027: niente benefici del rinnovo se il precedente concordato è cessato
L’Agenzia delle Entrate, nella FAQ n. 1 del 13 ottobre 2026, chiarisce che la cessazione del CPB 2024-2025 interrompe la continuità tra i bienni, escludendo i benefici premiali rafforzati e l’accesso al ravvedimento 2020-2023.
CPB 2026/2027: si può accedere dopo una cessazione precedente?
Con la FAQ n. 1 del 13 ottobre 2026, l’Agenzia delle Entrate interviene sul tema del rinnovo del Concordato preventivo biennale (CPB) 2026-2027, chiarendo gli effetti della cessazione del precedente concordato sull’applicazione dei benefici riservati ai contribuenti che rinnovano l’adesione.
Il chiarimento riguarda, in particolare, il caso di una società per la quale il CPB 2024-2025 è cessato nel corso del 2025 a seguito dell’incremento del numero dei soci, ai sensi dell’articolo 21, comma 1, lettera b-ter), del D.Lgs. n. 13/2024.
Il punto centrale è il requisito della continuità tra i due bienni di concordato, necessario per accedere alle agevolazioni previste in caso di rinnovo.
Una società che ha aderito al Concordato preventivo biennale 2024-2025, successivamente cessato nel corso del 2025 per l'incremento del numero dei soci, può aderire alla proposta di CPB 2026-2027?
In caso di nuova adesione, può beneficiare del potenziamento dei benefici premiali ISA previsto dall'articolo 14 del D.Lgs. n. 13/2024 e accedere al regime del ravvedimento relativo alle annualità 2020-2023?
La risposta dell'Agenzia delle Entrate
Nella FAQ n. 1 del 13 ottobre 2026, l'Agenzia delle Entrate chiarisce che la società può aderire al CPB 2026-2027, ma tale adesione non può essere considerata un rinnovo del precedente concordato, poiché la cessazione intervenuta nel 2025 ha interrotto la continuità tra i due bienni.
Di conseguenza, non risultano applicabili gli ulteriori benefici premiali ISA previsti dall'articolo 14 del D.Lgs. n. 13/2024,come modificato dall'articolo 28, comma 1, lettera c), del D.Lgs. n. 148/2026, riservati ai contribuenti che rinnovano l'adesione.
Tra questi rientra, ad esempio, la riduzione di due anni dei termini di accertamento.
La mancanza del requisito della continuità impedisce inoltre l'accesso al regime del ravvedimento per le annualità 2020-2023, riservato ai soggetti che, relativamente al biennio d'imposta 2026-2027, rinnovano l'adesione al CPB.
Pertanto, nel caso esaminato:
- la società può aderire a una nuova proposta di concordato per il biennio 2026-2027;
- la nuova adesione non costituisce un rinnovo del CPB 2024-2025;
- non spettano i benefici premiali rafforzati collegati al rinnovo;
- non è possibile accedere al ravvedimento 2020-2023.
Il principio espresso dall'Agenzia si fonda quindi sulla necessità che sussista una continuità applicativa tra il CPB 2024-2025 e quello 2026-2027.
Le medesime conclusioni potrebbero applicarsi anche alle ipotesi di decadenza dal precedente concordato, poiché anche in tale circostanza verrebbe meno la continuità tra i due bienni.
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Redditi SC 2026, iperammortamento nel quadro RF: debutta il codice 51
Il Modello Redditi SC 2026 è utilizzato per la dichiarazione dei redditi delle società.
In particolare, il modello è destinato alle società di capitali, agli enti commerciali residenti e ai soggetti non residenti equiparati.
Per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, Redditi SC 2026 deve essere trasmesso telematicamente entro il 2 novembre 2026.
Per gli esercizi non coincidenti con l’anno solare, il termine è fissato all’ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta.
Quest'anno tra le novità figura quella del quadro RF dove, tra le variazioni in diminuzione, sono stati previsti nuovi codici per tenere conto del maggior valore delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria relativo agli investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese di cui agli allegati IV e V alla legge n. 199 del 2025 e all’autoproduzione e autoconsumo da fonti di energia rinnovabile, effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 (art. 1, commi da 427 a 436, della legge 30 dicembre 2025, n. 199).
Redditi SC 2026, iperammortamento nel quadro RF: debutta il codice 51
Il modello Redditi SC 2026 recepisce nel quadro RF la nuova disciplina dell’iperammortamento prevista per determinati investimenti in beni strumentali. La novità dichiarativa consiste nell’introduzione di uno specifico codice tra le variazioni in diminuzione, destinato a evidenziare il maggior valore delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria collegati agli investimenti agevolati.
Le istruzioni precisano infatti che, nel quadro RF, sono stati previsti nuovi codici per tenere conto degli investimenti in beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese e degli investimenti destinati all’autoproduzione e all’autoconsumo da fonti di energia rinnovabile.
Iperammortamento nel Redditi SC 2026: cosa cambia
Tra le principali novità del modello, l’Agenzia delle Entrate richiama espressamente l’iperammortamento.
Secondo le istruzioni, la modifica interessa le variazioni in diminuzione del quadro RF e riguarda il maggior valore:
- delle quote di ammortamento;
- dei canoni di locazione finanziaria.
Il riferimento è agli investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato e funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, individuati negli allegati IV e V alla legge n. 199 del 2025. Rientrano inoltre gli investimenti relativi all’autoproduzione e all’autoconsumo da fonti di energia rinnovabile.
Quadro RF: il nuovo codice 51 nel rigo RF55
Il passaggio operativo più importante si trova nelle istruzioni dedicate al rigo RF55, riservato alle “Altre variazioni in diminuzione”.
Le istruzioni stabiliscono che ogni variazione deve essere identificata mediante uno specifico codice. Per l’iperammortamento viene introdotto il codice 51.
Con il codice 51 deve essere indicato il maggior valore delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria relativo agli investimenti agevolati.
La collocazione nel rigo RF55 chiarisce quindi che l’effetto dell’agevolazione viene rappresentato, nel modello dichiarativo, tra le variazioni in diminuzione del reddito d’impresa.
Quali investimenti sono richiamati dalle istruzioni
Le istruzioni Redditi SC 2026 individuano due principali categorie di investimenti cui è collegato il codice 51.
La prima riguarda i beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato e funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, secondo quanto previsto dagli allegati IV e V alla legge n. 199 del 2025.
La seconda riguarda gli investimenti destinati all’autoproduzione e all’autoconsumo da fonti di energia rinnovabile.
Le istruzioni precisano inoltre che si tratta di beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo.
Il periodo degli investimenti
Un altro elemento indicato espressamente nelle istruzioni riguarda la finestra temporale.
Gli investimenti cui si riferisce il codice 51 sono quelli effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Il riferimento normativo indicato dall’Agenzia delle Entrate è l’articolo 1, commi da 427 a 436, della legge n. 199 del 2025.
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Esdebitazione del debitore incapiente: imposta di registro in misura fissa
Con la Risposta n. 10/2026, l'Agenzia delle Entrate chiarisce il trattamento fiscale del decreto di esdebitazione del sovraindebitato incapiente previsto dall'articolo 283 del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza.
Il provvedimento è soggetto all'imposta di registro in misura fissa e non proporzionale, in quanto non comporta il trasferimento, la condanna o l'accertamento di diritti a contenuto patrimoniale.
Esdebitazione del sovraindebitato incapiente: il quesito posto alle Entrate
La Risposta n. 10/2026 dell'Agenzia delle Entrate affronta il trattamento tributario del decreto di esdebitazione emesso ai sensi dell'articolo 283 del decreto legislativo n. 14/2019, recante il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (CCII).
Il chiarimento nasce dalla presenza di orientamenti non uniformi tra i Tribunali in merito all'assoggettamento di questi provvedimenti all'imposta di registro.
Secondo alcuni orientamenti, il decreto non sarebbe soggetto a registrazione; secondo altri, invece, l'imposta sarebbe dovuta, ma con differenti interpretazioni sulla misura applicabile.
L'istante chiede quindi all'Amministrazione finanziaria di chiarire due aspetti:
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se il decreto di esdebitazione del sovraindebitato incapiente sia soggetto all'imposta di registro;
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se, in caso affermativo, debba applicarsi l'imposta in misura fissa oppure proporzionale.
La questione riguarda la natura giuridica del provvedimento, che dichiara l'inesigibilità dei debiti nei confronti del debitore senza disporre trasferimenti di beni né condanne al pagamento.
Decreto di esdebitazione: perché si applica l’imposta di registro fissa
L'Agenzia delle Entrate chiarisce che il decreto di esdebitazione è soggetto all'imposta di registro in misura fissa, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera d), della Tariffa, Parte prima, allegata al DPR n. 131/1986 (Testo unico dell'imposta di registro).
Per comprendere la conclusione occorre considerare la disciplina fiscale degli atti dell'autorità giudiziaria.
L'articolo 37 del DPR n. 131/1986 prevede l'assoggettamento all'imposta di registro degli atti giudiziari che definiscono, anche parzialmente, controversie civili.
L'articolo 8 della Tariffa distingue, per quanto interessa il caso esaminato, due ipotesi:
- lettera c): imposta proporzionale dell'1% per gli atti di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale;
- lettera d): imposta in misura fissa per gli atti che non recano trasferimento, condanna o accertamento di diritti a contenuto patrimoniale.
Secondo l'Agenzia, il decreto previsto dall'articolo 283 del CCII rientra nella seconda categoria.
Il provvedimento, infatti, non accerta un diritto patrimoniale, ma riconosce al debitore una particolare condizione giuridica dalla quale deriva il beneficio dell'inesigibilità dei crediti rimasti insoddisfatti.
Esdebitazione dell’incapiente: cosa prevede l’articolo 283 del CCII
L'articolo 283 del Codice della crisi disciplina l'esdebitazione del sovraindebitato incapiente, riservata alla persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, neppure in prospettiva futura. Il beneficio può essere riconosciuto una sola volta.
Il giudice concede l'esdebitazione con decreto, dopo aver valutato la meritevolezza del debitore e verificato l'assenza di atti in frode, dolo o colpa grave nella formazione dell'indebitamento.
L'Agenzia sottolinea un aspetto essenziale: l'esdebitazione non determina l'estinzione dei debiti, ma la loro inesigibilità nei confronti del soggetto beneficiario.
La disciplina prevede inoltre che, se entro tre anni dal decreto sopravvengono utilità ulteriori che consentano il soddisfacimento dei creditori, questi ultimi possano agire sulle nuove risorse, nei limiti e alle condizioni stabilite dall'articolo 283.
Il decreto produce quindi un beneficio per il debitore, ma tale conseguenza economica non ne modifica la qualificazione ai fini dell'imposta di registro.
Il richiamo alla Cassazione: il decreto non ha contenuto patrimoniale
A sostegno della propria interpretazione, l'Agenzia richiama la sentenza della Corte di Cassazione n. 17174 del 1° giugno 2026, relativa al decreto di esdebitazione emesso nell'ambito della procedura fallimentare.
La Suprema Corte ha chiarito che il provvedimento giudiziale riguarda principalmente la verifica delle condizioni soggettive del debitore e il riconoscimento del beneficio dell'esdebitazione.
Il decreto attribuisce una particolare condizione giuridica, definita come status di soggetto esdebitato, che non deve essere confusa con il vantaggio patrimoniale conseguente all'inesigibilità dei crediti.
Da questa distinzione deriva l'applicazione dell'imposta di registro in misura fissa anziché proporzionale.
La Risposta n. 10/2026 richiama anche l'ordinanza della Cassazione n. 30108 del 14 novembre 2025, che evidenzia il collegamento tra le diverse forme di esdebitazione e le rispettive procedure concorsuali o di composizione della crisi.
Pur riconoscendo le peculiarità dell'esdebitazione del sovraindebitato incapiente, l'Agenzia ritiene applicabili anche a questa fattispecie i principi individuati dalla giurisprudenza.
Imposta di registro sul decreto di esdebitazione: il chiarimento operativo
La conclusione dell'Agenzia delle Entrate consente di individuare un criterio uniforme per la tassazione dei decreti di esdebitazione del sovraindebitato incapiente.
Il provvedimento emesso ai sensi dell'articolo 283 del CCII:
- è soggetto all'imposta di registro ai sensi dell'articolo 37 del DPR n. 131/1986;
- non costituisce un atto di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale;
- sconta l'imposta in misura fissa ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera d), della Tariffa, Parte prima.
Il chiarimento è rilevante per gli uffici giudiziari e i professionisti che si occupano di sovraindebitamento, perché risolve il dubbio interpretativo sulla registrazione e sulla modalità di tassazione di questi decreti.
Il principio centrale è che il vantaggio economico derivante dall'esdebitazione non coincide con il contenuto giuridico del provvedimento: quest'ultimo riconosce una condizione personale del debitore, senza accertare diritti patrimoniali.
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DL Ambiente 2026, cambiano le regole per imprese e cantieri: novità su rifiuti e bonifici
Il DL Ambiente 2026, approvato dal Consiglio dei ministri del 2 ottobre, prevede novità per imprese e operatori del settore ambientale, con interventi sulle autorizzazioni, sulla gestione dei rifiuti, sulle terre e rocce da scavo e sulle bonifiche dei siti contaminati.
Il provvedimento, recante Disposizioni urgenti per il rafforzamento delle istruttorie ambientali, la gestione dei problemi climatici, l'economia circolare e le bonifiche, si compone di cinque articoli e modifica diverse disposizioni del D.Lgs. n. 152/2006, Testo Unico Ambientale.
Vediamo le principali misure contenute nello schema del 1° ottobre 2026, il cui contenuto dovrà essere verificato alla luce del testo ufficiale.
Autorizzazioni ambientali: le novità per VIA e AIA
L'articolo 1 interviene sulle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e sulle attività istruttorie relative alle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA).
Tra le novità figura l'attribuzione alla Commissione tecnica PNRR-PNIEC delle verifiche di assoggettabilità a VIA per i progetti di competenza.
Sul fronte dei ritardi nelle procedure VIA, il decreto modifica la disciplina del rimborso dei diritti di istruttoria prevista dall'articolo 25, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 152/2006.
Dal 2026 è prevista una copertura nel limite di 5 milioni di euro annui, a valere sui proventi delle tariffe ambientali.
Per il 2027 viene inoltre autorizzata una spesa di 500.000 euro per rafforzare le istruttorie ministeriali relative al rinnovo e al riesame delle AIA statali già rilasciate, con particolare riferimento ai profili sanitari.
Terre e rocce da scavo: deposito fino a 4.000 metri cubi
Una delle principali novità per le imprese edili riguarda le terre e rocce da scavo qualificate come rifiuto.
L'articolo 4 introduce nel Testo Unico Ambientale il nuovo articolo 185-ter, che innalza i limiti quantitativi previsti per il deposito temporaneo dei rifiuti identificati dai codici EER 17.05.04 e 17.05.03.
Per tali materiali il limite passa da 30 metri cubi complessivi, di cui al massimo 10 pericolosi, a:
- 4.000 metri cubi complessivi;
- 800 metri cubi al massimo di rifiuti pericolosi.
L'aumento riguarda le soglie quantitative e non elimina gli altri requisiti previsti dalla disciplina del deposito temporaneo.
Cantieri fino a 20 metri cubi: riutilizzo senza caratterizzazione preventiva
Un'ulteriore semplificazione interessa i cosiddetti cantieri puntuali.
Il nuovo articolo 185-ter consente di riutilizzare direttamente nel sito di produzione, senza preventiva caratterizzazione ambientale, le terre e rocce da scavo prodotte in quantità non superiori a 20 metri cubi, calcolati sulla base delle sezioni di progetto.
Il materiale deve essere destinato al riutilizzo nello stesso sito e il rispetto dei requisiti deve risultare dalla documentazione di esecuzione dei lavori.
La semplificazione è esclusa per i materiali contenenti le sostanze specificamente individuate dalla norma, tra cui calcestruzzo, bentonite e miscele cementizie utilizzate negli scavi, nonché per le terre provenienti da siti in bonifica o da scavi finalizzati alla rimozione di potenziali sorgenti di contaminazione.
CSS-combustibile: nuove procedure per gli impianti
L'articolo 4 modifica anche l'articolo 35 del DL n. 77/2021, relativo alla sostituzione dei combustibili tradizionali con CSS-combustibile conforme ai requisiti del DM n. 22/2013.
Per gli impianti già autorizzati alle operazioni R1, la sostituzione non costituisce modifica sostanziale ai fini AIA purché non aumenti la capacità produttiva autorizzata e siano rispettate le prescrizioni sui limiti emissivi.
È prevista una comunicazione all'autorità competente, accompagnata dalla documentazione tecnica.
Entro 45 giorni dalla ricezione, l'autorità può richiedere una nuova domanda di autorizzazione qualora rilevi il mancato rispetto delle condizioni. In assenza di pronuncia entro il termine, l'interessato può procedere.
Per gli impianti non autorizzati alle operazioni R1, il decreto prevede invece il mero aggiornamento del titolo abilitativo, mediante comunicazione da presentare almeno 45 giorni prima dell'intervento, nel rispetto delle medesime condizioni.
È inoltre prevista la proroga dal 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2030 del termine indicato nell'articolo 4, comma 5-bis, del DL n. 17/2022, con ulteriori modifiche alla disposizione.
Bonifiche: 150 giorni per l’ordinanza al responsabile
L'articolo 5 interviene sulla disciplina delle bonifiche dei siti contaminati, modificando l'articolo 244 del D.Lgs. n. 152/2006.
La provincia dovrà adottare l'ordinanza motivata nei confronti del responsabile della potenziale contaminazione entro 150 giorni dalla comunicazione prevista dal comma 1 e senza indugio.
In caso di mancato rispetto del termine, la regione assegna alla provincia un periodo non superiore a 30 giorni. Decorso inutilmente anche questo termine, l'ordinanza viene adottata dalla regione competente, con il supporto tecnico del Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente (SNPA).
Il termine riguarda l'adozione dell'ordinanza, non il completamento degli interventi di bonifica.
Lo stesso articolo dispone la soppressione della decima e della sedicesima riga della sezione Metalli della Tabella 2 dell'Allegato 5 al Titolo V, corrispondenti alle concentrazioni soglia di contaminazione di ferro e manganese nelle acque sotterranee.
Sono inoltre previsti criteri per la caratterizzazione ambientale delle aree marine comprese nei siti di interesse nazionale.
Economia circolare: nuovi obblighi per consorzi e produttori
Il decreto introduce disposizioni per prevenire i conflitti di interesse negli organi amministrativi dei sistemi di responsabilità estesa del produttore e dei consorzi degli imballaggi.
Per i produttori delle bottiglie per bevande individuate dalla normativa è previsto inoltre un obbligo annuale di comunicazione al CONAI dei quantitativi immessi sul mercato e della plastica riciclata acquistata e contenuta nelle bottiglie, distinguendone la provenienza dall'Unione europea o da Paesi terzi.
Fondi per emergenze ambientali e Terra dei Fuochi
L'articolo 2 istituisce, dal 2027, un fondo di 11 milioni di euro annui per interventi dei comuni relativi a eventi ambientali imprevedibili che non comportano la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale o regionale.
Il contributo massimo è pari a un milione di euro per singolo evento.
L'articolo 5 prevede inoltre finanziamenti per il risanamento e la bonifica della Terra dei Fuochi, ma nello schema esaminato gli importi risultano ancora da definire.
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Bonus colonnine 2026, fino a 8.000 euro per installarle: chi può ottenere il contributo
Il MIMIT con il DPCM ‘Automotive’, indirizza risorse pari a 1 miliardo 343 milioni di euro destinate al sostegno delle imprese della filiera delle auto per investimenti produttivi, ricerca, sviluppo e innovazione.
In dettaglio si tratta di risorse ad ampio raggio che comprendono anche un bonus per le colonnine di ricarica, vediamo la norma che questa misura dopo la pubblicazione del DD 11 settembre con le date per le domande.
Bonus colonnine 2026: i beneficiari
Possono beneficiare del bonus colonnine le persone fisiche residenti in Italia e i condomìni.
Le risorse a disposizione sono pari a:
- 15 milioni di euro per 2026
- 15 milioni di euro per ciascuna annualità dal 2027 al 2029
- 8 milioni di euro per l’anno 2030.
Gli interessati possono presentare la domanda tramite la piattaforma online dalle ore 12.00 del 22 settembre 2026 e fino alle ore12.00 del 31 gennaio 2027.
L’accesso può essere effettuato tramite sistema pubblico di identità digitale (SPID), carta d’identità elettronica (CIE) o carta nazionale dei servizi (CNS). Una volta effettuato l’accesso si può procedere alla compilazione del modulo elettronico seguendo la procedura guidata.
Le regole ne DD 11 settembre del MIMIT.
Bonus colonnine 2026: spese ammissibili
Spese ammissibili per il bonus colonnine:
- per l’annualità 2026, sono ammissibili al contributo le infrastrutture la cui installazione è completata nel periodo compreso tra il 26 giugno 2026 e il 31 dicembre 2026;
- per le annualità dal 2027 al 2029, sono ammissibili al contributo le infrastrutture la cui installazione è completata nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre della rispettiva annualità;
- per l’annualità 2030, sono ammissibili al contributo le infrastrutture la cui installazione è completata nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 marzo 2030.
Le regole sono state pubblicate con il Decreto direttoriale 11 settembre 2026 e il contributo è previsto dal DPCM 10 giugno 2026
Leggi qui il DPCM Automotive con tutte gli altri bonus per privati e imprese.
Bonus colonnine 2026 tutte le risposte ai dubbi
Per maggiori informazioni
Per informazioni e chiarimenti è possibile contattare Invitalia, che gestisce la misura per conto del Ministero:
- compilando il modulo online
- oppure telefonando al numero verde gratuito 800 77 53 97 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18).
Alle richieste di chiarimenti pervenute viene fornita una risposta attraverso le FAQ (risposte alle domande frequenti).
Allegati: -
Invio Intrastat, cambia tutto: dal 14 ottobre si passa a Intr@web
Novità per gli operatori di intrastat, attenzione al fatto che, ADM annuncia che dal 14 ottobre 2026 gli utenti U2S avranno a disposizione, per la presentazione degli elenchi Intrastat riferiti a periodi inclusi nell’anno 2026, l’applicativo Intr@web.
Vediamo il calendario e il periodo transitorio rispetto ai precedenti strumenti per intrasta.
Intr@web per l’intrastat: il calendario 2026/2027
Le Dogane con un avviso del 22 luglio, oltre alla novità dellintr@web obligatorio dal 2027, spiegano che, gli operatori intrastat, per eventuali necessità di strumenti di fallback avranno in una fase transitoria anche:
- il pacchetto Intr@web versione 27000
- “Intra Online”.
Il cambiamento però sarà definitivo dal 2027.
Per la presentazione degli elenchi riferiti a periodi inclusi nell’anno 2027, l’unico strumento per la compilazione e trasmissione sarà Intr@web venendo dismessi il pacchetto Intr@web il servizio “Intra Online” dal giorno 8 febbraio 2027.
Inoltre a partire dal 4 novembre 2026, invece, saranno attivi nel medesimo ambiente i nuovi servizi System to System, già descritti con precedente avviso, e i servizi attualmente attivi su STD che saranno, tuttavia, dismessi nel corso dell’anno 2027.
Si ricorda che per accedere ai servizi U2S e S2S, è necessario autenticarsi nell’area riservata del sito istituzionale ADM con le procedure fissate.Questa modalità riguarda gli operatori che dispongono di propri software gestionali e consente il dialogo diretto tra gli applicativi aziendali e i sistemi messi a disposizione dall’ADM per la ricezione degli elenchi Intrastat.
La funzionalità S2S riguarda le imprese e gli intermediari che gestiscono elevati volumi di dati o che hanno integrato la predisposizione degli elenchi Intrastat nei propri processi amministrativi.
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Marittimi extra UE residenti in Italia: i nuovi sgravi INAIL
Con la nota prot. n. 8827 del 9 ottobre 2026, INAIL fornisce alle strutture territoriali le indicazioni per applicare le novità introdotte dalla legge 7 maggio 2026, n. 70, dedicata alla valorizzazione della risorsa mare.
La riforma ha modificato i requisiti per l’iscrizione nelle matricole della gente di mare e, di conseguenza, ha ampliato la platea dei lavoratori per i quali le imprese armatrici possono fruire degli sgravi contributivi previsti per il settore marittimo e della pesca.
Leggi il riepilogo completo in Legge-702026-valorizzazione-mare-cosa-cambia-per-imprese-e-lavoro
Il chiarimento interessa in modo diretto le imprese di navigazione e di pesca, oltre ai commercialisti e ai consulenti del lavoro che ne curano gli adempimenti contributivi e assicurativi
Di seguito si riepilogano il quadro normativo di riferimento e le istruzioni operative fornite dall’Istituto.
Le norme vigenti e la novità 2026
L’articolo 21 della legge n. 70/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 2026, è intervenuto sull’articolo 119 del Codice della navigazione (Regio Decreto 30 marzo 1942, n. 327), che disciplina i requisiti per l’iscrizione nelle matricole e nei registri della gente di mare.
Dal 10 maggio 2026, data di entrata in vigore della modifica, il nuovo comma 1 dell’articolo 119 consente l’iscrizione nelle matricole a chi abbia compiuto sedici anni, possieda i requisiti richiesti per la relativa categoria professionale e rientri in una delle seguenti categorie:
- cittadini italiani;
- cittadini di Stati membri dell’Unione europea;
- cittadini di Stati membri dello Spazio economico europeo;
- cittadini della Svizzera;
- cittadini di altri Stati, purché residenti in Italia.
Il comma 2 dello stesso articolo prevede inoltre che possano essere iscritti nelle matricole i diplomati degli istituti tecnici a indirizzo trasporti e logistica che abbiano seguito percorsi di studio relativi ai servizi di coperta, di macchina e ai servizi tecnici di bordo. Restano validi i diplomi già riconosciuti in base alle disposizioni precedenti, rilasciati da istituti tecnici nautici e istituti professionali a indirizzo marittimo.
La modifica ha effetti rilevanti sul piano contributivo, perché i requisiti dell’articolo 119 costituiscono il presupposto per l’accesso alle agevolazioni previste dal decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30. In particolare:
- l’articolo 6, comma 1, prevede l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per il personale imbarcato su navi iscritte nel Registro internazionale;
- l’articolo 6-bis, comma 1, estende questi benefici alle imprese armatrici che esercitano la pesca oltre gli stretti, con esonero totale, e a quelle che esercitano la pesca mediterranea, nel limite del 70%;
- l’articolo 6, comma 2, riconosce uno sgravio contributivo alle imprese che esercitano la pesca costiera, sempre per il personale in possesso dei requisiti dell’articolo 119.
Le istruzioni operative dell’INAIL
Alla luce della modifica normativa, l’INAIL precisa che dal 10 maggio 2026, quando ricorrono le condizioni previste, le imprese armatrici possono beneficiare degli sgravi non più soltanto per il personale con cittadinanza italiana o comunitaria. Le agevolazioni spettano infatti per tutto il personale in possesso dei requisiti di cittadinanza e residenza indicati dal nuovo articolo 119, quindi anche per i cittadini dello Spazio economico europeo, della Svizzera e, se residenti in Italia, di Paesi terzi.
Sul piano applicativo, l’Istituto chiarisce che non vengono introdotti nuovi profili tariffari. Per le posizioni assicurative interessate dagli sgravi e riferite a queste ulteriori categorie di lavoratori, deve continuare a essere utilizzato il profilo tariffario “Personale italiano/comunitario con sgravi”, già previsto e attualmente in uso per ciascuna categoria di naviglio compatibile.
In concreto, le imprese armatrici e i loro consulenti dovranno:
- verificare, per ciascun lavoratore imbarcato dopo il 10 maggio 2026, il possesso dei requisiti di cittadinanza o, per i cittadini di Paesi terzi, di residenza in Italia, oltre ai requisiti professionali richiesti per l’iscrizione nelle matricole;
- accertare che l’impresa rientri in una delle ipotesi agevolate (navi iscritte nel Registro internazionale, pesca oltre gli stretti, pesca mediterranea, pesca costiera);
- ricondurre le posizioni assicurative dei lavoratori che accedono agli sgravi per effetto della riforma al profilo tariffario “Personale italiano/comunitario con sgravi” previsto per la categoria di naviglio interessata.
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Controlli fiscali, nuovi codici F24 per chi riceve una comunicazione delle Entrate
L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 35/E del 1° ottobre 2026, ha istituito nuovi codici tributo da utilizzare per il pagamento, tramite modello F24 e F24 Enti pubblici (F24 EP), delle somme richieste a seguito delle comunicazioni derivanti dai controlli automatici effettuati ai sensi dell’articolo 36-bis del DPR n. 600/1973.
I nuovi codici servono, in particolare, nei casi in cui il destinatario della comunicazione non intenda pagare l’intero importo indicato nell’F24 precompilato allegato all’avviso, ma voglia procedere al versamento di una sola quota delle somme richieste.
La Risoluzione riporta inoltre, per agevolare i contribuenti, i corrispondenti codici già utilizzati per i versamenti spontanei con tabella di riepilogo.
Nuovi codici per l’imposta sostitutiva sullo straordinario degli infermieri
Una parte consistente dei nuovi codici riguarda l’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sui compensi per lavoro straordinario degli infermieri, prevista dall’articolo 1, comma 354, della legge n. 207/2024.
Per il modello F24 sono istituiti i codici 994I, 995I e 996I, rispettivamente per imposta, interessi e sanzioni.
Per le somme dovute in Sicilia e versate fuori regione sono previsti i codici 997I, 998I e 999I.
La Risoluzione introduce inoltre specifici codici per i versamenti riferiti alla Sardegna, ossia 900L, 901L e 902L, e alla Valle d’Aosta, con i codici 903L, 904L e 905L, sempre distinti tra imposta, interessi e sanzioni.
Per l’ipotesi inversa, cioè l’imposta versata in Sicilia, Sardegna o Valle d’Aosta ma dovuta fuori dalla regione in cui è stato effettuato il pagamento, i codici sono 906L, 907L e 908L.
Start-up, imposte minime e contributo straordinario
Tra le altre fattispecie interessate figurano il credito d’imposta relativo all’eccedenza non detraibile per investimenti in start-up innovative e PMI innovative, per il quale vengono istituiti i codici 909L, 910L e 911L.
La Risoluzione interviene anche sulle imposte collegate alla disciplina della tassazione minima.
In particolare, per l’imposta minima integrativa sono previsti i codici 912L, 913L e 914L; per l’imposta minima suppletiva i codici 915L, 916L e 917L; per l’imposta minima nazionale i codici 918L, 919L e 920L.
Anche in questi casi i tre codici distinguono, rispettivamente, imposta, interessi e sanzioni.
Per il contributo straordinario sulla riserva previsto dall’articolo 1, comma 69, della legge n. 199/2025 vengono invece istituiti i codici 921L, 922L e 923L.
I codici per il modello F24 Enti pubblici
La Risoluzione individua inoltre nuovi codici destinati all’F24 EP. Per l’imposta sostitutiva sui compensi per lavoro straordinario degli infermieri sono istituiti i codici 924L, 925L e 926L.
Per le somme dovute in Valle d’Aosta e versate fuori regione vengono invece previsti i codici 927L, 928L e 929L, mentre per l’imposta sostitutiva relativa alle prestazioni aggiuntive del personale sanitario versata in Valle d’Aosta e dovuta fuori dalla regione sono istituiti i codici 930L, 931L e 932L.
Come compilare F24 e F24 EP
Nel modello F24 ordinario, i nuovi codici devono essere indicati nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme riportate nella colonna “importi a debito versati”. Devono essere compilati anche il codice atto e l’anno di riferimento, in formato “AAAA”, desumibili dalla comunicazione ricevuta. RIS_n_35_del_01_10_2026
Per il modello F24 EP, il campo “sezione” va valorizzato con “Erario” (valore F), mentre nei campi “codice atto” e “riferimento B” devono essere indicati, rispettivamente, il codice atto e l’anno di riferimento riportati nella comunicazione.